venerdì, settembre 22, 2006

Intuiamo un grande Sevilla.

Completamente al buio dal punto di vista televisivo, dai campi della Liga ci giunge l'eco di un Sevilla decisissimo a diventare la nuova grande di Spagna, ripercorrendo le recenti intrusioni al vertice di società come Deportivo e Valencia, generalmente all' ombra dell' ingombrante duopolio Real Madrid-Barcelona.
Per il momento abbiamo capito che in una partita secca questo Sevilla può battere chiunque, anche umiliandolo, come ha fatto col Barça in Supercoppa; resta da vedere se sia capace di reggere una stagione intera. La rosa c'è tutta, due giocatori per ruolo più o meno dello stesso (buon) livello; il problema sarà la tenuta psicologica.

La partenza è stata autoritaria: vittorie certamente contro due squadre fra quelle con più problemi del campionato come sono Levante e Real Sociedad, ma vittorie autoritarie e brillanti; all' ultima giornata, affermazione sofferta ma quantomai prestigiosa nel derby col Betis. In totale, 9 punti su 9 e primo posto in classifica a causa della differenza reti: 3 gol subiti e, soprattutto 10 segnati. Una sensazione generale trasmessa, segnalata dalle cronache di quest'inizio di Liga, di vincere ormai per inerzia.
Il segreto del Sevilla è quello di aver fatto un salto di qualità gia a partire del finale della scorsa stagione, nella capacità di sapere gestire le situazioni, affermando il proprio stile di gioco e magari cambiandolo quando la partita lo richiede.
Non più solo il mordi e fuggi che ora il fenomenale Caparros sta inculcando al suo giovane Depor, ma anche sangue freddo (rispetto a certe partite con un paio di espulsi alla volta), ragionamento, manovra aggirante, con qualità in mezzo al campo e straordinarie risorse sulle fasce. La fascia destra del Sevilla, con Daniel Alves e Jesus Navas, è indiscutibilmente la più forte della Liga, in attesa che l'inserimento di Joaquin e una crescita nella continuità di gioco ci possano dire di più del Valencia.
Potremmo illustrare tante partite, ma prendiamo come esempio la finale di UEFA dell'anno passato: primo tempo di dominio totale, assalti ripetuti dalle fasce alla difesa schierata del Middlesbrough e 1-0. Nel secondo tempo, in sofferenza sulle mischie cercate degli inglesi, si difende ma non rinuncia al contropiede, con gente come Navas e Adriano: infatti arriva il 2-0 che chiude la partita. Contro un avversario più dotato come il Barça, nella Supercoppa europea, partita pianificata sino al minimo dettaglio col fine di limitare le fonti del gioco avversario, Deco, Xavi ma anche Marquez. Quindi, pressione alta, palla rubata e verticalizzazione immediata alle spalle della difesa blaugrana scoperta. Una strategia per ogni tipo e momento della partita, grazie a una rosa che offre tutte le soluzioni possibili.

Molti protagonisti in quest'avvio, alcuni dei quali abbastanza inattesi: Kanouté, Poulsen, Renato, Kepa.
Il gigante del Mali condivide al momento la vetta della classifica cannonieri, con 4 gol, con Eto'o: si diceva che per essere un grande attaccante a Freddy mancava l'apporto realizzativo: beh…
Poulsen era decisamente nell'aria che si sarebbe rivelato un grande acquisto: pilastro davanti alla difesa che razionalizza maggiormente il gioco rispetto a una coppia di mediani-mezzeali come erano Martì e Maresca (troppo inclini magari a portare palla) l'anno scorso, ha già conquistato tifosi e critica.
Renato proprio assieme a Poulsen ha ribaltato la situazione a centrocampo: l'anno scorso la coppia titolare nel cuore del 4-4-2 era Martì e Maresca; quest'anno, visto l'acquisto del danese e lo strordinario momento di forma di Renato, un idolo locale come Enzo Maresca è stato addirittura costretto alla tribuna nel derby (situazione che ha mostrato ovviamente, e con la sua sempre apprezzabile sincerità, di non gradire, ma che ha soffocato in un comprensibile "finchè la squadra vince e gioca così..."). Il brasilano ex-Santos finalmente sta mostrando quello per cui era stato acquistato: centrocampista potenzialmente più completo della rosa, utile in regia, abile nel dare ritmo all'azione e a pressare l'avversario, si sta rivelando fondamentale come guastatore sulla trequarti. Due gol finora, il secondo dei quali decisivo allo scadere dell' ultimo derby.
Kepa è l'esplosione meno attesa, che alla lunga potrebbe rivelarsi fondamentale per Juande Ramos. In odore di cessione in prstito quest'estate, richiesto da mezza Liga, l'Under 21 ha segnato tre gol all' esordio contro il Levante. Riserva ma carta sempre utile nelle partite casalinghe che magari richiederanno maggiormente la sua capacità nel gioco aereo e il suo buon fiuto nell'area avversaria.

Domenica altra prova di maturità, al Vicente Calderon contro l'Atlético Madrid, e potrebbe essere un'altra grande occasione per stupire per una squadra che attualmente in Spagna come nessuna ha entusiasmo e margini di miglioramento.

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2 Comments:

Anonymous alec said...

Poulsen è il giocatore ideale per una squadra che vuole proporsi come credibile outsider al trittico Barca-Real-Valencia. Certo, poi ci vogliono idee, organizzazione e qualcuno che la butti dentro con una certa continuità, ma quando l'ambiente è quello giusto anche attaccanti di discreto calibro (ma nulla più) come Kanoutè possono centrare la grande annata. Con Poulsen però le fondamenta del Siviglia sono d'acciaio. Un terzo posto finale nella Liga ci sta tutto...

2:20 PM  
Blogger valentino tola said...

Se non ci fosse il Barça nulla di strano se questo Sevilla ripetesse le imprese di Depor e Valencia, non è tanto inferiore. L'incognita è quella dell'attaccante da 15 gol (minimo) sicuri. quello che vedrei meglio per ricoprire la carica è Chevanton.
Su Poulsen d'accordissimo: que in Italia rimarrà quello dello sputo a Totti (sì, col passare degli anni mi sa che stanno invertendo le parti), ma è uno che sa stare in campo eccome. Qualche commento fa avevamo parlato di Gravesen: probabilmente quando lo acquistò per farlo giocare davanti alla difesa il Madrid fu colto da un grosso fraintendimento.
Poulsen è quello che tiene la posizione, Gravesen fa il portatore di borracce.

Anch'io credo in un terzo posto: nel confronto con il Valencia i sivigliani risultano meno esperti, forse meno solidi e sicuramente meno talentuosi in certe zone del campo (vedi l'attacco).
Però, a fronte dei probabili e ingiustificati tremori di Quique e dei suoi, le idee, l'entusiasmo e la freschezza stanno tutte dalla parte del club del Sanchez Pizjuan.
Aggiungo una cosa: che peccato non veder questa squadra in Champions League.

9:13 PM  

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