Una delle grandi storiche, una di quelle senza le quali la Liga è meno Liga, dovrebbe essere all’anno buono per risalire dallo scomodo palcoscenico della Segunda. Questo almeno dicono i risultati, e finora lo dicono con tanto di punto esclamativo: primi in classifica dopo quindici giornate con 29 punti, sei in più del gruppo delle quarte (Betis, Elche, Numancia, Salamanca), 23 gol fatti e 15 subiti, l’Anoeta come fortino (2 pareggi iniziali e poi 6 vittorie consecutive) e l’imbattibilità nell’ultimo mese, dopo l’umiliante 5-1 incassato ad Alicante da uno spumeggiante Hercules.
Ma la freddezza delle statistiche non può esaurire un discorso che ancora, in tutta sincerità, non persuade del tutto. Il fatto è che le squadre che attualmente accompagnano la Real in zona promozione (il Cartagena e il già citato Hercules) giocano un calcio più convincente, e in quasi nessuna partita la formazione txuri-urdin ha messo sotto l’avversario dal primo minuto. Anzi, la partita di solito è girata a partire dallo sfruttamento (estremamente puntuale ed efficace, questo sì) di episodi del tutto slegati da un dominio del gioco quasi sempre inesistente. Non si sa perciò se mantenendo il livello di gioco attuale la Real possa sostenere anche a lungo termine le proprie ambizioni di promozione.

Martín Lasarte, tecnico uruguagio chiamato in estate, non sembra aver dato ancora un’identità di gioco forte e definita a questa squadra: ancorata su un 4-2-3-1 (con variazioni sul tema a seconda di chi gioca dietro la prima punta: può essere un centrocampista puro come Aranburu, una punta come Nsue o mezzepunte come Zurutuza e più raramente Xabi Prieto e Griezmann) fin troppo convenzionale e scarno, a corto di fluidità e privo di sorprese a difesa avversaria schierata. Doble pivote a centrocampo troppo rigido, poche linee di passaggio e spesso troppo scontate e orizzontali, le situazioni di superiorità possono arrivare da qualche sovrapposizione (la fascia destra è la più battuta e la più profonda, con le combinazioni fra Xabi Prieto e Dani Estrada) e dalla capacità dei solisti offensivi, particolarmente incisivi a livello di Segunda. Sebbene in genere non lo ricerchi come strategia di base (spesso ci si adatta per la miglior disposizione in campo che dimostrano avversari più in grado di fare la partita) dove questa Real fa veramente male è quando trova gli spazi per agire di rimessa, soprattutto con l’abilità di Xabi Prieto nel condurre palla al piede e la verticalità e il fiuto di Griezmann. Questa grande efficienza realizzativa, un discreto ordine in fase di ripiegamento e un reparto difensivo molto continuo e concentrato hanno fatto la differenza finora, ma non sempre potrebbero bastare.
L’orgoglio maggiore per i tifosi dell’
Erreala è che il club abbia recuperato la sua anima storica: dopo alcuni sbandamenti seguiti a una politica di apertura al mercato internazionale gestita malissimo negli ultimi tempi (Do you remember Stevanovic and Fabio Felicio?), la cantera è tornata la fonte nettamente dominante nella composizione dell’organico: su 24 giocatori, ben 17 provengono dal settore giovanile, che abbiano compiuta tutta la trafila o siano stati acquistati per la squadra B o la Juvenil. Di questi, fra i sette e i nove compongono abitualmente l’undici titolare.
Altri giocatori. Portieri: Riesgo, Zubikarai.
Difensori: Carlos Martínez (terzino destro), De la Bella (terzino sinistro), Sarasola (terzino sinistro), Esnaola (centrale).
Centrocampisti: Markel (centrale),
Sergio Rodríguez (trequartista), Johnathan Estrada (esterno sinistro).
Attaccanti: Nsue (centravanti, esterno destro/sinistro), Borja Viguera.

In porta la Real vanta nel nazionale cileno
Claudio Bravo un elemento non solo clamorosamente fuori categoria rispetto al contesto della Segunda, ma anche di notevole spessore internazionale.Portiere di grande personalità, molto agile e dai riflessi spettacolari, rapido e prontissimo a chiudere lo specchio nelle uscite basse, Bravo ha in più qualità sopra la media nel gioco con i piedi, che lo renderebbero particolarmente adatto anche al gioco di una squadra di vertice della massima serie (mi risulta piaccia molto a Guardiola, tanto per dire, anche se le possibilità che il Barça ne faccia un suo prossimo obiettivo di mercato sono inesistenti). Molti in Segunda invidiano la Real per il lusso che si può concedere di avere come secondo uno come Asier
Riesgo, il quale tuttavia mi sembra abbia sempre goduto di una stampa migliore di quella che effettivamente meriterebbe.

Il reparto difensivo è uno dei punti di forza, non tanto per la qualità assoluta dei giocatori che lo compongono, quanto per l’intesa e la regolarità di rendimento dimostrate finora. Inamovibile il colosso Ion
Ansotegi sul centro-destra, stopper vecchio stampo tecnicamente grezzissimo, assai macchinoso nei movimenti, ma in grado di farsi valere per la sobrietà, l’attenzione in marcatura, la solidità nei contrasti e la forza nel gioco aereo (che gli frutta anche qualche gol nell’area avversaria sui calci piazzati, già 3 finora). Sul centro-sinistra completa le caratteristiche di Ansotegi il capitano
Labaka, difensore meno fisico ma più pulito negli interventi, più portato alla direzione del reparto e alle coperture in seconda battuta.
Centrale di ruolo ma più spesso impiegato come terzino (soprattutto a sinistra) è
Mikel González, il più rapido dei tre e quindi quello più capace di adattarsi alla posizione di laterale, anche se il suo impiego sulla fascia toglie parecchia profondità all’azione d’attacco (soprattutto quando gioca a sinistra, lui che è destro). Alternativa più offensiva è
De la Bella, ex di Villarreal e Sevilla Atlético, terzino sinistro di ruolo così come il ventiduenne canterano
Sarasola.
A destra, l’infortunio in pretemporada di
Carlos Martínez ha aperto la strada a
Daniel Estrada, tornante di ruolo adattato con discreto successo alla posizione di terzino. Interpreta i movimenti difensivi correttamente, e il fresco passato da centrocampista gli permette di salire e proporsi per buoni scambi e sovrapposizioni con Xabi Prieto, tuttavia non sempre sceglie la miglior giocata, capita di vederlo sparacchiare lungo quando avrebbe invece lo spazio per portarla e fraseggiare, avendo anche dalla sua una buona progressione palla al piede. Con più convinzione può rendere ancora più forte la connessione già abbastanza fruttuosa con Xabi Prieto e, per questa via, aumentare il volume di gioco di tutta la squadra.
Punto di riferimento della mediana è
Diego Rivas, centrocampista difensivo esperto e dal rendimento sicuro. Non molto dinamico né rapido, possiede però un notevole senso tattico. Non brilla nemmeno per la tecnica e le doti di palleggio, si limita a giocate corte, tuttavia protegge bene la palla e la rigioca in maniera sempre ordinata, coi tempi giusti. Non un playmaker, ma un giocatore che dà comunque serenità ai compagni.
Accanto a Diego Rivas nelle ultime partite si è affermata la promessa
Elustondo, criticato nelle prime deludenti uscite stagionali della Real: più dinamismo e aggressività ma anche più visione di gioco di Rivas e gittata più lunga per aperture e cambi di gioco (oltre che per ben calibrate punizioni dalla trequarti: 5 assist finora, primatista della squadra assieme a Xabi Prieto), Elustondo può fare da riferimento davanti alla difesa ma sa anche aggiungersi all’attacco con inserimenti a sorpresa, sfruttando il buon tiro. Centrocampista centrale portato soprattutto a tenere la posizione è anche
Markel Bergara, che ricordiamo già nell’Under 20 dei Cesc, Silva, Albiol e Llorente al mondiale 2005. Si alterna invece fra la posizione di mediano e quella di mezzapunta centrale il veterano
Aranburu, un cursore dotato non solo di buon dinamismo ma anche di buone percussioni palla al piede.
Trequartisti di ruolo, a differenza di Aranburu, sono David Zurutuza e Sergio Rodríguez:
Zurutuza, dopo la trafila fra le squadre giovanili e un anno di prestito all’Eibar (2007-2008), è a 24 anni all’esordio nella rosa della prima squadra, dove si era conquistato la titolarità prima di un infortunio che lo ha tenuto fuori fino a un paio di settimane fa imponendo a Lasarte la ricerca delle alternative già citate. Zurutuza non è un funambolo, non è capace di creare la superiorità numerica con accelerazioni o dribbling, però ha senso del gioco nei dialoghi palla a terra e sa leggere il momento in cui inserirsi a rimorchio della prima punta (2 gol in 7 partite il suo bilancio attuale) o dare l’assist, che esegue con buona precisione.
Sergio Rodríguez, 31 anni e una carriera spesa soprattutto nelle serie inferiori, ha disputato solo 3 gare dall’inizio, ma è un rincalzo affidabile, con buone doti di rifinitore.

I due boss della trequarti però si chiamano Xabi Prieto e Antoine Griezmann, rispettivamente esterno destro e sinistro, ma con un peso nel gioco che va oltre quello del semplice uomo di fascia.
Con
Xabi Prieto, a 26 anni ci siamo ormai arresi: è un enigma di impossibile risoluzione. Per avvicinarvici fate un esperimento mentale: prendete il vecchio Fran del Deportivo, invertitegli la fascia e il piede di preferenza, levategli la spina dorsale e al posto del sangue fategli scorrere nelle vene della camomilla… avrete un giocatore che per ogni minuto di pura delizia ve ne garantirà almeno altri di frustrante esasperazione. Un talento la cui tecnica nel controllo del pallone ha pochissimi eguali persino a livello di Primera (può domare qualunque traiettoria con qualunque parte del corpo in qualsiasi zona del campo e situazione, per non parlare di certe finte di corpo che lasciano di sale avversari e spettatori in egual misura), ma la cui partecipazione e incidenza sul destino delle partite è sempre immancabilmente molto al di sotto di quello che le sue qualità richiederebbero, cosa che fa veramente rabbia.
Detto questo, in un contesto come la Segunda la sua netta superiorità tecnica non può non fare la differenza, pur emergendo a tratti. Anche partendo dalla fascia, è lui il vero numero 10 della Real, non solo come numero di maglia, ma anche come funzioni. La capacità di tenere palla senza il minimo rischio di vedersela sottrarre ne fa un naturale polo d’attrazione per i compagni, che nell’affidargli la sfera vedono la via più agevole per salire e guadagnare metri nella metacampo avversaria. D’altronde lui è davvero un maestro nel congelare il possesso del pallone e gestire i ritmi a piacimento. Per natura è portato a questo tipo di gioco, sebbene non gli manchi la progressione per verticalizzare palla al piede o cercare il fondo e da lì mettere cross al bacio. La cronica mancanza di personalità tuttavia gli impedisce di convertirsi in leader e, in generale, giocatore “ammazza-Segunda”.
Griezmann è invece la novità più elettrizzante della stagione per i tifosi txuri-urdin, l’uomo copertina anche al di là dei pur considerevoli meriti (NON È la risposta della Real Sociedad a Muniain, chiariamolo subito). Francese inserito a 13 anni nel settore giovanile della Real, la prospettiva per lui quest’anno era il semplice passaggio dalla squadra Juvenil alla squadra B, il Sanse: invece, niente Sanse, a 18 anni direttamente in prima squadra sfruttando le difficoltà di ambientamento di uno degli acquisti estivi, il colombiano
Johnathan Estrada (arrivato su espressa richiesta di Lasarte che lo ha allenato al Millonarios).

Esordio ufficiale con il Huesca alla quinta giornata e subito golazo, oltrettutto decisivo. Questo ha innescato un circolo virtuoso: fiducia totale di Lasarte, e l’Anoeta che adotta Griezmann, il quale può tentare qualunque giocata sapendo di poter comunque contare sull’appoggio del pubblico, che ne apprezza la vivacità e la sana faccia tosta dimostrate nel puntare costantemente il terzino avversario. Rapido e con un ottimo spunto sul breve, intelligente anche nei tagli senza palla, Griezmann ha un sinistro piuttosto velenoso sia nelle conclusioni a rete che nelle punizioni e nei calci d’angolo, veloci e tagliati. Dimostra un particolare fiuto per il gol (al momento 4 in 14 partite, delle quali dieci dall’inizio), con una capacità di nascondersi e aspettare il momento per colpire con freddezza non comune nei suoi colleghi di ruolo. Lo aiuta forse anche il fatto che i flussi di gioco della Real, sviluppati prevalentemente sulla fascia destra, tendano a spostare le difese avversarie verso quel lato, offrendo quindi a Griezmann la possibilità di arrivare a fari spenti sul palo opposto.
Non bisogna comunque esagerare col francese, talento ancora piuttosto acerbo, dal punto di vista sia fisico che della comprensione e partecipazione al gioco in generale.
L’attacco vive sul dualismo fra l’uruguaiano Carlos Bueno e Imanol Agirretxe per il posto di unica punta. Al momento la bilancia pende verso Bueno: Agirretxe ha più gol all’attivo, cinque, ma quattro di questi son stati realizzati nelle prime 4 giornate, mentre Bueno ha segnato due dei sue quattro gol totali nelle ultime due giornate, vantando oltrettutto una media gol/minuti nettamente migliore (solo 5 partite da titolare contro le 11 di Agirretxe).
Bueno garantisce più mestiere negli ultimi metri: gran lottatore, un po’grezzo ma efficace nei movimenti in area, bravo nel conquistarsi la posizione e finalizzare.
Agirretxe è più elegante e tecnico, dotato nel controllo di palla e nelle sponde, però pecca di cattiveria. Non offre sempre la profondità desiderata e troppo spesso si fa anticipare dai difensori avversari in maniera anche un po’irritante, ricordando i difetti del Llorente dell’Athletic Bilbao prima che esplodesse.
Jolly offensivo Emilio
Nsue: il sottoscritto è sempre stato severo con questo giocatore in tutte le sue esperienze con le nazionali spagnole giovanili (l’ultima il mondiale Under 20 dello scorso ottobre), trovandolo inspiegabilmente sopravvalutato in sede di convocazioni. Giudizio che non mi rimangio, tuttavia l’esperienza sta dimostrando che Nsue non diventerà mai un campione ma che con la giusta collocazione tattica può rendersi utile. Le brutte figure nelle nazionali giovanili erano frutto in buona parte dell’equivoco insito nell’impiego da prima punta: attaccante generosissimo, potente, veloce ed esplosivo, di gran movimento (attacca lo spazio, svaria verso le fasce, pressa in fase di non possesso), Nsue si dimostrava però clamorosamente inadeguato come riferimento offensivo, incapace di tenere palla e di fare reparto, del tutto privo di freddezza in fase conclusiva e di istinto negli ultimi metri. Il mediocre controllo di palla poi lo rende inutile in spazi stretti. La soluzione migliore perciò è dargli metri per far valere la sua velocità e vedere la giocata sempre fronte alla porta: impiegato da seconda punta o sulla fascia (a sinistra) come nelle ultime due partite, il suo movimento sta aggiungendo una buona alternativa all’attacco gipuzkoano.