domenica, febbraio 14, 2010

Protagonisti: Soldado (Getafe).

Il mestiere del centravanti


Nome: Roberto Soldado Rillo.
Luogo e data di nascita: Valencia, 27/5/1985.
Altezza: 1,79 m.
Peso: 81 kg.
Ruolo: centravanti.

Volgari parassiti dediti allo sfruttamento del lavoro altrui pur di rubare un titolo o una copertina in più. Se la massima più cinica del calcio, alla cui logica in questo blog tendiamo a opporci, vuole che alla fine sugli almanacchi ci appaia solo chi vince (quindi la Grecia 2004 sì e Olanda 1974 no), la sua rappresentazione più stringente sul campo la danno quei centravanti da due gol ogni mezzo pallone toccato a partita. Giustificano soltanto in base al gol la loro presenza, ma ciò li rende inattaccabili.
Pur rispettando i suoi incontestabili meriti, non ho mai amato particolarmente questa figura: se il calcio moderno prevede una partecipazione costante di tutti i giocatori ad ogni fase del gioco, ho sempre visto come un controsenso e una sottrazione al bene del collettivo quegli attaccanti portati solo ad aspettare la palla giusta in area avversaria. Inizialmente nella categoria, che ha in Trezeguet uno dei principali archetipi, avevo inserito anche Roberto Soldado, ritenendo che ogni suo gol meritasse al massimo un’alzata di sopracciglio e che, detta tutta, difficilmente la sua presenza potesse costituire una forte motivazione per la visione di una partita.

Errore, grosso errore. Il gioco di Soldado rimane votato a un’estetica minimalista, non appassiona di certo a una prima occhiata, ma addentrandosi con la lente d’ingrandimento nei suoi novanta minuti si rimane appagati. “Gudari” (traduzione letterale di “soldato” in euskara, soprannome dei tempi dell’Osasuna) sale in cattedra e offre una lezione magistrale su come un centravanti deve intendere il proprio ruolo. Essenziale e tremendamente funzionale.
I palloni toccati rimangono pochi, ma son quasi sempre quelli giusti: a suo modo, in misura certo ben inferiore a quella di un fuoriclasse, anche lui è uno che fa giocare meglio chi gli sta attorno, per la maniera in cui i suoi movimenti immancabilmente perfetti razionalizzano l’azione offensiva.Una lettura esemplare di come smarcarsi o creare spazi utili alla finalizzazione sua e dei compagni: fingo di dettare il passaggio in profondità e invece vengo incontro per fare da boa o girarmi e proseguire palla al piede; al contrario: fingo di venire incontro e invece attacco in profondità, allungo la difesa avversaria e aumento anche lo spazio a disposizione dei centrocampisti per l’inserimento a rimorchio; in area di rigore: faccio per smarcarmi sul primo palo e invece mi fermo a centro area o attacco il secondo.
Il mestiere del centravanti è fatto di tante piccole, ripetute bugie da raccontare ai difensori per guadagnare quella frazione di secondo in cui si decide tutto. Soldado, bisogna dirlo, è un mentitore di prima classe, uno degli attaccanti più difficili della Liga da anticipare e da marcare, e ciò lo rende un punto d’appoggio preziosissimo per l’azione della propria squadra, e non solo in fase di finalizzazione.
Finalizzazione che comunque resta da sempre il fiore all’occhiello del repertorio di Soldado, implacabile col pallone giusto a disposizione. Di testa, di piede, in acrobazia, con effetti in più di una volta spettacolari, frutto della combinazione di quel sesto senso che permette di inquadrare la porta anche quando non rientra nel campo visivo e di splendide doti di coordinazione che in questa stagione hanno consentito capolavori come il destro al volo in scivolata e da angolazione simil-Van Basten contro il Xerez o come l’ultimo gol nella semifinale di Copa del Rey immeritatamente persa contro il Sevilla, un difficilissimo e millimetrico colpo di testa in torsione verso l’angolo opposto. Il gol più bello sarebbe stato però quello mancato di pochissimo alla seconda giornata col Barça, quando un’inverosimile rovesciata da sdraiato a terra si infranse sul palo, un colpo un po’ “freak” ma da delantero centro eletto.
Questi i punti di forza ma paradossalmente anche i limiti del giocatore. Abbiamo infatti elencato finora una sorta di manuale del perfetto centravanti, ma il fuoriclasse è quello che sa anche uscire dai manuali. Soldado conosce il suo ruolo alla perfezione, ma non ha quella magia capace di stravolgere il copione propria dei fenomeni, e non risulta dominante in nessun particolare aspetto.
Ha discrete doti di palleggio, non ha problemi ad agganciare e mettere giù nel migliore dei modi una palla lunga, ha un calcio secco e preciso e un tocco di palla pulito, ma per quanto corretto il suo bagaglio tecnico è ideale soltanto per soluzioni standard, non consentendogli di inventare nuove e più geniali soluzioni dal nulla.
Fisicamente è compatto e solido, difende bene palla e resiste ai contrasti, però anche a causa della statura non eccezionale per un centravanti non è quel mostro che possa condizionare i movimenti dell’intero reparto arretrato avversario. Se scatta con i tempi giusti tiene botta anche sulla lunga distanza, ma non ha quell’esplosività e quel passo che brucia l’erba capaci di trascinare dietro la difesa e tutto il baricentro avversario.
Insomma, qual è la vera dimensione di Soldado? A ventiquattro anni, alla sua miglior stagione (11 gol in 19 partite finora, vicinissimi i 13 della scorsa stagione, record personale in Primera), giunto alla piena maturazione, possiamo dire che ha tutto il diritto di giocarsela per quel terzo/quarto posto da attaccante della nazionale che si contendono già Fernando Llorente, Güiza, anche se diventa più che mai difficile ritagliarsi uno spazio in un gruppo così consolidato (la mia prima scelta resta comunque il bilbaino).
Di certo c’è che Soldado non è più il tipico canterano madridista in continua attesa di verifiche tra un prestito e l’altro. Un po’ di anni così li ha passati anche lui: prelevato quindicenne dal Don Bosco, club dell’area valenciana, come canterano merengue gode di una vetrina maggiore rispetto alla media dei pari età, vince un Europeo nel 2005 con la nazionale Under 19, sotto López Caro esordisce anche in prima squadra nella stagione 2005-2006 (10 presenze in Liga, una sola dall’inizio, due gol e lo sfizio anche di un centro in Champions con l’Olympiacos e uno in Copa del Rey a Bilbao; nel mentre non resta affatto indietro col lavoro nel Castilla, laureandosi vicecapocannoniere della Segunda con 19 gol, dietro Ikechukwu Uche), però fatica a liberarsi di una tutela tanto prestigiosa quanto soffocante.
A Gudari il prestito all’Osasuna la stagione successiva porta un buon raccolto (11 gol in Liga), ma nel 2007-2008 si torna punto e a capo: così come il contemporaneo acquisto di Saviola, il ritorno alla base di Soldado resta uno dei misteri più inspiegabili dell’era Schuster: non si parla mica di dargli una maglia da titolare, ma arruolarlo per fargli fare muffa riservandogli la miseria di 124 minuti in campionato (e ovviamente zero gol) non pare un’operazione particolarmente avveduta per un giocatore ancora in fase di crescita.
È con la cessione al Getafe nell’estate 2008 che Soldado si conquista una dimensione finalmente autonoma. Certo, realisticamente non potrebbe competere per una maglia con i Cristiano Ronaldo, Higuaín e Benzema, però anche lui nel suo piccolo può far parte del patrimonio attuale del calcio spagnolo.

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2 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Bell'articolo, Valentino. Parlare (anche) di Soldado per riflettere sul ruolo (contrariamente a quello che si pensa) forse più complesso del calcio moderno, quello del centravanti, anzi, della punta centrale (proprio in questa sfumatura sta tutto il nocciolo della questione, perlomeno dal punto di vista tattico). Ho l'impressione, tra l'altro, che questo tuo pezzo sia in qualche modo figlio di altre considerazione espresse in questi mesi su elementi più importanti di Soldado come Ibrahimovic, Eto'o, Benzema, Higuain (ma anche su Torres e Villa rispetto al loro ruolo in nazionale). Fermo restante che Soldado mi è sempre piaciuto e che sono d'accordo con te nel collocarlo comunque un gradino sotto Llorente (che poi sia più o meno integrabile nel contesto tattico di Del Bosque è un altro discorso), mi piacerebbe leggere qualche tua riga di reale approfondimento su Cristiano Ronaldo. Come inquadrare ed utilizzare l'immenso portoghese? Sbagliato dire che è un attaccante totale e moderno (rispetto a giocatori di questo tipo a Cristiano manca totalmente la dimensione del sacrificio nella fase di non possesso), troppo facile definirlo un sublime solista (troppo facile perchè non si considerano gli equilibri generali, salvo riflettere sulla convivenza tra lui e, per esempio, Kaka). Secondo me, ormai, è una punta centrale mascherata da esterna, un magnifico ed irrinunciabile "mangiacentravanti" (traduco: uomo che necessita di una prima punta che giochi per lui soprattutto in termini di lavoro sporco... Le difficoltà madrilene di Benzema sono in qualche modo leggibili anche in quest'ottica?). Ferguson nelle ultime 2 stagioni lo utilizzava spessissimo (e soprattutto nei match "pesanti") da prima punta effettiva, riciclando Rooney come attaccante totale (cosa che non sta avvenendo quest'anno, con i risultati che stiamo vedendo tutti pro domo l'eccezionale Wayne). Pellegrini non pare avere deciso del tutto, complici i vari contrattempi fisici e non che hanno caratterizzato la stagione del portoghese. Tu che ne dici?
Marcello

10:37 AM  
Blogger valentino tola said...

Grazie Marcello.

Vorrei prima di tutto chiarire un concetto fondamentale a partire dal quale inquadrare le considerazioni che di volta in volta esprimo su questo o quell'attaccante.
La cosa fondamentale secondo me non sono nè le caratteristiche individuali (che uno sia basso, che l'altro sia alto etc.) nè i ruoli (seconda punta, prima punta) che alla fine sono una cosa molto relativa.
Quello che conta è creare e occupare bene gli spazi a livello collettivo, e lo si può ottenere in migliaia di modi differenti, a seconda delle caratteristiche degli attaccanti (cioè puoi creare spazi utilizzando come unica punta uno come Soldado, ma puoi crearli anche con Benzema, l'importante è che all'interno della squadra poi i movimenti di tutti i giocatori si compensino reciprocamente) e della strategia scelta (contropiede, attacco a difesa avversaria schierata...).

Questo per dire che CRonaldo è difficile da inquadrare. Tu cerchi di mettermi alle strette, ma fra tutte le possibili opzioni per me Ronaldo non è nè una prima nè una seconda punta, nè una punta centrale nè una punta esterna, e nemmeno un "mangiacentravanti" (:P), Ronaldo secondo me è... (rullo di tamburi) un ATTACCANTE, senza altri aggettivi.

Mi spiego: può essere benissimo prima punta in partite come quelle che ha giocato spesso lo United fuoricasa in Champions, cioè con difesa e contropiede... anzi in quei casi non credo esista una prima punta migliore di Ronaldo nel permettere alla squadra in cui gioca di distendersi una volta recuperata palla.
Quando però la sua squadra attacca una difesa schierata, lui svaria su tutto il fronte... cioè quando lo United soprattutto in Premier giocava quella specie di 4-2-4, chi era la prima e chi la seconda punta, chi l'esterno e chi il centrale fra lui e Rooney? Tutti e due e nessuno contemporaneamente.

Le definizioni fanno comodo per mettere ordine, ma molte volte non raccontano tutto, soprattutto di giocatori immensi come Rooney o Ronaldo.
Per questo non vedo l'urgenza da parte di Pellegrini di inquadrare una volta per tutte Ronaldo, perchè sarebbe un'auto-limitazione. Ha Ronaldo in squadra, fallo divertire un po'! :-)

Comunque con Ronaldo e Benzema di punta qualche volta è effettivamente mancata una puntuale occupazione dell'area di rigore, e questo pur ribadendo che non c'è bisogno di fissare le posizioni dell'uno o dell'altro.

6:40 PM  

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