venerdì, dicembre 01, 2006

I Grandi della Liga Fernando Hierro.

Con questo post, inauguro una serie sui giocatori che hanno fatto la storia recente della Liga. Infatti, mi limiterò soltanto a quello che ho potuto vedere coi miei occhi: quindi, niente Puskas o Di Stefano, niente Cruijff o Kubala, ma soltanto i giocatori a mio avviso più importanti, o che comunque mi hanno colpito particolarmente, degli ultimi 10-15 anni di Liga.

L’ombra di questo straordinario giocatore-probabilmente il più forte e completo spagnolo degli anni ‘90-aleggia ancora sul Real Madrid, nonostante già da tre anni Hierro non sia più madridista e nel Maggio 2005 abbia chiuso con la sua esperienza al Bolton (l’anno prima si era svagato in Qatar all’ Al-Rayyan) una grande carriera. Infatti, dalla notte del 21 Giugno 2003, in cui Florentino Pérez approfittò della festa per il ventinovesimo titolo madridista (ad oggi l’ultimo…chi se lo sarebbe aspettato allora?) per perpetrare lo squallido golpe che, attraverso la defenestrazione di due potenziali oppositori come Hierro e Del Bosque, spianò definitivamente la strada alle peggiori degenerazioni del “Florentinato”, non si è ancora trovato chi ne possa surrogare l’autorità tecnica, tattica e anche morale.
Superficiali tutti quei discorsi che bollavano Hierro come “lento” o “bollito” e invitavano il Real Madrid a dotarsi di un “difensore vero”, senza considerare, oltre al peso della classe del giocatore, le radicali differenze fra il contesto tattico e ambientale che circonda un difensore al Bernabeu e un difensore che gioca in Italia, generalmente tutelato da moduli più difensivi ed esentato da aspettative di costruzione del gioco che invece per il pubblico del Bernabeu hanno una rilevanza pari a quelle di una scivolata o di un salvataggio sulla linea.
Così abbiamo visto, dopo le terribili performances di Pavon e Raul Bravo al centro della difesa di Queiroz, un difensore considerato “grande” come Samuel fallire miseramente al Madrid, evidenziando serissime difficoltà nel rilanciare l’azione dalla difesa e venendo condannato dalle scarse coperture del centrocampo a patire dietro ad attaccanti avversari quasi sempre più agili e veloci di lui. E anche un campione come Cannavaro, che per forza di cose si risolleverà dalle incertezze di questi suoi primi mesi madridisti, non potrà mai e poi mai, per caratteristiche, possedere le doti di leadership e di regista difensivo di Hierro.

Fernando Ruiz Hierro nasce come calciatore, dopo essere stato scartato per “inadeguatezza” dal Malaga, nelle fila del Valladolid, col quale fa il suo esordio in Primera Division il 4 Ottobre 1987, a 19 anni (è nato infatti il 23 Marzo 1968), in un Valladolid-Espanyol. Il giovane centrocampista fa presto a farsi notare dall’allora strapotente, almeno nell’ambito strettamente nazionale, Real Madrid della “Quinta del Buitre”, che lo ingaggia per la Liga 1989-1990, l’ultima della serie di 5 campionati consecutivi che il Madrid dei Butragueno, Michel, Sanchis, Hugo Sanchez e Martin Vazquez avrebbe vinto, quell’anno con Toshack sulla panchina. Lo stesso anno Hierro fa l’esordio in nazionale, convocato da Luisito Suarez per un’ amichevole con la Polonia, dando l’avvio alla sua sontuosa traiettoria con la “Roja”, 4 mondiali disputati (1990, nella lista dei 22 ma senza mai giocare, ’94, ’98, e 2002, mondiale nippo-coreano dopo il quale si è ritirato dalla nazionale) per lui, oltre ai due europei del ’96 e del 2000.
Sempre di più Hierro si afferma come centrocampista di completezza, personalità e qualità con pochi altri riscontri, dotato di tocco di palla, visione di gioco, forza fisica, solidità e una spiccatissima propensione al gol, che lo porta a raggiungere picchi sbalorditivi come quello della Liga ‘92-’93 dove, avanzato dall’allora tecnico madridista Antic in una posizione quasi di mezzapunta, riuscì a segnare ben 21 gol in 33 partite! Merito di un destro potente e calibratissimo, utile dalla distanza come su rigori e punizioni, e di una notevole capacità di stacco e di inserimento per colpire di testa nell’area avversaria.
Poi progressivamente, segno della sua classe e della sua importanza fondamentale per gli equilibri generali, la sua posizione viene arretrata al centro della difesa. Un difensore, un libero, inteso non come difensore puro (non lo è mai stato), ma come primo regista della squadra, in un club come il Real Madrid portato per mentalità ad imporre sempre il suo gioco. Si rivela imprescindibile la capacità di Hierro di impostare con calma e precisione il gioco dalla difesa, con lanci millimetrici (ricordo ad esempio uno schema che attuava ormai a memoria con Roberto Carlos, con lo scatto del brasiliano sulla sinistra e l’apertura puntuale di 40 metri di Fernando) e palloni sempre puliti forniti ai suoi centrocampisti.
E’ questo un punto importante: se vuoi fare un certo tipo di gioco è indispensabile perseguirlo con tutti gli uomini che hai a disposizione. Non porta nessun beneficio avere attaccanti che sanno solo attaccare e difensori che sanno solo difendere: se uno ha in mente di giocare un calcio offensivo e basato sul possesso palla, avrà bisogno non solo di attaccanti bravi ma anche di centrocampisti che gli sappiano far arrivare i palloni buoni; se poi questi centrocampisti vengono pressati dagli avversari che hanno mangiato la foglia e preparato le loro contromosse, allora c’è bisogno anche in difesa di uno in grado di impostare il gioco. E’ un circolo virtuoso, o vizioso, a seconda dei casi.
Quest’ aspetto del “regista aggiunto” non viene considerato quasi mai in Italia (anche se abbiamo avuto un formidabile esponente del ruolo come Scirea) nella valutazione di un difensore, però diventa importantissimo in club con la filosofia del Madrid e del Barça e in un calcio come quello olandese. Così si spiega la presenza al centro della difesa dei vari Krol, Koeman, De Boer, Marquez e, per l’appunto, Hierro. E’ tutto un altro mondo: chiedere a Cannavaro di fare quello che faceva Hierro sarebbe una cosa imbarazzante. Fortunatamente a Capello, che sa fin troppo bene quello che vuole e che Cannavaro lo conosce a menadito, questo non interessa, anche se il bisogno di un Hierro rimane eccome.
Detto questo, va ricordato come Hierro, pur senza essere un marcatore e soffrendo di una certa lentezza, se la sia cavata egregiamente anche sul piano meramente difensivo (“il Baresi spagnolo”, secondo Capello, anche se le differenze son tante), grazie a uno splendido senso della posizione e a un gioco aereo molto sicuro.
Ruolo di difensore che peraltro non gli ha guastato il senso del gol, la sua marcia in più, dato che pur giocando difensore, è riuscito ad arrivare addirittura secondo nella classifica dei marcatori di tutti i tempi della nazionale spagnola, con la ragguardevole cifra di 29 gol totalizzati in 89 partite. E anche nel Real Madrid ha segnato, in 601 partite (497 totali nella Liga, Valladolid compreso), 127 gol (105 totali nella Liga, Valladolid compreso), mantenendo, dopo i suoi exploit da centrocampista (13 gol nel ‘92-’93, l’annata dopo quella dei 21 gol), una media all’incirca di 5-6 gol a stagione, raggranellati fra punizioni, rigori e raids aerei, anche nei restanti anni da difensore.
A livello di squadra poi, qualcosina l’ha vinto: cinque campionati (‘89-’90; ‘94-’95; ‘96-’97; 2000-2001; 2002-2003); tre Champions League (‘97-’98; ‘99-2000; 2001-2002); due coppe intercontinentali (’98 e 2002); una Coppa del Re (‘92-’93); tre Supercoppe di Spagna (’90; ’93; ’97); una Supercoppa Europea (2002).
Anche se con il neo di certi eccessi di violenza negli interventi (è uno dei giocatori con più ammonizioni ed espulsioni nella storia della Liga), è stato un fenomeno, del quale, come detto, il Real Madrid accuserà ancora a lungo l’assenza.


Video celebrativo su Hierro
http://www.youtube.com/watch?v=gF3gAsAE-dg

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1 Comments:

Anonymous Anonimo said...

ciao valentino, ti abbiamo scritto una mail, fammi sapere se sei ancora interessato.
Lorenzo Sigillò di calcio.blog.com

11:54 AM  

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