
La più atroce delle beffe impedisce al Getafe di proseguire nel suo sogno europeo: troppo ingiusto finire così, troppo crudele cancellare a pochi secondi dal fischio finale quella che sarebbe stata una delle più grandi imprese nella storia del calcio spagnolo. Il Getafe meritava di andare avanti perché con le armi del sacrificio, del carattere e di una disciplina tattica impeccabile aveva dimostrato di potersi sovrapporre a qualunque rovescio della sorte, di saper rispondere col cuore ma anche con moltissima testa alle situazioni più imprevedibili e sulla carta sfavorevoli, a differenza di un Bayern dalla miserrima qualità di gioco in rapporto alle individualità e al tanto denaro sperperato.
Già il Getafe era arrivato a quest’ incontro in condizioni estremamente precarie, con le assenze del Cata Diaz, di Mario, Pablo Hernandez e Granero, e a questo si è aggiunta una quasi immediata inferiorità numerica, causata dall’ espulsione al 6’ di De la Red (l’ elemento di spicco della squadra che, paradossalmente, stasera ha fatto più danni della grandine: impiegato come difensore centrale d’ emergenza, già prima dell’ espulsione aveva regalato una palla-gol al Bayern perdendo palla in difesa), colpevole di un fallo da chiara occasione da gol su Klose al limite dell’ area.
Sulla punizione seguente Van Bommel prende il palo e il gol di Toni sulla successiva respinta viene annullato per fallo di mano, ma da qui in poi il Getafe dimostra di saper gestire ottimamente l’ inferiorità numerica: schierato benissimo nelle due linee da 4 di difesa e centrocampo, lascia i difensori del Bayern completamente liberi di impostare fino a oltre la metacampo, ma una volta passata questa linea non concede mai la superiorità numerica sulle fasce ai tedeschi e muove con grande perizia la linea difensiva, che cerca di non difendere mai troppo attaccata ad Abbondanzieri e applica con molta attenzione la tattica del fuorigioco, di fatto limitando quella che è la principale arma offensiva del Bayern, ovvero la palla subito in area a cercare la mischia e il peso preponderante di Toni. Davvero pessima l’ elaborazione della manovra dei tedeschi, un possesso-palla monotono e di nessuna qualità, volto semplicemente a preparare il cross dalla trequarti e a raccomandarsi alla bontà dei suoi due fortissimi attaccanti.
Oltre all’ ordine difensivo, il Getafe non rinuncia comunque al contrattacco e al buon trattamento del pallone che ha nelle corde: certo è molto complicato allungare la difesa avversaria con una sola punta isolata, ancora di più dopo che il contropiedista d’ elezione Uche deve uscire già alla metà del primo tempo per l’ ennesimo problema muscolare, altro contrattempo per il nigeriano (che non è mai riuscito a trovare la continuità ed esplodere in questa stagione, per i problemi fisici e anche per la parentesi della Coppa d’ Africa) e altro bel macigno sulle spalle del Getafe.
Manu del Moral come al solito ronza tanto ma punge poco, non vale come riferimento offensivo, così Cosmin Contra, che evidentemente ha un fatto personale col Bayern, decide di fare da solo: prende palla, passa la metacampo, resiste al ritorno di Van Bommel, e vedendo il tentativo di chiusura piuttosto blando di Demichelis, percorre con decisione il corridoio centrale; entrato in area, scarica tutto quello che ha in corpo, e qui ha la fortuna di trovare la deviazione decisiva della scivolata di Lucio.
Il Bayern crea poco nonostante la superiorità numerica, solo episodi isolati, come quando Abbondanzieri esce a vuoto e Lell (pessimo giocatore) sparacchia a lato. Non sarà l’ unico errore del Pato…
Anche nel secondo tempo le linee del match rimangono più o meno simili, il Bayern senza gioco e il Getafe solido in difesa, sebbene il passare dei minuti e l’ intensità dello sforzo atletico costringano in qualche momento l’ undici di Laudrup ad aggrapparsi un po’ troppo a ridosso di Abbondanzieri.
Nonostante l’ ovvio monopolio del possesso-palla a favore del Bayern, non è comunque un monologo degli ospiti: in campo ci sono due squadre, e anzi è il Getafe a disporre dell’ occasione nettamente più ghiotta del secondo tempo, quando Braulio (sicuramente più punta di ruolo rispetto a Manu, con la lotta strenua su ogni pallone cerca di mascherare gli evidenti limiti tecnici) in campo aperto viene smarcato a tu per tu con Kahn, lo salta ma al momento di depositare in rete scivola clamorosamente, proprio come Keita nel Sevilla-Villarreal di domenica scorsa.
Nella retorica più trita, sembra il classico segno sfavorevole del destino, ma rimane la sensazione che di fronte al tentativo finale del Bayern, e nonostante il tourbillon di cambi offensivi di Hitzfeld (che arriva a giocare con Toni, Klose, Podolski, José Sosa e Ribery contemporaneamente), il Getafe possa comunque reggere fino al fischio finale: ancora una volta i fatti però si incaricano di smentire le previsioni della logica, e all’ 89’ sull’ ennesimo lancio a casaccio dei tedeschi, la respinta della difesa di casa non è decisa, la palla carambola su Cortés e finisce perfetta per la conclusione al volo di Ribery, che gela il Coliseum.
In dieci contro undici, avendo dato tutto e avendo pure esaurito i cambi, i supplementari si preannunciano come un lungo inferno per il Getafe: invece i ragazzi di Laudrup stupiscono, sbalordiscono, gonfiano d’ orgoglio i propri tifosi ridicolizzando l’ idea stessa di Impossibile. In apertura di supplementari, un uno-due memorabile: prima Braulio difende un pallone con la solita tenacia, lo scarica al limite dell’ area per Casquero, il quale sfodera la specialità della casa, missile di destro che sbatte sul palo e gonfia la rete; poi neanche il tempo di gioire, e arriva un altro diretto al mento del Bayern: Cotelo in fuga sulla destra, palla verso il centro, erroraccio di Lucio, la sfera rimane lì e Braulio stavolta fulmina Kahn per il 3-1.
Dovrebbe essere il colpo del KO, e il Bayern è effettivamente pochissima cosa, però arriva un protagonista nemmeno troppo inatteso a guastare la festa: del Pato Abbondanzieri al di là dello stile discutibile abbiamo sempre apprezzato il carisma e la capacità di assumersi responsabilità, ma uno-due errori a partita, e anche piuttosto gravi, è assai frequente vederli da parte sua: stavolta il Getafe li ha pagati tutti, ed è difficile togliere al portiere argentino la stragrande maggioranza della responsabilità per questa beffarda eliminazione.
Non si spiega, non ha proprio logica il suo errore a soli cinque minuti dal termine dei supplementari, e col Getafe che controlla la situazione: su una punizione a spiovere dalla metacampo assolutamente innocua, con nessuno a disturbarlo, il Pato, il quale in un primo momento sembrava aver trattenuto come normale che fosse il pallone, lo consegna clamorosamente sui piedi di Toni che deposita nella porta vuota e riapre una partita parsa già giustissimamente sepolta.
Si innesca ora una situazione vista sin troppe volte nel calcio: il panico che subentra, e tutti sanno che alla prima mischia il Bayern potrà e saprà portare a casa l’ intera posta. Il Getafe prova a perdere tempo cincischiando col pallone, ma eccola qui la palla dentro l’ area, Sosa dalla sinistra e Toni implacabile a zittire il Coliseum (brutto gesto, fortuna sua che ha trovato un pubblico educato).
La chiusura più amara, ma che non intacca minimamente la portata della prestazione del Getafe, cui tutti gli appassionati di calcio spagnolo devono rendere sentitamente grazie.
Ebbene sì, il Barça è una delle 4 migliori d’ Europa…
Ieri sera il Barça ha compiuto il suo doveroso passo verso le semifinali, non senza patemi e ovviamente con la solita prestazione titubante, nella prima mezzora addirittura catastrofica. Senza contare che per tutto il corso del match i blaugrana hanno dovuto fare i conti con un avversario inatteso, ovvero il pubblico del Camp Nou, il dodicesimo uomo in campo per lo Schalke 04: poco importava che la loro squadra si giocasse un traguardo fondamentale, loro dovevano continuare le loro battaglie piccole piccole, con i fischi preventivi ad Henry (io sono il primo a non essere soddisfatto del rendimento del francese, ma non sta qui il punto) e l’ assurda contestazione a Rijkaard, colpevole di aver sostituito Bojan, il giocattolino di casa già visto come uno al di sopra della legge invece che come il 17enne alle prime esperienze col calcio professionistico che è.
Davvero agghiaccianti i primi 30 minuti dei blaugrana, i segnali della squadra completamente allo sbando c’ erano proprio tutti: terrore e impotenza, all’ attacco che non pressa e al centrocampo che non ruba un pallone che sia uno si aggiungeva infatti una difesa passiva e incapace di accorciare (“Effetto Thuram” lo chiamo io), in difficoltà al minimo cross o pallone dentro l’ area degli uomini di Slomka, lodevoli per la mentalità con cui sono scesi in campo: senza complessi e consci degli enormi limiti attuali dell’ avversario hanno spinto sull’ acceleratore con decisione, aggredendo alto e proponendo verticalizzazioni e inserimenti che si sono arenati soltanto sulla qualità non eccelsa delle individualità offensive (per intenderci, il Manchester United ne avrebbe segnati 3 o 4…).
La sensazione era di un Barça senza scampo, anche perché il pubblico era già a pronto a montare con la contestazione in caso di gol tedesco, ma è stato proprio il Barça a segnare il gol, e in un momento fondamentale: alla fine del primo tempo l’ acuto di Yaya Touré (per il resto molto macchinoso, si regge in piedi a malapena) permette di andare con più tranquillità negli spogliatoi e organizzare un secondo tempo diverso.
Ed effettivamente, complice il calo atletico dei tedeschi (che su ritmi bassi non sono una squadra all’ altezza), la ripresa viene gestita se non con brillantezza, con relativa tranquillità: i blaugrana occupano il campo in maniera più razionale, alzano il baricentro e finalmente s’ installano con buona continuità nella metacampo avversaria, consentendo di soffrire meno a Xavi e Iniesta rispetto a quando la squadra è costretta a difendersi nella propria metacampo, anche se questo è certo, le accelerazioni continuano a latitare.
Ora la semifinale col Manchester United, dove due saranno le carte a favore del Barça: la prima è quella di partire sfavoriti dal pronostico, il che già di per sé determina condizioni ambientali e psicologiche radicalmente diverse rispetto a questo doppio confronto con lo Schalke (sicuramente il Camp Nou proporrà qualche grande coreografia, e non i mormorii di ieri sera), la seconda è il recupero in vista di due giocatori fondamentali come Messi e Deco. E se i blaugrana dovessero per l’ occasione ritrovare la mentalità giusta e garantire equilibri accettabili, il loro tasso tecnico potrebbe ritrovare il suo peso determinante.
FOTO: Marca.com
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