mercoledì, novembre 01, 2006

Una situazione poco piacevole.

Il beffardo quanto meritato gol di Drogba al 93' obbliga molto probabilmente (sempre che il Chelsea non giochi seriamente la partita di Brema) il Barça, a dover vincere tutte e due le ultime partite del girone, in Bulgaria contro il Levski e al Camp Nou contro il Werder (che in questo momento è la squadra più in forma d' Europa, dato che al consueto show offensivo ha aggiunto una buona tenuta difensiva, generalmente il suo tallone d'Achille). Situazione alla portata, certo, ma ben lontana dagli avventati proclami di un Laporta che in Agosto parlava di "sette trofei" da conquistare (non era impossibile cascarci allora, anche se queste affermazioni di carattere "pseudo-galactico" mi hanno sempre irritato un po').
Nossignori, l' unica cosa che ieri è piaciuta del Barça (a parte i grandi primi dieci minuti) è stato l' orgoglio, ma i blaugrana, nonostante si siano portati tutte e due le volte in vantaggio, non hanno mai avuto la padronanza e la serenità adeguate per gestire il vantaggio e controllare il possesso-palla, uno degli aspetti del gioco più amati dagli uomini di Rijkaard, ma ieri inopinatamente cancellato da una paura (di vincere, di perdere e di pareggiare) che ha attanagliato tutto l'undici culé, portandolo a giocare ogni pallone con apprensione e senza ragionamento. Tanti palloni sparacchiati, punti di riferimento saltati durante gran parte della partita, iniziative sostanzialmente affidate all' estro di Messi o (molto più raramente) Ronaldinho, senza nessuna geometria ricostruibile.
E poi, tipico di queste situazioni di panico generalizzato, difensori che, abbandonati dal centrocampo (il quale, a costo di ripetermi per l' ennesima volta, è composto soprattutto da giocatori di costruzione non in grado di battagliare nella propria metà campo: inevitabile che, quando l'avversario si prende il pallone e ti costringe a ripiegare, tu possa soffrire avendo questa dotazione), oltre che dai mancati ripiegamenti degli attaccanti, non sanno mai se e quando devono accorciare sugli inserimenti indisturbati degli avversari, col risultato di restare sempre a metà strada e rimanere il più delle volte fra due fuochi. La coordinazione fra i reparti (e anche fra i giocatori di ogni reparto) è stata più volte insufficiente.
Dall' altra parte, la sicurezza di un Chelsea, che più che con la prova dell' andata (che pure in termini assoluti fu nettamente migliore) con quella di ieri emerge come principale favorito della competizione. La fame, l' entusiasmo, la personalità dominante sono tutte caratteristiche che quest' anno sembrano aver abbandonato (non si sa se defintivamente) il Barça per traferirsi dalle parti di Stamford Bridge.Attualmente, il Chelsea è più forte del Barcelona, su questo credo non ci siano dubbi.
Subito in svantaggio, situazione imprevista e generalmente molto scomoda per Mourinho, il Chelsea ha dimostrato, soprattutto nella prima parte del secondo tempo (messo da parte il nervosismo di un primo tempo davvero deludente sotto il profilo del gioco, con imprecisioni ed errori tattici abbastanza evidenti da tutte e due le parti) di saper dominare il gioco e andarsi a prendere la meritata ricompensa.
Molto più compatti rispetto ai primi 45 minuti, i blues hanno alzato il baricentro (senza stavolta doversi preoccupare degli scatti in profondità di Eto'o) e, trascinati dal solito "totale" Essien e da un grande Lampard (voluto o no, il suo gol è una meraviglia), si sono impadroniti del centrocampo, quasi naturalmente in virtù del loro strapotere fisico e della superiorità numerica. Paradossalmente il gol del 2-2 di Drogba (situazione gestita malissimo dal Barça, a partire dalla palla persa di Giuly per finire con le marcature blande su Terry e Drogba dentro l'area di rigore, passando per i mancati falli tattici su Essien che portava palla, anche se a dire il vero Deco ha provato ad azzoppare il ghanese) è arrivato quando ormai il Chelsea sembrava aver perso ogni spinta propulsiva, ma gli ospiti avevano ampiamente legittimato in precedenza il pareggio, quando Robben prima (su un fenomenale passaggio di Lampard a tagliare tutta la difesa avversaria) e Ballack poi avevano divorato occasioni clamorose, tutto questo senza contare le grandi parate di Valdes distribuite fra primo e secondo tempo.


BARCELONA (4-3-3):

Victor Valdes: Spesso snobbato come se un luogo comune volesse per forza il portiere del Barcelona scarso, credo vada invee chiarito che si tratta di un ottimo portiere, da grande squadra, che viene chiamato in causa poche volte, e in quelle poche occasioni la maggior parte delle volte risponde bene. Grande sfoggio di riflessi soprattutto nel primo tempo, prima sul colpo di testa di Essien e poi su un tiro da fuori di Robben nel quale aveva la visuale coperta. Voto: 7.
Zambrotta: Un po' è in crescita, lo si nota più reattivo, però non è ancora inserito, si vede, ed è sempre un po' disordinato. Poco aiutato in fase difensiva da Messi e Xavi, rimane spesso tagliato fuori quando attaccano in due nella sua zona, di volta in volta Lampard, Robben o Ashley Cole. In attacco, le sue avanzate sono rare e sempre un po' improvvisate: porta palla o gioca da fermo, mai un approdo sul fondo con una delle sue sovrapposizioni impetuose. Non sarebbe male vederlo a sinistra, dove, Mondiale a parte, si trova probabilmente meglio.Voto: 5,5.
Marquez: Dispiace non dargli la sufficienza, però il suo errore sul gol di Drogba è decisivo: l' ivoriano ha il tempo di stoppare e di saltare, in maniera abbastanza irrisoria, il blando e ritardato intervento del "Kaiser" messicano. Per il resto, non gli si può rimproverare granchè: regge, nonostante la fragilità del centrocampo lo costringa a vedersi arrivare a valanga gli incursori del Chelsea. Voto: 5,5.
Puyol: Non sono i centrali il problema della difesa del Barça, è un problema di organizzazione generale e, più nello specifico, i problemi vengono dalla fasce. Puyol, per caratteristiche, prova anche ad accorciare di più e mostrare i denti ai giocatori del Chelsea, ma ha le sue brave difficoltà, come tutti i difensori di questo mondo, quando dalle retrovie arriva un toro come Essien o un armadio come Ballack. Voto: 6.
Van Bronckhorst: Molti problemi, abbiamo detto, arrivano dalle fasce, e risulta molto urtante vedere Gio in campo e Sylvinho, in un' ottusa applicazione del turnover, relegato addirittura in tribuna. Credo che questa mossa non trovi nessuna giustificazione valida, perché l' olandese non offre neppure più solidità difensiva rispetto al brasiliano. Molto molle e disattento in copertura (risparmiato pure un po' dal Chelsea che, per motivi strutturali, attacca molto di più sull' altra fascia, dove ci sono Robben e Ahley Cole), in fase offensiva si sovrappone senza palla un pochino di più di Zambrotta, ma soltanto perché molto più abituato ai meccanismi di squadra rispetto all' italiano, e comunque lo fa in maniera poco incisiva. Voto: 5,5.
Xavi: La sua prestazione, fatto per niente casuale, è quella che più di tutte ricalca quella di tutta la squadra. Ottimo nell' ottimo inizio del Barça, da' intensità al pressing e si mangia pure un gol davanti ad Hilario dopo una triangolazione con Ronaldinho. Poi, col nervosismo e il Chelsea che cominciano a farla da padrone, lui evapora e patisce in maniera abbastanza evidente la superiorità fisica, e non solo, del centrocampo inglese. Tagliato fuori, sempre a traino di Lampard e compagnia, ruba pochi palloni, non aiuta al centro e non raddoppia sulla fascia di Zambrotta. Voto: 5,5. (Dall' 83': Iniesta: Troppo, troppo tardivo il suo ingresso. Io l'avrei fatto entrare al posto di Deco, ma comunque era necessaria la sua qualità e la sua sveltezza per far respirare il Barça e scoraggiare il Chelsea. Trova il tempo per sfiorare un assist da antologia per Giuly, con un tocco d' esterno da sogno in uno spazio che angusto è dir poco, e per prendersi un calcione da Kalou (molti i fallacci del Chelsea negli ultimi 20 minuti, quando ormai le speranze di pareggiare degli inglesi diminuivano e cresceva invece la tentazione di farsi giustizia da soli, situazione un po' troppo tollerata da Farina). Voto: 6.)
Motta: Un disastro, il principale punto debole del Barça finchè è stato in campo. Rijkaard ha puntato parecchio su di lui quest' estate, e l'italo-brasiliano sta andando incontro verso un' inequivocabile bocciatura. Quella del "volante" davanti alla difesa sta diventando sempre più una lacuna di questo Barça.
Lento di piedi e soprattutto di riflessi, si fa anticipare e saltare costantemente dai contro-attacchi del Chelsea e lascia la porta spalancata agli inserimenti dei poderosi centrocampisti avversari, come quando Essien arriva indisturbato al colpo di testa nel primo tempo. La sua genetica mancanza di reattività lo porta poi ad entrare in ritardo e commettere fallacci. Ammonito e sicuramente a rischio espulsione, Rijkaard ovviamente lo sostituisce. Voto: 4,5. (dal 56' Edmilson: Peccato davvero che lasci Terry libero di fare la sponda per Drogba sul 2-2, perché il suo ingresso, fino al momento fatidico, si stava rivelando davvero azzeccato. Quando è concentrato, la sua presenza si nota eccome: dà solidità, ruba palloni e chiude gli spifferi. In più, esibisce uno dei suoi millimetrici cambi di gioco quando apre su Ronaldinho nell' azione del 2-1 di Gudjohnsen. Voto: 6,5.)
Deco: Prepotente e spettacolare l'azione del vantaggio, nella fase iniziale riesce anche a rubare alcuni ottimi palloni nella metà campo avversaria. Pesano sempre la sua personalità e la sua qualità, ma si nota che non è al meglio, seppure in graduale progresso (discorso che vale anche per Ronaldinho). Il suo pregio è che vuole sempre il pallone, si propone e lo congela come pochi. Nelle giornate positive trascina la squadra, quando non sta benissimo invece è molto esposto al rischio di perdere palla e si fa sopraffare dal ritmo avversario. Capitano un po' tutte e due le cose nella sua alterna partita. Nell'azione del 2-2 manca un fallo criminale che avrebbe impedito ad Essien di arrivare al cross decisivo. Voto: 6,5.
Messi: Arrendiamoci all' evidenza: in questo momento l'anima, il vero trascinatore del Barça è un ragazzino di 19 anni. Ciò implica due considerazioni: con una sotttolineiamo la spaventosa personalità di questo prodigioso talento, con l'altra ci chiediamo che cosa facciano gli altri 10 in campo. Incubo per Ashley Cole che ha quasi sempre bisogno del raddoppio di Terry, fabbrica una palla gol sciupata da Ronaldinho e tiene in costante allarme i difensori avversari, provandoci fino all' ultimo, giocando sempre al limite. Nel secondo tempo, causa dominio del Chelsea, può entrare meno in azione. E ciò deve rammaricare il Barça che, cercandolo un po' di più, avrebbe forse potuto guadagnare la superiorità numerica, dato che Ahley Cole era già ammonito. Quando entra Giuly, lui va al centro per poter mantenere di più il possesso-palla. Voto: 6,5.
Gudjohnsen: Non è colpa sua se non può scattare e allungare la difesa del Chelsea come avrebbe potuto fare Eto'o. Lui il suo, con le sue caratteristiche, lo fa tutto: segna il gol, fa movimenti sempre intelligenti (guardate l' occasione di Xavi nel primo tempo: lui, con Carvalho uscito dalla difesa in maniera precipitosa, porta via Terry, e così si apre la voragine per Xavi) e pressa molto di più sui difensori avversari rispetto alle scorse occasioni. Esce per un infortunio fortunatamente non grave. Voto: 6,5. (dal 76' Giuly: Va a destra al posto di Messi, prova a infilarsi e a pungere, però ciò che rimane della sua partita è il pallone perso che ha avviato l'azione del pareggio del Chelsea. Invece che andare verso la bandierina e perdere tempo, cerca un passaggio orizzontale verso Messi che nel calcio, e ancora di più in questa occasione, rappresenta un delitto. Voto: 5,5.)
Ronaldinho: In crescita, non è più il caso di gettargli la croce addosso. Ancora senza velocità, entra molte poche volte nel gioco, però in una occasione mette Xavi davanti al portiere, in un'altra va via a Boulahrouz (e qui son più i demeriti del difensore olandese) e fornisce a Gudjohnsen lo splendido assist d' esterno per il 2-1, rasoiata fra portiere e difensori avversari. Serve anche un'altra palla a Gudjohnsen dopo un numero inverosimile (stop di petto quasi impossibile sulla linea del fallo laterale e pallonetto millimetrico sulla corsa dell' islandese). Pochi interventi, ma di qualità. Voto: 6,5.

CHELSEA (4-3-1-2):

Hilario. Normale prestazione da normale terzo portiere. Quello di Deco è un gran tiro (magari altri portieri più esplosivi l'avrebbero deviato, ma si sarebbe trattato comunque di miracolo), ben contento quando Xavi, smarcatosi davanti a lui, gli spara addosso. Voto: 6.
Boulahrouz: Brutta prestazione, stavolta poca ciccia per il "Cannibale". Rimane tagliato fuori nell' avvio dell' azione del gol di Deco, mentre nel secondo gol, sbaglia completamente il tempo dell' intervento e Ronaldinho gli va via facilmente. Voto: 5. (dal 75' Joe Cole: Da lui, giocatore che personalmente adoro, poca roba. Nell'azione del 2-2 però si apre sulla fascia e tiene fermo Van Bronckhorst impedendogli di andare a contrastare Essien.s.v.)
Ricardo Carvalho: Non mi ha convinto molto la sua prestazione, a volte in ritardo altre volte fuori posizione. Nell' occasione di Xavi, esce in maniera imprudente dalla difesa, lascia scoperta la sua zona obbligando Terry a rincorrere Gudjohnsen e aprendo così il varco buono per il centrocampista culé. Ricorre anche al gioco durissimo, come quando meriterebbe l'espulsione per aver stampato i suoi tacchetti sulla coscia di Deco. Voto: 6.
Terry: Leader assoluto. Magistrale senso della posizione, riesce a limitare i danni coprendo su Messi quando l'argentino ha già saltato (ovviamente) il primo ostacolo. Decisivo nel gol del pareggio, si sgancia nell' area avversaria, dimenticato da Edmilson, e fa da sponda per Drogba. Voto: 7.
Ashley Cole: Naturalmente in difficoltà quando Messi lo punta, riesce però a limitarlo spesso impedendogli di girarsi e costringendolo pure qualche volta a ricorrere a pericolossissimi passaggi orizzontali a metacampo. Prova anche a spingere, senza particolare qualità ma con buona continuità. Voto: 6.
Essien: Un mostro. A tuttocampo, instancabile e inaffrontabile. Chi prova ad andargli via o a rubargli palla semplicemente non riesce a spostarlo. Si inserisce e sfiora un gran gol di testa nel secondo tempo, si improvvisa terzino destro nel finale con l'entrata di Joe Cole. Proprio una sua percussione su quella fascia, nella quale resiste ad ogni carica ed evita un tentativo di omicidio da parte di Deco, sfoicia nel cross da cui nasce il 2-2 di Drogba. Voto: 7.
Makelele: Meno protagonista rispetto all' andata, fa da sentinella senza alcuna sbavatura, contribuendo alla conquista del centrocampo nel secondo tempo. Voto: 6,5.
Lampard: Eccellente partita, se il gol è voluto (purtroppo non lo sapremo mai) il voto diventa un 8 pieno. Stavolta non a disagio sul centro-sinistra, da dove orchestra buona parte degli attacchi del Chelsea. Meraviglioso il suo assist a tagliare da sinistra verso destra tutta la difesa del Barça nell' occasione mangiata da Robben.Voto: 7.
Ballack: Maluccio, serve più a fare numero in mezzo al campo che a dare qualità e consistenza sulla trequarti. Ha un' occasione, quando viene servito da Kalou a centro area nell' ultima parte dell' incontro, ma la spreca clamorosamente con un sinistro altissimo. Voto: 5,5. (dal 94' s.t. Paulo Ferreira: s.v.)
Robben: Impiegato con poca continuità da Mourinho (che è molto probabile che lo odi), gioca in una posizione ibrida, né ala né seconda punta, fatica a entrare nel gioco e va più che altro a sprazzi (bel tiro da fuori parato da Valdes nel primo tempo, incredibile gol divorato a porta vuota nel secondo). Questo Chelsea non è adatto alle sue caratteristiche, avrebbe bisogno di cambiare aria. Voto: 5,5. (dal 72' Kalou: Non male lo spezzone di questo promettentissimo talento. Si piazza soprattutto fra Marquez e Zambrotta e crea qualche scompenso, come quando si libera alle spalle di Zambrotta, arriva sul fondo e rimette al centro una palla poi sciupata da Ballack. Voto: 6.)
Drogba: Un Re, l'attaccante più in forma del panorama europeo (assieme forse a Villa). Non fa a dire il vero granhè durante la partita, più che altro sgomita e battibecca coi centrali del Barça, ma il gol, nonostante la buona dose di complicità di Marquez, riassume tutto il suo valore: qualità per mettere giù il pallone in uno spazio ridotto, freddezza per far passare il pallone fra il palo e Valdes. Voto: 6,5.

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