mercoledì, novembre 29, 2006

Le spagnole in Coppa UEFA.

Oggi e domani si giocheranno partite molto importanti negli 8 gironi di Coppa Uefa, formula questa implementata già da due anni, molto discutibile, sicuramente elaborata per ragioni esclusivamente economiche, ma non priva di incroci interessanti e di quel minimo di incertezza necessaria a suscitare l’interesse del pubblico, nonostante la formula dia a ben tre squadre su cinque, per ogni girone, la possibilità di qualificarsi.
E le quattro esponenti spagnole, come si stanno comportando? Riassumendo, possiamo considerare Sevilla ed Espanyol con la strada spianata verso il prossimo turno, l’Osasuna in bilico ed il Celta in guai abbastanza seri.

Nel gruppo C, il Sevilla stasera affronta in Svizzera il Grasshopper, squadra terza nel campionato svizzero, che ha nelle sue fila il portiere, nel giro della nazionale elvetica, Fabio Coltorti e l’interessantissimo attaccante congolese Mbala Biscotte (protagonista in quel Congo che era stata la squadra rivelazione nell’ ultima Coppa d’Africa, attirando tutte le mie simpatie per il suo divertente gioco palla a terra che aveva esaltato bei talenti come Mputu, Matumona e l’arcinoto Lualua, oltre al velocissimo Mbala). I punti in classifica finora sono 4 e le partite da giocare sono 2, quella di stasera col Grasshoppers e l’ intrigante sfida contro l’Az di Van Gaal al Sanchez Pizjuan. Se aggiungiamo che il Braga, l’unica concorrente probabile (peraltro battuta 2-0 nello scontro diretto la scorsa settimana), ha 3 punti ma una partita in meno da giocare, i giochi sono sono quasi fatti. Con una vittoria stasera, non improbabile data la fragilità difensiva di un Grasshopper (ha già perso 2-5 con l’AZ) costretto peraltro a scoprirsi per cercare i tre punti, l’ultima con l’Az diventerebbe solo una sfida per il primato nel girone.
Alcuni cambi alla formazione-base per Juande Ramos stasera, che già può disporre di una rosa sufficientemente attrezzata per affrontare più competizioni, probabilmente anche all’altezza di una buona Champions League (alcuni dei gironi di quest’anno penso li avrebbe passati): David torna sulla fascia sinistra in difesa, con Dragutinovic che trasloca al centro per far coppia con Javi Navarro, mentre Chevanton, dopo il gol al Braga, avrà un’altra chance in attacco e il canterano Alfaro farà il suo esordio ufficiale dal primo minuto. Sevilla che in ogni caso, campione in carica, è una delle favorite assolute per la vittoria di questa UEFA, assieme secondo me al Tottenham, al Palermo e soprattutto alla squadra che avrà la sventura di uscire dal gruppo A della Champions fra Barça e Werder Brema (ma attenzione ad altre sorprese che potrebbero aggiungersi come Shakhtar Donetsk, Sporting o Lille).

Anche l’Osasuna gioca stasera, e il suo è praticamente uno spareggio: vincere in casa contro il sorprendente Odense vorrebbe dire avere il passaggio del turno quasi assicurato, con l’ultima partita, al Tardini con il Parma, per formalizzarlo.
Questa sfida decisiva arriva in un buon momento per l’Osasuna, con il sonante 4-1 al Deportivo (squadra che non è solita imbarcare così tanti gol) che ha risvegliato un ambiente abbastanza intorpidito dal ritorno al pane secco della lotta per la salvezza dopo il caviale (appena assaggiato) della Champions. E, dato forse ancora più importante, si è svegliato Soldado, autore di due gol strepitosi domenica. Autore fino alla scorsa giornata di due soli gol in totale (uno contro l’Athletic Bilbao nella Liga, l’altro in Copa del Rey contro il modestissimo Pena Sport), non è un giocatore che amo particolarmente, ma provo a giustificarlo: lui è uno che ha bisogno di una squadra che lo supporti in tutto e per tutto, è il classico “rematador”, abile in ogni tipo di deviazione dentro l’area ma negato in tutto il resto, e questa è comunque colpa una sua colpa. Non essendo, diciamolo, che fioriscano palle gol in serie ad ogni partita dell’ Osasuna, un giocatore portato ad estraniarsi dal gioco come lui ne risente.

Nel Gruppo F, l’Espanyol mi sta davvero sorprendendo. Il girone si sapeva tranquillamente abbordabile, con Ajax, Zulte Waregem, Sparta Praga ed Austria Vienna, ma non ci si aspettava un’autorevolezza simile nelle prime due partite da una squadra il cui grigiore stava diventando una costante: 2-0 in casa dello Sparta Praga e rimbombante 6-2 ai belgi dello Zulte Waregem, con tripletta di Luis Garcia, doppietta di Pandiani e acuto di Coro dopo una bella azione individuale.
Domani sera sfida di grande prestigio contro un Ajax in netta difficoltà negli ultimi tempi nella Eredivisie (pesante sconfitta casalinga, 0-1, nella supersfida con il Psv, 1-1 col Twente e sconfitta 3-0 con lo Sparta Rotterdam), ma che trovato migliorato nel gioco sotto la direzione di Ten Cate, ex prezioso vice di Rijkaard al Barça (c’è chi dice che il vero stratega dei due fosse proprio Ten Cate). La qualificazione è già assicurata e affrontare a mente serena l’impegno dell’ Amsterdam ArenA potrebbe agevolare il raggiungimento di un primo posto nel girone che si rivelerebbe preziosissimo in sede di sorteggio, permettendo di evitare qualsiasi accoppiamento con le “fuoriuscite” dalla Champions.
Anche in Liga, sebbene resti in zone pericolose (13 punti, +5 sull’Athletic terzultimo), l’Espanyol si è assestato, in serie positiva da ben 8 partite (anche se di queste, 7 sono pareggi…). C’è che Valverde, dopo i continui cambi di formazione di Lotina l’anno passato, ha finalmente trovato una linea coerente e un undici di base, all’interno del suo 4-2-3-1, abbastanza soddisfacente: il canterano Torrejon per il mediocre Lacruz al centro della difesa, Moisés Hurtado come centrocampista difensivo (stanti le difficoltà fisiche e…diplomatiche di Jonatas e il progressivo accantonamento di Costa e Fredson) con a fianco De la Pena, arretrato dalla trequarti in cabina di regia per dare più qualità alla manovra e permettere a Luis Garcia (che, risolti i problemi d’inizio stagione con l’allenatore, ha ripreso in pieno il suo slancio) di giocare seconda punta vicino a Tamudo. Altro importante elemento la titolarità in pianta stabile del mio amico Riera sulla fascia sinistra del centrocampo, con Rufete e Corominas che si disputano l’altra.

La qualificazione del Celta si preannuncia impresa complicata, e del resto il suo era il girone più complicato alla vigilia (Newcastle, Palermo, Fenerbahce ed Eintracht Francoforte, con le sfide contro inglesi e siciliani da affrontare fuori casa). Un misero punto all’attivo in due partite, restano da affrontare il Fenerbahce domani sera al Balaidos e il Palermo alla Favorita fra una settimana. Indispensabili almeno 4 punti: battere gli irregolari, disorganizzati ma molto talentuosi turchi per scavalcare il Palermo e non perdere nella trasferta siciliana per respingere il tentativo di rimonta degli uomini di Guidolin.
Ho visto la settimana passata la sconfitta col Newcastle, e si è parlato di beffa, perché il gol del 2-1 decisivo di Taylor è arrivato negli ultimi minuti e perché per quanto visto nei 90 minuti il pareggio pareva il risultato più giusto, però sono rimasto francamente indispettito dal secondo tempo del Celta, rinunciatario e conformista. Dopo i primi 45 minuti molto ordinati, giocati con personalità e col solito palleggio sciolto, conclusisi sull’1-1 (bel gol di Canobbio, giocatore sempre più importante e bello da vedere), una seconda parte riprovevole. Sempre più apertamente soddisfatti del pareggio, i galiziani hanno arretrato il baricentro, i metri di distanza fra Baiano e il portiere Given sono raddoppiati e i servizi verso il centravanti brasiliano erano sempre più scadenti (e dire che Baiano tende a soffrire di solitudine anche quando la sua squadra fa la partita, visto che è l’unica punta e dietro di sé ha solo trequartisti e mediani bravi col pallone fra i piedi ma privi dell’ inserimento senza palla). In più gli ormai consueti gol subiti sulle palle alte (anche domenica col Zaragoza Milito, di testa, ha banchettato nell'area piccola), un'autentica piaga quest'anno per la squadra che nella scorsa Liga aveva subito meno gol di tutte.
Buona parte della responsabilità l’ha avuta anche Fernando Vazquez, visto che i suoi cambi non hanno dato nessun segnale in senso contrario. Attaccante per attaccante, esterno per esterno, fuori Baiano e dentro Perera quando invece i due avrebbero potuto giocare assieme, per impedire al Newcastle, con due punte ad impegnare Taylor e il tragicomico Bramble, di distendersi con la stessa tranquillità con cui ha cercato il gol, poi puntualmente trovato, nel finale. E poi dentro Gustavo Lopez, ma non a destra per l’anonimo Jonathan Aspas (giocatore del quale non comprendo fino in fondo l’impiego attuale da titolare), bensì a sinistra per Nené, che si era spento ma è pur sempre uno dei giocatori decisivi di questa squadra.

P.S.: Nuovi allenatori, al posto degli esonerati Sarriugarte e Luis César, per Athletic e Nàstic. I baschi hanno scelto Mané, allenatore qualche anno fa stimatissimo 8comunque anche l’anno scorso ha fatto il suo, portando il Levante in Primera) per essere stato l’artefice del miracolo Alavés, che perse la Coppa UEFA nel 2001 solo per quell’ “auto-golden gol” di Geli nella memorabile finale persa col Liverpool per 5-4, una delle partite più belle della storia del calcio.
A Tarragona invece hanno scelto Paco Flores, uomo d’esperienza (preferito per questo a un candidato d’eccellenza come l’epico Luis Enrique) che nel 2000 salvò l’Espanyol dalla retrocessione.

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