venerdì, maggio 28, 2010

Anche gli ingegneri nel loro piccolo finiscono nel tritacarne.


Il profumino del cadavere in decomposizione si fiutava già da settimane, Florentino Pérez ha sancito semplicemente l’ufficialità: Manuel Pellegrini non è più l’allenatore del Real Madrid.

Pellegrini è stato sempre sopportato più che sostenuto da Florentino. Il sobrio presidente merengue al suo ritorno la scorsa estate optò per una posizione un po’più defilata per quanto riguardava le scelte tecniche, almeno più defilata rispetto all’ultima fase della sua precedente gestione, quando impose la linea dei Zidanes y Pavones e l’abolizione della classe media dei Makelele e Cambiasso. Già la scorsa estate la sua opzione favorita era José Mourinho, ma la decisione finale la lasciò alla direzione tecnica composta da Valdano e Pardeza. La predilezione di Valdano andava invece a Wenger, e così nell’impossibilità di arrivare al tecnico dell’Arsenal, la scelta alla fine cadde su Pellegrini, profilo simile a quello del tecnico alsaziano.
Pellegrini ha trovato però più apprezzamento fra i tifosi merengues (i quali in maggioranza hanno continuato ad appoggiarlo anche dopo l’eliminazione dalla Champions) che fra i vertici societari e i giornali. “Marca” ha scatenato dal giorno 1 della gestione Pellegrini una campagna indecente contro il tecnico cileno, accusato anche delle guerre e della fame nel mondo; Florentino invece ha taciuto (alla trasmissione radiofonica “El Larguero”, parlando già da ex, Pellegrini afferma di non aver praticamente parlato col presidente da agosto in poi), ma il suo silenzio nascondeva secondo i meglio informati una fiducia chiaramente a termine, e col passare dei mesi su Pellegrini ha preso forma una cappa sempre più opprimente. Soprattutto dopo l’eliminazione dagli ottavi di Champions, il suo Real Madrid ha perso fiducia e prospettive a lungo termine, relegato alla banale quotidianità di una Liga che anche se vinta non avrebbe placato gli appetiti megalomani sbandierati in estate dalla società. Stando così la situazione, anche i progressi registrati sul campo, quelle cose buone che il Real Madrid di Pellegrini avrebbe anche fatto vedere, vengono irrimediabilmente guastati e il futuro, il progetto, semplicemente cessano di esistere.

Se la cosa di questi tempi non suonasse irrimediabilmente demodé, diremmo che Pellegrini è stato il miglior allenatore del Real Madrid dopo Del Bosque. Perlomeno l’unico che, pur non avendo vinto nulla (a differenza di Capello e Schuster), è riuscito a dare un’identità riconoscibile alla sua squadra, e questo anche tenendo in conto che la rosa a sua disposizione era sicuramente superiore a quelle di Capello e Schuster.
Ci ha messo un paio di mesi a trovare un undici-tipo e un assetto tattico, ma il Real Madrid ha giocato quest’anno più di una partita francamente convincente, anzi ne ha giocate pure di più rispetto al Barça, che però lo ha surclassato sul piano della maturità e dell’”autocontrollo”, come hanno dimostrato anche i due scontri diretti.

Tre le fasi fondamentali nella gestione tattica di Pellegrini. La prima, in pretemporada e nei due mesi iniziali, ha visto il tecnico cileno cercare di adattare al contesto madridista il suo ormai classico 4-4-2 senza esterni di ruolo visto al Villarreal. Geometrie simili, ma con un’interpretazione nettamente più veloce e verticale, date le caratteristiche di elementi come Cristiano Ronaldo, Kaká e Higuaín. Questo almeno nelle intenzioni, perché le prime uscite vedono un Real Madrid molto confusionario e disordinato, con tendenza a portare palla troppo centralmente e a spezzarsi in due. Il punto più basso in questa fase della stagione lo si tocca con l’umiliante uscita dalla Copa del Rey per mano dell’Alcorcón.
Con la squadra spezzata in due, vengono maggiormente in evidenza le carenze di Marcelo quando difende nella propria area, e così Pellegrini passa dalla formazione ultra-offensiva della prima giornata (Raúl e Benzema di punta, Cristiano Ronaldo e Kaká che partono dalle fasce) a un undici un po’ più coperto: Arbeloa entra nell’undici titolare come terzino sinistro, Marcelo viene avanzato a centrocampo ma non proprio come esterno, perché il disegno del centrocampo cambia, si passa al rombo: Lassana Diarra si defila un po’ a destra anche per risultare un po’ meno ingombrante per Xabi Alonso, partito senza riferimenti utili per sviluppare il suo calcio nel caos d’inizio stagione, ma poi assestatosi su altissimi livelli.
A cambiare progressivamente però è tutto il Real Madrid: più coralità, pochi tocchi, ripartizione degli spazi più razionale, nessun punto di riferimento dalla trequarti in su, triangolazioni e inserimenti in corsa, copertura efficace anche delle fasce sebbene per la critica più superficiale l’assenza di esterni di ruolo la impedisca (nonostante ciò, sempre a “El Larguero”, Pellegrini si toglie un sassolino affermando di essersi opposto alla cessione dell’ala pura Robben oltre che di Sneijder). I merengues si muovono meglio come blocco, allungano e allargano gli avversari nel mentre che accorciano con più facilità fra i reparti: Casillas (peraltro piuttosto sottotono) da anni non riceveva così pochi tiri in porta, la difesa alta ha funzionato bene anche dopo l’infortunio occorso a Pepe, con un Albiol quasi sempre impeccabile, affiancato più spesso da Sergio Ramos, adattato al centro (con Arbeloa a destra), che da Garay. In attacco invece Higuaín scalza Benzema a suon di gol.
Col Real Madrid più coeso e capace di difendersi col pallone nella metacampo avversaria, anche Marcelo terzino torna utilissimo, anzi un bel valore aggiunto. Questo permette a Granero di affacciarsi nel ruolo di mezzala, anche se il rendimento del canterano risulterà quasi sempre al di sotto delle attese.
Questa fase della stagione madridista, la più convincente, dura fino all’esaltante rimonta casalinga col Sevilla, forse la miglior partita di tutta la Liga 2009-2010, una gara che porta al picco massimo dell’efficacia e della plasticità tutte quelle prerogative di velocità e verticalità esposte precedentemente. Il problema è che una grande squadra però si vede ancor più che dai picchi di rendimento dalla capacità di gestire in maniera indolore anche quelle fasi un po’ meno brillanti. Si chiama maturità, ed è quello che è mancato al Real Madrid nella partita che ha segnato la sua stagione e il destino di Pellegrini. Già nei mesi precedenti il calo nei secondi tempi era stata una costante del Real Madrid, accettabile contro gli avversari estremamente inferiori della Liga, ma letale non appena un Lione, avendo rischiato di andare sotto di due-tre gol nel primo tempo, mette il naso fuori dalla metacampo e scopre che la squadra dei Casillas, Xabi Alonso, Kaká e Ronaldo in realtà se la sta facendo sotto.
La quinta eliminazione consecutiva dagli ottavi di Champions apre la terza e ultima fase della stagione madridista, quella della disillusione. Partite vinte in maniera burocratica, gioco al ribasso (tranne lo scontro casalingo col Valencia), e qualche modifica nell’undici titolare, col ritorno al 4-4-2, con Granero (o Guti) e Van der Vaart (rimpiazzo di Kaká durante l’infortunio del brasiliano) falsi esterni e Gago al posto di Lass. Serve a poco, il Barça non frena e Pellegrini è già spacciato.

Ora si cambia, ancora una volta: all’insegna del consueto understatement, il Real Madrid aggredisce il mercato alla ricerca del meglio che c‘è. Un anno i migliori giocatori, e se non funziona, l’anno dopo si spende per l’allenatore più bravo. Quindi Mourinho, che dovremo chiamare El Especial. Prima il messaggio alla concorrenza, poi eventualmente il piano: non sappiamo infatti se quella di Mourinho sarà una rivoluzione o una riforma. Chiaramente cambieranno la filosofia di gioco e i metodi di lavoro, il punto è sapere se cambierà anche la rosa o se invece il portoghese chiederà semplicemente qualche ritocco ad integrare il nucleo già di Pellegrini.
Se fosse rimasto il cileno, il primo fondamentale acquisto avrebbe dovuto essere quello di una mezzala capace di parlare lo stesso linguaggio di Xabi Alonso, armonizzandosi coi movimenti del basco più di quanto non abbiano fatto Marcelo e Lass, che son parsi più delle pezze messe lì per necessità che delle soluzioni sposate con convinzione da Pellegrini. La soluzione era già in casa, e si chiamava Sneijder, l’unico vero errore (non Robben) del mercato madridista.
Ora però non si sa come giocherà Mourinho, se manterrà il rombo, i falsi esterni o se invece chiederà esterni puri: il nome di Di Maria sembra suggerire la seconda ipotesi, ma comunque bisognerà aspettarsi una grande versatilità tattica dall’allenatore portoghese, come da consuetudine. Un aspetto positivo di Mourinho è sempre stato quello di sapersi sempre adattare a ciò che offre l’organico più che imporre sue scelte preconcette, come invece fanno altri allenatori come Benítez o Capello: al Chelsea ha giocato col centravanti-boa e con due ali, con il rombo, all’Inter ha giocato con giocatori pesanti e leggeri, modificando sempre lo stile di gioco. Questo fa pensare che possa ripartire da ciò che ha lasciato Pellegrini più che lanciarsi in richieste esose. Se il Madrid spenderà ancora molto, tendo a pensare sarà più per le mani bucate di Florentino (finchè le banche prestano…) che per le ansie di Mourinho.
L’unica esigenza certa, che sarebbe rimasta anche con Pellegrini, è quella di rimpolpare la difesa, o aggiungendo un centrale oppure (ipotesi più probabile) comprando due terzini e impostando definitivamente Sergio Ramos centrale (che sarebbe un peccato: se hai già lui come terzino, Maicon non è così necessario).

PS: chi cerca un bravo allenatore, non uno speciale ma uno bravo, ne può trovare uno appena svincolatosi dal Real Madrid.

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34 Comments:

Blogger Francesco said...

Analisi come sempre impeccabile, del tutto lontana dagli articoli populisti scritti da certi pseudo giornalisti che dovrebbero conoscere il calcio e invece scrivono per dare fiato alla penna.

Sono d'accordo con te, Valentino però vorrei aggiungere una cosa: se il problema fondamentale riscontrato quest'anno è stato la mancanza di "maturità", convinzione nei propri mezzi e capacità di gestire le partite, sicuramente in questo senso il Madrid opera bene, andando ad ingaggiare proprio un allenatore (anzi un manager) che può risolvere questi problemi, abituato peraltro a portare risultati nel breve periodo anche in assenza di un progetto e di uno stile di gioco tradizionale ben definiti.

Una cosa é certa. "Bel gioco" addio. Metto le due parole tra virgolette perché personalmente adoro la maniera di giocare diretta e incisiva di Mourinho, però credo che sarà impossibile, sul piano dell'estetica e del virtuosismo, arrivare ai livelli raggiunti da gente come Pellegrini e Wenger (che, peraltro, non hanno vinto niente in confronto a Mou).

Ci aspetta un Madrid "resultadista", frontale, che, ad immagine del suo allenatore, non andrà sempre e necessariamente ad imporre il proprio gioco ma, quando ve ne sia bisogno, si adatterà all'avversario per strappare il miglior punteggio possibile. Interessante il fatto che questa filosofia sarà esattamente opposta a quella del Barca: nel club blaugrana al centro ci sono un progetto e uno stile di gioco ben definiti, a cui poi l'allenatore di turno dà una sua interpretazione ma pur sempre rimanendo nel'ambito dei paletti imposti dall'Idea imposta a suo tempo da Crujiff; nei merengue invece centro di tutto sarà realisticamente l'allenatore, che imporrà il suo stile, i suoi metodi e la sua personalità. Il Madrid di Pellegrini aveva l'ambizione dichiarata di vincere sempre e comunque giocando alla grande, quasi fosse un Barca diverso dal Barca; quello di Mourinho avrà l'ambizione di vincere, sempre e comunque, non importa come.

La mia idea é che il dualismo Madrid - Barca l'anno che viene sarà ancora più esasperato. Mourinho farà rendere ad altissimi livelli Kakà e Cristiano Ronaldo: conoscendolo, é probabile che costruisca una squadra che esalti le loro caratteristiche, come ha fatto nel Chelsea con Drogba e Lampard e nell'Inter con Milito e Sjneider; metterà Benzema titolare (Higuain é un killer dell'area ma non un buon uomo squadra); litigherà tutti i giorni con Valdano; al primo "vete a tomar por culo" spellerà Guti dei suoi tatuaggi, dirà che ha un solo neurone e poi lo metterà fuori squadra chiedendo le scuse pubbliche per compattare il gruppo; ricorderà a Guardiola che una cosa è il triplete col Barca, altro sono il doblete con Porto e il triplete con l'Inter e che comunque ha vinto più tituli lui; si manderà a fanculo da solo ogni volta che la sua squadra perde o pareggia; farà scoppiare un casino dicendo che i giornalisti fanno prostituciòn intelectual e che il Barca compra gli arbitri; vincerà la Liga, si metterà a piangere, abbraccerà commosso e tra le lacrime Raùl e poi la sera stessa salirà sull'auto di Ferguson e firmerà un contratto per il Manchester United.

4:13 PM  
Blogger valentino tola said...

L'ultima parte del commento mi ha fatto sbellicare, anche perchè tutte queste cose succederanno per davvero :D (tranne Guti, che se ne va di certo).

Intanto, se ti può far piacere, nella prima intervista ad "As", Mourinho ha già detto che non ama la prostituzione intellettuale, ricordando che questa frase fece scalpore qua in Italia. Se già non era amico di Sconcerti qua, in Spagna ne prevedo di tutti i colori...

Sarà una provocazione e uno sfanculamento continuo, ci puoi contare, però qui si parlerà solo di calcio, e Real Madrid e Barça ce ne regaleranno tantissimo... in una Liga ridicola, questo sì.

Hai ragione che se cerchi maturità allora Mourinho è perfetto, però il discorso te lo metto in un altro modo.
Questa annata di Pellegrini io l'ho vista come la classica prima annata di un progetto. Cioè il primo anno costruisci le basi del gioco e dell'identità di squadra, ma per acquisire quella personalità ci vuole un po' più di tempo (questo vale anche se hai Cristiano Ronaldo & C.), e generalmente il secondo anno di un progetto è l'ideale, quando magari perdi un po' di brillantezza ma ti sai gestire meglio. E' il caso del Barça quest'anno ma anche dell'Inter, che nel primo anno di Mourinho non aveva certo la maturità dimostrata questa stagione.
Il problema però è che io parlo di progetti, di tappe etc... per una società che è totalmente aliena a questa logica. Florentino quest'anno voleva vincere tutto e basta. Pellegrini ha perso e non poteva continuare con un lavoro paziente, per quella che era la pressione di tutto l'ambiente il Real Madrid non poteva più maturare con Pellegrini. Ma non dipende tanto da Pellegrini, sono i condizionamenti che ti impone il club la cosa decisiva.
Certo, poi non si può criticare il Madrid se decide di prendere un allenatore come Mourinho, anche questo lo capisco.

"Interessante il fatto che questa filosofia sarà esattamente opposta a quella del Barca: nel club blaugrana al centro ci sono un progetto e uno stile di gioco ben definiti, a cui poi l'allenatore di turno dà una sua interpretazione ma pur sempre rimanendo nel'ambito dei paletti imposti dall'Idea imposta a suo tempo da Crujiff; nei merengue invece centro di tutto sarà realisticamente l'allenatore, che imporrà il suo stile, i suoi metodi e la sua personalità."

Ma lo sai che Mourinho ha detto esattamente la stessa cosa nell'inervista su "As" che citavo? ;-)
Con un paragone giornalistico, diciamo che nel Barça viene prima la linea editoriale poi il direttore. Nel Real Madrid prima il direttore che fa vendere i giornali e poi la linea.

4:40 PM  
Blogger valentino tola said...

Riguardo al gioco, io non precluderei nulla. Per me potremmo anche divertirci parecchio col Real Madrid di Mourinho.
Lui si adatta ai giocatori, e i giocatori che ci sono possono permettere un calcio offensivo molto brillante.
E' anche vero che si adatterà spesso all'avversario, sempre ad "As" lo ha ricordato.
"Hanno detto che al Camp Nou la mia Inter ha messo l'autobus davanti alla porta... non è vero, abbiamo messo un aereo!
Però la gente lo deve capire, se mi si infortuna Pandev, se mi espellono Motta, io l'unica cosa che posso fare è chiudermi dietro"
"Contro il Bayern non volevamo il pallone"
è un tecnico chiaramente pragmatico, però ti dico che le caratteristiche dei giocatori del Real Madrid sono molto diverse da quelle dell'Inter. L'Inter era fortissima a difendere nella propria area (una cosa per me innaturale, 9 squadre su 10 generalmente soccombono difendendo cos', ma questi respingevano ogni tiro e ogni cross...), il Real Madrid ha difensori che reggono benissimo la difesa alta (Pepe e Ramos su tutti, ma anche Albiol) e ha giocatori che porteranno Mourinho a impostare la maggior parte delle gare per dominare nella metacampo avversario (questo senza togliersi la possibilità di ripiegare un pochino in fase di non possesso e lasciare metri a Ronaldo e Kakà per ripartire).

Però, chi pensa che affronterà gli scontri col Barça cercando di fare più possesso-palla... un secondo dopo si sveglia tutto sudato.

4:51 PM  
Blogger Francesco said...

Comunque sia, una cosa é certa: il prossimo anno ci sarà da divertirsi.

4:59 PM  
Anonymous Anonimo said...

Bell'analisi sulla miglior perdente della storia della Liga!
Francesco ha detto già tutto, io ti chiederei solo tre cose riguardo il Madrid Valentino: sai il motivo per cui Marca iniziò la crociata contro Pellegrini? Per caso la sconfitta in Coppa?

Se Mourinho dovesse fare un'altra "temporada en blanco" verrebbe cacciato e umiliato come Pellegrini?

la presenza di Mourinho esaspererà ancora di più i rapporti tra Madrid e Barça per colpa della sua visione "manichea" del calcio, questa situazione andrà benissimo alle due stampe, de la capital y de la ciudad condal, ma come credi che si comporterà Guardiola? Un conto è incontrare Mourinho due o quattro volte l'anno in coppa, un altro è avercelo sempre intorno a ricordarti che lui esiste. Guardiola abboccherà come gli allenatori italiani, o riuscirà a passarla liscia come Ferguson?

DVM

5:01 PM  
Blogger valentino tola said...

@ Francesco
Sarà appassionante. Dovremo sciogliere interrogativi che da sempre angosciano gli appassionati del più bel campionato al mondo, interrogativi come: "riusciranno le due grandi a superare quota 100 punti?" "100 punti sarà anche il divario rispetto alla terza classificata, o il divario sarà ancora più ampio?" "Cristiano Ronaldo e Messi sforeranno la media dei due gol a partita?".

@ DVM
Grazie!

Ma Ferguson è un'altra storia, lui non è un allenatore, è un Essere Superiore consacrato dalla Storia, quindi nemmeno Mourinho poteva toccarlo, dargli del guardone, del settantenne (che poi Sir Alex ne ha 69, ci siamo quasi) o cose del genere.

Guardiola si difenderà con la sua arma più poderosa, la paraculaggine: aspettatevi una sfilza di "lui è il miglior allenatore del mondo, come si fa a discuterlo?" "loro sono la squadra più forte del mondo" "loro sono il club più glorioso della storia, noi siamo qui per imparare", e cose del genere...
Temibile Pep, altrochè :D

5:15 PM  
Anonymous Anonimo said...

Mi sembra che sia stato già detto tutto quello che si poteva dire. Faccio i complimenti a Valentino come sempre e anche a Francesco, commento davvero divertente. Io aggiungo due considerazioni:

1) Per me Mourinho non sarebbe cacciabile neanche se sciaguratamente non dovesse centrare Liga e/o Champions al primo colpo (cosa comunque molto difficile). Ha troppo carisma, ha troppo potere sui giocatori. Il tempo di conquistarli e poi ci vorrà un litigio come quello che ebbe con Abramovich per vederlo andar via (oppure un altro triplete con successivo litigio).
Pellegrini ha avuto il demerito, non da poco al Real, di non saper reggere la pressione. Già a dicembre-gennaio se ne uscì dicendo che il Real negli ultimi anni aveva bruciato i migliori allenatori sulla piazza: una frase del genere, per quanto vera, sa di profezia autoavverantesi. La maturità di squadra che ha sottolineato Valentino, al Real parte anche da questo presupposto. L'allenatore si deve sentire non solo nel gioco, ma anche nell'aspetto gestionale e mentale. E in questo senso Mourinho è di gran lunga il migliore al mondo.

2)Sullo stile di gioco io mi sbottono: vedremo un Real più che discreto. Considerate le insidie della Serie A, è normale e fisiologico che l'Inter non sia quasi mai riuscita a mostrare un bel gioco (il paradosso è che c'è riuscita più in Europa che in Italia). Al contrario, nella Liga sono pochi gli avversari che davvero ti mettono sotto pressione. Vedremo un Real camaleontico, questo è sicuro, ma quasi sempre adeguato alla pochezza media degli avversari. Tutt'altro discorso sarà in Europa.

3)Riguardo a quanto detto da Francesco su Kakà, non sono poi così sicuro che a Mou importi davvero di rivitalizzarlo. Il brasiliano è uno che non si è mai sacrificato per la squadra come invece chiede Mourinho, e soprattutto non dispone di quella duttilità e di quell'intelligenza tattica che gli permetterebbe di adeguarsi a qualunque cosa gli si chiedesse di fare. Peraltro se è vero che sono in cerca di un altro esterno, non vedo dove potrebbe inserirsi il brasiliano a livello di modulo. Comunque staremo a vedere.

Tommaso.

5:35 PM  
Blogger Francesco said...

x Tommaso. Non saprei. Kakà non è certo un mostro di altruismo, però ricordo che al secondo anno nel Milan di Ancelotti giocò molto per la squadra dietro alle due punte. Comunque giocherebbe nel ruolo che all'Inter ricopre Sjneider nel 4 2 3 1: centrocampista avanzato sulla linea delle due ali, appena dietro la punta. Ha visione, tiro dalla distanza e ultimo passaggio, anche se é certamente meno difensivo e meno portato al sacrificio dell'olandese. Il ruolo c'è, sull'intelligenza tattica e sulla duttilità non saprei dire. Il grosso dubbio però a mio parere é se ritroverà quello spunto che faceva la differenza quando si faceva 50 metri di campo e poi segnava. E poi c'è sempre Canales...

6:40 PM  
Blogger Vojvoda said...

Ma le banche per compensare i sedici (16), DIECISEIS, SEIZE, SIXTEEN, milioni REGALATI all'Inter si rifaranno sulle commissioni dei poveri clienti???
Per Perez non ho più parole...

9:17 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

Ottimo pezzo per un ottimo tecnico che unico caso dai tempi di Del Bosque è stato cacciato con la tifoseria dalla sua parte... Nonostante Mou sia un grande allenatore temo che avrà un rapporto con la stampa peggiore di quello di Capello e Pellegrini messi assieme senza contare che dal precampionato riinizierà tutta la tiritera sul brutto gioco madridista, ganar sin gustar. Ovvio che Mou è più abbituato a gestire la pressione e le aspettative di una grande piazza ma purtroppo non è l'allebnatore su cui costruire un progetto: tanto tra 2 anni se ne andrà e si dovrà ripartire da 0. Per questo avrei tenuto Pellegrini che stava dando un'identità alla squadra, ma a Madrid la parola progetto è più odiata della parola blau-grana.
Chissà se in Spagna dedicherrano a Mou video come questi: http://www.youtube.com/watch?v=McKZEuNwMq8
http://www.youtube.com/watch?v=CRTeVYrFXT0
http://www.youtube.com/watch?v=OpEm_cBBHxI&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=l-5bFiJWers

10:09 PM  
Blogger Francesco said...

Il secondo video, quello con Mourinho col sigaro, è strepitoso. Peccato per l'errore finale sulla Champions :P

10:42 AM  
Anonymous Hincha Madridista said...

@ Francesco: l'errore è comprensibile, ad inizio anno quando è stato realizzato il video c'erano 45 anni di storia contro la chance di un Inter vincente in Champions.
Tornando in topic, lunedì l'Especial dovrebbe essere presentato al Bernabeu, esordirà con u7n Yo no soy un cabron?

10:55 AM  
Blogger Francesco said...

Alcune considerazioni. Ho letto l'intervista d'addio di Pellegrini ad As, in cui dice sostanzialmente che fin da subito non ha sentito l'appoggio di Florentino e che dal club filtravano cose che avrebbero dovuto rimanere nello spogliatoio. La solita storia, insomma. Nota a margine, quando gli hanno chiesto di Guti ha risposto "io sono qui da un anno, Guti da 12, se la testa è quella non potevo certo cambiarla io".

Mourinho, per contro, nella conferenza di presentazione non ha affatto esordito con l'attesissimo "yo no soy un cabròn", ma stranamente non ha fatto neanche una battuta ad effetto. L'ho visto elegante, rigido, con un taglio di capelli da barbiere spagnolo, forse un po' malinconico. Non sembrava quasi lui, non fosse che alla fine ha tirato fuori l'immancabile modestia con la frase "io sono un grande allenatore". Nostalgia del passato o presentimenti per quello che deve ancora venire?

5:00 PM  
Blogger valentino tola said...

@ Tommaso
Grazie.

1) Hai ragione, Mourinho è il più bravo in circolazione nel dare questa personalità alle sue squadre. Lo dimostra la trasformazione europea dell'Inter. Aggiungo però e ribadisco che Mourinho ha avuto una seconda stagione a disposizione per dare questa personalità all'Inter, Pellegrini invece no.
Poi ho molti dubbi che Mourinho sia comunque così potente da competere con la potenza del Real Madrid come club, come storia, come ambiente.
Se Mourinho non vince nulla e in più il pubblico non si diverte, cade: Mourinho dovrà vincere e basta, non ci sono storie.

2) Credo che con la rosa che avrà disposizione Mourinho dovrà adattarsi molto meno agli avversari di quanto non abbia fatto con l'Inter, anche in Europa. Se riuscirà a far entrare il suo discorso nelle teste dei giocatori, potrà imporlo praticamente a tutte le avversarie, tranne il Barça e quelle due-tre inglesi solite. Con queste vedremo più tatticismo, chiaro.

3) Eh, però bisogna capire cosa intenderebbe Mourinho per "sacrificarsi per la squadra".

@ Francesco 1
Oddio, Canales in tutto questo lo vedo male... Anzi, mi sa che non ce lo vedo proprio.

@ Vojvoda
E che ci vogliamo fare...? :-)

@ Hincha
Vabbè, un mito come Gene Gnocchi ce l'abbiamo solo in Italia, ci dovremo accontentare dei "Marcatoons"...

@ Hincha e Francesco 2
"Io sono un grande allenatore"

E questo sarebbe colui che ha rivoluzionato il modo di comunicare nel calcio?

6:47 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

Beh in conferenza stampa, ha anche detto che al sorrteggio di Champiosn le altre squadre dovranno avere paura di affrontare il Madrid, come direbbe Sacchi-Crozza: che mancanza di umiltè!
Comunque credo abbia ragione Valentino, a Madrid se farà come il primo anno all'Inter con scudetto vinto nell'ultima mezz'ora dell'ultima giornata ed uscita agli ottavi di Champions non sarebbe sopravissuto due anni, come un certo Pellegrini (ottima la sua considerazione su Gut che riporta AS)...

11:48 PM  
Anonymous Anonimo said...

@ Hincha Madridista

guarda che forse confondi l'ultimo anno di Mancini con il primo di Mourinho...

nel primo anno del vate di Setubal, l'Inter ha vinto lo scudetto di 10 punti a 2-3 giornate dalla fine....
non proprio "..ultima mezzora dell'ultima giornata.."
inoltre al primo anno Supercoppa e un uscita agli ottavi con il Manchester campione con però una personalità e una sicurezza europea che mai si era vista nell' Inter di Mancini....

Santeria

2:42 PM  
Blogger Flavio said...

Sicuramente sarà un grande duello con il Barça; tutto sta a vedere se Guardiola ha perso solo una battaglia o se perderà la guerra. Non mi aspetto un Real spumeggiante anche perchè Mou è un'allenatore pragmatico, per lui il gioco non è un mezzo per arrivare al risultato, ma è il risultato ad essere un mezzo per esaltare un presunto gioco che in realtà non c'è mai stato, nè col Chelsea nè con l'Inter: difesa ed esaltazione delle individualità, questo è il gioco dello "Special One". A livello di individualità Barça e Real stanno più o meno sullo stesso livello; i blaugrana hanno dalla loro un gioco ed un centrocampo superiore, in particolar modo se dovesse arrivare Fabregas, mentre il Real ha più forza fisica ed agonistica. Alla fine la spunterà chi avrà più nervi saldi e più fortuna...negli scontri diretti. Ma il resto della Liga sarà uno strazio...

3:08 PM  
Blogger pallamanoeuropa said...

Marcatoons? Naaah. Mai visto "Crackòvia" invece? Quelli con Mou a Madrid ci vanno a nozze :D

4:41 PM  
Blogger valentino tola said...

@ Santeria
Quell'Inter-Manchester United secondo me fu nel complesso piuttosto sbilanciato. All'andata lo United mangiò in testa all'Inter come qualità di gioco e come personalità, gli mancò però cattiveria nel concludere.
Al ritorno l'Inter tenne il campo bene, vero, se non ricordo male sfiorò anche il gol nel primo tempo, però anche lì ebbi la sensazione di un Manchester United che vinse quasi con il minimo sforzo.
Sinceramente gli ottavi furono un traguardo più che all'altezza dell'Inter 2008-2009 (almeno per come la vidi giocare in Champions, sul campionato non mi posso esprimere).

@ Flavio
Anche qui della Serie A non posso dire nulla. Però a Stamford Bridge, in casa col Barça e anche in finale l'Inter un suo gioco l'ha imposto. Non sarà il gioco che ci diverte, ma era organizzato, studiato e applicato bene. Avere un gioco non significa solo atttaccare palla a terra a pieno organico, con uno-due e tutte il resto.

@ pallamanoeuropa
Crackovia, chiaro! :D Me ne ero dimenticato... rimedio con un link, dove prendono di mira Pellegrini, Raul e Guti

http://www.youtube.com
/watch?v=mAaHM2OwbSw

5:00 PM  
Blogger pallamanoeuropa said...

E visto che siamo in tema Mourinho, ricordiamo alcune delle gag che Crackòvia gli ha dedicato:

Mou incubo di Guardiola in Barca-Xerez, appena prima della semifinale di ritorno di Champions:
http://www.youtube.com/watch?v=xGaL2CT19EQ&feature=related

Mou incubo anche per Pellegrini:
http://www.youtube.com/watch?v=OpEm_cBBHxI&feature=related

Ma soprattutto il grande duetto canoro ...
http://www.youtube.com/watch?v=OMYJnW3XzY0&feature=related

che poi sarebbe la parodia di una canzone argentina: http://www.youtube.com/watch?v=X6wZlCXA5CQ

5:29 PM  
Blogger Flavio said...

Valentino, anche chi faceva o fa il catenaccio (da Rocco a Hiddink, passando per il Trap) fa gioco. Tutti gli allenatori fanno gioco, ma tu mi insegni che le squadre che hanno basato il proprio gioco sul possesso palla (dall'Ajax di Cruyff al Milan di Sacchi) sono quelle che vengono maggiormente ricordate nella storia e che magari hanno vinto qualcosa, o sbaglio? A me Mou non ha mai dato l'idea di uno che imposta le sue squadre sul possesso palla, possesso palla come mezzo per dominare gli avversari perchè la palla "c'è l'ho sempre io", quindi a te non ti faccio giocare e non ti do la possibilità di segnarmi, ma io invece ho più possibilità di farti gol; tu mi parli del ritorno col Chelsea, ma devo ricordarti che in questa Champion's mai, e dico mai l'Inter si è trovata a dover vincere una partita attaccando (come sarebbe dovuto succedere se l'arbitro di Inter-Chelsea avesse visto il rigore per i blues con espulsione annessa, o se il Barça avesse pareggiato a Milano visto il gol in fuorigioco di Milito o il rigore non dato a Dani Alves). Io dico che Mou è molto bravo ad organizzare le proprie squadre, ma non sul possesso palla, bensì sull'esaltazione delle individualità del momento, sulla forza difensiva, agonistica e sulle ripartenze, ma un'idea di gioco attraverso il possesso palla non l'ha mai sviluppata, neanche quando era al Porto. Questo per dire che con un allenatore così puoi sì vincere tutto (anche perchè i giocatori che vuole glie li comprano...), ma di sicuro queste vittorie restano estemporanee, episodiche ed anche un tantino fortunate, mentre tu sai benissimo che quello aperto dal Barça (o all'epoca dal Milan di Sacchi o di Ancelotti) è un ciclo destinato a durare perchè il Barça ha una sua precisa identità non estemporanea o episodica (non tagliata a misura sull'avversario o sui giocatori di una specifica annata, non so se mi spiego). Io credo che se Mou dovesse vincere ma giocare male, i madrileni saranno contenti ma storceranno il naso (ricordi Capello?); ma se non dovesse vincere (con il Barça magari ancora campione) anche lo Special One sarà cacciato via come è successo per Pellegrini, Shuster e compagnia cantando e sarebbe giustissimo visto che si proclama "il migliore allenatore del mondo". Beh, se sei il migliore allora devi vincere subito anche perchè non alleni mica il Poggibonsi (con tutto il rispetto), ma C Ronaldo, Kakà, ecc...

10:55 AM  
Blogger Flavio said...

Aggiungo, quando parlo dell'Ajax di Cruyff intendo quando l'olandese giocava...quando parlo del Milan di Ancelotti intendo ricordare la straordinaria intuizione di mettere Pirlo davanti alla difesa, giocando contemporaneamente con Seedorf, Kakà (o Rui Costa) e due punte...queste squadre uno se le ricorda perchè quando le hai viste giocare ti hanno lasciato a bocca aperta al di là del fatto che si sono fatti rimontare tre gol dal Liverpool, ma due finali le hanno pur vinte...invece dell'Inter di Mou cosa ricorderemo? Ricorderemo qulache svista arbitrale, una difesa ed un'organizzazione straordinaria, un carattere indomito, Eto'o terzino e tre giocatori capaci di fare la differenza, ossia Milito, Maicon e Sneijder: tutto ottimo, per carità, ma se si rigocasse dieci volte la champion's con le stesse squadre di quest'anno, nove volte vincerebbe il Barça (e Mou lo sa altrimenti perchè andar via dall'Inter?). Questo per dire che Mou è sì un grande allenatore, sicuramente un vincente, ma non è tra quelli che quando guardi le sue squadre giocare ti fanno amare il calcio, anche per via della sua presunzione e dei teatrini(o buffonate) che tanto ama mettere in scena e su cui costruisce buona parte dei suoi successi. Staremo a vedere.

11:12 AM  
Anonymous Anonimo said...

@ Flavio: penso che ti sbagli, Mourinho ha dato un'identità precisa a tutte le squadre che ha allenato. Prendiamo il Chelsea: non è cambiato quasi niente rispetto a tre anni fa, quando il portoghese sedeva ancora sulla panchina dei Blues. Ancelotti ha apportato qualche piccola modifica (penso soprattutto all'utilizzo particolare di Anelka), ma alla fine l'ha anche riconosciuto: Mou ha dato un'identità al Chelsea tale che i giocatori continuano a giocare nella maniera impostata da lui. Peraltro il Chelsea mouriniano era anche una squadra che vinceva con pieno merito, imponendo il proprio gioco fisico e tenendo palla. Il confronto col Barça non è indicativo, perchè nella filosofia catalana il possesso palla viene esasperato; credo che nessuna squadra in Europa, non solo l'Inter, possa competere con loro da questo punto di vista. Ma la supremazia di gioco non la si stabilisce per forza attraverso il possesso palla: prendi il Manchester di due-tre anni fa, che spesso e volentieri vinceva le partite in contropiede. Ci sono molti modi di imporre il proprio gioco e non tutti passano dal possesso palla. L'accortezza difensiva poi è un elemento importante a prescindere, credo che se il Barça non avesse avuto uno come Piqué a guidare la retroguardia non avrebbe vinto ciò che ha vinto in questi ultimi due anni. Anche il discorso sulle individualità lascia un po' perplessi: il Barça quest'anno ha spesso vinto sfruttando appieno l'individualità più forte del mondo, ovvero Messi. Il discorso è che non vinci una Champions solo con le individualità e la fortuna, non esiste proprio. Se l'unico lavoro fatto da Mou all'Inter fosse stato quello di incrementare il lavoro difensivo ed esaltare Sneijder e Milito, come molti hanno detto (non su queste pagine, grazie al cielo), i nerazzurri non sarebbero mai arrivati in finale.
Tommaso.

2:22 PM  
Blogger Flavio said...

Tommaso, forse non mi sono fatto intendere: qui nessuno ha messo in dubbio che le squadre di Mou abbiano una loro identità nè ho affermato che il possesso palla sia il miglior modo (o almeno il più redditizio) per giocare a calcio. Io ho solo affermato che lo Special One, tanto special non lo è poi così tanto, primo perchè non mi sono mai divertito a vedere le sue squadre giocare (ma questa è una mia opinione), e secondo perchè gli mancano le tre Champion's di fila che avrebbe dovuto vincere con la squadra potenzialmente più forte che ci sia stata negli ultimi 5-6 anni, il Chelsea appunto, che secondo te giocava bene; ma ciò a me non sembra (a mio avviso hanno sempre giocato molto meglio sia l'Arsenal che lo Utd, almeno per ciò che concerne il calcio di oltremanica). Se parliamo invece di Europa a partire dal Milan di Sacchi, per qualità di gioco (dove per qualità di gioco intendo la somma tra spettacolo e risultati) ricordo poi l'Ajax di Van Gaal, il Milan di Ancelotti ed ora il Barça di Guardiola. Infine, insisto, la vittoria di quest'anno dell'Inter è sicuramente meritata, ma anche estemporanea, casuale e fortunata (ma si sa la fortuna ci vuole sempre, vedi Chelsea-Barça dell'anno scorso). Insomma Mou non mi diverte nè mi ha mai divertito e secondo me è di sicuro un ottimo allenatore, però molto sopravvalutato e piuttosto fortunato, anche perchè non tutti hanno la fortuna di avere presidenti come Abramovich, Moratti o Perez che ti comprano i giocatori che chiedi (ma Shevchenko e Quaresma chi li ha voluti?). Saluti,
Flavio

6:32 PM  
Blogger Flavio said...

Aggiungo, Tommaso che è proprio l'identità il punto di forza delle squadre di Mou: grandi giocatori, forza fisica, agonismo, esaltazione delle individualità, difesa e contropiede, preparazione maniacale delle partite, distruzione psicologica dell'avversario, teatrini e provocazioni: se questo è il calcio che vi piace io preferisco affidare la mia "squadra dei sogni" a Zeman, che almeno ti fa divertire, ed è sicuramente un signore.

6:39 PM  
Anonymous Anonimo said...

@ Flavio: ho capito il tuo punto di vista, anche se non lo condivido del tutto. Effettivamente l'aspetto "scenico" di Mourinho risulta spesso piuttosto indigesto, ma, ripeto, è solo un lato del suo carattere. La Champions di quest'anno l'Inter l'ha vinta battendo le squadre più forti del torneo a parte il Manchester United: insomma, va bene la fortuna, ma non esageriamo. Detto questo, neanche a me fa impazzire il gioco di Mou; io sono un grandissimo amante dell'Arsenal e quindi sono d'accordo con te quando dici che sono molte le squadre che giocano meglio di quelle di Mourinho. Il punto è quello che ha detto anche Valentino più sopra: a Mou non interessa giocare bene, non è un aspetto del calcio su cui lui punta per vincere. Si tratta di una scelta dettata dalla sete di vittoria: è opinabile, certo, ma razionale, visti i risultati.
Il Chelsea non ha mai vinto la Champions, è vero, ma è sempre arrivata almeno in semifinale, insomma ci è sempre andata molto vicina. Tu dici che è facile vincere quando si hanno presidenti come Abramovich o Perez: io ti dico che è proprio il contrario. Mourinho a partire dal Chelsea in poi ha sempre preso in consegna squadre complessate, timide o frustrate, con presidenti vulcanici e spesso anche ignoranti (è il caso di Moratti) che hanno dilapidato fior di milioni, è vero, ma molto spesso inutilmente. Io ci vedo un grande senso di responsabilità e un gran coraggio, professionalmente parlando. Mourinho gioca sempre sul filo del fallimento, e lo sa.
Tommaso.

7:33 PM  
Anonymous Anonimo said...

Pablo Ibanez lascia l'Atletico e si trasferisce al Wba.

Qual'è il tuo pensiero in merito Valentino?

Fred

8:01 PM  
Anonymous Anonimo said...

Io non penso che tatticamente e tecnicamente Mourinho sia "speciale", penso però anche che dobbiamo iniziare a guardare il calcio e gli allenatori nello specifico con degli occhi più completi rispetto alla visione tecnico - tattica. Ormai ( purtroppo?) le partite, i giocatori , gli allenatori non si possono più valutare solo dal punto di vita tecnico-tattico ma l'aspetto psicologico della gestione dei giocatori, l'aspetto mediatico della gestione della pressione dei Mass-Media, l'aspetto atletico e fisico della gestione degli infortuni sono diventati parte integrante e molto spesso fondamentale del mondo del calcio.
Ebbene io penso che in questi aspetti (ovviamente mi riferisco ai primi due: l'aspetto psicologico e l'aspetto della comunicazione) Mourinho sia "speciale" se per speciale si intende il migliore al Mondo e uno dei più bravi della storia.
Qui ci troviamo di fronte innanzitutto a un vincente fuori dalla norma (Coppa Uefa e Champions con il Porto consecutive, con il Porto non con il Manchester Utd - campionati e coppette con il Chelsea - campionati e tripletta storica con l'Inter) e sopratutto ci troviamo di fronte a un allenatore che ha sempre gestito in maniera esemplare i gruppi che avuto a disposizione e ne è la prova il fatto che lo amino e ne parlino bene tutti i suoi giocatori anche quelli che giocano poco (tranne rare eccezioni : Balotelli e Sheva , che non ha voluto lui al Chelsea ma Abramovic).
Per non parlare della gestione della comunicazione con l'ormai famosa tattica di attirare critiche e attenzioni su di lui e lasciare i giocatori senza pressione.

Poi si può parlare di che tipo di calcio ci piace, il possesso palla , i movimenti offensivi etc..
ma è un altro discorso.

Santeria

12:40 PM  
Anonymous cespo said...

A me mou a tratti ricorda phil jackson, l'allenatore più vincente della storia della nba (scusate se ora scendo un po' nello specifico)
Stesse critiche:
- facile vincere con jordan, pippen,kobe, shaq.
- strapagato, cifre imbarazzanti per un allenatore.
- egocentrismo spinto all'ennesima potenza.
- tatticamente niente di che, il genio è tex winter che ha inventato il triangolo.

Ma poi... lui ti mostra lee mani e vedi 10 anelli. Nessuno come lui.
Ha vinto con jordan, ma ha fatto capire a jordan che magari può farrne 600 a sera e perdere, oppure giocare di squadra, di migliorare i compaggni invece di farli piangere in allenamento (storia vera, chiedete al povero king). Ha fatto convivere kobe e shaq che si odiavano, ha allenato rodman, horry, sta allenanddo odom artest. Sul piano tattico è andato sotto solo nel 2008.

Tra citazioni zen, interviste surreali definibili lynchniane, questo ha vinto tutto.

Mou è una personalità simile, è un allenatore simile, che a prescindere del fatto che vincerà in tutti i capionati più importanti d'europa, segnerà più di tutti questo inizio duemila.

Il suo limite è che non so se saprà fermarsi: dopo il Real ci sarà il Portogallo, dopo?

9:45 AM  
Blogger Juan y Fer said...

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3:39 PM  
Anonymous Anonimo said...

sì lui ha già detto che è sicuro di allenare il Portogallo (più in là)

markovic

3:48 PM  
Anonymous Anonimo said...

... ci sarà prima il Manchester Utd.. e poi il Portogallo...
questo è quasi sicuro.
Lui punta al posto di Ferguson, l'ha detto più volte.
altre voci attendibili dicono che voglia andare anche in Mls (Usa) prima o poi, non scherzo...

Santeria

5:41 PM  
Anonymous Anonimo said...

Vale, quanto ti è piaciuto Gerard Deulofeu? Per me è strabiliante.

Ciao

Luca

12:04 AM  
Anonymous madrid7 said...

Io non capisco, proprio non capisco, perchè questo rammarico per la cacciata di un allenatore che:
1)Ha ottenuto gli stessi risultati di Juande Ramos di fronte ad un Barcelona peraltro inferiore, e peggiori di Schuster e Capello
2) Ha toppato negli ottavi di Champions contro il Lione, non contro il Liverpool, lo stesso Lione che a Monaco, in superiorità numerica, non ha passato la metà campo e che al ritorno è stato sculacciato per 3-0.
3) Ha perso tutti e dico tutti gli scontri diretti e prestigiosi,ovvero la sfida col Milan, peraltro permettendo a quel Milan orrido di violare il Bernabeu, cosa che nemmeno il Milan di sacchi era riuscito a fare, le due sfide col Barça di campionato, quella con il Lione e la clamorosa partita di coppa del Re contro l'Alcorcon.
4) Appunto, l'Alcorcon , come si fa a piangere un allenatore che con una squadra da 300 mln di Euro perde 4-0 contro una di serie C.
Inoltre questa cosa dell'identità ritrovata lascia il tempo che trova. Perchè forse avete ragione, l'identità Pellegrini gliel'ha data, ma bisogna vedere se questa identità è giusta.
Perchè una squadra che gioca tutta per un giocatore, ossia CR9, si sà che vince le partite con squadre deboli, ma quando si confronta con le più forti soffre, a causa delle limitazioni che il giocatore di riferimento subisce nel confronto con l'altra squadra. Questo sbandierato gioco, che si basava sulla quasi totale liberrtà del postoghese, con l'inutile ed incomprensibile Granero ( se in Italia qualche volta si esagera con giocatori troppo di "quantità" in Spagna secondo me si esagera troppo con queste mezze figure)schierato per dare equilibrio alla squadra, con Kaka costretto al ruolo di gregario, e Benzema a quello di riserva, non è forse simile, almeno dal punto di vista concettuale, a quello dell'Inter quando c'era Ibra?? Non era forse un "tutti per uno"?? E voi volete paragonare Pellegrini a Del Bosque, che in 3 mesi ha trasformato un'accozzaglia di giocatori nella squadra, e lo ripeto squadra, più forte del mondo, capace di vincere la Champions. Essere squadra, giocare insieme, non vuol dire solamente passare la palla e fare triangolini, si può esser squadra anche difendendo insieme, muovendosi senza palla l'uno per l'altro, sacrificandosi l'uno per l'altro. Cosi i giocatori diventano un sistema, e poco importa se sia un sistema difensivo od offensivo.L'Inter lo ha dimostrato. Anche il Bayern, seppur in modo diverso. Inoltre il Calcio è uno sport di contatto, dove non esiste solo la tecnica, ci sono tantissime cose come il fisico, la determinazione, l'essere compatti, l'intelligenza tattica che entrano in gioco. Per questi fattori l'Inter ha elimiato il Barcelona, e questi fattori per troppo tempo sono stati trascurati secondo me in Spagna, negli ultimi 3-4 anni. Il calcio è uno sport per atleti, non per giocatori di scacchi. La verticalità è tanto importante quanto i passaggetti orizzontali, il ritmo alto è valente quanto quello basso.
Io non sò cosa ha in mente Mou, ma sono certo che proverà quantomeno ad insegnare questi concetti a "Do You ringo" Kaka ed a "Clear" Ronaldo. E se ci riuscisse, e riuscisse a farli giocare tutti per tutti allora io dico francamente, dopo 6 eliminazioni di fila in Champions, CHISSENEFREGA DEL BEL GIOCO, per me potremo anche vincere gli scontri con le squadre di bassa classifica solo per 1-0 giocando male, l'importante è che nelle grandi sfide, quelle che rendono altrettanto grande la storia di una squadra, il Real Madrid torni ad esserci.

4:19 PM  

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