sabato, maggio 08, 2010

Si salvi chi può.

Nella serata che potrebbe decidere il titolo, anche la bassa classifica ribolle. Di seguito una ricognizione di tutte le squadre coinvolte dalla matematica, anche quelle che possono dirsi quasi salve o virtualmente spacciate.


XEREZ


ULTIMO/30 PUNTI. DIFFERENZA RETI: -29. CALENDARIO: Zaragoza (casa); Osasuna (trasferta).

Applausi comunque. La salvezza è praticamente impossibile ormai, ma lo spirito dimostrato è encomiabile, e anche al di là dello spirito con Gorosito in panchina il Xerez ha mostrato soluzioni migliori in campo. Cambio di tecnico (modesto Ziganda) purtroppo tardivo, nonostante la sensibile crescita nei risultati.
Un Xerez che non rinuncia a giocare, nonostante le grosse carenze nel mezzo (con il prepensionato obeso Viqueira fuori gioco, manca chi veda al di là del proprio naso, anche se l’innesto di Víctor Sánchez accanto all’aspirapalloni Sidi Keita ha migliorato le cose rispetto al Bergantiños titolare della prima metà di stagione), e che trova le migliori soluzioni fra la trequarti e gli esterni: utilizzando più spesso il 4-2-3-1 che le due punte pure, Gorosito adatta sulla trequarti un esterno di ruolo (il mancino Momo e Calvo), alternando sulle fasce gli stessi Calvo e Momo e poi l’argentino Armenteros (buon giocatore) e soprattutto il cileno Orellana a destra, l’elemento maggiormente in evidenza: leggerino assai ma estroso e con un’ottima capacità nel trattenere il pallone e smarcarsi tra le linee con i tagli.
L’attacco è limitatissimo, sebbene Mario Bermejo (giocatore senza qualità che spiccano, ma capace di arrangiarsi un po’ in tutte le situazioni: spalle alla porta, in profondità, nel gioco aereo e nelle conclusioni sottomisura), storico mestierante delle serie inferiori, abbia ampiamente sconfessato (con 12 gol sonanti) nel girone di ritorno la sensazione di inadeguatezza alla categoria emersa nei primi mesi. La principale alternativa è un altro veterano del sottobosco, Míchel II, grezzo centravanti-boa, con l’acquisto invernale, l’argentino Alustiza impiegato spesso a partita in corso come seconda punta, ma mai dal primo minuto.
Gorosito preferisce una sola punta, come detto, e nelle gare più esigenti (soprattutto contro le grandi) adotta una variante più difensiva, un 4-1-4-1 con un uomo di pura copertura davanti alla difesa, solitamente il 36enne Vicente Moreno, ma anche (vedi Camp Nou) un difensore centrale adattato come l’ex sevillista David Prieto. Consolidata in difesa la coppia centrale formata dall’argentino Gioda e dal canario Aythami, deludente Renan fra i pali, il Xerez di Gorosito si è caratterizzato per una buona densità in fase di non possesso e per la capacità di ripartire senza buttare mai via il pallone.

FORMAZIONE TIPO (4-2-3-1): Renan; Francis, Gioda, Aythami, Casado; Víctor Sánchez, Sidi Keita; Orellana, Calvo, Armenteros; Bermejo.


VALLADOLID

PENULTIMO/35 PUNTI. DIFFERENZA RETI: -22. CALENDARIO: Racing (casa); Barcelona (trasferta).

Su questo blog generalmente le preferenze estetiche sono altre, ma non si può non simpatizzare con il fútbol anti-metrosexual del mitico Javier Clemente. L’unico, originale, con il marchio registrato. Personaggio detestato da una metà della stampa spagnola e guardato con sospetto dall’altra metà, ma con un carisma che nemmeno il suo più acceso detrattore potrebbe negargli, Javi ha subito imposto le sue ricette, gli inconfondibili difensori avanzati a centrocampo e, più sporadico, il doppio terzino. Nell’ultima partita casalinga col Getafe addirittura un “trivote” in mediana con Javier Baraja (fratello del “Pipo” valenciano, generalmente jolly difensivo con Mendilibar) a far legna accanto a Borja e Pelé (il migliore dei centrocampisti).
Al di là delle variazioni contingenti, la ricetta è comunque chiarissima: dopo la fallimentare parentesi di Onésimo, che aveva cercato un Valladolid più portato al possesso-palla (ottenendo risposte di sconcertante mollezza), si è tornati a privilegiare la riconquista del pallone come base, anche se con caratteri assai meno spregiudicati rispetto all’era Mendilibar. Quest’ultimo rischiava pressing e difesa altissima, Clemente infoltisce la propria metacampo, butta lungo il pallone e manda meno giocatori possibile in avanti, in modo da trovarsi subito pronto, blindato tutto dietro la linea della palla non appena l’attacco svanisce e gli avversari ne tornano in possesso. Per questo là davanti conta maggiormente rispetto a Mendilibar e Onésimo su Manucho, cristone capace di fare reparto da solo. Il forte Diego Costa, per caratteristiche tecniche e atletiche, si può adattare a partire anche da una posizione di esterno (ma con ampia licenza di incursione in area avversaria), mentre a ripresa inoltrata, con le squadre più lunghe, Clemente si riserva l’utilizzo di giocatori più leggeri e vivaci come il giovane rapidissimo esterno destro Keko (in prestito dall’Atlético Madrid), Alberto Bueno o il delizioso ma complicato Medunjanin. Altra novità di Clemente è la fiducia data al centro della difesa al portoghese Henrique Sereno, un altro degli acquisti invernali.
Le ricette di Clemente (mai una formazione uguale all’altra, quella sotto è puramente indicativa e ho trovato un po’ di difficoltà a inventarmela…) finora hanno pagato abbastanza, ma la salvezza resta lontanissima. Forse anche in questo caso il cambio in panchina è avvenuto con eccessivo ritardo.

FORMAZIONE TIPO (4-5-1): Jacobo; Barragán, Arzo, Sereno (Nivaldo), Nivaldo; Nauzet (Keko), Borja, Pelé, Javi Baraja, Diego Costa; Manucho.


TENERIFE

TERZULTIMO/35 PUNTI. DIFFERENZA RETI:-33. CALENDARIO: Almería (casa); Valencia (trasferta).

Una delle squadre più deboli ma anche più generose nei confronti dello spettatore, una delle più divertenti ma anche una delle più inconsistenti, con una differenza imbarazzante fra i 38 gol fatti (quintultimo attacco del campionato) e i 71 subiti (di gran lunga il dato peggiore di tutta la Liga). Un rendimento fuori casa catastrofico, una sola vittoria.
La squadra di Oltra se la gioca più o meno con tutti allo stesso modo, cercando di aggredire per prima. Ricerca della massima intensità e ritmo possibile nella manovra. Il tasso tecnico è quello che è, ma i movimenti sono mandati giù a memoria, l’offerta di appoggi ampia e nelle sue partite migliori il Tenerife fila che è un piacere: l’esterno di centrocampo stringe e si avvicina al portatore di palla, le punte a turno vengono incontro. Nel mentre l’esterno della fascia opposta si allarga per ricevere il cambio di gioco. Sempre due opzioni minimo per il portatore, e ottima copertura in ampiezza. I due terzini accompagnano costantemente l’azione offensiva, mentre nel corso dell’azione spesso uno dei due centrali di centrocampo si stacca per inserirsi a rimorchio. Benissimo fino alla trequarti, ma poi il Tenerife nel 99% dei casi si perde. Dove non basta l’organizzazione infatti deve subentrare il talento, la capacità di inventare e sorprendere. E al Tenerife ne manca, se è vero che una mole di gioco offensivo ragguardevole troppo spesso sfocia nel semplice cross buttato in area o nel tentativo velleitario da fuori area.
Nino i gol li fa sempre (13, finalmente in doppia cifra anche in Primera dopo una passata esperienza al Levante), è rapidissimo sul filo del fuorigioco e negli ultimi metri, ma la coppia che forma con Alejandro Alfaro non ha certo avuto lo stesso impatto che ebbe nella scorsa Segunda (39 gol in due!). Rispetto alle aspettative estive (quando sembrava che non dovesse prolungarsi il prestito dal Sevilla e i tifosi chicharreros lo attendevano come un salvatore della patria) Alfaro, accettabile dal punto di vista realizzativo (7 gol), vivace e intelligente nello smarcarsi fra le linee non è mai stato però particolarmente risolutivo come “colpi”. E né Dinei né Ángel (generalmente inseriti in corsa, con lo spostamento di Alfaro a destra quando Oltra intende rimontare uno svantaggio) hanno mai rappresentato alternative davvero credibili.
Sulla fascia sinistra ha perso la titolarità rispetto alla promozione Kome, in favore di Ayoze, che a sua volta tiene in panchina uno dei giovani talenti più stuzzicanti di questa Liga, Omar Ramos. Buono tecnicamente Ayoze, anche discretamente continuo e disciplinato, ma Omar ha margini decisamente superiori, ha il dribbling nel sangue e iniziative spettacolari (anche se talvolta un po’ testarde), sembra l’unico giocatore in rosa in grado di cambiare il volto a una partita, ed è una carta che a nostro avviso Oltra dovrebbe giocarsi con maggior convinzione per “scuotere” questo finale di campionato, senza dimenticare che uno dei due mancini, Omar (più portato allo spunto) e Ayoze (più manovriero), può comunque adattarsi anche a destra e in questo caso lasciare in panchina il più lineare Juanlu Hens.
Al centro il più importante è il regista Ricardo, e accanto lui in questo finale di stagione ha acquisito una certa continuità d’impiego l’argentino Román Martínez, cursore non rapidissimo ma capace di coprire un’ampia porzione di terreno con discreta proprietà di palleggio e un eccellente tempismo negli inserimenti che ha fruttato alcuni gol preziosi nelle ultime giornate, ribadendo un senso del gol già emerso nella passata stagione all’Espanyol, pure non ricchissima di soddisfazioni. Più limitati al semplice lavoro oscuro invece i concorrenti Richi e Mikel Alonso.
Quando non ha il pallone il Tenerife cerca di riconquistarlo subito, più vicino possibile all’area avversaria, adoperando la massima aggressività. È una delle pecche principali di questa squadra la debolezza in fase di non possesso. A volte l’entusiasmo permette di recuperare in breve tempo il pallone e dare continuità, e persino dominio, al gioco, ma troppo spesso la cattiva coordinazione fra i reparti e fra giocatore e giocatore lascia dei buchi clamorosi, ancora più devastanti in una squadra che tende a difendere molto alto. Nei difensori si nota una tendenza eccessiva a seguire l’uomo nella propria zona anche oltre la zona stessa di competenza, perdendo le distanze dai compagni di reparto.
Facendo un esempio, una volta che il terzino sinistro del Tenerife segue sino alla sua metacampo l’esterno destro avversario che retrocede per prendere palla, e una volta che gli avversari riescono a tagliare fuori il terzino del Tenerife con una combinazione, il terzino del Tenerife si troverà in una zona troppo lontana dal suo collega che gioca sul centro-sinistra della difesa, e questo centrale sarà chiamato a effettuare una copertura al limite, con uno spostamento laterale frettoloso nella zona lasciata sguarnita dal terzino. È un po’ migliorato quest’aspetto ultimamente, ma insomma, troppo spesso insomma la linea difensiva perde la sua coesione, e ciò accentua pure le carenze individuali dei difensori canari, alcuni davvero macchinosi e lenti (su tutti il centrocampista riconvertito Manolo Martínez, che comunque ha perso il posto a favore di Culebras, ora centrale titolare a fianco di Pablo Sicilia).
Insomma, il Tenerife ha grossissime chances di retrocedere perché non risolve quasi mai a suo favore le situazioni nelle due aree, quello che più conta.

FORMAZIONE TIPO (4-4-1-1): Aragoneses; Marc Bertran, Culebras, Pablo Sicilia, Héctor; Juanlu Hens, Ricardo, Román Martínez, Ayoze; Alfaro; Nino.

RACING

DICIASSETTESIMO/36 PUNTI. DIFFERENZA RETI: -18. CALENDARIO: Valladolid (trasferta); Sporting (casa).

Del lotto è la squadra più grigia, ma ha un’abitudine a cavarsela sempre bene o male che potrebbe sorprenderci anche stavolta, con due scontri diretti nelle ultime giornate. Arriva comunque a pezzi dalla goleada casalinga subita dal Sevilla, e con dati che lasciano piuttosto perplessi. Bizzarro soprattutto il rapporto fra casa e trasferta: fra le mura amiche del Sardinero solo 14 punti con differenza reti –17, mentre in trasferta 22 punti e bilancio più equilibrato fra gol fatti e subiti, solo –1. Statistiche che supportano la tesi di un Racing in grosse difficoltà quando c’è da fare la partita, soprattutto per le enormi lacune di immaginazione a centrocampo (cambia poco che accanto a Colsa Diop abbia rubato il posto a Lacen: il senegalese è un altro cursore). Con l’infortunio di Munitis (peraltro già in nettissimo declino) e Serrano si accentua la solitudine di Canales, che alla sua età non può vedersi chiedere di trascinare da solo una squadra modesta: 6 gol e lampi straordinari, un talento sotto gli occhi di tutti, ma anche una pausa fisiologica nel cuore della stagione. Non aiuta poi l’attacco meno dotato del campionato: Tchité, volenteroso e mobile ma pasticcione, ha raggiunto quota 9 grazie a qualche rigore, il bisonte Xisco è quello che è, Bolado è il più dotato, ma è inesperto ed è stato scongelato troppo tardi dopo il suo ritorno alla base nel mercato invernale.
Così al Racing viene bene soprattutto affidarsi al lavoro difensivo (grazie a una certa continuità negli uomini e nel modulo, un 4-4-2 semplice semplice ma generalmente affidabile), controllare un po’ le cose e aspettare l’episodio.

FORMAZIONE TIPO (4-4-2): Coltorti; Pinillos (Crespo), Torrejón (Moratón), Oriol, Christian Fernández; Arana, Colsa, Diop, Toni Moral; Canales; Tchité.


MÁLAGA

SEDICESIMO/36 PUNTI. DIFFERENZA RETI: -18. CALENDARIO: Getafe (trasferta); Real Madrid (casa)

Strano il calcio. Rispetto alla squadra rivelazione dell’anno scorso, il Málaga di questa stagione è nettamente più attrezzato, anche convincente per buoni tratti della stagione, ma tuttavia puzza sempre più di Segunda dopo l’inequivocabile blackout dell’ultimo quarto di campionato.
Muñiz l’ha anche organizzata bene questa squadra: fase di non possesso fra le più serie, una zona sobria e con distanze corrette e coperture puntuali, portata ad attendere con un blocco medio-basso più che ad aggredire col pressing alto. Anche in fase di possesso comunque il Málaga non rinuncia alla coralità. Fondamentale in questo senso, come detto più volte, l’apporto di Duda, uomo-chiave e di fatto regista della squadra dalla sua posizione di esterno sinistro. Duda non ha cambio di ritmo né conquista il fondo, però tiene palla, detta bene i tempi, permette alla squadra di raggrupparsi e salire attorno al pallone, oltre a costituire uno dei maggiori pericoli a palla ferma di tutto il campionato, col suo sinistro veloce e tagliatissimo.
Ha rappresentato però una grave menomazione la stagione discontinua, fra un infortunio e l’altro, del regista ufficiale, e cioè Apoño, impossibilitato a ripetersi sui grandi livelli della passata stagione. Ora è disponibile, ma in sua assenza Muñiz ha fatto prevelentemente alternare nel doble pivote il centrocampista difensivo Juanito (anche difensore centrale), il canterano Toribio e il tunisino Benachour, più spesso però trequartista (il suo ruolo).
Toribio ordinato, lontano anni luce dal peso sulla manovra di Apoño ma comunque positivo, buon segnale di una cantera che quest’anno ha aiutato parecchio: su tutti il ventiduenne difensore centrale Iván González (notevole per personalità e potenziale atletico), ma si sono affacciati anche il terzino sinistro Manu Torres (in concorrenza col danese Mtiliga), Javi López (esterno-centrocampista offensivo, 2 gol), Orozco (altro difensore centrale) e, con spezzoni molto più ridotti, Juanmi (attaccante, solo 16 anni e anche lo sfizio di un golletto in Copa del Rey), Portillo e Pedrito (a ciascuno il suo).
Molta scelta dalla trequarti in su: a destra non c’è un padrone fisso fra Valdo, più specialista del ruolo di esterno, e Fernando, che la fascia la cerca poco e preferisce inserisi sulla trequarti, mentre al centro della trequarti le cose migliori le ha fatte vedere il buon Benachour, posto che Forestieri non è esploso nemmeno qui, e Baha può sacrificarsi in appoggio al centrocampo oltre che partire centravanti, ma fa comunque poca differenza sul piano qualitativo.
Un attacco cui non manca la qualità, ma più semplicemente la capacità di andare al sodo e buttarla dentro: Obinna vivacizza tantissimo con la velocità, i dribbling e il movimento su tutto il fronte offensivo, ma davanti al portiere è negato (4 gol, e la cosa ha il suo peso quando in molte occasioni si vede schierato come unica punta), Baha non è da doppia cifra (5 gol in 31 partite), l’ecuadoriano Caicedo aggiunge alternative importanti al gioco (soprattutto il fisico da bestione che gli permette di fare reparto da solo e impegnare i centrali avversari), ma ha trovato solo 4 gol in 16 partite, accettabili come bilancio per uno che è arrivato in inverno, ma pochi in termini assoluti per la squadra.
Anche la difesa ha dovuto soffrire un contrattempo serio come l’assenza per infortunio in questo finale di stagione del centrale mancino Weligton, motivo per cui Muñiz ha dovuto sperimentare accanto a Iván González, ora adattando Jesús Gámez (con discreti risultati, ma è un po’ uno spreco perché così ti perdi uno dei terzini destri più completi e profondi della Liga), ora inserendo il citato Orozco o Stepanov, infine arretrando Juanito per queste ultime partite.

FORMAZIONE TIPO (4-4-1-1): Munúa; Jesús Gámez, Juanito, Iván González, Mtiliga; Fernando (Valdo), Toribio (Juanito), Apoño, Duda; Benachour (Baha); Caicedo (Obinna, Baha).


SPORTING

QUINDICESIMO/39 PUNTI. DIFFERENZA RETI: -13. CALENDARIO: Atlético Madrid (casa); Racing (trasferta).

Si è complicata di brutto la vita quella che nel girone d’andata pareva una delle squadre più convincenti in rapporto ai mezzi. Però ha smesso di giocare, e quando ti credi salvo con largo anticipo e invece ripiombi, può innescarsi allora una tendenza micidiale.
Rimangono comunque più che attrezzati per la salvezza gli asturiani, che ribadiscono come loro arma vincente la trequarti, fatta di giocatori rapidi, fantasiosi, portati a saltare l’uomo con una certa facilità. Lo Sporting non è una squadra che specula particolarmente, gli piace attaccare su ritmi alti e arrivare con un po’ di uomini in area avversaria, ma non ritiene necessario arrivarci attraverso azioni particolarmente elaborate: meglio se possibile chiamare fuori l’avversario, ripiegare un po’ e poi sfogarsi negli spazi. De las Cuevas ispira al centro (a dire il vero un po’ meno nel girone di ritorno, e al calo dell’ex colchonero non è nemmeno corrisposto un rilancio in funzione compensativa della sua validissima riserva, il canario Carmelo), Diego Castro invece è il solista principe: parte da sinistra ma essendo destro si accentra spessissimo (lasciando la fascia alle frequenti sovrapposizioni del terzino sinistro, Canella o José Ángel) per provare la conclusione a girare o lasciare il segno col suo dribbling, mortifero come pochi nella Liga. Anche Barral offre uno sfogo importante al gioco di rimessa, con la tendenza a defilarsi verso sinistra per poi puntare verso la rete nelle azioni di contropiede. Mate Bilic invece è un centravanti più classico, che dalla panchina offre l’alternativa del gioco aereo contro difese schierate, talvolta passando alle due punte in coppia con lo stesso Barral. Più lineare invece la fascia destra, con un tornante come Luis Morán. Importante scoperta invece Lora, mezzala riciclata con successo da Preciado nel ruolo di terzino destro.
Comunque è uno Sporting più maturo e completo rispetto a quello allegrone della stagione passata, che attaccava solo a ondate e imbarcava in difesa. Il salto di qualità nel girone d’andata è passato infatti per la leadership tecnica di Rivera a centrocampo, moto perpetuo capace di organizzare e garantire continuità alla manovra anche in fasi d’attacco necessariamente più ragionate (però il centrocampo ha accusato la partenza invernale di Míchel verso Birmingham), e per l’ottimo rendimento dietro della coppia formata da Botía, puntuale e pulito centrale 21enne di scuola Barça, e dalla montagna umana Gregory, difficilmente superabile nel gioco aereo.

FORMAZIONE (4-2-3-1): Juan Pablo; Lora (Sastre), Botía, Gregory, Canella (José Ángel); Diego Camacho, Rivera; Luis Morán, De las Cuevas, Diego Castro; Barral (Bilic).


ZARAGOZA

QUATTORDICESIMO/40 PUNTI. DIFFERENZA RETI: -17. CALENDARIO: Xerez (trasferta); Villarreal (casa).

Nell’analisi già effettuata sugli aragonesi, avevo sottolineato come i tanti cambi di giocatori e il cambio in panchina recassero come conseguenza logica una certa indefinitezza nello stile di gioco. Va aggiunto come aggiornamento che il lavoro di Gay non persuade del tutto, votando la squadra a un certo conformismo che non ne valorizza del tutto le potenzialità. Mi riferisco alla condotta troppo spesso meramente attendista, alla discutibile preferenza per Eliseu rispetto a Lafita, al mancato utilizzo contemporaneo di Suazo e Colunga, che pure per caratteristiche costituirebbero una delle coppie meglio assortite del campionato… Comunque, l’infortunio del magnifico cileno ha “risolto” il problema, lasciando Gay contento della sua mono-punta e mandando finalmente allo scoperto Colunga, Villa dei poveri in gol nelle ultime tre partite.
In ogni caso Gay non è stato assunto per una prospettiva a lungo termine, su tutto ora più che mai conta il risultato e il Zaragoza di fatto è a un piccolissimo passo dalla salvezza.


ALMERÍA

TREDICESIMO/41 PUNTI. DIFFERENZA RETI: -11. CALENDARIO: Tenerife (trasferta); Sevilla (casa).

Una ricaduta inaspettata, ma la netta vittori casalinga col Villarreal ha riportato la calma, e la salvezza matematica è solo a un punto. Il cambio in panchina, da Hugo Sánchez a Lillo, aveva prodotto un drastico cambio di rotta nei risultati, e aveva posto le condizioni per una salvezza ancora più anticipata, solo fino a un paio di settimane fa.
Il lavoro di Juanma Lillo è stato piuttosto interessante, e accompagnato dal risultato giusto potrebbe implicare anche la rivalutazione di un personaggio che nell’immaginario calcistico popolare spagnolo viene spesso bollato come un venditore di fumo. Enfant prodige della panchina col Salamanca a metà anni ’90, poi ridimensionato da una serie di esperienze negative, il suo punto debole è che adora parlare di calcio, in termini originali ma talvolta astrusi e involontariamente comici (se snoccioli piacevolezze come "Messi ha mejorado mucho, y espero continúe en ello, en no jugar de forma trascendente pelotas intrascendentes." è chiaro che un po’ te la cerchi…), e difendendo sempre un’idea di calcio spettacolare oltre il risultato si è esposto inevitabilmente agli sberleffi ogni qualvolta i fatti non seguivano le parole.
Maestro (lo ha allenato nei Dorados messicani) e al tempo stesso allievo (riconosce di essersi ispirato al suo Barça nella filosofia di gioco, fatte ovviamente le debite proporzioni) di Guardiola, Lillo non è un sognatore, ma un pragmatico iluminato che ha dimostrato di saper leggere le partite e praticare numerosi adattamenti all’interno del modello di gioco di base. Ereditata una squadra senza alcuna identità da Hugo Sánchez, Lillo ha impostato l’Almería sulla ricerca di un possesso-palla elaborato sin dalle retrovie, con l’imperativo strategico della supremazia in termini di opzioni di passaggio nel cuore del centrocampo. Quindi i moduli possono variare, ma in genere sono garantiti tre giocatori nel mezzo (punti fermi M’Bami sul centro-destra, importante per le doti di corsa negli spostamenti laterali, e soprattutto l’ordinatissimo argentino Bernardello davanti alla difesa, pallino personale) più uno che può essere o un attaccante che viene spesso a fornire l’appoggio, una mezzapunta (Corona importante prima dell’infortunio) oppure il jolly Soriano, che indifferentemente gioca mezzala (in concorrenza col peruviano Vargas) o incursore subito dietro le punte, sfruttando il gioco aereo e gli ottimi tempi d’inserimento.
L’esigenza della superiorità a centrocampo ha spinto addirittura a ricorrere al 3-4-3 (3-4-3 vero, con quattro centrocampisti puri e Michel e Cisma dietro, due terzini di spinta, specie il primo), alternato da Lillo al 4-3-3 e al 4-4-2 a rombo. Questo senza dimenticare la carta del contropiede, giocata volentieri quando le circostanze lo permettono, potendo contare su due giocatori velocissimi lanciati negli spazi, Crusat e Piatti. Con Diego Alves fra i migliori portieri del campionato, rappresenta invece un neo l’attacco, che non ha colmato il vuoto lasciato da Negredo: Goitom può fare da punto di riferimento ma la porta non la vede, Kalu Uche ha bei colpi ma un po’estemporanei, e da un punto di vista tattico la squadra difficilmente si può appoggiare su di lui.

FORMAZIONE TIPO (4-3-3): Diego Alves; Michel (Juanma Ortiz), Chico (Pellerano), Acasiete, Cisma; Mbami, Bernardello, Soriano (Vargas); Piatti, Uche, Crusat.


ESPANYOL

TREDICESIMO/41 PUNTI. DIFFERENZA RETI: -16. CALENDARIO: Osasuna (casa); Mallorca (trasferta).

Come all’Almería, manca solo un punto. Qui abbiamo già analizzato la seconda squadra di Barcellona.

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