sabato, novembre 20, 2010

Rinascimento Athletic?

Una partita dell’Athletic Bilbao è una visione consigliata, sempre. Perché anche su un teleschermo cogli un’atmosfera e una tensione diversa, e se non c’è la qualità ti puoi comunque accontentare del ritmo e dell’agonismo. Il fatto nuovo di questa prima parte di stagione però è che l’Athletic gioca bene. Proprio quello che avete letto. Ancora ci si sta attrezzando per Toquero che palleggia con un limone, però succede che ora come ora guardi una partita dell’Athletic e ne vorresti vedere altre ancora, e non perché ne sei tifoso, o per l’aspetto romantico della cosa, no: proprio perché quello che vedi in campo ti stimola.

Quell’Athletic di Caparrós che simboleggiava il calcio approssimativo sta evolvendo. Prima la tendenza era questa: partite in casa, partenza a mille, pressando a tutto campo con la bava alla bocca e il massimo disordine pensabile, molti duelli individuali, Javi Martínez che “faceva centrocampo” da solo, cross continui verso Llorente, seconde palle etcetera… Questo finchè il correre troppo e il correre male non esauriva prematuramente la benzina, portando a ricorrenti cali nei secondi tempi. Tutto ciò in casa, perché fuori l’Athletic si limitava a accumulare uomini nella metacampo difensiva rivolgendo qualche preghiera a Llorente sottoforma di improbabili lanci lunghi.
Ora però sembra diverso: l’Athletic sta acquisendo una sua fisionomia, e non la cambia fra casa e trasferta: anche le sconfitte sul campo del Sevilla e del Villarreal sono arrivate dopo prestazioni assolutamente alla pari, nonostante il passivo ingeneroso. Certo, il Bernabeu questo fine-settimana sarà un’altra cosa ancora.

È un Athletic più ordinato e con più soluzioni. Il pelotazo verso Llorente sta retrocedendo ad alternativa estrema invece che unica risorsa. Attorno al centravanti, sempre il giocatore determinante, aumentano le alternative. L’equilibrio nasce da una gestione più razionale del possesso-palla. Ad inizio azione, ben aperti i due centrali San José ed Amorebieta (a loro agio in impostazione), più alti i terzini Iraola e Aurtenetxe, più vicini a Llorente e con maggiori possibilità di accentrarsi gli esterni Susaeta e Muniain; in mediana poi Javi Martínez si stacca da Gurpegi, con la possibilità di inserirsi al limite dell’area per il tiro da fuori. Più che mai consacrato “Javitxu”, eccellente nel creare linee di passaggio coi suoi movimenti e sempre più efficace nel giocare con pochi tocchi, tenendo sempre pronta comunque l’arma delle progressioni palla al piede consentite dalla sua grande fisicità.
L’Athletic guadagna gioco per linee interne, Llorente non deve sempre mettere giù palla, aspettare che salgano i compagni, può giocare più spesso di prima (ed è più assistito: gli 8 gol in 11 partite, record personale a questo punto della stagione, non sono mica piovuti dal cielo), e ne guadagna anche il gioco sulle fasce, che resta pur sempre la prerogativa migliore. Con più movimenti coordinati centralmente e fra le linee cresce infatti la possibilità di attrarre la difesa avversaria facendole scoprire lo spazio per le sovrapposizioni a sorpresa. Un circolo virtuoso. La più battuta è sicuramente la fascia destra, con Susaeta e Iraola: la propensione di Susaeta ad allargarsi per cercare il fondo lascia spazio anche centralmente a Iraola (al solito imprescindibile), che quando ne ha l’occasione ama portare palla e sorprendere col suo tiro dalla distanza (già 2 gol).

Molto diversa la composizione della fascia sinistra: Iker Muniain è per forza un discorso a sé. Le recenti prestazioni di “BartSimpson” hanno sbalordito, spazzando via i dubbi e le esitazioni residue di Caparrós. Chissenefrega se ha solo 17 anni, se poi domina la scena così. Si fanno sempre delle astrazioni… più gioco per linee interne, dicevo sopra, ma ad attribuire concretezza a certi propositi sono le caratteristiche dei giocatori. Muniain è strepitoso nello smarcarsi fra le linee, e in generale nel leggere le situazioni: lo abbiamo più volte definito seconda punta più che trequartista, però la capacità di tenere palla, liberarsene sempre coi tempi giusti, far girare la squadra attorno a sé, lo rendono già un fulcro importante della manovra, ben oltre spunti e accelerazioni isolate. Dà un altro volto a tutta la squadra. E poi diverte: pianta le gambe, si ancora al terreno, piazza il sedere fra pallone e avversario e non lo schiodi più. Quanti più avversari gli vanno addosso, tanto più diventa difficile togliergli palla. Il baricentro basso, la facilità nel coordinarsi e controllare palla e l’esplosività muscolare gli consentono poi di saltare l’uomo in scioltezza, anche se cerca poco la linea di fondo.
Le possibilità di rinascita dell’Athletic sono come ovvio legate alla salute della cantera, più che mai promettente dopo qualche anno un po’ sottotono: oltre a Muniain, da registrare l’affermazione di Mikel San José, nazionale Under 21, uno dei migliori centrali della Liga in prospettiva, sempre più autorevole.

Non viene da Lezama ma dalla cantera dell’Alavés il 21enne Igor Martínez, che si contende con Toquero il posto di seconda punta. Movimenti simili, ricerca costante del taglio dal centro verso l’esterno, ancora più pronunciata in Igor Martínez. Un movimento utile ad allargare la linea difensiva e dare più respiro a Muniain per i suoi tagli esattamente inversi, dall’esterno verso il centro. Una soluzione che l’Athletic cerca frequentemente: quando i baschi iniziano l’azione coi difensori, la prima idea è cercare i due centrocampisti centrali, o uno dei due esterni che si accentrano e vengono incontro; quando questi sono pressati l’alternativa invece è proprio la ricerca di questo taglio verso la fascia di Igor Martínez/Toquero, con un passaggio effettuato lungo la linea del fallo laterale; ultima opzione, il lancio lungo subito alla ricerca di Llorente. Igor Martínez rispetto a Toquero ha qualcosa in più nel controllo di palla e nell’uno contro uno: veloce, ma anche un po’ acerbo, troppo frenetico e poco lucido nel rifinire o concludere l’azione. Forse è ancora preferibile, pur nei suoi imbarazzanti limiti tecnici, il lavoro sporco di Toquero.

LAthletic più a suo agio in fase di possesso ha ricadute positive anche difensivamente. Un “gioco di posizione” ordinato prepara una transizione difensiva ordinata. La squadra avanza più compatta, con distanze più ravvicinate che le consentono di accorciare o pressare più facilmente non appena perde palla. Primo pressing che avviene coi due attaccanti, Javi Martínez come seconda barriera (utilissima anche per spezzare eventuali contropiedi coi falli tattici); fallito questo primo pressing, Javi si riallinea con Gurpegi (più bloccato davanti alla difesa) quando all’Athletic tocca ripiegare nella propria metacampo. Tutto quest’insieme fa sì che l’Athletic risparmi metri ed energie preziose fra una fase e l’altra.

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2 Comments:

Anonymous Edo14 said...

Ottima analisi Vale. Ti elenco le cose che condivo solo parzialmente o su cui non sono d'accordo:

- Javi Martinez per il momento mi sembra un po' sottotono. Fa un gran lavoro difensivo ed è sempre più apprezzabile per gli inserimenti centrali a fari spenti, ma un paio di infortuni tra precampionato e fase iniziale della Liga gli hanno impedito di trovare la forma migliore. Credo che il numero basso delle sue proverbiali progressioni sia dovuto a questo fatto;
- il giochino dell'allargamento di Toquero (o Igor) sulla fascia, proposto in continuazione soprattutto in casa e che avviene più spesso verso destra, per me è la novità maggiore a livello tattico di questa stagione. Il problema è che, per l'appunto, si tratta di una giochino banale, non difficile da disinnescare;
- la fase difensiva mi sembra peggiorata. In trasferta, in particolar modo, si aprono delle vere e proprie voragini tra centrocampo e difesa, forse per uno scarso sincronismo, forse perché il pressing è più alto rispetto al passato. Sta di fatto che (per fare un esempio) il Villarrel ha bucato quasi dieci volte il settore centrale, segno che i movimenti non sono ottimali. Il problema della squadra è proprio questo: segna di più, finalmente, ma incassa anche reti a grappoli.

12:50 PM  
Blogger valentino tola said...

Grazie Edo, seguo i tuoi punti.

-Javi Martinez a me invece sta piacendo parecchio, ma in maniera diversa dalle stagioni precedenti. Secondo me appare di meno (e quando appare, si nota abbastanza, diciamo così!) perchè la squadra lo costringe a meno straordinari. Non deve fare zingarate perchè molto più spesso ha l'opzione per giocare a un tocco; non deve fare recuperi da Superman perchè la squadra tendenzialmente è sempre più corta.
Io sto apprezzando tantissimo il suo movimento senza palla, offre sempre una soluzione e anche col pallone fa sempre la cosa più intelligente.

-Ti darei ragione sul giochino dell'allargamento dell'attaccante se fosse l'unica soluzione. Non è tutta questa alzata di genio onestamente! :D
Però io lo inserisco nel discorso globale. Se tu lo inserisci accanto alle altre opzioni, è una cosa che aiuta a creare spazi e trovare più soluzioni in fase di possesso.
Mentre Toquero taglia verso la fascia, distoglie attenzioni da Muniain e gli crea uno spazio per prendere palla sulla trequarti (oppure all'inverso, Muniain stringe e contemporaneamente Toquero si allarga: questi incroci son le cose che danno più fastidio alle difese); mentre Toquero detta la profondità, allunga la difesa, e Llorente può venire incontro ed è più libero di stoppare e mettere giù un lancio. Son solo due esempi a caso, ma ci sono più soluzioni: il movimento di Toquero preso da solo farebbe il solletico, ma coordinato con gli altri è già un'altra cosa.

-Non vedo così male la fase difensiva. Secondo me incidono molto queste goleade dalle grandi, che però sono arrivate anche in circostanze contingenti: l'espulsione ingiusta con il Barça, poi col Villarreal la cretinata di Iraizoz e la partita che fino a dieci minuti dalla fine è 2-1, con il Madrid nel primo tempo ricordo due azioni e due gol merengue, azioni nelle quali hanno pesato anche incertezze indiviuali (sul gol di Higuain la squadra era schierata, ma son stati molli i giocatori in quella zona; il calcio d'angolo era un episodio da gestire meglio, ma non ci ho visto nulla di strutturale), e le azioni (inevitabili) del Madrid sono spesso nate da palle perse sulla trequarti (un rischio che devi sostenere se vuoi giocare in un certo modo).
Sembra stranodopo cinque gol inccassati, ma io ho visto una squadra equilibrate.
In altre partite contro "non grandi" 8che non hanno quini la cpacità di verticalizzare per una questione di pura qualità, saltandoti anche se tu magari hai fatto scattare le coperture giuste) poi, tipo quelle in casa con Almeria, Getafe o Mallorca, l'Athletic ha concesso poco o nulla.
Credo che continuando su questa strada prenderà anche meno gol alla lunga.

3:20 PM  

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