venerdì, agosto 31, 2007

Venti squadre al via/3.

Pubblico l' ultima parte dell' articolo di presentazione iniziato la scorsa settimana. Oggi è la giornata di chiusura del calciomercato, domani farò il punto della situazione e modificherò le formazioni (e le valutazioni) di quest' articolo ove necessario.


RACING SANTANDER (4-4-2)

--------------------------Coltorti --------------------------------

Pinillos--------César Navas-----Garay------------Luis Fernandez

-------------------Duscher-----Colsa-----------------------------
--Jorge Lopez-----------------------------------Oscar Serrano---

-----------------Smolarek-----Munitis---------------------------

Altri giocatori. Portieri: Toño, Calatayud. Difensori: Oriol, Sergio Sanchez, Moraton, Samuel, Ayoze, Christian Fernandez. Centrocampisti: Jordi Lopez, Szetela, Sarmiento, Cristian Portilla. Attaccanti: Tchité, Bolado.

PIU’: La coppia Duscher-Colsa è solida e navigata, e anche Smolarek e Munitis possono far valere la loro rapidità (come desidera Marcelino, che preferisce un attacco senza punti di riferimento stabili). Al momento comunque la maggior speranza di questo Racing è proprio il tecnico, uno dei più interessanti della nuova generazione.
MENO: Marcelino però potrebbe non bastare: una delle rose più deboli, a fortissimo rischio retrocessione.


REAL MADRID (4-4-1-1; 4-2-3-1; 4-3-1-2….)

----------------------------Casillas-----------------------------

Sergio Ramos---------Pepe-----Cannavaro--------------Torres

----------------------Diarra-----Sneijder-----------------------
----Robinho-----------------------------------------Robben----

-----------------------------Raul-------------------------------
------------------------Van Nistelrooy--------------------------

Altri giocatori. Portieri: Dudek, Codina. Difensori: Salgado, Metzelder, Heinze, Marcelo. Centrocampisti: Gago, Guti, Drenthe, Julio Baptista, Balboa. Attaccanti: Higuain, Saviola, Soldado, Bueno.

PIU’: Dispone di individualità in grado di risolvere le partite anche quando il gioco latita. Può creare palle-gol dal nulla e ha un potenziale aereo eccezionale sulle palle inattive, nettamente il migliore della Liga. Capace di formidabili slanci di eroismo, e non è certo semplice retorica.
MENO: La rosa è incompleta e mal compensata (più di un elemento potrebbe trovarsi a giocare fuori ruolo), molti i giocatori nuovi in una squadra i cui equilibri sono ancora tutti da costruire. Non si ha ancora idea del modulo e della formazione titolare, che in ogni caso rischia di presentarsi squilibrata fra i vari reparti. Molti i giovani di talento in un ambiente che rischia di bruciarli.


RECREATIVO HUELVA (4-4-2)

------------------------Sorrentino-------------------------------

Calvo---------------Beto-----Quique Alvarez-------Dani Bautista

----------------Carlos Martins-----Jesus Vazquez----------------
--Varela-------------------------------------------------Marcos--

-------------------------Camuñas--------------------------------
---------------------Sinama Pongolle-----------------------------

Altre posizioni. Portieri: Barbosa, Luque. Difensori: Edu Moya, Martin Caceres, Iago Bouzon, Poli. Centrocampisti: Gerard, Barber, Zahinos, Aitor. Attaccanti: Rosu, Javi Guerrero, Ersen Martin.

PIU’: La società tutto sommato è riuscita a rimpiazzare in maniera intelligente le tante partenze, a parte le carenze in attacco. Possiede esperienza in difesa e velocità ed imprevedibilità dalla trequarti in su (Marcos, Sinama, Camuñas, l’ under 21 portoghese Varela).
MENO: Attacco troppo leggero. Non si può sostenere una Liga intera coi soli Sinama, Rosu e Javi Guerrero, peraltro nemmeno prime punte, come attaccanti di ruolo.


SEVILLA (4-4-2; 4-4-1-1)

----------------------------Palop-------------------------------

Dani Alves-------Javi Navarro------Escudé--------Dragutinovic

-Jesus Navas-------Poulsen------Renato---------------Adriano-

-------------------Kanouté----Luis Fabiano---------------------

Altri giocatori. Portieri: De Sanctis. Difensori: Boulahrouz, Fazio, Mosquera, Hinkel. Centrocampisti: De Mul, Martì, Maresca, Keita, Diego Capel, Duda, Alfaro. Attaccanti: Kerzhakov, Arouna Koné.

PIU’: Gioca a memoria e lo fa con un’ intensità e una velocità uniche nella Liga. Sa adattarsi ad ogni tipo di avversario e di situazione tattica. Mentalità eccezionale, si concentra dal primo minuto sull’ obiettivo con feroce determinazione, ma sa anche improvvisare travolgenti rimonte. La rosa è un capolavoro di ingegneria calcistica: ogni titolare ha un sostituto perfettamente intercambiabile, il turnover fila liscio come l’ olio per Juande Ramos.
MENO: Non godrà più dell’ effetto-sorpresa: questo può voler dire tantissimo oppure nulla, staremo a vedere. Difficile comunque possa lottare per la Liga, l’ eventuale impegno in Champions oltrettutto implicherebbe un dazio inevitabile.
Volendo cercare il pelo nell’ uovo, manca un trequartista capace di creare scompiglio fra le linee.


VALENCIA (4-2-3-1; 4-4-2)

--------------------------Cañizares-----------------------------

Miguel---------------Albiol------Marchena--------------Moretti

----------------------Albelda-----Baraja-------------------------
---Joaquin------------------Silva----------------------Vicente---

-----------------------------Villa---------------------------------

Altri giocatori. Portieri: Hildebrand. Difensori: Caneira, Helguera, Alexis. Centrocampisti: Sunny, Manuel Fernandes, Edu, Angulo, Gavilan. Attaccanti: Morientes, Zigic, Mata.

Per approfondimenti, vi rimando a questo post.


VALLADOLID (4-4-1-1; 4-4-2)

----------------------------Butelle ----------------------------

Pedro Lopez-------Garcia Calvo----Iñaki Bea-----------Marcos

------------------Vivar Dorado-----Borja-----------------------
---Sisi----------------------------------------Jonathan Sesma--

-----------------------------Victor------------------------------
---------------------------J. Llorente---------------------------

Altri giocatori. Portieri: Alberto, Asenjo. Difensori: Cifuentes, Oscar Sanchez, Javier Baraja, Rafa, Alexis. Centrocampisti: Diego Camacho, Alvaro Rubio, Estoyanoff, Kome, Capdevila, Alvaro Anton. Attaccanti: Ogbeche, Kike.

PIU’: La forza del collettivo: ha mantenuto intatto il blocco che ha dominato con record annessi la scorsa Segunda. Organizzazione ferrea e pressing asfissiante, già nella metacampo avversaria.
MENO: La rosa non ha buchi ma forse potrebbe accusare il salto qualitativo della massima divisione.


VILLARREAL (4-4-2; 4-2-3-1)

------------------------Diego Lopez------------------------------

Angel-------------Fuentes------Cygan------------------Capdevila

-------------------Senna-------Mavuba---------------------------
-----Cazorla--------------------------------------------Pires------

------------------Tomasson------Rossi----------------------------

Altri giocatori. Portieri: Viera. Difensori: Javi Venta, Josemi, Godin, Gonzalo Rodriguez, De la Bella. Centrocampisti: Josico, Bruno, Cani, Matias Fernandez. Attaccanti: Nihat, Guille Franco.

PIU’: Tanta qualità e tanta gente che sa dare del tu al pallone. Un’ idea di gioco consolidata. Interessante la coppia Mavuba-Senna. La società è uscita al meglio dal dopo-Riquelme e propone un progetto più che valido, che mischia elementi d’ esperienza a giovani dalle grandi prospettive (Rossi sarà una delle sensazioni di questa Liga).
MENO: Quello delle fasce è un problema che esiste da tempo, che la società non ha risolto, anzi lo ha aggravato pure con le cessioni di Marcos (in prestito al Recre) e José Enrique. Non c’è profondità sugli esterni: i terzini hanno poca spinta (anche se l’ acquisto delle ultime ore del terzino della nazionale Angel eleva il livello della fascia destra, che era il punto debole di questo Villarreal), i centrocampisti di fascia sono più che altro mezzepunte o gente che preferisce convergere verso il centro (lo stesso Cazorla preferisce il taglio fra le linee). Contro squadre chiuse c’è il serio rischio che la proprietà di palleggio di questo Villarreal finisca in un imbuto.
Il pasticcio-Ayala e l’ ennesimo infortunio a Gonzalo Rodriguez costringono ancora all’ emergenza in una difesa che avrebbe bisogno di un altro centrale ancora. Manca forse una prima punta di peso, e il problema è che Rossi, solo e soltanto seconda punta, potrebbe trovarsi più volte unico attaccante, visti i tanti trequartisti di cui dispone Pellegrini.


ZARAGOZA (4-4-2; 4-3-1-2)

---------------------------César Sanchez---------------------------

Diogo-----------Sergio Fernandez------Ayala--------------Juanfran

-----------------------Zapater----Matuzalem-----------------------
------D’ Alessandro-----------------------------Aimar--------------

---------------------Sergio Garcia------D. Milito--------------------

Altri giocatori. Portieri: Lopez Vallejo, Miguel. Difensori: Cuartero, Valero, Chus Herrero, Pavon, Paredes. Centrocampisti: Luccin, Celades, Gabi, Generelo, Oscar. Attaccanti: Ricardo Oliveira, Esau.

PIU’: Matuzalem è il complemento ideale di Zapater, Oliveira è un’ aggiunta di lusso per l’ attacco, la rosa ora è più ampia e in grado di sostenere il doppio impegno. Alto tasso tecnico, grande potenziale offensivo.
MENO: Squadra lunatica e irregolare l’ anno scorso, deve trovare molta più continuità di gioco per poter giustificare le proprie ambizioni. Manca un esterno di centrocampo di ruolo.

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Convocati Islanda-Spagna e Spagna-Lettonia.

Luis Aragones, in vista degli impegni di qualificazione europea dell' 8 e del 12 settembre in Islanda e ad Oviedo contro la Lettonia, ripropone gli stessi convocati dell' amichevole vinta in Grecia. Sei punti d' obbligo, ça va sans dire.

Portieri: Casillas (Real Madrid); Reina (Liverpool).
Difensori: Ángel, Capdevila (Villarreal); Pablo, Pernia (Atlético Madrid); Sergio Ramos (Real Madrid); Marchena (Valencia); Juanito (Betis).
Centrocampisti: Xabi Alonso (Liverpool); Albelda, Joaquin, Silva, Angulo (Valencia); Xavi, Iniesta (Barcelona); Cesc (Arsenal).
Attaccanti: Fernando Torres (Liverpool), Villa (Valencia), Luis Garcia (Espanyol).

Soliti appunti su quello che dovrebbe essere e con Aragones invece non sarà mai: Palop secondo portiere al posto di Reina, José Enrique ed Albiol al posto di Capdevila ed uno fra Pablo e Juanito, Angulo nemmeno per sogno da nazionale, e forse per l' attacco meglio uno esperto e di garanzia come Morientes al posto di Luis Garcia.
Per la fascia destra, continuiamo ad attendere una soluzione positiva della questione-Navas, oltre a seguire con curiosità le evoluzioni di giovani all' esordio nella Liga come Pablo Hernandez del Getafe e Sisi del Valladolid (e se poi sull' altra fascia Diego Capel imparasse a giocare a calcio potrebbe aiutare a sentirci un po' meno orfani di Vicente, ma questo è un discorso evidentemente a lungo termine).

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giovedì, agosto 30, 2007

Sorteggi Champions.

Gruppo A
Liverpool
Porto
Marsiglia
Besiktas

GRUPPO B
Chelsea
Valencia
Schalke 04
Rosenborg

GRUPPO C
Real Madrid
Werder Brema
Lazio
Olympiacos

GRUPPO D
Milan
Benfica
Celtic
Shakhtar Donetsk

GRUPPO E
Barcellona
Lione
Stoccarda
Glasgow Rangers

GRUPPO F
Manchester United
Roma
Sporting Lisbona
Dinamo Kiev

GRUPPO G
Inter
Psv Eindhoven
Cska Mosca
Fenerbahce

GRUPPO H
Arsenal
Siviglia/Aek Atene
Steaua Bucarest
Slavia Praga


Sorteggio complessivamente nella norma (anormale è il girone del Milan, di imbarazzante facilità come l' anno scorso, Super-Nery Castillo a parte) per le tre/quattro spagnole. Il numero è ancora da decidere, perchè ancora in ballo c'è la partita di ritorno fra Aek e Sevilla, rinviata martedì scorso per i noti motivi (il recupero, in Grecia, si giocherà lunedi).
Comunque la Uefa ha già inserito la vincente dell' incrocio nel sorteggio: qualora fosse il Sevilla, si troverebbe nel girone H, e non le andrebbe affatto male, anzi capiterebbe in uno dei gironi probabilmente più segnati. Sfida affascinante con l' Arsenal, un incrocio potenzialmente spettacolare, e due ossi presumibilmente morbidi come Steaua e Slavia Praga.
Ride un po' meno il Barça: duello con un Lione rinnovato ma per me complessivamente non indebolito (Perrin è passato dal 4-3-3 al 4-4-2 Grosso potrebbe compensare sul piano offensivo la maggior forza difensiva di Abidal, Keita, anche se con un po' più di fumo, è all' altezza di Malouda, la squadra ha poi un Tiago in meno a centrocampo ma un Benzema in più in attacco, talento dalle potenzialità strepitose sulla via della maturazione. Manca un po' un' esterno a sinistra, si vede che Govou è adattato) ed uno Stoccarda (squadra della quale va verificata la consistenza a livello-Champions, ma che propone un calcio fresco e veloce). I Rangers (che presentano nelle loro fila Cuéllar, onestissimo centrale gli anni sorsi all' Osasuna) dovrebbero invece essere la solita squadra scozzese, entusiasmo e poco più.
Meglio è andata al Real Madrid: il calcio non risponde a una logica matematica, ma il cambio Klose-Sanogo non pare il non plus ultra per il Werder; la Lazio dovrebbe fare una certa fatica in questo girone, e l' Olimpiacos ha cambiato tantissimo, forse non in meglio (è andato via Nery Castillo, è arrivato Kovacevic...).
Chi avrebbe preferito qualcos' altro è sicuramente il Valencia: il Chelsea, col quale verrà riproposto una delle sfide più tirate dell' ultima Champions; lo Schalke 04, che pur non essendo un esperto di calcio tedesco considero superiore allo Stoccarda; il Rosenborg (bentornati in Champions! Mi mancava la loro presenza rassicurante), squadra materasso del girone.

Negli altri gironi, segnaliamo un gruppo A equilibrato ma dove il Liverpool (la mia favorita per la vittoria finale) dovrebbe spiccarla su tutti, il già citato tenerissimo gruppo D, un gruppo F nel quale la Roma parte come seconda ma con un margine che andrà gestito con la massima attenzione (e torna lo United...). Il gruppo G potrebbe essere una trappola per l' Inter.

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martedì, agosto 28, 2007

Antonio Puerta (26 Novembre 1984-28 Agosto 2007).


Non avrei mai voluto pubblicare questa notizia.
FOTO: As.com

lunedì, agosto 27, 2007

PRIMA GIORNATA: ALTRE PARTITE/2.

Racing-Barcelona 0-0

Deportivo-Almeria 0-3: Negredo 18'; Soriano 33'; Crusat 50'.

Recreativo-Betis 1-1: Sinama Pongolle 25' (R); Nano 39' (B).

Athletic-Osasuna 0-0

Espanyol-Valladolid 0-1: J. Llorente 54'.

Mallorca-Levante 3-0: Ibagaza, rig. 24'; Guiza 56'; Ibagaza 71'.


Come inizio per il Barça non c'è male: scialbo 0-0 (con brividi inclusi, palo di Colsa e occasioni in maggior numero per il Racing) sul campo della squadra da tutti indicata come la più scarsa della Liga. Blaugrana lenti e prevedibili, mentre dall' altra parte se Marcelino riuscirà a fare il miracolo con la squadraccia che gli hanno appioppato, non avrà più molto a che spartire con i comuni mortali...
Matricole terribili: folgorante Almeria (prossimamente scriverò un articolo sul mago Emery e sulla neopromossa andalusa, formazione che ho già avuto modo di apprezzare in qualche partita di Segunda dell' anno passato) sul campo di un Depor per il quale è bene che suonino finalmente quegli allarmi un po' trascurati in estate; sorprendente Valladolid, trionfante al Montjuic.
Perfettamente in linea con le aspettative Mallorca-Levante: gli isolani giocano come sempre ma ora segnano pure (effetto-Guiza, solito gol sul filo del fuorigioco), mentre per quanto riguarda i valenciani la puzza di bruciato si sente a chilometri di distanza. Si annullano vicendevolmente Athletic-Osasuna e Recreativo-Betis.


CLASSIFICA
1 Sevilla 3
2 Villarreal 3
3 Mallorca 3
4 Almería 3
5 Murcia 3
6 Real Madrid 3
7 Valladolid 3
8 Betis 1
9 Recreativo 1
10 Barcelona 1
11 Racing 1
12 Osasuna 1
13 Athletic 1
14 Zaragoza 0
15 Atlético 0
16 Espanyol 0
17 Getafe 0
18 Valencia 0
19 Levante 0
20 Deportivo 0

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PRIMA GIORNATA: Valencia-Villarreal 0-3: Tomasson; Rossi, rig.; Cazorla.

Grande, grande Villarreal, fenomenale biglietto da visita per una nuova stagione ricca di ambizioni e speranze giustificate: Da applausi la squadra di Pellegrini: equilibratissima, difficile da perforare, tiene il campo con personalità e gestisce il possesso-palla con ammirevole tranquillità in attesa di innescare il suo letale arsenale offensivo. Il Valencia, semplicemente un disastro: l’ arbitraggio discutibile (e in alcune interpretazioni, francamente assurdo) non deve essere un alibi, sia perché le decisioni-chiave (le espulsioni a Villa e Joaquin, che hanno ridotto i padroni di casa in 9) non sono state così scandalose, sia perché già prima dell’ espulsione di Villa gli ospiti erano parsi decisamente più convincenti. Il primo tempo, giocato quasi tutto in parità numerica, è stato pessimo, e il grottesco della seconda frazione non deve nasconderlo.

Le due squadre cominciano con l’ intenzione di fare la partita, ma si rimane un po’ bloccati nel traffico di centrocampo. Quest’ equilibrio però dura poco, lo spezza un incursione centrale di Javi Venta, il quale vede Tomasson e lo serve sul filo del fuorigioco (mancato) dell’ incerta linea difensiva valenciana: il danese non si fa pregare e frdeda Canizares dopo averne evitato l’ uscita. Il controllo passa nelle mani del Submarino, che fa girare il pallone molto meglio rispetto a un Valencia tremendamente involuto (com’ è lungo il cammino che porta a giocare un calcio decente!): la palla non scotta mai, i giocatori in maglia gialla si propongono e il portatore di palla ha sempre appoggi comodi a disposizione.
Come se non bastasse, ci si mette poi l’ espulsione di Villa ad affossare il Valencia: già ammonito per evitabilissime proteste, il Guaje pensa bene di simulare un contatto in area di rigore con Fuentes. Non nuovo a queste prodezze, lascia i suoi in 10 e nei guai fino al collo.
Quique prova a reagire ridisegnando la squadra nel secondo tempo: dentro Gavilan e Morientes per Miguel ed Angulo, il Valencia improvvisa un 3-4-1-1 con Joaquin e Gavilan a coprire per intero le rispettive fasce. I padroni di casa abbozzano alcuni tentativo presto spentisi, il Villarreal mantiene la sicurezza ma forse si limita un po’ troppo a cercare di addormentare la partita. Le scosse però non sono finite, e due eventi mettono definitivamente k.o la partita: l’ espulsione di Joaquin, che rovescia ogni tipo di insulto su arbitro e guardalinee, e l’ ingresso in campo di Matias Fernandez. Il cileno si piazza alle spalle di Rossi e prima procura il (giusto) rigore dello 0-2, trasformato con classe dallo stesso Rossi, poi non senza una dose di magia serve l’ assist per il definitivo 0-3 di Cazorla (parso al di là del gol un po’ timidino al suo rientro alla base).

I MIGLIORI: Benissimo la coppia dei centrali del Villarreal, in particolare Fuentes, giocatore di rendimento, rapido e puntuale nei recuperi e nelle chiusure. Senna-Josico vincono la battaglia del centrocampo, Tomasson è infallibile. Mati Fernandez c’è, Pellegrini prenda nota.
I PEGGIORI: Pessimo Baraja, sfiancante per come rallenta il gioco, addirittura grossolanamente impreciso in alcune aperture. Meno male che la società ha appena assestato un colpo da applausi ingaggiando Manuel Fernandes dal Benfica. Malissimo la coppia di difensori centrali: Albiol tiene in gioco Tomasson sullo 0-1, Marchena commette un fallo da pollo sul rigore dello 0-2. In generale, quasi sempre indecisi e imprecisi negli interventi (Albiol aveva anche commesso un fallo da rigore nel primo tempo, mani grosso come una casa non visto da Perez Lasa). Da schiaffi Villa, sottotono Silva.


Valencia (4-4-2): Canizares 6; Miguel 6 (dal 45’ Gavilan 5,5), Albiol 5, Marchena 5, Moretti 5,5; Joaquin 5,5, Albelda 6 (dal 68’ Sunny s.v.), Baraja 4,5, Silva 5,5; Angulo 5 (45’ Morientes 5,5), Villa 5.
In panchina: Hildebrand, Caneira, Helguera, Arizmendi.
Villarreal (4-4-2): Viera 6; Javi Venta 6,5, Fuentes 7, Cygan 6,5, Capdevila 6; Pires 5,5 (dal 68’ Cani s.v.), Senna 6,5, Josico 6,5, Cazorla 6; Tomasson 7 (dal 59’ Matias Fernandez 7), Rossi 6,5 (dal 75’ Nihat s.v.).
In panchina: Diego Lopez, Josemi, Godin, Bruno.

Gol: Tomasson 15’; Rossi, rig. 62’; Cazorla 72’.
Arbitro: Pérez Lasa. Ammoniti: Albiol per il Valencia, Rossi per il Villarreal. Espulsi: Villa (doppia ammonizione) e Joaquin per il Villarreal.

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domenica, agosto 26, 2007

PRIMA GIORNATA: ALTRE PARTITE/1.

Real Madrid-Atlético Madrid 2-1: Aguero 58'' (A); Raul 14' (R); Sneijder 79' (R).

Murcia-Zaragoza 2-1: Mejia 17' (M); Oliveira 30' (Z); Baiano 69' (M).


I problemi coi diritti televisivi ci hanno negato un derby di Madrid pieno di emozioni, almeno a sentire le cronache e a vedere gli highlights, un ininterrotto andirivieni fra le due aree. L' ha spuntata il Real, ed è un bellissimo sospiro di sollievo per Schuster. Segnalate grandi prestazioni di Sneijder, Raul, Sergio Ramos ed Aguero.

Avevamo parlato di un Murcia scorbutico, ed è subito andato di traverso al Zaragoza (strepitoso gol di Oliveira): guidato da Pablo Garcia, fa suoi i tre punti con i gol dei due nuovi acquisti Mejia e Baiano.

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PRIMA GIORNATA: Sevilla-Getafe 4-1: Pablo Hernandez (G); Jesus Navas (S); Luis Fabiano (S); Kanouté (S); Kerzhakov (S).

Non posso non iniziare senza affrontare il dramma di Puerta, attualmente in condizioni molto gravi all' ospedale. Ha avuto due arresti cardiorespiratori ieri sera, e c'è grandissima ansia e preoccupazioni per le sue condizioni, la sua giovane vita è a rischio. Non possiamo che fargli gli auguri, speriamo che l' incubo finisca.
Avevo già organizzato un resoconto sulla partita di ieri, lo trovate di seguito, ma sappiamo tutti che le cose che contano veramente in questo momento sono altre.

Si sapeva che questa non sarebbe stata una stagione semplice per un Sevilla orfano dell’ effetto-sorpresa della scorsa Liga, ma cominciare la Liga 2007-2008 sotto di un gol dopo due minuti è pure troppo: Pablo Hernandez, nuovo talento del calcio spagnolo, si presenta al grande pubblico pennellando una punizione che è una vera meraviglia. Non scomoderò certo l’ ultraterreno gol di Maradona a Tacconi nell’ ’85, ma non capita spesso di vedere esecuzioni così raffinate, col pallone che dolcemente spiove in rete vanificando l’ intervento di un Palop che quasi va a sbattere sul palo.
Sono guai seri per i padroni di casa, perché il Sevilla notoriamente basa il suo gioco non sul possesso-palla ma su transizioni rapide, e soffre da matti avversari che ripiegano nella propria metacampo spezzando continuamente il ritmo della propria azione, come fa puntualmente il Geta dopo il pronto vantaggio. Gli andalusi vedono compromessi gran parte dei loro appoggi e delle loro linee di passaggio classiche, così tentano la palla diretta verso Luis Fabiano e soprattutto Kanouté. La mancanza di Alves (in rotta con la società), inutile nasconderselo, si sente poi tantissimo: non è colpa di Hinkel, che ha le sue caratteristiche, ma il 4-4-2 di Juande perde tanto in intensità ed imprevedibilità.
Il Getafe si sente comodo in difesa, riparte con buona proprietà di palleggio e tiene sempre sul chi vive la difesa sivigliana con la rapidità di Uche e Pablo Hernandez. Si può pure dire che l’ ingiusta espulsione di Sousa (alza la mano per proteggersi il volto, mi sembra chiaro) per doppia ammonizione non alteri più di tanto questo quadro favorevole agli ospiti, ma la successiva espulsione di Cortés (un pollo: intervento non solo violento ma pure inutile su Diego Capel) al 42’ distorce completamente il senso della partita.
Impossibile per il Getafe resistere tutto il secondo tempo in 9 davanti a un Sevilla che può ora liberare senza preoccupazioni tutto il suo potenziale offensivo: Juande, che costretto dal tragico incidente di Puerta ha già improvvisato Duda terzino, toglie Dragutinovic e aggiunge Renato al centrocampo, stringendo nella sua morsa un Getafe che Laudrup rattoppa alla meglio, addirittura con un 4-4-0 quando al 65’ Uche, unica stremata punta, lascia spazio ad Alberto, un centrocampista difensivo. Già al rientro dagli spogliatoi, Jesus Navas sbuca alle spalle di un distratto Pablo Hernandez e incorna per l’ 1-1, da lì in poi si attende solo che il frutto cada maturo dall’ albero: il 2-1, sempre di testa, lo firma il cecchino Luis Fabiano, mentre il 3-1 di Kanouté e il 4-1 del subentrante Kerzhakov servono solo per le statistiche e per mettere in luce lo sfavillante sinistro di Duda.

I MIGLIORI: Sorprendente inizio stagione di Duda: quasi inutile l’ anno scorso, sta ora costruendo la sua rivincita, avviata già dalla brillante prestazione nel match di andata di Supercoppa col Real. Il suo sinistro è un’ arma impropria (tre assist uno più bello dell’ altro), e chissà che non possa avere un futuro come terzino (da esterno gli manca lo spunto nell’ uno contro, da laterale difensivo invece non deve puntare l’ uomo, deve solo sovrapporsi e sbizzarrirsi al cross), anche se in questa occasione ha chiaramente beneficiato della fortunata circostanza di un Getafe ridotto in 9 che lo ha sollevato da ogni preoccupazione difensiva.
Altro beneficiario della superiorità numerica è stato Jesus Navas, che nel secondo tempo ha avuto più campo per le sue sgroppate. E’ lui di questi tempi il trascinatore del Sevilla, alla faccia di chi lo ritiene un debole (ai fanatici andrebbe ricordato che i problemi di salute sono una questione totalmente distinta). Vivace come suo solito Capel, sempre apprezzabile la robusta concretezza di Keita (grande acquisto).
Pablo Hernandez, all’ esordio da titolare nella Liga, gioca il primo tempo come se si trovasse nel giardino di casa: primo pallone toccato ed è già capolavoro, poi una serie costante di uno contro uno e sfrontate accelerazioni che sostengono il contropiede getafense. Nel secondo tempo, spostato a sinistra con l’ uscita di Nacho, ha un nettissimo calo atletico ed evidenzia, costretto nella sua metacampo, certi comprensibili limiti difensivi: Navas ha più spazio, e lo sorprende nettamente nell’ occasione dell’ 1-1, quando Licht taglia verso il centro sul cross di Duda e Pablo Hernandez si dimentica di coprire lo spazio con la diagonale. Al di là di questo, il Valencia e la nazionale spagnola potrebbero trovare in futuro un magnifico alter-ego di Joaquin.
Eccezionale Belenguer, impeccabile nelle chiusure e nello spazzare l’ area, sempre pulito nel rilanciare l’ azione: purtroppo non può fare nulla per arginare gli inevitabili sviluppi della ripresa. Nel primo tempo lo assiste in maniera egregia Cata Diaz, che però si lascia un pochino andare nella seconda frazione (sul 3-1 si fa anticipare da Kanouté, mentre sul 2-1 stava intervenendo coi tempi giusti, ma una leggera deviazione proprio di Kanouté lo ha tagliato fuori).
I PEGGIORI: Fazio in affanno: ottimo contro l’ Aek, stavolta ha sofferto la maggiore agilità di Uche e in generale i contrattacchi rapidi del Getafe, che lo hanno costretto in alcune occasioni ad interventi rischiosi o in ritardo. Dispersivo ancora una volta Maresca, che ai buoni spunti palla al piede, l’ aspetto più visibile, accompagna troppo spesso un disordine tattico che incide negativamente sulla qualità del gioco collettivo: tende a schiacciare da subito la sua posizione su quella dei due attaccanti, e questo toglie un prezioso appoggio ai difensori che iniziano l’ azione dalle retrovie, costringendoli troppe volte al lancio lungo.


Sevilla (4-4-2): Palop 6; Hinkel 6, Fazio 5,5, Drago 6 (54'), Puerta s.v. (30'); Navas 7, Maresca 5,5, Keita 6,5, Capel 6,5; L. Fabiano 6,5, Kanouté 6,5 (71').
In panchina: De Sanctis, Mosquera, Renato 6 (54'), De Mul, Duda 7,5 (30'), Martí, Kerzhakov 6,5 (71')
Getafe (4-4-2): Pato 6; Cortés 4, Belenguer 7,5, C. Díaz 6,5, Licht 6; P. Hernández 7, Celestini 6, Sousa 5,5, Nacho 6 (46'); Kepa 6 (30'), Uche 6 (65').
In panchina: Ustari, Tena, Mario 5,5 (46'), Cotelo 5,5 (30'), Alberto s.v. (65'), Manu, Albín.

Goles: 0-1 (2'): Pablo Hernández; 1-1 (46'): Jesús Navas; 2-1 (67'): Luis Fabiano; 3-1 (69'): Kanouté; 4-1 (83'): Kerzhakov.
Árbitro: Turienzo Álvarez, Castellano-leonés. Expulsó por doble amarilla a Sousa (7' y 22') y con roja directa a Cortés (42'). Amonestó a Dragutinovic (33') y a los visitantes Abbondanzieri (28') y a Cata Díaz (45'+).
Incidencias: Sánchez Pizjuán. Antes del partido, el equipo ofreció a sus jugadores la Supercopa de España.

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sabato, agosto 25, 2007

Venti squadre al via/2.

LEVANTE (4-4-2; 4-2-3-1)

----------------------------Storari-------------------------------

Descarga------------Alvaro-------Cirillo--------------------David

-------------------Tommasi-------Viqueira-----------------------
--Pedro Leon---------------------------------------------Savio---

--------------------Riga------Arveladze---------------------------

Altri giocatori. Portieri: Cavallero, Kujovic. Difensori: Manolo, Robusté, Serrano, Rubiales. Centrocampisti: Berson, Miguel Angel, Javi Fuego, Ettien, Juanma, Courtois. Attaccanti: Riganò, Geijo.

PIU’: Abel Resino ha fatto cose egregie prendendo la squadra in corsa, e non si può dire che non abbia idee. In difesa ci sono elementi di provata affidabilità come Alvaro e David, a centrocampo giocatori di qualità come Savio e Viqueira, la scelta sugli esterni, con l’ Under 21 Pedro Leon ed il poderoso Ettien, è interessantissima.
MENO: Si intravedono non poche crepe: per quanto questi abbiano qualità, puntare ancora una volta sui giurassici (David, Alvaro, Savio, Viqueira, Tommasi e Arveldze solo nella probabile formazione titolare) può essere un rischio enorme. Se Arveladze non sfonda reti, l’ attacco rischia di essere il più debole del campionato. Se Viqueira poi non dovesse girare, la manovra tornerebbe immediatamente ai noti problemi di analfabetismo della passata stagione.
Sul piano tattico, la difesa alta e il fuorigioco volute da Abel, sono un meccanismo delicatissimo, ancora da affinare: basta lasciare due secondi per pensare al portatore di palla avversario perché venga smontata da un semplice lancio+inserimento dalle retrovie.


MALLORCA (4-4-2; 4-2-3-1)

-----------------------------Moyà----------------------------------

Héctor-----------Ballesteros------Nunes-----------------F. Navarro

-------------------Pereyra-------Ibagaza---------------------------
---Varela-------------------------------------------Jonas Gutiérrez

-----------------------Guiza-----Arango-----------------------------

Altri giocatori. Portieri: Lux. Difensori: Molinero, David Navarro, Ramis, Dorado. Centrocampisti: Basinas, Borja Valero, Tuni, Gonzalo Castro. Attaccanti: Victor, Webò, Trejo.

PIU’: Squadra già molto rodata, ben organizzata da un ottimo allenatore, capace sia di colpire di rimessa sia di assumere l’ iniziativa del gioco. La varietà e la qualità della scelta a centrocampo e sulla trequarti sono il fiore all’ occhiello. La connessione Ibagaza-Guiza può essere il passaporto per una Liga non avara di soddisfazioni.
MENO: Come per altre possibili squadre-rivelazione (tipo Getafe, Espanyol o Osasuna), i posti europei restano proibitivi con il Villarreal, l’ Atlético e il Zaragoza così rinforzate. La coppia di difensori centrali è prestante ma lenta.


MURCIA (4-4-1-1; 4-4-2)

--------------------------Notario------------------------------------

Curro Torres------Mejia-----César Arzo------------------------Peña

--------------------Richi--------Pablo Garcia------------------------
---De Lucas---------------------------------------------Regueiro---

-------------------------Ivan Alonso---------------------------------
-----------------------Fernando Baiano------------------------------

Altri giocatori. Portieri: Carini. Difensori: Pignol, Marañon, Ochoa, Cuadrado. Centrocampisti: Gallardo, Movilla, Abel, Jofre. Attaccanti: Goitom, Iñigo.

PIU’: Sarà cliente scorbutico per tutti. La società ha voluto certezze da subito, inserendo in massa giocatori di esperienza, solidità e provata affidabilità a livello di Primera (Curro Torres, Mejia, Pablo Garcia, Regueiro, il cecchino Baiano), ideali per il calcio rognoso di Lucas Alcaraz, principe dell’ ostruzionismo. Occhio a Goitom.
MENO: Manca un centrocampista centrale (la società preferirebbe un regista).


OSASUNA (4-4-2; 4-2-3-1)

------------------------------Ricardo------------------------------

Javier Flaño---------Cruchaga------Josetxo---------------Corrales

------------------------Puñal-----Héctor Font----------------------
---Juanfran--------------------------------------------------Vela---

----------------------Pandiani------Portillo------------------------

Altri giocatori. Portieri: Carini. Difensori: Izquierdo, Miguel Flaño, Igotz, Monreal. Centrocampisti: Javi Garcia, Erice, Margairaz, Plasil, Hugo Viana, Nekounam, Azpilicueta, Delporte. Attaccanti: Dady, Sola.

PIU’: Il quartetto Juanfran-Pandiani-Portillo-Vela fa venire l' acquolina in bocca.
MENO: Difesa solida e molto forte nel gioco aereo, ma anche piuttosto lenta nei due centrali.

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Venti squadre al via/1.

Ovviamente le formazioni che propongo non vanno prese per oro colato...


ALMERIA (4-2-3-1, 4-4-2; 4-3-3)

-------------------------Cobeño-----------------------------

Bruno--------Carlos Garcia------Acasiete--------------Mané

------------------Soriano--------Juanito---------------------
--Juanma Ortiz----------Corona---------------------Crusat--

-------------------------Negredo----------------------------

Altri giocatori. Portieri: Diego Alves. Difensori: Lopez Rekarte, Pulido, Domingo Cisma. Centrocampisti: Cabrera, Juanma Ortiz, Felipe Melo, Julio dos Santos, Vidangossy. Attaccanti: Kalu Uche, Natalio.

PIU’: Tanto entusiasmo, in panchina un enfant prodige come Unai Emery (classe ’71!), un calcio propositivo, frizzante e con buone scorta di qualità (Felipe Melo, Corona, Julio Dos Santos, Vidangossy) e rapidità (il nano supersonico Crusat, Kalu Uche e il promettente Natalio) dal centrocampo in su.
MENO: La difesa potrebbe accusare qualche colpo, l’ attacco dipende troppo dal nuovo arrivato Negredo: se i gol non li mette lui, difficlmente li può mettere il suo sostituto Michel, classico giocatore di categoria (inferiore). La società doveva tutelarsi con un altro centravanti.


ATHLETIC BILBAO (4-4-1-1; 4-4-2)

-----------------------Iraizoz-------------------------------

Iraola--------Aitor Ocio-------Amorebieta--------Del Horno

----------------Javi Martinez------Orbaiz-------------------
--Etxeberria-----------------------------------David Lopez--

--------------------------Yeste-------------------------------
-------------------------Aduriz-------------------------------

Altri giocatori. Portieri: Aranzubia. Difensori: Exposito, Ustaritz, Luis Prieto, Koikili, Casas. Centrocampisti: Muñoz, Tiko, Murillo, David Cuéllar, Susaeta, Gabilondo, Garmendia. Attaccanti: Llorente, Velez.

PIU’: Caparros è come un’ assicurazione sulla vita, e la sua visione del calcio coincide con quella storica del club. Col rientro di Orbaiz un centrocampo solido e completo, il reparto di maggiori garanzie della squadra.
MENO: Non bisogna illudersi, la qualità globale non è eccelsa, l’ obiettivo deve essere solo e soltanto quello della sopravvivenza. Ai pregi storici del calcio di Caparros (solidità difensiva, organizzazione ed aggressività esasperata) si accompagnano altrettanto consolidati limiti (le sue squadre solitamente si trovano a disagio se costrette a fare la partita).


ATLETICO MADRID (4-4-2; 4-4-1-1)

------------------------Leo Franco---------------------------

Seitaridis-----------Pablo-------Perea-----------------Pernia

----------------Raul Garcia------Maniche--------------------
--Maxi Rodriguez------------------------------------Simao--

-------------------Forlan--------Aguero---------------------

Altri giocatori. Portieri: Abbiati. Difensori: Valera, Zé Castro, Fabiano Eller, Antonio Lopez. Centrocampisti: Motta, Cléber Santana, Jurado, Reyes. Attaccanti: Mista, Luis Garcia.

PIU’: Gli esterni, uno dei punti deboli l’ anno scorso, sono ora stracoperti da giocatori di caratura indiscussa. La coppia Forlan-Aguero promette scintilla, è in generale una squadra dal potenziale offensivo intimidatorio. Aver confermato Aguirre darà i suoi vantaggi.
MENO: Se gli esterni son stati rinforzati in pompa magna, qualche dubbio permane sul centro del campo, la cui parte creativa dipende tantissimo da un Raul Garcia talentuoso ma forse non ancora pienamente maturo. Luccin non ha mai convinto fino in fondo, Maniche invertirà la tendenza? Vanno poi eliminate certe distrazioni difensive.


BARCELONA (4-3-3)

----------------------------Valdes------------------------------

Zambrotta-----------Puyol-------G. Milito---------------Abidal

--------------------------Yaya Touré---------------------------
--------------------Xavi------------Iniesta---------------------

---Messi-------------------Eto’o-----------------Ronaldinho---

Altri giocatori. Portieri: Jorquera. Difensori: Oleguer, Thuram, Marquez, Sylvinho. Centrocampisti: Edmilson, Deco, Motta, Marc Crosas. Attaccanti: Henry, Giovani dos Santos, Bojan Krkic, Gudjohnsen.

PIU’: Una qualità spaventosa, probabilmente irresistibile nell’ arco di trentotto partite.
MENO: Saprà Rijkaard gestire tanta abbondanza? Sul piano tecnico, la squadra soffre sui calci piazzati, e la spinta dei terzini potrebbe rivelarsi insufficiente.


BETIS (4-4-2)

--------------------------Ricardo-------------------------------

Ilic----------------Juanito-------Nano---------------------Babic

Odonkor---------Rivera-------Somoza-----------Mark Gonzalez

-------------------Pavone-------Sobis--------------------------

Altri giocatori. Portieri: Doblas. Isidoro, Melli, Rivas, Lima, Fernando Vega. Centrocampisti: Damià, Juande, Arzu, Capi, Caffa, Xisco, Edu. Attaccanti: Fernando, José Mari.

PIU’: La squadra nel precampionato è piaciuta: sembra che Cuper stia dando quei punti di riferimento di cui il Betis aveva tanto bisogno. Come da tradizione del tecnico argentino, squadra che ripiega ordinatamente, due linee, difesa e centrocampo, folte e ravvicinate, ripartenze ad altissima velocità con due specialisti come Odonkor e Mark Gonzalez, formidabili nel gioco di rimessa.
MENO: In attacco molto, forse troppo dipenderà dai gol di un Pavone visto ancora un po’ bloccato e spaesato nelle prime uscite stagionali. Le riserve per l' attacco sono la mezzapunta Fernando ed Edu e la seconda punta José Mari, mai stata prolifica in carriera (oltre che tutta da verificare sul piano del rendimento). Sul piano difensivo non mi convincono né Babic né Nano (e infatti penso che il posto accanto a Juanito diventerà di Melli).


DEPORTIVO (4-4-1-1; 4-4-2)

-------------------------Aouate------------------------------------

Barragan----------Lopo------Coloccini---------------Manuel Pablo

-------------------Sergio-----De Guzman-------------------------
--Lafita-------------------------------------------------Guardado-

--------------------------Riki--------------------------------------
----------------------Adrian Lopez--------------------------------

Altri giocatori. Portieri: Munua. Difensori: Pablo Amo, Aythami, Filipe. Centrocampisti: Pablo Alvarez, Juan Rodriguez, Verdù, Valeron, Cristian. Attaccanti: Bodipo, Taborda.

PIU’: Un tecnico pratico ed esperto come Lotina (anche se non sono un suo grande fan), una coppia di difensori centrali solida (anche se molto lenta), talenti ansiosi di rivincità come Riki o di mettersi in mostra come Barragan, Verdù e Lafita. Guardado e Adrian potenziali gioielli.
MENO: I tempi del SuperDepor son sempre più remoti, e questo dovrebbe comprenderlo chi ha schifato tanto Caparros. Il terzino sinistro è un ruolo ancora semi-scoperto (Filipe non ha tante chance, e al momento ha giocato soprattutto un Manuel Pablo logoro e fuori ruolo); il centrocampo, con De Guzman-Sergio, rischia di accusare una certa inconsistenza in zona centrale; in attacco o esplode Adrian o saranno guai serissimi, le alternative lasciano molto a desiderare.


ESPANYOL (4-4-1-1; 4-2-3-1)

-------------------------Kameni-----------------------------------

Zabaleta----------Torrejon-----Jarque---------Clemente Rodriguez

--Rufete----------Moisés------De la Peña------------------Riera--

------------------------Luis Garcia--------------------------------
--------------------------Tamudo---------------------------------

Altri giocatori. Portieri: Lafuente. Difensori: Chica, Lacruz, Serran, David Garcia. Centrocampisti: Smiljanic, Angel, Jonatas, Moha. Attaccanti: Coro, Valdo, Jonathan Soriano.

PIU’: Meccanismi collaudati: talento ed organizzazione, un allenatore valido e ambizioso. Triangle Magic, basta la parola (e se poi Jonatas…).
MENO: La rosa è equlibratissima, manca solo il Pandiani della situazione come rincalzo in attacco, qualcosa di meglio si potrebbe trovare anche alle spalle della coppia Torrejon-Jarque.


GETAFE (4-4-2; 4-4-1-1; 4-1-4-1)

--------------------------Abbondanzieri------------------------------

Contra----------------Belenguer------Diaz-----------------------Licht

-----------------------Celestini------Casquero------------------------
--Pablo Hernandez--------------------------------------------Nacho--

--------------------------Kepa------Uche-----------------------------

Altri giocatori. Portieri: Ustari, Luis Garcia. Difensori: David Cortés, Mario, Tena, Rafa, Signorino. Centrocampisti: Cotelo, Pallardò, De la Red, Alberto, Granero, Sousa, Redondo, Juanfran. Attaccanti: Manu Del Moral, Albin, Braulio.

PIU’: Potenziale rivelazione sia della Liga che della Coppa Uefa: ambiente ideale, un tecnico emergente come Laudrup con un idea di calcio intrigante e dal buon rapporto coi giocatori, un organico che sul piano offensivo sembra aver fatto un salto di qualità nettissimo rispetto alle stagioni passate, con un bomber affidabile come Kepa, un talento sensazionale come Uche ed un Albin in rampa di lancio.
MENO: Come reggerà il doppio impegno?

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Pronostico.

Inizia la Liga e anche quest' anno mi sbilancio con un pronostico. Tenete conto che alcune squadre non hanno ancora concluso il mercato, che potrebbe ancora modificare certe situazioni (soprattutto quelle di Valencia, Racing e Recreativo).

Bando alle ciance, ecco la classifica finale:

1) Barça-Campione di Spagna
2) Real Madrid-in Champions
3) Valencia-ai preliminari di Champions
4) Sevilla-ai preliminari di Champions
5) Atlético Madrid- in UEFA
6) Villarreal-in Uefa
7) Zaragoza-Intertoto
8) Getafe
9) Espanyol
10) Mallorca
11) Betis
12) Osasuna
13) Murcia
14) Athletic Bilbao
15) Almeria
16) Valladolid
17) Deportivo
18) Recreativo-in Segunda
19) Levante-in Segunda
20) Racing-in Segunda

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La nuova Liga/6: Valencia/Quique si gioca tutto.

Il presidente Soler ha deciso: Quique Sanchez Flores dentro, Carboni fuori. Il tecnico valenciano, dopo un confronto prolungato e dai toni aspri con l’ italiano, accentra il potere in una stagione che sarà la sua prova del nove. Se nella scorsa stagione ha potuto nascondersi dietro l’ alibi dei tanti infortunati e se l’ appoggio di gran parte della stampa locale rappresenta sempre un bel vantaggio, quest’ anno non ci saranno scuse. Dispone della rosa probabilmente migliore della Liga dopo quella del Barça (in ogni caso è molto più rodata e definita nel suo assetto rispetto a quella del Real Madrid), una “plantilla” completa in tutti i reparti, esperta ma anche irrorata di tanto talento giovane, con una concentrazione di talento offensivo forse mai verificatasi in tutta la storia del Valencia Club de Futbol, sicuramente superiore anche rispetto al mitico equipo de laboratorio di Rafa Benitez.
Un sistema di gioco, consolidatosi sin dall’ epoca di Cuper, che ormai fa parte del DNA di questo club, l’ organizzazione difensiva migliore di tutta la Spagna e una scelta di uomini che in teoria permette di giocare con la massima efficacia in tutti i modi possibili, agendo di rimessa o controllando il possesso-palla e aggirando l’ avversario sugli esterni, dove il Valencia dispone delle individualità migliori del campionato.

Questo discorso però ancora vale solo in teoria, è bene sottolinearlo, perché l’ anno scorso il punto debole del Valencia, mortifero in contropiede e molto a suo agio contro avversarie di pari grado, è stato proprio la disarmante mancanza di idee quando si è trovato ad attaccare difese schierate. C’ entravano anche le assenze di Baraja ed Edu che obbligavano a schierare coppie di centrocampo di meri interdittori con Albelda, Marchena (questo un po’ più bravo a giocare il pallone) ed Albiol, ma c’ entra soprattutto la filosofia di gioco di Quique, non solo avara nei confronti dello spettatore, ma anche contraria alla natura dei suoi talenti offensivi ed, alla lunga, scarsamente efficace in un torneo di 38 gare dove le squadre disposte a concederti il contropiede son sempre molte meno rispetto a quelle che tengono prima di tutto alla sopravvivenza.
Ed è stato lo stesso tecnico valenciano, in una per lui rarissima uscita autocritica, ad ammettere questo neo in un’ intervista al Pais: “con le grandi squadre è più facile giocare… le altre invece sanno quanto siamo pericolosi in contropiede, per questo ripiegano e ci concedono il possesso-palla… è un aspetto sul quale dobbiamo migliorare molto rispetto all’ anno scorso”. Un Valencia che occupi più stabilmente la metacampo altrui, dalle soluzioni più varie ed elaborate e cui il pallone non scotti tra i piedi, che permetta ai Silva, Villa, Joaquin e Vicente di agire più tempo possibile nelle condizioni e nelle zone di campo da loro predilette: da qui dipenderà il salto di qualità di questa squadra. Insospettito da queste promesse, ho avuto modo di vedere l’ andata del preliminare di Champions con l’ Elfsborg, e devo dire che le prime impressioni paiono incoraggianti: al di là dell’ infimo valore dell’ avversario, un Valencia con la mentalità e i ritmi giusti, dominatore assoluto del possesso-palla, fluido, imprevedibile e veloce nelle sue iniziative, con costanti sovrapposizioni dei terzini e illeggibili scambi a terra fra Vicente, Silva e Villa, sempre pronti a scambiarsi la posizione e indifferentemente servire l’ assist o andare alla conclusione in prima persona. Che dire, speriamo non sia soltanto un miraggio estivo…

Intanto, il mercato (affidato al nuovo direttore sportivo Miguel Angel Ruiz, questo sì in sintonia con Quique) non è stato certo dei più riusciti, nonostante la rosa fosse già molto ben fornita: oltre ad Alexis, Hildebrand, Helguera, Sunny e Mata, l’ incomprensibile acquisto di Arizmendi, quello un po’ troppo costoso (18 milioni) di Zigic, ma soprattutto l’ ancora fantomatico “mediocentro creativo”, la grande telenovela dell’ estate. E’ questa l’ unica vera pecca dell’ organico valenciano, ed è qui che i dirigenti stanno facendo la peggior figura: le voci si susseguono da due mesi buoni: prima Sneijder, inviso a Quique e finito successivamente al Real, poi Lucho Gonzalez, troppo costoso, poi ancora Kallstrom, incedibile dal Lione, poi addirittura Van Der Vaart, fuori ruolo e in ogni caso non negoziabile da un indispettito Amburgo, infine ora un ritorno alla disperata su Lucho Gonzalez, destinato a sicuro insuccesso.
La situazione resta delicata: va bene Baraja, quando gira non si discute, ma ci sono dubbi tanto sulla sua continuità di rendimento (non più quella dei tempi d’ oro) quanto sulla sua condizione fisica, spesso compromessa dagli infortuni. Di “Mr. Sfortuna” Edu non ne parliamo nemmeno, quindi il rischio è che al minimo contrattempo del “Pipo”, il Valencia possa essere costretto a riproporre una mediana di soli interdittori: Albelda-Sunny, Albelda-Marchena, Albelda-Albiol… cambiando l’ ordine dei fattori, il risultato non cambia.

Formazione tipo (4-2-3-1): Canizares; Miguel, Albiol (Helguera), Marchena (Alexis), Moretti; Albelda, Baraja; Joaquin, Silva, Vicente; Villa. Alternativa: 4-4-2 con Morientes o Zigic accanto a Villa e Silva esterno sinistro (dipende dalle condizioni di Vicente).


DIFESA

Ballottaggio in porta: la società spera che Hildebrand, protagonista dello Stoccarda campione di Germania (buon portiere, affidabile, ma secondo me inferiore per talento puro ad alcuni suoi connazionali), possa stimolare un Canizares che, quando si rilassa eccessivamente, rovina certi prodigi fra i pali con rovinose distrazioni e pessime letture, soprattutto sulle uscite che sono il suo vero Tallone d’ Achille.
Al centro della difesa, due delle maggiori promesse spagnole, Albiol e il neo-acquisto Alexis. Temendo certe controindicazioni dell’ inesperienza, la società si è comunque tutelata dopo la partenza di Ayala, ingaggiando Helguera, ripudiato dal Real Madrid dopo una stagione in cui si è disimpegnato sicuramente meglio del più reclamizzato Cannavaro: Helguera, che soffre molto se costretto al recupero in velocità, apporta oltre all’ esperienza buon senso tattico, gioco aereo e notevole capacità di impostare l’ azione dalla retrovie, da ex-centrocampista che si rispetti.
Alexis ha grossissime potenzialità, ma non si sa se possa ancora assicurare una continuità di rendimento ottimale: eccezionale girone d’ andata l’ anno scorso al Getafe, calo netto nel ritorno con il contorno di una serata da dimenticare come quella del Camp Nou in Copa del Rey. Per questo, l’ intenzione di Quique pare un inserimento più graduale: contro l’ Elfsborg Albiol (ormai una certezza, anche se andrà verificato separato da Ayala) è stato accompagnato da Marchena, tornato disponibile principalmente da difensore dopo la sorprendente parentesi dell’ anno scorso da centrocampista: Marchena soffre giocatori agili e rapidi, ma ha forza, personalità e tempismo da vendere, oltre ad essere l’ elemento che meglio di tutti sa avviare l’ azione dalla difesa, con discreta proprietà di palleggio e visione di gioco.
Miguel e Moretti saldi al loro posto: il primo spera che finalmente questa auspicata evoluzione del gioco valenciano possa valorizzarne meglio la naturale propensione offensiva, il secondo rimane a disposizione di ordini, come da copione di giocatore tatticamente diligentissimo, non poco insipido quando spinge ma concentrato ed efficace nei movimenti difensivi (valido anche da centrale, sicuro nel gioco aereo) e con i tempi giusti nelle sovrapposizioni.
Mentre il rientrante Caneira, tecnicamente modesto ma grintoso e rapido (in definitiva, meglio da terzino che da centrale come qualche anno fa), farà da silenzioso rincalzo a Miguel, Moretti ha una patata bollente alle spalle: Del Horno, uno degli esempi più lampanti dell’ irrazionalità del calcio attuale.
Il Valencia la scorsa estate effettuò su di lui, giocatore infortunato, un bell’ investimento: al rientro dall’ infortunio, Quique lo impiega in un paio di partite senza infamia e senza lode, poi lo ricaccia in panchina senza colpo ferire. Quest’ estate poi, durante il ritiro, risulta che Del Horno faccia parte della lista dei “descartes” del Valencia, quelli che si allenano a parte perché aspettano solo di essere venduti. Dopo un paio di settimane però Quique ci ripensa, e reintegra Del Horno con la prima squadra, senza però esagerate prospettive di titolarità, chè le voci di un ritorno all’ Athletic Bilbao (di difficile attuazione per via dell’ alto ingaggio del giocatore) tuttora non cessano. Detto dell’ insondabilità dei motivi di un comportamento così lunatico da parte del tecnico, va constatato con estremo rammarico come si stia bruciando il miglior talento di Spagna nel ruolo di terzino sinistro oltrechè uno dei migliori a livello europeo. E pensare che una coppia di terzini Miguel-Del Horno non è roba di tutti i giorni…


CENTROCAMPO

Albelda-Baraja qualche anno fa era una società straordinariamente proficua, ora gli anni passano anche per loro. Il Valencia la stagione scorsa ha risentito parecchio l’ assenza per infortunio di Albelda negli ultimi mesi del 2006, ma poi il capitano ha avuto un finale di stagione abbastanza stentato, addirittura un po’ in ombra rispetto allo smagliante Marchena centrocampista. Resta comunque, ovviamente, colonna imprescindibile per gli equilibri tattici della squadra, enorme sradicatore di palloni.
Baraja, allo stato attuale del mercato, sarà l’ elemento-chiave della stagione valenciana, e questo può essere un rischio, data la sua insostituibilità (su Edu, dopo due infortuni gravissimi al ginocchio, non si possono proprio fare piani di sorta) e date anche la fragilità fisica e una continuità di rendimento smarrita già da un paio di anni. E’ indubbiamente nella fase discendente della sua carriera, ha perso l’ inserimento devastante dei tempi migliori, ma nelle serate giuste sa ancora assicurare quelle geometrie che fanno girare la squadra, perfette sventagliate ad azionare gli esterni, ma anche ottime rasoiate per la profondità di Villa. Si può ancora contare su di lui (molto brillante in questa pretemporada), ma tenendo sempre pronta quell’ alternativa di garanzia che deve ASSOLUTAMENTE arrivare in questi ultimi giorni di mercato.
Alle loro spalle affinerà il suo grande talento Sunny (già analizzato dettagliatamente in questo post sulla Spagna Under 20), secondo me titolare già designato della Spagna al Mondiale del 2010. Saggia la decisione della società di non darlo in prestito, il ragazzo è già pronto per il calcio di massima divisione. La polivalenza di Marchena permette un’ altra valida opzione per il ruolo di centrocampista difensivo, mentre le fasce saranno anche quest’ anno il fiore all’ occhiello della squadra, e si spera in un Valencia che le solleciti con maggior frequenza.
Vicente, come Baraja, sarà pedina-chiave: le poche belle partite del Valencia l’ anno scorso (mi vengono in mente le vittorie casalinghe con Atlético ed Espanyol) sono venute proprio quando c’era lui a spianare la fascia sinistra. La cosa che fa più rabbia è che questo giocatore ha passato gli ultimi tre anni in ombra per pura sfortuna: l’ ultimo anno in cui ha giocato con continuità è stato protagonista determinante di una stagione, la 2003-2004, che aveva riservato Liga e Coppa Uefa, e resta il meglio in Europa nel ruolo, verticale, concreto e incisivo come nessuno.
Purtroppo però questi maledetti infortuni muscolari giungono puntuali ogni volta che comincia ad ingranare, una vera maledizione. Aveva pure svolto una preparazione apposita ed accurata per scongiurare il ripetersi di questi problemi, ma dopo la grande prestazione con l’ Elfsborg l’ ennesimo contrattempo lo ha allontanato dagli allenamenti e costretto a dare forfait per la prima di domenica sera col Villarreal.
Vicente è imprescindibile per dare profondità sulla sinistra (anche perché in sua assenza viene adattato un trequartista di ruolo come Silva, altro passo altri movimenti), ma chissà che la dipendenza non possa attenuarsi con l’ eventuale esplosione di Jaime Gavilan, altro talento dei tanti martoriati da infortuni nel Valencia della passata stagione: classica ala dal gioco diretto e dallo spunto esplosivo, avrebbe tutte le caratteristiche per supplire ai tormenti di Vicentin. Chi non ha invece caratteristiche da esterno ma chiaramente da seconda punta (nonostante Quique nelle amichevoli lo abbia impiegato soprattutto da esterno sinistro) è Mata, l’ ultimo arrivato della pregiata collezione di mancini del Valencia, destinato però a un prestito ad un altro di club di Primera, la soluzione più giusta per un grande talento che si trova chiuso e che ha bisogno di minuti come del pane.
Cambiando fascia, la notizia più bella è che Joaquin a Valencia si trova finalmente a casa. E’ un ricordo ormai lontano lo straniero dei primi mesi della passata stagione (uno che da idolo stracoccolato della metà verdiblanca di Siviglia si trova ad essere uno dei tanti in una grande squadra accusa uno spaesamento quasi simile a quello di uno che cambia nazione), dal girone di ritorno Joaquin ha cambiato marcia e ritrovato la spensieratezza che tanto affascina nel suo gioco. In grande spolvero in quest’ inizio stagione, eccezionale con l’ Elfsborg e protagonista anche nell’ amichevole della Seleccion in Grecia. Joaquin che torna Joaquin vuol dire anche Angulo che torna Angulo, cioè dodicesimo uomo utile sia per dare più sacrificio sulla fascia destra sia come attaccante di movimento. Dodicesimo uomo però, sia ben chiaro, nulla di più.
Chi spera vivamente in un ritorno in pianta stabile di Vicente è anche Silva, dato che ciò lo libererebbe nella sua posizione preferita, quella di trequartista. Ragazzi, qui siamo nel territorio della classe pura: ciò che mi esalta maggiormente di questo piccolo genio mancino non è tanto la tecnica squisita, il sinistro morbido o il dribbling stretto, ma la sua capacità in senso lato di dare sempre una via d’ uscita limpida all’ azione.
Quando lui entra in contatto col pallone il discorso progredisce, ho visto pochi trequartisti con la sua capacità di intendere e favorire il gioco di squadra: mai un tocco di troppo, si offre e si associa ai compagni, scambia, segue l’ azione e si fa trovare sempre al posto giusto per rifinirla o concluderla, soprattutto fra le linee (interessante anche quando parte dalla fascia destra per tagliare nel mezzo). Lui è il tipico fuoriclasse da spazi stretti che fa capire quanto potenziale Quique sprechi votando i suoi alla religione del contropiede (non parliamo poi quando Silva, con impeccabile dedizione, si trova costretto a retrocedere fin quasi sulla sua area di rigore per aiutare il terzino…).


ATTACCO

Villa maravilla: l’ asturiano è uno di quegli assi, alla Henry per intenderci, cui sta strettissima la semplice, volgare definizione di “bomber”. Villa è l’ attacco del Valencia, punto: costruisce in prima persona le azioni che poi finalizza, sforna assist, crea spazi coi suoi classici tagli dal centro verso l’ esterno (micidiale quando ha a disposizione l’ uno contro partendo dalla sinistra), è una minaccia in contropiede… Può giocare sia seconda punta accanto a un Morientes o un Zigic, sia unico attaccante, anche se in questo caso le sue caratteristiche, l’ opposto di quelle di un ariete, necessitano di costanti inserimenti che dal centrocampo occupino tutti quegli spazi che la sua mobilità lascia a centro area.
Il partner, in caso di Valencia a due punte, può essere la vecchia pellaccia del Morientes oppure il nuovo acquisto Zigic, che aggiunge alternative tattiche preziosissime. Morientes è maestro nell’ incornare i cross dalle fasce, mentre i due metri e due di Zigic possono funzionare anche come torre per i lanci dalle retrovie, scorciatoia invidiabile nel caso di una prevedibile difficoltà di manovra a centrocampo. In ogni caso, non un giocatore da contropiede…
Infine, il mistero Arizmendi: 7 milioni per lui, in Spagna lo chiamerebbero “paquete”, noi lo chiamiamo “pacco”… Emblematiche le dichiarazioni di Quique che annuncia come suo compito quello di insegnargli a controllare il pallone… Davvero, investimento inspiegabile per un giocatore che al massimo potrebbe essere un vice-Angulo fra l’ attacco e la fascia destra, sempre che non giunga una cessione in prestito.


PROSPETTIVE

Potrebbe essere la più seria concorrente del Barça se solo riuscisse ad assolvere alle seguenti condizioni:
-salto di qualità sul piano del gioco;
-soluzione urgente (prima della chiusura del mercato il 31 agosto) e brillante del problema dell’ alternativa di Baraja a centrocampo;
-salute immacolata di Baraja e Vicente, elementi-chiave nell’ auspicato salto di qualità di cui sopra.
Non sarebbe affatto male anche se lo spogliatoio riuscisse ad evitare certe tensioni controproducenti che periodicamente filtrano sulla stampa. I giocatori avevano appoggiato Quique nello scontro con Carboni, ma ora pare tirare una brutta aria fra questi e il tecnico, accusato di eccessiva rigidità e protagonista già di un plateale lite in allenamento con Baraja, che gli ha rimproverato di averlo spremuto troppo nelle amichevoli precampionato.
Invece in Champions, competizione che si adatta magnificamente alle sue caratteristiche di squadra difficile da battere prima ancora che facile alla vittoria, il Valencia può arrivare molto in fondo.

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giovedì, agosto 23, 2007

Nuove importanti.

Come gli ubriachi bevono per dimenticare, il Real Madrid compra, eccome se compra: in una sera, tutti in un colpo, Heinze dal Manchester e, sissignori, Robben dal Chelsea. A parte l' ironia, due acquisti con un loro senso: Robben, costato la bellezza di 36 milioncini, è l' extremo tanto richiesto da Schuster per la fascia sinistra (e così si potrà sfruttare anche meglio la polivalenza di Drenthe, senza correre il rischio di bruciarlo), e la sua capacità naturale di arrivare sul fondo può dare finalmente l' ampiezza e la profondità necessarie su quella corsia, senza doversi più affidare in toto alle costanti diagonali verso il centro di un destro naturale come Robinho.
Inoltre, avere un' ala pura a sinistra come l' olandese permette di non accusare più di tanto la propensione decisamente più difensiva di Heinze, che da terzino sinistro accompagna l' azione con buona proprietà di palleggio ma il più delle volte arresta la sua azione offensiva appena giunto sulla trequarti, limitandosi o al cross diretto verso l' area oppure all' appoggio verso il compagno più vicino. L' arrivo, per 12 milioni di euro, del nazionale argentino, sistema decentemente la rosa del Real Madrid nella posizione di terzino sinistro, ora coperta da Torres e da Heinze, giocatore d' esperienza che potrebbe anche favorire una possibile cessione in prestito di Marcelo. Devo comunque aggiungere che personalmente preferisco di gran lunga l' Heinze centrale all' Heinze terzino: sulla fascia è un elemento affidabile, al centro è, se gioca con continuità, un elemento di livello mondiale: le prestazioni migliori che mi ricordi le effettuò sulla sinistra della difesa a 3 dell' Argentina di Bielsa arrivata seconda nella Copa America 2004 e medaglia d' oro nelle Olimpiadi di Atene: marcatore implacabile, grinta e tempismo fenomenale.
Al Manchester ha giocato quasi sempre da terzino: molto positivo nella sua stagione d' esordio, 2004-2005, fregato invece da un grave infortunio, nella gara di Champions in casa del Villarreal, all' inizio della stagione successiva, ha poi perso il posto sia a sinistra che al centro con il consolidamento di Evra e Vidic. Autore di un mediocre Mondiale sul centro-sinistra della difesa a 4 di Pekerman, l' ultima stagione inglese ha riservato per lui apparizioni sporadiche e spesso insoddisfacenti, a conferma del fatto che si tratta sì di un giocatore di livello indiscusso, ma che deve ritrovare la continuità giusta.
Tornando a Robben, non si possono discutere nemmeno le qualità che ne fanno insieme a Vicente l' ala sinistra sulla carta più forte del panorama europeo, ma a queste accompagna un' allarmante propensione all' infortunio (altro punto in comune con Vicente...), una certa discontinuità e la tendenza, criticatissima in Inghilterra, a defilarsi dalla contesa quando l' atmosfera si surriscalda. Ah, poi è un simulatore da primato, ma questo, ahimè, è un aspetto ben più tollerato in Spagna rispetto all' Inghilterra...

Se in una sera il Real Madrid ha sistemato la sua fascia sinistra, nella stessa sera ha smontato una buona parte della corsia opposta. Cicinho alla Roma per 8 milioni, era nell' aria ma io mi aggrappavo fino all' ultimo alla mia logica.
Mi chiedevo, e continuo a chiedermi: come si fa a cedere l' unico giocatore DI RUOLO con propensione offensiva (e grande qualità) sulla fascia destra? Come si fa a sbarazzarsi come un ferro vecchio di un giocatore che non ha mai avuto una chance seria in questo club? Questo consumatosi stasera è uno degli esempi più emblematici della vergognosa politica di mercato del Real Madrid, secondo soltanto alla storica cessione di Makelele "che tanto ci abbiamo lo Spice Boy, noi..."
Potevo anche capire Capello, che vedeva come la peste gli entusiasmi offensivi di Cicinho, ma Schuster, che tanto sbandiera il suo molto presunto tikitakajogobonito, proprio no... Ora come ora il Real Madrid è una squadra asimmetrica, fornitissima da un lato, praticamente monca dall' altro: a destra, Sergio Ramos attacca più che altro andando a fare ammucchiata in area di rigore, perchè quando si propone lo fa più che altro portando palla disordinatamente, avendo sì i polmoni ma non i piedi nè l' intelligenza tattica per dare ampiezza, profondità e qualità all' azione offensiva; Salgado è finito; Torres è più che altro difensivo, e questo senza un esterno-ala di quelli seri (ciò che non sono nè Higuain nè Raul nè Robinho, fuori ruolo, e neppure Balboa, acerbo e non all' altezza) limita tantissimo le opzioni offensive. Insomma, o rapiscono un Quaresma, oppure vedo il solito caos madridista, stavolta però senza il Barça-Babbo Natale e senza gli eroismi dell' ultimo minuto.

Ma ci sono nuove anche da Barcellona: Belletti fa le valige e, per 5 milioni, va al Chelsea. Non mi sembra un' operazione molto logica dal punto di vista tecnico, visto che sulla destra l' unica alternativa a Zambrotta resta un non esaltante Oleguer, però va anche detto che il Barça ha bisogno di incassare qualcosa dopo le spese pazze di quest' estate, e viste le difficoltà a piazzare Motta, Gudjohnsen (la cessione potenzialmente più remunerativa) ed Ezquerro, si è optato per Belletti, peraltro ormai da tempo poco stimato da Rijkaard.
Ma l' aspetto più importante dell' operazione-Belletti è che chiude, cosa paradossale solo qualche giorno fa, ogni possibilità per Alves al Chelsea. Per il brasiliano rimane così solo il Real Madrid: Del Nido fa il duro, se ne parla solo sui 4o milioni (!!!), e questo mi fa pensare che alla fine il giocatore rimarrà ancora un altro anno a Siviglia, prospettiva sicuramente più accettabile nel caso gli andalusi conquistassero l' irrinunciabile qualificazione alla fase finale di Champions.

Ah, pure la Spagna ha giocato la sua amichevole inutile di Agosto: 2-3, vittoria in Grecia su un campo immondo. Andata due volte in svantaggio sui gol di Gekas e Katsouranis, le Furie Rosse hanno rimontato coi gol di Marchena e la doppietta di uno stupendo Silva. Segnalata una grande prestazione anche di Joaquin, in un momento di forma eccellente, semplicemente devastante nell' andata del preliminare di Champions con l' Elfsborg.
Questa la formazione schierata stasera dal vecchio. (4-4-2): Reina; Angel, Juanito, Marchena, Pernia; Joaquin (dall' 80' Cesc), Albelda (dal 64' Xabi Alonso), Xavi (dal 69' Luis Garcia), Silva; Torres (dal 45' Iniesta), Villa (dal 75'Angulo).

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martedì, agosto 21, 2007

Adottatelo!

La nuova Liga/5: Athletic Bilbao/Un leone di nome Joaquin.

L’ ambiente dell’ Athletic necessitava di una scossa, qualcosa che permettesse ai suoi tifosi di ritrovare le caratteristiche e la mentalità storica del club, l’ identità e l’ autostima che ne hanno fatto uno dei pochi mai retrocessi in Segunda, nonostante e anzi forse proprio grazie a una politica autarchica unica nel calcio mondiale.
Dopo due stagioni da incubo vissute sul filo della retrocessione, e dopo che la Catedral ha visto seriamente danneggiata da ripetute profanazioni quell’ aura intimidatoria che ne accresceva il fascino, la nuova dirigenza, nella persona del neo-eletto presidente Fernando Garcia Macua, ha individuato in Joaquin Caparros l’ uomo che possa incarnare questa tanto agognata Restaurazione. Ebbene, sulla carta nessuno più di Caparros, andaluso doc, sembra indicato per il compito: specialista nel valorizzare organici di qualità tutt’ altro che eccelsa, entusiasta scopritore di giovani (Reyes, Sergio Ramos, Jesus Navas, Puerta, persino Diego Capel: li ha tutti lanciati lui), lavoratore maniacale e predicatore di un calcio dalla fortissima impronta agonistica (pure troppo: il suo Sevilla non di rado passava il limite), l’ ideale per tornare ad incendiare un San Mames col quale si sta già instaurando la sintonia giusta. Sul piano non emozionale, ma tattico, il raffinatissimo difensivismo di Caparros viene poi perfettamente incontro alle esigenze di una squadra l’ anno scorso meno bucherellata del solo, desolante, Nàstic.
Nessuno pensa ovviamente di lottare per la Champions, ma dovrebbe essere finalmente scongiurato il rischio delle false partenze accusate sotto gli inesperti Mendillibar e Sarriugarte. Anche gli acquisti poi, pur non sollevando alcun clamore, infoltiscono e completano la rosa in misura accettabile, a parte la perdurante assenza di un terzino sinistro e di un sostituto di Urzaiz in attacco: Aitor Ocio e David Lopez gli innesti-chiave, Iraizoz, Munoz e David Cuéllar elementi affidabili. Eccellente inoltre essersi liberati di Lafuente, finito all’ Espanyol, e Sarriegi, espatriato al Panathinaikos.

Le squadre di Caparros son state sempre decisamente più reattive che propositive (anche per questo pare un tecnico molto più adatto per ottimizzare il rendimento di squadre piccole o reduci da vicende economiche o tecniche tormentate, come è stato per Sevilla e Deportivo). Che utilizzi un 4-4-2 classico o un 4-4-1-1, fondamentale resta il lavoro delle due linee da 4 di difesa e centrocampo, impegnate a soffocare ogni sforzo creativo avversario. Lo spazio sulla trequarti fra la mediana e la retroguardia deve diventare ingovernabile, una specie di quartiere malfamato dal quale girino al largo trequartisti e inventori vari (un esempio della scorsa stagione al Depor è la grande vittoria al Riazor sul Villarreal, con Riquelme isolato dal primo al novantesimo minuto).
La parola d’ ordine del calcio di Caparros è una sola: intensità. Il tecnico utrerano è un martello, esige totale dedizione e disciplina da parte dei suoi giocatori. Tempo e spazio devono diventare proprietà di una sola squadra, la sua: anticipi costanti su attaccanti ed esterni avversari, i quali devono trovarsi costretti a giocare soprattutto spalle alla porta e in zone di campo il più possibile ininfluenti (magistrale l’ anno scorso il dispositivo adottato contro Ronaldinho e Messi); pressing incessante, falli tattici e raddoppi in ogni zona del campo, anche se l’ altezza del baricentro dipende sempre dall’ avversario e dal contesto tattico.
La fase di possesso, lo si intuisce, non gode delle medesime cure. L’ azione si sviluppa soprattutto di rimessa, ed è fondamentale per determinarne la pericolosità la zona di campo dove viene riconquistato il pallone. L’ ideale è che l’ avversario perda palla quando avvia l’ azione ed inizia a distendersi e ad allargare le maglie: coi centrocampisti aggrediti e i terzini già avanzati, allora si aprono gli spazi per verticalizzare in pochi tocchi e prendere di sorpresa l’ avversario, che non ha tempo di ricomporre le sue posizioni difensive.
Ripartenze ultra-rapide (riuscivano alla grande nel Sevilla, molto meno al Depor, le cui evidenti limitazioni di organico costringevano Caparros a sperare soprattutto nelle azioni da calcio piazzato, altro aspetto sul quale il tecnico andaluso lavora minuziosamente), perché il possesso-palla non interessa proprio, e anzi l’ azione delle sue squadre solitamente accusa una certa prevedibilità quando deve essere elaborata sin dalle retrovie.

All’ Athletic Caparros trova basi discrete per lavorare sul gioco di rimessa (Etxeberria, Aduriz) e basi invece davvero ottime sui calci piazzati (il miglior mancino della Liga, Yeste, ma anche il destro di David Lopez, ad innescare uomini di peso come Javi Martinez, Aitor Ocio e Llorente oppure elementi dall’ ottima scelta di tempo nell’ area avversaria come Aduriz e Luis Prieto).

Formazione tipo (4-4-1-1): Iraizoz; Iraola (Exposito), Aitor Ocio (Ustaritz), Amorebieta (Luis Prieto), Koikili (Exposito, Casas); Etxeberria (David Cuéllar, Dañobeitia, Susaeta), Javi Martinez, Orbaiz, David Lopez (Gabilondo, Dañobeitia); Yeste; Aduriz. Alternativa: 4-4-2 con Llorente accanto ad Aduriz.


DIFESA

Un po’ paradossale la situazione di Iraola: da queste parti abbiamo sempre invocato un suo ritorno al ruolo di terzino destro, che ne aumenterebbe oltrettutto le chances in chiave-Seleccion, ma ciò avviene proprio ora, con un allenatore non certo ideale per valorizzarne le propensione offensiva. Gli attacchi mordi e fuggi di Caparros non prevedono un accompagnamento costante da parte dei laterali di difesa, e le stesse scelte compiute dal tecnico andaluso nelle sue esperienze precedenti corroborano questa tesi: con lui Dani Alves era soprattutto esterno di centrocampo, mentre al Depor lo spavaldo Barragan è stato presto scalzato da centrali di ruolo come Arbeloa e Coloccini.
Aitor Ocio, nel mercato basco, era francamente il meglio che si potesse trovare per puntellare la difesa-colabrodo dell’ anno scorso: inseguito già ai tempi di Clemente, l'’ex del Sevilla è un centrale alto e forte fisicamente, dotato nel gioco aereo, lento ma dal buon posizionamento e con discrete capacità per impostare il gioco dalle retrovie (ha pure un gran destro, ogni tanto ci prova sulle punizioni dalla lunga distanza). Sicuramente un passo avanti rispetto a Sarriegi.
Punto fermo Ocio, l’ altro posto di centrale se lo dovrebbero disputare in tre: Ustaritz, che ha caratteristiche simili ad Ocio e ne costituisce il rincalzo ideale; Luis Prieto, molto in auge ai tempi di Valverde, non certo un mostro sul piano atletico ma dal buon tempismo, almeno quando le cose girano (però i suoi raids nell’ area avversaria sui calci piazzati restano sempre pericolosi, 2-3 gol a stagione ci scappano anche); Amorebieta, mancino che del ruolo dà un’ interpretazione molto più fisica, troppe volte sopra le righe per la scompostezza e brutalità di certi suoi interventi: chissà che l’ incontro con Caparros non serva a portarlo su livelli un po’ più decenti.
La fascia sinistra è coperta da un enorme punto interrogativo: finito Garrido al Manchester City, proibitivo lo stipendio di Del Horno (si spera però fino all’ ultimo in un suo prestito da parte del Valencia, visti i gusti “estrosi” di Quique), restano il modesto Casas, del quale Caparros si fida poco, ed Unai Exposito, che di ruolo è un terzino destro (posizione per la quale è disponibile anche Zubiaurre), anche se sa adattarsi a fare il suo compitino-ino-ino-ino pure a sinistra. Così, ecco la sorpresa dell’ ultim’ ora: Koikili Lertxundi. Acquistato per l’ Athletic B dopo anni nelle serie minori (l’ ultimo al Sestao in Segunda B), non si tratta di un giovincello, ha già 26 anni, ma Caparros, alieno da pregiudizi, ne è rimasto convinto dopo le recenti amichevoli con Nàstic e Fiorentina. L’ idea per la prima giornata con l’ Osasuna è di schierare titolare proprio Koikili a sinistra ed Exposito, causa squalifica di Iraola, a destra.
Fra i pali, finalmente è arrivato Iraizoz, grande protagonista di coppa con l’ Espanyol, mentre il decaduto Aranzubia, infine rimasto dopo che la sua cessione era stata data per certa, dovrà ripartire dalla panchina.


CENTROCAMPO

Il vero grande acquisto del nuovo Athletic si chiama Pablo Orbaiz Lesaka, il giocatore migliore della rosa, determinante ancora di più da assente, come ha purtroppo sperimentato l’ Athletic l’ anno scorso, costretto a supplire al suo grave infortunio con Murillo, ormai convertito a centrocampista difensivo (troppo lento per la difesa, qui fa un po’ meno danni).
Forza, intelligenza tattica, geometrie e tempi di gioco sempre impeccabili: visione panoramica e gran calcio col destro (cambia gioco con grande facilità e può addirittura sorprendere il portiere avversario da metacampo), Orbaiz semplifica e razionalizza il gioco dei suoi con invidiabile continuità d’ azione. L’ aspetto più stuzzicante di questo Athletic è sicuramente la coppia che egli formerà con Javi Martinez, duo potenzialmente completo come pochi altri nella Liga.
Stagione importantissima per Javi Martinez, che con Caparros può maturare a livelli eccezionali. Potenzialmente è (assieme al colchonero Raul Garcia) il centrocampista universale che manca alla Spagna dei “jugones”, ma, a 19 anni ancora da compiere, deve fare ancora quel balzo in avanti in termini di personalità che gli permetta di imporre definitivamente il suo sterminato repertorio. Se Orbaiz sarà il perno della mediana, Javi Martinez agirà da suo scudiero con un raggio d’ azione più ampio, incaricato non solo di aiutarlo in copertura e nella costruzione del gioco ma portato anche all’ inserimento offensivo, dove le sue doti al tiro e nel gioco aereo possono fruttargli una media di 5-6 gol a stagione.
Le alternative al “duo d’ acciaio”: Tiko, anche lui reduce da un lungo infortunio, mezzala classica che predilige nettamente la fase di creazione e rifinitura (può essere impiegato anche sulla trequarti o come finto esterno), dotato di gran tiro, anche se l’ annata dei “tikotazos”, la Liga 2001-2002, è ormai storia vecchissima; Iñaki Muñoz, acquisto intelligente perché versatile ed affidabile, utilizzabile praticamente in tutti i ruoli della metacampo, con buone doti di palleggio e un pericoloso destro da fuori.
La fascia sinistra, affidata l’ anno scorso a Gabilondo, mancino di buona corsa e discreto piede, ma sin troppo lineare per giocare in posizioni così avanzate (più volte è stata suggerita una sua definitiva riconversione a terzino sinistro), ha trovato in David Lopez un’ eccellente soluzione. L’ ex-Osasuna, un destro naturale, è esploso l’ anno scorso proprio quando Ziganda lo ha invertito di fascia per supplire alla lunga assenza di Delporte: non particolarmente esplosivo né estroso nell’ uno contro uno, David Lopez ha però buona velocità media e un controllo di palla pulito, ciò che gli permette di arrivare con frequenza al cross, uno dei suoi colpi migliori, sempre teso e ben calibrato. Giocando a sinistra, si trova spesso a rientrare sul suo piede preferito, aumentando così le sue chances in zona-gol, dove fa valere il suo destro secco. Pure da destra comunque sa incrociare la traiettoria con ottima coordinazione.
A destra, lunga vita a Etxeberria, del quale comunque io ho sempre preferito la mobilità che esibisce da seconda punta piuttosto che il repertorio di dribbling un po’ limitato (ma non poche volte efficace) cui si affida quando parte largo sulla fascia. In alternativa il nuovo David Cuéllar dal Nàstic, esterno rapido e caparbio, oppure Markel Susaeta, 19enne canterano provato nelle ultime amichevoli e che a Caparros pare all’ altezza della prima squadra, senza dimenticare ovviamente il guizzante 21enne Dañobeitia (utilizzabile sia a destra che a sinistra), ingiustamente ignorato da Mané dopo essere stato lanciato con risultati apprezzabili da Clemente nella stagione 2005-2006.
Nonostante prediliga un calcio di transizioni rapide ed esiga grande sacrificio, anche Caparros difficilmente potrà fare a meno dello squisito mancino di Yeste, unico elemento di fantasia della rosa (avere uno così abile nei calci piazzati e nel dare l’ ultimo passaggio ti frutta dai 5 ai 10 gol stagionali: a quel punto credo si possa pure sorvolare sui suoi limiti in fase di non possesso), la più classica croce e delizia per i tifosi del San Mames, spesso molto severi con la sua discontinuità, peraltro accentuata da ricorrenti contrattempi fisici che lo terranno out anche per quest’ inizio di Liga. Garmendia è il suo poco credibile surrogato.


ATTACCO

Reparto un po’ a rischio: Caparros non vuole rischiare un’ annata come l’ ultima al Depor, dove cavare gol dagli attaccanti era impresa miracolosa, per questo non sarebbe affatto male un centravnati di garanzia che sostituisse Urzaiz. Il problema è il mercato, il cui bacino nell’ Euskal Herria è più che mai ristretto per quanto riguarda questo ruolo: l’ unica scelta in pratica sarebbe Joseba Llorente, ma il Valladolid non ci pensa nemmeno a cedere il bomber della sua promozione (De Cerio sarebbe un’ altra idea, ma anche qui la Real Sociedad non penso sarebbe d’ accordo). Molto, forse troppo, dipenderà quindi dal buon Aduriz, che comunque, lui che è un ottimo contropiedista e che ama il gioco in profondità, dovrebbe presumibilmente trovarsi meglio col gioco di rimessa di Caparros rispetto al pelotazo per la torre-Urzaiz imperante sotto Mané.
La dipendenza si farebbe meno rischiosa se finalmente Fernando Llorente, il Bell’ Addormentato, decidesse di omaggiarci con qualche buona prestazione e soprattutto qualche gol. Llorente, 22 anni, 1,95x94, non è assolutamente il classico panzer, ma preferisce piuttosto svariare e cercare il gioco palla a terra, dove mostra doti tecniche di tutto rispetto (anche se l’ appellativo di “Van Basten basco” rimane una vergognosa bestemmia). Dopo l’ ottimo Mondiale Under 20 del 2005, di lui si ricordano in due stagioni soltanto un gol in un derby con la Real, un’ azione fuori dalla logica (doppio dribbling sulla linea di fondo!) che ispirò l’ importantissimo gol-salvezza di Yeste al Zaragoza nel 2005-2006, e, nella scorsa Liga, la buona prestazione nel derby di ritorno all’ Anoeta. Un po’ poco, deve tirare fuori la personalità, e l’ occasione che nelle prime giornate gli offriranno l’ assenza di Yeste e la conseguente titolarità nel modulo a due punte va considerata addirittura fondamentale per lo sviluppo della sua carriera: se ingrana, è la volta buona, altrimenti arrivederci e grazie.
Il canterano (22 anni) Ion Vélez, esaminato nella pretemporada, dovrebbe tornare alla seconda squadra, ma la carenza di effettivi nel reparto avanzato gli può tenere sempre aperto uno spiraglio, almeno finchè il mercato non provvederà a tappare la falla.


PROSPETTIVE

Una salvezza tranquilla, si spera. Il massimo possibile, in una Liga che si preannuncia equilibratissima nelle zone medio-basse, sarebbe un aggancio ad una piazza-Intertoto, ma è impresa molto difficile.

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lunedì, agosto 20, 2007

Comandante, c'è una falla (anzi, cinque).

Rischia quasi di passare in secondo piano l' ennesimo trofeo di un Sevilla che vive i momenti più belli della sua storia, a rubare la scena c'è infatti la maniera a dir poco umiliante con cui gli andalusi hanno sottratto questa Supercoppa di Spagna al Real Madrid: 3-5 in un Bernabeu atterrito da dei merengues ancora una volta estremamente scoraggianti. Non è stato nemmeno per sogno il Sevilla più brillante (anzi, la squadra di Juande Ramos, solitamente eccellente nella difesa delle palle inattive, ha concesso due gol francamente evitabili a Cannavaro e Sergio Ramos), agli ospiti è infatti bastato restare nelle loro posizioni e attendere il momento giusto per infierire con irrisoria facilità, grazie all' insolita doppietta di Renato (anche stavolta in appoggio all' unica punta) e ai tre gol che, almeno per stasera, hanno saziato gli appetiti della belva Kanouté.
Allarme più che rosso in casa Real: a soli sei giorni dalla prima di campionato con l' Atlético (oh mamma mia), questa squadra continua a non avere nè un capo nè una coda, e non ci si può nemmeno nascondere dietro la mancanza di affiatamento e il ritardo di condizione. Fosse così basterebbe pazientare in attesa dell' amalgama giusta, ma il problema è che non c'è un' idea, non ci sono certezze dalle quali partire. La rosa è tuttora incompleta, e Schuster, indeciso e già inopportunamente polemico, non ha ancora la minima idea della formazione-tipo, sia per il modulo che per i giocatori.
Stasera altro tentativo, altro fallimento: dal 4-4-2 a un 4-3-2-1 ibrido e improvvisato, con Drenthe più interno assieme a Sneijder (qui avevo avuto un' intuizione giusta) e con Raul e soprattutto Robinho sguinzagliati a sostegno di Van Nistelrooy.

--------------------Iker----------------------------

S. Ramos-----Pepe---------Cannavaro------Torres

--------------------Diarra--------------------------
-------------Sneijder--------------Drenthe---------

---------Raul-------------------------Robinho------
-------------------Van Nistelrooy-------------------

Cambia l' ordine dei fattori ma il risultato non cambia: rispetto agli ultimi bagliori di Capello, questo Madrid ha perso inevitabilmente l' ardore delle rimonte eroiche, dovrebbe avere nelle intenzioni una mentalità e un gioco più offensivo, ma mantiene ancora tutti quegli squilibri "apprezzati" nell' ultima Liga, aggiungendovi pure un pizzico di sano autolesionismo.
Manovra d' attacco vergognosamente incasinata: all' estro allo stato brado della fascia sinistra, con Drenthe e Robinho, fa da contraltare una fascia destra di un piattume desolante.
In questo senso incredibile, ancora una volta di più, la politica societaria: partito Beckham i sostituti sono un Balboa palesemente inadatto sul piano della personalità, un giocatore fuori ruolo come Higuain oppure uno come Raul che, inutile che ci raccontiamo storie, non è più adatto a certi livelli, oltre a giocare troppo lontano dall' area di rigore. E se a questo ci aggiungete l' inconcepibile decisione di Schuster di far fuori Cicinho (che non ha mai avuto, DICO MAI, un' occasione seria, come tanti, troppi giocatori bruciati dal Real Madrid), il quadro è completo, perchè Sergio Ramos terzino destro è sopravvalutato tanto sul piano offensivo quanto su quello difensivo e perchè sono già due-tre anni che Salgado è finito, cotto, acabado.
Senza ampiezza e senza fluidità, il Real Madrid si è come al solito aggrappato a prodezze individuali (tipo il meraviglioso gol di un Drenthe unica nota positiva della serata, a parte la sua zingaresca interpretazione tattica del ruolo di terzino nel secondo tempo) o ad azioni isolate (la solita forza preponderante sui calci piazzati, ribadita dallo stacco imperioso di Cannavaro e dal solito guizzo di "Tarzan" Sergio Ramos).
In fase di non possesso poi, non ne parliamo: persa palla, una totale assenza di coordinazione fra i reparti e la consueta ipersensibilità al contropiede avversario, con l' aggiunta di un' evidente mancanza d' intesa fra i due centrali Cannavaro e, soprattutto, Pepe, sempre catastroficamente incerti nella lettura dei traversoni sivigliani.
Proprio Pepe, pure espulso, è stato il peggiore in campo: a dispetto delle enormi potenzialità, nervosismo, goffaggine e imprecisione in quantità industriali. Assieme a lui non casuale la mediocre prestazione di un altro nuovo acquisto, lo spaesatissimo Sneijder. Il problema del Madrid è proprio questo: sono giovani, hanno molto talento, ma non hanno, come dovrebbe essere sempre, l' opportunità di inserirsi gradualmente in un contesto già rodato. No, sono loro, i nuovi acquisti, nuovi fenomeni, eredi di questo o quell' altro, a dover fare gli eroi sin da subito, a dover cambiare le cose con la loro sola presenza. Svanito il fascino della novità, emergono la loro inesperienza o i loro, legittimi e naturali limiti, e allora il Madrid si butta sul mercato in cerca di qualche nuova figurina: non importano nè il ruolo nè le reali esigenze tecniche, chè tanto si vive alla giornata.
Altra pesante incertezza di Schuster, e primo motivo serio di attrito con la stampa madrilena, è la posizione di Guti, fra mille polemiche partito dalla panchina stasera. Sapete che ritengo sempre pericolossimo dipendere da un giocatore del genere, ma non c'è dubbio che a dare un aspetto un po' meno impresentabile al Real Madrid impegnato nel tentativo di rimonta d' inizio secondo tempo sia stato proprio l' ingresso del biondo Gutiérrez. Non si scappa, è l' unico che la palla la fa girare e la fa filtrare, l' unico che sorprende in un Real Madrid che più abbassa la testa per caricare più diventa prevedibile.
Attualmente va quindi considerata necessaria una sua presenza fra i titolari, al posto di Raul e in un Real Madrid che io schiererei così, con un 4-3-1-2 e con l' altrettanto necessario ripescaggio di Cicinho: Casillas; Cicinho, Sergio Ramos, Cannavaro (Pepe), Torres; Sneijder, Diarra, Drenthe; Guti; Van Nistelrooy, Robinho. Un' alternativa potrebbe essere un 3-5-2 (o 3-4-1-2 o 3-4-3, dipende dalla scelta dei giocatori): Casillas; Sergio Ramos, Pepe, Cannavaro (Torres); Cicinho, Guti, Diarra, Sneijder, Drenthe; Van Nistelrooy, Robinho.


Real Madrid 3-Sevilla 5

Real Madrid (4-3-2-1): Casillas; Sergio Ramos, Pepe, Cannavaro, Miguel Torres (m.46, Guti); Sneijder (m.83, Baptista), Diarra, Drenthe; Raúl (m.64, Saviola), Robinho; Van Nistelrooy.
Sevilla (4-4-1-1): Palop; Daniel Alves, Fazio, Mosquera (m.46, Keita), Dragutinovic; Jesús Navas, Poulsen, Martí, Duda (m.71, Kerzhakov); Renato (m.80, Maresca); Kanouté.

Goles: 0-1, m.17: Renato marca a placer. 1-1, m.24: Drenthe, de un zurdazo desde lejos que entra tras dar en el larguero 1-2, m.27: Renato cabecea un centro desde la izquierda de Duda. 1-3, m.37: Kanoute, de penalti. 2-3, m.44: Cannavaro, de potente testarazo tras falta lanzada por Sneijder. 3-3, m.79: Sergio Ramos cabecea una falta ejecutada por Guti. 3-4, m.82: Kanoute se anticipa a la defensa y a Casillas y aprovecha un servicio de Alves. 3-5, m.90: Kanoute, a placer, tras pase de Maresca.
Árbitro: Undiano Mallenco (colegio navarro). Mostró tarjetas amarillas a los sevillistas Alves (m.34), Duda (m.71), Renato (m.79), Maresca (m.83) y a los locales Pepe en dos ocasiones (m.37 y 8 m.), Guti (m.59), Sergio Ramos (m.65)
Incidencias: Partido de vuelta de la Supercopa de España disputado en el estadio Santiago Bernabeu ante unos 69.000 espectadores

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mercoledì, agosto 15, 2007

Sevilla, gran passo avanti.


Il Sevilla sfrutta in pieno il fattore-campo e porta a casa un 2-0 preziosissimo in vista del ritorno in Grecia. Gli andalusi, almeno secondo quanto riferiscono le cronache, hanno esercitato una pressione costante già nella prima metà del match, ma il gol che ha sbloccato la situazione è arrivato soltanto ad inizio secondo tempo, per merito di un Luis Fabiano discontinuo sì ma che spesso lascia il segno nelle occasioni importanti. Il raddoppio invece lo firma un classico come Kanouté, che finalizza una grande cavalcata di Navas, assist-man anche per l' 1-0 e protagonista di una notevole prestazione.
Infine, da segnalare con molto piacere il coraggio di Juande Ramos, che in una partita così delicata ha proposto fra i titolari Fazio e Diego Capel, talenti dal grande potenziale.


Sevilla 2-AEK 0: 1-0, m.47: Luis Fabiano; 2-0, m.67: Kanouté.

2 - Sevilla FC: Palop; Hinkel, Boulahrouz (Keita, M.46), Fazio, Dragutinovic; Jesús Navas, Poulsen, Maresca (Renato, M.46), Capel; Luis Fabiano (Martí, M.70), Kanouté.
0 - AEK Atenas: Moretto; Edson Ramos (Kafes, M.61), Geraldo, Dellas, Arruabarrena; Zikos (Tozser, M.90), Nsaliwa; Julio César, Rivaldo (Kone, M.66), Manduca; Liberopoulos.

Árbitro: Lubos Michel (Eslovaquia). Amonestó al local Maresca (M.40) y a los visitantes Arruabarrena (M.40) y Zikos (M.89).
Incidencias: Partida de ida de la tercera ronda previa de la Liga de Campeones, celebrado en el estadio Ramón Sánchez Pizjuán. Casi lleno, alrededor de 46.000 espectadores.

FOTO: Marca.com
Aggiornamento Alves: ieri era dato per fatto il suo passaggio al Chelsea, ma oggi sul sito del club londinese è apparsa una smentita. L' affare dovrebbe comunque andare in porto, ma chiedo scusa per l' imprecisione: ieri Marca titolava "Alves ya es del Chelsea", io ci ho scritto il post e ovviamente non potevo prevedere questa frenata nella trattativa.

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Il Valencia non fa scherzi.

Qualificazione alla fase finale di Champions in cassaforte per il Valencia: 3-0 all' Elfsborg nell' andata del preliminare. Come previsto, dominio dall' inizio alla fine per i padroni di casa, schierati da Quique con l' undici più rodato e familiare, senza nessuno dei nuovi acquisti (a parte Caneira, rientrante dal prestito allo Sporting): Canizares fra i pali, Miguel-Albiol-Marchena-Moretti in difesa, Albelda-Baraja in mediana e il meraviglioso trio Joaquin-Silva-Vicente alle spalle di Villa.
I tre gol portano la firma di Vicente (olé! Vamo Vicentin!), Silva e Morientes.

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martedì, agosto 14, 2007

Alves al Chelsea.

Alla fine l' operazione è andata in porto: Daniel Alves voleva il Chelsea a tutti i costi, rifiutandosi pure di giocare il fondamentale incontro di domani con l' Aek per non bruciare la possibilità di giocare la Champions con la sua nuova squadra, e il Chelsea ha avuto. La Liga perde una delle sue stelle, ma l' operazione era più che logica per il Sevilla, sebbene perda il suo elemento più imprevedibile: difficile riuscire a valorizzare di più questo giocatore, per il quale gli andalusi ricevono la bellezza di 32 milioni. Se poi davvero come si vocifera arrivasse Cicinho, l' operazione si convertirebbe in un vero capolavoro (sostituirebbe Alves con un signor giocatore guadagnandoci pure tanto economicamente).
Per quanto riguarda Alves, temo un suo flop a Stamford Bridge. Il suo stile di gioco è decisamente atipico, e necessita di una serie di condizioni per mettersi in evidenza al meglio. Ha bisogno di libertà assoluta di movimento: bloccato sulla fascia non serve a niente, e deve avere poi l' opportunità di aggiungersi con frequenza in zona centrale, perchè a differenza del terzino classico lui preferisce tagliare all' interno piuttosto che sovrapporsi (nella nazionale brasiliana secondo me gioca peggio perchè la trequarti è già occupata, e non essendoci esterni e ali deve essere lui a fare tutta la fascia , e in questo caso dà meno profondità di un Maicon).
Per potersi esprimere così, ha bisogno quindi di un collega di fascia, un' ala o un esterno, che parta largo e gli apra il corridoio interno, un po' come faceva Jesus Navas, col quale scambiava continuamente palla e posizione. Deve giocare quindi in un 4-4-2 o in un 4-3-3, e non in un 4-3-1-2 o in un 3-5-2 come unico uomo di fascia.
Alves ha poi bisogno di giocatori che compensino il suo entusiasmante gioco a tutto campo, dato che questo lo porta inevitabilmente ad abbandonare la sua zona (al di là dei non impeccabili fondamentali difensivi: delle volte si distrae un po', e commette non pochi falli ingenui quando l' avversario lo affronta nell' uno contro uno): Poulsen è stato eccezionale in questo suo lavoro di copertura (con l' ausilio di Javi Navarro), e anche Navas ha sempre dato una mano importante in ripiegamento.
Il problema al Chelsea non sarebbe tanto di uomini, figuriamoci (i Blues hanno grandi centrocampisti difensivi e ali in abbondanza), quanto piuttosto di filosofia di gioco: l' assetto di Mourinho non ha mai previsto fino ad oggi continue sovrapposizioni dei terzini, anzi la consegna spesso è di restare bloccati, e già ne ha fatto le spese Del Horno. Possibile quindi che Alves giochi avanzato, da esterno di centrocampo in un 4-4-2: perderebbe slancio (più sono i metri da percorrere, maggiore è l' effetto-sorpresa), ma almeno non comprometterebbe più di tanto la sua libertà di movimento.
Il Sevilla invece guadagna tanti soldi ma perde la coppia di fascia destra più forte di tutta la Liga, il lato più forte del suo gioco offensivo (la stragrande maggioranza dei cross e delle azioni pericolose l' anno scorso venivano infatti dalla corsia di Alves e Navas): in attesa del sostituto di Alves, un' idea potrebbe essere quella di rendere più offensiva l' altra fascia, la sinistra, associando Puerta ad Adriano.

Curiosità in chiusura: il nuovo attaccante del Levante è... Christian Riganò!

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