mercoledì, aprile 18, 2012

Levante e Athletic, la bellezza degli opposti.

Sebbene inficiata dall’imbarazzante divario (di punti e di diritti televisivi) fra le due grandi e il resto, la Liga quest’anno è tornata un campionato di alto livello. Impressione sempre soggettiva di chi scrive, ma che trova un sostegno abbastanza oggettivo nella competitività internazionale dei club spagnoli.

E la Liga è bella perché in qualche misura è anche varia, sul piano tattico. Vero che il possesso-palla esercita un dominio tirannico, ma se va già notato come anche questa filosofia possa avere le declinazioni più disparate (il modo di passarsi il pallone del Barça è diversissimo da quello dell’Athletic o del Real Madrid, e diversissime sono le ricadute sulla disposizione della squadra quando perde palla), è concentrandosi sulla fase di non possesso che si trovano dentro lo stesso campionato concezioni agli antipodi.

Levante e Athletic Bilbao sono le due squadre che hanno giocato il miglior calcio dopo le due grandi, anche in virtù della loro concezione difensiva tutt’altro che ortodossa. Il Levante si organizza a partire dalla fase di non possesso, e questa condiziona poi la transizione offensiva, mentre per l’Athletic è l’esatto contrario.
Bielsa ha implementato una “marcatura a uomo nella zona” che rompe con tutti i canoni che vogliono la zona pura come l’organizzazione collettiva più razionale, perché mantenendo inalterata la collocazione dei giocatori permette un minor dispendio atletico e un passaggio più fluido da una fase all’altra. È indubbio che gli sforzi in ripiegamento di Muniain e Susaeta non sono normali, che l’Athletic consuma tanta benzina che non bastano le riserve saudite e che il fatto di prendere l’avversario che capita nella tua zona e seguirlo a tutto campo porta a situazioni bizzarre come il terzino che si trova a rilanciare l’azione a centrocampo, ma è anche vero che questo come altri aspetti è dettato dall’ansia e dalla sovraeccitazione, in senso positivo, che Bielsa con tanto successo trasmette a questa squadra. Ansia di recuperare il pallone, di non far respirare l’avversario e imporgli ritmi insostenibili.

Al contrario il Levante di Juan Ignacio Martínez è l’immagine dell’impassibilità. Non ha nessuna fretta di recuperare il pallone, aspetta che cada come un frutto maturo, senza scomporsi e senza alterare il proprio disegno tattico. Così, appena recupera palla (non importa se a partire da percentuali risibili di possesso) il cervello Barkero e le frecce Valdo e Koné (stagione super) sono già pronte a fare danni in campo aperto.
È una zona dove il riferimento dello spazio è molto più importante del pallone. Se un avversario si avvicina portando palla, nessun giocatore granota gli va incontro a contenderlo. Baderà semplicemente a restare vicino al proprio compagno di reparto, perché se loro restano vicini, e se vicini rimangono difesa e centrocampo, il pallone semplicemente non ha spazio per filtrare.
La peculiarità del Levante, unica nella Liga, è che può passare 90 minuti difendendo nella propria area senza dare l’impressione di soffrire. “Scivola” molto poco verso le fasce laterali, mantiene come priorità difensiva l’intercettazione delle linee di passaggio centrali, perché è lì che giocoforza deve passare l’avversario se vuole segnare. Lo abbiamo visto sabato scorso con il Barça. Nell’impossibilità di trovare l’appoggio fra le linee il Barça si è visto costretto a cercare le ali che, carenti nell’uno contro uno (Alexis bloccato sulla fascia non dribbla, Pedro non dribbla indipendentemente dalle condizioni spazio-temporali, ottimo invece Cuenca nel secondo tempo) e non potendo restituire palla al centro della trequarti intasato hanno buttato cross su cross, facendo il gioco del mitico Ballesteros che nella propria area si trova come un pesce nell'acqua.

Solo quando Cabral, dimenticandosi per un momento il principio tattico fondamentale della propria squadra, ha fatto l’errore di uscire dalla difesa per andare a prendere l’avversario, Messi ha castigato. Ma ciò non toglie che in questo momento il Levante sia la squadra che gioca meglio in tutta la Liga. Quello che superficialmente verrebbe liquidato come “catenaccio” è in realtà un calcio di grande qualità, perché le transizioni da una fase all’altra (e per il controllo delle transizioni passa la differenza fra una squadra che gioca bene e una che gioca male, al di là delle preferenze estetiche soggettive) avvengono con una scioltezza che fa impallidire altre squadre dalle rose ben più attrezzate e costose. Se dopo trentaquattro giornate ti stai ancora giocando i preliminari di Champions con scarti e gente da ospizio evidentemente non è un caso.

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mercoledì, settembre 07, 2011

Il punto sul calciomercato/prima parte.

Questo pezzo in realtà è in parte un bilancio del mercato in parte una presentazione delle 20 squadre del campionato, che verranno analizzate in maniera più approfondita nel corso della stagione.


Athletic Bilbao

Poco da trafficare, per ovvi motivi. Bielsa ha usato l’accetta: anche se i vari scartati (fra cui Koikili) ad inizio pretemporada son stati reintegrati, l’idea è sempre quella di un blocco ridotto di 19 giocatori super-motivati da integrare con gli innesti dalla cantera. Emblematica la scelta della cessione del veterano Orbaiz (ormai senza ritmo per competere) per far spazio all’atteso centrocampista del Bilbao Athletic Ruiz de Galarreta (ma anche Jonas Ramalho dovrebbe avere i suoi minuti dietro, dove non è stato acquistato nessuno e Bielsa conta di poter adattare Aurtenetxe centrale, all’occorrenza).

Non è arrivato Aduriz (e sarebbe stato un acquisto intelligente, utilizzabile sia come quel vice-Llorente che in rosa non c’è, sia come jolly per tutte le posizioni del tridente), e il mercato è servito più che altro per tagliare un po’di rami secchi (Ion Vélez, Balenziaga, lo sfortunato De Cerio, la meteora Urko Vera e Ustaritz, che forse poteva ancora servire).

Sul campo, inutile dire che bisogna dare tutto il tempo a Bielsa: i fischi al termine della prima deludente col Rayo ci possono stare per la gara in sé, ma non se si pensa a tutto il lavoro ancora da fare per cambiare il modello di gioco, che dal rudimentale stile di Caparrós deve passare a un sistema molto più complesso, con tanti nuovi concetti e movimenti offensivi che devono diventare pressoché automatici e un’idea di calcio totale che intende coinvolgere tutti e undici i giocatori in entrambe le fasi, indifferentemente (e l’idea di spostarne alcuni fra un ruolo e l’altro, vedi De Marcos e Gurpegi terzini o Javi Martínez difensore centrale nell’amichevole col Tottenham, va proprio in questo senso, non è certo il divertimento estemporaneo di uno scienziato pazzo).

Atlético Madrid

Dal panorama deprimente di inizio mercato si è passati a un quadro che, seppur con l’obbligatoria differenza che suscita qualsiasi mossa di questo club, sembra piuttosto stuzzicante.

Era cominciata male con la scelta di Manzano, che non può non sapere di minestra riscaldata: vero che questo Atlético non c’entra niente con quello 2003-2004, vero che Goyo è un buon tecnico, ma è anche vero che trasmettere all’ambiente un messaggio di rinnovamento (e non del tipo “abbiamo preso Manzano perché quelli che avevamo scelto prima di lui non volevano”, ciò che è successo in realtà) ti può aiutare a partire con un margine maggiore di fiducia e ottimismo.

La partenza di Agüero poi era parsa il colpo di grazia, ma le successive operazioni di mercato hanno rimescolato molto le carte e contribuito a suscitare molta curiosità attorno al progetto.

Era impossibile sostituire il Kun con un altro attaccante di pari livello, quindi giustamente l’Atlético ha cercato di reinvestire il denaro ottenuto dalle due squadre di Manchester (anche De Gea è valso un bel gruzzolo) rinforzando altre zone, soprattutto il centrocampo. È un Atlético questo che potrebbe finalmente avere la varietà di soluzioni e la creatività di cui mancava fra mezzeali e trequartisti. È arrivato Diego, reduce sì da delusioni fra Juventus e ritorno in Bundesliga, ma che se si ritrovasse potrebbe davvero dare un’altra dimensione alla manovra; poi c’è Arda Turan che da esterno sinistro può accentrarsi spesso e aggiungere imprevedibilità tra le linee, consentendo al tempo stesso a Reyes di partire da destra, la posizione da cui davvero può esprimere il suo miglior calcio e far giocare meglio anche i compagni.

A seconda della posizione di Diego, vedremo un 4-2-3-1 o il 4-3-3 della prima con l’Osasuna, ma qualche dubbio in più lo lasciano i centrali. È richiesta un’esplosione di Koke, che sicuramente possiede più talento e geometrie di Gabi (va bene come primo rincalzo per la mediana, ma da titolare…) e dei piattissimi Mario Suárez e Assunção, fermo restando Tiago, valido più come complemento che come leader. La regola degli extracomunitari ha invece imposto la cessione di Elias, che poteva rappresentare un’alternativa interessante come incursore.

Il fatto di non poter trovare un altro come Agüero non toglie comunque il valore di Falcao, fra i più pregiati sul mercato. E anche Adrián può apportare alternative, movimento e qualche gol in più rispetto alle sue stagioni passate (sembra cresciuto dal punto di vista realizzativo). La cessione di Forlán ci sta tutta.

Una coppia Miranda-Godín potrebbe far fare un salto di qualità alla difesa, così come una crescita di Filipe sulla sinistra, mentre più incerte sono le questioni riguardanti il terzino destro (Silvio sostituirà degnamente il sottovalutato Ujfaluši?) e soprattutto il portiere (molta inesperienza fra Joel e il nuovo acquisto Courtois, in prestito dal Chelsea; da ricostruire l’ex grande promessa Asenjo). Comunque, a prima vista non sembra un Atlético indebolito rispetto alla scorsa stagione, anzi.

Barcelona

Acquisti mirati ma di peso, tra l’altro rientrando pure nei margini finanziari previsti: la società aveva preventivato 45 milioni di esborso massimo per la campagna acquisti, e se è vero che Fàbregas e Alexis Sánchez son costati 60 milioni, i circa 24 ottenuti dalle cessioni di Bojan, Oriol Romeu, Jeffren e Cáceres hanno permesso di rientrare nel bilancio.

Alexis largo nel tridente deve studiare da “Pedro con un po’ più di magia”, in un attacco chiaramente impostato attorno all’idea dell’assenza di centravanti di ruolo. Partito Bojan, non rimane nessuno, se consideriamo che Villa partirà soprattutto all’ala e che l’acquisto di Fàbregas sembra pure proporre un’alternativa al Messi falso centravanti, anche se in casi presumibilmente limitati.

Acquisto di Fàbregas che più che incasellarsi nel solito 4-3-3 mira ad aumentare le alternative tattiche a disposizione di Guardiola, fra il 3-4-3 e le sconfinate possibilità di turnover offerte da una stagione fitta di impegni. Così si spiega (oltre che, inutile nasconderlo, col capriccio di tutto un ambiente ossessionato dal “ritorno del figliol prodigo”) quello che a prima vista può apparire un lusso non necessario, ovvero Fàbregas quando hai pronto Thiago e magari anche Sergi Roberto.

Unica carenza (ma non imperdonabile), un terzino sinistro, perché per i centrali la cantera può fornire un buon ricambio fra Fontas, Bartra e Muniesa.

Betis

Rispetto all’analisi pubblicata qualche giorno fa, da aggiungere solo l’ufficialità di Santa Cruz.

Espanyol

I conti potrebbero non tornare. Va bene che Pochettino ha tante idee, va bene il mercato al risparmio degno d’elogio, va bene la politica dei giovani, ma quest’organico rischia di perdere parecchi punti quanto a solidità. Potrà divertire vedere giocare l’Espanyol (però la prima a Maiorca a dire il vero è stata brutta), ma il saldo fra gol fatti e subiti quale sarà?

In attacco bisognerà pregare perché Álvaro Vázquez esploda non subito, subitissimo. La partenza di Osvaldo ha lasciato sguarnito il reparto in termini di personalità sicuramente, in attesa di valutare appieno il talento di Alvarito nostro. Personalità che potrebbe offrire l’acquisto dell’ultim’ora Pandiani, ma 35 anni sono 35 anni. Si tentava il colpo El Hamdaoui dall’Ajax, ma purtroppo è svanito.

Se ne vanno via gol preziosi anche con la partenza di Luis García verso Zaragoza, che si aggiunge a quella di Callejón. A Maiorca Pochettino ha schierato ai lati di Verdú (meno male che almeno lui è rimasto) sulla linea dei trequartisti proprio Luis García a sinistra e il canterano Rui Fonte a destra. Questo per dire che dovrà reinventare qualcosa, anche se non manca il talento, fra Sergio García e un altro nuovo acquisto, l’ala slovacca Weiss dal Manchester City. Senza dimenticare un buon trequartista come Albín, forse sin troppo snobbato da Míchel al Getafe negli ultimi anni. Ma i gol rimangono un’incognita.

In difesa potrebbe rivelarsi una mossa da dritti il centrale mancino messicano Héctor Moreno, che cerca un po’ di riproporre l’identikit del Víctor Ruiz della scorsa stagione, ovvero senso della posizione, leadership e qualità nell’impostare. Qualità nell’impostare che è diventata quasi una tautologia parlando di difensori messicani. Bel colpo anche l’operazione Didac col Milan: i soldi incassati a gennaio rimangono in cassa, e intanto si gode di un prestito sicuro in un ruolo che l’Espanyol ha faticato un po’ a coprire nella pessima seconda metà della scorsa stagione. Una scommessa il recupero del deludentissimo Romaric, in un ruolo che peraltro è già occupato da Javi Márquez, uno dei pezzi pregiati dell’organico: la sua connessione con Verdú in cabina di regia è la chiave del gioco dell’Espanyol.

Getafe

Una specie di rivoluzione. Via Míchel, dentro Luis García dopo il mezzo miracolo sulla panchina del Levante, via i due migliori giocatori oltre che colonne portanti del centrocampo (Boateng e Parejo), ma anche tanti nuovi arrivi davvero interessanti. Interesse che si concentra soprattutto sul possibile quartetto offensivo: a destra Pedro León, dopo l’annata da incubo al Real Madrid, tornerà a fare quello che sa (cross precisi come pochi nella Liga e quel curioso modo di dribblare e conquistare il fondo, senza avere la velocità dalla sua) senza doversi confrontare con Di María o Cristiano Ronaldo (ma Callejón è poi tanto meglio di lui, Divo José?), ma da “stella” di metà classifica, la sua dimensione; al centro, o forse no (nella prima contro il Levante è subentrato a sinistra) il fresco campione d’Europa Under 19 Sarabia, movenze alla Silva (ma tatticamente un po’ diverso); a sinistra, visto che parliamo di stelle di media classifica, abbiamo invece un fuoriclasse del dribbling, l’ex Sporting Diego Castro, solitamente ai vertici delle statistiche di questo particolare fondamentale, in compagnia di nomi ben più altisonanti. Un colpaccio, anche se non più giovanissimo.

Poi in attacco un ritorno eccellente, Güiza, innesto veramente cruciale perché uno dei punti deboli del Getafe l’anno scorso era proprio l’inconsistenza offensiva, sia in generale per la scarsa profondità del possesso-palla che per le mancanze individuali (Colunga ha fallito miseramente il salto di qualità, Miku va bene come dodicesimo più che come titolare).

Possesso-palla abbastanza sterile anche nella prima col Levante, dove Luis García ha proposto un centrocampo sin troppo affollato, con tre centrali, Casquero sul centro-destra (che comincia a mostrare segni di declino), Juan Rodríguez al centro e Lacen (quasi tutti i palloni passavano da lui) sul centro-sinistra. L’azione ristagnava lì, con troppe poche linee di passaggio più avanti.

Se fra trequarti e attacco il Getafe di quest’anno migliora quello dell’anno scorso, più incerta la scommessa per quanto riguarda la mediana. Bisognerà trovare un nuovo leader dopo Boateng, e difficilmente potrà esserlo Juan Rodríguez, cursore di poca qualità, o Lacen, poco più che ordinato. Rubén Pérez, una delle poche note positive del Deportivo lo scorso anno, ha geometrie, e le ha anche Míchel, in cerca di rilancio dopo la negativa esperienza inglese. Loro due sembrano la coppia migliore, in un 4-2-3-1.

Sempre dal Deportivo, una garanzia l’acquisto di Lopo per fare coppia con Cata Díaz al centro della difesa, molto più discutibile Valera come rincalzo di Miguel Torres, mentre il sudafricano Masilela dà il cambio a Mané sulla sinistra. Moyá fra i pali è un altro che cerca rilancio dopo i disastri a Valencia, ma sarebbe grave far perdere il posto a un potenziale fuoriclasse come Ustari, attualmente infortunato.

Granada

Il contropiede più veloce della Segunda 2010-2011 cerca successo anche in Primera. Alla freccia Dani Benítez sulla sinistra, dominante in Segunda ma tutto da verificare nella massima serie, si aggiunge nell’ultimo giorno di mercato Ikechukwu Uche (girato in prestito dal Villarreal), mai pienamente confermato fra Getafe e Zaragoza dopo le promettenti stagioni al Recreativo Huelva. Bisognerà vedere se il nigeriano partirà come punta o sulla destra del 4-1-4-1 di Fabri (lasciando l’attacco al bomber di Segunda Geijo o al connazionale, interessante ma ancora un po’ acerbo, Ighalo; in attesa di verificare l’argentino Franco Jara, prestato dal Benfica), scalzando in tal caso il mancino Jaime Romero, uno dei 45000 prestiti dall’Udinese.

Fascia destra che ha perso un elemento come Orellana (con tutto il rispetto per il Celta, questo stramerita la Primera), che dava gioco tra le linee a una squadra che abusa un po’ della sovrapposizione e del cross in area senza guardare quanti ce ne sono pronti a concludere.

A centrocampo buon acquisto quello di Moisés Hurtado, quasi invisibile ma sempre efficace davanti alla difesa, mentre Abel sul centro-destra non pare troppo all’altezza della Primera. Meglio il portoghese Carlos Martins, in coppia col dinamico Mikel Rico oppure con l’altro nuovo acquisto Yebda (che può giocare anche davanti alla difesa). Magari potrebbe spuntarla a sorpresa Fran Rico, 24enne regista di cui si parla bene da anni (già dai tempi del Pontevedra, prima di passare al Real Madrid Castilla) ma mai sperimentato in Primera.

In difesa assolutamente da seguire il terzino sinistro Siqueira, il giocatore forse più interessante di tutto il Granada: nella miglior tradizione brasiliana, esprime grande tecnica ad alta velocità e pure una apprezzabile disciplina difensiva. Molto inferiore, semplicemente un muscolare, anche se con una facilità di corsa che impressiona, il francese Nyom sulla destra (rincalzo il sempre affidabile David Cortés). Al centro, i nuovi acquisto Pamarot e Diakhaté si contenderanno due posti con la coppia della promozione formata da Lucena (impiegabile anche davanti alla difesa) e Diego Mainz.

Levante

Dimenticare Caicedo. Una parola. Non parliamo di Van Basten, ma del giocatore che comunque dava certezze realizzative alla squadra “operaia” della scorsa stagione, che ha perso anche il suo allenatore, Luis García, sostituito da Juan Ignacio Martínez, messosi in bella mostra al Cartagena.

Caicedo potrebbe mancare tantissimo, anche perché pure il suo vice (Stuani, che chiamato in causa i gol li faceva) è partito, e i nuovi arrivi hanno altre caratteristiche. Aranda è un attaccante di movimento, tecnico quanto si vuole, pure capace di creare occasioni dal nulla (la sua carriera poteva essere molto migliore) ma difficilmente in doppia cifra; Arouna Koné invece è l’incognita delle incognite, fra infortuni e delusioni assortite a Siviglia. In ogni caso, non un finalizzatore. Le alternative poi le abbiamo viste già nella partita di Getafe, dove Martínez ha dovuto schierare un attacco composto da un centrocampista esterno, Valdo, e dalla seconda punta Rubén Suárez.

Qualche gol magari potrebbe arrivare dallo splendido sinistro di Barkero, esterno o trequartista, molto prolifico in Segunda col Numancia, l’acquisto forse di maggior richiamo di un club che deve fare le nozze coi fichi secchi. Con Barkero centrale, la fascia sinistra resterebbe di Juanlu, che garantisce profondità e rendimento. Senza dimenticare il marocchino El Zhar, prelevato dal Liverpool, che può dare vivacità (ce n’è molto bisogno) in tutte le posizioni della trequarti.

A centrocampo le caratteristiche dei Xavi Torres, Pallardó e Iborra dicono che difficilmente lo stile di gioco potrà cambiare rispetto alla scorsa stagione: 4-4-2 semplice, organizzato in fase difensiva, rubare palla e ripartire, giocare con concentrazione e aggressività. Difficilmente Martínez potrà proporre il “tiqui-taca” visto al Cartagena, anche se Farinós ha le qualità e i tempi di gioco per permettersi qualcosa un pizzico più elaborato.

La difesa dei vecchietti Javi Venta-Ballesteros-Nano-Juanfran (senza dimenticare Del Horno) aggiunge due ricambi: il terzino Pedro López, un altro assai scafato, e il 26enne argentino Cabral, che mi ricordo al centro della difesa dell’Argentina campione nel Mondiale Under 20 del 2005, quello di Messi.

Málaga

I protagonisti del mercato, dietro i soliti noti. Se Pellegrini la scorsa stagione subentrando in corsa non aveva proprio i giocatori più adatti per il suo calcio (erano adatti al calcio di Jesualdo Ferreira), quest’anno non ha scuse. Potrà sbizzarrirsi col suo quadrato (o rombo) di centrocampo, senza esterni veri, con l’imbarazzo della scelta.

Cazorla è chiamato ad essere il giocatore-chiave, conoscendo a menadito questo sistema di gioco, mentre abbiamo già parlato delle possibili difficoltà di adattamento di Joaquín sulla destra. Buonanotte è inferiore, ma ha più nel sangue il taglio per smarcarsi tra le linee, mentre Isco è il più atteso per quanto mi riguarda: il talento, sovrabbondante, potrebbe compensare pure le carenze atletiche. Difficile trovare spazio per Duda, uno dei giocatori di riferimento quando il Málaga era ancora una piccola squadra.

Il vero acquisto capolavoro però è Toulalan, il Marcos Senna che mancava a Pellegrini per completare le qualità di Apoño in cabina di regia. Il doble pivote di scorta, sicuramente meno desiderabile, è composto invece da Camacho (promessa ancora non mantenuta) e Maresca (onestamente passato di cottura). Le porte sembrano chiuse per il canterano Recio, che pure era stata la scoperta di Pellegrini la scorsa stagione.

Esperienza (forse troppa…) in difesa: Demichelis, nonostante il rendimento sul piano strettamente difensivo abbia lasciato fin qui a desiderare, rimane difficilmente discutibile anche per la sua capacità nell’impostare. Un primo passaggio fra i migliori della Liga, e che concede un vantaggio importante al Málaga in fase di possesso, per la facilità dell’argentino nel superare il pressing avversario e liberare compagni nelle zone più avanzate. Accanto a lui il 31enne Mathijsen, affermatosi come giocatore affidabile a livello internazionale, poco appariscente, lento ma dal buon senso della posizione. Il danese Kris Stadtsgaard (più che il nuovo acquisto Sergio Sánchez, un po’ sopravvalutato) è un buon rincalzo. Caballero fra i pali non ha sbagliato un colpo finora.

Sulla destra Jesús Gámez e nessun altro (fra i migliori terzini del campionato), a sinistra la buona intuizione di Pellegrini di arretrare Eliseu, che partendo dalle retrovie ha più spazio per sorprendere con la sua velocità, e che cresce anche sul piano difensivo. In alternativa comunque Monreal (pagato sin troppo, 6 milioni), non così esplosivo non così offensivo ma con buoni tempi e buone letture in entrambe le fasi.

In attacco, Van Nistelrooy potrebbe rivelarsi un acquisto più di nome che di sostanza. Conosce il mestiere, e i movimenti fra i centrali avversari, come nessuno, però gli anni si fanno sentire ed è sempre più difficile per lui arrivare per primo sul pallone. Pellegrini ha bisogno di questi movimenti degli attaccanti: preferisce le due punte più che il 4-2-3-1 perché così può allungare e allargare meglio le difese: una punta detta la profondità e l’altra svaria verso le fasce, così la difesa avversaria non può uscire a raddoppiare e il centrocampo senza esterni di Pellegrini può conquistare la superiorità nel mezzo.

Van Nistelrooy ha i migliori movimenti da prima punta ma poca energia, Rondón invece ha energia da vendere, Papelito Fernández non abbonda di tecnica e forza nei contrasti, ma come seconda punta è molto mobile e intelligente su tutto il fronte offensivo. Forse la scelta migliore è confermare proprio gli ultimi due, la coppia della passata stagione, e sfruttare il fiuto di Van Nistelrooy a partita in corso. Senza dimenticare il talento di casa (per alcuni supertalento) Juanmi.

Mallorca

Incazzato è dire poco. Michael Laudrup esprime tutta la sua contrarietà rispetto alla campagna acquisti condotta, in particolare sulla cessione dell’ultima ora di De Guzman al Villarreal, avvenuta senza aver preparato un adeguato ricambio (Marvin Ogunjimi del Genk è una scommessa, Tissone non proprio la stessa cosa dell’olandese/canadese).

Peccato perché la prima uscita con l’Espanyol aveva mostrato cose interessanti, oltre alla vittoria ottenuta grazie a un gol proprio di De Guzman (anche se con una fortunosa deviazione). Coralità, scambi fitti a centrocampo e un 4-4-2 senza punti di riferimento: Martí e De Guzman in mezzo al campo, ma da lì in avanti nessuna posizione fissa: il mancino Tejera che parte da destra e si accentra, Alfaro che da sinistra taglia per fare la seconda punta, la nuova punta israeliana Hemed che incrocia con lui e Nsue che è un attaccante di movimento per definizione.

È chiaro che senza De Guzman questo Mallorca manovriero sarà più difficile da proporre: accanto a Martí probabilmente scalerà Tejera, che ha buon piede e visione di gioco anche se è un po’lento nell’esecuzione. Gonzalo Castro avrà un posto di esterno, mentre è incerta la collocazione di Nsue e Alfaro, divisi fra fascia e attacco. Sulle fasce tutto sommato le alternative sono ampie, contando Pereira (rivelazione nella prima parte della scorsa stagione) e non dimenticando il discreto contributo fornito dal mancino (schierato però a destra) giapponese Akihiro Ienaga, acquisto invernale. Il canterano Pina e João Victor le alternative per il doble pivote.

È in attacco però che si concentrano le sacrosante preoccupazioni di Laudrup, che calcola “16 gol in meno” rispetto alla scorsa stagione, date le cessioni di Webó e De Guzman. Arduo individuare delle fonti alternative di gol: Nsue è utilissimo quanto a movimento ma sotto porta è un po’ negato, Alfaro ha segnato molto solo in Segunda, Víctor è un oggetto misterioso da sempre e rimane infine ingiusto caricare di responsabilità eccessive il nuovo arrivo Hemed, come sottolinea lo stesso Laudrup.

La difesa è il reparto uscito meglio dal mercato, anche se l’infortunio che terrà fuori a lungo il leader Nunes è una mazzata: accanto a Ramis lo sostituisce l’ex genoano Chico. Buon acquisto l’olandese Zuiverloon sulla fascia destra, mentre l’uruguaiano Pablo Cáceres rimpiazza la partenza di Ayoze al Deportivo.

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martedì, gennaio 04, 2011

Pausa indigesta.

La tradizione del calcio spagnolo vuole che nella prima giornata dell’anno, al ritorno dalle vacanze natalizie, il livello di gioco sia fra lo scadente e l’inguardabile. Saranno i pasti festivi ancora da smaltire, ma è una legge quasi infallibile, anche stavolta. Sonnecchiante il Barça, orribile il Madrid, modesto lo scontro diretto in chiave-Champions fra Valencia ed Espanyol.

Nulla di sorprendente per il Barça, che tende a giocare particolarmente sottotono queste prime gare dell’anno (vedi l’anno scorso l’1-1 casalingo contro un Villarreal dominante al Camp Nou, oppure nell’anno del Triplete la vittoria stentata e con aiuto arbitrale contro il Mallorca). Mancava Messi, e l’avversario, il Levante, invitava a una certa sottovalutazione. Primo tempo bloccato, fra il trivote ultraconservatore della mediana ospite (Pallardó-Xavi Torres-Gorka Larrea) e la staticità blaugrana.
Curiosa scelta di Guardiola in assenza di Piqué e Puyol: accanto ad Abidal, centrale non gioca il canterano Bartra ma Busquets, con Mascherano davanti alla difesa. Non funziona granché: Busquets mi sembra più portato a continuare l’azione che a gestire i primi passaggi (come dimostrato anche nella difesa a tre di inizio stagione), non ha nemmeno il lancio lungo per cambiare gioco, e al di là delle caratteristiche individuali, il Barça non approfitta della superiorità a inizio azione dei suoi due difensori rispetto all’unico attaccante del Levante, Stuani.
I difensori non portano palla attirando gli avversari, anche Mascherano si limita al passaggio semplice e non libera Iniesta e Xavi dalle attenzioni avversarie. Aggiungiamo che l’assenza di Messi toglie un ulteriore elemento (quello nettamente più decisivo, manco a dirlo) di distrazione/liberazione per Xavi e Iniesta, e si ribadisce come il gioco del Barça sia una catena nel quale ogni singolo elemento, sin dalla difesa (anzi, sin dal gioco coi piedi del portiere) deve lavorare per creare le superiorità, una successione logica di superiorità fino all’accelerazione decisiva. Se si inceppa una rotellina, le cose non funzionano più tanto bene, e capita così di vedere Villa prendere palla a centrocampo, con il trivote del Levante davanti a sé, quindi senza creare le linee di passaggio veramente importanti, DIETRO il centrocampo avversario. Non è la stessa cosa Villa falso centravanti rispetto a Messi falso centravanti, chiaro. Della prestazione di Bojan poi direttamente non parliamo, per decenza.
Comunque il Barça non corre rischi, perché la scarsissima qualità dell’avversario non consente di poter coprire con pericolosità quei chilometri verso la porta di Valdés che implica la scelta (l’unica possibile) di un baricentro così basso nella propria metacampo. Poi è inevitabile che col passare dei minuti la bilancia penda dalla parte del Barça, più sciolto nel far circolare palla nella ripresa. Sempre parlando di catene, funziona meglio quella di fascia destra, con Pedro che libera lo spazio per la sovrapposizione di Alves e Alves che, a sua volta, da riferimento più esterno, può liberare centralmente proprio Pedro o i centrocampisti (come il neo-entrato Thiago Alcantara, più funzionale di Mascherano) per la conclusione. Da qui arrivano i due gol del salvavita Pedrito, prima del gol di Stuani che se non sperare almeno consente almeno al Levante di uscire a testa alta dal Camp Nou.

Due parole sulla squadra di Luis García (sì, esiste anche un Luis García allenatore), e sono parole tutto sommato positive. Non si può dire altro di una squadra con la rosa oggettivamente, indiscutibilmente e drammaticamente più scarsa della Liga, ma che ha se non altro il pregio di sapere sempre a cosa gioca. Organizzata, concentrata nelle coperture, umile e aggressiva quando può, continuando così può davvero salvarsi. Perché sebbene complessivamente più debole, sembra avere più gol di alcune delle potenziali concorrenti, grazie alla presenza di Caicedo: l’ecuadoriano è stato un’assenza pesante al Camp Nou, perché aveva il passo giusto per fare male negli spazi. Centravantone di sostanza, fisicamente poderoso, in grado di fare reparto e allungare la propria squadra: è un solo giocatore, ma è un arsenale più convincente di quello di Zaragoza (Sinama Pongolle-Braulio-Marco Pérez: hombre, dillo che ami il rischio!), Almería (Uche è una seconda punta, Ulloa non è ancora una certezza, Goitom la porta non la vede proprio), Racing (non si trova un bomber affidabile fra Rosenberg, Bolado e l’oggetto misterioso Nahuelpan) e forse anche Osasuna (se non rende Pandiani, sono cavoli amari fra attaccanti di movimento come Aranda, Camuñas, Masoud e mediani avanzati sulla trequarti come Soriano).

Del Real Madrid di ieri possiamo dire che, eccetto il Clásico e le primissime partite (di rodaggio, non fanno testo), è stato il peggiore visto con Mourinho. Cinque gol, gara divertente col Getafe, ma gara di basso livello, infarcita di errori sul filo di un calcio molto approssimativo. Due squadre che il meglio di sé lo danno in fase di possesso, perché quando la palla va nella loro metacampo e devono difendere schierate, sono un mezzo disastro. Il Getafe un disastro completo perché non ha nemmeno la transizione difensiva, non ha un briciolo di aggressività quando perde palla; per il Madrid invece solito discorso: la struttura regge solo quando i suoi attacchi vertiginosi disordinano il sistema difensivo avversario permettendo ai centrocampisti e difensori merengues di recuperare sulla respinta e iniziare subito una nuova azione offensiva. Quando però non c’è questa prima barriera, e l’avversario sale in blocco fraseggiando nella metacampo madridista, apriti cielo. Le conseguenze ultime dipendono dalla qualità dell’avversario (si può andare dalla mezza sofferenza di ieri, al 5-1 casalingo bugiardo con l’Athletic, per finire con l’altro estremo, il più negativo, l’imbarcata del Camp Nou), ma il problema c’è ed è sempre quello.
Il fatto è che dopo le due fiammate dei primi 20 minuti (il rigore di Cristiano Ronaldo e l’elegante raddoppio di Özil), il Real Madrid ha attaccato malissimo, senza alcun criterio. Non si è visto nulla di tutto quello esposto sopra: niente attacchi continuati, nessun ordine, nessun sistema difensivo avversario “sotto stress”, molte verticalizzazioni approssimative, molte palle perse dove non si devono perdere e con la squadra lunga, troppi andirivieni da una metacampo all’altra.
Ciò ha permesso di uscire allo scoperto al Getafe, che seppure senza troppo mordente, è una squadra che il pallone lo sa muovere. Gli azulones hanno trovato una buona striscia di gioco e risultati da quando Míchel ha cambiato l’assetto passando alle due punte: prima era un 4-2-3-1 con Parejo trequartista, un po’ ridondante a centrocampo dove (stanti gli acciacchi di Casquero) Boateng veniva accompagnato da acquisti sbagliati come Víctor Sánchez e Borja, poveri qualitativamente o incapaci di creare linee di passaggio più avanti. Centrocampo troppo piatto, scarsa presenza davanti e poca pressione sulle difese avversarie.
Míchel perciò ha eliminato un “pivote”, lasciando il solo Boateng davanti alla difesa e liberando Parejo vicino a lui. Davanti, Miku (accantonato Colunga: lui non si è adattato al Getafe e il Getafe non si è adattato alle sue caratteristiche, radicalmente diverse da quelle di Soldado) e Manu del Moral fanno molto movimento, anche verso le fasce, dando più agilità e sbocchi alla manovra. Parejo, destinato a quanto pare a rientrare alla base madridista la prossima stagione (nutro forti dubbi sulla bontà dell’operazione), si inventa un golazo che fa rientrare in partita i suoi: nel secondo tempo entra il trequartista Albín per Manu del Moral, alla ricerca di un possesso-palla più elaborato a partire dalla connessione con Parejo. Ma il Getafe come sempre è una squadra un po’ spuntata, e in generale molle, che contro le grandi denuncia sempre le sue brave ingenuità. Che il Real Madrid viva degli errori dell’avversario nei disimpegni e di qualche contropiede dice tutto della “volgare” partita merengue, ma suggerisce anche che il risultato finale non è mai stato realmente in discussione: tragicomico l’1-3 regalato a Cristiano Ronaldo.
Un paio di note di interesse nell’ultimo quarto d’ora: l’espulsione (esagerata) di Arbeloa (terzino destro, con Sergio Ramos centrale d’emergenza assieme ad Albiol) e soprattutto il ritorno dall’infortunio di Kaká, che entra al posto di Benzema (deludente…) aprendo il dibattito per il futuro: considerando che Higuaín si dovrà operare (una perdita che rischia di mandare a monte buona parte dei piani di Mourinho), dove piazziamo il brasiliano?

Riprendiamo il discorso da dove lo avevamo lasciato, e cioè dalla scorsa stagione: sicuramente un Kaká insufficiente dal punto di vista individuale, ma non del tutto dannoso per il collettivo, anzi. Anche quando non è ispirato, non ha lo spunto, si muove comunque bene senza palla, gioca intelligentemente a uno-due tocchi, non ingombra e può entrare benissimo nel sistema di gioco di Mourinho, che si fonda proprio sulla mobilità delle tre mezzepunte. Se a tutto questo poi aggiunge le prodezze individuali, tanto di guadagnato, di certo non toglie nulla. Potrebbe incidere di più sulla manovra di un Özil che per quanto talentuoso e spettacolare si limita un po’ troppo alla fase di accelerazione e finalizzazione. Il tedesco è il meno irrinunciabile dei tre trequartisti, sicuramente.
Ma il vero punto interrogativo è l’attacco: il miglior Madrid di questa stagioone vedeva un Higuaín reintegrato nel gioco di squadra con movimenti utili, diversi da quelli di Benzema, che tende a venire incontro alla palla. L’idea sarebbe Ronaldo unica punta, come nello United campione d’Europa, ma quello United giocava spesso in contropiede mentre questo Madrid è basato su premesse diverse, e Ronaldo unica punta in questo contesto viene molto a cercare palla. Questa soluzione si è vista nella vittoria casalinga contro il Valencia, un 4-5-1 (con Khedira-Xabi Alonso-Lass in mezzo) che mancò onestamente di profondità. Va poi aggiunto che Ronaldo esterno sinistro è uno dei cardini della manovra madridista: pure le statistiche rilevano come il portoghese venga cercato da Marcelo (il primo regista della squadra) anche più frequentemente di Xabi Alonso: il basco spesso interviene dopo, a comporre quel triangolo che rappresenta il vero motore offensivo madridista. Puntare stabilmente su Ronaldo unica punta significa ridiscutere queste basi: nulla di impossibile, perché la ricchezza della rosa permette tante cose, però nemmeno una barzelletta.

Se le squadre rientrando dalle vacanze non sono mai al massimo, gli arbitri spagnoli mantengono sempre la loro prodigiosa forma, il loro estro visionario. In questo caso González González a Valencia è l’unico a non vedere il fuorigioco con cui Mata segna allo scadere il gol che vale tre punti pesanti nella corsa al quarto posto. Generalmente qui non si parla degli arbitri, ma questa era l’ultima azione della partita, vedete un po’…
Comunque, senza voler togliere nulla all’arbitro, nella stessa azione è evidente anche l’ingenuità dell’Espanyol che si beve il calcio d’angolo battuto in due tempi, prevedibile e neutralizzabile ancora di più se hai l’uomo in più (espulsione di Aduriz: anche questa esagerata). Fotografia dei limiti dell’Espanyol, se vogliamo una squadra simpatia per l’appassionato neutrale, perché costruita con due lire e coi giovani, la maggior parte della cantera, oltre che sempre propositiva nel gioco. Però non se l’è giocata al meglio: il Valencia continua a non convincere, a vivere più di episodi slegati, però morde; l’Espanyol ha una manovra più strutturata, qualità con Verdú e Javi Márquez e tanto movimento con Luis García, Callejón e Osvaldo, però al di là delle buone intenzioni la sua risposta alla superiorità numerica non ha convinto. Ci stava l’ingresso di Datolo (per Javi Márquez, Verdú arretrato nel doble pivote), perché col Valencia costretto a difendere più basso dall’espulsione poteva servire un solista come l’argentino, se vogliamo “sgrammaticato” ma pungente nell’uno contro uno, ma non c’è stata sufficiente cattiveria né peso davanti.
Qui ha inciso l’uscita prematura per infortunio di un giocatore-chiave come Osvaldo, che non ha sostituti credibili: il 18enne canterano Álvaro Vázquez ha fatto intravedere numeri (gol da grande attaccante quello decisivo all’Osasuna), però non gli si può chiedere ancora una presenza nella partita tale da andare oltre il semplice spunto, come a tutti quelli della sua età (la regola non vale solo per Muniain, ma quello non sembra uno normale…). A proposito di inesperienza, terribile poi la serata della coppia di difensori centrali composta, in assenza del “crack” Víctor Ruiz, da Jordi Amat (18 anni pure lui) e Forlín. Cresceranno, loro e tutto l’Espanyol.

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lunedì, febbraio 25, 2008

VENTICINQUESIMA GIORNATA: Barcelona-Levante 5-1: Xavi (B); Riga, rig. (L); Messi (B); Eto’o (B); Eto’o (B); Eto’o (B).

Passeggiata doveva essere e passeggiata è stata, anche se un censurabile calo di tensione aveva portato addirittura a un momentaneo 1-1 nel primo tempo. Chiaro comunque che non doveva essere questa la partita della conferma rispetto alle ottime sensazioni di Glasgow, ma soltanto un cuscinetto prima della vera serie di prove del nove, col Valencia in semifinale di Copa del Rey e con Atlético e Villarreal nella Liga.

A riposo Deco e Marquez nel Barça, undici-tipo per il Levante (almeno con quelli che sono rimasti a De Biasi), che al fischio d’ inizio non si siede sul campo come minacciato alla vigilia per protesta contro il mancato pagamento degli stipendi. La sensazione, assai prevedibile, è che il Barça possa sfondare come e quando vuole, con le mezzeali che trovano da subito buoni collegamenti con l’ attacco. Bastano tredici minuti per il primo gol della serata: Iniesta triangola con Eto’o, invitando ad uscire i centrali del Levante e creando così lo spazio per la comoda conclusione a rete di Xavi (di questo passo mi vince la Scarpa d’ Oro…) inseritosi in seconda battuta.
Troppa facilità inganna il Barça, inducendolo ad accomodarsi. Il Levante non ha più nulla da perdere già da un paio di mesi, e va a giocarsela con dignità, inquietando il Camp Nou. Oltre al rilassamento, si giova dello scarso filtro di Iniesta e Xavi nel centrocampo blaugrana: manca la capacità di Deco di frenare il contropiede avversario se occorre con falli tattici, e così perfino una squadra di modestissime virtù tecniche come il Levante riesce in questa fase ad avvicinarsi con relativa facilità all’ area di Valdés. Suona il campanello d’ allarme quando Juanma lascia sul posto Puyol e solo il palo respinge il suo colpo da biliardo, ma probabilmente l’ allarme non suona sufficientemente forte se Zambrotta commette una sciocchezza come il fallo di mano che regala al Levante il rigore dell’ incredibile 1-1, trasformato da Riga.
Dura poco però lo stupore, perché Messi si incarica subito di rimettere in carreggiata il Barça con un perentorio sinistro al termine di un’ elegante scambio stretto con Xavi dentro l’ area di rigore. Nella ripresa i padroni di casa scherzano meno e con atteggiamento più professionale chiudono la pratica in scioltezza, regalando la ribalta ad Eto’o (e anche a un discreto spezzone finale di Bojan: meglio utilizzarlo così, a partita in corso, senza pressioni).

I MIGLIORI: Rispetto all’ anno scorso, è sicuramente più apprezzzabile la gestione della rosa da parte di Rijkaard. Chi gioca male rischia il posto, e questo è uno stimolo per tutti. Lo dimostrano i casi di Ronaldinho e Xavi: il brasiliano, pur senza disputare una partita in assoluto straordinaria, sembra sulla via della ripresa, alleggerito e vivace; Xavi, dopo una meritatissima parentesi da panchinaro, ha ritrovato un livello di gioco soddisfacente: assai ispirato e continuo nella fase creativa stasera. Ordinaria amministrazione da fenomeno per Messi, un gol dopo semi-assolo e due assist per Eto’o (splendido quello del 3-1). Eto’o che con tre gol facili mantiene la sua media-monstre: 8 gol in 7 partite, non è un caso che in sua assenza statisticamente la media-gol blaugrana si abbassi drasticamente. E poi giocando nel Barça bisognerebbe dargli un premio solo per il fatto di essere l’ unico che detta il passaggio in profondità invece di venire incontro per farsela dare sui piedi…
Juanma e Riga fra i pochi a salvarsi, una costante nella stagione del Levante: l’ esterno destro cerca sempre il fondo, è rapido e punta l’ uomo, Riga invece è al solito volenteroso e molto mobile su tutto il fronte dell’ attacco.
I PEGGIORI: Una groviera David, un pollo Zambrotta.

Barcelona (4-3-3): Valdés 6; Zambrotta 5,5, Puyol 6, Milito 6 (Thuram s.v., m.68), Sylvinho 6; Xavi 7, Touré 6,5, Iniesta 6,5; Messi 7 (Giovani s.v., m.81), Eto’o 7, Ronaldinho 6,5 (Bojan 6,5, m.73).
In panchina: Pinto, Abidal, Gudjohnsen, Edmilson.
Levante (4-4-2): Kujovic 6; Descarga 6, Álvaro 5, José Serrano 5,5, David 4,5; Juanma 6,5, Miguel Ángel 5,5 (Pedro León s.v., m.68), Berson s.v. (Javi Fuego 5, m.23), Courtois 5,5; Riga 6,5, Geijo 5,5 (Sául s.v., m.81).
In panchina: Rubiales, Armando, Manolo, Iborra.

Goles: 1-0, m.14: Xavi. 1-1, m.41: Riga, de penalti. 2-1, m.44: Messi. 3-1, m.56: Etòo. 4-1. m.62: Etòo. 5-1, m.87: Eto'o.
Árbitro: Velasco Carballo (Comité Madrileño). Sin amonestados.
Incidencias: Asistieron al encuentro 71.979 espectadores en partido disputado en el Camp Nou, correspondiente a la vigésimo quinta jornada de Primera División. Los jugadores del Levante salieron del túnel de vestuario con una camiseta con la inscripción: «Forza Tommasi», en homenaje a Damiano Tommasi, jugador del Levante, que ha sido intervenido recientemente de una lesión en la rodilla. Se guardó un minuto de silencio en memoria de William Silvio Modesto, 'Biò, jugador del Barça en las temporadas 1977-78 y 1978-79.



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sabato, dicembre 15, 2007

SEDICESIMA GIORNATA: Espanyol-Levante 1-0: Jarque.

Era forte in me la tentazione di non scrivere nulla su questa partita inguardabile, ma alla fine ha prevalso il dovere di informarvi che nel 2007, ebbene sì, capita ancora di vedere partite simili. Una cosa barbara.
L’ Espanyol, trovato subito il gol, ha finito col perdere ogni motivazione di fronte a un avversario così scarso, accontentandosi del minimo indispensabile e adeguandosi più che volentieri allo squallido contesto. Qualche timido fischio, pure comprensibile (del resto la gente paga il biglietto), dagli spalti semivuoti del triste Montjuic, ma ciò che conta sono i tre punti che sostengono sempre più saldamente le ambizioni europee di questa squadra, raramente spettacolare ma tremendamente solida ed efficace.

Il timore nemmeno troppo velato dei padroni di casa (privi di nomi eccellenti come Luis Garcia e Riera) era quello di essere costretti ad elaborare gioco contro un’ avversario tutto chiuso dietro, non proprio il pezzo forte di una squadra che si trova molto più a suo agio agendo di rimessa negli spazi piuttosto che facendo la partita. Timore sulla carta suffragato dalla scelta di De Biasi per un 5-4-1 super-abbottonato, extrema ratio sbandierata in settimana dal tecnico italiano di fronte ai continui disastri difensivi della propria squadra. Tutto però rimane solo sulla carta, otto minuti e al primo attacco serio, su un calcio d’ angolo, Jarque è liberissimo prima di colpire di testa addosso Storari poi di ribattere in rete.
Qui finisce la partita dell’ Espanyol e termina anche la partita in senso generale, perché la reazione degli ospiti, pur incoraggiati dall’ apatia espanyolista, rimane ancorata a una povertà di mezzi assoluta (Courtois si sgancia tantissimo sulla sinistra ma non ne azzecca una). Così anche il secondo tempo, Espanyol blando, lento e svogliato, De Biasi tenta in ogni modo di rimescolare le carte (prima Berson per Juanma, cambio poco comprensibile anche se il francese non farà male, poi Ettien per Tommasi col passaggio al 4-4-2 e Riga-Riganò di punta, cui poi si aggiungerà Geijo nel finale) ma nulla ottiene.

I MIGLIORI: Altra ottima prova di Zabaleta, sempre più convincente, giocatore che alla grinta e al dinamismo sta aggiungendo una maturazione tattica importante. Nel Levante si salva il solo Alvaro, esperto, vigoroso e autorevole, anche se al brasiliano è stata condonata nel secondo tempo una chiara espulsione su ancor più chiara occasione da gol per Tamudo lanciato a rete.
I PEGGIORI: Courtois pasticcione e più volte superato sulla sua fascia, Riga tanto per cambiare volenteroso ma confusionario.

Espanyol (4-4-1-1): Kameni 5,5; Zabaleta 6,5, Torrejon 6, Jarque 6,5, David Garcia 6; Valdo 5,5 (dal 77’ Smiljanic s.v.), Moisés Hurtado 6, Angel 6 (dal 91’ Lacruz s.v.), Moha 5,5 (dal 67’ De la Peña s.v.); Coro 5,5; Tamudo 6.
In panchina: Lafuente, Chica, Rufete, Jonathan Soriano.
Levante (5-4-1): Storari 5,5; Descarga 6, Cirillo 6, Alvaro 6,5, Serrano 5,5, Courtois 5 (dall’ 81’ Geijo s.v.); Juanma 6 (dal 56’ Berson 6), Tommasi 5,5 (dal 68’ Ettien s.v.), Javi Fuego 5,5, Riga 5,5; Riganò 5,5.
In panchina: Kujovic, David Castedo, Viqueira, Rubiales.

Gol: Jarque 8’.
Arbitro: Undiano Mallenco. Ammoniti: Valdo per l’ Espanyol; Serrano, Alvaro, Javi Fuego, Berson per il Levante.

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venerdì, ottobre 19, 2007

La Liga dei giovani/SECONDA PARTE.

ESPANYOL
Il settore giovanile è il fiore all’ occhiello del club, basta veder la percentuale di canterani presenti nella rosa. L’ anno scorso Marc Torrejon (18-2-‘86), difensore centrale di stazza, scarso in agilità e rapidità ma buono per piazzamento e tempismo, ha presto conquistato un posto da titolare al fianco di Jarque, quest’ anno il prodotto di casa emergente è Angel Martinez Cervera (19-1-’86) centrocampista centrale razionale e continuo, discrete geometrie e scelte di gioco sempre appropriate, utile in entrambe le fasi. Con l’ infortunio di De La Pena, Angel si è conteso un posto nel doble pivote col citato Moisés e col nuovo acquisto Milan Smiljanic, detto “Lola” (19-11-’86), centrocampista serbo finalista nell’ ultimo Europeo Under 21, il quale sta affrontando un inserimento graduale, finora protagonista più nel lavoro d’ interdizione che in quello propositivo, dove restano accertate qualità interessanti. Titolare indiscutibile Pablo Zabaleta (16-1-’85), mezzala destra-mediano nel San Lorenzo e nell’ Argentina Under 20 campione del mondo nel 2005, ora stabilmente terzino destro. Cursore di grande quantità e dinamismo, generoso e reattivo, cerca spesso l’ anticipo e la sovrapposizione, difetta un po’ nel tocco.

GETAFE
Su tutti Pablo Hernandez (11-4-’85): ha caratteristiche simili a Susaeta dell’ Athletic (tutti e due sono esterni destri in grado di giocare anche a sinistra, intraprendenti, sfrontati e molto abili anche sui calci piazzati), ma per me gli è anche superiore come estro ed abilità nello stretto. Leggero (1,73x64), rapido ed esplosivo, quasi persecutorio nei confronti dell’ avversario diretto, parte largo e cerca costantemente l’ uno contro uno, sul breve va via con molta facilità e ad ogni partita sforna a getto continuo traversoni ben calibrati (qualche volta gli escono un po’ troppo bassi, ma restano sempre veloci e tagliati, difficili da calcolare per i difensori e i portieri). Purtroppo però un infortunio nel ritorno di Uefa col Twente lo ha appiedato, costringendo Laudrup a rimaneggiare la formazione titolare (priva dell’ uomo di maggior profondità sulla fascia, gli altri sono o centrocampisti offensivi adattati come De la Red, Sousa, Granero e Albin o comunque con una chiara tendenza ad accentrarsi, è il caso di Nacho).
Il gioiello della campagna acquisti è sicuramente la pantera Uche Ikechukwu (5-1-’84), ancora però non al meglio delle sue potenzialità (in gol finora solo nell’ andata di Uefa col Twente, rete peraltro provvidenziale) in questo sterile avvio di stagione getafense. Dell’ inizio stentato di Kepa e Braulio ha approfittato Manu Del Moral (25-2-’84), in buona evidenza negli ultimi match, dopo che coi nuovi acquisti sembrava invece un po’ relegato in secondo piano rispetto alla stagione passata. Seconda punta mobile, veloce, generosa e dai buoni fondamentali, sicuramente più a suo agio nel creare spazi per i compagni svariando su tutto il fronte d’ attacco che nel finalizzare l’ azione. Può essere adattato anche sulla fascia destra, possiamo definirlo un Arizmendi civilizzato.
Curiosa e un po’ straniante la situazione di Oscar Ustari (3-7-’86), uno dei più promettenti portieri del calcio internazionale che però a Getafe fa panchina ad… Abbondanzieri, esattamente come nella nazionale argentina di cui Ustari fu il terzo agli ultimi Mondiali. Situazione di stallo che preoccupa a ragione i tecnici dell’ Albiceleste, convinti che ciò non sia proprio l’ ideale per la crescita del giocatore, impiegato finora in due sole occasioni, contro Valencia e Real Madrid, e già con un bel carico di critiche per la papera che al Mestalla regalò l’ 1-0 a Silva.
Molto interesse anche per i due talenti arrivati dal Real: Rubén De La Red (5-6-’85) ha finalmente un’ opportunità seria in Primera, ma per il momento in cabina di regia si trova chiuso dal titolare Casquero, anche se può trovare spazio pure in un 4-5-1 più folto o partendo come finto esterno destro, soluzione adottata da Laudrup nella sconfitta sul campo dell’ Espanyol; Esteban Granero (2-7-’87) sul campo dell’ Espanyol invece ha addirittura rimediato un’ espulsione subito dopo essere entrato in campo, e ha così avuto una partenza in sordina (vista anche l’ impossibilità di schierarlo nel match contro il Real Madrid, clausola valsa anche per De La Red). Gol decisivo nel sofferto ritorno di Uefa col Twente giovedì scorso, Granero è uno dei talenti futuri della trequarti, un simil-Valeron, che però Laudrup adatta anche alla fascia destra, così come faceva Michel al Castilla
.
Trequartista nel DNA è anche l’ uruguagio Juan Albin (17-7-’86), nonostante le esigenze tattiche lo portino anche sulla fascia sinistra: mancino raffinatissimo, talento indiscutibile, ma ancora senza nessuna continuità fra i titolari.

LEVANTE
Difficile trovare granchè nella squadra con l’ età media più alta dell’ intera Liga (28,5 anni), frutto di una politica gerontofila tanto ostentata quanto discutibile. Diciamo Pedro Leon (24-11-’86), talento strappato al Murcia, esterno destro dai traversoni calibratissimi, finora però sottoutilizzato: Abel Resino prediligeva Juanma, De Biasi invece progetta di rispolverare Ettien (spostando Juanma sulla sinistra), ritenendolo particolarmente al suo progetto di Levante contropiedista. Miquel Robusté (20-5-’85), scuola Espanyol, è un difensore centrale che ha compiuto una buona trafila nelle nazionali giovanili e che si è segnalato fra i migliori difensori della Segunda l’ anno scorso al Poli Ejido, ma al momento è quarto nella gerarchia dei centrali, dietro Alvaro, Cirillo e Serrano.

MALLORCA
Interessantissimo Borja Valero (12-1-’85), che nel 2004 regalò l’ Europeo Under 19 alla Spagna con un golazo e che come altri è rimasto troppo tempo ingabbiato nel Real Madrid Castilla (i merengues tra l’ altro risposero negativamente a una richiesta di prestito di Quique Sanchez Flores per il Getafe, proprio nell’ estate 2004). Mezzala-trequartista dall’ impeccabile conduzione del pallone e di rilevante creatività, può partire da entrambe le fasce, anche se non sarà mai un esterno, per caratteristiche e per mentalità, lui che ama entrare nel vivo dell’ azione nel cuore del centrocampo. Finora Manzano gli ha concesso spazio soprattutto come cambio a partita in corso per gli esterni, il suo problema inevitabilmente è che il responsabile unico e incontrastato del settore “creatività” del Mallorca resta il magico Ibagaza.
Ancora in via d’ inserimento l’ esterno sinistro-seconda punta uruguagio Gonzalo “Chori” Castro (14-9-’84), al momento ancora inutilizzato Oscar Trejo (26-4-’88), mezzapunta argentina che incuriosì gli osservatori nelle sue prime apparizioni la scorsa stagione.

MURCIA
Altra squadra costruita più sul mestiere e sull’ esperienza che sull’ entusiasmo giovanile, un paio di nomi però ci sono: César Arzo (21-1-’86) sta trovando continuità al centro della difesa, dove compone una coppia di discrete garanzie con l’ ex madridista Mejia. E’ un centrale sicuro nel gioco aereo, dal buon senso della posizione e non privo di eleganza e personalità. In attacco Henok Goitom (16-9-’84), svedese di origini eritree per il cui ingaggio in estate è stata vinta una furente battaglia con l’ Almeria, dopo essersi segnalato con due ottime stagioni nell’ altra estinta squadra delle città, ovvero il Ciudad de Murcia: centravantone di 1,95 metri per 76 chili, non è però la classica prima punta statica, ma si segnala per buone doti di palleggio e discreta mobilità. Di rincalzo rispetto alla coppia titolare Ivan Alonso-Baiano, non ha tuttavia brillato (e non è mai andato in gol) nelle presenze concessegli finora da Alcaraz.

OSASUNA
Carlos Vela (1-3-’89) è uno dei talenti in assoluto più promettenti della sua generazione: l’ Arsenal, proprietario del cartellino, lo segue attentamente, e il futuro della nazionale messicana preannuncia un trio d’ attacco da sogno con lui, Giovani dos Santos e Nery Castillo. Già discretamente maturo per la sua giovanissima età, si segnala per l’ elevata velocità che, unita a un controllo di palla impeccabile (si trova però molto più a suo agio nella percussione in campo aperto piuttosto che nell’ uno contro uno da fermo), all’ eleganza e alla grande coordinazione dei movimenti, ne fanno un attaccante con tutte le carte in regola per segnare il futuro del calcio mondiale.
Rimane ancora da definire il ruolo: attaccante nel Messico Under 17 Campione del Mondo 2005, nel prestito l’ anno scorso in Segunda al Salamanca ha giocato con grandi risultati da esterno sinistro in un 4-2-3-1, mentre negli ultimi Mondiali Under 20 ha fatto l’ ala sinistra, ma con una certa libertà di movimento, in un 4-3-3 atipico in cui era Giovani di fatto a fare la prima punta. Detto che ha tutte le caratteristiche atletiche per fare anche il tornante di fascia, non ne va certo limitata la libertà d’ azione nei pressi dell’ area di rigore, data la spiccata mobilità e la capacità di dare profondità al gioco proponendo diagonali e tagli senza palla molto ficcanti. Ziganda però non lo ha ancora buttato seriamente nella mischia: finora tre presenze, una sola dall’ inizio (al Vicente Calderon, sconfitta 2-0), perlopiù brevi spezzoni per dare il cambio agli attaccanti titolari.
Quella dell’ Osasuna è una cantera fra le più prolifiche in Spagna. Tanti gli elementi del settore giovanile cooptati in prima squadra: Jon Echaide (5-1-‘88), solido stopper dell’ Under 19 laureatasi campione d’ Europa in estate; Natxo Monreal (26-2-‘86), terzino sinistro, rincalzo di Corrales; l’ operoso mediano mancino Ion Erice (3-11-’86), già discretamente utilizzato l’ anno scorso; l’ esterno, a destra o a sinistra, César Azpilicueta (28-8-’89, anch’ egli campione europeo Under 19), non eccezionale sul piano del palleggio, quasi inesistente in uno contro uno, ma apprezzabile per duttilità e dinamismo, elemento già tenuto in discreta considerazione da Ziganda (l’ anno scorso lo lanciò da titolare in Uefa contro i Rangers); l’ attaccante Kike Sola (15-2-’86), una doppietta per lui l’ anno scorso nel 5-0 sul campo del Betis.
Ai prodotti di casa si aggiunge un “forestiero” di lusso come Javi Garcia (8-2-’87), in prestito dal Real Madrid, che probabilmente avrebbe avuto bisogno di lui già quest’ anno, visto che Diarra è l’ unico incontrista vero nella rosa di Schuster. Già titolare a fianco della colonna storica Puñal, a parte una certa macchinosità Javi Garcia ha un potenziale completissimo: forza, intelligenza tattica, geometrie, visione di gioco, e pure una bordata dalla distanza tutt’ altro che trascurabile, ne sa qualcosa il Villarreal.
In chiusura, obbligatorio citare un altro talento di scuola madridista, più che mai sulla via della completa maturazione, ovvero Juanfran (9-1-’85). Sulla destra sguscia come un’ anguilla, da lui nasce una gran percentuale delle azioni offensive dell’ Osasuna (impressionante lo show offerto nel 4-1 al Levante): Aragonés, dagli un’ occhiata, è consistentemente più bravo di Angulo…

RACING
Leader difensivo Ezequiel Garay (10-10-’86), già convocato da Basile nella Seleccion, e molto probabile uomo-mercato la prossima estate. Si contende con Oriol e César Navas il posto di centrale accanto all’ argentino Sergio Sanchez (3-4-’86), elemento interessante adattabile anche sulla fascia destra. Per ora non trova spazio nemmeno fra i convocati lo yankee Danny Szetela (7-6-’87), centrocampista difensivo evidentemente chiuso, oltre che inesperto di suo, in una zona del campo monopolizzata dalla coppia Duscher-Colsa, elementi cardine del 4-4-2 di Marcelino.
E’ ancora in corso una querelle con la Fifa per il tesseramento di Brian Sarmiento, giovanissima (24-4-’90) mezzapunta argentina accreditata di grandi potenzialità, mentre Marcelino, cotretto all’ emergenza dagli infortuni e dalle ristrettezze della rosa, ha già proposto fra i titolari l’ attaccante Ivan Bolado (3-7-’89) e il difensore centrale Ivan Marcano (23-6-’87)
, quest’ ultimo però messo subito out per i prossimi due-tre mesi dall’ infortunio occorsogli proprio nella sua gara d’ esordio sul campo dell’ Almeria.

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domenica, settembre 30, 2007

SESTA GIORNATA: Levante-Barcelona 1-4: Henry (B); Henry (B); Henry (B); Messi (B); Viqueira, rig. (L).

C’ è veramente poco da dire, più un allenamento che altro. In avvio il Barça ha un accenno della staticità evidenziata contro Racing e Osasuna, ma il divario con questo Levante disastrato in tutti reparti (anche se alcuni giocatori che potrebbero essere importanti o sono infortunati-Arveladze-oppure ancora non si sono inseriti-Savio e Viqueira) è enorme, basta giocare al 40% per evidenziarlo nella maniera più cruda.
Al 17’, prima occasione seria e partita già chiusa col primo dei tre gol di Henry. Il centrocampo del Levante è un budino, la difesa, già incerta di suo nell’ applicazione del fuorigioco (gliene riescono più di 10, ma quei 4-5 che sbaglia…), ogni volta si trova scoperta e i rifinitori blaugrana possono sempre scegliere la migliore opzione. Il Barça non trova alcuna opposizione, Messi ridicolizza Cirillo in apertura di ripresa, e dopo il quarto gol blaugrana il resto è soltanto un torello, a parte la parentesi del palo di Riganò e del rigore trasformato da Viqueira concessi da un Barça con la testa a quel punto già a Stoccarda.
Stoccarda dove mancherà Yaya Touré: quattro settimane fuori l’ ivoriano, una notiziaccia. Paradossalmente il Barça , con l’ abbondanza offensiva in cui nuota, può fare tranquillamente a meno di un Ronaldinho, ma un pilastro come Touré, cruciale negli equilibri del 4-3-3, ha pochi sostituti (però martedì tornerà Marquez, che potrà essere avanzato a protezione della difesa, dato anche il contemporaneo rientro di Puyol).

I MIGLIORI: Henry ufficializza i netti progressi già visti contro il Zaragoza con una tripletta facile ma rinfrancante. Il secondo è un suo gol classico: non ha più lo scatto sul breve dei tempi migliori, ha bisogno di più campo per prendere il sopravvento in progressione. Anche per questo non si trova comodo a giocare come riferimento centrale contro difese che giocano molto basse, ancora di più quando si trova ad agire spalle alla porta, lui che predilige puntare l’ avversario palla al piede dalla sinistra.
Ancora in evidenza Messi, l’ assist per il 2-0 e la solita azione personale che lo porta momentaneamente in testa alla classifica cannonieri con 5 gol. Esce (problema fisico, ma è stato comunque convocato per la Champions) per Puyol alla fine del primo tempo, ma è sempre più convincente Milito, sempre prontissimo ad accorciare e anticipare.
I PEGGIORI: Savio sembra troppo solo in questa squadra.

Levante (4-4-2): Storari 6,5; Descarga 5, Álvaro 5, Cirillo 5, David 5; Juanma 5,5 (52'), Berson 5,5 (52'), M. Ángel 5, Savio 5 (68'); Riga 5, Riganò 5,5.
In panchina: Kujovic, Tommasi, Geijo 6 (68'), Courtois, Ettien 5,5 (52'), P. León, Viqueira 6 (52').
Barcelona (4-3-3): Valdés s.v.; Oleguer 6, Thuram 6, G. Milito 7 (46'), Abidal 6 (63'); Xavi 6,5, Touré 6, Deco 6,5; Messi 7 (51'), Henry 7, Iniesta 6,5.
In panchina: Jorquera, Puyol 6 (46'), Sylvinho 6 (63'), Crosas, Bojan, Giovani 6 (51'), Gudjonhsen.

Goles: 0-1 (17'): Henry, tras un disparo de Messi; 0-2 (24'): Henry, sólo; 0-3 (49'): Henry, de tiro cruzado; 0-4 (50'): Messi, sienta a Cirillo y bate de tiro cruzado; 1-4 (72'): Viqueira, de penalti.
Árbitro: Clos Gómez. Amonestó a Berson (31'), Riganò (44'), Miguel Ángel (46'), Álvaro (62') y Cirillo (74').
Incidencias: Ciutat. 20.229 espectadores.

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domenica, settembre 23, 2007

QUARTA GIORNATA: Levante-Athletic Bilbao 1-2: Aduriz (A); Aduriz (A); Riganò (L).

Importante vittoria esterna, la prima in assoluto in questa nuova Liga, ma un Athletic tutt’ altro che convincente, rinunciatario e cinico nel senso peggiore della parola. Meritava di più un Levante sfortunato ma già tristemente in fondo alla classifica, e con prospettive future assai poco incoraggianti.
L’ Athletic non si perde in indugi e passa subito in vantaggio, sfruttando un lancio verticale perfettamente disegnato dal mancino d’ oro di Del Horno per l’ altrettanto perfetto stop di petto+conclusione a rete del bomber Aduriz. Si vede chiaramente che questi lanci dalle retrovie verso Aduriz e Llorente possono mettere in grossa difficoltà l’ incerta difesa granota, ma dopo il gol l’ Athletic si vota convintamente all’ anti-calcio, perde il controllo del centrocampo e abbassa eccessivamente il proprio baricentro (stesso problema evidenziato nel secondo tempo di sabato scorso col Zaragoza). La partita la fa tutta il Levante, e la fa anche bene, con una manovra discretamente fluida che trova quasi sempre sbocco sulla fascia destra, percorsa da un ispirato Juanma e dalle generose sovrapposizioni di Capitan Descarga, i quali cercano con continuità al centro dell’ area la zanzara Riga e soprattutto la torre Riganò. Un paio di tentativi impegnativi per Iraizoz, ma è l’ immeritevole Athletic ad andare in realtà più vicino al gol del raddoppio, quando il contropiede di David Lopez sulla destra (scambiatosi di fascia col gioiellino, oggi molto sacrificato, Susaeta) trova la conclusione di Aduriz, ribattuta però dal corpo del solito reattivo Storari.
Nel secondo tempo Abel prova a dare più fantasia al centrocampo con Viqueira al posto del burocratico Berson e più mordente all’ attacco inserendo Geijo per Descarga, con conseguente spostamento di Riga nella posizione di esterno destro e l’ arretramento di Juanma nel ruolo di terzino ultra-offensivo (mossa già tentata nelle scorse partite).
Il pallino è sempre dei padroni di casa, i quali però perdono moltissimo in intensità, continuità d’ azione e pericolosità. Ma a rianimare il Levante ci pensa l’ arbitro, assegnando un rigore difficile da interpretare (volontario? Involontario?) per fallo di mano di Del Horno su colpo di testa (molto ravvicinato al braccio di Asier, c’è da dirlo) di Riganò. Sul dischetto lo stesso Riganò, che però sciupa malamente. Bella mazzata, e se non bastasse in pochi minuti arriva il molto discusso 0-2 per gli ospiti: classico episodio da polemica infinita, Cirillo fermo per infortunio a centrocampo, Aduriz che non solo prosegue l’ azione ma la finalizza in rete, aiutato, per colmo di sfortuna levantina, da una deviazione decisiva di Miguel Angel. Ovvio il putiferio sugli spalti (dovrebbe essere l’ arbitro a fischiare, sennò non se ne esce mai).
Comunque, il Levante prova a tirare avanti, continua ad attaccare a testa bassa (con maggiore incisività dopo l’ ingresso di Pedro Leon) e trova il suo sacrosanto gol al termine di un’ ottima iniziativa di Pedro Leon, che si incunea e pennella dal fondo per il testone di Riganò. Tutti all’ attacco, Viqueira se la tenta con un sinistraccio, ma l’ Athletic resiste.

I MIGLIORI: Aduriz implacabile cacciatore di gol. Capace di concretizzare al massimo la miseria del gioco espresso dall’ Athletic, letale in profondità e in contropiede ma utile anche come boa sui palloni lunghi. Era stato abbastanza positivo Amorebieta, ma tanto per cambiare si è fatto riconoscere con l’ entrataccia grazie alla quale si guadagna l’ espulsione negli istanti finali della partita.
La fascia destra è il motore del Levante (dall’ altra parte Savio va a corrente alternata): veloce, intraprendente e brillante Juanma, ingresso di qualità Pedro Leon. Riganò fa sentire tutto il suo peso in area, ma macchia una buona prestazione col clamoroso rigore fallito quando si era sullo 0-1.
I PEGGIORI: Impalpabile la coppia Murillo-Javi Martinez (il secondo deve dare molto di più, insisto), legato Llorente. Generoso ma troppo spesso impreciso e approssimativo Riga: praticamente gli ho fatto il ritratto.

Levante (4-4-2): Storari 6,5; Descarga 6,5 (dal 60’ Geijo 5,5), Serrano 6, Cirillo 5,5, David 5,5; Juanma 7, Berson 6 (dal 53’ Viqueira 6), Miguel Angel 6, Savio 6; Riga 5,5 (dal 71’ Pedro Leon 7), Riganò 6.
In panchina: Kujovic, Alvaro, Courtois, Tommasi.
Athletic Bilbao (4-4-2): Iraizoz 6,5; Iraola 6, Aitor Ocio 6, Amorebieta 6, Del Horno 6; Susaeta 6 (dal 62’ Cuéllar s.v.), Murillo 5 (dal 57’Muñoz s.v.), Javi Martinez 5,5, David Lopez 6; Aduriz 7, Llorente 5,5 (dal 77’ Vélez s.v.).
In panchina: Aranzubia, Ustaritz, Etxeberria, Tiko.

Gol: Aduriz 8’ (A); Aduriz 72’ (A); Riganò 77’ (L).
Arbitro: Teixeira Vitienes. Ammoniti: Cirillo, Berson, Rigano, Pedro Leon e Geijo per il Levante; Iraola e Susaeta per l’ Athletic. Espulsi: Amorebieta (doppia ammonizione) per l’ Athletic.

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domenica, settembre 02, 2007

SECONDA GIORNATA: Levante-Murcia 0-0

Partita dai contenuti tecnici spregevoli, vero trionfo dello sbadiglio: contento il Murcia per il punto, delusione per un Levante cha fa una fatica inumana a creare palle-gol e che sembra presentare già sin troppe carte in regola per la Segunda.
Lucas Alcaraz, si sa, non è proprio un patito del calcio offensivo: il suo Murcia bada al sodo, difende basso e tiene sempre almeno sei uomini bloccati per non concedere mai la profondità e la possibilità di agire in contropiede all’ avversario, rendendone difficile l’ impostazione del gioco già col pressing di Ivan Alonso sui difensori. In fase di possesso, i terzini non accompagnano mai l’ azione, così preferibilmente si salta il centrocampo per andare a cercare direttamente le torri Baiano e Ivan Alonso (quest’ ultimo non un marcantonio, ma dalla notevole elevazione) oppure si cerca il contropiede veloce con Regueiro.
Il possesso-palla e il peso della partita dovrebbero spettare al Levante, ma qui, ragazzi miei, siamo veramente negli abissi del calcio: Berson non esce e non uscirà mai dal suo lentissimo grigiore, Tommasi sappiamo che è quasi esclusivamente generosità, Savio è impotente e l’ esordiente Riganò è isolato al centro dell’ attacco, totalmente privato dei rifornimenti. Così, pur nel piattume globale, sono gli ospiti a dare nel primo tempo una sensazione di controllo nettamente maggiore, avvicinandosi al gol con un tiro sottomisura di Baiano sventato benissimo da Storari.
Nel secondo tempo Abel prova a dare più mobilità con Geijo e successivamente esplosività alla fascia destra con Ettien (Juanma passa a fare il terzino destro) e idee in mezzo al campo con Viqueira, ma al di là della buona volontà e della grinta, la sterilità rimane un dato insuperabile. Il Murcia cala, perde progressivamente ogni slancio offensivo, leva Baiano e finisce con l’ accontentarsi del punticino.

I MIGLIORI: Bene la coppia di centrali del Murcia: Mejia sempre concentrato, César Arzo sicuro e pure elegante sul centro-sinistra della difesa. Pablo Garcia leader del centrocampo, pare tornato quello dei tempi dell’ Osasuna.
Storari spettacolarizza un po’ ogni intervento, ma è indubbiamente reattivo. Generoso e volenteroso ingresso quello di Geijo, prova perlomeno a proporsi e a muoversi sul fronte d’ attacco, tra l’ altro con non disprezzabili giocate nello stretto, a dispetto del fisico slanciato.
I PEGGIORI: Riga gira a vuoto per tutti i novanta minuti, De Lucas insipido.


Levante (4-4-2): Storari 6,5; Descarga 5,5 (dal 59’ Ettien 5,5), Alvaro 6, Cirillo 6, David 6; Juanma 6, Tommasi 5,5 (dal 68’ Viqueira s.v.), Berson 5,5, Savio 5,5; Riga 5, Riganò 5 (dal 45’ Geijo 6,5).
In panchina: Kujovic, Rubiales, Serrano, Javi Fuego.
Murcia (4-4-2): Notario 6; Curro Torres 6, Mejia 6,5, César Arzo 6,5, Peña 6; De Lucas 5,5 (dal 93’ Pignol s.v.), Richi 6, Pablo Garcia 6,5, Regueiro 6,5 (dal 90’ Jofre s.v.); Ivan Alonso 6, Baiano 6 (dal 70’ Goitom s.v.).
In panchina: Alvaro, Ochoa, Abel, Gallardo.

Arbitro: Paradas Romero, (Colegio andaluz). Amonestó a Tommasi (11') y Descarga (36'), Peña (68'), Arzo (75'), Cirillo (76') y Geijo (79')
Incidencias: Ciutat de València. Unos 12.800 espectadores presenciaron el partido entre el Levante y el Murcia. Sentido homenaje al recientemente fallecido Antonio Puerta. Los dos equipos salieron al césped con la camiseta del sevillista y se guardó un sentido minuto de silencio en honor del lateral izquierdo.

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giovedì, giugno 28, 2007

Bilancio finale Liga 2006-2007: le altre squadre/1


Sevilla

Stagione storica, esaltante, doppietta in Coppa Uefa, vittoria in Coppa del Re e in corsa fino all’ ultimo per la Liga, corsa nella quale il Sevilla si è piazzato terzo sia per il fisiologico calo atletico e mentale accusato nella parte finale della stagione, sia per non aver ancora mostrato quella maturità necessaria per isolarsi in testa alla classifica quando arriva l’ opportunità giusta, vedi sconfitte decisamente clamorose come quella casalinga col Mallorca e quella di Tarragona. Ma, del resto, l’ obiettivo era continuare la crescita e centrare la Champions, ed è stato centrato in maniera rotonda, la lotta per la Liga è stata un succulento fuoriprogramma.
Cosa non si può non dire di buono su Juande Ramos: sotto la sua guida sapiente (eccellente il turnover che, sfruttando il perfetto assortimento della rosa, ha permesso di tenere la squadra su tre fronti, fatto unico nel calcio europeo di questa stagione) il Sevilla è diventato una squadra eccezionalmente completa ed equilibrata fra le varie fasi del gioco: compatta e aggressiva in fase di non possesso, lavoro avviato nella più che mai proficua gestione-Caparros, straordinariamente ambiziosa e varia nel repertorio in quella offensiva. Una valanga che si abbatte sull’ avversario con una velocità e una verticalità uniche non solo nel panorama spagnolo, che predilige il contropiede ma sa anche cingere d’ assedio l’ avversario sin dal secondo successivo al fischio d’ inizio, fino a quando non riesce ad ottenere quello che vuole, ed è raro che non sappia cosa vuole. Oscar alla Miglior Squadra, per distacco. Voto: 9.

Punti: 71 (terzo posto, preliminari di Champions). Vittorie: 21. Pareggi: 8. Sconfitte: 9.
Gol fatti: 64 (terzo attacco). Gol subiti: 35 (seconda difesa dopo Barça e Getafe). Class. Marcatori: Kanouté 21 gol; Luis Fabiano 10; Kerzhakov 5. Class. Assist: Daniel Alves 11; Jesus Navas 5; Kanouté 4.
Formazione tipo (4-4-2): Palop; Daniel Alves, Javi Navarro, Escudé, Dragutinovic (David, Puerta); Jesus Navas, Poulsen, Renato (Maresca, Martì), Adriano (Puerta); Kanouté, Luis Fabiano (Kerzhakov). Allenatore: Juande Ramos.

PROMOSSI: Tre colonne hanno retto questo Sevilla: Daniel Alves, Poulsen e Kanouté. A parte l’ evidente calo di forma dell’ ultimo mese, assistere alle partite di Alves è stato come sfogliare un’ enciclopedia. Il suo calcio fuori dagli schemi, inserito in un meccanismo perfettamente oliato, è stato la trascinante variabile impazzita del gioco degli andalusi. Il brasiliano ha potuto godere della massima libertà di espressione grazie alla presenza di un equilibratore come Poulsen, innesto estivo pesante e decisivo.
Kanouté invece ha sorpreso tutti, non chi ne stimava già il mix di forza fisica, eleganza ed altruismo, ma sicuramente chi, suffragato dalle cifre di tutta la sua carriera, non ce lo vedeva proprio nei panni di sfondareti. Invece è stata un’ annata di grazia, non solo per l’ impagabile lavoro di trait d’ union fra attacco e centrocampo, ma anche per i tantissimi gol. Giustissimo che, in coincidenza con la dichiarata volontà di Kanouté di tornare in Inghilterra, la società voglia monetizzare quest’ estate l’ exploit del 30enne maliano.
L’ eroe vero della stagione però è stato Palop, spintosi ben al di là della normalità con il gol di Donetsk e con la prestazione mostruosa della finale di Coppa Uefa. Oltre a questo, un portiere completo e dalle sbavature che si contano sulle dita di una mano. Impeccabile anche Javi Navarro, assai convincente Dragutinovic centrale nel finale di stagione.
Adriano, anche per i ricorrenti acciacchi, non ha avuto la continuità desiderata, ma ha saputo essere devastante come suo costume in una buona serie di occasioni. Puerta è stata la novità più piacevole della stagione, un più che mai intrigante cocktail di dinamismo, diligenza tattica e notevole raffinatezza tecnica.
GIUDIZIO IN SOSPESO: Gran talento Jesus Navas, ma le sue pause son esageratamente prolungate: inafferrabile ad inizio stagione, poi mesi senza saltare l’ uomo (esattamente come l’ anno passato), infine partecipazione determinante (alla pari con l’ espulsione di Moisés) nella finale Uefa. Lo stesso Renato, su grandi livelli nei primi mesi, ha avuto un evidentissimo calo nella seconda parte della temporada.
Luis Fabiano: qualità indiscutibili, ma troppo troppo alterno, distante e “freddo”. Chevanton, acquisto avallato molto più da Monchi che da Juande Ramos, ha pagato un inizio in salita per l’ infortunio e ha faticato ad inserirsi, mostrando comunque cose promettenti nella parte finale, soprattutto il gol-qualificazione a Donetsk. Assaggi di Kerzhakov: assaggi indubbiamente sfiziosi per un attaccante versatile e dal repertorio tecnico-tattico completo, probabilmente il protagonista annunciato della prossima stagione.
Chi di protagonismo ne ha assunto pochissimo è stato Hinkel, il quale, acquistato per tappare la prevista cessione di Alves, si è visto invece, rimasto ed esploso il brasiliano, inevitabilmente costretto a un ruolo di rincalzo, compitino e nulla più. Probabile però che possa trovare più spazio, anche indipendentemente dalla cessione di Alves, nelle gare più tattiche della prossima, eventuale, Champions.
BOCCIATI: Duda, in secondo anzi terzo piano nella rosa, ha confermato il sospetto di non essere all’ altezza di certe ambizioni.


Recreativo Huelva

In una stagione dallo scadentissimo livello di gioco generale, il Recre è stata delle poche note liete, una boccata d’ aria fresca. Marcelino è riuscito a dare un’ organizzazione eccellente ad una squadra assemblata in fretta e furia perlopiù con prestiti, una squadra che si è segnalata per il suo gioco piacevole e mai rinunciatario, basato su tocchi di prima, passaggi nello spazio e una mobilità davvero eccezionale dalla trequarti in su, con l’ attacco più veloce di tutta la Liga, quello composto da Uche e Sinama Pongolle, a farla da padrone in campo aperto. Magari, nonostante i meccanismi ad orologeria del 4-4-2 (da manuale il pressing e i raddoppi sul portatore di palla già nella trequarti avversaria), non è risultata sempre irreprensibile la difesa, in sofferenza sulle palle alte e tendente ad imbarcare un po’ troppi gol in determinate partite.
Dopo una stagione straordinaria, sogno Uefa sfiorato e impresa del Bernabeu come fiore all’ occhiello, bisognerà però ricominciare tutto da capo l’ anno prossimo: Marcelino ha firmato col Racing, Viqueira, Mario, Uche e forse Cazorla se ne andranno, e il budget rimane fra i più striminziti del campionato. Voto: 8.

Punti: 54 (ottavo posto). Vittorie: 15. Pareggi: 9. Sconfitte: 14.
Gol fatti: 54. Gol subiti: 52. Classifica marcatori: Sinama Pongolle 12 gol; Uche 9; Javi Guerrero 6. Assist: Cazorla 5; Aitor 5; Uche 5.
Formazione tipo (4-4-2): Lopez Vallejo; Merino (Edu Moya), Beto (Pablo Amo), Mario, Poli (Dani Bautista); Cazorla (Juanma), Barber (Viqueira), Jesus Vazquez, Aitor; Sinama Pongolle, Uche. Allenatore: Marcelino.

PROMOSSI: Grande acquisto Sinama Pongolle, che ha scacciato via i timori sul suo eventuale apporto relizzativo. Grande velocità, si smarca con movimenti sempre intelligenti. Almeno lui, riscattato dal Liverpool, rimarrà l’ anno prossimo: buona notizia. Il suo “gemello”, Ikechukwu Uche, ha avuto un rendimento sicuramente più irregolare, ma ha fatto trasparire tutto lo splendore di un estro che prossimamente potrebbe renderlo una delle stelle assolute della Liga. Deve però maturare tatticamente.
Chi è stato forse il miglior giocatore di questo Recre, oltrechè una delle più piacevoli rivelazioni di questo campionato, è stato però Santi Cazorla, folletto inarrestabile tanto a destra quanto a sinistra, giocatore chiave per Marcelino coi suoi tagli fra le linee. Ottimo rendimento per Mario, centrale di difesa pienamente rilanciatosi dopo i fugaci e impalpabili trascorsi al Barça: tosto e concentrato, bravo nell’ anticipo e rapido negli spostamenti, il Getafe, con una scelta intelligente, ha individuato in lui il sostituto di Alexis. Molto continuo ed efficace anche Jesus Vazquez a centrocampo, peraltro non privo di discreto illuminazioni nel suo lavoro sporco.
GIUDIZIO IN SOSPESO: Che peccato Viqueira… Mostruoso girone d’ andata, geniale come pochi altri nell’ innescare gli attaccanti, quel tocco in più che rendeva il Recre così speciale. Poi, una querelle con la società in cui lui ci ha fatto una bruttissima figura, e che lo ha allontanato dalla squadra nella parte finale del campionato.


Deportivo

Joaquin Caparros se ne va, mai troppo amato dall’ ambiente. Onestamente però era difficile ottenere di più di due tranquilli piazzamenti a metà classifica per chi in questo biennio ha avuto sulle sue spalle l’ arduo e necessario onere di traghettare il Deportivo dall’ epoca del SuperDepor a quella del MiniDepor. In mani poco esperte, la transizione poteva rivelarsi ben più catastrofica…
Al di là delle premature esaltazioni di inizio stagione per il “Deportivo dei giovani”, il materiale non era certo di prim’ ordine. Una squadra che ha volato rasoterra, senza lampi, senza creatività, sia per il difensivismo del suo tecnico che per le carenze dell’ organico (solo l’ eterno infortunato Valeron, a rischio carriera, e l’ acerbo Verdù guardano più in là del proprio naso), terribilmente sterile in attacco, ancora di più per l’ indisponibilità dell’ acquisto estivo Bodipo, infortunato per quasi tutta la stagione.
Le uniche armi, spremute fino all’ ultima goccia, sono state così la validissima organizzazione difensiva (nonostante i gol presi non siano stati pochi), l’ intensità di gioco e le azioni da calcio piazzato, l’ unica risorsa offensiva nella maggior parte dei casi. Voto: 6.

Punti: 47 (tredicesimo posto). Vittorie: 12. Pareggi: 11. Sconfitte: 15.
Gol fatti: 32 (peggior attacco assieme alla Real Sociedad) Gol subiti: 45. Marcatori: Arizmendi 5 gol; Juan Rodriguez 4; Capdevila 4. Assist: Riki 3; Arizmendi 3; Taborda 2.
Formazione tipo (4-2-3-1): Aouate; Coloccini (Manuel Pablo), Lopo, Andrade, Capdevila; Sergio, De Guzman (Duscher); Estoyanoff, Juan Rodriguez (Verdù), Cristian; Arizmendi. Allenatore: Joaquin Caparros.

PROMOSSI: Buonissimo acquisto Lopo, che è stato premiato anche con la convocazione in nazionale nela sfida contro la Romania. Estremamente convincente era stato anche Arbeloa, poi ceduto al Liverpool a Gennaio. Molto meglio da centrale, il suo vero ruolo, piuttosto che da terzino destro, dove è stato impiegato soltanto in funzione esclusivamente difensiva, come quando ha marcato, e bene, Ronaldinho. Fatto da tenere ben presente questo quando lo si vede storpiare i cross in quel di Anfield.
Anche se resta un giocatore di caratura molto modesta, De Guzman si è meritato il posto da titolare a centrocampo, dove ha sfacchinato parecchio. Inizialmente trascurato da Caparros, si è fatto strada anche Estoyanoff, mai troppo continuo, ma perlomeno uno dei pochi in grado di vivacizzare un panorama così triste coi suoi dribbling (devastante lo spezzone in casa contro il Barça, la sua miglior prestazione della stagione). Una sicurezza Aouate.
GIUDIZIO IN SOSPESO: Arizmendi, chiariamolo un po’ quest’ equivoco: immeritatamente convocato in nazionale, si son sentiti sin troppi elogi per lui, in una sorta di allucinazione collettiva che coglie i critici non appena assistono al miracolo di un attaccante alto un metro e novanta in grado di mettere giù bene qualche pallone (addirittura si è sentito un commentatore di Sky paragonarlo ad Ibrahimovic…). Si dice che faccia tanto movimento, ma la maggior parte è movimento a vuoto, poi ha i piedi storti, poca forza fisica, un gioco aereo mediocre e un fiuto del gol inesistente. Vi basta?
Così così i due giovanotti venuti da La Masia: Cristian tecnico ma alla fin fine fumosetto e inconsistente, Verdù con potenzialità di rifinitore assai interessanti, ma ancora troppo timido e discontinuo. Barragan era partito a spron battuto, con le sue sovrapposizioni scatenate, ma i limiti nella fase difensiva hanno presto convinto il prudentissimo Caparros (che non a caso quando era al Sevilla impiegava Alves quasi esclusivamente come esterno di centrocampo) a relegarlo in panchina o tutt’ al più in un ruolo di esterno di centrocampo che non gli si addice proprio (non ha qualità tecnica nell’ uno contro uno, è necessario che arrivi in corsa dalle retrovie per sfondare). Non convince Filipe, talento assai quotato a suo tempo: da esterno di centrocampo non incide, mentre da terzino, dove Caparros raramente lo ha impiegato (per gli stessi motivi di Barragan e Alves), tende a portare troppo palla.
Adrian ci ha fatto venire l’ acquolina in bocca, la prossima stagione ne saggeremo gli eventuali e auspicabili progressi.
BOCCIATI: Riki, acquisto forte dell’ estate, è stato la delusione maggiore: pochissimi gol, tante prestazioni insufficienti e i soliti tarli della testardaggine e dell’ individualismo. Anche Juan Rodriguez (impiegato spesso nel ruolo più che mai ambiguo di trequartista) poco ha fatto. Infine si nota chiaramente che la parabola di Sergio è nella sua fase discendente.



Racing Santander

Assieme al Recreativo stramerita un Oscar, per il tantissimo che ha ottenuto in rapporto ai limitati mezzi di partenza. La Uefa non è arrivata, c’è stato un calo evidente nel finale, ma ciò non rovina la stagione probabilmente migliore in tutta la storia del club. Stagione partita in salita, con Portugal che solo con la vittoria di Pamplona alla quinta giornata ha salvato una panchina sul punto di saltare, poi un assestamento e uno strepitoso exploit nella prima parte del girone d’ andata, mentre il calo finale era nella natura delle cose.
Su un’ ossatura a mio avviso già ben strutturata la stagione passata da Manolo Preciado, cioè un 4-4-2 molto quadrato, cortissimo ed aggressivo nel pressing a metacampo, Portugal (che l’ anno prossima ingrosserà i quadri dirigenziali del Real Madrid: al suo posto il grande talento Marcelino, convinto dalla stabilità dell’ ambiente racinguista) ha avuto la fortuna di poter aggiungere la coppia-gol più celebre della Liga, ovvero Zigic-Munitis, un duo proverbiale nella sua composizione, coi centimetri del serbo abbinati ai guizzi del bassotto di casa in una miscela che ha permesso finalmente la più ampia varietà di soluzioni offensive a un Racing che proprio nel reparto offensivo aveva il suo limite maggiore prima dell’ ingaggio di Zigic, in un campionato come la Liga dove per sopravvivere non basta il solo ordine tattico.
Una squadra non certo indimenticabile per qualità, ma perfettamente compensata nei suoi reparti: in Spagna si utilizza una formula molto efficace per descrivere le squadre come questo Racing: “un equipo que sabe a lo que juega”, “sa a cosa gioca”, e questa è la cosa più importante, una bussola indispensabile. Voto: 7,5.

Punti: 50 (decimo posto). Vittorie: 12. Pareggi: 14. Sconfitte: 12.
Gol fatti: 42 Gol subiti: 48. Marcatori: Zigic 11 gol; Garay 10; Munitis 4. Assist: Munitis 10; Zigic 5; Cristian Alvarez 4.
Formazione tipo (4-4-2): Tono; Pinillos, Rubén Gonzalez, Garay, Oriol (Cristian Fernandez); Scaloni (Cristian Alvarez, Balboa), Vitolo, Colsa, Serrano; Munitis, Zigic. Allenatore: Miguel Angel Portugal.

PROMOSSI: Di Zigic e Munitis si è detto e ridetto tutto il possibile, passiamo quindi a Ezequiel Garay, perla argentina della difesa propostosi con personalità non comune e un destro superbo tanto nei cambi di gioco come nei calci piazzati (rigorista designato, ha raccolto un bottino notevole). Portugal a inizio stagione aveva qualche dubbio a gettarlo nella mischia, qualche mese dopo è arrivata la convocazione in nazionale. Pezzo pregiato del mercato futuro (anche se non ho potuto vederlo con la dovuta assiduità per fare completamente mio questo giudizio).
Se l’ affidabilità del Racing è risultata così elevata, una parte del merito va anche alla coppia di centrocampo Colsa-Vitolo, lavoratori come ce ne sono pochi. Del secondo in particolare mi impressiona la continuità d’ azione in mediana, tranquillamente spendibile anche in contesti più ambiziosi (magari anche come rincalzo pronto all’ uso in una squadra di vertice.
GIUDIZIO IN SOSPESO: Balboa, ancora un po’ estemporaneo ma indubbiamente talentuoso, è un prospetto molto interessante, potenzialmente devastante la sua velocità sulla destra. Pare poi che con l’ addio di Beckham possa tornare alla casa madre madridista l’ anno prossimo.
BOCCIATI: Rappresenta una nota di ulteriore merito per il Racing aver disputato la stagione che ha disputato con uno come Tono fra i pali, davvero il portiere più scarso della Liga (chiedete un po’ ad Eto’o e Raul, tanto per fare un esempio).



Espanyol

Comunque, una stagione di cui andare orgogliosi. Innanzitutto per la meravigliosa quanto sfortunata cavalcata in Uefa, poi per la convinta valorizzazione della cantera (5 prodotti locali nella formazione-tipo: Chica, Jarque, Torrejon, Moisés e Tamudo, più il talismano Coro e i volti nuovi Angel, Julian, Serran e Palanca, che hanno già assaggiato la prima squadra), perfettamente in linea con la recente tradizione.
Txingurri Valverde, in bilico ad inizio stagione, dopo gli stenti delle prime giornate ha infine trovato la quadratura del cerchio, trovando posto contemporaneamente fra i titolari a De La Pena, Rufete, Riera e alla coppia d’oro Luis Garcia-Tamudo, assicurando al tempo stesso solidi equilibri difensivi. Squadra corta e ottimamente organizzata (uno dei migliori Valverde nel disporre le linee di difesa e centrocampo: non mancano mai i raddoppi, sia sulle fasce che al centro), con un’ azione di rimessa con pochi rivali, per qualità ed imprevedibilità, nell’ ambito nazionale. Possibili ed auspicabili ulteriori progressi nella prossima stagione. Voto: 7.

Punti: 49 (dodicesimo posto). Vittorie: 12. Pareggi: 13. Sconfitte: 13.
Gol fatti: 46. Gol subiti: 53. Marcatori: Tamudo 15 gol; Luis Garcia 10; Pandiani 7. Assist: Luis Garcia 7; Rufete 6; De la Pena 4.
Formazione tipo (4-4-1-1): Kameni; Zabaleta (Lacruz), Torrejon (Lacruz), Jarque, Chica (David Garcia); Rufete (Coro), Moisés, De La Pena, Riera; Luis Garcia (Pandiani); Tamudo. Allenatore: Ernesto Valverde.

PROMOSSI: De La Pena finalmente ha trovato una collocazione stabile e che ne esalti il rendimento. Al centro del gioco, con libertà d’ azione e ampie opzioni di passaggio. Decisivo per assicurare gli equilibri di Valverde è stato però l’ innesto di Moisés Hurtado, l’ uomo chiave della stagione: ormai centrocampista difensivo in pianta stabile, l’ immagine della sobrietà e dell’ efficacia.
Tutte note positive in attacco: Tamudo sempre più bandiera ( gol, cannoniere di tutti i tempi), Luis Garcia seconda punta completa (e convocata pure da Aragonés), Pandiani miglior dodicesimo uomo possibile, grande protagonista delle notti di Uefa, competizione della quale si è laureato capocannoniere con 11 gol. C’è grande gioia poi, per il recupero di un talento vero come Riera, che l’ anno scorso era stato costretto ad emigrare da un Lotina che, pensate un po’, gli preferiva Jofre…
Splendida stagione di Jarque al centro della difesa, al suo fianco lieta novella Torrejon, corpulento ma tutt’ altro che pachidermico. Grinta e quantità da Zabaleta, che Valverde ha deciso di impiegare da terzino destro (a cambiargli ruolo continuamente un giocatore non capisce più niente), Iraizoz eroe di Coppa.
GIUDIZIO IN SOSPESO: Jonatas, la grande sfida per la prossima stagione. Ha fatto la spola fra Spagna e Brasile per vari problemi calcistici ed extra-calcistici, ha faticato ad inserirsi e a trovare un posto fra i titolari con l’ assestamento del Triangolo Magico De La Pena-Tamudo-Luis Garcia, ma qualche sprazzo di assoluta qualità l’ ha fatto intravedere (l’ ultimo il gol del 2-2 nella finale di Glasgow). Se Valverde l’anno prossimo riuscirà a ritargliargli spazio senza compromettere gli equilibri già raggiunti, l’ Espanyol potrà fare un ulteriore, importante salto di qualità.
Indiscutibile l’ applicazione e la generosità di Chica, molto discutibili le sue qualità.
BOCCIATI: Edoardo Costa, promessa da troppo tempo non mantenuta.



Levante

Sorprendente e meritevole stagione. In sede di pronostico, la ritenevo l’ ultima ruota del carro, dato che mi erano parsi assai poco convincenti tutti quegli acquisti di qualità non eccelsa e perlopiù tendenti alla terza età calcistica (politica a doppio taglio già confermata dai primi acquisti per il 2007-2008: Savio e David Castedo, mitica bandiera del Sevilla). Lopez Caro non stava facendo proprio dei disastri, ma la prevedibile parabola discendente imboccata dal Levante si era fatta ormai evidente. Via quindi l’ ex tecnico madridista, dentro Abel Resino, che si è rivelato l’ uomo della svolta, decisivo per questa brillante salvezza.
Arrivato con le idee chiarissime, sbandierate in interviste in cui si proclamava sacchiano convinto, Abel ha tradotto con successo le parole in fatti: inizialmente la sua difesa altissima pareva inquietante, ma i meccanismi presto si sono affinati, ed il Levante, a fronte di un tasso tecnico piuttosto basso (tre passaggi di fila, un’ impresa storica), è diventato una delle squadre tatticamente più indigeribili della Liga, pressing intensissimo e falli tattici ripetuti (è la squadra in testa a questa classifica). Sarei curioso davvero di vedere le idee di Abel applicate da una rosa di qualità superiore. Intanto, riconfermato per la prossima stagione, spera di poter contribuire all’ agognata stabilizzazione del Levante nel calcio di Primera. Voto: 7.

Punti: 42 (quindicesimo). Vittorie: 10. Pareggi: 12. Sconfitte: 16.
Gol fatti: 37. Gol subiti: 53. Class. Marcatori: Riga 9 gol; Kapo 5; Salva 4. Class. Assist: Salva 5; Ettien 3; Kapo 2.
Formazione tipo (4-4-2): Molina; Descarga, Alvaro, Alexis, Rubiales; Ettien, Camacho (Berson), Tommasi, Kapo (Courtois, Robert); Riga, Salva (Reggi). Allenatori: Lopez Caro, poi Abel Resino.

PROMOSSI: Mustapha Riga l’ uomo salvezza, decisivo nella fase finale della stagione, quando è riuscito anche ad aggiustare la mira in zona-gol in aggiunta al suo generosissimo dinamismo su tutto il fronte-offensivo (punta ma anche esterno destro di centrocampo). Una mano importantissima gliel’ ha data Salva, acquisto invernale determinante per dare peso (e molto mestiere: parliamo di una vecchia volpe) a un attacco assolutamente inconsistente nella prima parte di stagione.
Prezioso si è rivelato alla lunga anche il nostro Tommasi: poco considerato da Lopez Caro, è diventato inamovibile per Abel, al centro nel 4-4-2 o da finto trequartista (questo passava il convento) quando il modulo diventava un più coperto 4-2-3-1. Il capitano Descarga (e anche Diego Camacho) hanno incarnato invece l’ anima combattiva della squadra, mentre Alvaro si conferma da più di un lustro valore sicuro della Liga. Pur senza grande continuità, Kapo ed Ettien (prediletto più da Lopez Caro che da Abel), son stati indubbiamente gli elementi più destabilizzanti dalla trequarti in su.
BOCCIATI: Non mi aveva convinto per niente la campagna acquisti estiva, e non è che abbia avuto completamente torto: Salva è arrivato in corsa per riparare all’ inconsistenza di Meyong Zé, Luyindula (scappato a Gennaio, triste per una promessa a suo tempo molto acclamata) e anche Nino, atttaccante di categoria, beninteso che si parla della Segunda Division. Inconsistente Robert, giocatore che ho sempre fatto una certa fatica a sopportare, dimenticati e dimenticabili Zé Maria e Dehu.



Gimnàstic de Tarragona

Era la mia scommessa ad inizio stagione, l’ ho persa malamente. La vittoria al Montjuic della prima giornata pareva annunciare grandi sorprese, ma è stata solo un’ illusione. Affossatosi in un disastroso girone d’ andata, il Nàstic ha provato a risollevarsi col cambio di allenatore (da Luis César, artefice della promozione, al navigato Paco Flores, in pessimi rapporti con la stampa locale), ma a parte un illusorio tentativo di rimonta, con tanto di vittoria prestigiosa sul Sevilla, è sembrato andare incontro al suo destino con eccessiva rassegnazione (disarmante la sconfitta in trasferta col Levante, quando di fronte all’ ultima occasione per giocarsi la salvezza, i catalani hanno ceduto all’ avversario con desolante passività). In mezzo, un pubblico che ha vissuto già come un trionfo la promozione in Primera, giocatori che vanno e vengono nella finestra di mercato invernale e una società nel pallone più totale, con tre presidenti in una stessa stagione e un tira e molla con le autorità municipali.
Sul piano del gioco, si è visto sicuramente di peggio in questa Liga (soprattutto quando Flores è passato da un 4-1-4-1 troppo bloccato a un 4-2-3-1 meglio bilanciato sul piano offensivo), ma a conti fatti il Nàstic è risultato una squadra sin troppo leggera per poter competere seriamente: disastrosa e deconcentrata in difesa (squadra più bucata della Liga con ben gol al passivo), sterile in attacco, al di là del grande girone di ritorno di Portillo. Voto: 4.

Punti: 28 (ultima classificata). Vittorie: 7. Pareggi: 7. Sconfitte: 24.
Gol fatti: 34 (secondo peggior attacco dopo Deportivo e Real Sociedad) Gol subiti: 69 (peggior difesa). Marcatori: Portillo 11 gol; Rubén Castro 4; Campano 3. Assist: Campano 4; Abel Buades 3; Cuéllar 2.
Formazione tipo (4-2-3-1): Bizarri (Rubén Pérez); Calvo, César Navas, Matellan (David Garcia), Mingo; Morales (Generelo), Chabaud; Campano (David Cuéllar), Pinilla (Irurzun), Portillo; Rubén Castro. Allenatori: Luis César Sampedro, poi Paco Flores.

PROMOSSI: Dopo un girone d’ andata di mutismo assoluto, Portillo ha sicuramente rilanciato le sue azioni nel ritorno, con gol, nonostante non sia sempre stato impiegato nel suo ruolo preferito (Flores lo ha adattato ad esterno di centrocampo nel suo 4-2-3-1, modulo all’ interno del quale Portillo risulta abbastanza difficile da collocare, dato che non è neppure una prima punta classica). Se taglia definitivamente i legami col Real Madrid, “Porti-gol” può spiccare il salto, magari ripartendo l’ anno prossimo da una tranquilla realtà di metà classifica (parrebbe molto vicino all’ Osasuna, dove formerebbe una stuzzicante coppia tutta merengue con Soldado, peraltro ben assortita sulla carta).
In quel vano tentativo di rimonta di cui si è parlato, ha brillato tutto il savoir faire calcistico del 37enne Antonio Pinilla, bravissimo a fare sempre la cosa più appropriata sulla trequarti. Anche il Pampa Calvo, arrivato a Gennaio dal Boca, è stato sicuramente un acquisto azzeccato, seppure tardivo. Più che dignitoso l’ apporto sugli esterni sia di Campano che di David Cuéllar.
BOCCIATI: Makukula, scommessa fallita. Tenuto ai margini dagli infortuni nella sua esperienza al Sevilla, il Nàstic era una grande occasione per rilanciarsi, ma il gigante congolese non ha dato il peso che ci si aspettava all’ attacco, finendo ben presto relegato ai margini, scavalcato dalla cavalleria leggera Portillo-Rubén Castro.
Pessimo Matellan al centro della difesa, deludente il giovane terzino destro Ruz, protagonista l’ anno della promozione e finito molto presto in panchina. Ci si aspettava di più sia da Generelo che da Merino (promessa mai mantenuta), che potevano dare molto di più in termini di qualità a un centrocampo consegnato infine a un doble pivote assai povero qualitativamente come quello composto da Morales e Chabaud.
GIUDIZIO IN SOSPESO: Caceres è passato come una meteora dalle parti di Tarragona: il paraguaiano, difensore centrale di indiscusso spessore internazionale, ha cominciato la stagione in ritardo per poi scappare in Messico a Gennaio, senza di fatto lasciare tracce. Un altro oggetto misterioso è stato Gil, il più intrigante degli acquisti estivi per chi se lo ricordava affetto da grave dribblomania ai tempi del Corinthians, ma fra acciacchi fisici, panchine e spezzoni insignificanti, ha vissuto una stagione più che altro da turista.

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