domenica, aprile 04, 2010

La macchina gira.

In attesa dell’insidioso ritorno con l’Arsenal, il Barça sembra rifiorito. Il 4-1 con l’Athletic Bilbao non è una vittoria cinica ma nuovamente prodiga di ritmo, di geometrie e di spettacolo, come nella migliore tradizione blaugrana, un seguito convincente del capolavoro incompleto dell’Emirates.
Il meglio per Guardiola è aver confermato la solidità della struttura anche al di là degli uomini. Perso infatti Ibrahimovic per infortunio (brutta assenza con l’Arsenal: lo so, sono una banderuola, ma nel calcio quello che è certezza in un momento determinato diventa l’esatto contrario nel giro di una settimana, penso lo abbiate capito), ancora indisponibile Iniesta, a riposo Xavi e la coppia Milito-Márquez (fortemente sospettata di titolarità per martedì), Pep rispolvera Chygrinskiy (ingiusto bersaglio di sberleffi dell’entorn culè), si gioca un doble pivote Busquets-Touré, Jeffren ala destra, ma soprattutto il doppio terzino a sinistra, Abidal al rientro con Maxwell esterno alto. Ancora una volta come con l’impiego di Keita mercoledì, non bisogna fermarsi a un’impressione superficiale nell’analisi: non è neanche questa una mossa difensiva, ma a conti fatti risulta anzi uno dei fattori di superiorità del 4-2-3-1 (Messi ancora libero e bello sulla trequarti blaugrana).
Due gol su quattro infatti nascono da sovrapposizioni di Abidal generate dal perfetto gioco di posizione di Maxwell. Anche questo un piccolo “caso Ibrahimovic”, un giocatore che tardivamente sta giustificando l’investimento estivo: il brasiliano non va mai in percussione, ma ha un senso tattico e una dimestichezza nel palleggio pienamente funzionali all’idea di gioco blaugrana. Porta via l’uomo, apre spazio ai compagni e collabora col centrocampo. Il primo tempo blaugrana è convincente per la continuità impressa alla manovra, ancora di più perché l’avversario ha fatto poco per agevolarlo.
Un Athletic con distanze ravvicinate fra i reparti e che ha disposto anche della prima occasione seria della partita, con Susaeta, stavolta preferito a Toquero alle spalle di Fernando Llorente (fe-no-me-no, forse l’attaccante più in forma del campionato nelle ultime settimane: lasciatemi anticipare tutta la mia possibile indignazione nel caso in cui Del Bosque gli preferisse il pur ottimo Negredo fra i 23 dei mondiali). Non sappiamo se l’intenzione dell’Athletic fosse quella di pressare alto in stile Osasuna (Caparrós in questo senso ha oscillato nei suoi precedenti contro il Barça: molto aggressivo nella finale di Copa la stagione scorsa e nella Supercoppa di Spagna a Bilbao, più conservatore invece nell’andata di Liga quest’anno), fatto sta che il Barça trovava sempre i primi passaggi (anche con Valdés) e riusciva a spingere dietro l’Athletic alzando i terzini. Il merito dell’Athletic nel primo tempo è di non aver concesso eccessive occasioni a fronte di questa marcata superiorità territoriale, soprattutto grazie alla vicinanza e la coesione fra le linee di difesa e centrocampo, brave a limitare la possibilità di percussione diretta da parte di Messi (limitare soltanto, perché Leo non lo si può cancellare del tutto).
Quindi il “contro-merito” del Barça è risieduto nell’aver avuto pazienza e cercare proprio dalle fasce di aggirare e alla lunga far crollare il sistema difensivo avversario. Aver mantenuto pazienza, grande concentrazione e intensità, come dimostra anche il gran pressing collettivo all’origine del 2-0 di Bojan. A differenza di altre (troppe) della Liga, non una partita regalata, per quanto il risultato finale cerchi di dire il contrario. Altro discorso la ripresa: col Barça in vantaggio e con più spazi per arrotondare è impossibile rimontare praticamente per chiunque, pur avendo avuto l’Athletic le sue occasioni in un buon inizio di secondo tempo (con cambi offensivi di Caparrós: Yeste e Toquero per Gabilondo e il solito trascurabile David López). Nell’ampia vittoria va sottolineata la doppietta di Bojan, cui Guardiola continua a chiedere scusa per i troppi pochi minuti (più che sospetta paraculata di Pep, la millesima di quest’animale da conferenza stampa, una razza agli antipodi di Mourinho ma a suo modo ugualmente temibile come domatore di giornalisti): due gol da finalizzatore di razza e un’ottima partita in generale. Il suo istinto e i suoi ottimi movimenti sono risaputi, ma continua a essere incerta la sua competitività in grandissime partite come quella con l’Arsenal, per la quale si candida come sostituto di Ibra. Per colpa di Guardiola, non ha un’adeguata sperimentazione alle spalle, oltre a esserci un gap mentale e atletico di base.

In bassa classifica, interessante affermazione del Zaragoza (2-0) nello scontro diretto col Málaga (detto “Marajah” dai telecronisti cinesi). Ora a sette punti sul terzultimo posto, la squadra di Gay fa il pieno di tranquillità, e attenzione perché mantenendo l’ossatura si candidano come una delle outsider più promettenti per la prossima stagione.
Nell’articolo tutto dedicato agli aragonesi parlavamo di lavori in corso, di un’identità ancora da costruire, e la partita di ieri è un buon passo avanti. Di fronte c’era un Málaga troppo rinunciatario, è vero, però il Zaragoza ha esercitato un convinto dominio territoriale, magari non troppo produttivo in termini di occasioni (il sommo Chupete Suazo segnerà il suo quinto gol stagionale nella ripresa, però prima peccherà forse di eccessivo altruismo, facendosi sentire un po’ meno del dovuto in area di rigore), ma effettivo e visibile. Si sostiene su un doble pivote Gabi-Edmilson in mediana che dà tranquillità e permette di sganciarsi in avanti al resto della squadra, mantenendo la posizione e coprendo e accorciando prontamente a palla persa (Edmilson poi è un maestro dai tempi del Barça, sa bene cosa vuol dire giocare in copertura in un sistema di gioco basato sul possesso palla). Così Diogo torna a sfrecciare sulla destra e si fionda negli spazi creati dalla partecipazione di qualità di Suazo e dal continuo movimento del trio di mezzepunte alle spalle del cileno (Ander sempre una gioia per gli occhi, poi benone Arizmendi, va detto, sempre pronto a tagliare e ad attaccare anche l’area sui cross, dando manforte al Chupete: la titolarità se la sta meritando il nostro affezionatissimo scarpone). Tutti cercano di partecipare (già a partire da Jarošik e Contini, che cercano di non buttare mai via il pallone), il Zaragoza è corto e fluido , convince e ritira un giustissimo premio.

Málaga in calo, ma la fortuna degli andalusi è che le terzultime non si schiodano mai: con tutto l’affetto nutrito dal sottoscritto per la freschezza dei canari, il Tenerife visto a Siviglia è ancora una volta desolante. Se provi sempre a giocartela, ma ogni volta che devi mettere l’ultimo passaggio o finalizzare cadi dalle nuvole (per quanto Nino sia un onestissimo mestierante), e se a questo aggiungi una difesa di burro (Manolo Martínez un ex centrocampista riconvertito, e si vede tutto), allora fai bene a prenotarti il biglietto di ritorno per la Segunda.

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1 Comments:

Anonymous Hincha Madridista said...

E vittoria senza spettacolo per 2-0 dei blancos a Santander con i soliti gol di CR9 e Pipita. In attesa di metà aprile per la sfida Celti... ops Madrid-Barca, continua il cammino a braccetto delle capoliste. Buon viaggio e divertimento a Valentino anche se ovviamente chi scrive non tiferà Barca...

12:20 PM  

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