mercoledì, maggio 12, 2010

Una Grande che ritorna.


Doverosa premessa: non parliamo né di una partita di alto livello né di una squadra che precisamente incanti il mondo per come gioca. Niente di tutto questo. Però da ieri sera potremmo tornare a parlare di nuovo di una grande. L’Atlético Madrid potrebbe avere un’occasione unica per accantonare la mitologia dell’eterno sfigato e ritornare al ruolo che gli compete storicamente. Non è la Champions League, d’accordo, ma per quanto possa sembrare banale vincere aiuta a vincere. La vittoria della Coppa Uefa (Europa League? Bleah!), e chissà magari anche una doppietta con la Copa del Rey che a dicembre scorso poteva appartenere tutt’ al più al parto di una mente malata, rischia di diventare uno spartiacque decisivo nel consolidamento di questa nuova credibilità che, pur mancando ancora tantissimo per migliorare (e questo tantissimo passerà in buona parte per il prossimo mercato estivo), Quique Sánchez Flores ha indubbiamente apportato ai colchoneros.

È stata una finale bruttina ma “vissuta”, nella quale più che la capacità di imporsi di una delle due squadre ha pesato l’abilità nell’approfittare degli errori avversari e piazzare il colpo decisivo negli episodi, fatto che ad una semplice lettura delle rispettive formazioni rende perciò logico il risultato finale.
L’idea iniziale del Fulham era chiaramente quella di lasciare l’onere di fare la partita all’Atlético. Zamora e Gera ripiegano vicini al centrocampo, e lasciano relativamente liberi Perea e Domínguez di giocare la palla. Qui, come quasi sempre capita, per l’Atlético casca l’asino, dovuto all’incapacità di verticalizzare dei centrocampisti e anche a una certa prevedibilità dei movimenti offensivi del 4-4-2, con pochi tagli, pochi scambi di posizione e una scarsa varietà di opzioni di passaggio per il portatore di palla (aspetto preoccupante, perché già al Valencia Quique non aveva dimostrato una particolare attenzione per una fase di possesso elaborata). Insomma, la solita difficoltà a stabilire dei collegamenti fra il 4+2 dei difensori+Raúl García e Assunção e i 4 giocatori offensivi.
Reyes, in tutta la stagione il giocatore più importante nel dare spessore e continuità alla transizione offensiva, anche stavolta come ad Anfield è assente ingiustificato; l’Atlético non si può appoggiare né su di lui né tantomeno su Simão, che queste caratteristiche peraltro non le ha mai avute e che anche ieri ha proseguito sulla falsariga di tutta una stagione che ne sta annunciando a chiare lettere il declino. L’unica opzione praticabile per i difensori in possesso del pallone risulta così troppo spesso Forlán: frequentemente Perea e Domínguez saltano i centrocampisti e cercano di servire direttamente l’uruguaiano, che offre il consueto movimento tra le linee, anche se il più delle volte i difensori colchoneros semplicemente buttano via la palla.
Non va meglio comunque al Fulham, che patisce anch’esso i piedi ruvidi dei propri difensori centrali e ancora di più la prestazione inconsistente del duo Murphy-Etuhu in mediana, che spesso rimangono bloccati sulla stessa linea, offrendo un riferimento sin troppo facile ai centrocampisti dell’Atlético che vanno in pressing (qui ottimi davvero Raúl García e Assunção, così come nella copertura degli spazi davanti alla difesa). L’unica risorsa per il Fulham è Bobby Zamora, notevole boa spalle alla porta, immarcabile (anche per un favoloso Domínguez, che emerge sempre più come uno specialista coi fiocchi) nelle sue continue sponde che aprono nuove possibilità di avanzamento a tutta la squadra oltre che creare terreno fertile alle incursioni dalla seconda linea di Duff, Davies e Gera (anche questo non scherza quanto a movimento senza palla!).

Però nemmeno Zamora permette al Fulham di controllare la gara, e così si rimane un po’ impantanati in mezzo al campo, dove una volta assunta l’incapacità di creare a difesa avversaria schierata diventa decisiva la palla rubata e la ripartenza rapida. E qui il vantaggio è tutto dalla parte dell’Atlético, perché il suo centrocampo seppure sterile e orizzontale è meno propenso alla perdita stupida di quello del Fulham, e soprattutto perché la capacità di sfruttare gli spazi e di inventare dal nulla dei suoi attaccanti ha pochi eguali in Europa.
In tale contesto va sottolineata la prestazione di Agüero, eroe della partita almeno al pari di Forlán: il Kun è intelligentissimo a cercarsi uno spazio, alle spalle del centrocampo del Fulham, qualche metro avanti a Forlán e leggermente defilato sul centro-sinistra, dal quale fare un male cane a tutto il sistema difensivo avversario. Non si tratta solo del dribbling nello stretto inferiore solo a quello di Messi, o del baricentro basso che lo fa stare attaccato al terreno anche con le cannonate, si tratta di prendere palla sempre fronte alla porta, di mandare al manicomio Baird, di attirare anche il centrale destro Hughes e creare perciò i presupposti perché al centro dell’area di rigore si possano fiondare Forlán o qualche centrocampista in inserimento. La tendenza di questi incursori colchoneros sarà quasi sempre quella di nascondersi alle spalle dei difensori inglesi al momento del cross (così si notano meno… furbi eh?), ma la caparbietà e l’intelligenza del Kun troveranno la miglior ricompensa proprio nel momento-clou.
Comunque la tendenza è quella di un Atlético che senza dominare il gioco fa comunque più male sulle ripartenze improvvise, come dimostrano il palo di Forlán nel primo quarto d’ora e soprattutto il gol dell’1-0, sempre di Forlán, fortunoso perché l’assist di Agüero è in realtà un tiro ciccato, ma innescato in ogni caso proprio da una fuga in contropiede, stavolta di Reyes.

Però il Fulham dimostra grande orgoglio, pareggiando quasi subito, alla prima occasione seria della partita. Zamora si conferma tatticamente fastidiosissimo: su invito profondo di Konchesky si smarca con un movimento dal centro verso sinistra che non è nettamente verticale e quindi rende impossibile alla linea dell’Atlético salire per il fuorigioco; così facendo trascina Perea allontanandolo da Domínguez e creandosi il varco nel quale affondare una volta vinto il contrasto col colombiano: è un po’ macchinoso Bobby, perde l’attimo per finalizzare, ma sul successivo contro-cross è Davies che può concludere al volo per l’1-1.
Gli inglesi tornano subito a coprirsi per gestire gli ultimi cinque minuti del primo tempo (l’Atlético ci prova con un tiro da fuori di Forlán che impegna Schwarzer), ma nella ripresa fiutano l’odore del sangue e passano apertamente all’attacco.
I primi 20-25 minuti del secondo tempo sono nettamente del Fulham, e anzi la sensazione è che giunti a questo punto ci creda di più e abbia più energie dell’Atlético, che non riesce più a sporcare i primi passaggi della squadra di Hodgson. Così almeno in questa fase i londinesi possono assorbire in maniera indolore l’uscita dell’acciaccato Zamora, sostituito da Dempsey (partito sorprendentemente in panchina per chi lo ritiene l’elemento forse più tecnico del Fulham): se Zamora infatti poteva fungere da stampella per uscire dalla metacampo difensiva attraverso i lanci lunghi, ora il Fulham può fare a meno di questa soluzione perché è già più raccolto nella metacampo avversaria, con Murphy ed Etuhu meno rigidi rispetto al primo tempo e con gli esterni molto più coinvolti a ridosso dell’attacco, con tagli verso l’interno più che con la ricerca del fondo, soprattutto nel caso di Duff che parte da destra e comincia a toccare più palloni, seppure senza guizzi individuali pericolosi. Pericoloso, molto pericoloso è invece il destro di prima intenzione col quale ancora una volta Davies impegna De Gea in una magnifica risposta d’istinto. “Van der Gea” non ha tradito nemmeno stavolta, è pronto per questi appuntamenti e giustifica la chiamata fra i 30 preconvocati di Del Bosque.
È l’ora di Jurado per Quique: con Manolo al posto di Simão, da falso esterno sinistro, si cerca una nuova via per far distendere la squadra, un anello di congiunzione fra l’orizzontalità di Raúl García-Assunção e l’attacco. Ma in realtà, anche qui come nel caso di Zamora, il cambio incide meno di quanto potrebbe, perché l’Atlético ha ripreso campo già prima dell’ingresso dell’andaluso.

Gli ultimi 20 del primo tempo e tutti i supplementari si giocheranno in gran parte nella metacampo del Fulham. Va detto che la superiorità dell’Atlético non è qualitativa, ma quantitativa. Semplicemente è presente più tempo nei pressi dell’area avversaria, si prende quasi tutti i calci d’angolo della partita, mette qualche cross e non rischia in transizione difensiva (Dempsey usa un po’ della sua tecnica per proteggere palla e far salire i compagni, ma il Fulham fatica comunque a guadagnare campo: troppi metri da percorrere e poca benzina ormai. Ora sì che si sente la mancanza di Zamora), ma la sua manovra per quanto continua è sempre molto ruminata, e anche l’ingresso di Salvio per Reyes al 77’ non cambia granchè le cose (anzi, il “Toto” va maluccio).
Il Fulham riesce a tenere le posizioni difensive, ma non quando partono i solisti colchoneros, che se vogliono sono incontrollabili. Forlán si scambia frequentemente la zona di competenza col Kun, e anche lui parte in affondo sulla sinistra: micidiale quando a fine primo tempo supplementare ne fa fuori due, mette il pase de la muerte dal fondo, ma prima Salvio (che ha anticipato troppo il movimento verso la porta, per cui arriva col corpo leggermente in avanti rispetto al passaggio) e poi Agüero incredibilmente non la mettono dentro.
Il momento buono è però soltanto rimandato: a cinque dalla fine, quando la partita si avvia verso i calci di rigore, la velocità e la testardaggine di Agüero strappano un pallone a Hughes vicino alla linea di fondo: siamo ancora sulla fascia sinistra, ancora difesa del Fulham sbilanciata verso quel lato, ma stavolta sul cross ad arrivare prima è l’attaccante dell’Atlético, un Forlán aiutato dalla buona sorte che indirizza il suo esterno sporco in fondo al sacco grazie a una deviazione di Hangeland. Due a uno e tutti a Neptuno!

FOTO: marca.com

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8 Comments:

Blogger Vojvoda said...

VITTORIA MERITATISSIMA...

12:07 AM  
Blogger Francesco said...

Ma... Non ci posso credere!

10:19 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

Partita non bellissima ma sono contento per i cugini e soprattutto Quique (ex madridista).
Certo veder vincere la cenerentola Fulhma sarebe stato bello, ma è giusto così.

10:38 PM  
Blogger Vojvoda said...

D'accordo su tutta l'analisi, dalla partita non eccellente di entrambe, dalla straordinaria capacità di marcatura e concentrazione che sta mostrando sempre più Dominguez, dalla strepitosa capacità del KUN di rimanere ancorato al terreno con la palla al piede anche in caso di sisma, al fatto che questa(queste?) vittoria(e) potrebbe aprire nuovi scenari e una nuova consapevolezza nell'autostima colchonera.
Concordo anche su un certo predominio dell'Atletico a volte sterile, però ometti di sottolineare che le occasioni nette della gara sono state tutte dei madrileni (ad occhio e croce 4 contro la sberla improvvisa al volo di Davies sventata da un sempre più sicuro De Gea)e la serie di 6 angoli a zero nei cinque minuti finali del primo tempo è stato un assedio che non ricordo a memoria nella stagione 2009-10 dei colchoneros né in quella del Fulham.
Trovo anche che hai mancato di sottolineare adeguatamente la negativa (deleteria) prova di Raul Garcia sia in fase di possesso (hai parlato di orizzontalità eccessiva ma di ottima prova in pressing ed in copertura degli spazi) sia in fase di non possesso laddove ha lascito spesso a desiderare concedendo diversi calci piazzati da zone pericolose al Fulham e mostrando lacune tecniche risapute ma arginabili con la proposta di Jurado come "accompagnatore di P. Assuncao in una versione più osé dei colchoneros. Ricordiamo che il gol del Fulham (fortunoso nello sviluppo finale quanto bello nella conclusione volante dello specialista Davies) nasce da una sua palla persa a metà campo.
Migliori in campo dell'Atletico in ordine: 1. AGUERO 2. DOMINGUEZ 3. FORLAN. Peggiori: 1. RAUL GARCIA 2. SIMAO 3. SALVIO (per quanto ha giocato)
Per il Fulham, molto INGESSATO in questa riproposizione del 4-4-2 da trasferta un po' troppo schematico e monotematico, rimarchevole per intensità e swing la prova di Gera, bene Zamora finché è durato, bene Davies (tecnica e soluzioni offensive molto buone, e si sapeva), bene anche quell'Etuhu di cui tu hai un po' stigmatizzato l'attuazione (ma il suo ruolo è quello di delfino di Murphy e mi pare che lo abbia svolto bene senza mai errare un passaggio oltre a garantire fisicità nelle chiusure). La difesa ha retto, sia centralmente che sulle fasce, Schwarzer è da anni una sicurezza, ma alla fine, a mio avviso, la vittoria biancorossa è AMPIAMENTE MERITATA e credo che gli onesti tifosi del Fulham abbiano riconosciuto il fatto che l'approdo ai rigori(ed ancor prima ai supplementari) poteva considerarsi un traguardo cui ambire visto lo sviluppo della contesa.

12:55 AM  
Blogger valentino tola said...

@ Francesco
Cioé?

@ Hincha
Ben detto.

@ Vojvoda
Accolgo i tuoi appunti. Devo dire che qualcosa mi sfugge sempre al momento di scrivere l'analisi: quasi mai tengo conto di tutte le occasioni (un po' perchè presumo che chi legge il blog abbia in qualche modo già visto degli highligts, un po' perchè effettivamente non sono attentissimo a quest'aspetto); hai fatto bene anche a ricordare i falli poco intelligenti di Raul Garcia, però voglio anche dire che globalmente non mi è dispaciuta la prestazione del navarro. Almeno in fase di non possesso, dove lui e Assunçao son stati a mio avviso molto più puntuali e abili di Murphy ed Etuhu dall'altra parte. Anche nell fase in cui ha sofferto, l'Atlético ha concesso molto poco alle incursioni dalla seconda linea del Fulham, che pure sono l'aspetto più pericoloso del gioco degli inglesi, date le caratteristiche di Zamora come boa e di Davies, Gera e Dempsey come incursori. La difficoltà soprattutto è risieduta nel controllo di Zamora, però lo spazio davanti alla difesa è stato ben coperto, come venne ben coperto anche ad Anfield (dove come potenziale incursore si profilava Gerrard, non so se mi spiego).
Quindi non sono d'accordo a mettere Raul Garcia fra i peggiori in assoluto (mentre sono d'accordo sui migliori, proprio in quell'ordine).
Salvio ha sì deluso, ma anche Reyes mi ha lasciato l'amaro in bocca: con l'importanza che ha rivestito nella stagione dell'Atlético non è bello che nelle due partite più importanti (Anfield e avant'ieri) sia tornato un giocatore di soli spunti. Comunque sorprendente che Quique lo abbia tolto così l'altra sera: anche se son solo spunti, quelli di Reyes nei supplementari potevano comunque essere spunti decisivi, mentre Salvio è un giocatore ancora comprensibilmente acerbo per certi palcoscenici.

Etuhu, visto in questa finale e anche in Coppa d'Africa, si profila sempre più come uno di quei giocatori ai quali personalmente sono allergico. Modello Sissoko. Pura apparenza: grande fisico, grande generosità, palloni rubati... ma il calcio dov'è in tutto questo?
A parte le carenze nel controllo di palla, è un centrocampista che non ha un minimo di senso del gioco, di geometria, di tempi... anche il posizionamento è tutt'altro che perfetto.
Il nasone mi ha deluso tantissimo in questi anni, ma fra lui e Raul Garcia prendo tutta la vita Raul Garcia, credimi.

1:29 PM  
Blogger valentino tola said...

Vabbè, non voglio essere troppo drastico. Più serio aspettare ancora qualche partita per giudicare Etuhu, però le sensazioni che mi trasmette son quelle.

1:33 PM  
Blogger Flavio said...

Sono d'accordo con Valentino su Etuhu, ma Sissoko è un tantino meglio anche se pure a me non entusiasma...bisogna cmq dire che l'Atletico avanti ha due giocatori davvero notevoli; noto con piacere che Aguero comincia ad essere più giocatore per la squadra che solista. Ottimo Dominguez, buona prestazione (e lo rimpiango da tifoso viola) di Ufo, anche se con poca qualità (ma si sa, lui è un centrale)...e ,anche se poco appariscente, mi è piaciuto anche Assunçao. Su Garcia cosa dire? Ha lavorato molto in pressing però non ha mai dato la sensazione di prendere in mano la squadra, e visto ciò che prometteva questo giocatore pare non destinato a compiere il tanto auspicato salto di qualità. Infine (se no Valentino mi dice che sono troppo logorroico -;), è da notare come, al di là dell'impegno e di una certa compattezza tattica, il Fulham non è propriamente una grande squadra e l'Atletico questa partita avrebbe dovuto vincerla senza troppe difficoltà. Mi associo anch'io ad Hincha: è un bene che l'Atletico abbia vinto questa coppa...magari un pò di autostima potrebbe leggermente intaccare il noioso duopolio Barça-Real per la prossima stagione ma, si intende, occorre tenersi stretti Aguero-Forlan ed intervenire qualitativamente in difesa e a centrocampo. Saluti,
Flavio

3:31 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

La cosa interessante è come l'Atleti abbia come giocatori importanti 2 giovani del vivaio De Gea e Dominguez, punti di forza della squadra. Le diffcoltà economiche hanno costretto la dirigenza a smettere di prendere pacchi in giro per il mondo (anche se aver bruciato Asenjo rimane un'onta) puntando sui giovani cresciuti in casa e i risultati sia in termini personali che di squadra iniziano ad arrivare.

9:29 PM  

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