Il punto sul calciomercato/prima parte.
Questo pezzo in realtà è in parte un bilancio del mercato in parte una presentazione delle 20 squadre del campionato, che verranno analizzate in maniera più approfondita nel corso della stagione.
Athletic Bilbao
Poco da trafficare, per ovvi motivi. Bielsa ha usato l’accetta: anche se i vari scartati (fra cui Koikili) ad inizio pretemporada son stati reintegrati, l’idea è sempre quella di un blocco ridotto di 19 giocatori super-motivati da integrare con gli innesti dalla cantera. Emblematica la scelta della cessione del veterano Orbaiz (ormai senza ritmo per competere) per far spazio all’atteso centrocampista del Bilbao Athletic Ruiz de Galarreta (ma anche Jonas Ramalho dovrebbe avere i suoi minuti dietro, dove non è stato acquistato nessuno e Bielsa conta di poter adattare Aurtenetxe centrale, all’occorrenza).
Non è arrivato Aduriz (e sarebbe stato un acquisto intelligente, utilizzabile sia come quel vice-Llorente che in rosa non c’è, sia come jolly per tutte le posizioni del tridente), e il mercato è servito più che altro per tagliare un po’di rami secchi (Ion Vélez, Balenziaga, lo sfortunato De Cerio, la meteora Urko Vera e Ustaritz, che forse poteva ancora servire).
Sul campo, inutile dire che bisogna dare tutto il tempo a Bielsa: i fischi al termine della prima deludente col Rayo ci possono stare per la gara in sé, ma non se si pensa a tutto il lavoro ancora da fare per cambiare il modello di gioco, che dal rudimentale stile di Caparrós deve passare a un sistema molto più complesso, con tanti nuovi concetti e movimenti offensivi che devono diventare pressoché automatici e un’idea di calcio totale che intende coinvolgere tutti e undici i giocatori in entrambe le fasi, indifferentemente (e l’idea di spostarne alcuni fra un ruolo e l’altro, vedi De Marcos e Gurpegi terzini o Javi Martínez difensore centrale nell’amichevole col Tottenham, va proprio in questo senso, non è certo il divertimento estemporaneo di uno scienziato pazzo).
Atlético Madrid
Dal panorama deprimente di inizio mercato si è passati a un quadro che, seppur con l’obbligatoria differenza che suscita qualsiasi mossa di questo club, sembra piuttosto stuzzicante.
Era cominciata male con la scelta di Manzano, che non può non sapere di minestra riscaldata: vero che questo Atlético non c’entra niente con quello 2003-2004, vero che Goyo è un buon tecnico, ma è anche vero che trasmettere all’ambiente un messaggio di rinnovamento (e non del tipo “abbiamo preso Manzano perché quelli che avevamo scelto prima di lui non volevano”, ciò che è successo in realtà) ti può aiutare a partire con un margine maggiore di fiducia e ottimismo.
La partenza di Agüero poi era parsa il colpo di grazia, ma le successive operazioni di mercato hanno rimescolato molto le carte e contribuito a suscitare molta curiosità attorno al progetto.
Era impossibile sostituire il Kun con un altro attaccante di pari livello, quindi giustamente l’Atlético ha cercato di reinvestire il denaro ottenuto dalle due squadre di Manchester (anche De Gea è valso un bel gruzzolo) rinforzando altre zone, soprattutto il centrocampo. È un Atlético questo che potrebbe finalmente avere la varietà di soluzioni e la creatività di cui mancava fra mezzeali e trequartisti. È arrivato Diego, reduce sì da delusioni fra Juventus e ritorno in Bundesliga, ma che se si ritrovasse potrebbe davvero dare un’altra dimensione alla manovra; poi c’è Arda Turan che da esterno sinistro può accentrarsi spesso e aggiungere imprevedibilità tra le linee, consentendo al tempo stesso a Reyes di partire da destra, la posizione da cui davvero può esprimere il suo miglior calcio e far giocare meglio anche i compagni.
A seconda della posizione di Diego, vedremo un 4-2-3-1 o il 4-3-3 della prima con l’Osasuna, ma qualche dubbio in più lo lasciano i centrali. È richiesta un’esplosione di Koke, che sicuramente possiede più talento e geometrie di Gabi (va bene come primo rincalzo per la mediana, ma da titolare…) e dei piattissimi Mario Suárez e Assunção, fermo restando Tiago, valido più come complemento che come leader. La regola degli extracomunitari ha invece imposto la cessione di Elias, che poteva rappresentare un’alternativa interessante come incursore.
Il fatto di non poter trovare un altro come Agüero non toglie comunque il valore di Falcao, fra i più pregiati sul mercato. E anche Adrián può apportare alternative, movimento e qualche gol in più rispetto alle sue stagioni passate (sembra cresciuto dal punto di vista realizzativo). La cessione di Forlán ci sta tutta.
Una coppia Miranda-Godín potrebbe far fare un salto di qualità alla difesa, così come una crescita di Filipe sulla sinistra, mentre più incerte sono le questioni riguardanti il terzino destro (Silvio sostituirà degnamente il sottovalutato Ujfaluši?) e soprattutto il portiere (molta inesperienza fra Joel e il nuovo acquisto Courtois, in prestito dal Chelsea; da ricostruire l’ex grande promessa Asenjo). Comunque, a prima vista non sembra un Atlético indebolito rispetto alla scorsa stagione, anzi.
Barcelona
Acquisti mirati ma di peso, tra l’altro rientrando pure nei margini finanziari previsti: la società aveva preventivato 45 milioni di esborso massimo per la campagna acquisti, e se è vero che Fàbregas e Alexis Sánchez son costati 60 milioni, i circa 24 ottenuti dalle cessioni di Bojan, Oriol Romeu, Jeffren e Cáceres hanno permesso di rientrare nel bilancio.
Alexis largo nel tridente deve studiare da “Pedro con un po’ più di magia”, in un attacco chiaramente impostato attorno all’idea dell’assenza di centravanti di ruolo. Partito Bojan, non rimane nessuno, se consideriamo che Villa partirà soprattutto all’ala e che l’acquisto di Fàbregas sembra pure proporre un’alternativa al Messi falso centravanti, anche se in casi presumibilmente limitati.
Acquisto di Fàbregas che più che incasellarsi nel solito 4-3-3 mira ad aumentare le alternative tattiche a disposizione di Guardiola, fra il 3-4-3 e le sconfinate possibilità di turnover offerte da una stagione fitta di impegni. Così si spiega (oltre che, inutile nasconderlo, col capriccio di tutto un ambiente ossessionato dal “ritorno del figliol prodigo”) quello che a prima vista può apparire un lusso non necessario, ovvero Fàbregas quando hai pronto Thiago e magari anche Sergi Roberto.
Unica carenza (ma non imperdonabile), un terzino sinistro, perché per i centrali la cantera può fornire un buon ricambio fra Fontas, Bartra e Muniesa.
Betis
Rispetto all’analisi pubblicata qualche giorno fa, da aggiungere solo l’ufficialità di Santa Cruz.
Espanyol
I conti potrebbero non tornare. Va bene che Pochettino ha tante idee, va bene il mercato al risparmio degno d’elogio, va bene la politica dei giovani, ma quest’organico rischia di perdere parecchi punti quanto a solidità. Potrà divertire vedere giocare l’Espanyol (però la prima a Maiorca a dire il vero è stata brutta), ma il saldo fra gol fatti e subiti quale sarà?
In attacco bisognerà pregare perché Álvaro Vázquez esploda non subito, subitissimo. La partenza di Osvaldo ha lasciato sguarnito il reparto in termini di personalità sicuramente, in attesa di valutare appieno il talento di Alvarito nostro. Personalità che potrebbe offrire l’acquisto dell’ultim’ora Pandiani, ma 35 anni sono 35 anni. Si tentava il colpo El Hamdaoui dall’Ajax, ma purtroppo è svanito.
Se ne vanno via gol preziosi anche con la partenza di Luis García verso Zaragoza, che si aggiunge a quella di Callejón. A Maiorca Pochettino ha schierato ai lati di Verdú (meno male che almeno lui è rimasto) sulla linea dei trequartisti proprio Luis García a sinistra e il canterano Rui Fonte a destra. Questo per dire che dovrà reinventare qualcosa, anche se non manca il talento, fra Sergio García e un altro nuovo acquisto, l’ala slovacca Weiss dal Manchester City. Senza dimenticare un buon trequartista come Albín, forse sin troppo snobbato da Míchel al Getafe negli ultimi anni. Ma i gol rimangono un’incognita.
In difesa potrebbe rivelarsi una mossa da dritti il centrale mancino messicano Héctor Moreno, che cerca un po’ di riproporre l’identikit del Víctor Ruiz della scorsa stagione, ovvero senso della posizione, leadership e qualità nell’impostare. Qualità nell’impostare che è diventata quasi una tautologia parlando di difensori messicani. Bel colpo anche l’operazione Didac col Milan: i soldi incassati a gennaio rimangono in cassa, e intanto si gode di un prestito sicuro in un ruolo che l’Espanyol ha faticato un po’ a coprire nella pessima seconda metà della scorsa stagione. Una scommessa il recupero del deludentissimo Romaric, in un ruolo che peraltro è già occupato da Javi Márquez, uno dei pezzi pregiati dell’organico: la sua connessione con Verdú in cabina di regia è la chiave del gioco dell’Espanyol.
Getafe
Una specie di rivoluzione. Via Míchel, dentro Luis García dopo il mezzo miracolo sulla panchina del Levante, via i due migliori giocatori oltre che colonne portanti del centrocampo (Boateng e Parejo), ma anche tanti nuovi arrivi davvero interessanti. Interesse che si concentra soprattutto sul possibile quartetto offensivo: a destra Pedro León, dopo l’annata da incubo al Real Madrid, tornerà a fare quello che sa (cross precisi come pochi nella Liga e quel curioso modo di dribblare e conquistare il fondo, senza avere la velocità dalla sua) senza doversi confrontare con Di María o Cristiano Ronaldo (ma Callejón è poi tanto meglio di lui, Divo José?), ma da “stella” di metà classifica, la sua dimensione; al centro, o forse no (nella prima contro il Levante è subentrato a sinistra) il fresco campione d’Europa Under 19 Sarabia, movenze alla Silva (ma tatticamente un po’ diverso); a sinistra, visto che parliamo di stelle di media classifica, abbiamo invece un fuoriclasse del dribbling, l’ex Sporting Diego Castro, solitamente ai vertici delle statistiche di questo particolare fondamentale, in compagnia di nomi ben più altisonanti. Un colpaccio, anche se non più giovanissimo.
Poi in attacco un ritorno eccellente, Güiza, innesto veramente cruciale perché uno dei punti deboli del Getafe l’anno scorso era proprio l’inconsistenza offensiva, sia in generale per la scarsa profondità del possesso-palla che per le mancanze individuali (Colunga ha fallito miseramente il salto di qualità, Miku va bene come dodicesimo più che come titolare).
Possesso-palla abbastanza sterile anche nella prima col Levante, dove Luis García ha proposto un centrocampo sin troppo affollato, con tre centrali, Casquero sul centro-destra (che comincia a mostrare segni di declino), Juan Rodríguez al centro e Lacen (quasi tutti i palloni passavano da lui) sul centro-sinistra. L’azione ristagnava lì, con troppe poche linee di passaggio più avanti.
Se fra trequarti e attacco il Getafe di quest’anno migliora quello dell’anno scorso, più incerta la scommessa per quanto riguarda la mediana. Bisognerà trovare un nuovo leader dopo Boateng, e difficilmente potrà esserlo Juan Rodríguez, cursore di poca qualità, o Lacen, poco più che ordinato. Rubén Pérez, una delle poche note positive del Deportivo lo scorso anno, ha geometrie, e le ha anche Míchel, in cerca di rilancio dopo la negativa esperienza inglese. Loro due sembrano la coppia migliore, in un 4-2-3-1.
Sempre dal Deportivo, una garanzia l’acquisto di Lopo per fare coppia con Cata Díaz al centro della difesa, molto più discutibile Valera come rincalzo di Miguel Torres, mentre il sudafricano Masilela dà il cambio a Mané sulla sinistra. Moyá fra i pali è un altro che cerca rilancio dopo i disastri a Valencia, ma sarebbe grave far perdere il posto a un potenziale fuoriclasse come Ustari, attualmente infortunato.
Granada
Il contropiede più veloce della Segunda 2010-2011 cerca successo anche in Primera. Alla freccia Dani Benítez sulla sinistra, dominante in Segunda ma tutto da verificare nella massima serie, si aggiunge nell’ultimo giorno di mercato Ikechukwu Uche (girato in prestito dal Villarreal), mai pienamente confermato fra Getafe e Zaragoza dopo le promettenti stagioni al Recreativo Huelva. Bisognerà vedere se il nigeriano partirà come punta o sulla destra del 4-1-4-1 di Fabri (lasciando l’attacco al bomber di Segunda Geijo o al connazionale, interessante ma ancora un po’ acerbo, Ighalo; in attesa di verificare l’argentino Franco Jara, prestato dal Benfica), scalzando in tal caso il mancino Jaime Romero, uno dei 45000 prestiti dall’Udinese.
Fascia destra che ha perso un elemento come Orellana (con tutto il rispetto per il Celta, questo stramerita la Primera), che dava gioco tra le linee a una squadra che abusa un po’ della sovrapposizione e del cross in area senza guardare quanti ce ne sono pronti a concludere.
A centrocampo buon acquisto quello di Moisés Hurtado, quasi invisibile ma sempre efficace davanti alla difesa, mentre Abel sul centro-destra non pare troppo all’altezza della Primera. Meglio il portoghese Carlos Martins, in coppia col dinamico Mikel Rico oppure con l’altro nuovo acquisto Yebda (che può giocare anche davanti alla difesa). Magari potrebbe spuntarla a sorpresa Fran Rico, 24enne regista di cui si parla bene da anni (già dai tempi del Pontevedra, prima di passare al Real Madrid Castilla) ma mai sperimentato in Primera.
In difesa assolutamente da seguire il terzino sinistro Siqueira, il giocatore forse più interessante di tutto il Granada: nella miglior tradizione brasiliana, esprime grande tecnica ad alta velocità e pure una apprezzabile disciplina difensiva. Molto inferiore, semplicemente un muscolare, anche se con una facilità di corsa che impressiona, il francese Nyom sulla destra (rincalzo il sempre affidabile David Cortés). Al centro, i nuovi acquisto Pamarot e Diakhaté si contenderanno due posti con la coppia della promozione formata da Lucena (impiegabile anche davanti alla difesa) e Diego Mainz.
Levante
Dimenticare Caicedo. Una parola. Non parliamo di Van Basten, ma del giocatore che comunque dava certezze realizzative alla squadra “operaia” della scorsa stagione, che ha perso anche il suo allenatore, Luis García, sostituito da Juan Ignacio Martínez, messosi in bella mostra al Cartagena.
Caicedo potrebbe mancare tantissimo, anche perché pure il suo vice (Stuani, che chiamato in causa i gol li faceva) è partito, e i nuovi arrivi hanno altre caratteristiche. Aranda è un attaccante di movimento, tecnico quanto si vuole, pure capace di creare occasioni dal nulla (la sua carriera poteva essere molto migliore) ma difficilmente in doppia cifra; Arouna Koné invece è l’incognita delle incognite, fra infortuni e delusioni assortite a Siviglia. In ogni caso, non un finalizzatore. Le alternative poi le abbiamo viste già nella partita di Getafe, dove Martínez ha dovuto schierare un attacco composto da un centrocampista esterno, Valdo, e dalla seconda punta Rubén Suárez.
Qualche gol magari potrebbe arrivare dallo splendido sinistro di Barkero, esterno o trequartista, molto prolifico in Segunda col Numancia, l’acquisto forse di maggior richiamo di un club che deve fare le nozze coi fichi secchi. Con Barkero centrale, la fascia sinistra resterebbe di Juanlu, che garantisce profondità e rendimento. Senza dimenticare il marocchino El Zhar, prelevato dal Liverpool, che può dare vivacità (ce n’è molto bisogno) in tutte le posizioni della trequarti.
A centrocampo le caratteristiche dei Xavi Torres, Pallardó e Iborra dicono che difficilmente lo stile di gioco potrà cambiare rispetto alla scorsa stagione: 4-4-2 semplice, organizzato in fase difensiva, rubare palla e ripartire, giocare con concentrazione e aggressività. Difficilmente Martínez potrà proporre il “tiqui-taca” visto al Cartagena, anche se Farinós ha le qualità e i tempi di gioco per permettersi qualcosa un pizzico più elaborato.
La difesa dei vecchietti Javi Venta-Ballesteros-Nano-Juanfran (senza dimenticare Del Horno) aggiunge due ricambi: il terzino Pedro López, un altro assai scafato, e il 26enne argentino Cabral, che mi ricordo al centro della difesa dell’Argentina campione nel Mondiale Under 20 del 2005, quello di Messi.
Málaga
I protagonisti del mercato, dietro i soliti noti. Se Pellegrini la scorsa stagione subentrando in corsa non aveva proprio i giocatori più adatti per il suo calcio (erano adatti al calcio di Jesualdo Ferreira), quest’anno non ha scuse. Potrà sbizzarrirsi col suo quadrato (o rombo) di centrocampo, senza esterni veri, con l’imbarazzo della scelta.
Cazorla è chiamato ad essere il giocatore-chiave, conoscendo a menadito questo sistema di gioco, mentre abbiamo già parlato delle possibili difficoltà di adattamento di Joaquín sulla destra. Buonanotte è inferiore, ma ha più nel sangue il taglio per smarcarsi tra le linee, mentre Isco è il più atteso per quanto mi riguarda: il talento, sovrabbondante, potrebbe compensare pure le carenze atletiche. Difficile trovare spazio per Duda, uno dei giocatori di riferimento quando il Málaga era ancora una piccola squadra.
Il vero acquisto capolavoro però è Toulalan, il Marcos Senna che mancava a Pellegrini per completare le qualità di Apoño in cabina di regia. Il doble pivote di scorta, sicuramente meno desiderabile, è composto invece da Camacho (promessa ancora non mantenuta) e Maresca (onestamente passato di cottura). Le porte sembrano chiuse per il canterano Recio, che pure era stata la scoperta di Pellegrini la scorsa stagione.
Esperienza (forse troppa…) in difesa: Demichelis, nonostante il rendimento sul piano strettamente difensivo abbia lasciato fin qui a desiderare, rimane difficilmente discutibile anche per la sua capacità nell’impostare. Un primo passaggio fra i migliori della Liga, e che concede un vantaggio importante al Málaga in fase di possesso, per la facilità dell’argentino nel superare il pressing avversario e liberare compagni nelle zone più avanzate. Accanto a lui il 31enne Mathijsen, affermatosi come giocatore affidabile a livello internazionale, poco appariscente, lento ma dal buon senso della posizione. Il danese Kris Stadtsgaard (più che il nuovo acquisto Sergio Sánchez, un po’ sopravvalutato) è un buon rincalzo. Caballero fra i pali non ha sbagliato un colpo finora.
Sulla destra Jesús Gámez e nessun altro (fra i migliori terzini del campionato), a sinistra la buona intuizione di Pellegrini di arretrare Eliseu, che partendo dalle retrovie ha più spazio per sorprendere con la sua velocità, e che cresce anche sul piano difensivo. In alternativa comunque Monreal (pagato sin troppo, 6 milioni), non così esplosivo non così offensivo ma con buoni tempi e buone letture in entrambe le fasi.
In attacco, Van Nistelrooy potrebbe rivelarsi un acquisto più di nome che di sostanza. Conosce il mestiere, e i movimenti fra i centrali avversari, come nessuno, però gli anni si fanno sentire ed è sempre più difficile per lui arrivare per primo sul pallone. Pellegrini ha bisogno di questi movimenti degli attaccanti: preferisce le due punte più che il 4-2-3-1 perché così può allungare e allargare meglio le difese: una punta detta la profondità e l’altra svaria verso le fasce, così la difesa avversaria non può uscire a raddoppiare e il centrocampo senza esterni di Pellegrini può conquistare la superiorità nel mezzo.
Van Nistelrooy ha i migliori movimenti da prima punta ma poca energia, Rondón invece ha energia da vendere, Papelito Fernández non abbonda di tecnica e forza nei contrasti, ma come seconda punta è molto mobile e intelligente su tutto il fronte offensivo. Forse la scelta migliore è confermare proprio gli ultimi due, la coppia della passata stagione, e sfruttare il fiuto di Van Nistelrooy a partita in corso. Senza dimenticare il talento di casa (per alcuni supertalento) Juanmi.
Mallorca
Incazzato è dire poco. Michael Laudrup esprime tutta la sua contrarietà rispetto alla campagna acquisti condotta, in particolare sulla cessione dell’ultima ora di De Guzman al Villarreal, avvenuta senza aver preparato un adeguato ricambio (Marvin Ogunjimi del Genk è una scommessa, Tissone non proprio la stessa cosa dell’olandese/canadese).
Peccato perché la prima uscita con l’Espanyol aveva mostrato cose interessanti, oltre alla vittoria ottenuta grazie a un gol proprio di De Guzman (anche se con una fortunosa deviazione). Coralità, scambi fitti a centrocampo e un 4-4-2 senza punti di riferimento: Martí e De Guzman in mezzo al campo, ma da lì in avanti nessuna posizione fissa: il mancino Tejera che parte da destra e si accentra, Alfaro che da sinistra taglia per fare la seconda punta, la nuova punta israeliana Hemed che incrocia con lui e Nsue che è un attaccante di movimento per definizione.
È chiaro che senza De Guzman questo Mallorca manovriero sarà più difficile da proporre: accanto a Martí probabilmente scalerà Tejera, che ha buon piede e visione di gioco anche se è un po’lento nell’esecuzione. Gonzalo Castro avrà un posto di esterno, mentre è incerta la collocazione di Nsue e Alfaro, divisi fra fascia e attacco. Sulle fasce tutto sommato le alternative sono ampie, contando Pereira (rivelazione nella prima parte della scorsa stagione) e non dimenticando il discreto contributo fornito dal mancino (schierato però a destra) giapponese Akihiro Ienaga, acquisto invernale. Il canterano Pina e João Victor le alternative per il doble pivote.
È in attacco però che si concentrano le sacrosante preoccupazioni di Laudrup, che calcola “16 gol in meno” rispetto alla scorsa stagione, date le cessioni di Webó e De Guzman. Arduo individuare delle fonti alternative di gol: Nsue è utilissimo quanto a movimento ma sotto porta è un po’ negato, Alfaro ha segnato molto solo in Segunda, Víctor è un oggetto misterioso da sempre e rimane infine ingiusto caricare di responsabilità eccessive il nuovo arrivo Hemed, come sottolinea lo stesso Laudrup.
La difesa è il reparto uscito meglio dal mercato, anche se l’infortunio che terrà fuori a lungo il leader Nunes è una mazzata: accanto a Ramis lo sostituisce l’ex genoano Chico. Buon acquisto l’olandese Zuiverloon sulla fascia destra, mentre l’uruguaiano Pablo Cáceres rimpiazza la partenza di Ayoze al Deportivo.
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