domenica, marzo 14, 2010

Lavori in corso.


Fra la stagione 2009-2010 e la prossima, per il Zaragoza è come se in mezzo si disputasse un’altra temporada ancora. Il Zaragoza che si presenta sui campi spagnoli da gennaio ha ben poco in comune infatti con quello che iniziava il campionato lo scorso settembre. Diverso l’allenatore, diversi buona parte dei giocatori, in una campagna acquisti che per le dimensioni è sembrata più estiva che invernale. Sette nuovi acquisti, sei dei quali titolari: praticamente una nuova squadra.

È da qui che dobbiamo partire, dai giocatori, per spiegare l’inversione di tendenza che sta gradualmente ma sensibilmente portando il Zaragoza fuori dalla zona della retrocessione. L’apporto di José Aurelio Gay dalla panchina infatti finora non spicca particolarmente: l’ex tecnico della filiale ancora procede un po’ per tentativi, dal 4-3-3 di fine 2009 al 4-4-2 coi nuovi acquisti e infine al 4-2-3-1 attuale, e non è delineata ancora chiaramente l’idea di gioco della squadra, tra buone fiammate offensive (soprattutto il primo tempo nella vittoria casalinga col Sevilla) e lunghe fasi di attesa nella propria metacampo, a volte un po’ troppo passiva altre accompagnata da ficcanti contropiedi.

Altri giocatori. Difensori: Pablo Amo (centrale), Laguardia (centrale/terzino destro), Goni (centrale), Paredes (terzino sinistro), Babic (terzino/esterno sinistro), Obradovic (terzino sinistro), Pavón (centrale). Centrocampisti: Jorge López (centrocampista centrale/esterno/trequartista), Pennant (esterno/ala destra), Lafita (esterno/trequartista). Attaccanti: Adrián Colunga, Ikechukwu Uche.

Però quando il tuo centravanti rientra probabilmente fra i migliori 20 specialisti al mondo, si chiama Humberto Suazo e ha un soprannome che solo al pronunciarlo incute terrore negli avversari (Chupete, “ciuccio”), puoi anche pazientare nella ricerca del gioco e goderti i punti sonanti che il tuo bomber ti regala. Immaginiamo i pensieri di Marcelino, cacciato proprio prima che arrivasse l’attaccante tanto richiesto, e immaginiamo anche la frustrazione delle concorrenti, Tenerife, Valladolid e persino Xerez, squadre sostanzialmente non così inferiori quanto a gioco e organizzazione rispetto al Zaragoza, ma consapevoli che un’arma del genere a livello di bassa classifica fa saltare il banco.
Quattro gol in sette partite per Chupete finora, e la conferma della grande padronanza del gioco già evidenziata nel contesto latinoamericano (nonostante questo, lo accompagna una sempre latente sottovalutazione dovuta alla nazionalità non argentina o brasiliana). L’unica cosa non da calciatore è la sua figura, più larga che lunga e con le guance paffute (che ha suscitato ironie e perplessità pure fra i tifosi del Zaragoza), ma per il resto in campo ci sguazza che è una meraviglia. Non è neppure lento, anche se i suoi punti forti sono la qualità e la freddezza nel finalizzare e l’abilità nel trattare il pallone anche fuori dall’area.
Non fa la torre sulle palle alte, è più brutto e molto meno elegante, ma l’intelligenza e la qualità nel gioco spalle alla porta, venendo incontro sulla trequarti, mi ricordano quelle di Kanouté. Splendida difesa del pallone, gran senso del gioco nel gestire la sfera, conservarla, far salire i compagni, scaricarla e ripartire verso la porta avversaria coi tempi giusti, rientra in toto nella benedetta categoria di “quelli che fanno giocare meglio chi gli sta attorno”.Tolta questa fase del gioco però è ben diverso da Kanouté, decisamente più verticale: se possibile cerca di crearsi l’opportunità per partire in percussione palla al piede, pericoloso in progressione e soprattutto nel dribbling stretto. Il resto lo fa la varietà di soluzioni nelle conclusioni a rete e il buon opportunismo, anche se si tratta di un attaccante più portato a costruirsi in proprio le occasioni da gol che a sfruttare semplicemente il lavoro altrui.

Non trova ancora molto spazio l’altro acquisto invernale per l’attacco, Adrián Colunga, ma col tempo quella formata da lui e Suazo ha le carte per diventare una delle coppie d’attacco più interessanti e meglio amalgamate del campionato. Se Suazo nel venire incontro sulla trequarti spalle alla porta ha qualcosa di Kanouté, Colunga ha più di un movimento che ricorda David Villa. La ricerca della profondità fra i centrali o del taglio dall’esterno verso il centro e viceversa richiama il Guaje, così come il baricentro basso, la rapidità e la buona qualità tecnica nello stretto, oltre a un certo istinto negli ultimi metri. Per ora soltanto intravisti, i margini di miglioramento dell’asturiano (anche lui, toh) vanno assolutamente tenuti d’occhio.

Attaccante centrale o esterno, Colunga potrebbe essere una rivelazione (comunque un classe ’84, non un novellino), ma dovrà attendere perché per il momento Gay non prevede le due punte nel suo undici-tipo, e perciò nel ruolo di esterno sono altri a venire prima nella scala delle preferenze. Su tutti Eliseu, altro innesto invernale, e per me resta un mistero la sopravvalutazione di questo giocatore che pare intoccabile per il tecnico zaragocista, più spesso largo a sinistra che a destra (è mancino, ma si adatta perfettamente: anzi si è rivelato al Málaga proprio sulla fascia opposta al piede di preferenza). Velocissimo, non c’è dubbio, anche corretto nel controllare e calciare la palla, con possibilità di fare tutta la fascia all’occorrenza, ma anche terribilmente lineare, senza apporti veramente significativi al di là delle azioni in campo aperto. Non si capisce l’intoccabilità di Eliseu guardando soprattutto all’attuale supplenza di Lafita, per il cui ritorno si è scatenato un pandemonio in estate col Deportivo, e che resta uno dei giocatori più talentuosi della rosa senza ombra di dubbio. Longilineo, potente e veloce in progressione, elegante ed abile nell’uno contro uno, il suo calcio è molto più ricco rispetto a quello di Eliseu per la maggiore propensione al dialogo con gli altri centrocampisti. È destro ma preferisce la fascia sinistra, che gli concede un raggio d’azione più ampio per arrivare alla conclusione a ridosso degli attaccanti; la tendenza al Zaragoza, soprattutto negli ultimi tempi, è stata però quella di schierarlo seconda punta o comunque al centro della linea dei trequartisti, forse non l’ideale per un giocatore sì portato al palleggio ma non uno specialista della rifinitura.

Chi possiede la magia dell’ultimo passaggio e tutti i “tic” del trequartista è Ander Herrera, del quale abbiamo parlato già diffusamente. Aggiorniamo il dossier sul suo conto solo per rilevare come Gay abbia già manifestato l’intenzione di farne un regista, nel cuore della mediana, qualche metro indietro. Intenzione che, sebbene le ultime partite abbiano visto Ander subito dietro Suazo, ha già trovato applicazione in alcune partite (Sevilla in casa e Valladolid fuori, dove il canterano si è beccato pure un’espulsione).
Non convince pienamente il progetto, perché se è vero che un Ander Herrera davanti alla difesa può far fare un salto di qualità all’inizio dell’azione, è anche vero che così rischiano di rimanere sottoutilizzate le prerogative migliori del giocatore, cioè la capacità di smarcarsi, trattenere palla, attirare avversari e liberare compagni sulla trequarti, e il citato ultimo passaggio. Va aggiunto poi che il Zaragoza attuale non è una squadra di qualità e personalità tale da potersi costantemente difendere col pallone nella metacampo avversaria, e che ciò può implicare un’eccessiva esposizione al lavoro sporco di copertura che non si addice alle caratteristiche atletiche e alla mentalità di un giocatore che peraltro deve ancora maturare prima di poter diventare leader della manovra.
Se sorprende la titolarità di Eliseu a scapito di Lafita, non è da meno quella di Arizmendi sulla destra, ma fino a un certo punto. Non proprio uno degli idoli di questo blog, ma è innegabile che agli allenatori piaccia, e se gli trovano sempre uno spazio un motivo ci sarà Se non altro l’irruzione del Chupete risolve radicalmente il problema del suo annoso catastrofico feeling col gol (nelle ore più buie di Marcelino, lui era intoccabile come centravanti…), e così Arizmendi può preoccuparsi esclusivamente di contribuire con la corsa, la generosità e l’intelligenza tattica, che non gli manca. Buoni movimenti senza palla, soprattutto tagli tra le linee, leve lunghe e grande facilità di corsa, ma il tocco di palla grezzissimo troppo spesso compromette le buone intenzioni. Gay ha di che sbizzarrirsi per la varietà di soluzioni sulla trequarti: da non dimenticare Pennant all’ala destra (comunque assai deludente, e ultimamente impiegato solo in alcune occasioni come cambio della disperazione: negativo anche sotto il profilo disciplinare, partente sicuro la prossima estate) e Jorge López, che con la cacciata di Marcelino e il mercato invernale ha perso parecchio credito (e minuti) ma resta un centrocampista offensivo esperto, duttile e valido tecnicamente e tatticamente.

Per quanto rigarda il doble pivote, Gay pare orientato verso la coppia Edmilson-Gabi: il brasiliano un cavallo di ritorno nella Liga dopo la militanza al Barça e la trasparente parentesi al Villarreal, giocatore prezioso per l’esperienza, la personalità e il senso della posizione davanti alla difesa; Gabi non ha mantenuto le promesse di inizio carriera, trasformandosi in un cursore dinamico e intenso nel pressing ma abbastanza limitato sul piano della visione e dei tempi di gioco.Più dotato Abel Aguilar, ex Udinese, regista classico ai tempi delle nazionali giovanili colombiane, riciclatosi col tempo in un ruolo più a tuttocampo: prolifico già nella passata Segunda all’Hércules, aveva iniziato bene anche quest’anno, adattandosi con discreto successo alla posizione di trequartista, dietro una sola punta, che Marcelino, costretto dagli infortuni aveva ritagliato per lui. Ritmi non molto alti, ma buona continuità d’azione, geometria e ottimi tempi d’inserimento (pericoloso anche nel gioco aereo): 4 gol finora, un infortunio di un mese e mezzo lo ha un po’defilato nelle gerarchie. Buona chance per lui stasera a Santander, con la squalifica di Gabi.
Ponzio ha un profilo simile a quello di Edmilson, di centrocampista bloccato davanti alla difesa, e quindi non sarebbe molto complementare una coppia col brasiliano. Per ora l’argentino, forte della propria versatilità, si adatta alla posizione di terzino sinistro (debole la concorrenza di Paredes e Babic, aspetta ancora il recupero da un infortunio il serbo Obradovic), mascherando col suo senso tattico l’inevitabile scomodità che comporta per un destro giocare sull’altra fascia.

Punto fermo del nuovo corso la coppia di difensori centrali Jarošik-Contini, anch’essa nuova di zecca dal mercato invernale, dopo la liquidazione (un po’ impietosa) e il ritorno in Argentina di Ayala. Il ceco si è adattato già dall’esperienza russa al ruolo di difensore, cui lo predispone certamente la stazza e la forza nel gioco aereo, e anche una buona intelligenza tattica, pur non essendo sempre ferreo nella marcatura. Può dare una mano anche ad inizio azione, e non sono male nemmeno i piedi del suo compagno, Contini, che in queste prime uscite è stato una vera sorpresa, per la rapidità d’inserimento e l’autorevolezza dimostrate finora (unica sbavatura, essersi fatto anticipare da Ibrahima Baldé sul pareggio dell’Atlético nell’ultima giornata). Mancino, prestante, molto deciso negli interventi, e con l’intenzione sempre positiva di ricominciare l’azione piuttosto che distruggerla e basta.
Completa la difesa la corsa al posto di terzino destro, che vedrà quasi certamente vincitore Diogo su un centrale adattato come Pulido. L’uruguaiano è ancora in fase di recupero dopo il lunghissimo infortunio, e ove ritrovasse quella sua straordinaria esuberanza atletica potrebbe rivelarsi una delle chiavi di un eventuale salto di qualità, aggiungendo proiezione offensiva alla manovra zaragocista.
Anche fra i pali le scelte invernali sconfessano quelle estive: il titolare d’agosto, Carrizo, fra le ripetute incertezze e la contestazione dei tifosi, ha lasciato il posto dall’ultima con l’Atlético Madrid a Roberto Jiménez, prelevato in corsa proprio dal club colchonero.

FOTO: marca.com, losblanquillos.com

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3 Comments:

Anonymous gandhi said...

Mi ricorda un pò Aimar,questo Ander Herrera.Lo preferirei schierato come trequartista,piuttosto che come playmaker.

6:03 PM  
Blogger valentino tola said...

Bravo! Paragone molto molto calzante.

6:43 PM  
Anonymous Anonimo said...

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