venerdì, marzo 26, 2010

Il punto sulla ventottesima giornata.

Solito film al Camp Nou. Trama confusa, grandi interpreti al di sotto delle loro possibilità, finale consolatorio scontato nel tentativo di mascherare le carenze dell’intreccio. Fuor di metafora, è tutta la stagione che il Barça gioca la stessa partita: il suo gioco non riesce a farlo, stenta ma alla fine la spunta sempre, vuoi per le superiori individualità, vuoi per il divario incolmabile con quasi tutte le altre squadre della Liga, vuoi per una concretezza disarmante che il gruppo di Guardiola ha saputo evidenziare in mancanza del gioco. Ditelo a bassa voce, mi raccomando, ma è proprio un Barça “cinico e spietato”, secondo uno dei peggiori stereotipi che il calcio sa riservarci.
Però continua a lasciare perplessi il fatto che di fronte ad avversari che di volta in volta propongono la stessa ricetta (pressing alto a soffocare l’inizio dell’azione blaugrana già dai difensori), lo squadrone culè rimanga praticamente senza risposte. Ancora di più nel primo tempo di mercoledì sera, contro un Osasuna che vanta forse la migliore organizzazione difensiva di tutta la Primera. Non sono mai stato un fan di Camacho, ma a Cesare quel che è di Cesare, soprattutto per la competitività che i rojillos hanno mostrato nelle sfide con le due grandi, proprio quando possono esaltare la loro qualità tattica senza il peso del dover fare la partita.
Un pressing ultra-aggressivo ma molto ben ragionato: il Barça abbassa Busquets sulla linea dei difensori per avere la superiorità ad inizio azione, ma l’Osasuna risponde mandando l’esterno alto nella zona del pallone a pressare su uno dei due difensori centrali blaugrana, per evitare di mandare avanti un centrocampista e mantenere così la parità numerica in mediana, ovviando poi al possibile buco difensivo sulle fasce con la pressione altissima dei terzini: in più di un’occasione Azpilicueta e Monreal vanno in pressione fino alla trequarti.
Manovra blaugrana in corto circuito, non decolla mai nel passaggio fra difesa e centrocampo, l’unica possibilità sono sporadiche percussioni (leggasi: Messi) originate da palle perse in disimpegno dall’Osasuna o episodi comunque slegati. Guardiola si gingilla con cambi di modulo continui, dal 4-3-3 (ma con Messi centrale dietro Ibrahimovic) al quasi 4-2-4, e di nuovo al 4-3-3, ma i numeri da soli non bastano, gli spazi si trovano solo coi movimenti giusti e non con le formule magiche. Allargare il campo quando l’avversario cerca di restringerlo, offrendo magari un passaggio sicuro in uscita ai difensori con brevi spostamenti dei due centrocampisti centrali verso le fasce (Keita è un mago di questo movimento, ma è entrato solo nel secondo tempo), oppure cercando subito il lancio lungo per la sponda aerea Ibrahimovic, per quanto l’idea sia così poco familiare in casa blaugrana.
Ma niente: l’Osasuna nel primo tempo si avvicina spesso all’area culè, il dominio territoriale (che si può ottenere anche con un possesso palla sotto il 40%) gli permette di rubare palla subito, con pochi metri da percorrere e giocatori velenosissimi nell’uno contro uno come Masoud di punta (centravanti improvvisato per le assenze di Aranda e Pandiani: l’emergenza totale spinge poi ad adattare Vadòcz, un mediano, sulla trequarti) e Juanfran all’ala destra. Peccato però che la superiorità del secondo su Maxwell duri poco e che il prestigiatore iraniano come troppo spesso capita si perda in un bicchier d’acqua, e peccato soprattutto che in apertura sulla conclusione a botta sicura di Vadòcz ci sia un Víctor Valdés ancora una volta provvidenziale. Straordinaria stagione dell’estremo blaugrana, mai troppo considerato, ma a tutti gli effetti un signor portiere: la titolarità nazionale di Iker trascende certe considerazioni, ma è Valdés quello che sta offrendo il rendimento migliore, e nettamente pure.

La ripresa vede progressivamente inclinare la bilancia verso i padroni di casa. Fa bene Guardiola a inserire Pedro (per Henry), cercando una ripartizione più razionale degli spazi, tornando al 4-2-4 e occupando le ali per abbassare i terzini e il baricentro dell’Osasuna, ma è anzitutto un fatto fisiologico: il pressing alto è molto dipendioso, non sul piano atletico (questa è una leggenda: se accorci in avanti hai anche meno metri di campo da percorrere) ma sul piano mentale (lasci più spazi alle tue spalle e quindi nel mantenere le distanze giuste devi metterci una concentrazione maggiore rispetto a quando semplicementi ti ammucchi vicino alla tua porta; inseguire l’avversario è poi più stressante che “riposare” col pallone fra i tuoi piedi). Naturale perciò che l’Osasuna col passare dei minuti si limiti a presidiare la propria metacampo, e che a un Barça pur non travolgente basti aspettare il momento e l’occasione giusta per prendersi i tre punti.
Ibrahimovic, servito dal fondo da Iniesta, si sblocca e sblocca il risultato, poi arrotondato da Bojan (subentrato proprio a Zlatan) nel finale. Notazione sullo svedese, e mi prendo tutte le responsabilità di quello che dico: ha giocato bene, per quello che ha potuto. Non perché abbia brillato nelle azioni individuali, ma perché si è messo al servizio della squadra con movimenti intelligenti (come nei primi mesi della stagione), incontro al pallone spalle alla porta, qualche volta in profondità, altre nello spazio fra centrale e terzino avversario (una sua specialità), aprendo agli inserimenti dei compagni.

Madrid a valanga. Dopo due partite abbastanza modeste con Valladolid e Sporting, prevedibili dopo la mazzata della Champions, il Real Madrid ritrova il calcio che preferisce incenerendo un Getafe che non finisce di stupire per la sua inconsistenza contro le grandi. Al Camp Nou, contro uno dei tanti Barça dimenticabili della stagione, per di più in inferiorità numerica, aveva preso un gol in contropiede difendendo in 4 contro 2 (!!!), qui non arriva a estremi del genere, ma una volta incassata la solita punizione a scendere di Ronaldo (più morbida però, perché dal limite dell’area) perde ogni coesione e incassa altri tre gol solo nel primo tempo.
Non è quella di Míchel una squadra precisamente da buttare, anzi è fra le poche piacevoli e interessanti del campionato, con una sua idea di gioco e una sua personalità definita, peccato però che questa personalità sia la stessa della neve che si scioglie al sole. “Falta sangre”, recitano come un mantra le cronache che descrivono il Getafe, ed è proprio così, non si tratta di una semplificazione giornalistica.
In tutto questo il Real Madrid va come un rullo compressore: nel confronto, il Barça ha più forza mentale e più maturità, ma non c’è dubbio che i merengues creino occasioni con molta più facilità. Nel 4-2 di Getafe più che soffermarci sulla solita prestazione-monstre di Cristiano Ronaldo, “provocato” dal Messi della settimana scorsa (il secondo gol è una disarmante dimostrazione di superiorità, quasi spacca la faccia al portiere), o sulla semi-invincibilità del Pipita entro i confini spagnoli, preferiamo sottolineare altri dettagli: il cambio nella disposizione del centrocampo (non rombo ma 4-4-2 più classico, con Xabi Alonso e Gago al centro e Van der Vaart e Granero finti esterni in stile-Villarreal: naturalmente nessuno sente l’assenza di Kaká), il ritorno di Sergio Ramos sulla fascia (finalmente), e soprattutto la splendida prestazione di Gago.
Questo è un punto importante: la zona meno coperta del Madrid quest’anno è rappresentata proprio da quel nugolo di mediani, mezzeali, mezzi esterni mezzi chissàcosa che dovrebbe affiancare Xabi Alonso, rombo o non rombo. È proprio qui che la cessione di Sneijder si è rivelata l’unica mossa di mercato davvero sbagliata, ed è qui che Pellegrini ha fatto tanti tentativi senza mai convincersi per un assetto definitivo: prima 4-4-2 con Lass vicino a Xabi, poi rombo con Lass a destra e Marcelo a sinistra, poi Marcelo di nuovo terzino e un po’ Granero un po’ Van der Vaart un po’ Guti mezzala sinistra. Nessuno ha mai convinto pienamente, per una questione di caratteristiche tecnico-tattiche (Lass e Marcelo), di personalità (Granero), di continuità di rendimento (Guti) o di continuità d’impiego (Van der Vaart). Quelli meno considerati son stati Mahamadou Diarra e proprio Gago, l’argentino meno di tutti. Sembrava un giocatore bruciato da smaltire al ribasso nel prossimo mercato, invece forse non è ancora troppo tardi, perché quanto mostrato ieri dalla “Pintita” (da non confondere col Pipita) si avvicina molta all’ideale del perfetto socio di Xabi Alonso.
Un tocco e mi smarco verso lo spazio libero, un altro tocco e mi cerco un altro spazio ancora: movimento intelligente e costante al servizio di una manovra fluida ed elegante. L’azione del secondo gol di Higuaín è un vero “momento Boca Juniors”, che ricorda la miglior versione di Gago, quella promettente degli inizi e non quella che corre a vuoto dell’era Schuster. Un lusso se confrontato con il Lass visto sabato scorso con lo Sporting (e non solo sabato), così funzionale alla manovra da finire con l’eseguire praticamente una marcatura a uomo su Xabi Alonso.

Jiménez, fine corsa. L’evento dell’ultima giornata però è l’esonero di Manolo Jiménez da parte del Sevilla. Esonero che era nell’aria, ancora di più dopo un’eliminazione deprimente dalla Champions e un inaccettabile pareggio casalingo con il Xerez che fa perdere il quarto posto, ma… è una decisione veramente giusta?
Personalmente non sono mai stato gentilissimo con Jiménez (peraltro un signore al momento dell’addio, ringraziando anche i giornalisti che lo hanno criticato “per avermi fatto crescere come professionista e come uomo”): anche se non solo per colpa sua (l’ex mago Monchi non azzecca un acquisto da due stagioni), la sua gestione ha inequivocabilmente rappresentato un progressivo appiattimento e banalizzazione del modello di Juande Ramos, però posso anche dire che questo Sevilla in questa Liga il quarto posto lo aveva ampiamente alla portata, sempre escludendo possibili contraccolpi piscologici e crisi all’interno dello spogliatoio che noi non possiamo conoscere.
Forse si poteva andare avanti fino a fine stagione così, e rifondare con calma in estate: in una situazione così provvisoria, ha lasciato perplessi la ricerca immediata di un nome pesante come Luis Aragonés, ma il Sabio si chiama così per qualche motivo, e ha capito che una situazione così provvisoria e raccogliticcia avrebbe potuto solo intaccare la fama di padre calcistico della nazione acquisita dopo l’Europeo. In mancanza di alternative così si siede sulla panchina un uomo del club, Antonio Álvarez, già vice di Juande Ramos, e un semplice traghettatore sembra proprio la soluzione migliore.

Valencia, la Champions si avvicina. Terzo posto e un bel cuscinetto di punti sulla quinta: il futuro sorride al Valencia. È una squadra imperfetta, ancora lontana dall’essere una grande, ma coi margini di miglioramento più interessanti di tutte le outsider alle spalle del duopolio. Qualificarsi alla Champions potrebbe permettere di trattenere i pezzi pregiati, spendere qualcosa (poco) per ritoccare la rosa e dare ancora tempo ad Emery per consolidare il progetto.
La partita di mercoledì col Málaga riassume ancora una volta le discontinuità e le imperfezioni della squadra, nel passaggio fra un primo tempo giocato in scioltezza e una ripresa spezzettata e confusa, che dà quasi spazio alla rimonta di un Málaga molto indebolito dall’assenza del suo uomo-chiave Duda, che dalla fascia è il vero regista della squadra. In assenza del portoghese è quasi nulla la transizione offensiva del Málaga, e questo aiuta il Valencia a dominare in tranquillità il primo tempo, senza risentire dell’incredibile serie di infortuni in difesa (stavolta si rompe Miguel a partita in corso, e a fare il terzino destro ci va Alexis, con l’ala Jordi Alba confermata per mancanza di alternative sulla fascia difensiva opposta), perché quasi mai sollecitato nella propria area di rigore.
Aiuta questo e aiuta soprattutto la continuità della connessione Banega-Silva, una miniera d’ossigeno perché permette al Valencia di vivere costantemente nella metacampo altrui, restando corto ed esaltando la mobilità degli uomini d’attacco in maniera più continua e senza spezzare la squadra in due. Come ripetuto fino alla noia, è tutta qui la differenza fra un Valencia incompiuto e un Valencia che vuole invece pensare in grande: lo dimostra, ma da un punto di vista negativo, anche il secondo tempo, quando la connessione Banega-Silva si attenua e si accentua la distanza fra doble pivote e trequarti, rendendo perciò molto più discontinua e approssimativa l’azione offensiva. Il Málaga guadagna campo, ma per fortuna del Mestalla non punge mai troppo.

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11 Comments:

Blogger Francesco said...

In generale quest'anno ho sempre pensato che il Barca non riuscisse a fare il suo gioco a causa dell'"equivoco tattico" ibrahimovic e della mancanza di un finalizzatore vero. Da quello che scrivi, Vale, sembra però che sia un problema generale di tutta la squadra, ripresentatosi anche in una partita in cui lo svedese ha giocato bene. Eppure é la stessa identica squadra dell'anno scorso. A cosa può essere dovuto? Carenza di forma dei singoli? Maggiore conoscenza del gioco del barca daparte degli avversari, che hanno imparato ad adottare le contromisure? O forse altri fattori?

9:53 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

Pensi che la soluzione di centrocampo provata col Getafe potrebbe essere finalmente quella definitiva? Il centrocampo quest'anno non ha mai avutp una sua fisionomia e non solo perchè il tecnico l'ha cambiato in relazione all'avversario, sembra proprio non riesce a capire quali siano gli uomini migliore per il suo gioco. VdV e Granero ti sembrano gli uomini giusti per il nuovo modulo? Il recupero di Gago sarebbe fondamentale però non avendolo mai visto a buoni livelli a Madrid non saprei come inquadrare i suoi standard. Ovvio che uno tra lui, Lass e Diarra in estate andrà via, tolto Xabi 3 uomini per una maglia sono eccessivi. L'età porterebe a smaltire Diarra, le prestazioni fin'ora Gago... Altra domanda: al di là delle qualità dei singoli e delle condizione fisica attuale, questo modulo di centrocampo è più adatto a Kakà o a vdV? A conti fatti dei 5 acquisti top in estate, 3 stanno facendo bene (Albiol, Xabi e il monster CR9) ma due hanno profondamente deluso...
Ormai Higuain in Spagna è un semi-fenomeno, si sbloccasse in Champions il Madrid avrebbe una coppia di punte fenomenale.

11:55 PM  
Blogger Taymour Zein said...

La mia domanda rispecchia in parte quella di Francesco, con un'aggiunta. Non ti sembra che con Bojan nel ruolo di punta il Barça sia cresciuto? Non ti sembra una soluzione da poter utilizzare? Riguardo all'assenza di Xavi, pensi abbia pesato? Io sono preoccupato del fatto che se il Barça gioca così col Mallorca sarà dura sperare di portare a casa i tre punti. La prestazione di Messi come la giudichi? Tu lo faresti riposare domani in vista della partita di Champions?

12:11 AM  
Blogger valentino tola said...

@ Francesco
Sì, Ibrahimovic ha aiutato, però il problema è emerso con tale continuità, anche quando mancava Zlatan, che non si può ridurre allo svedese.
Può darsi che gli avversari conoscano meglio il gioco del Barça, però anche questa non regge... perchè, insomma anche l'anno scorso dopo un paio di mesi lo capivano come giocava il Barça. Così sprovveduti non saranno, no?:)

Non so, io penso che il Barça dovrebbe lavorare alle "contromisure delle contromisure", muovendosi meglio senza palla, però a quanto pare ci casca sempre: deve aspettare sempre il calo dell'avversario (che arriva puntualmente, perchè si stanca sempre di più dovendo giocare senza disporre del pallone per gran parte del tempo: questo è un vantaggio che il Barça avrà sempre) per liberarsi da preoccupazioni nella propria metacampo e aspettare solo il gol stazionando in quella avversaria.

@ Hincha
Non diamo troppa importanza al modulo, perchè alla fine l'idea di gioco è sempre la stessa: creare superiorità numerica in zona centrale per attirare gli avversari e liberare spazi sulle fasce da attaccare con gli inserimenti dei terzini o gli spostamenti degli attaccanti. La stessa ricetta di Pellegrini al Villarreal, che poi sia rombo o 4-4-2 più classico cambia poco, esterni puri di centrocampo non ci sono: sia Kakà che VDV hanno piena licenza di svariare, che partano da vertici alti del rombo o da falsi esterni. Granero è una mezzala, ma come esterno anche lui può accentrarsi molto. Comunque lo prefrisco quando parte da sinistra che da destra come fa ora, perchè a sinistra ha più angolo per rientrare sul destro e rifinire o tirare in porta. Comunque Esteban deve crescere tantissimo come personalità, fa troppo spesso il compitino quando invece non solo è un centrocampista di grande qualità, ma avrebbe più di tutti le caratteristiche per fare da mezzala nel rombo. Granero-Sneijder sarebbe stata la mia coppia ideale ai lati di Xabi Alonso.

Ora vediamo Gago se si conferma: lui può fare il centrale accanto a Xabi Alonso, ma anche giocare mezzala sinistra (ovviamente con movimenti ben diversi da quelli di un Marcelo o di un Van der Vaart), ricordo che già lo aveva fatto nell'Argentina Under 20 al mondiale 2005: era "Chaco" Torres a giocare davanti alla difesa, lui qualche metro più avanti e leggermente defilato a sinistra.

Capisco la profonda delusione per Kakà, però con Benzema dovremmo essere più pazienti: per me ha fatto vedere delle cose anche notevoli, anche se non con la continuità ideale. Ora poi è già da un po' che è infortunato, quindi sospendiamo il giudizio.

3:01 PM  
Blogger valentino tola said...

@ Taymour Zein
"Non ti sembra che con Bojan nel ruolo di punta il Barça sia cresciuto?"

Ma cresciuto l'altra sera intendi? Se è così direi di no, perchè ormai la strada era in discesa, e a me, ripeto, Ibrahimovic non era dispiaciuto.

"Non ti sembra una soluzione da poter utilizzare?"
Purtroppo non credo che sia un'opzione sufficientemente sperimentata e consolidata. Insomma, non è ancora maturo per un Arsenal, un po' per le sue caratteristiche un po' per colpa di Guardiola.
Bojan prometteva ad inizio stagione, era partito bene nelle due supercoppe, aveva segnato ed era stato uno dei migliori in campo nella prima giornata con lo Sporting, poi ha avuto un infortunio e quando è tornato è retrocesso di nuovo al ruolo limitatissimo ritagliatogli da Pep: spezzoni insignificanti negli ultimi minuti, Coppa del Re, "mascotte" da buttare dentro quando i tre punti sono già sicuri. Per quanto Bojan si danni l'anima e cerchi di mettersi in mostra, gol come quello con lo Stoccarda o anche quello dell'altro giorno fanno pochissimo testo agli occhi di Guardiola. Fanno molto più testo i 45 minuti col Valencia: finalmente dall'inizio, ma subito tolto al termine di un primo tempo orrendo. Tutta la squadra ha giocato malissimo, ma qualcuno bisognerà pur sacrificare, quindi esce Bojan, entra Henry, gioca bene, tutta la squadra si sveglia e vince. Una mazzata per Bojan, come avevo già sottolineato è stato uin po' come dirgli "guarda che tu non sei dei nostri, ragazzino".
Così Bojan diventa come Hleb l'anno scorso, una figura marginale, un uomo in meno nella rosa, uno che non puoi pensare di giocarti a bruciapelo in un big-match sperando di ricavarne subito il massimo.
Peccato perchè dei possibili centravanti è quello più completo tatticamente: ha ottimi movimenti in appoggio ai centrocampisti, ma dà anche la profondità senza palla, sa smarcarsi bene fra i centrali e in più ha l'istinto sottoporta che non ha Ibra. Meno talento puro col pallone fra i piedi rispetto allo svedese, ma più senso del gioco collettivo. Il grave handicap di Bojan è quello atletico: dà profondità senza palla, è rapido sul breve ma in allungo si fa recuperare da molti difensori, e poi perde troppi contrasti.
Non è certo un grande giocatore "fatto", una certezza, però ripeto, se ci lavoravi, se ci credevi un po' di più a questo punto della stagione avevi una preziosa carta in più da giocarti.

"Riguardo all'assenza di Xavi, pensi abbia pesato?"

Beh, avrebbe potuto aiutare. Per quanto sia uno dei miei giocatori preferiti in assoluto non è mai stato decisivo-decisivo come un Messi o un Iniesta, però sicuramente lui può dare più fluidità rispetto a un Yaya Touré che ha caratteristiche diverse, importantissime, m,a che a volte fa pesare una certa staticità. La coppia o trio di centrocampo (a seconda della posizione di Iniesta e dell'utilizzo del 4-3-3 o del 4-2-4) che vorrei provare sarebbe Xavi-Keita+Iniesta: son quelli più in grado di dare agilità all'azione del centrocampo, come circolazione di palla e come movimento.
Comunque, il Barça ha già giocato male con Xavi o senza Xavi, con Ibra e senza Ibra, con Alves e senza Alves, con Henry e senza Henry: quindi, tornando alla domanda di Francesco, il problema è collettivo.

"La prestazione di Messi come la giudichi?"
Sei e mezzo abbondante.

"Tu lo faresti riposare domani in vista della partita di Champions?"
Sì. Lo farei entrare solo se le cose si mettono male.

3:01 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

Concordo che Granero deve crescere come personalità ma è anche il primo anno full time in una grande squadra, merita senz'altro tempo. Speriamo che Pellegrini recuperi anche Gago: per quanto sin qui molto deludente dal giocatore che era al Boca non può essersi trasformato in un brocco totale. Anche Benzema deve crescere e alla svelta come carattere: già ha un ruolo che a Madrid amano poco (punta di movimento che segna poco) mettiamoci anche un carattere non facile... Comunque la prossima giornata dirà molto visto che il Barca va a Mallorca e noi abbiamo il derby, domenica sera senz'altro la Liga dirà qualcosa in più.

5:41 PM  
Anonymous Anonimo said...

Io riguardo a Bojan ripeto quanto detto in precedenza: ha bisogno di giocare con più continuità in una piazza di minore spicco. Avere meno pressione e più tempo, poter sbagliare (che aiuta e tanto, quando si ha la sua età) e poter crescere. Anche i limiti atletici e di mentalità si possono levigare se giochi in una squadra che ti conosce bene e che ti si adatta meglio. Alla sua età finire a fare la quarta (o quinta) punta vuol dire non ricevere la giusta fiducia: ammettiamolo, Guardiola sta sbagliando con lui.
Tommaso.

10:17 PM  
Blogger Antonio Giusto said...

Vale, tra un po' iniziano i Mondiali: e se ripetessimo l'esperimento fatto ad Euro2008?

6:31 PM  
Blogger valentino tola said...

@ Tommaso
Altroché se sta sbagliando! Però non sono d'accordo sul prestito, io lo vedo come l'anticamera dell'oblio. Bojan avrebbe dovuto trovare più minuti, ma nel Barça. Se tu lo mandi in prestito una stagione, in quella stessa stagione devi comprare un altro attaccante per rimpiazzarlo: quell'altro attaccante gioca bene, e per il tizio che torna dal prestito non c'è più spazio. In genere funziona così. Non credo nei prestiti, vanno bene per un Botia che è un buon difensore ma prevedibilmente non troverà mai spazio come titolare al Barça, ma Bojan è una cosa più seria.

@ Antonio
Mi farebbe molto piacere ripetere l'esperienza, ne riparleremo.

PS: Complimenti per la tua nuova collaborazione ;-)

12:58 PM  
Blogger Antonio Giusto said...

Grazie, innanzitutto.
Se poi decidessimo effettivamente di replicare quanto di buono fatto due anni fa per gli Europei, che ne diresti se iniziassimo un po' prima con, magari, la presentazione di ogni singola squadra?

3:00 PM  
Blogger valentino tola said...

Qui la vedo un po' più dura, almeno per quanto mi riguarda... dovrei avere più tempo per documentarmi sulle altre squadre, magari vedendone qualche partita... almeno per scrivere qualche cosa di meno scarno (non dico un'analisi di dieci pagine, eh) rispetto ai resoconti che può fare qualsiasi giornale o sito.

4:46 PM  

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