domenica, giugno 12, 2011

SEGUNDA/PLAYOFF PROMOZIONE (ritorno semifinale): Granada-Celta 6-4 dopo i calci di rigore (1-0 tempi regolamentari).

Granada (4-2-3-1): Roberto; Nyom, Íñigo López, Mainz, Siqueira (Rubén, m. 71); Abel, Rico, ; Collantes (Carlos Calvo, m. 67), Orellana, Dani Benítez; e Ighalo (O. Pérez, m. 113).
Celta (5-4-1): Yoel; Hugo Mallo, J. Vila, Ortega (Álex López, m. 46), Catalá, R. Lago; Dani Abalo (De Lucas, m. 58) López Garai (Trashorras, m. 58), Bustos, Michu; Iago Aspas.

Gol: 1-0. M. 20. Orellana.

Árbitro: Lesma López. Expulsó por doble amarilla a Roberto Lago (m. 112). Amonestó a Abel, Íñigo López, Carlos Calvo, Ighalo, Dani Benítez, Nyom, Ó. Pérez, Bustos, Iago Aspas, Michu y Hugo Mallo.

Los Cármenes: 16.200 espectadores. Resultado global: 1-1. En los penaltis, Granada, 5 (falló Carlos Calvo); Celta, 4 (fallaron Michu y Catalá).


Vabbe’, si fa prima a dire cosa non è successo in questa partita: 25 tiri per il Granada, 17 per il Celta, 10 occasioni per i primi, 8 per i secondi, due pali a testa, due rigori sbagliati nei tempi regolamentari dalla stella di casa Benítez, Trashorras che dopo aver colpito la traversa con una punizione da museo si inventa un pallonetto da più 30 metri, defilato praticamente sulla linea del fallo laterale, e becca l’incrocio dei pali…ma poi ci sono anche due espulsi nel Celta, l’ultimo dei quali durante la serie di rigori (Iago Aspas, addirittura per aver zittito il pubblico), un gol dubbio annullato sempre al Celta e altri innumerevoli episodi che tentare di riassumere è fatica improba.

Alla fine resta un’amarezza indicibile per il Celta, che con Michu aveva pure avuto il match-ball durante la serie di rigori. Difficile pesare i meriti rispettivi in una serata del genere: vince chi vince, e ora il Granada aspetta la superstite di Elche-Valladolid. Allora sì che avremo la ventesima squadra della Primera 2011-2012.

L’intenzione necessariamente più offensiva del Granada rispetto all’andata la denuncia già la formazione: Fabri deve ancora fare a meno di Geijo, ma cerca comunque più sostegno offensivo ad Ighalo passando al 4-2-3-1, con il sacrificio di Lucena, stopper davanti alla difesa, in favore di una mezzapunta in più, Collantes che rileva la fascia destra da un Orellana spostato al centro della trequarti. Paco Herrera invece conferma la difesa a 5, ma al posto di Túñez c’è Catalá, mentre parte titolare quel “tridente B” (Dani Abalo e Michu esterni e Iago Aspas unica punta) che all’andata tanto aveva funzionato a partita in corso.

Per un’abbondante mezzora c’è solo il Granada, come dimostrano la traversa e il gol di Orellana ma anche il fatto che il Celta non riesce ad uscire dalla propria metacampo. I padroni di casa impongono un ritmo altissimo e forzano la difesa galiziana a partire dalle sovrapposizioni degli esterni. Nyom-Collantes a destra e soprattutto Siqueira-Dani Benítez a sinistra, uno spettacolo di tecnica in velocità. Poi Ighalo fa benissimo da boa, anticipa quasi sempre i movimenti dei tre centrali avversari, e apre spazi per gli inserimenti dei compagni dalla trequarti. Così nasce il gol del vantaggio di Orellana.

Il Celta è intrappolato. Baricentro troppo basso e incapacità a distendersi nei primi passaggi. Troppo piatto il doble pivote López Garai-Bustos, manca quel momento di pausa, di respiro che dia i tempi giusti per salire a tutta la squadra, soprattutto ai terzini che nel sistema di Paco Herrera dovrebbero essere due terzini-ala e invece in questa fase rimangono troppo bassi, inchiodati. Michu, un incursore, e Dani Abalo, un’ala, non hanno poi le capacità per aiutare il centrocampo e dettare i tempi, e Iago Aspas, per quanto sempre molto attivo nel fornire l’appoggio (ottime doti di palleggio e utili movimenti senza palla, sia a venire incontro che a defilarsi leggermente verso la fascia destra), rimane così isolato.

Col Celta bassissimo nella sua area e costretto a continue respinte affannose sulla grandinata di cross di Benítez & C., per il Granada è facilissimo recuperare la palla subito sulla trequarti. Questo finchè c’è la benzina, perché la strategia degli andalusi è comunque molto dispendiosa (non si tratta di un possesso-palla insistito, con la possibilità quindi di abbassare un po’ i ritmi, ma di un continuo attaccare gli spazi), e verso la mezzora costringe a rifiatare. La partita si equilibra perché il Granada cede necessariamente qualche metro e il Celta può giocare i primi passaggi senza pressione, abbozzando pure una superiorità numerica in mezzo, con la presenza costante di Michu alle spalle del doble pivote Abel-Mikel Rico, che mostra qualche lacuna in questa fase difensiva nella propria metacampo (soprattutto Abel, che di ruolo sarebbe più trequartista). Abalo segna anche un gol, ma se lo vede annullare per un non meglio precisato fallo su un difensore.

Paco Herrera coglie la necessità di guadagnare peso, e soprattutto idee, a centrocampo, inserendo al centro della trequarti Álex López, protagonista nel gran Celta del girone d’andata ma poi progressivamente ai margini della formazione titolare. Esce Sergio Ortega, così il Celta passa al 4-2-3-1. Non trova però ordine nei suoi attacchi, perde palla dove non deve e così dà il via alla fase “pazza” della partita, col Granada che ha gli spazi per colpire in contropiede. Dani Benítez si sbizzarrisce, e con una delle sue follie palla al piede fa fuori mezza difesa originando l’azione che poi porterà al rigore su Ighalo. Peccato però che lo stesso Benítez fallisca dal dischetto, fintando alla perfezione per spiazzare Yoel ma facendo terminare sul palo il suo lento rasoterra.

Il Celta rientra in gara, con la testa ma anche con una buona mossa dalla panchina (pesante invece l’uscita per infortunio di Siqueira nel Granada). Buona anche se scontata, perché si sa che quei due, De Lucas e Trashorras, prima o poi dovranno entrare. La bontà della mossa di Paco Herrera (escono Dani Abalo e López Garai) risiede più che nei due giocatori subentrati nell’arretramento di Álex López accanto a Bustos. Così il Celta rompe l’orizzontalità del suo doble pivote titolare, prevalentemente difensivo, e guadagna linee di passaggio in avanti, grazie anche ai movimenti fra le linee di De Lucas e Trashorras, continuamente portati a scambiare le posizioni con Michu. Iago Aspas poi si mangia un gol a tu per tu con Roberto, smarcato da De Lucas.

Si apre una fase tipica di queste partite, nella quale la stanchezza e il peso della posta in palio allungano le squadre, lasciando che a decidere siano la saldezza mentale e le individualità. Pure Trashorras, che nei primi minuti dal suo ingresso sembrava molto prossimo alla soglia dell’addormentamento, comincia a prendere le misure, alzare la testa e fare quello che sa, anche se prima bisogna passare per un altro legno colpito da Orellana, allo scadere dei tempi regolamentari, e per un altro rigore (invero un po’ severo) clamorosamente sbagliato da Benítez, che stavolta, si vede, non è sfortunato e lo calcia proprio male, preso dall’ansia.

Via libera al Trashorras-show, con la traversa su punizione e l’inverosimile incrocio dei pali da posizione defilata. Solo queste genialità individuali però possono avvicinarsi a sbloccare una partita destinata ai rigori (tanto che nei supplementari Fabri ormai preferisce non rischiare e sacrifica Ighalo (stavolta ottimo) per aggiungere Óscar Pérez davanti alla difesa).

Carlos Calvo spara sopra la traversa, ma Michu lo imita proprio al rigore decisivo per il Celta. Sull’onda emotiva, lo stesso portiere Roberto del Granada trasforma il rigore successivo, il primo ad oltranza, mentre la stessa onda emotiva travolge Catalá: a mezza altezza, non troppo forte, parato. Un altro annetto all’Inferno per il Celta.

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giovedì, giugno 09, 2011

SEGUNDA/PLAYOFF PROMOZIONE: Celta-Granada 1-0 (Michu, 77')

Forse così semplice non era. La vigilia era stata animata dalle dichiarazioni disinvolte dei giocatori del Granada, che esprimevano contentezza per un abbinamento a loro dire favorevole: il Celta era considerata la squadra meno problematica del lotto (Elche-Valladolid l’altra semifinale) destinato a contendersi la terza piazza alle spalle di Betis e Rayo, già promosse.

E invece ora il manico del coltello lo impugna il Celta, che si avvantaggia in quest’andata e ha nel rendimento esterno un suo punto di forza. Anche il Granada però in casa è un rullo compressore, quindi sarà ancora tutto da decidere. Un’incertezza e un timore reciproco, al di là delle spacconate della vigilia, evidente già ieri sera: la partita è stata brutta perché entrambe le squadre, vuoi per la tensione vuoi per la paura, non hanno valorizzato le loro prerogative fino in fondo, limitandosi a non rischiare. Intanto però il gol di Michu, per quanto non molto giustificato dagli sviluppi della partita, è un bel colpo.

Assenza pesante per il Granada quella del bomber Geijo (24 gol), sostituito dall’acerbo Ighalo, uno dei tanti prestiti di questa sorta di “Udinese B”. Manca anche Juande, l’ex Betis: davanti alla retroguardia il piano B prevede l’avanzamento del difensore centrale di ruolo Lucena. Tutti disponibili invece nel Celta, dove il vero dilemma è la formazione: difesa a 4 o a 5? Paco Herrera sceglie la seconda opzione, confermando la svolta tattica che ha caratterizzato il finale di stagione della squadra galiziana. Svolta che aveva portato in alcune gare ad accantonare addirittura il cosiddetto “tridente” (anche se la punta di fatto è solo una) composto da Trashorras e De Lucas alle spalle di David Rodríguez, che invece era stato il punto di forza del gran girone d’andata del Celta. Stavolta nessuna sorpresa, ci sono tutti e tre.

Trovandosi di fronte le due squadre col miglior contropiede della categoria, la domanda della vigilia era: chi assumerà il peso della partita? Chi vorrà il possesso-palla? Sin dai primissimi minuti, si capisce chiaramente che il Celta volente o nolente deve fare la partita, e che il Granada aspetta e riparte.

CELTA (5-4-1)

------------------Yoel-------------------

-------J.Vila---S. Ortega---Túñez---

-H.Mallo-----------------------R. Lago

--------López Garai---Bustos--------

---De Lucas------------Trashorras---

--------------D. Rodríguez-------------

GRANADA (4-5-1)

------------------Roberto-----------------------

Nyom-- Iñigo López—-D.Mainz—Siqueira

-------------------Lucena--------------------------

Orellana---Abel-----Mikel Rico--Dani Benítez

--------------------Ighalo---------------------------

Semplificando coi due giocatori più rappresentativi, la chiave della partita del Granada consiste nel liberare in contropiede Dani Benítez, micidiale in campo aperto; per il Celta invece il giocatore da liberare è il geniale Trashorras, cui tocca poi innescare movimenti in profondità di David Rodríguez e i tagli a ridosso dell’area di rigore di De Lucas.

Il contesto tattico potrebbe offrire un vantaggio al Celta schierato con tre difensori centrali. Tre contro un solo attaccante andaluso: c’è quindi un bel latifondo a disposizione dei difensori di casa quando iniziano l’azione. Solo con un loro ruolo attivo nell’impostazione si può poi creare superiorità anche a centrocampo: il difensore che porta palla dovrebbe chiamare fuori i mediani del Granada, e così allentare le marcature su Trashorras e De Lucas sulla trequarti.

In più questa difesa a cinque vede i due terzini (Hugo Mallo e Roberto Lago) in posizione molto avanzata ad inizio azione: altra potenziale incertezza per il sistema difensivo del Granada, perché se Orellana esce a pressare alto sul centrale che imposta (Túñez ) libera Roberto Lago alle sue spalle, ma Roberto Lago non se lo prende nessuno, perché il terzino destro del Granada ha già Trashorras nella sua zona. Se invece Orellana non pressa alto ma segue Roberto Lago, allora il rischio è che il cileno ripieghi troppo, e che allontanandosi tanto dall’attacco il Granada veda compromessa la propria transizione offensiva quando recupera palla. Discorso speculare per l’altra fascia.

Questo stratagemma della difesa a 5 utilizzata in chiave offensiva sta diventando negli ultimi tempi una moda fra alcuni allenatori spagnoli, si pensi a Lotina nel Deportivo 2008-2009, o ad alcune versioni del Valencia di Emery quest’anno. Il problema però è che per il Celta questo resta un discorso sulla carta. Jonathan Vila, Sergio Ortega e Túñez rimasticano palloni orizzontali nella loro metacampo, nessuno si prende la responsabilità di avanzare e cercare il passaggio smarcante, e quindi mentre i due mediani Bustos e López Garai son costretti ad abbassarsi troppo, Trashorras non riesce ad entrare in partita. Questo nel migliore dei casi, perché nel peggiore la palla viene lanciata a casaccio senza alcuna speranza, anche perché David Rodríguez non ha le caratteristiche per battagliare spalle alla porta con i centrali del Granada. In tale contesto, tre difensori contro un solo attaccante rappresentano uno spreco per il Celta.

In tutto questo, la prima occasione (a voler essere generosi) arriva al 20’: la confusione del Celta ad inizio azione genera una palla persa a centrocampo, Benítez ha spazio per una delle sue cavalcate alla Gareth Bale (comincia a fare caldo, quindi questa passatemela per favore) e defilato scarica un gran sinistro non troppo lontano dall’incrocio. Anche il Granada però sinceramente delude: va bene che non soffre, ma è troppo conservatore, punta tutto sulle partenze isolate di Benítez senza coinvolgere minimamente ottimi giocatori di manovra come Abel, Mikel Rico e soprattutto Orellana.

Qualcosina, non troppo, si muove nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo, perché il Granada accenna ad aprirsi e perché il Celta è leggermente più efficace nel trasmettere palla dai centrali ai terzini e da qui liberare Trashorras e De Lucas tra le linee. Specialmente De Lucas, protagonista delle due uniche occasioni dei padroni di casa: al 34’ un inserimento dentro l’area e destro incrociato a lato su sponda aerea di David Rodríguez; al 42’, liberato fuori dall’area proprio dal movimento di cui si parlava sopra, con un destro che rimbalza davanti costringe Roberto a respingere sui piedi di Trashorras, che però da due passi non concretizza.

Nella ripresa il Granada sembra cambiare atteggiamento: comincia ad alzare i suoi di terzini, il brasiliano Siqueira a sinistra (tecnico e manovriero, alla Maxwell/Filipe per intenderci) e il francese Nyom a destra (di origini africane, enorme facilità di corsa) e prova ad alzare il baricentro difendendosi col pallone.

Nonostante due tentativi (al 51’ De Lucas da fuori area e al 55’ Trashorras a girare verso il secondo palo) il Celta sembra perdere terreno. Si intravede un punto debole nel suo schieramento: con una manovra più corale nella metacampo avversaria, il Granada può mettere in inferiorità numerica il Celta sulle fasce. I triangoli Siqueira-Benítez-Mikel Rico a sinistra e Nyom-Orellana-Abel a destra costringono i due mediani di casa, Bustos e López Garai a spostamenti laterali sin troppo accentuati, perché De Lucas e soprattutto Trashorras faticano a ripiegare in aiuto ai terzini. C’è quindi più spazio sulla trequarti per uno come Orellana, più a suo agio tagliando verso il centro in questo gioco di scambi corti. Comunque anche questo ,come quello del Celta nel primo tempo, rimane un vantaggio tattico soltanto sulla carta, perché Ighalo fa il solletico e non arrivano nemmeno incursioni dai centrocampisti.

Paco Herrera legge in ogni caso bene la partita, e progressivamente sostituisce il tridente titolare con il “tridente B” visto prima dei playoff. Prima esce David Rodríguez per Iago Aspas (più seconda punta, più portato a venire incontro al pallone), poi De Lucas per Dani Abalo (più ala), infine lascia il campo Trashorras per Michu.

I due nuovi esterni, freschi, consentono maggior compattezza nei ripiegamenti, ed è proprio Michu a decidere l’incontro: su una palla persa al limite dell’area la difesa granadina si trova scoperta, cross basso di Hugo Mallo che attraversa tutta l’area piccola, Nyom si dimentica di chiudere in diagonale e Michu indisturbato realizza sottoporta. Fabri reagisce buttando dentro tutte le sue opzioni offensive, a dire il vero tutte mezze punte più che attaccanti (Collantes, Calvo e Óscar Pérez), ma l’occasionissima capita sui piedi di Lucena, che in mezzo alla mischia raccoglie una punizione dalla trequarti di Abel ma si fa chiudere lo specchio da Yoel. Nulla è perso, sabato sera a “Los Cármenes” si vedrà.

I MIGLIORI: Naturalmente il match-winner Michu. Ventisei anni, centrocampista mancino abbastanza atipico, non è né un regista né un mediano bloccato davanti alla difesa né un trequartista: piuttosto un incursore che può partire da mezzala in un centrocampo a tre o anche da falso esterno come fa ultimamente. Sempre pronto a partire a ridosso degli attaccanti per inserirsi, il gol ne riassume bene le caratteristiche. L’altezza poi lo rende prezioso anche come torre sui rinvii dei difensori.

Positivo anche l’ingresso di Iago Aspas, che partecipa molto alla manovra e la vivacizza con qualche spunto. Bene Roberto Lago, terzino che si adatta bene alla difesa a 5 perché ha una buona propensione offensiva che gli permette di coprire tutta la fascia senza problemi e qualche volta persino puntare nell’uno contro uno come un’ala.

I PEGGIORI: La colpa non è solo sua perché tutto il Granada non lo agevola, ma da un giocatore fuori categoria (nel senso che dovrebbe stare in Primera) come il nazionale cileno Orellana ci si aspetterebbe qualcosa in più. Troppo inconsistente Ighalo. Nel Celta, sottotono Trashorras.

Celta (5-2-2-1): Yoel; Hugo Mallo, J. Vila, Sergio Ortega, Túñez, R. Lago; Bustos, López Garai; De Lucas (Dani Abalo, m. 66), Trashorras (Michu, m. 71); David Rodríguez (Iago Aspas, m. 56).

No utilizados: Sergio, Murillo, Álex López, Joan Tomás

Granada (4-1-4-1): Roberto; Nyom, Íñigo López, Mainz, Siqueira; Lucena; Orellana (Collantes, m. 78), Abel (Óscar Pérez, m. 90), Mikel Rico, Dani Benítez; Ighalo (Carlos Calvo, m. 89).

No utilizados: José Juan, Rubén, Granada, Álex Cruz.

Árbitro: Del Cerro Grande. Amonestó a De Lucas, Iago Aspas, Dani Benítez y Nyom.

Goles: 1-0, m. 77, Michu

Incidencias: Balaídos. Unos 20.000 espectadores.

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giovedì, luglio 05, 2007

Bilancio finale Liga 2006-2007: le altre squadre/2

Betis

Una delle squadre più orride della stagione, da censurare senza remora alcuna. Una rosa dal potenziale più che discreto, la cui resa collettiva è risultata totalmente insoddisfacente, per usare un eufemismo. Una società che vive alla giornata (qualcuno li liberi dall’ abbraccio fatale di Don Manué!), impietoso il confronto con la programmazione dei concittadini del Sevilla, con la collaborazione dei quali è stata scritta una delle pagine più vergognose della storia del calcio recente, ovvero la bottigliata a Juande Ramos nel derby di Coppa del Re, evento favorito da un contesto che alla vigilia dell’ incontro le due società si sono impegnate a rendere il più possibile alieno alla corretta logica dello sport.
Irureta è arrivato, ha “subito” gli acquisti tutti in un colpo negli ultimi giorni del mercato estivo, e se ne è scappato, con le mani fra i pochi capelli, già a Natale, quando la società ha contraddetto le sue decisioni sulla durata delle vacanze da concedere ai giocatori per la pausa festiva, cosa inaccettabile per un allenatore della sua esperienza e professionalità.
Se Jabo proprio non è riuscito a dare un gioco a questa squadra, il suo rimpiazzo Luis Fernandez neanche ci ha provato: safety first, la sicurezza prima di tutto, cambi continui di formazione, tutti dietro, calcioni e pallonate a casaccio, sperando nelle sgomitate di Robert e nel buon cuore di qualcuna fra le tante mezzepunte disposte ad inserirsi.
Strategia che ha portato una boccata d’ ossigeno solo momentanea, prima della caduta libera finale che, fra accuse di complotto arbitrale e i classici alibi di chi non sa che pesci pigliare, hanno portato il Betis nel fango della retrocessione a soli 10 minuti dalla fine del campionato, prima che il buon Edu con la sua doppietta sul campo del Racing non togliesse le castagne dal fuoco a Paco Chaparro, uomo del club cui la società aveva affidato la panchina proprio per l’ ultima partita, nell’ intento di riportare un po’ di serenità prima del temutissimo traguardo stagionale.
Ottenuta una assai poco decorosa salvezza, bisogna pensare a ricostruire seriamente una rosa che al di là della buona qualità generale ha dato non pochi segnali di esaurimento e saturazione. Una rifondazione che, dopo il no di un Marcelino pochissimo convinto dei presupposti sui quali lavorare, è stata affidata ad Héctor Cuper. Voto: 4.

Punti: 40 (sedicesimo posto). Vittorie: 8. Pareggi: 16. Sconfitte: 14.
Gol fatti: 36 (terzo peggior attacco). Gol subiti: 49. Class. Marcatori: Robert 9 gol; Edu 8; Sobis 4. Class. Assist: Assunçao 4; Romero 2; Capi 2.
Formazione tipo (4-2-3-1, quasi impossibile da ricostruire): Doblas; Ilic (Melli), Melli, Juanito, Fernando Vega (Romero, Isidoro); Rivera (Capi), Assunçao; Sobis (Odonkor, Maldonado), Capi (Fernando), Edu (Xisco); Robert (Sobis). Allenatori: Javier Irureta/ Luis Fernandez/ Paco Chaparro.

PROMOSSI: Edu, pensaci tu. Quando gli infortuni non lo tormentano, resta una delle poche certezze di questa squadra sgangherata: poco appariscente sulla trequarti, ma sempre molto concreto negli inserimenti sotto rete. Uomo-salvezza coi due gol di Santander, che per una amara coincidenza hanno condannato alla retrocessione la sua amata ex-squadra, ovvero il Celta. Robert, attaccante modesto se ce n’è uno, il brasiliano più antibrasiliano di tutti, ma comunque uno che non si tira mai indietro, l’ ideale per un Betis che, senza il gioco, ha dovuto ricorrere alla lotta pura e semplice. Facendosi un paio di conti, i suoi 9 gol son stati piuttosto importanti. Andrà via molto probabilmente, ha esaurito la sua funzione storica. Non è dispiaciuto l’ acquisto invernale Ilic.
BOCCIATI: La lista sarebbe troppo lunga, obbligatorio un riassunto: Maldonado, la classica meteora d’ inizio stagione; Vogel, mai inseritosi; Jorge Wagner, inadatto al calcio europeo; Romero, vecchia gloria; Rivera, del quale non finiremo mai di rimpiangere quello che poteva essere e che invece inequivocabilmente non è stato; Dani, ancora un anno a vuoto: incompreso o inconsistente?; Miguel Angel, deludentissimo in queste due stagioni in verdiblanco (quest’ anno Fernandez l’ ha impiegato non di rado nell’ antichissimo ruolo di esterno destro), anche se la sfortuna ha avuto la sua parte (il lungo infortunio dell’ anno scorso è stato una brutta botta).
GIUDIZIO IN SOSPESO: Sobis, capitato nella stagione peggiore, è stato valorizzato pochissimo: inizio folgorante con doppietta nel derby, solitudine da unica punta con Irureta, stravolgimento quasi totale col Machote Fernandez, che lo ha spesso utilizzato in un ruolo di esterno destro di centrocampo (in una squadra per giunta catenacciara) che non si addice proprio a questa seconda punta dal gioco destro-sinistro che a più d’ un tifoso del Betis ha ricordato l’ idolo Alfonso. Chissà che con Cuper, con un 4-4-2 e con un partner come il Tanque Hugo Mariano Pavone, non si possa vedere il prossimo anno il vero Sobis. Non ditelo però ai tifosi del Barça che Sobis è stato poco incisivo…
Odonkor, per quanto lo ritenga un giocatore molto sopravvalutato (perché questa non è una corsa di cani, e bisogna saperlo trattare il pallone), non ha accumulato presenze sufficienti per una sana stroncatura, data la sua lunga assenza per infotunio. Il giovanotto Juande ha fatto intravedere buone maniere in mezzo al campo.



Real Sociedad

Dopo 40 anni in Primera, una retrocessione eclatante, ma diretta conseguenza della campagna dello scientifico indebolimento messo in opera negli anni da Astiazaran prima (il secondo posto del 2002-2003 è stato un’ illusorio fuori programma, guardate anche questo grafico) e da Fuentes, fresco dimissionario, poi. Il catastrofico Bakero poi ha dato il colpo di grazia in estate: campagna acquisti autolesionista, mezze figure, medianacci e jolly fra difesa e centrocampo di bassissimo spessore, con Diego Rivas “fiore all’ occhiello” per 3 milioni di euro e Kovacevic lasciato abbandonato a sé stesso dalla partenza non rimpiazzata di Nihat e da un centrocampo che ha toccato gli abissi della broccaggine più profonda.
Non è valso a nulla stavolta l’ “effetto Mark Gonzalez”, cioè la correzione in corso d’ opera che salva la situazione. Savio ce l’ ha messa tutta, ma né lui né le sagge strategie utilitaristiche di Miguel Angel Lotina (al di là di qualche scelta di formazione magari un po’ discutibile, di più non poteva fare) hanno potuto evitare un disastro annunciato. Voto: 3.

Punti: 35 (penultima). Vittorie: 8. Pareggi: 11. Sconfitte: 19.
Gol fatti: 32 (peggior attacco assieme al Deportivo). Gol subiti: 47. Class. Marcatori: Savio 5 gol; Diaz de Cerio 4; Xabi Prieto 3. Assist: Xabi Prieto 3; Lopez Rekarte 2; Garitano 2.
Formazione tipo (4-2-3-1/4-4-2): Bravo; Gerardo (Lopez Rekarte), Ansotegi (Mikel Gonzalez), Victor Lopez, Garrido (Lopez Rekarte); Garitano, Juanito (Aranburu); Xabi Prieto, Aranburu (German Herrera, Diaz de Cerio), Savio; Kovacevic. Allenatori: José Maria Bakero/ Miguel Angel Lotina.

PROMOSSI: E’ uno scherzo crudele che a sbagliare il rigore che nella penultima giornata ha praticamente condannato la Real alla retrocessione sia stato proprio Savio, il giocatore che, evidenziando una dignità tecnica anni luce distante rispetto a quella dei suoi compagni, era diventato l’ unica ragionevole fiammella di speranza per i tifosi txuri-urdin. Tifosi che dopo l’ errore e le conseguenti lacrime, non hanno esitato a tributare un caloroso applauso all’ indirizzo del giocatore. Arrivato a Gennaio fra sospetti di pensionamento anticipato, ha dimostrato come per chi considera il pallone alla stregua di un prolungamento del proprio corpo passare la trentina non significhi poi ‘sta gran cosa. L’ anno prossimo vedremo Savio al Levante, la versione iberica di Jurassic Park.
Le note positive sono poche altre, come ben si può immaginare: Aranburu, uno dei pochi giocatori validi della rosa, anche se impiegato non con la dovuta continuità e non sempre nel ruolo più adatto; Bravo, al di là di alcune papere (una anche con la maglia del Cile nella recente partita di Copa America con l’ Ecuador), portiere interessante per la sua non comune agilità; Diaz de Cerio, anche lui utilizzato meno del dovuto da Lotina, attaccante perlomeno vivace e sveglio; Mikel Gonzalez, il meno peggio dei difensori; Gerardo, modesto ma affidabile.
BOCCIATI: Darko Kovacevic, presenze: 33, reti: 3! Perché? Perché la sua permamente condizione di isolamento è stata quanto di più amaro possa esistere per ogni centravanti, la società gli dovrebbe pagare una sorta di risarcimento, magari equivalente alla somma spesa in estate per i vari Diego Rivas, Gerardo, Juanito, Fabio Felicio e compagnia cantante…
Diego Rivas per l’ appunto era stato l’ acquisto clou del mercato condotto da Bakero, che voleva così blindare la difesa con una diga in mediana e trascurando così i problemi drammatici di qualità e imprevedibilità dal centrocampo in su. I risultati a livello collettivo si sono presto visti, e anche a livello individuale Diego Rivas, mai titolare vero, ha completato una stagione pessima, ulteriore dimostrazione del fatto che è tutt’ altra cosa brillare in un contesto tanto favorevole come quello del Getafe.
Jesuli, acquistato ad Ottobre, si è dimostrato irrecuperabile ed irriconoscibile rispetto al funambolo dei tempi del Celta, ben conosciuto da Lotina. Ansotegi un difensore inguardabile, misterioso come Lotina lo abbia spesso preferito al dignitoso Mikel Gonzalez. Garitano è una delle più chiare dimostrazioni della sconcertante mediocrità tecnica txuri-urdin, mentre Xabi Prieto affonda sempre di più nel brodo della propria inconsistenza, fatto ancora più grave quando ti trovi ad essere uno dei pochi in grado di trattare il pallone e devi assumertene le responsabilità (come ha fatto Savio, tanto per capirci).



Zaragoza

Importantissimo aver centrato l’ obiettivo stagionale, la Uefa, per mantenere vivo l’ ottimismo su un progetto, quello della coppia Agapito Iglesias-Eduardo Bandrés, che non nasconde importanti ambizioni a medio-lungo termine. Uno degli uomini più amati in assoluto dalle parti della Romareda, Victor Fernandez, era stato incaricato di guidare un progetto dichiaratamente basato su un calcio offensivo, nel quale il buon trattamento del pallone vigesse come comandamento fondamentale. Sul piano del gioco, solo a tratti, seppure tratti di notevole tasso spettacolare, alle intenzioni son corrisposti i fatti: è diventata celeberrima infatti la discontinuità di questo Zaragoza, non solo di partita in partita ma addirittura anche all’ interno degli stessi 90 minuti.
A fasi, soprattutto fra le quasi inespugnabili mura della Romareda, di dominio assoluto, con grande armonia fra le combinazioni del quartetto offensivo e le costanti sovrapposizioni dei terzini, hanno corrisposto blackout paurosi, generalmente passata l’ ora di gioco, nei quali soltanto la buona predisposizione al sacrificio degli undici in campo, una difesa di buon livello, uomini di spicco come Zapater e Gabi Milito e la possibilità sempre viva di un contropiede fra i più ficcanti del campionato hanno limitato i danni ad una squadra in evidente disagio quando non ha il possesso-palla dalla sua parte.
Ad occhio, inoltre, non dovrebbe essere stata azzeccatissima la preparazione atletica, vista la già citata scarsa tenuta (anche mentale, sia chiaro) durante i 90 minuti e il calo verticale nel finale del campionato che poteva costare assai caro, dato che soltanto a un quarto d’ ora dalla fine l’ 1-1 di Diego Milito sul campo del Recre ha assicurato quella qualificazione-Uefa che, assaporata e gestita per tutta la Liga (con addirittura frequenti avvicinamenti alla quarta piazza), sarebbe stata una beffa colossale lasciarsi scappare sul filo di lana. Voto: 7.

Punti: 60 (sesto posto, Uefa). Vittorie: 16. Pareggi: 12. Sconfitte: 10.
Gol fatti: 55. Gol subiti: 43. Class. Marcatori: Diego Milito 22 gol; Ewerthon 6; Aimar 5. Class. Assist: D’ Alessandro 6; Sergio Garcia 6; Aimar 4.
Formazione tipo (4-4-2): César; Diogo, Sergio Fernandez (Piqué), Gabriel Milito, Juanfran; D’ Alessandro, Zapater, Celades (Piqué, Movilla), Aimar; Sergio Garcia (Ewerthon), Diego Milito. Allenatore: Victor Fernandez.

PROMOSSI: Diogo è stato uno dei cardini del modulo di Victor Fernandez, il giocatore meno sostituibile della rosa, per l’ assenza di alternative plausibili per la posizione di terzino destro e per il ruolo decisivo assegnato ai terzini nel dare ampiezza alla fase offensiva del Zaragoza (che non dispone di ali e sugli esterni a centrocampo schiera due trequartisti come Aimar e D’ Alessandro). Diogo è stato, al di là dell’ eccessiva irruenza e di certe pesanti cadute di stile sul piano disciplinare (vedi la rissa da pollaio con Luis Fabiano), più volte protagonista entusiasmante, con le sue esaltanti galoppate, la carica agonistica e l’ impressionante bagaglio atletico che gli permette di coprire tutta la fascia destra.
L’ infallibile braccio armato è stato anche quest’ anno Diego Milito, eccezionale attaccante, completo (gli manca solo il colpo di testa), in grado di giostrare con eguale disinvoltura sia in spazi ampi in contropiede e ad alta velocità, sia nell’ area piccola con opportunismo e freddezza da campione, sia ancora dialogando coi compagni palla a terra o puntando l’ avversario in uno contro uno quando si defila su una delle due fasce.
Colonne e leader rispettivamente di difesa e centrocampo Gabi Milito e Zapater. L’ argentino (attualmente contesissimo sul mercato) autorevole come non mai, il giovane di casa già incredibilmente maturo, elemento imprescindibile per mantenere i giusti equilibri fra i reparti, sapiente in ogni suo intervento, ormai ampiamente all’ altezza di una convocazione in nazionale per il post-Albelda.
Questa è stata anche l’ annata dell’ esplosione di Sergio Garcia, vivacissimo apriscatole nel ruolo di seconda punta sottratto ad Ewerthon, con l’ unico non lieve neo della scarsa freddezza in zona gol. Seppure nella veste non sempre splendente di tappabuchi (primo rincalzo per i difensori centrali, ma anche centrocampitsa difensivo e terzino destro), Piqué non ha nascosto il suo grande talento, specie nella memorabile prestazione casalinga contro il Barça. Valido César fra i pali.
GIUDIZIO IN SOSPESO: D’ Alessandro, talento sicuramente riabilitato rispetto alle secche di Wolsfburg, ma con evidenti incancellabili lacune di discontinuità e di concretezza. Alcune grandi prestazioni (soprattutto ad inizio stagione ma anche nell’ 1-0 al Barça), qualche boba ben riuscita, ma anche un letargo nella fase centrale della stagione e una frustrante tendenza a tenere palla oltre il consentito e a scegliere troppo spesso la giocata meno logica ed efficace, forse anche un po’ penalizzato dal fatto di dover partire, lui tutto-mancino, defilato sulla destra. Resistenza scarsissima, quasi sempre Victor si è trovato costretto a cambiarlo appena passata l’ ora di gioco.
Aimar, nelle previsioni il leader tecnico di questo nuovo progetto del Zaragoza, ha potuto mostrarsi tale soltanto ad intermittenza. Colpa dei soliti problemi fisici: non che abbia giocato poco (31 presenze) e non che abbia giocato male (cito lo show contro il Real Madrid alla penultima giornata tanto per dare un’ idea), ma due stop fra la la settima e la decima e far la ventesima e la venticinquesima giornata lo hanno un po’ frenato nella sua corsa verso la forma e la continuità migliore, purtroppo quando anche, come è nel caso di Victor Fernandez, il suo sublime talento ha trovato la più adeguata base di fiducia (“Quando Aimar prende palla, il mio compito è finito”, Victor dixit).
Ancora dobbiamo scoprire le vere potenzialità delle due promesse di casa, Lafita (solo tanti spezzoni per dare il cambio a “Duracell” D’ Alessandro) e Longas (talento intrigante, grande palla per il gol decisivo di Diego Milito all’ ultima giornata, ma spazi chiusissimi sulla trequarti della formazione titolare: probabilmente dovrà migrare in prestito).
BOCCIATI: Ewerthon non ha confermato le eccellenti prestazioni della sua prima stagione alla Romareda. Scavalcato da Sergio Garcia come accompagnatore di Diego Milito, potrebbe anche essere ceduto quest’ estate (molto interessato lo Stoccarda). Movilla uno dei meno convincenti in assoluto: unico regista nella rosa, ma troppo lento, debole in fase difensiva e con tempi di reazione infiniti.



Celta

Dopo la Grande Catastrofe, quella del Barça, ecco la Piccola Catastrofe. Ai più risultano inspiegabili i motivi per i quali una squadra con un potenziale palesemente di metà classifica (e anche con punte di alto livello tecnico sulla trequarti) sia potuto retrocedere in maniera così inopinata e anche meritata, nonostante il troppo tardivo scatto d’ orgoglio della vittoria al Vicente Calderon nella penultima giornata.
Affidandoci ai numeri, possiamo valutare cosa sia tanto drammaticamente cambiato dall’ eccellente scorsa stagione a questo disastro: la produzione offensiva si è mantenuta più o meno sugli stessi non esaltanti livelli, 45 gol l’ anno scorso 40 quest’ anno, frutto della dipendenza e dell’ isolamento di Baiano e della difficoltà a concretizzare appieno momenti anche brillanti di gioco; al contrario, la tenuta difensiva, fiore all’ occhiello la passata stagione (con 33 gol al passivo miglior difesa assieme al Valencia), quest’ anno è completamente saltata, la bruttezza di 59 gol incassati. La cessione di Sergio in parte avrà inciso, ma non può essere l’ unica spiegazione per la spaventosa vulnerabilità sulle palle inattive e per tremori ed errori dilettanteschi impropri di difensori dal livello in assoluto non certo infimo, penso soprattutto a Lequi, ma anche a Tamas. In generale il Celta ha dimostrato, man mano che sprofondava nell’ abisso, una palese incapacità nel gestire le situazioni (di vantaggio, di svantaggio, di tutto) con la concentrazione e la serenità giuste.
Avventuroso il percorso della stagione celeste: avvio regolare, con quel pessimo rendimento casalingo che restava solo un dato curioso finchè il Celta pareva potersi mantenere in zona-tranquillità e finchè si proponeva in maniera autorevole in Uefa (ricordiamo la partita di Palermo, la migliore della stagione). Poi neanche più i punti fuori casa, e il crollo si fa inesorabile.
Solo alla trentesima giornata però arriva il cambio di allenatore tanto atteso da una tifoseria fortemente ostile a Fernando Vazquez. Non hanno convinto però né i tempi né le modalità della svolta: innanzitutto perché se si doveva licenziare Vazquez, andava fatto prima, poi per la scelta di un tecnico senza nessuna esperienza come Stoichkov. Dopo l’ illusoria vittoria nel derby galiziano col Depor, cinque sconfitte di fila hanno affondato la barca. Ora si ripartirà, di nuovo, dalla Segunda, con la conferma di Stoichkov e un progetto di rilancio maggiormente imperniato sulla cantera, col prevedibile lancio fra i titolari dei talenti Jonathan Vila e Dani Abalo. Voto: 4.

Punti: 39 (diciottesimo posto, retrocessa in Segunda Division). Vittorie: 10. Pareggi: 9. Sconfitte: 19.
Gol fatti: 40. Gol subiti: 59. Class. Marcatori: Fernando Baiano 14 gol; Nené 8; Gustavo Lopez 2. Class. Assist: Canobbio 6; Gustavo Lopez 6; Nené 3.
Formazione tipo (4-2-3-1): Pinto; Angel, Contreras (Tamas), Lequi, Placente; Iriney (Pablo Garcia), Borja Oubina; Gustavo Lopez, Canobbio, Nené; Baiano. Allenatori: Fernando Vazquez/Hristo Stoichkov.

PROMOSSI: Gustavito Lopez sempre nei nostri cuori. Neanche a 35 anni la classe, quella purissima, va via. Idolo difficilmente contrastabile dei tifosi, dopo una scorsa stagione ai margini, è stato rispolverato risultando, tanto impiegato sulla destra quanto a sinistra, una delle poche note liete della stagione. E’ fra gli svincolati di lusso di questo calciomercato.
Baiano imprescindibile nonostante tutte le cose assurde che possa pensare l’ eccentrica (per essere gentili) tifoseria del Balaidos. Pensare che questo grande attaccante (addirittura fenomenale se solo avesse anche un po’ di velocità, di passo e di esecuzione) si può liberare per soli 4 milioni, considerando le spese pazze e le cifre assurde che si sentono in questi giorni di calciomercato, fa certamente riflettere.
Nené, anche lui ingiustamente criticatissimo da parte della tifoseria, il suo lo ha fatto. Non è Silva, si sapeva, ma al di là di un’ attitudine talvolta innegabilmente svagata, non sono mancati né l’ estro né i gol. Angel forse il più continuo.
GIUDIZIO IN SOSPESO: Guayre e De Ridder, il primo per continui guai fisici il secondo (che non mi ha mai entusiasmato) per vero e proprio ostracismo, i due oggetti misteriosi della rosa celeste.
BOCCIATI: Disastri in difesa, nel pallone soprattutto Contreras e Tamas, pure quest’ ultimo che sulla carta pareva un acquisto azzeccato. E’ mancato Canobbio, l’ uomo forse di maggior qualità, lontanissimo dall’ eccellente Liga 2005-2006. Jorge da troppi anni promessa incompiuta, maluccio Pablo Garcia.

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sabato, aprile 14, 2007

Come giocano le squadre della Liga/2

Avvertenza: l' articolo sul Celta, ve ne accorgerete, è passato un po' di cottura. Nessun problema, sostituite i verbi al presente con l' imperfetto, e aggiungete ad ogni frase in cui si parla di Fernando Vazquez la formula "eh, ma ora con Hristo..."


ZARAGOZA (4-4-2): E' arcinoto il gusto di Victor Fernandez per il gioco offensivo, basato sul possesso-palla, le rapide combinazioni a uno-due tocchi e la ricerca della profondità. Ad inizio stagione il Zaragoza ha avuto parecchi problemi di equilibrio fra i reparti: schierato con un 4-4-2, ma con il centrocampo a rombo, il filtro del centrocampo e la copertura delle fasce risultavano insufficienti.
La soluzione è consistita nel passaggio ad un 4-4-2 più classico, con due centrocampisti centrali sulla stessa linea e due esterni. La squadra, a parte gli ormai proverbiali cali di concentrazione (che appartengono a una sfera diversa da quella tattica) e pur non diventando impenetrabile, col cambio ha in generale guadagnato in solidità e coesione, potendosi oltrettutto giovare delle prestazioni di grandi interpreti come Zapater in mediana e Gabriel Milito (uno dei potenziali MVP di questa Liga) al centro della difesa.
Quattro/quattro/due più classico, ma i due esterni di centrocampo son due trequartisti (D’ Alessandro e Aimar, con Oscar e Lafita come principali sostituti) che giocano sulla fascia inversa rispetto al piede preferito. Questi preferiscono quindi accentrarsi sulla trequarti per combinare con le due punte, dare l’ ultimo passaggio o tentare la conclusione a rete. Decisivi per dare ampiezza alla manovra diventano quindi i due terzini Diogo e Juanfran, incaricati di appoggiare costantemente l’ azione d’ attacco.
L’ azione tipica del Zaragoza prevede scambi insistiti in una zona del campo, in modo da attirare l’ avversario verso quella zona e poter poi sorprendere col cambio di gioco verso l’ altra fascia meno custodita (esempio: scambi sulla destra fra D’ Alessandro, Zapater e Sergio Garcia, l’ avversario viene attirato dal pallone e allora scatta immediato il cambio di gioco verso l’ avanzata di Juanfran sulla sinistra).
A dare profondità ci pensano le due punte, formidabili (soprattutto Sergio Garcia, che spesso taglia dal centro verso le fasce, cercando lo spazio alle spalle dei terzini) nell’ incrociare alle spalle della difesa avversaria. In partite in cui l’ avversario è di caratura superiore, o la situazione tattica impone di giocare soprattutto in contropiede, non è raro vedere il Zaragoza cercare questi tagli direttamente con lanci dalla difesa, che partono soprattutto dal sinistro di Gabi Milito.

----------------------César Sanchez-----------------------------

Diogo-----------Sergio--------Gabriel Milito------------Juanfran

------------------Zapater--------Celades------------------------
---D’ Alessandro-------------------------------Aimar------------

---------------Sergio Garcia-------Diego Milito------------------

Principali cambi: Piqué (centro della difesa, per Sergio); Movilla (centro-sinistra del centrocampo, per Celades); Lafita (fascia destra del centrocampo, per D’ Alessandro); Oscar (sinistra del centrocampo, per Aimar); Ewerthon (seconda punta, per Sergio Garcia).



CELTA (4-2-3-1): Fernando Vazquez propone il classico modulo spagnolo, un 4-2-3-1 corto e stretto che assicurì così una buona densità nel mezzo per recuperare più facilmente il pallone e al tempo stesso un buon numero di soluzioni a disposizione del portatore di palla per poter meglio sviluppare una ragnatela di passaggi.
Vazquez gradisce che i suoi la giochino il più possibile, ed è un palleggio insistito e molto elegante quello del Celta (Canobbio, Nené e Gustavo Lopez la sanno nascondere eccome, Oubiña è uno dei centrocampisti più precisi nel gioco di prima di tutta la Liga, e del resto la Galizia è quasi Portogallo…), ma anche sterile e privo di profondità. Il Celta propone un po’ i difetti tipici del 4-2-3-1 (beninteso, del 4-2-3-1 con giocatori di queste caratteristiche, giacchè non ha nessun senso giudicare i moduli in astratto): crossi dalle fasce e ce n’è solo uno a concludere in area, attacchi centralmente e la difesa avversaria deve marcare sempre un solo uomo.
L’ “uomo solo” è Baiano, i centrocampisti sono un interdittore e un regista che tengono più che altro la posizione (anche se ultimamente Oubiña, magari sollecitato in tal senso, pare cercare di più l’ inserimento senza palla), mentre le tre mezzepunte, molto tecniche, amano soprattutto portare palla (Núñez invece, primo rincalzo per la fascia destra, è molto più verticale e adatto al gioco in spazi larghi, quindi al contropiede). Baiano rimane perciò isolato, e ciò ha portato alcuni a chiedere un attacco a due punte (col buon Bamogo accanto a Baiano) che possa mettere maggior pressione addosso alle difese avversarie. Una soluzione che però implicherebbe la rinuncia ad uno dei trequartisti, nello specifico un elemento fondamentale come Canobbio, ecco quindi spiegate le titubanze di Vazquez.
Vazquez che come principali alternative al modulo di base adotta un 4-1-4-1 (modulo adottato a dire il vero soprattutto nell finale della scorsa stagione: Oubiña davanti alla difesa, con generalmente Jorge che sul centro-destra va ad aggiungersi alla linea delle mezzepunte) oppure, in un’ annata in cui la difesa celeste (l’ anno scorso la meno battuta) ne sta combinando di tutti i colori, utilizza una difesa a cinque. Ma Vazquez difficilmente fa cambi, e questa è una delle cose che più gli vengono rimproverate dal pubblico del Balaidos, che in gran parte non lo sopporta.
Quando si trova in vantaggio e nella gran parte delle partite fuori casa, il Celta arretra sensibilmente il baricentro (troppe volte in maniera esagerata e controproducente) e si affida soprattutto al contropiede.

----------------------------Pinto-----------------------------------

Angel------------Contreras----------Lequi-----------------Placente

-------------------Iriney--------Borja Oubiña----------------------

-Gustavo López----------Canobbio------------------------Nené---

---------------------------Baiano----------------------------------

Principali cambi: Tamas (centro della difesa, per Contreras o Lequi); Pablo García (pivote, per Iriney); Núñez (fascia destra del centrocampo, per Gustavo López).



RACING SANTANDER (4-4-1-1): Una delle squadre in assoluto meno creative della Liga, ma anche una di quelle più ostiche da affrontare. Quattro/quattro/due scolastico, senza fessure, un blocco compattissimo all’ interno del quale ogni giocatore conosce a memoria le proprie mansioni, perfettamente organizzato nei raddoppi in ogni zona del campo. Fondamentale l’ intensissimo lavoro nel mezzo di Vitolo e Colsa (che ha un raggio d’ azione più vasto di Vitolo, potendo all’ occorrenza appoggiare l’ attacco con i suoi inserimenti senza palla), i terzini invece avanzano pochissimo (ancora di più quando a sinistra gioca un centrale adattato come Oriol, oltrettutto destro di piede), si tratta di una squadra in generale molto ordinata, che cerca di fare sempre la cosa più semplice. In attacco, Munitis svaria su tutto il fronte, va ora a destra ora a sinistra per aiutare l’ esterno di centrocampo a formare un due contro uno nei confronti del terzino avversario e facilitare così i rifornimenti dalle fasce per Zigic, di gran lunga il giocatore-chiave di questa squadra coi suoi due metri e due che condizionano la condotta degli avversari oltrechè quella della sua squadra.
Sebbene il gioco del Racing non si limiti solo a lanci verso il crapone del serbo, è inevitabile che ne sia in gran parte caratterizzato. Occhio alle statistiche: Zigic è il giocatore che nella Liga gioca maggiormente con la testa: 517 tocchi in totale, in media uno ogni 4 minuti!, e altrettanto curioso è il fatto che il numero dei tocchi con il piede (552 totali ad oggi) sia quasi lo stesso. La metà dei passaggi del Racing sono diretti a Zigic, il quale è sia il giocatore che commette più falli nella Liga (79) sia uno di quelli che ne subisce di più (è il giocatore su cui son stati commessi più falli da rigore, 4 finora), chiari segnali questi della lotta che ogni domenica ingaggia con le difese avversarie, preoccupatissime ogni volta di neutralizzare gli effetti del suo gioco aereo.
Le soluzioni adottate dagli avversari finora sono le più svariate, passando dalla marcatura doppia o addirittura tripla sul serbo alla non-marcatura, basata su questo ragionamento: “tanto le palle alte le vince tutte lui, concentriamoci piuttosto su chi va a ricevere le sue sponde”. Teoricamente, a meno che non si abbiano difensori di due metri per opporre gigante a gigante, ritengo la seconda l’ opzione migliore, ma il Racing riesce comunque ad approfittare dei punti deboli sia dell’ una che dell’ altra strategia.
Nel primo caso, la marcatura serrata su Zigic, oltre a diminuire l’ attenzione su Munitis e sugli uomini di fascia aumenta il rischio di commettere falli e concedere al Racing punizioni pericolose o addirittura rigori. La seconda opzione, il finto disinteresse, ha i suoi limiti nella pericolosità palla a terra del rapidissimo Munitis e di Serrano, molto bravo nell’ uno contro uno. Il Racing è costruito su Zigic, ma non è solo Zigic.
Il vero asso nella manica del Racing sono le cosiddette “palle inattive”, aspetto nel quale è primatista nella Liga. Non solo Zigic, ma anche i due centrali di difesa Garay (dotato di un magnifico destro, si incarica dei rigori e anche di qualche punizione) e soprattutto il possente Rubén, oltre alla scelta di tempo di Colsa. Doti aeree sfruttate al meglio quando c’è un sinistro come quello di Munitis a sfornare traiettorie tese e tagliatissime, sovente all’ altezza del primo palo. Dalla destra, calcia sempre a rientrare verso la porta, perché la minima deviazione può essere letale.

----------------------------Toño---------------------------------

Pinillos------Rubén González--------Garay------------------Oriol

Scaloni-------------Vitolo-------Colsa---------------Óscar Serrano

--------------------------Munitis---------------------------------

---------------------------Zigic-----------------------------------

Principali cambi: Cristian Fernandez (terzino sinistro, per Oriol); Balboa (fascia destra del centrocampo, per Scaloni); Antonio Tomás (centrocampista centrale, per Vitolo).

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martedì, aprile 10, 2007

Celta: esonerato Vazquez.

Ormi non ce lo si aspettava più, perchè già due mesi fa era sul punto di saltare ma alla fine era stato riconfermato dalla società, ma da ieri sera Fernando Vazquez non è più l' allenatore del Celta.
Considero Vazquez, che due anni fa riportò subito in Primera il Celta qualificandolo poi da neopromossa per un posto Uefa, uno dei migliori allenatori spagnoli, ma il Celta da tempo era entrato in un circolo vizioso, nella dinamica di nervosismo ed insicurezza tipica di chi ad inizio stagione non si attendeva simili ansie, per cui naturale che il primo a pagare, l' unico possibile bersaglio, sia l' allenatore.
Allenatore contestatissimo, eccetto una sparuta minoranza, dal pubblico del Celta (comunque esageratamente esigente, se pensate che anche l' anno scorso, quando la squadra giocava benissimo e lottava addirittura per la Champions, si son sentiti anche dei fischi in certe partite casalinghe), che gli ha rimproverato un' eccessiva rigidità (la punta unica come dogma, non a torto comunque se osservate quante mezzepunte di qualità ha il Celta e la pochezza del reparto offensivo una volta che si va oltre Baiano) e scelte discutibili se non proprio bizzarre in alcune occasioni.

ULTIMISSIMA: Pare che, udite udite, il nuovo allenatore del Celta sarà Hristo Stoichkov. Grande personaggio, ma siamo sicuri che per le ultime nove giornate serva un grande nome invece che, più semplicemente, un saggio amministratore che sappia ridare motivazioni alla squadra?

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lunedì, marzo 19, 2007

VENTISETTESIMA GIORNATA: Sevilla-Celta 2-0: Kanouté, rig.; Kerzhakov.

Novanta minuti abbastanza divertenti, con alcuni sprazzi del miglior Sevilla nel primo tempo e con un Celta che non è andato al Sanchez Pizjuan solo per difendersi, forse punito in maniera eccessivamente severa dal 2-0.

Juande Ramos ruota alcuni uomini dopo Donetsk, Vazquez è ancora in piena emergenza a centrocampo con la squalifica di Pablo Garcia che si aggiunge agli infortuni di Iriney e Oubina, e così propone una coppia formata dal difensore Tamas e dal canterano, promettente ma inesperto, Jonathan Vila.
I primi minuti sono senza respiro: il Sevilla impone i suoi ritmi indemoniati e assedia il Celta, ma son proprio gli ospiti a rendersi pericolosi per primi quando finalmente Baiano riesce a tenere su un pallone e a creare grattacapi ai centrali del Sevilla. I galiziani ora riescono a ragionare di più, la partita si equilibra anche se è il Sevilla a mantenere viva la sensazione di pericolo con le sue classiche sfuriate, con un picco soprattutto alla fine del primo tempo.
L’ equilibrio viene rotto nella ripresa dal rigore per fallo di mano, ingenuo per un giocatore della sua esperienza, di Gustavo Lopez. Una volta in vantaggio, Juande Ramos toglie Kanouté (preoccupante pubalgia) e aggiunge un centrocampista, Poulsen, cambio cui ci ha abituato tante altre volte. Trivote cui Vazquez risponde inserendo Bamogo per Jonathan Vila e passando al 4-4-2. Il Celta se la gioca a testa alta, Cobeño (entrato nel secondo tempo per l’ infortunato Palop) compie un miracolo proprio su Bamogo, ma ancora una volta (dopo Pamplona) Canobbio si fa espellere, stavolta per un intervento criminale su Jesus Navas.
Vazquez si arrabatta inserendo anche Jorge, ma è chiaro che il Sevilla ha ancora più spazio per i suoi contropiedi, nei quali grande protagonismo riveste Maresca, dei centrocampisti quello maggiormente incaricato di assistere Kerzhakov. Proprio Maresca, in pieno recupero, ha a disposizione una prateria e serve in profondità Kerzhakov, che può comodamente realizzare il definitivo 2-0.

I MIGLIORI: Solita prestazione “totale” di Daniel Alves, non finiremo mai di meravigliarci per la quantità di chilometri che percorre ad ogni partita, la quantità spaventosa di campo che copre e la qualità con cui esegue tutte le sue azioni, al primo come al novantaquattresimo minuto. In mezzo a tanto giustificato parlare di Alves però rischia di passare inosservato il valore elevatissimo di un giocatore come Adriano, sull’ altra fascia. Una manna dal cielo, superveloce, bravissimo a smarcarsi in profondità, privo di fronzoli e diretto nelle sue azioni. Cobeño supplisce all’ infortunio di Palop nel migliore dei modi: anche se il tiro di Bamogo è centrale, il suo riflesso è eccezionale.
Nella difesa celeste (anche se ieri il Celta aveva la seconda maglia), piacciono Lequi, una sicurezza, autorevole e intelligente in ogni suo intervento, e Placente, tatticamente molto accorto (ovvio che soffra sulla sua fascia, di fronte ha pur sempre Jesus Navas ed Alves, e non sempre li affronta con gli aiuti adeguati dai compagni) e pulitissimo col pallone tra i piedi. Buon ingresso di Bamogo, vivacizza l’ attacco (troppo solo Baiano, il problema di sempre, anche nelle occasioni in cui il Celta gioca bene) e sfiora il gol.
I PEGGIORI: Espulsione grave di Canobbio, perché si tratta di un uomo chiave ed il Celta deve lottare ad ogni partita per non retrocedere (vale lo stesso discorso dell’ espulsione di Aduriz). Il raffinato uruguagio poi è poco ispirato, non si fa apprezzare per nessuna invenzione particolare. Male anche Gustavo Lopez: Daniel Alves per lui è una gran seccatura, perché se anche riesce a dribblarlo di pura tecnica, non regge la sua velocità e subito dopo se lo ritrova alle calcagna. Sul rigore poi commette un fallo ingenuo, e inoltre stra-meriterebbe l’ espulsione per un intervento violentissimo (peggio anche di quello di Canobbio su Navas) proprio su Alves.
Delude Jonathan Vila: l’ estate scorsa Vazquez lo aveva presentato come il nuovo Oubina, era già stato schierato titolare contro la Real Sociedad a Dicembre oltre a disputare qualche spezzone in altre gare, ma ieri sera non si è trovato molto in campo, forse hanno giocato in suo sfavore anche l’ emozione e l’ inseperienza.

AZIONI SALIENTI

Sevilla (4-4-2): Palop 6 (46'); Alves 7, Ocio 6, Escudé 6,5, David 6,5; Navas 6,5, Martí 6,5, Maresca 6,5, Adriano 7 (80'); Kerzhakov 6,5 , Kanouté 6,5 (62').
In panchina: Cobeño 7 (46'), Duda, Chevantón, Poulsen 6 (62'), Puerta s.v. (80'), Hinkel, Drago.
Celta (4-2-3-1): Pinto 6,5; Angel 6, Yago 6, Lequi 7, Placente 6,5; Tamas 5,5 (46'), Vila 5,5 (60'); Nené 6, Canobbio 5, G. López 5 (78'); Baiano 6.
In panchina: Esteban, Areias, Bamogo 6,5 (60'), Perera, Jorge s.v. (78'), Abalo, Aspas 6 (46').

Goles: 1-0 (51'): Kanouté convierte de penalti; 2-0 (90+'): Kerzhakov culmina una contra.
Árbitro: Antonio Rubinos Pérez, Comité Madrileño. Expulsó con roja directa a Canobbio (73'). Amonestó a los visitantes Gustavo López (64'), Aspas (70') y Placente (71').
Incidencias: Sánchez Pizjuán. 42.000 espectadores. Se guardó un minuto de silencio por el fallecimiento de Herrera I.

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venerdì, marzo 16, 2007

Paaalooooooooop!!!


A Donetsk si sta giocando l’ ultimo minuto di recupero, siamo quasi al 94’ quando il Sevilla, campione in carica ormai già eliminato dalla Coppa Uefa, dispone di un calcio d’ angolo, l’ ultimissima occasione per riportarsi in carreggiata e andare ai supplementari. Daniel Alves, senza illudersi più di tanto, la butta in mezzo dalla destra, quand’ ecco che, solo soletto al centro dell’ area, sbuca un figuro di nero vestito che la insacca fra l’ incredulità generale. Anni fa avremmo pensato ad un arbitro particolarmente mattacchione, ma siccome Paparesta è conciato da nonno vigile, realizziamo che si tratta di Andres Palop, il vero eroe di quest’ incredibile serata, perché il 2-3 decisivo di Chevanton alla fine del primo tempo supplementare non avrebbe avuto ragione di esistere senza questo lampo di follia.

Altra partita epica, sembra che Eupalla in una sola settimana si voglia sdebitare di tanto calcio moscio e balbettato visto in questa stagione. Svolte clamorose che si susseguono nel giro di pochi minuti: all’ 82’ Elano, inspiegabilmente partito dalla panchina, segnava in contropiede il 2-1 che, sommato al 2-2 del Sanchez Pizjuan, sembrava affossare ogni residua speranza per il Sevilla. Ma Palop ribalta completamente la logica della partita, deprimendo uno Shakhtar che nei supplementari non può che consegnarsi al miracolato Sevilla.
Il copione della partita era sembrato chiaro sin dall' avvio: il primo tempo è a senso unico, ed evidenzia la netta superiorità del Sevilla, che interpreta il match nel modo migliore. Shakhtar schiacciato nella sua metacampo, monologo degli ospiti che però si infrangono puntualmente al momento di raccogliere il meritato vantaggio. Quattro-cinque occasioni chiare, un palo per Maresca, resta comunque un piacere vedere una squadra che gioca a memoria come fa il Sevilla: meno spinta del solito sulle fasce, ma movimenti perfetti delle punte, pressing costante degli attaccanti, centrocampo e difesa perfetti nell’ accorciare e nel non dare respiro agli approssimativi rilanci dello Shakhtar.
Nel secondo tempo però il vento cambia, e da subito, quando Matuzalem inaugura il filone delle follie con un gol memorabile: sul cross dalla sinistra i due centrali del Sevilla sono troppo arretrati, nessuno copre l’ inserimento del brasiliano ex-Brescia, il quale tira fuori dal cilindro uno “scorpione” (Higuita, Coridon…) che con una parabola morbida si insacca lasciando Palop (e non solo lui) basito. Ma il gol non ha tempo sufficiente per rivelarsi particolarmente pesante, perché dopo pochi minuti il Sevilla trova il pareggio, con un colpo di testa di Maresca su cross dalla destra di Daniel Alves (è inutile, c’è sempre lui di mezzo).
Il Sevilla, ragionando, avrebbe tutto il tempo per creare l’ occasione giusta e conquistarsi la qualificazione, come del resto stava per fare nel primo tempo, ma non se la gioca granchè bene. Juande opera due cambi: Puerta per Adriano a sinistra, e Chevanton per Hinkel, con Alves che scala in difesa. Mossa quest' ultima che in diretta avevo trovato discutibile, perché ritenevo preferibile allargare il campo, arretrando sì Alves ma dando nuovo vigore alla fascia destra inserendo magari Alfaro, per un assetto più offensivo ma sostanzialmente invariato. Invece a destra ci va Chevanton, per provare da lì il taglio in area di rigore.
Il lancio verso Kanouté, una delle soluzioni classiche del Sevilla, diventa ora l’ unica soluzione, un po’ troppo scontata. Kanouté, nell’ ambito della Liga, è certamente impareggiabile sia come torre che come centravanti-boa, ma a prevalere ora è la confusione più che l’ attacco armonico e la varietà di soluzioni del primo tempo, e difatti il Sevilla crea poco o nulla.
Intanto, lo Shakhtar dà finalmente spazio alla sua stella Elano (da tempo cercato con insistenza dall’ Atlético Madrid), che aggiunge ulteriori grattacapi al Sevilla. Alves non riesce proprio a prendergli le misure, e su un’ azione ben congegnata dagli ucraini, i quali riescono a manomettere il fuorigioco andaluso (l’ attaccante in fuorigioco passivo si disinteressa del pallone, e nel mentre Elano sorprende arrivando dalle retrovie), Elano si presenta davanti a Palop, e da posizione un po’ defilata, lo fredda con un sinistro radente e ben angolato.
Pare il colpo di grazia, anche perché il Sevilla, al di là di qualche mischia casuale, brilla ora per l’ assenza d’ idee. Quasi al novantesimo, Maresca, smarcato da una torre di Kanoutè su lancio dalla difesa, alza appena sopra la traversa, ma non è l’ ultima occasione, perché in agguato c’è Palop.
Lo sconvolgimento del 2-2 consegna virtualmente la partita al Sevilla, che si gioca il primo tempo supplementare sull’ onda dell’ euforia e approfitta dello sconcerto dei padroni di casa per andare a chiudere i conti con Chevanton (taglio dentro su invito di Luis Fabiano e sinistro sul primo palo che rende vana l' uscita di Shust), proprio il giocatore più deludente finora, uno dei pochi di questa stagione sevillista. Il secondo tempo supplementare è tranquilla gestione dell’ insperato vantaggio, con annessa opportunità, sciupata da Duda (un altro di quelli deludenti), di arrotondare il risultato.

Tre squadre spagnole qualificate ai quarti di Coppa Uefa, ottimo risultato che compensa le magre della Champions e conferma l’ eccellente livello della classe media della Liga, forse la migliore di tutto il calcio europeo.
L’ Espanyol, che a questa competizione ci tiene parecchio, elimina con un gran secondo tempo il Maccabi Haifa, 4-0 il risultato finale, ma reti ancora inviolate al termine dei primi 45 minuti.
Nel primo tempo l’ Espanyol non riesce a trovare varchi nell’ ordinata difesa israeliana, ma nel secondo il grimaldello si chiama Ivan De la Pena, detto anche “Lo Pelat”. Genio come ce ne sono pochi, che trova l’ 1-0 sblocca-partita con un fenomenale destro da fuori che finisce dritto all’ incrocio alla sinistra di Davidovich.
L’ Espanyol da qui in poi tracima, e in soli nove minuti chiude il discorso-qualificazione grazie alle prodezze degli altri due lati del celebre “Triangolo Magico”, Tamudo e Luis Garcia, magnifici nello smarcarsi quanto implacabili nel finalizzare: Tamudo viene servito da Pandiani e scavalca l’ uscita di Davidovich con un elegante pallonetto, mentre Luis Garcia (partito sulla destra del centrocampo, con Pandiani e Tamudo in attacco, la soluzione più offensiva per Valverde, che generalmente la adotta solo a partita in corso) beneficia ancora una volta di una genialità di De La Pena. Il 4-0, agli sgoccioli finali, lo segna il solito Pandiani con il solito colpo di testa, e non per niente l’ uruguagio viene chiamato il “bomber di coppa”.
Martedì l’ Osasuna con un 1-0 firmato Webo aveva liquidato i Rangers: eliminatoria più equilibrata nel risultato che nel gioco, dato che sia all’ andata (1-1 agguantato all’ ultimo dai Rangers nella loro tana di Ibrox) che al ritorno le cronache hanno segnalato un Osasuna molto più convincente.
Il Celta è la prima del contingente (se escludiamo l’ assurda eliminazione del Villarreal in Intertoto) a salutare: il Werder Brema era un osso troppo duro, ma i galiziani possono uscire a testa alta e non senza avanzare comprensibili recriminazioni. Il 2-0 del Weserstadion è stato un risultato abbastanza bugiardo: nel primo tempo il Celta (senza pezzi grossi come Baiano e Canobbio, causa la situazione delicatissima del campionato) ha tenuto testa al Werder, frenandone il celebre gioco offensivo e amministrando il pallone con la sua ottima proprietà di palleggio. Sbatte però contro l’ arbitro Farina, che sullo 0-0 non assegna un rigore grande come una casa per fallo su Guayre, ammonendo anzi il canario, schierato in questa occasione nel ruolo di prima punta.
Nel secondo tempo, su un’ uscita catastrofica di Esteban, Hugo Almeida porta i tedeschi sull’ 1-0. Subito dopo il Celta segnerebbe il gol dell’ 1-1, che rimetterebbe tutto in discussione e comincerebbe a preoccupare parecchio il Werder, ma il guardalinee ravvisa un fuorigioco inesistente di Perera, entrato proprio al posto dell’ infortunato Guayre nel primo tempo. Nené, sempre in bilico fra la grande giocata e la solenne cretinata, opta per la seconda, perde un pallone nella sua metacampo e spiana la strada al 2-0 di Fritz, che a quel punto chiude ogni discorso.

FOTO: AFP

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domenica, marzo 04, 2007

VENTICINQUESIMA GIORNATA: Valencia-Celta 1-0: Morientes.

Tre punti soffertissimi, col rischio dell’ ennesima beffa dell’ ultimo minuto (come con l’ Athletic all’ andata e il Nàstic domenica scorsa), se solo Canizares non avesse sventato il colpo di testa di Baiano. Non che il Celta, però, non avesse accumulato meriti sufficienti per portarsi via il suo balsamico punticino dal Mestalla… Che la squadra di Fernando Vazquez con la lotta per la salvezza non c' entri nulla non lo scopriamo certo adesso.
Gli ospiti devono fare a meno dei loro cardini di centrocampo Iriney e Oubina (va bene il cambio Iriney-Pablo Garcia, ma Tamas è difensore di ruolo, e si vede), mentre Quique può godersi Baraja sin dal primo minuto ma soprattutto i rientri di Vicente e, aaalleluja!, Del Horno (gioca tutti i novanta minuti, logico che finisca coi crampi).
Pochissimi spazi, Valencia in panne, perché Vazquez non ha nessuna intenzione di concedere il contropiede. Il Celta per tutto il primo tempo chiude gli spazi e rallenta i ritmi col suo palleggio anestetizzante. Inutile dire che chi cerca spettacolo ed emozioni, può pure cambiare canale.
Forse però chi cambia canale sbaglia, perché il secondo tempo qualcosa in più la offre. Il Celta da ostico diventa anche pericoloso, guidato dai suoi deliziosi trequartisti. Canobbio insidia Canizares, che deve intervenire anche su una conclusione sul primo palo di Baiano, smarcato in area da una giocata preziosa sempre di Canobbio. Nené si beve Miguel, arriva sul fondo, ma non trova chi possa spingere in rete il suo pase de la muerte.
Nel momento migliore degli ospiti, Quique si gioca i suoi cambi: già in campo Silva, inserisce Joaquin e Hugo Viana, che danno nuovo slancio agli attacchi dei padroni di casa (fin lì limitati solo all’ erroraccio sottoporta di Angulo nel primo tempo, azione però casualissima perché causata da un rimpallo). Proprio Hugo Viana conferma i suoi progressi quando il suo celebre sinistro (quello c’è sempre stato, nella buona come nella cattiva sorte) imbecca Morientes che con una gran spaccata infila dove Pinto non può arrivare.
Solito Valencia cinico (quando uso questo aggettivo riferito a una squadra di calcio, premetto che gli attribuisco una valenza molto più negativa che positiva), Vazquez passa allora alle due punte inserendo Bamogo per Tamas, cambio giustissimo, così come ha un senso l’ ingresso di Nunez, fresco, veloce e in grado di approfittare dei crampi di Del Horno, mentre ne ha molto meno l’ inserimento del soldatino Aspas al posto di Nené. Non ho modo di saggiare la consistenza della reazione galiziana, perché per una decina di minuti il satellite trasmette un fermo immagine di Old Trafford (?). Piombo direttamente al finale, e al citato brivido che, negli ultimi istanti del recupero, corre lungo la schiena del valencianismo.

I MIGLIORI: Morientes, fin lì inesistente, segna un gran bel gol. Lo imbecca Hugo Viana, ottimo nella sua partecipazione, così come aveva convinto a Tarragona domenica scorsa. Può darsi che da ultima ruota del centrocampo qual era stia scalando qualche posizione in più nella graduatoria di Quique. Un altro che, senza entrare nell’ azione del gol, ha dato una buona scossa, è stato Joaquin. In gol domenica scorsa, chissà che non stia ritrovando l’ allegria e l’ ispirazione che devono necessariamente caratterizzare il suo gioco. Un paio di dribbling secchi specialità della casa, altrettanti cross calibratissimi, avanti così.
L’ inizio di Vicente è davvero ottimo, prende la moto e fa sudare freddo Angel, poi si placa (e lascia il campo proprio a Joaquin). Vediamo se martedì con l’ Inter giocherà, magari in un 4-2-3-1 con Silva trequartista (per avere più qualità nel contropiede, Morientes non è proprio uomo da contropiede). Canizares è provvidenziale in due-tre occasioni, soprattutto sul colpo di testa finale di Baiano.
Nel Celta, Lequi è il più sicuro in difesa, molto attento nell’ anticipo e nelle chiusure. Canobbio e quel vecchio marpione di Gustavito Lopez danno fluidità ai rilanci del Celta.
I PEGGIORI: Serataccia per Villa, mai così assente ed arruffone. Si imbestialisce nel finale quando l’ arbitro commette un errore inconcepibile fermandolo in fuorigioco quando in realtà al momento del passaggio si trovava ancora nella sua metacampo. Angulo (il giocatore più temuto all’ andata da Mancini… no comment) mediocre, speriamo che questa modesta prestazione (con un erroraccio davanti a Pinto nel primo tempo), unita ai progressi di Joaquin, serva a farlo tornare al suo ruolo storico di dodicesimo uomo.

AZIONI SALIENTI

Valencia (4-4-2): Cañizares 7; Miguel 6, Albiol 6,5, Ayala 6, Del Horno 6; Angulo 5 (46'), Albelda 6,5, Baraja 5,5 (64'), Vicente 6,5 (58'); Villa 5, Morientes 7.
In panchina: Butelle, Joaquín 6,5 (58'), Marchena, Moretti, C. Torres, Silva 5,5 (46'), Viana 6,5 (64').
Celta (4-4-1-1): Pinto 6; Ángel 6, Contreras 6, Lequi 7, Placente 6; G. López 6,5 (75'), Tamas 6 (75'), P. García 6, Nené 6 (75'); Canobbio 7; Baiano 6,5.
In panchina: Esteban, Areias, Aspas s.v. (75'), Núñez s. v. (75'), Bamogo s.v. (75'), Perera, Yago.

Goles: 1-0 (67'): Morientes empuja un balón a centro de Viana.
Árbitro: Álvarez Izquierdo, del Colegio Catalán. Amonestó a Tamas (32'), Pablo García (36'), Baraja (43'), Albiol (78'), Albelda (79'), Cañizares (81'), David Silva (89') y Villa (90+').
Incidencias: Mestalla. Alrededor de 45.000 espectadores. Terreno de juego en perfectas condiciones, aunque lo regaron antes del partido y se vieron varios resbalones.

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VENTICINQUESIMA GIORNATA: Valencia-Celta 1-0: Morientes.

Tre punti soffertissimi, col rischio dell’ ennesima beffa dell’ ultimo minuto (come con l’ Athletic all’ andata e il Nàstic domenica scorsa), se solo Canizares non avesse sventato il colpo di testa di Baiano. Non che il Celta, però, non avesse accumulato meriti sufficienti per portarsi via il suo balsamico punticino dal Mestalla… Che la squadra di Fernando Vazquez con la lotta per la salvezza non c' entri nulla non lo scopriamo certo adesso.
Gli ospiti devono fare a meno dei loro cardini di centrocampo Iriney e Oubina (va bene il cambio Iriney-Pablo Garcia, ma Tamas è difensore di ruolo, e si vede), mentre Quique può godersi Baraja sin dal primo minuto ma soprattutto i rientri di Vicente e, aaalleluja!, Del Horno (gioca tutti i novanta minuti, logico che finisca coi crampi).
Pochissimi spazi, Valencia in panne, perché Vazquez non ha nessuna intenzione di concedere il contropiede. Il Celta per tutto il primo tempo chiude gli spazi e rallenta i ritmi col suo palleggio anestetizzante. Inutile dire che chi cerca spettacolo ed emozioni, può pure cambiare canale.
Forse però chi cambia canale sbaglia, perché il secondo tempo qualcosa in più la offre. Il Celta da ostico diventa anche pericoloso, guidato dai suoi deliziosi trequartisti. Canobbio insidia Canizares, che deve intervenire anche su una conclusione sul primo palo di Baiano, smarcato in area da una giocata preziosa sempre di Canobbio. Nené si beve Miguel, arriva sul fondo, ma non trova chi possa spingere in rete il suo pase de la muerte.
Nel momento migliore degli ospiti, Quique si gioca i suoi cambi: già in campo Silva, inserisce Joaquin e Hugo Viana, che danno nuovo slancio agli attacchi dei padroni di casa (fin lì limitati solo all’ erroraccio sottoporta di Angulo nel primo tempo, azione però casualissima perché causata da un rimpallo). Proprio Hugo Viana conferma i suoi progressi quando il suo celebre sinistro (quello c’è sempre stato, nella buona come nella cattiva sorte) imbecca Morientes che con una gran spaccata infila dove Pinto non può arrivare.
Solito Valencia cinico (quando uso questo aggettivo riferito a una squadra di calcio, premetto che gli attribuisco una valenza molto più negativa che positiva), Vazquez passa allora alle due punte inserendo Bamogo per Tamas, cambio giustissimo, così come ha un senso l’ ingresso di Nunez, fresco, veloce e in grado di approfittare dei crampi di Del Horno, mentre ne ha molto meno l’ inserimento del soldatino Aspas al posto di Nené. Non ho modo di saggiare la consistenza della reazione galiziana, perché per una decina di minuti il satellite trasmette un fermo immagine di Old Trafford (?). Piombo direttamente al finale, e al citato brivido che, negli ultimi istanti del recupero, corre lungo la schiena del valencianismo.

I MIGLIORI: Morientes, fin lì inesistente, segna un gran bel gol. Lo imbecca Hugo Viana, ottimo nella sua partecipazione, così come aveva convinto a Tarragona domenica scorsa. Può darsi che da ultima ruota del centrocampo qual era stia scalando qualche posizione in più nella graduatoria di Quique. Un altro che, senza entrare nell’ azione del gol, ha dato una buona scossa, è stato Joaquin. In gol domenica scorsa, chissà che non stia ritrovando l’ allegria e l’ ispirazione che devono necessariamente caratterizzare il suo gioco. Un paio di dribbling secchi specialità della casa, altrettanti cross calibratissimi, avanti così.
L’ inizio di Vicente è davvero ottimo, prende la moto e fa sudare freddo Angel, poi si placa (e lascia il campo proprio a Joaquin). Vediamo se martedì con l’ Inter giocherà, magari in un 4-2-3-1 con Silva trequartista (per avere più qualità nel contropiede, Morientes non è proprio uomo da contropiede). Canizares è provvidenziale in due-tre occasioni, soprattutto sul colpo di testa finale di Baiano.
Nel Celta, Lequi è il più sicuro in difesa, molto attento nell’ anticipo e nelle chiusure. Canobbio e quel vecchio marpione di Gustavito Lopez danno fluidità ai rilanci del Celta.
I PEGGIORI: Serataccia per Villa, mai così assente ed arruffone. Si imbestialisce nel finale quando l’ arbitro commette un errore inconcepibile fermandolo in fuorigioco quando in realtà al momento del passaggio si trovava ancora nella sua metacampo. Angulo (il giocatore più temuto all’ andata da Mancini… no comment) mediocre, speriamo che questa modesta prestazione (con un erroraccio davanti a Pinto nel primo tempo), unita ai progressi di Joaquin, serva a farlo tornare al suo ruolo storico di dodicesimo uomo.


Valencia (4-4-2): Cañizares 7; Miguel 6, Albiol 6,5, Ayala 6, Del Horno 6; Angulo 5 (46'), Albelda 6,5, Baraja 5,5 (64'), Vicente 6,5 (58'); Villa 5, Morientes 7.
In panchina: Butelle, Joaquín 6,5 (58'), Marchena, Moretti, C. Torres, Silva 5,5 (46'), Viana 6,5 (64').
Celta (4-4-1-1): Pinto 6; Ángel 6, Contreras 6, Lequi 7, Placente 6; G. López 6,5 (75'), Tamas 6 (75'), P. García 6, Nené 6 (75'); Canobbio 7; Baiano 6,5.
In panchina: Esteban, Areias, Aspas s.v. (75'), Núñez s. v. (75'), Bamogo s.v. (75'), Perera, Yago.

Goles: 1-0 (67'): Morientes empuja un balón a centro de Viana.
Árbitro: Álvarez Izquierdo, del Colegio Catalán. Amonestó a Tamas (32'), Pablo García (36'), Baraja (43'), Albiol (78'), Albelda (79'), Cañizares (81'), David Silva (89') y Villa (90+').
Incidencias: Mestalla. Alrededor de 45.000 espectadores. Terreno de juego en perfectas condiciones, aunque lo regaron antes del partido y se vieron varios resbalones.

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venerdì, febbraio 23, 2007

Coppa UEFA, avanti tutte.

Sono in forte disaccordo con chi snobba la Coppa Uefa. Certo, non ha la qualità della Champions, ma per altri versi la ritengo una competizione importantissima, il termometro più efficace per misurare i valori medi del calcio di una nazione (proprio perchè è la "classe media" dei principali campionati a parteciparvi).
Capita spesso infatti di sentire considerazioni superficiali, secondo le quali se il Barça, il Milan o il Man United, per fare degli esempi, vincessero la Champions League, ciò evidenzierebbe automaticamente la superiorità del calcio spagnolo, italiano o inglese rispetto a quello degli altri paesi. Nulla di più sbagliato, va considerato l' andamento complessivo di tutte le squadre delle varie nazioni: se una vince la Champions, ma tutte le altre, in Champions come in UEFA, escono presto, il bilancio globale non è positivo.
Barça, Milan o Man United, continuando a seguire l' esempio, possono dire di essere la squadra più forte d' Europa, ma spagnoli, italiani o inglesi non hanno nessun motivo per dire che il loro calcio è il migliore. Il ranking UEFA (a differenza del ranking FIFA delle nazionali) è una cosa seria, non fa distinzioni fra Coppa Uefa e Champions. Nel ranking UEFA la Spagna è da anni prima, a conferma che il suo calcio di club negli ultimi anni è il più competitivo, in concorrenza con quello inglese.
Lo spettacolo nella Liga è scemato parecchio, ma se il Celta, terzultimo in patria, elimina con pienissimo merito prima la terza della Serie A, il Palermo, poi una ricca partecipante dell' ultima Champions, lo Spartak Mosca, qualcosa vorrà pur dire. E anche l' Osasuna, pur soffrendo e con fortuna, elimina comunque il Bordeaux, altra squadra fuoriuscita dalla Champions, una delle migliori fra le "umane" della Ligue 1. E pure l' Espanyol che nella fase a gironi espugna con un 2-0 l' Amsterdam ArenA...

Espanyol e Sevilla formalizzano un passaggio del turno già opzionato all' andata: gli andalusi battono anche al Sanchez Pizjuan lo Steaua, 1-0, gol di testa di Kerzhakov su cross di Hinkel dalla destra, l' Espanyol domina in lungo e in largo il Livorno, sancendo con un 2-0 un divario nettissimo fra le due squadre. Buonissima partita, dal primo minuto con la mentalità giusta e con tante sovrapposizioni sulle fasce come piace a Valverde. Grande prestazione di Coro, autore di un gol spettacolare anche se molto probabilmente favorito da una deviazione. Anche Eduardo Costa gioca finalmente su buoni livelli, dopo essersi segnalato domenica per la pessima esultanza (avete presente Van Bommel? Il giocatore dell' Espanyol però ce l' aveva col suo pubblico, "colpevole" di aver soltanto fischiato un giocatore tanto reclamizzato quanto deludente finora) dopo il gol al Mallorca.
Per quanto riguarda il Sevilla, si pensa che la lotta in campionato gli possa portare via energie e concentrazione per tentare il bis europeo, ma ciò è vero fino a un certo punto, perchè non solo la forza intrinseca, ma anche la composizione della rosa permettono di lottare su due fronti, ora che sembra passata la siccità di inizio 2007. Ogni ruolo infatti è coperto da almeno due alternative perfettamente intercambiabili, se si esclude l' unicità della caratteristiche di Alves e Kanoutè.
Al centro della difesa Javi Navarro può essere rimpiazzato da Aitor Ocio (che ieri ha giocato un' ottima partita e che secondo me gli è anche piuttosto superiore), mentre Dragutinovic è la controfigura di Escudé. Hinkel era stato acquistato per coprire la cessione di Alves al Liverpool poi sfumata, e si è dovuto adattare per cause di forza maggiore a un ruolo di riserva che gli si addice ben poco, mentre a sinistra, dopo il misteriosissimo ostracismo d' inizio stagione, David è tornato l' istituzione di sempre, potendo contare su ben due alternative per il suo ruolo, lo stesso Dragutinovic e anche Puerta (uscito ieri per infortunio, gli è subentrato Diego Capel, supertalento della cantera da sgrezzare tantissimo sul piano tattico) quando viene arretrato.
A centrocampo due coppie quasi speculari: Poulsen-Renato da una parte e Martì-Maresca (la coppia dei successi dell' anno passato, che ha giocato anche ieri con lo Steaua) dall' altro. Un pivote che tiene la posizione e una mezzala-incursore. Importante variare fra le due coppie, perchè se Poulsen-Renato son stati una delle chiavi dei primi mesi, il loro fisiologico calo ad inizio anno è stato netto, e ha consigliato qualche cambio a Juande Ramos.
Sulle fasce, a destra Jesus Navas ha trovato un rimpiazzo interessante nell' Under 21 Alfaro, mentre a sinistra per dare il cambio ad Adriano c'è il solito Puerta. In attacco, Kanouté-Luis Fabiano, con le alternative Kerzhakov (che sta cominciando ad ingranare e promette di scavalcare Luis Fabiano) e Chevanton (una delle poche delusioni di questa stagione, acquisto che pareva azzeccatissimo, frenato nel suo inserimento da un infortunio ad inizio stagione, oltrettutto all' origine a quanto pare di un piccolo dissidio fra Monchi e Juande Ramos, che sembra non desiderasse particolarmente l' uruguagio). La duttilità di alcuni giocatori poi, aggiunge ulteriori soluzioni (Dragutinovic centrale o terzino sinistro, Daniel Alves che può giocare anche a centrocampo, Adriano che si trova benissimo anche a destra, Alfaro che può cambiare fascia ma anche agire da seconda punta).
La sfida vera, sempre che Juande Ramos sappia dosare bene le energie, sarà quella di gestire questi ultimi mesi con la mentalità giusta, soprattutto in testa alla classifica della Liga, dove l'occasione, con la risaputa inadeguatezza di Real Madrid e Valencia e con le difficoltà non si quanto durevoli del Barça, si profila imperdibile.

L' Osasuna vive una serata memorabile, sul filo del rasoio fino all' ultimo contro il Bordeaux, risolta al 119', quando ormai si pensava ai rigori, da Javad Nekounam con un inserimento aereo. Il prezioso centrocampista iraniano, se non era già diventato un idolo degli Indar Gorri per l' ottima stagione che sta disputando, sicuramente avrà trovato ora la sua piccola consacrazione.
Il Celta, nonostante la sua situazione pericolante nella Liga, passa con notevole sicurezza agli ottavi. Partita tatticamente perfetta quella disputata ieri sera al Balaidos. Vazquez mette in pratica una soluzione da tempo caldeggiata, la difesa a cinque, e punta tutto sul contropiede. Attira nella sua metacampo uno Spartak dalla manovra assai impacciata e dalla difesa macchinosa (a parte Geder, centrale brasiliano interessante), e lo colpisce poi coi rovesciamenti di fronte proposti dall' atipico tridente messo in piedi da Vazquez. Nell' inedito 5-2-3 galiziano (in cui un ottimo Pablo Garcia, a lungo appiedato da un infortunio, affianca Oubina a centrocampo), Canobbio (giocatore con momenti di rara squisitezza) fa il centravanti fintissimo, attirando su di sè gli avversari e lanciando negli spazi le due ali, Nené a sinistra e Nunez a destra.
Nunez va in brodo di giuggiole, perchè tecnicamente è modesto, ma a disposizione ha ampie praterie nelle quali esibire i suoi devastanti allunghi, mentre Nené, estroso quanto delle volte disperante, segna l' 1-0 con un pallonetto di gran classe. Il 2-o della sicurezza lo segna il gregario Jonatan Aspas (esterno di fascia, ieri terzino destro della difesa a 5, mentre Angel si è spostato sulla sinistra), un gol non proprio da gregario, fiondata da 3o metri che lascia di sasso Khomich.
Un po' di paura nel finale (quando per perdere tempo, entra Baiano, tenuto a riposo per la Liga, dove l' attacco da atipico non potrà che tornare quello tipico) viene quando un fin lì inutile Titov accorcia le distanze, ma niente che metta in discussione le cose.

Ora, negli ottavi, viene il difficile per il Celta, confronto improbo col Weder Brema, una delle favoritissime della Coppa (se però perdura la crisi dei tedeschi e Schaaf, come sua abitudine, offrirà il fianco in difesa, qualche opportunità esiste). Il Sevilla se la vedrà con un' altra squadra di Champions, lo Shakhtar, avversario alla sua portata anche se Lucescu non mancherà di piazzare trappole qua e là. Sfida affascinante e molto equilibrata fra Osasuna e Glasgow Rangers, da non sottovalutare il Maccabi Haifa (ha eliminato il CSKA Mosca, penultimo vincitore della UEFA, e nei preliminari di Champions aveva fatto un' onorevolissima figura contro il Liverpool) che attende l' Espanyol.

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