sabato, luglio 21, 2007

Spagna Under 20, beffati sul più bello.

Il post è chilometrico, leggetelo con calma.


Proprio quando gli esaltanti 120 minuti negli ottavi col Brasile, rimonta da 0-2 a 4-2, sembravano aprire la strada ad un tabellone in ampia discesa verso la finale, ai ragazzi di Ginés Meléndez è andata di traverso la Repubblica Ceca, ai quarti e nel modo più amaro, ai calci di rigore.
Classica partita-trappola quella coi cechi, e gli spagnoli ci son cascati con tutt’ e due i piedi. Gli avversari sul piano tecnico non reggevano neanche il confronto, ma la loro tattica ultra-ostruzionistica (è francamente una tristezza vedere in finale una squadra che gioca con l’ unico obiettivo di arrivare ai rigori) ha reso la partita tremendamente spigolosa, complice una Spagna dai ritmi esgeratamente bassi, soprattutto nel sonnolento primo tempo.
Così vanno le cose, passa il tempo e chi si accontenta di poco prende fiducia, mentre chi ha tutti i pronostici dalla sua sente sempre più mancare il terreno sotto i piedi. Adan decide di fare la prima e unica papera del suo Mondiale, e stavolta l’ ennesimo scatto d’ orgoglio (oltre alla rimonta col Brasile, quella con l’ Uruguay, da 0-2 a 2-2, testimonianze di un notevole spirito di squadra), col pareggio di Juanin Mata, non serve a scampare i calci di rigore, senza che peraltro fosse mancato qualche piccolo dispetto dalla sorte, come i legni colpiti da Adrian (a porta vuota!) nei tempi regolamentari e da Piqué nel supplementare, o il diagonale di poco a lato di Bueno proprio all’ ultimo secondo del secondo tempo supplementare. Quella sorte che, al di là di un collettivo sicuramente più coeso rispetto agli irrazionali verdeoro, aveva ad onor del vero dato una buona mano alla Spagna negli episodi decisivi col Brasile (1-2 di Piqué di braccio e in fuorigioco, ingenuità dei brasiliani+furbata di Javi Garcia sul 2-2 a pochi minuti dal novantesimo).
Le citate impennate d’ orgoglio e la qualità dei singoli hanno compensato una scarsa continuità dei ritmi e dell’ intensità di gioco, accompagnata soprattutto nelle gare del girone con Uruguay, Zambia e Giordania da ricorrenti cali di tensione e distrazioni difensive inattese per chi dall’ Euro Under 19 dominato l’ anno scorso si ricordava questa come una squadra completa, bella da vedere ma al tempo stesso molto solida difensivamente. Il modulo e la filosofia di gioco, seppure interpretati con alterne fortune, son stati quelli di sempre: 4-2-3-1, possesso-palla insistito nelle zone interne alternato a frequentissimi cambi di gioco (sfruttando anche l’ abilità nei lanci di Piqué) a cercare gli esterni, larghi e incisivi, la nota dominante e probabilmente il punto forte di questa nazionale.
Al di là del deludentissimo responso del campo, rimane un potenziale fra i migliori delle nazionali giovanili degli ultimi anni (assieme a mio avviso all’ Under 17 arrivata terza nell’ Europeo del 2006), con non poche possibilità di affermazioni future per alcuni elementi. Su tutti Piqué, ma anche Sunny, Marcos e Adrian faranno ottime cose, discorso che potrebbe valere anche per Adan, Mata, Granero, Javi Garcia e (soprattutto) Diego Capel, qualora completassero con successo la loro maturazione.

Il cammino:

Fase a gironi
Spagna-Uruguay 2-2: Cavani 47’ (U); Suarez 56’ (U); Adrian Lopez 72’ (S); Diego Capel 93’ (S).
Zambia-Spagna 1-2: Mario Suarez, rig. 30’ (S); Mata 40’ (S); Njobvu 74’ (Z).
Spagna-Giordania 4-2: Adrian Lopez 29’ (S); Adrian Lopez 32’ (S); Adrian Lopez 38’ (S); Loiy 48’ (G); Abdallah 56’ (G); Marcos 76’ (S).

Ottavi di finale
Spagna-Brasile 4-2: Leandro Lima 38’ (B); Alexandre Pato 41’ (B); Piqué 43’ (S); Javi Garcia 84’ (S); Bueno 102’ (S); Adrian Lopez 121’ (S).

Quarti di finale
Spagna-Repubblica Ceca 3-4 dopo i calci di rigore (1-1 nei tempi regolamentari): Kalouda 103’ (R); Mata 110’ (S).


Formazione tipo (4-2-3-1): Adan; Barragan, Marc Valiente, Piqué, Crespo (Canella); Javi Garcia, Mario Suarez (Sunny); Toni Calvo (Diego Capel, Mata), Mata (Granero), Diego Capel (Marcos); Adrian (Bueno).




UNO PER UNO:


Portieri

-Adan (portiere; 13-5-’87; 1,92x88; Real Madrid): La papera che nel primo tempo supplementare con la Repubblica Ceca ha regalato lo 0-1 a Kalouda ha purtroppo rovinato un mondiale fin lì stupendo. Nell’ occasione peggiore è venuto fuori il principale punto debole del giocatore, cioè le uscite alte. Repertorio che invece in altri fondamentali raggiunge picchi altissimi, vedi le parate tutte riflessi (tipo un salvataggio sulla linea contro la Giordania) o gli uno contro uno con l’ attaccante avversario, dove si butta e chiude lo specchio con tempismo e coraggio eccezionali (provvidenziale in più d’ un’ occasione contro l’ Uruguay). Stagione un po’ paradossale la sua: riserva di Codina nel Real Madrid Castilla, ma ben visto da Capello, che quest’ anno lo ha spesso aggregato agli allenamenti della prima squadra e che gli ha anche concesso di partecipare alla festa per la vittoria del campionato. Può avere sicuramente futuro in Primera, ma non nel Real Madrid, almeno finchè troneggia San Iker. Presenze: 5 (510 minuti). Voto: 6.
-Angel Bernabé (portiere; 11-8-’87; 1,91x87; Atlético Madrid): Secondo portiere.
-Javi Martinez (portiere; 27-6-’87; 1,79x73; Albacete): Terzo portiere.


Difensori:

-Antonio Barragan (terzino destro; 12-6-’87; 1,85x76; Deportivo): Mondiale regolare, senza grosse sbavature ma anche senza troppi entusiasmi, forse poteva supportare con più costanza l’ azione offensiva invece che prendere palla stringendo troppo al centro e proponendo cross fin troppo prevedibili dalla trequarti. Non è un giocatore che a dire il vero mi entusiasmi più di tanto: grande corsa, buona propensione offensiva, ma evidenti carenze in fase difensiva, dove può farsi prendere alle spalle sia sui passaggi in profondità che sui cross dall’ altra fascia e dove mostra qualche disagio nell’ affrontare l’ avversario in uno contro uno, un po’ indeciso nei tempi e nei modi dell’ intervento e per questo costretto o a vedersi saltato oppure a commettere falli ingenui. Anche nel suo pezzo forte, la fase offensiva, lascia perplessi la qualità del tocco: ha un destro potente e ci prova spesso dalla lunga distanza, ma al coraggio raramente si accompagna la precisione, discorso che vale anche per i cross. Presenze: 5 (377 minuti). Assist: 1. Voto: 6.
-Marc Valiente (difensore centrale; 29-3-’87; 1,83x71; Barcelona): Poco appariscente ma insostituibile, non ha certo l’ impatto fisico-carismatico né il gioco aereo di Piqué (anzi, non essendo un marcantonio, tende a soffrire a contatto con quegli attaccanti molto fisici che fanno da boa spalle alla porta), ma è più agile e rapido nei recuperi e negli spostamenti laterali. L’ aspetto più apprezzabile del suo gioco è l’ estrema pulizia e precisione degli interventi: presente sull’ uomo, attento alle traiettorie del gioco avversario, ma mai sopra le righe nelle entrate, la fedina penale immacolata lo conferma. Mai a disagio anche nell’ impostare il gioco dalle retrovie, sebbene non siano certo nelle sue corde uscite imperiose palla al piede o cambi di gioco come quelli di Piqué. Già adocchiato e provato da Rijkaard in Copa del Rey col Badalona, può essere utilizzato anche davanti alla difesa. Presenze: 5 (467 minuti). Voto: 6,5.

-Gerard Piqué Bernabeu (difensore centrale; 2-2-’87; 1,93x87; Manchester United): La ancora molto eventuale nazionale di Sudafrica 2010 ha già una certezza: la coppia di difensori centrali Piqué-Puyol. Ed è una certezza che nasce non tanto dal mondiale buono ma non trascendentale disputato dal catalano (coinvolto anche lui nei black-out difensivi, specie nel momentaneo 0-2 di Pato contro il Brasile), ma da qualità in tutta evidenza da predestinato.
Fra i pari età, gioca con una personalità debordante, pur se scivolando di tanto in tanto in correggibili eccessi di confidenza. Fisico imponente, una roccia nei contrasti, dominante nel gioco aereo, nella sua area come in quella avversaria, pericolo pubblico sulle azioni da calcio piazzato e per questo improvvisato addirittura come centravanti d’ emergenza da Ginés Meléndez nelle situazioni di rimonta più disperata, palla in area a cercare la mischia insomma, come contro l’ Uruguay e nei supplementari con la Repubblica Ceca, dove ha colpito anche una clamorosa traversa.
E’ uno di quei difensori nati per comandare, bravi non solo a spezzare il gioco altrui, ma anche a reimpostarlo una volta recuperata palla (aspetto questo fondamentale nelle grandissime squadre), primo regista della squadra con le sue splendide aperture di 30-40 metri verso gli esterni. Il punto debole, oltre all’ inevitabile macchinosità sul breve, è che talvolta tende ad aggredire con eccesiva precipitazione gli avversari, commettendo falli poco intelligenti e rischiando di sguarnire la sua zona.
Presenze: 5 (463 minuti). Gol: 1. Cartellini gialli: 2. Voto: 6,5.
-José Crespo (terzino-difensore centrale; 9-2-’87; 1,83x72; Sevilla): Una delle note più positive oltre che una passione personale. Dà soddisfazione vederlo giocare non in quanto paradigma di raffinatezza, ma perché è il classico tipo sveglio che sa sempre cosa fare. La sua eccezionale duttilità ha permesso a Ginés Meléndez di rischiare convocando solo 5 difensori, potendo contare su un elemento in grado di doppiare tutte le posizioni della linea arretrata. Destro naturale, solitamente impiegato come terzino destro o sul centro-destra della difesa, non ha avuto alcun problema a spostarsi a sinistra per supplire, a partire dal match con lo Zambia, alla cattiva prestazione di Canella nell’ esordio.
Rapido sul breve ma anche veloce nell’ allungo, per questo cliente difficile nell’ uno contro uno (per dire: è stato quello che ha limitato di più i danni contro gli incontrollabili folletti dello Zambia). Attento nella diagonale difensiva, specialista nell’ anticipo, generoso nel ribaltare l’ azione con sovrapposizioni e cavalcate a sorpresa, nonostante la fase offensiva non sia il suo forte e nonostante la scomodità nel giocare sulla fascia inversa rispetto al piede preferito. Eccezionale prestazione nell’ impresa col Brasile, l’ anno prossimo rimarrà nella squadra B del Sevilla, il Sevilla Atlético, che proprio quest’ anno ha ottenuto la promozione in Segunda.
Presenze: 4 (420 min.). Cartellini gialli: 2. Voto: 7.
Roberto Canella (terzino sinistro; 7-2-’88; 1,82x72; Sporting Gijon): Ha perso il posto dopo la svagata e sofferente prima partita con l’ Uruguay, poi è stato riproposto (con Crespo spostato a destra) contro la Giordania ma per motivi esclusivamente di turnover. Giocatore sobrio, si prodiga raramente in attacco ma ha tempi giusti nelle sovrapposizioni e un mancino abbastanza ben calibrato. Tatticamente diligente, va abbastanza in difficoltà sul piano atletico. Titolarissimo in questa stagione nello storico Sporting Gijon (famosissimo per la sua cantera, David Villa tanto per fare un nome), sta avendo anche richieste nelle zone medio-basse di Primera. Presenze: 2 (180 min.). Voto: 5,5.


Centrocampisti:

-Javi Garcia (centrocampista centrale; 8-2-’87; 1,86x82; Real Madrid): Centrocampista potenzialmente molto completo, apprezzato tanto da Capello quanto da Schuster (che lo vuole in prima squadra come vice-Diarra), è però ancora abbastanza acerbo e timido ed ha offerto un rendimento un po’ discontinuo in questo Mondiale. Inizio così così, scavalcato dalla vitalità di Sunny nei match con Uruguay e Zambia, è tornato saldamente titolare con la Giordania ed ha avuto un crescendo finale, contraddistinto soprattutto dalla furbata con la quale ha fregato i pollastri verdeoro (che su una punizione non hanno chiesto la barriera e si son visti quatto quatto entrare in rete il pallone) nell’ ottavo di finale.
Struttura fisica ragguardevole, forte nei contrasti e ben dotato nel gioco aereo, ma ha anche buon tocco di palla e chiare geometrie. Volendo potrebbe anche sfruttare il suo destro e il colpo di testa con qualche inserimento efficace, se non fosse consegnato a una posizione soprattutto di protezione della difesa sul centro-destra del centrocampo (in un centrocampo a tre per caratteristiche sarebbe il vertice basso ideale). Non ha carenze particolari sul piano tecnico, però la scarsa reattività lo frega e gli costa anche qualche cartellino di troppo.
Presenze: 5 (373 min.). Gol: 1. Cartellini gialli: 1. Voto: 6.
-Mario Suarez (centrocampista centrale; 24-2-’87; 1,85x78; Atlético Madrid): Uno dei più deludenti, quasi sempre ai margini degli sviluppi del gioco, lui che per caratteristiche dovrebbe starne al centro. Dei due centrocampisti centrali è quello che più si occupa della costruzione del gioco e dei collegamenti con la trequarti, magari tentando in prima persona qualche inserimento a sorpresa (come quello che ha procurato il rigore da lui stesso trasformato contro lo Zambia). Debole in interdizione, atleticamente non irresistibile, ha però ottima visione di gioco e buon piede, in grado all’ occorrenza di superare la routine del gioco orizzontale e di imbeccare negli spazi attaccanti ed esterni. Anche la conclusione da fuori area non è male. Doti però restate solo sulla carta in questa manifestazione. Primo rincalzo del doble pivote Alvaro-Borja nel Valladolid dei record in Segunda, torna per fine prestito alla casa madre colchonera. Presenze: 3 (264 min.). Gol: 1 (rig.). Cartellini gialli: 1. Voto: 5.

-Stephen Sunday “Sunny” (centrocampista centrale; 17-9-’88; 1,80x74; Valencia): Attesa rivelazione, il nigeriano naturalizzato spagnolo ha confermato in pieno tutto il bene che si diceva sul suo conto. Il Valencia ha fatto un affarone aggiundicandosi questo piccolo Makelele, non è assolutamente da escludere un impiego esteso nel corso della prossima stagione, e, a seconda del rendimento, state attenti anche alla lista di Aragones per Euro 2008, sempre che la Spagna ci vada… Il suo ingresso rivitalizza la squadra nella rimonta con l’ Uruguay, ruba il posto a un Javi Garcia partito al rallentatore, ma poi farà coppia in mezzo al campo col canterano madridista nell’ ottavo col Brasile, grande prestazione personale. Il mancato inserimento nell’ undici titolare con la Cekia, invece, non ha convinto molto.
Centrocampista difensivo di personalità e dinamismo vorace, vuole stare sempre nel vivo dell’ azione. Rapido, elastico ed eccezionalmente reattivo, ruba palloni su palloni e li rigioca sempre con apprezzabile criterio, divincolandosi con grande naturalezza in mezzo al pressing avversario con finte di corpo di notevole eleganza ed efficacia. Col pallone fra i piedi si trova a suo agio nello stretto, ma si limita a recapitare il pallone al compagno più vicino, raramente azzarda l’ inserimento. Non è certamente un organizzatore di gioco, ma l’ ideale guardaspalle per un regista (quindi il rimpiazzo di Albelda, non di Baraja).
Presenze: 4 (219 min.). Voto: 7.
-Toni Calvo (esterno-ala destra; 28-3-’87; 1,71x67; Aris Salonicco): Presenza molto poco incisiva quella dell’ ormai ex canterano del Barça, ora reclutato dal calcio greco (dove gli spagnoli ultimamente vanno piuttosto di moda). Male con l’ Uruguay e con lo Zambia, Ginés Meléndez ha poi preferito adattare a destra mancini come Diego Capel o Mata, lasciando a Toni Calvo solo ingressi a partita in corso con Brasile (impiegato addirittura, in piena ansia da rimonta, come terzino destro ultra-offensivo) e Repubblica Ceca. E’ la classica ala dal baricentro basso, che si gioca tutte le sue carte nello spunto sul breve. Non possiede un gran repertorio di dribbling, ma ha una buona tecnica che gli consente un ottimo primo controllo a seguire, cosa che gli permette di guadagnare metri preziosi per arrivare al cross, fondamentale dove mostra di cavarsela. Si coordina con facilità, e sa rendersi pericoloso anche calciando da fuori area o incrociando il destro da posizione defilata. Gioca con apprezzabile semplificità, chiede triangolo ai compagni e si smarca nello spazio. Presenze: 4 (231 min.). Cartellini gialli: 2. Voto: 5,5.
-Esteban Granero (trequartista; 2-7-’87; 1,79x77; Real Madrid): Giocatore di talento acclarato, nelle occasioni in cui lo avevo osservato precedentemente non mi aveva convinto la sua scarsa personalità. In questo mondiale però il passo avanti è stato netto: nonostante con la Repubblica Ceca non ne abbia azzeccata una che sia una (ciccando anche indegnamente un’ occasionissima a tu per tu col portiere ceco Petr), ha fatto valere tutta la sua qualità nello spezzone contro lo Zambia, nella splendida partita contro la Giordania (ispiratore di tutte le iniziative più interessanti) e anche quando Ginés Meléndez lo ha buttato nella mischia nel corso dell’ ottavo col Brasile. Schuster ha preso nota, e il Real Madrid ha preferito non ripetere la sciocchezza commessa con Mata, mettendolo sotto contratto fino al 2011. Unico vero rifinitore della rosa, il suo stile di gioco per interderci è simile a quello di Valeron: gli manca il cambio di ritmo, ma è bravissimo a tenere su il pallone nascondendolo agli avversari e dando respiro all’ azione. Notevole padronanza tecnica, è destro ma prova da fuori anche col sinistro, deve migliorare nella potenza delle conclusioni. Il pezzo forte del repertorio è indiscutibilmente l’ assist, inventore davvero geniale di passaggi nello spazio. Il suo look da hippy poi è assolutamente degno di nota. Presenze: 4 (251 min.). Voto: 6,5.

-Diego Capel (esterno-ala sinistra; 16-2-’88; 1,73x68; Sevilla): Delle volte l’ apparenza inganna: a vederlo fronteggiare con tanta spudoratezza e abilità due o tre avversari per volta, si rimane superficialmente estasiasti, ma il fatto è che quei due-tre avversari se li trova sempre di fronte perché non si libera mai, dico mai, del pallone nel tempo dovuto, rallentando così l’ azione della sua squadra e dando tutto il tempo di piazzarsi agli avversari (questo è uno dei fattori che tra gli altri hanno inciso in negativo contro la Repubblica Ceca). Gioca poi sempre a testa bassa e tende a venire a prendersi il pallone in posizioni un po’ troppo arretrate, dando pure le spalle al terzino avversario, aspetti che contribuiscono a rendere ancora più contorta la sua azione (ma sembra che lui ci provi un gusto tremendo a crearsi da solo enormi difficoltà da risolvere sempre e comunque con azioni individuali preferibilmente oltre il limite della logica). Tutte queste doverosissime critiche non tolgono però che Diego Capel sia stato il giocatore più brillante di questa Spagna, una spina nel fianco per ogni avversario: l’ Uruguay, beffato da un pallonetto maradoniano allo scadere del recupero, e ancora di più il Brasile, letteralmente devastato da una serata di estri irrefrenabili.
Del resto le potenzialità sulle quali lavorare per farne un giocatore vero sono infinite: incontrollabili le accelerazioni palla al piede, cambia direzione e disorienta con irrisoria facilità il suo avversario. Il dribbling è quasi sempre lo stesso (prende palla, fa per tornare indietro, gira su stesso con una piroetta e riparte a tutta velocità), ma anche a saperlo non si riesce a tenere il suo passo. Arrivato sul fondo, si inarca e sforna cross a ripetizione col suo calibratissimo mancino: veri inviti a nozze per gli attaccanti (vedi il gol di Bueno contro il Brasile), palloni a mezza altezza, morbidi ma mai troppo e collocati chirurgicamente nello spazio fra portiere e difensori avversari. Richiesto dall’ Almeria, potrebbe essere integrato alla prima squadra del Sevilla (nella quale peraltro esordì già con Caparros).
Presenze: 5 (405 min.). Gol: 1. Assist: 2. Voto: 7.
-Marcos Garcia Barreno (esterno-ala sinistra; 21-3-’87; 1,76x68; Recreativo Huelva): La sua sfortuna è stata un Diego Capel in grande spolvero, che lo ha relegato inevitabilmente in secondo piano. Spiccioli con l’ Uruguay, buona prestazione (con gol) nel match delle seconde linee con la Giordania, maluccio invece col Brasile, dove Ginés Meléndez gli aveva concesso la titolarità facendo partire Diego Capel a destra. Rivelazione del Villarreal quest’ anno, il Submarino crede in lui anche se ha preferito girarlo in prestito al Recre per la prossima stagione.
Leggero e agile, tecnicamente brillante, rapido e ficcante nello stretto, non è esplosivo come Capel, ma ha tempi di gioco più razionali e a differenza dell’ andaluso sa proporsi anche senza palla, molto sveglio e bravo a prendere le spalle al terzino smarcandosi nello spazio. Buon crossatore.
Presenze: 3 (178 min.). Gol: 1. Assist: 2. Voto: 6.
-Adrian Gonzalez (mezzala-esterno sinistro; 25-5-’88; 1,84x75; Real Madrid): Proposto da Ginés Meléndez contro la Giordania e nei supplementari con la Repubblica Ceca (forse cercando di sfruttare la sua abilità nei calci piazzati), il figlio di Michel non ha convinto. Nel Castilla papà suo lo ha impiegato mezzala nel 4-3-3 o esterno sinistro nel 4-4-2, qui è parso spaesato nel doble pivote del 4-2-3-1. Un po’ carente sul piano del ritmo, dell’ intensità e della personalità, ha il passo abbastanza lento e per questo è sicuramente meglio in zone interne piuttosto che sulla fascia. Gioca a testa alta e si caratterizza soprattutto per la sensibilità del suo mancino. Presenze: 2 (115 min.). Assist: 1. Voto: s.v.
-Iriome Gonzalez (esterno destro; 22-6-’87; 1,86x78; Tenerife): Piccola partecipazione con lo Zambia, ha avuto la sua chance da titolare contro la Giordania, ma ad un’ occhiata sommaria non ha impressionato granchè. Non posso perciò farne una descrizione dettagliata. L’ impressione è che preferisca gli spazi ampi dove poter far valere la sua progressione e il suo fisico ben piazzato, mentre in spazi stretti fa più fatica ad andare via in dribbling. Già richiesto, tanto per cambiare, dal Liverpool, ha chiarito di voler giocare col suo Tenerife in Primera, dei cui tifosi è già diventato un idolo grazie alla doppietta segnata, nell’ anno del suo esordio, nel derby col Las Palmas. Curiosità: il nome Iriome vuol dire “lancia di fuoco” in una delle lingue berbere diffuse nelle Canarie. Presenze: 2 (88 min.). Assist: 1. Voto: s.v..
-Gorka Elustondo (centrocampista centrale; 18-3-’87; 1,82x73; Real Sociedad): Centrocampista d’ ordine, è stato però impiegato come difensore centrale nell’ unica partita disputata, contro la Giordania, esperimento poco riuscito. Superato nel contropiede del primo gol giordano, non pare proprio avere le caratteristiche fisiche per giocare al centro della difesa. Lanciato in prima squadra da Lotina quest’ anno. Presenze: 1 (90 min.). Voto: s.v..


Attaccanti:

-Juan Manuel Mata (seconda punta-esterno-trequartista; 28-4-’88; 1,74x65; Valencia): Uno dei giocatori più attesi, ma nonostante i due gol non abbiamo visto certo il miglior Mata. Forse si è trovato un po’ troppo lontano dalla porta, lui che per elezione sarebbe seconda punta e non trequartista, ancora di più quando la contemporanea presenza di Granero lo ha costretto a partire defilato dalla fascia destra, come contro la Repubblica Ceca, soluzione scomoda non solo per il giocatore ma anche controproducente per la squadra, che ha perso la necessaria ampiezza contro un avversario ben oltre i confini del catenaccio più spudorato. Il talento in ogni caso c’è, lo sappiamo, e il Valencia merita ogni elogio per aver raccolto i frutti dell’ incomprensibile politica di mercato madridista, con l’ unica incognita della grossa concorrenza che Mata dovrà affrontare per emergere al Mestalla (per il posto da esterno, mancini come se piovessero: Vicente, Gavilan e Silva; mentre come seconda punta, dovrà guardarsi alle spalle pure dal fenomeno dell’ Under 19 Aaron).
Come detto, Mata è una seconda punta: non è un rifinitore, e a venire a prendere palla a centrocampo un po’ si perde; non ha nemmeno l’ esplosività e la velocità dell’ uomo di fascia (nonostante in quest’ anno al Castilla Michel lo abbia schierato soprattutto lì), dove veramente si esalta è nello spazio stretto al limite dell’ area avversaria. Tecnica limpidissima, sfrutta la sua abilità per fintare, prendere in controtempo l’ avversario e liberarsi lo spazio per l’ assist o la conclusione. Fa tutto col suo mancino sopraffino, capace di domare qualunque lancio e di disegnare traiettorie di millimetrica precisione, sia morbide che tese e cariche d’ effetto, che sbrigano già tre quarti del lavoro del fortunato che si trova a riceverle. Per nulla egoista, anzi molto ben disposto al dialogo coi compagni, anche spalle alla porta sa dare al gioco quelle accelerazioni imprevedibili negli ultimi metri, sfruttando mirabilmente il tacco o l’ esterno del piede per scambiare di prima o addirittura per liberarsi dell’ avversario con uno spettacolare controllo a seguire.
Presenze: 4 (420 min.). Gol: 2. Assist: 2. Voto: 6,5.

-Adrian Lopez (centravanti; 8-1-’88; 1,82x74; Deportivo): Altra prevedibilissima rivelazione, ci ha messo un nulla a rubare a Bueno il posto di centravanti titolare, raccogliendo le preghiere di Ginés Meléndez col gol che aprì la rimonta con l’ Uruguay. Da lì in poi, altri quattro centri, con tripletta ai giordani: se Aguero (ma anche Maxi Moralez) se ne starà buono nella finale, Adrian potrà fregiarsi anche del titolo di capocannoniere della manifestazione.
Spiccato fiuto del gol, a tratti si assenta dal gioco ma sa ricomparire al posto giusto in area di rigore (anche quando, nella partita con la Repubblica Ceca, si mangia un incredibile gol a porta vuota…) e colpire con freddezza. Ha tutto per diventare un ottimo attaccante: buon fisico, discreto gioco spalle alla porta, appoggi sulle fasce, velocità notevole in profondità, ottima tecnica e buona coordinazione quando va al tiro, potenzialità rimarchevoli nel gioco aereo (stacca bene anche da fermo). Intravisto in questa stagione, con quella perla di gol al Camp Nou, questo può essere l’ anno del lancio in grande stile, ovviamente se Lotina è d’ accordo.
Presenze: 5 (418 min.). Gol: 5. Cartellini gialli: 1. Voto: 7.
-Alberto Bueno (centravanti; 20-3-’88; 1,78x66; Real Madrid): Inesistente nell’ esordio, successivamente si è ripreso negli ottimi spezzoni con Brasile e Repubblica Ceca, ma ciò non è ovviamente valso a spodestare Adrian in un modulo che prevedeva tassativamente un solo centravanti. In questo ruolo paga sin troppo il suo fisico esile, che lo fa partire svantaggiato contro praticamente ogni difensore avversario, per questo deve sopravvivere con l’ astuzia, l’ opportunismo e la tecnica. Incapace di esprimere velocità e potenza in una corsa prolungata, deve fare la differenza sul breve, sfruttando i movimenti agili e l’ ottimo controllo di palla. Nonostante il fisico sfavorevole, sa giocare con intelligenza spalle alla porta, molto abile a girarsi e preparare la conclusione col primo controllo. Dotato nel dribbling stretto, gli manca la potenza nella conclusione ma vede benissimo la porta e ha nelle corde eccellenti soluzioni di precisione, piazzandola o in pallonetto. Presenze: 3 (141 min.). Gol: 1.
FOTO: Fifa.com

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12 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Bellissima analisi come al solito. Complimenti. A dirla tutta, a me sta facendo una gran impressione, anche l'under19 impegnata nell'Europeo. Gente come Cantero, Modrigo, Martinez, Nsuè, Niguez (!), Coto -e non è finita- non è roba da tutti i giorni è...

Michael.

6:04 PM  
Blogger valentino tola said...

Grazie.
C'era un po' di diffidenza per quest' Under 19 rimaneggiata, data l' assenza di giocatori impegnati proprio con l' Under 20 come Sunny, Diego Capel, Mata, Bueno.
Però con l' Austria sono arrivati i tre punti e contro il Portogallo anche una prestazione convincente, nonostante il pareggio (rimediato con una buona dose d' ingenuità). Ora vedrò registrata la partita con la Grecia.
I talenti son quelli che citi: il funambolico Aaron Niguez e Javi Martinez (ha potenzialità da centrocampista universale, alla Rijkaard). Anche Modrego mi sta piacendo molto, Nsue invece per il momento non mi convince.

8:57 PM  
Blogger Cristian Pulina said...

Ciao Vale! come mi manca ormai la sardegna! le belle ragazze,il mare,il sole,la pasta e sopratutto "las sevadas con miele" hehehe.Penso in andare a lavorare la,ma non sono troppo sicuro...beh...

Voglio parlare di Diego Capelo.Un sinistro del seviglia che fa un paio di anni che si parla sopra lui come un grande giocatore,e forse il barcellona puo pensare in lui nei prossimi anni per giocare de difensore sinistro...

Bravissimo analisi amico.

Forza Italia e Forza Sardegna!

4:55 PM  
Blogger valentino tola said...

Eh, tutto bello Cristian, ancora meglio se ci fosse pure più lavoro...

Speriamo che Diego Capel possa diventare il grande calciatore che potrebbe. Oddio, uno così anarchico difficilmente ce lo vedo terzino sinistro...

5:23 PM  
Anonymous fernando said...

España no mereció caer eliminado ante la República Checa. Debería haber llegado a la final ante Argentina. Me gustó mucho Adrián del Deportivo.

6:03 PM  
Blogger Cristian Pulina said...

Un Adrián que es el que dejó en vergüenza a Thuram en dos ocasiones en el Barça 2-1 Deportivo de la pasada liga...ya me sorprendió aquel dia...


Uno "Adrian",che é quello che ha fatto avergognarsi a Thuram in due volte,nella partita tra Barça e Depor della scorsa stagione...é stata una bella sorpresa.

5:24 AM  
Anonymous Anonimo said...

Non sarebbe il posto adatto...ma volevo sapere un tuo parere su Baptista. Grazie.

2:23 PM  
Blogger valentino tola said...

Non ti preoccupare, se hai delle curiosità non hai che da chiedere, indipendentemente dall' argomento del post.

Baptista meriterebbe un' altra chance nel Madrid, come jolly da centrocampo in su. Ha avuto la sfortuna di capitare in un' annata tanto per cambiare piuttosto caotica, ancora di più per un nuovo arrivato.
Amo dire di questi giocatori versatili che la loro versatilità è sia il loro punto di forza che la loro debolezza: utili dappertutto, indispensabili da nessuna parte. Quando arrivò in Spagna, Baptista venne convertito in attaccante da Caparros, con grandi risultati. Ha il fisico della prima punta, ma non ne ha i movimenti dentro l' area (questo deve tenerlo presente il Villarreal se davvero vuole investire su di lui per il dopo-Forlan), per cui è sempre meglio se gioca in appoggio ad una o due punte. Partire dalla trequarti ma non con le funzioni del rifinitore, bensì come incursore: ha buona tecnica ma non è nè un palleggiatore nè l' uomo dell' ultimo passaggio. Deve sfruttare il movimento delle punte per inserirsi di potenza, come ha fatto nell' ultima Copa America, sfruttando il suo destro o il gran gioco aereo.

6:19 PM  
Anonymous Anonimo said...

Ciao. Ma quando parli "di problemi fuori dal campo" per Marquez e Motta, a cosa ti riferisci?

3:15 PM  
Blogger valentino tola said...

Mi ero espresso un po' male, perche "problemi fuori dal campo" possono essere anche problemi personali o familiari extra-calcistici.
Intendevo invece riferirmi alle critiche che i due hanno ricevuto per la loro condotta scarsamente professionale durante la scorsa stagione: troppa vita notturna e allenamenti saltati per Motta, ritardo nel ritorno dalle vacanza natalizie e qualche manifestazione d' indisciplina di troppo per Marquez. Almeno secondo quanto si leggeva l' anno scorso, in genere comunque preferisco parlare soltanto di quanto si vede sul campo, e i due son stati fra i peggiori l' anno scorso.

4:37 PM  
Blogger Entius said...

Sei come sempre esaustivo (ma chilometrico). Io credo che la Spagna abbia ottime potenzialità ma non riesca ad esprimerle a livello di Nazionale. Per quel poco che ho visto la Spagna era la miglior formazione del torneo dopo l'Argentina campione eppure è andata come è andata...

4:14 PM  
Blogger valentino tola said...

Eheh, mi sono un po' dilungato... Almeno però ho messo l' avvertenza come sui pacchetti di sigarette:)

Sì, la Spagna era fra le stra-sfavorite. Come potenziale tecnico, le migliori erano Argentina e Brasile, solo che il Brasile non era una squadra e la Spagna l' ha pure eliminato... Indubbiamente i ragazzi di Ginés Meléndez hanno perso un' occasionissima, ed è bruciato ancora di più il modo in cui l' hanno persa.
Però, occhio, c'era anche il Cile, fortissimo, uno squadrone di giocolieri, peccato che si siano fregati col loro nervosismo (saprai anche del "contrattempo" che c'è stato dopo la partita con l' Argentina...).

P.S.: Nei prossimi giorni pubblico il post sulla Under 19, che l' altro giorno ha vinto di nuovo l' Europeo di categoria (4 degli ultimi 6 tornei). Peccato che poi crescendo si guastino...

7:32 PM  

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