venerdì, ottobre 27, 2006

La Real Sociedad, malata terminale.

Leggevo ieri, sull' ultimo Guerin Sportivo, l' articolo di Andrea De Benedetti (come al solito interessante e scritto benissimo) sul momento che attraversa l'Athletic Bilbao. Verissimo che c'è stato uno scadimento tecnico evidente negli ultimi anni, che la Catedral non fa più paura a nessuno, che la difesa è un colabrodo e che la politica autarchica negli ultimi anni ha mostrato tutto il suo deficit di realismo, però il tono complessivo era forse un po' troppo catastrofico, visto che la retrocessione al termine di questa stagione (sarebbe la prima nella storia di questo leggendario club), che ormai da quelle parti nessuno si sente più di escludere a priori, più che probabile viene definita inevitabile.
Io credo invece che l'Athletic abbia le armi per salvarsi: Aduriz, Yeste, Orbaiz e Iraola (del quale non condivido la sentenza di sopravvalutazione da parte di De Benedetti, anzi penso che sia stato sempre poco considerato, visto il panorma dei terzini destri spagnoli, in chiave nazionale: un po' sopravvalutato mi è sempre parso Etxeberria, mentre son d'accordo per quanto riguarda Llorente e, soprattutto, Tiko) su tutti.
Armi per salvarsi, o per lo meno che gli permettano di trovare tre squadre peggiori in grado di retrocedere al posto suo: una di queste quasi sicuramente sarà la Real Sociedad, il vero disastro di Euskadi.

Proprio di ieri sera è la notizia dell' inevitabile destituzione di Bakero dalla panchina del club, e anche dal ruolo di direttore sportivo che al tempo stesso ricopriva.
Arrivato sulla panchina nel Marzo scorso (dopo Amorrortu e Gonzalo Arconada), riesce a ottenere la salvezza nelle ultime otto giornate. Inizia la nuova stagione con praticamente pieni poteri visto che essendo anche direttore sportivo può muoversi a piacere in sede di mercato. Sceglie Juanito, Gerardo, Bravo, Diego Rivas e Fabio Felicio, cercando soprattutto di migliorare la solidità difensiva, vero tallone d'Achille l'anno passato, ma questi appena elencati sono più che altro mestieranti, che non risolvono il problema e non innalzano un livello qualitativo ormai da tempo sotto la soglia di guardia.
Il risultato è un disastroso avvio di campionato: ultimo posto, 2 punti nelle prime 7 partite, 5 gol fatti e 14 subiti (secondi nelle rispettive classifiche negative), ma soprattutto la sensazione di una squadra priva di qualità in ogni reparto: incapace di mettere in fila due passaggi, con un centrocampo di medianacci come Diego Rivas e Garitano e la creazione del gioco affidata a un cursore (un buon cursore, però pur sempre un cursore) come Aranburu e a due mediocri come Mikel Alonso e Novo, con l'ornamentale, disperante Xabi Prieto assolutamente privo di quel minimo di personalità che lo renda capace di prendere per mano la squadra (Fabio Felicio è vivace ma nulla più). Kovacevic quindi, con una squadra incapace di portare avanti l'azione, rimane isolato e si deve accontentare di lanci poco commestibili.
L' idea più logica sarebbe allora quella di chiudersi dietro, limitare i danni e affidarsi al contropiede, l'arma dei poveri: peccato però che la Real disponga di pochi elementi in grado di blindarla, forse il solo Diego Rivas in mediana, la difesa faccia ancora acqua e soprattutto che manchino molti dei requisiti in grado di renderla pericolosa in contropiede. Mancano giocatori in grado di rilanciare l'azione, sulle fasce c'è poca velocità, e dopo la partenza di Nihat, in attacco mancano i contropiedisti (Kovacevic è pesante e adatto a tutt'altro tipo di gioco, il sostituto Skoubo è un giocatore simile e il giovane De Cerio non pare molto credibile). Incapace di fare la partita, incapace di colpire di rimessa, è molto facile che questa squadra rimanga schiacciata e, nella migliore delle ipotesi, possa aspirare a uno 0-0.
Un undici terribilmente modesto (la Real è la squadra che fino a questo momento ha tirato meno della Liga, 52 volte contro le 73, 82 e 98 di avversarie dirette come Nàstic, Racing e Mallorca, senza guardare al primato del Zaragoza con 113. Anche nei tiri nello specchio i txuri-urdin stanno all' ultimo posto, con la miseria di 30 tentativi, al di sotto di Racing, Espanyol e Mallorca con rispettivamente 39, 41 e 61 occasioni all'attivo. Fonte: "Noticias de Gipuzkoa") del quale porta la massima responsabilità il suo principale artefice, cioè Bakero, cui viene oltrettutto rimproverato l' aver privilegiato ferrivecchi e stranieri di basso livello rispetto alla cantera (è vero che tutta la cantera basca è in crisi ultimamente, ma da quando ha cominciato a operare sul mercato internazionale la Real ha collezionato una bella serie di "pacchi", difficile perfino da elencare).
Cacciato Bakero, resta una squadra inadeguata, chiunque sia il nuovo allenatore (il solito Lotina, Mané o Juanma Lillo), da cui sarà impresa improba spremere alcunchè, in attesa che magari qualcosa venga sistemato nella finestra di mercato invernale.
E dire che in estate proprio Bakero se ne era uscito con questa meraviglia: "perché, un giorno, non aspirare al titolo? E se non si raggiunge il primo posto, perché non sperare nel secondo?". L'allarme era suonato già da tempo, ma il nome continua evidentemente ad ingannare nel giudicare le reali prospettive di una squadra (come successo per quei folli che, in casa Athletic, nutrivano quest' estate speranze di UEFA).

Davvero lontani non solo i tempi in cui la Real vinceva due campionati di fila (gli unici della sua storia, '81-'82 e '83-'84, nel mitico vecchio stadio di Atocha, sostituito poi dalla lugubre Anoeta), ma anche quelli in cui, neanche tre anni fa, veniva trascinata a un sorprendente secondo posto da Denoueix in panchina e dalla coppia Kovacevic-Nihat in attacco, ben assistita dai vari Xabi Alonso, De Pedro, Karpin e Lopez Rekarte (quest' ultimo su livelli decisamente migliori rispetto a quelli attuali).

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