giovedì, agosto 25, 2011

"Musho Beti", nonostante tutto.


Ley Concursal. Un nome, mille problemi. In Spagna le squadre con debiti verso i propri dipendenti o verso lo Stato (e che dichiarano di non poter garantirne il pagamento) possono fare ricorso a questa legge che, ponendole in amministrazione controllata, consente di rinegoziare il debito (con acquisti e cessioni subordinate alla soddisfazione dei creditori) assicurando al contempo la permanenza nella propria categoria, senza il castigo della retrocessione che invece figura in altri paesi. Negli ultimi anni 22 club sui 42 di Primera e Segunda son passati per la Ley Concursal, dato allucinante che dà la misura dell’insostenibile sistema finanziario del calcio spagnolo attuale, colosso dai piedi d’argilla o tigre di carta, usate un po’ la frase fatta che volete. L’ingiustizia intrinseca alla Ley Concursal risiede nell’indulgenza riservata ai club che “barano”, vantaggio competitivo ingiustificato rispetto a quelle società che invece si limitano a spendere ciò che incassano.

Questa è una delle motivazioni alla base del sacrosanto sciopero indetto dall’Associazione Calciatori spagnola: la garanzia della non-retrocessione incentiva il mancato rispetto dei contratti da parte dei club, e uno dei punti, assieme alla costituzione di un fondo di garanzia federale che tuteli i giocatori, è proprio la richiesta di una riforma della Ley Concursal, che il governo dovrebbe peraltro portare avanti.

Questa noiosissima premessa solo per chiarire il perché non trovate ancora alcun articolo sulle partite di Liga, e per introdurre un club che alla Ley Concursal sta facendo ricorso, cioè il Real Betis Balompié. Lasciando da parte le contortissime vicende societarie (vi basti sapere che nell’ultimo anno il tiranno De Lopera è stato finalmente abbattuto, e lo stadio ha riacquisito la denominazione “Benito Villamarín”), ci concentriamo sul gioco, e qui il Betis può dire molte cose interessanti anche al suo ritorno in Primera, viste le premesse poste nella scintillante passata stagione.



Altri giocatori. Portieri: Casto, Fabricio. Difensori: Isidoro (terzino destro), Antonio Amaya (centrale), Fernando Vega (terzino sinistro/centrale), Calahorro (centrale), Nelson (terzino destro) Miki Roqué (centrale). Centrocampisti: Cañas (centrale), Juanma (esterno/ala), Ezequiel (esterno/ala), Momo (esterno sinistro). Attaccanti: Jonathan Pereira (seconda punta/esterno).


La Segunda negli ultimi anni ci sta abituando a un cambio di modello: come tutte le categorie inferiori, tecnicamente più povere, lo stereotipo vuole che le giocate siano meno pulite e quindi le partite più spezzettate, con conseguente predominio della tattica e degli episodi, magari da palla ferma. Stereotipo in alcuni casi ancora valido, ma tuttavia smentito da squadre che anche in Segunda cercano di proporre un calcio più complesso, più elaborato e organizzato a partire dal possesso-palla, esattamente come avviene ai piani altissimi del Barcelona e della nazionale spagnola.

A questo proposito, in passato analizzammo il Cartagena, che però non ha coronato con la promozione il suo “tiqui-taca” (vedremo ora così combinerà al Levante Juan Ignacio Martínez, con giocatori sulla carta meno adatti); col Betis invece parliamo della massima espressione, una squadra capace la scorsa stagione non solo di dominare la Segunda, ma rivelazione anche in Copa del Rey, con annessa lezione di calcio a domicilio al Getafe e doppia sfida con il Barça giocata da pari a pari. Certo,mi prenderete per scemo se parlo così di una gara finita 5-0, ma nessuna squadra l’anno scorso ha fatto soffrire il Barça al Camp Nou come il Betis in quel primo tempo. Con la sua stessa medicina, contendendo ai blaugrana il possesso del pallone e pressandoli alto. La vittoria 3-1 al ritorno, pure inutile ai fini della qualificazione, ha rappresentato la ciliegina sulla torta. Vedere maglie blaugrana correre dietro al pallone non è una cosa di tutti i giorni.

Ci sono dubbi su come questo Betis possa concretizzare in termini di gol fatti e subiti, ma certo è che Pepe Mel ha costruito una squadra in grado di fare sempre comunque la partita.

Prima delle considerazioni sul modulo, che può variare, sono due i concetti fondamentali (alla base anche della Spagna, con il centrocampo foltissimo e i falsi esterni) che danno forma al sistema di gioco del Betis:

1) Densità nella zona della palla;

2) Pochi punti di riferimento, poche posizioni fisse, occupare gli spazi in corsa, mai presidiarli staticamente.


Il triangolo di centrocampo

Questa filosofia di gioco ha il suo nucleo operativo più forte nel trio di centrocampo del 4-4-2 (o 4-4-1-1) asimmetrico di Mel. Iriney e Beñat al centro, Salva Sevilla (esterno più falso di Giuda, a destra più spesso che a sinistra) gestiscono la maggior parte dei palloni e dettano i ritmi.

Ma ovviamente la manovra per essere fluida deve partire “pulita” sin dalla difesa: il Betis inizia nel 99% dei casi palla a terra (anche sui rinvii dal fondo), con i terzini che partono alti e i due centrali ben larghi per aggirare il pressing avversario. Spesso si aggiunge fra i due centrali uno dei due mediani (Beñat scala più spesso di Iriney), componendo la pseudo-difesa a tre diventata un tormentone da quando Guardiola ha cercato di copiarla da La Volpe, peraltro senza successo.

Un meccanismo tattico che sta diventando quasi una moda, ma che per essere applicato ha comunque bisogno delle caratteristiche giuste, perché altrimenti il rischio è che tre giocatori dietro si passino il pallone senza guadagnare un metro, costringendo i loro compagni a retrocedere e facilitando il pressing avversario, vedi il caso del Valencia che questa roba qua la fa malissimo.

Nel caso del Betis invece il giochino funziona: i verdiblancos più che subire il pressing sembrano chiamarlo per poi sfruttare gli spazi scoperti dall’avversario, che si trova preso da una sorta di dilemma tattico: più alza il pressing più rischia di allungare i propri reparti, costringendo la difesa ad alzarsi troppo, a costo di lasciare scoperti alcuni spazi intermedi delicatissimi. Questi spazi il Betis li sa sfruttare, o con i due terzini alti (se agli avversari non bastano due attaccanti per pressare i due difensori centrali+Beñat, sarà l’esterno più vicino a dover aiutare in pressing, ma così il terzino del Betis su quel lato resta smarcato) oppure con i centrocampisti esterni che tagliano verso il centro fornendo un’opzione di passaggio in più e così bloccando i due mediani avversari, che se avanzano per pressare Beñat rischiano di scoprire altri pericolosissimi spazi intermedi.

Più comodo riassumere queste situazioni nel grafico che trovate sotto: si ipotizza che il Betis stia facendo girare palla verso il proprio lato sinistro, in rosso sono gli avversari schierati con un 4-4-2, le freccette indicano i rispettivi movimenti nel corso dell'azione, mentre i punti interrogativi gialli segnalano le zone intermedie che l'avversario può lasciare scoperte.

Il terzino destro rosso chi prende: Montero oppure Nacho? E Rubén Castro che potrebbe tagliare alle sue spalle? E con le due punte del Betis che pareggiano i difensori centrali+Iriney e Salva Sevilla che pareggiano i due centrocampisti centrali, chi copre lo spazio tra le linee? La difesa avversaria allora dovrà accorciare, ma così diventerebbe ancora più vulnerabile nel caso il Betis facesse filtrare un pallone...


Il parco-centrali è un po’ un’incognita. L’unica certezza rispetto alla scorsa stagione è il mancino Dorado, il leader del reparto, giocatore dal buon senso della posizione, con una certa eleganza e discreta qualità nell’avviare l’azione. Un profilo che calza benone con quello che è lo stile di gioco richiesto. L’altro centrale, il destro, è un’incertezza sia perché si tratta di nuovi acquisti (gli inquilini dello scorso anno sono out per motivi ben diversi: il mitico Belenguer per vecchiaia conclamata si trova senza squadra, il giovane e sfortunatissimo Miki Roqué lotta contro un tumore maligno) sia per le caratteristiche, nonostante l’esperienza dei due due innesti, Mario dal Getafe e Ustaritz dall’Athletic: centrali di rendimento ma tecnicamente non eccezionali, più con caratteristiche da marcatore. Completa la lista dei centrali un altro nuovo innesto, Antonio Amaya (ma Pepe Mel lo conosce dai tempi in cui allenava il Rayo Vallecano), con possibilità anche per il canterano Calahorro.

Passato il pallone dalla difesa, entra in gioco il triangolo: Beñat e Iriney mai sulla stessa linea perché si alternano come detto fra l’appoggio ai difensori e il centrocampo, e poi Salva Sevilla, che quasi mai partecipa all’inizio della manovra ma che una volta passato il cerchio di centrocampo diventa il vero regista della squadra.

Un Lord il buon Salva: non si scompone, non si spettina, mai un gesto brusco, uno strappo, un’accelerazione rabbiosa. A lui basta smarcarsi per ricevere, alzare la testa, valutare le opzioni, temporeggiare se del caso (la pausa!) recapitare la palla nel punto preciso. Elegante, intelligentissimo nelle scelte, tocco limpido che fa valere anche sui calci piazzati oltre che nelle rifiniture. Può partire da esterno indifferentemente a destra o a sinistra, tanto viene sempre al centro a prendere palla, da centrale nel doble pivote o da trequartista. Quest’ultima opzione la meno consigliabile, avanzarlo troppo lo allontana dalla costruzione della manovra, che è il suo pane molto più dello spunto nell’ultimo quarto di campo. Certo non è veloce, ma è molto continuo e pure disciplinato nei ripiegamenti difensivi. Sorprendente che a 27 anni, dopo una trafila fra Poli Ejido, Sevilla Atlético (ahi ahi ahi) e UD Salamanca, questa sia la sua prima esperienza in Primera.

Altro giocatore-chiave per gli equilibri è Iriney, vecchia conoscenza degli appassionati di Liga sin dai tempi del Celta. Gioca sempre corto, molto semplice il brasiliano, ma sa leggere benissimo lo spazio in cui situarsi in tutte le fasi del gioco, come appoggio in fase offensiva e come diga in quella di non possesso.Dei tre è sicuramente quello con le maggiori qualità difensive, grintoso e reattivo nel primo pressing ma anche accorto nel temporeggiare e coprire lo spazio davanti alla retroguardia.

Dei tre il basco Beñat (made in Lezama, cantera Athletic) è forse quello con meno qualità, meno senso del gioco e meno geometrie, ma è comunque importante per il dinamismo e la grande mole di lavoro. È quello che copre più campo: lo vediamo un attimo prima fra i difensori ad inizio azione, e qualche secondo dopo nella metacampo avversaria, generalmente con più licenze offensive rispetto ad Iriney. Beñat ha un buon destro, e non di rado ci prova dalla lunga distanza.

Dovrebbe presumibilmente competere per una maglia con Beñat il nuovo arrivato Matilla, che potrebbe rivelarsi un colpaccio (e un tremendo errore da parte del Villarreal che lo ha lasciato andare via a titolo definitivo). Ventitre anni, già lo abbiamo segnalato come una grande promessa, il centrocampista emergente che forse più di tutti ricorda Xavi. Posizione in campo e funzioni sono simili (non parte proprio davanti alla difesa, ma qualche metro più avanti, tiene palla la smista detta i tempi e lega i reparti), ma la cosa che colpisce di più sono le movenze simili al campione blaugrana, in particolare la celeberrima giravolta su se stesso, mettendo il corpo fra l’avversario e il pallone, uno stratagemma per non perdere mai palla (e qualche volta saltare pure l’uomo) pur non avendo il dribbling secco nelle corde.

Per qualità, alla lunga dovrebbe passare davanti a Beñat, ma va verificata la sua consistenza (anche difensiva), e inoltre pare che Mel non sia contentissimo di quanto il ragazzo ha mostrato in pretemporada.

Molto movimento, ma quanti gol?

Il giocatore che in attacco simboleggia questa manovra senza punti di riferimento è Rubén Castro, devastante l’anno scorso con 27 gol in 42 partite di Segunda. Fondamentale il suo movimento sul fronte offensivo, in particolare i tagli dal centro verso l’esterno che, portando via i difensori avversari, creano situazioni di incertezza e superiorità numerica e aprono spazi ai tagli e agli inserimenti dal centrocampo. L’apriscatole dell’attacco verdiblanco oltre che il massimo goleador questo piccoletto (1,70) rapido e reattivo sul breve, tecnico e col gusto per la giocata fantasiosa ed elegante tipico della scuola canaria. In Segunda ha segnato gol magnifici per freddezza e classe, ma il problema è che a 30 anni nella sua carriera ha sempre e immancabilmente fatto scena muta una volta messo alla prova in Primera: cominciò col botto all’esordio nel Las Palmas, una doppietta nel 4-2 casalingo al Real Madrid Galáctico (quello vero, della stagione 2001-2002), ma le successive esperienze nella massima serie (fra Albacete, Nàstic e Deportivo, che lo ha sempre mandato in giro come un pacco postale) son state balbettanti, per usare un eufemismo. Pepe Mel però lo ha avuto anche al Rayo, e si fida ciecamente di lui.


L’altro attaccante è l’ariete (1,89) Jorge Molina, centravanti classico che lavora sui due centrali, cerca la profondità e si fa sentire in area, buoni movimenti e discrete doti di finalizzatore, ma anche un po’ macchinoso. Jorge Molina è un’altra totale incognita a livello di Primera: a 28 anni non ci ha mai giocato, e i gol fatti (tanti comunque, 22 la scorsa stagione e 27 nel 2009-2010 con l’Elche, capocannoniere della categoria) son sempre stati in categorie inferiori.

Oltre a questo discorso, l’attacco preoccupa per i pochi effettivi: l’unica altra opzione disponibile al momento è Jonathan Pereira, vivacissima seconda punta (spesso però troppo frenetico e confusionario nelle azioni, oltre che peso-piuma portato a perdere praticamente ogni contrasto) o esterno, non certo l’alternativa d’area a Jorge Molina che servirebbe. La società sta cercando sul mercato, nei limiti della Ley Concursal: fortunatamente sfumato Zigic (per caratteristiche, il cestista serbo avrebbe rappresentato un sasso, anzi un macigno nell’ingranaggio del tiqui-taca di Pepe Mel), si prova col Manchester City per Santa Cruz.

Un bel colpo alla credibilità offensiva del Betis lo ha dato poi la cessione di Emana (obbligata, perché il tizio voleva andarsene e i 4,5 milioni dell’Al Hilal non fanno propriamente schifo a un club in amministrazione controllata). Il camerunese è un giocatore discontinuo, talvolta indolente, per certi versi sgrammaticato perché non rispetta le consegne tattiche e i canoni di quello che si deve fare con il pallone tra i piedi in un dato momento, ma era anche l’unico giocatore capace di fare la differenza col cambio di ritmo. Il titic-titoc di Salva Sevilla, Iriney e Beñat è ammaliante, i tre potrebbero tranquillamente scrivere un manuale di geometria, però una volta arrivati sulla trequarti bisogna graffiare, e il Betis visto in questo precampionato in tal senso ha un po’ preoccupato. Prendiamo l’amichevole con la Juventus: chiaro predominio, tappeti rossi fino al limite dell’area avversaria, ma una volta arrivati lì il blackout.

Senza Emana il Betis perde la sua scheggia impazzita, perde imprevedibilità e gol, e anche qualche possibilità tattica: l’anno scorso poteva variare fra una e due punte, mentre ora come ora sembra obbligato l’attacco con Jorge Molina e Rubén Castro più un esterno molto offensivo, praticamente un’ala, a supporto.

Eccolo, il 4-4-2 asimmetrico di Mel: a centrocampo, un solo uomo deve dare ampiezza. Il prescelto è il 22enne ecuadoriano Jefferson Montero, forse il miglior acquisto (il Villarreal questo però lo ha dato solo in prestito). Grande talento, personalmente mi ricorda Nani, sia per il modo di accelerare e fintare che per l’agilità da primate (senza nessuna offesa). Molto abile anche nello stretto, sempre pronto a giocarsi l’uno contro uno ma senza comunque giocare solo per conto suo. Non può coprire l’assenza di Emana, però può surrogarne in parte l’esplosività.

Con l’arrivo di Jefferson Montero, più difficile che veda il campo Ezequiel Calvente, segnalato come bambino prodigio della cantera l’anno scorso ma che rischia persino (non aver fatto la preparazione col club per disputare il mondiale Under 20 non lo aiuta) di subire la concorrenza di altri canterani emergenti, in particolare Sergio Rodríguez (esterno-trequartista) e Vadillo (esterno di 17 anni paragonato a Joaquín, anche se per ora ho potuto solo vedere in fotografia un’improponibile cresta alla Neymar), i quali raccolgono elogi su elogi da chi li ha visti giocare.

Forse troppi esterni per una maglia sola, considerando che c’è anche il veterano Juanma: molto verticale, ha sempre garantito un buon rendimento nelle sue esperienze di Primera, al Levante come al Betis. Preferisce però giocare a destra, quindi nel caso di un suo impiego Salva Sevilla passerebbe a sinistra, anche se Mel valuta pure l’alternativa del 4-3-3 con due ali pure.

Meglio comunque un solo esterno di ruolo, per mantenere la mancanza di punti di riferimento dell’attacco e i fitti scambi del triangolo di centrocampo. Perciò è fondamentale che sulla fascia “monca”, in assenza di esterni sia il terzino a dare profondità. Qui un altro potenziale problema: il terzino più offensivo disponibile è infatti il mancino Nacho (ex centrocampista, con capacità per rilanciare il gioco e uscire in dribbling dalla pressione avversaria), ma Nacho davanti a sé ha Montero, e quindi meno spazi per attaccare. Servirebbe un Nacho a destra, ma né il nuovo acquisto Chica (soldatino di scuola Espanyol utilizzabile anche a sinistra) né Isidoro hanno queste caratteristiche. Le aveva Miguel Lopes la scorsa stagione, che infatti il Betis cerca di riottenere in prestito dal Porto, e le potrebbe avere Nelson, che però deve ancora riprendersi dal grave infortunio occorsogli nella (non malvagia) stagione trascorsa in prestito all’Osasuna.

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4 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Splendido pezzo Vale, capisco che un'analisi di una squadra porta via tantissimo tempo, però per chi ne usufruisce è sempre qualcosa che si finisce per rileggere con piacere più volte.

Sono contento di ritrovare Iriney e francamente estremamente curioso di vedere Salva Sevilla (la pausa! Grande citazione) in Primera. Credo sia pacifico che il Villarreal abbia preso un granchio nel liberarsi a titolo definitivo di Matilla, ma speriamo che almeno a Sevilla riesca a giocarsi minuti importanti.

Proposta: sciopero dei tifosi per le creste improponibili alla Neymar!
DVM

12:04 PM  
Blogger valentino tola said...

Grazie a te per commentarlo! Sono i pezzi che preferisco scrivere e quelli per i quali mi fa maggior piacere trovare un riscontro, chè per avere 5000 commenti su Guardiola che si scaccola o Mourinho che scoreggia non ci vuole molto onestamente.

Era ora che cominciasse la Liga: l'aperitivo Valencia-Racing non è proprio invitante, ma Granada-Betis è SUPER-INTERESSANTE, per cui a quelli che a differenza mia hanno una vita sociale e stasera escono consiglio comunque di registrarselo o scaricarselo per vederlo in differita.

Purtroppo Vadillo, il suo ciuffo/cresta e le sue orecchie da Coppa dei Campioni esordiranno già stasera :D

http://www.as.com/futbol/articulo/v
adillo-ilusiona-
betis/20110827dasdaiftb_51/Tes

Riguardo a Salva Sevilla, credo ti piacerà: per preparare il pezzo mi son visto la partita di Getafe della scorsa stagione, e sul secondo gol Salva fa una cosa che mi ha fatto quasi alzare in piedi per applaudire come uno scemo, pur guardando da solo una partita di mesi fa di cui sapevo già il risultato: a un certo punto temporeggia, si arresta quasi impercettibilmente, e questa sua pausa apre lo spazio per il passaggio filtrante a Rubén Castro. Salva Sevilla col suo bel cervellone ha creato uno spazio che prima non c'era.

Lascio il video, fermalo al minuto 2:19 per apprezzare al meglio la giocata.

http://www.youtube.com/watch?
v=LOA3z8XvchQ

Tra l'altro nel video si vede tutta la preparazione dei gol, quindi anche i movimenti del triangolo di centrocampo, come Salva Sevilla, teorico esterno destro vada un po' dappertutto, sempre comunque una soluzione utile per chi porta palla.

1:32 PM  
Blogger valentino tola said...

C'è Boateng un po' addormentato sul movimento di Rubén Castro, però comunque grande intelligenza di Salva Sevilla.

1:42 PM  
Blogger valentino tola said...

Dimenticavo una auto-correzione: il portiere titolare dovrebbe essere Casto, non Goitia.

6:56 PM  

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