venerdì, febbraio 29, 2008

Speciale Sevilla.

Dopo lo speciale Espanyol, nuova collaborazione con Antonio Giusto di "Calcio d' Angolo". Vi lascio il link alla pagina di Sportbeat che ospita ciò che troverete anche qui di seguito, ovvero una mia analisi del Sevilla e un profilo di Luis Fabiano scritto da Antonio. Buona lettura.

Gli sviluppi accidentati della stagione in corso hanno rappresentato la sfida più ardua possibile per la dirigenza del Sevilla Futbol Club, negli ultimi anni dedita a pianificare con grande minuzia le tappe della progressiva ascesa di questo club nell’ èlite del calcio spagnolo ed europeo. Il primo imprevisto, a fine Agosto, quello più tragico e inaccettabile, la morte di Antonio Puerta, trascende inevitabilmente ogni considerazione legata al gioco, essendo un fatto che segnerà per sempre la memoria di tutti; a fine Ottobre, la fuga, veramente sconcertante nei tempi e nei modi, di Juande Ramos; infine, come filo conduttore di tutta una stagione, una serie impressionante di infortuni che ha scientificamente debilitato il reparto difensivo, specie con l’ assenza del capitano Javi Navarro, uomo-chiave nella guida della linea arretrata.
Ma, seppure tra tante difficoltà, un’ altalena di risultati e un’ evidente involuzione di gioco, il Sevilla non ha ceduto, poiché mantiene un nucleo, un progetto, un’ identità che prescindono dalle contingenze. Sembra infatti evidente la ripresa della squadra, lanciata verso la zona-Champions dopo lo strepitoso 5-0 casalingo al Zaragoza, anche se ancora attesa dal delicatissimo ritorno col Fenerbahçe, incrocio-chiave nella stagione: non pochi pensano che, passata questa, il Sevilla potrebbe davvero diventare la mina vagante della situazione, considerata l’ abilità degli andalusi nelle eliminatorie in due partite, testimoniata dalle due vittorie consecutive in Uefa.

Improvvisamente incaricato dell’ eredità di Juande Ramos, al timone si è trovato Manolo Jiménez: 44enne bandiera del club (recordman di presenze in Primera da giocatore), sette anni eccellenti alla guida della squadra B (dalla quale questo Sevilla ha tratto una delle basi fondamentali del suo progetto, i giovani), catapultato in prima squadra ha già avuto le sue buone critiche, critiche comunque mitigate dal suo provato e indiscutibile attaccamento ai colori del club.
Lo si è accusato di scarsa personalità, di una certa rigidità e di difensivismo… da parte mia possono essere discutibili la sua gestione della rosa (Juande era famoso per il suo turnover, Manolo praticamente non esce da quegli 11-14 giocatori: questo ha motivato un giocatore come Luis Fabiano, che non aveva mai sentito tanta fiducia attorno a sé, ma ne ha depresso altri che finiscono col sentirsi inutili alla causa e magari cambiano pure aria, vedi Kerzhakov. Bisogna inoltre vedere come questa politica inciderà sulle condizioni atletiche della squadra a fine stagione) e qualche ritardo o imprecisione nella lettura degli sviluppi del match (tipo l’ 1-1 casalingo nella Liga col Barça), ma non si può certo ricostruire una sua volontà di stravolgere la filosofia di gioco della squadra, essendo la sua gestione improntata, come logico, alla continuità.
Oltrettutto è ben difficile stabilire quanta parte degli alti e bassi del Sevilla in questa stagione sia da attribuire a sue precise responsabilità e quanto invece abbia fatto parte di una tendenza fisiologica intrinseca all’ organico e già peraltro intravista nell’ ultima fase della gestione-Juande.

Facendo un raffronto con la passata stagione, oltre al dato più evidente, e cioè che il Sevilla alla venticinquesima giornata della scorsa Liga si trovava primo in classifica mentre ora è quinto, si nota che la vera differenza risiede nel numero di gol subiti, da 23 a 33. Proprio dalla difesa, anzi dalla fase difensiva nel suo complesso, bisogna partire per analizzare i problemi attraversati dagli andalusi in questa stagione.
Il Sevilla ha accusato non di rado problemi di distanza fra i reparti: in particolare la difesa, spesso rimaneggiata e mai definita stabilmente nei suoi componenti a causa degli infortuni, priva dell’ importante leader di reparto Javi Navarro, non ha mostrato un sincronismo ideale coi movimenti del centrocampo, non accorciando e accompagnando quando questo alzava il pressing e quindi creando spazi invitanti fra le linee per gli avversari, che hanno potuto approfittare in più di un’ occasione di questa situazione andando a segno con incursioni dalla seconda linea o comunque trovando il tempo e lo spazio per dare l’ ultimo passaggio sulla trequarti.
Altro problema inatteso ma notevolissimo nelle sue dimensioni quello delle cosiddette palle inattive: incredibile la quantità di gol subiti quest’ anno su azioni da calcio piazzato, azioni che rappresentavano il fiore all’ occhiello della fase difensiva di Juande Ramos e che si sono convertite invece in una vera spina nel fianco per Manolo Jiménez, che sta cercando ad esso una soluzione cambiando il sistema di marcatura sui calci piazzati, che è passato dalla zona mista consolidatasi con Juande alla difesa a uomo e infine nelle ultime partite alla zona pura, sistema applicato piuttosto male nella sfida di Champions del Sukru Saraçoglu, vedi il gol di Diego Lugano.
L’ imperfetta distanza fra i reparti ha creato evidenti problemi anche nella fase di impostazione della manovra, che ha accusato una consistente involuzione specie a Gennaio ed inizio Febbraio. Con la difesa incaricata di avviare l’ azione, la distanza e gli appoggi insufficienti del centrocampo hanno tolto opzioni di passaggio praticabili e fluidità alla manovra, costringendo spesso i difensori (già di loro poco dotati nell’ impostazione, vedi soprattutto Mosquera) a rilanci approssimativi o nella peggiore delle ipotesi a cadere nella trappola del pressing alto avversario (vedi la sconfitta da pivelli di Bilbao), con Daniel Alves, unico difensore capace di portare palla nella metacampo avversaria, bersaglio sin troppo facile del pressing, spesso indotto a forzare la perdita del pallone e ad avviare così le pericolosissime ripartenze avversarie.
Problemi che comunque sembrano aver passato la loro fase di maggior acutezza (con l’ immeritata vittoria casalinga con l’ Osasuna come apice), e anzi il partitone col Zaragoza è un segnale più che mai incoraggiante sulla via del recupero dell’ eccellenza, quella che ha caratterizzato il Sevilla 2006-2007 e che in questa stagione si è potuta apprezzare oltre che nella citata goleada di sabato scorso (in assoluto la partita meglio giocata di tutta la Liga) soltanto in quei big match che hanno chiamato la squadra a dare il suo meglio, come le vittorie casalinghe con Real Madrid e Valencia o la vittoria in Champions contro l’ Arsenal.

L’ eccellenza del Sevilla si basa su tre parole d’ ordine essenziali: intensità, velocità e verticalità. Poche squadre in Europa come il Sevilla sono in grado di imprimere un tale ritmo al gioco e di ribaltare l’ azione con uguale velocità e profondità. Squadra dall’ anima sostanzialmente offensiva (anche se una delle sue forze è la capacità di sapersi adattare alle diverse esigenze di una partita, sapendo pure difendere più basso e ripartire in contropiede se del caso), soprattutto in casa, portata ad aggredire in pressing e ad attaccare con molti uomini, si distacca tuttavia dallo stereotipo classico della squadra spagnola, basando il suo gioco più che sulla ricerca del possesso-palla sulla straordinaria rapidità delle proprie transizioni.
Il modulo è un 4-4-2 classico, con la possibile variante del 4-4-1-1 con un centrocampista avanzato (generalmente Renato) a supporto di un’ unica punta, alternativa tattica comunque molto meno praticata da Jiménez rispetto a quanto non facesse Juande Ramos. Due esterni larghi a centrocampo, un terzino sempre proiettato all’ attacco (Dani Alves) a destra e uno più bloccato a sinistra, un centrocampista centrale portato ad aggredire alto in pressing e a inserirsi a rimorchio delle punte (Keita) ed un altro che rimane più basso a protezione della difesa (Poulsen), due attaccanti perfettamente integrati, Kanouté che viene incontro e tiene su palla sulla trequarti e Luis Fabiano che attacca maggiormente la profondità (pur essendo anch’ egli abile nel gioco spalle alla porta e capace di scambiarsi le mansioni con Kanouté).
Mentre le altre squadre tendono prevalentemente a dirottare sulle fasce mezzepunte o seconde punte portate ad accentrarsi, il Sevilla mantiene vivo il gusto per il gioco sulle fasce e le ali vecchio stampo, cercando insistentemente la massima ampiezza e profondità possibile coi suoi esterni di centrocampo. Ma l’ aspetto più originale del 4-4-2 sevillista è sicuramente l’ incidenza assolutamente non comune che ha la fascia destra sulla manovra di tutta la squadra. E’ da essa, non tanto dal cuore del centrocampo, che nascono le azioni più elaborate, non solo sovrapposizioni e cross ma anche triangolazioni e scambi stretti nelle zone interne.
Daniel Alves è l’ elemento che in fase di possesso rende anticonvenzionale questo 4-4-2, quasi il regista occulto della squadra, straordinariamente atipico nel trascinare la squadra dal ruolo di terzino destro. Il brasiliano ha un dialogo sempre fitto su quella fascia con Jesus Navas, e cerca le zone interne della trequarti ancor più spesso della sovrapposizione lungo la linea del fallo laterale. Da qui nasce mediamente la stragrande maggioranza delle azioni pericolose che il Sevilla costruisce, è la principale fonte di gioco.
Alternativa al dialogo palla a terra dalla destra, quando l’ avversario intasa la sua metacampo praticando un gioco meramente ostruzionistico (spesso al Sanchez Pizjuan si vedono le squadre ospiti schierare quasi un doppio terzino sulla sinistra in funzione anti-Alves&Navas), è il lancio a saltare il centrocampo alla ricerca diretta di Kanouté, che con la sua stazza è bravissimo a mettere giù palla spalle alla porta e a mantenerne il possesso a favore dei compagni.
Il Sevilla sa assicurare una discreta varietà di soluzioni alla sua manovra, alternando gli scambi corti alle palle lunghe: un classico la giocata che prevede il lancio immediato di Alves (sempre lui) alla ricerca dello scatto di Luis Fabiano o Kanouté nella zona alle spalle dei due centrali difensivi avversari, schema col tempo talmente ben affinato che rende abbastanza sconsigliabile per gli avversari del Sevilla l’ utilizzo di una difesa alta.


-----------------------------Palop---------------------------------

Daniel Alves--------Mosquera------Dragutinovic----------Adriano

Jesus Navas-----------Poulsen--------Keita-----------------Capel

---------------------Kanouté------Luis Fabiano-------------------

Altri giocatori. Portieri: De Sanctis. Difensori: Javi Navarro, Escudé, Fazio, José Crespo, Boulahrouz, Casado, Lolo. Centrocampisti: Maresca, Renato, De Mul, Duda, Alejandro Alfaro. Attaccanti: Chevanton, Arouna Koné, Juanjo.


DIFESA
Come detto, problemi di stabilità. A parte Alves, sia Juande che Jiménez non hanno potuto quest’ anno consolidare una linea difensiva titolare (quella indicata nello schema sopra è... puramente indicativa), e infatti ne sono scaturiti i noti problemi difensivi, originati più che dalle carenze dei singoli proprio dalla mancanza di affiatamento come blocco.
Molti infortuni, a cominciare da quello del capitano Javi Navarro (problema serio al ginocchio che perdura dall’ estate scorsa e ancora non si sa quando potrà trovare una soluzione), non un fenomeno sul piano qualitativo ma assai importante per la sua capacità di guidare i movimenti della linea difensiva e affidabile nella difesa delle “palle inattive”.
Molestato dagli infortuni anche Escudè (13 presenze), principale partner di Javi Navarro al centro della difesa nella scorsa stagione, out quasi per l’ intera prima parte della stagione. Centrale mancino ma anche terzino sinistro, il francese è elegante e abbastanza veloce, il più bravo dei centrali ad impostare l’ azione, ma gli manca un po’ di aggressività e di risolutezza negli interventi, è più portato alla copertura dell’ altro centrale che all’ anticipo.
Decisamente più aggressivo è Ivica Dragutinovic (19 presenze, 1 gol), terzino-centrale sinistro esattamente come Escudè ma con un’ interpretazione più fisica del ruolo. Venuto fuori alla distanza come giocatore di rendimento e di carisma, il serbo è personalmente preferibile al centro della difesa: sulla sinistra può essere molto utile in gare più difensive quando servono centimetri sulle palle alte e occorre blindare la fascia, ma quando gli si richiede di spingere le rilevanti doti di corsa non nascondono le carenze nel tocco. Grintoso e tenace, in alcuni casi un po’ brutale, “Drago” è aggressivo sull’ uomo, cerca l’ anticipo con molta frequenza, e a dispetto di ciò che la sua stazza (1,86x84) potrebbe suggerire, è rapido sul breve e piuttosto veloce nei recuperi. Ha finito col ritagliarsi uno spazio significativo il colombiano Aquivaldo Mosquera (13 presenze): arrivato nelle ultime fasi del mercato estivo, “pecora nera” della gestione Juande (che le rarissime volte che lo metteva in campo, lo toglieva dopo il primo tempo), criticatissimo nelle sue prime partite (vedi il pasticciaccio combinato al Madrigal, dove regalò un rigore decisivo al Villarreal), a una prima impressione trasmette una forte sensazione di goffaggine, ma alla lunga sa sbrigarsela senza essere un fuoriclasse. Gli manca un po’ di agilità e reattività sul breve, ma è meno lento di quello che sembra. Forte e vigoroso nel contrasto, anche lui tende a rimanere in copertura più che ad aggredire alto, chiudendo gli spazi alle spalle di Alves. Estremamente impacciato nell’ impostazione del gioco dalle retrovie.
Dani Alves (21 presenze, 1 gol), lo abbiamo già anticipato, è il motore offensivo della squadra: terzino destro sui generis, esonda spesso e volentieri dalla sua zona spinto da un’ energia inesauribile, che lo porta a giocare 90 minuti a tutto campo da un’ area all’ altra mantenendo pure la lucidità per tentare giocate difficili, una cosa raramente vista sui campi di calcio. Uno dei grandi meriti di Juande Ramos è stato proprio quello di aver incanalato questa sua anarchia in un meccanismo tattico equilibrato, rendendola anzi un punto di forza e un elemento di imprevedibilità per gli avversari. Da buon terzino brasiliano, Alves ama molto meno difendere: reattivo e grintoso nell’ uno contro uno, tende tuttavia a entrare precipitosamente provocando falli ingenui, e mostra ricorrenti lacune nel gioco di posizione, specie quando si tratta di stringere sui cross provenienti dalla fascia opposta.
La cessione invernale di Hinkel ha lasciato senza sostituto di ruolo il brasiliano, tanto che nella recente partita con l’ Espanyol in sua assenza è stato adattato a terzino destro Adriano, che ha dalla sua il fatto di essere ambidestro. Adriano (19 presenze, 1 gol) che anche lui ha faticato a trovare continuità in questa stagione, essendo afflitto spesso da problemi muscolari che gli impediscono di mantenere la forma migliore. Velocissimo, capace di scappare all’ avversario sui due lati grazie al suo gioco ambidestro, dotato palla al piede ma capace anche di attaccare lo spazio, l’ ex Coritiba, solitamente esterno alto a sinistra, di questi tempi si sta adattando al ruolo di terzino con apprezzabile spirito di sacrificio e diligenza tattica.
Prima di due successivi infortuni si era guadagnato la titolarità sulla sinistra della difesa José Crespo (7 presenze), tornato disponibile solo di recente. Unico apporto “originale” della gestione-Jiménez, che lo ha meritatamente promosso in prima squadra, Crespo è un jolly in grado di coprire tutti i ruoli della difesa, al centro come sulle fasce. Ha ottime doti di difensore puro: destro naturale, specialista dell’ anticipo, molto aggressivo sull’ uomo, rapido, reattivo, buon allungo in velocità, ha ridotte attitudini offensive.
Scivolato un po’ in secondo piano rispetto a inizio stagione l’ argentino Fazio (15 presenze), che ancora deve completare la sua maturazione. Ha qualità indiscutibili: è concentrato, attento in marcatura, tempista, fortissimo nel gioco aereo (dall’ alto del suo 1,95x85 chili), calmo, ben piazzato e pulito negli interventi. L’ ampia falcata gli permette di tenere discretamente sulla lunga distanza, ma sul breve soffre parecchio giocatori più agili e rapidi. Ha inoltre la tendenza a rimanere un po’ troppo basso quando occorre accorciare e accompagnare il pressing del centrocampo.
Praticamente fuori dai giochi “il Cannibale” Boulahrouz (marcatore puro, centrale o terzino destro, spesso rozzo e scomposto), che in Liga ha giocato la miseria di 6 partite, l’ ultima delle quali per giunta risalente al lontano 31 Ottobre 2007, sconfitta 4-3 in casa dell’ Atlético. Improbabile che possa venire acquistato definitivamente il suo cartellino dal Chelsea la prossima estate.
In porta, dopo l’ affidabile interregno di De Sanctis (7 presenze), è tornato dall’ infortunio Palop (19 presenze), a dire il vero tutt’ altro che impeccabile nella prima parte di questa stagione, specie se rapportato col Palop 2006-2007. Comunque, l’ ex Valencia ha mostrato buone cose nelle ultime sfide, specie in Champions col Fenerbahçe, e si prepara allo sprint finale col blaugrana Valdés per il posto di terzo portiere della Spagna al prossimo europeo.

CENTROCAMPO
Meno determinante rispetto all’ anno scorso ma sempre di grande importanza l’ apporto di Poulsen (19 presenze, 3 reti), l’ equilibratore della squadra, incaricato di coprire gli spazi davanti alla difesa e se necessario disimpegnarsi come stopper aggiunto. E’ la sua presenza che permette ad Alves di godere della massima libertà di azione, assicurando il danese con le sue coperture sul centro-destra (in aiuto col centrale difensivo destro) una sorta di “effetto correttore” rispetto alle scorribande a briglia sciolta del vulcanico terzino brasiliano. Senso tattico e sostanza, ottimo gioco aereo, prestante e tosto nei contrasti (altro aspetto è la sua tendenza alla provocazione e al gioco sporco, ben noto anche se sottolineato oltremisura qua in Italia).
Se Poulsen è il centrocampista più tattico e di posizione, Seydou Keita (19 presenze, 2 gol) rappresenta il dinamismo e l’ intensità, con Alves è l’ altro polmone della squadra. Su livelli altissimi di rendimento sin dalle prime partite, ha sorpreso la sua facilità ad inserirsi nel contesto di una squadra che d’ altra parte ne esalta le impressionanti capacità atletiche. Sbalorditiva resistenza, lo trovi in tutte le zone del campo dalla sua area a quella avversaria, ha facilità di corsa, è poderoso nei contrasti, potente ma anche agile, formidabile nel portare il pressing sulla trequarti avversaria. Ma è un giocatore completo, valido anche quando non si tratta solo di distruggere il gioco altrui, si disimpegna con tranquillità palla al piede, ha visione di gioco e sa evitare i tocchi superflui. Notevole incursore, temibile per potenza e coordinazione la sua botta mancina, eccellente lo stacco aereo nell’ area avversaria. E’ una perla di centrocampista, sorprende che sia venuto fuori relativamente tardi per il grande calcio.
Dopo l’ opaca stagione scorsa, sta tornando un’ opzione valida il nostro Maresca (13 presenze, 1 gol) che ha dato buone risposte, specie nell’ ultima col Zaragoza, quando Jiménez gli ha chiesto di dare più respiro a una manovra involuta. I limiti di Maresca risiedono in una certa tendenza a creare disordini tattici in mezzo al campo (cosa che probabilmente rende consigliabile un suo utilizzo con due centrocampisti più difensivi a protezione) e nella scarsa attenzione alla fase difensiva.
Più “quadrato” tatticamente è il brasiliano Renato (19 presenze), giocatore geometrico e dal buon tocco, pericoloso coi suoi inserimenti in zona-gol quando viene schierato in appoggio a un’ unica punta, ma mai pienamente convincente in questi suoi anni al Sevilla. Deludente nell’ ultimo anno di Caparros e nel primo di Juande Ramos, ottimo nella prima parte del 2006-2007 ma poi calato nettamente, fino a recitare copioni modesti nelle ultime partite, avulso dalla manovra e quasi perso in una terra di nessuno in mezzo al campo, inutile ad entrambe le fasi.
A sinistra, la grande novità della stagione, l’ ultima perla della cantera locale, Diego Capel Trinidad (19 presenze, 2 gol), 20 anni e già molta attenzione da parte del C.T. Aragonés. Qui bisogna approfondire il discorso, per non fermarsi alla pur abbagliante apparenza.
Capel ha delle accelerazioni palla al piede devastanti, uno spunto diifficile da contenere nell’ uno contro uno e un sinistro molto calibrato nei cross. Però gioca ancora un calcio troppo legato all’ istinto, sembrano quasi mancargli le cognizioni basilari del gioco di squadra, e certo è che deve maturare ancora tantissimo prima di affermarsi come giocatore vero. Svanito l’ effetto-sorpresa i suoi movimenti rischiano di diventare ripetitivi: gli avversari cercano di non farlo girare e lo portano verso l’ interno, lui si perde sempre in qualche tocco di troppo, rallentando l’ azione e aiutando le difese avversarie a piazzarsi (anche se rimane sempre complicato da marcare per l’ esplosività, i cambi di direzione e l’ ottimo controllo di palla, prova ne siano i numerosi falli e cartellini che riesce a procurare ad ogni partita), quando invece chiedere un dai e vai al compagno e attaccare lo spazio senza palla aumenterebbe enormemente l’ efficacia delle sue azioni. In fase di possesso è poi sin troppo svagato, normalmente il terzino destro avversario trova un’ autostrada per sovrapporsi quando gioca lui.
Alternativa a Capel (e ad Adriano, non dimentichiamolo, il “boss” del ruolo sarebbe lui) il portoghese Duda (12 presenze), probabilmente non all’ altezza del contesto, raramente convincente. Il suo punto di forza è sicuramente il mancino, uno dei più calibrati di tutta la Liga, spettacolari i cross tagliati e insidiosissime le punizioni, ma a parte questo la limitata velocità e l’ assenza di spunto nell’ uno contro uno lo rendono poco funzionale in una squadra che basa tanto proprio sulla velocità delle transizioni offensive e sulla profondità degli esterni.
Qualità queste sublimate in Jesus Navas (23 presenze, 3 gol), colonna affermata della squadra nonostante i suoi 22 anni. Esterno destro leggero (1,70x60 kg), rapidissimo e sgusciante nell’ uno contro uno, micidiale quando ribalta l’ azione palla al piede in campo aperto, è un giocatore maturo e completo anche al di là della grande brillantezza dei suoi spunti, capace di coprire la sua fascia con grande continuità e applicazione per tutti i 90 minuti, anche in ripiegamento, dove dà una mano importantissima al terzino. Il suo neo sono i cross, sfornati in quantità industriali (è il giocatore che ne mette di più nella Liga) ma spesso di qualità rivedibile, e le conclusioni a rete, 9 volte su 10 davanti al portiere strozza il tiro indegnamente. L’ elevato dispendio atletico durante la stagione lo porta poi ad avere dei fisiologici periodi di appannamento, in cui perde lo slancio e la freschezza necessari per andare via all’ uomo.
Chiuso e trascurato, quasi un oggetto misterioso finora, il 21enne belga Tom De Mul (5 presenze, 3 sole dall’ inizio). Ala pura, forse non adattissimo al modulo del Sevilla lui che si è forgiato nel classico 4-3-3 dell’ Ajax, De Mul ha grande velocità e capacità di giocare in verticale senza troppi fronzoli, anche se ha poca fantasia e abilità nell’ uno contro uno, il suo gioco è piuttosto lineare, scatta e crossa (peraltro bene) senza grande varietà di soluzioni.

ATTACCO
Kanouté
(18 presenze, 8 gol) e Luis Fabiano (18 presenze, 19 gol!) sono forse la coppia d’ attacco al momento più affiatata del calcio europeo, dalle caratteristiche complementari e dai movimenti ormai perfettamente coordinati. Kanouté non sta confermando il ruolino realizzativo dell’ anno scorso (ma nel complesso della sua carriera non è mai stato uno sfondareti, anzi è proprio questo l’ aspetto che gli è mancato per consacrarsi fuoriclasse), ma mantiene più che mai intatta la sua importanza fondamentale nei meccanismi di gioco della squadra. Punto di riferimento offensivo, eccellente il suo lavoro fra le linee, viene incontro sulla trequarti e tiene palla con rara maestria, non è comune vedere giocatori della sua stazza (1,92x82) muoversi con tanta coordinazione ed eleganza. Complicatissimo da marcare spalle alla porta.
Luis Fabiano è in stato di grazia: giocatore umorale, ha bisogno di fiducia per esprimere al meglio il suo gioco, quest’ anno nessuno lo discute e infatti i risultati si vedono. Non è più il giocatore di indiscusso talento ma un po’ ombroso e scostante degli anni scorsi, al di là del tocco magico sottorete lo si nota più vivo e partecipe, più brillante dal punto di vista atletico (anche se non è e non sarà mai un velocista), si propone, si smarca e crea spazi. Finalizzatore micidiale, splendido nel colpo di testa in torsione, freddo davanti al portiere, che mette fuori causa scartandolo oppure facendo sfoggio del suo variegato repertorio tecnico, che va dalla rasoiata decisa al tocco sotto di gran classe. Raffinate doti di palleggio, molto abile negli scambi di prima.
Quasi inesistente finora l’ apporto di Arouna Koné (10 presenze, 1 gol), il grande colpo dell’ estate, sollecitato proprio di recente dal presidente Del Nido ad un rendimento più all’ altezza. Un patrimonio che non va dilapidato, può essere una carta importante in questo rush finale di stagione. Il 24enne ivoriano è un diamante grezzo: spettacolare agilità ed esplosività muscolare, gran cambio di marcia, discrete doti tecniche, non riesce tuttavia a mettere a frutto queste sue qualità con la concretezza e la continuità dovute. Generoso, mobile, ma un po’ individualista e sciupone, è una seconda punta che potrebbe fare cose interessanti anche come esterno di centrocampo, ha la predisposizione e le doti atletiche per svolgere il ruolo, il suo forte non è tanto il gol quanto piuttosto la creazione di occasioni per i compagni.
Chevanton (8 presenze, 1 gol, ma solo una gara da titolare) è stato recuperato da Jiménez dopo che con Juande i rapporti si erano deteriorati al punto tale che l’ uruguaiano era stato messo sul mercato la scorsa estate. Attaccante rapido e che cerca la profondità (un po’ come quel Kerzhakov inspiegabilmente ceduto), ancora non ha ripagato nemmeno una minima parte dell’ importante investimento effettuato su di lui.

P.S.: mi sono stati utilissimi nella preparazione di questo articolo gli spunti, soprattutto sui temi tattici, forniti dall’ eccellente blog “Sevillismo y mas futbol” (http://sevillismofutbol.blogspot.com/) , che consiglio a tutti coloro che desiderano approfondimenti sul Sevilla (e non solo).



LUÍS FABIANO: STAGIONE FABULOSA

Se ti chiamano “O Fabuloso” un motivo deve pur esserci, e Luís Fabiano lo sta scoprendo in questa stagione, quella della sua definitiva – e tarda: 27 anni sono troppi per esplodere – consacrazione.
Esplosione tarda, sì, ma comunque avvenuta, visto che, con tutto ciò che ha passato, è già tanto che l’ex giocatore del San Paolo abbia avuto la forza di emergere. Sì, perché la vita di Luís Fabiano non è stata esattamente tutta rose e fiori, come dimostra anche l’episodio extracalcistico più recente legato al suo nome: venerdì scorso, mentre lui era all’allenamento, dei ladri si sono introdotti nella sua villa e, dopo aver minacciato sua moglie, che sfortunatamente si trovata in casa, con gli attrezzi del mestiere (in questo caso una pistola) si sono portati a casa soldi, orologi e gioielli. Luís, che a combattere con la sfortuna è però ormai abituato, ha tranquillizzato il suo allenatore, Manolo Jimenéz, ed è regolarmente sceso in campo sabato sera con il Saragozza. Contro i “Maños” ha sfogato la sua rabbia, ma in maniera utile, a differenza di quanto accadde un anno fa, quando la sua frustrazione si tramutò in una rissa – anche abbastanza comica, vista la totale incapacità di menar le mani sua e del suo avversario – con Carlos Diogo. Venerdì sera infatti il prodotto del vivaio del Guaranti, la squadra della sua città natale, Campinas, ha contribuito con due gol alla «miglior partita della stagione», parola di Andrés Palop, un altro a cui i ladri sono recentemente passati a far visita.
Dicevamo dei gol: il primo è la fotografia del suo opportunismo: è il più lesto (e l’unico, visto che Pavon ha fatto lo spettatore non pagante nei suoi 70 minuti in campo) ad avventarsi sul cross dalla trequarti destra di Daniel Alves. Cinque minuti dopo arriva anche un’altra fotografia, questa parecchio più bella: dopo uno doppio scambio con il solito Daniel Alves, l’ex giocatore del Porto finalizza con un magnifico tocco sotto a scavalcare César, migliore in campo dei suoi nonostante le cinque reti incassate, e ciò è tutto un dire. La gioia più grande però Luís Fabiano la prova forse nei quattro minuti che vanno dal 49’ al 53’, quando Diogo prima infila la propria porta per errore, poi si fa espellere.
Tornando a parlare delle tante difficoltà passate da Luís, prima non ho accennato a quella più grave: nel 2005, pochi mesi dopo la firma del suo contratto da $14m con il Porto, sua madre Sandra è stata rapita. I due si sono ritrovati sessantuno – tremendi – giorni dopo, fortunatamente senza conseguenze né per la mamma né per il portafogli del figlio, che ha però sofferto venerdì scorso.
Adesso però i suoi problemi sono finiti, e può concentrarsi solo sul Siviglia e sulla Scarpa d’oro, alla sua portata, vista i 19 gol in 18 partite messi a segno fino ad ora nella Liga.

Antonio Giusto

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11 Comments:

Blogger Marco Perciabosco said...

grande siviglia. assieme all'arsenal è una delle squadre che negli ultimi due anni mi appassionato col suo gioco. e il fatto che nonostante l'addio di juande ramos questa squadra non sia cambiata vuol dire tanto!ciao

5:56 PM  
Blogger valentino tola said...

C'è un lavoro di pianificazione fenomenale dietro, che ha fatto crescere la squadra anno dopo anno. Dopo la cessione di Reyes molti pensavano "e ora?", idem dopo le cessioni di Baptista e Ramos, invece la squadra non ha fatto che scalare gradini, basandosi sulla valorizzazione di giocatori emergenti e dei talenti di una cantera fra le migliori di Spagna (non a caso l' unico club che ha la squadra B, il Sevilla Atlético, in seconda divisione, e pure in alta classifica).

7:06 PM  
Anonymous Roberto Baggio said...

Enorme Valentino. Un gran análisis, aunque algunos detalles no los he terminado de comprender del todo por cuestiones de idioma.

Y muchas gracias por la mención del blog.

9:29 PM  
Blogger valentino tola said...

Muchas gracias Roberto, un placer tu visita, me alegra que te haya gustado el analisis.
Lo de la mencion era lo minimo, porque he aprendido mucho de tus analisis (sobre todo en detalles tacticos que no se pueden apreciar facilmente viendo los partidos por la tele) y habia que hacerles referencia.

9:44 PM  
Anonymous Anonimo said...

clap clap (a entrambi)

gran lavoro

marco

12:25 AM  
Blogger Kerzhakov 91 said...

Grande, grandissimo articolo Vale, completissimo e perfetto. Una descrizione perfetta sulla squadra spagnola che simpatizzo maggiormente.

Un peccato che due post del genere finiscano "solo" (non voglio di certo sminuire il sito eh, peraltro fatto molto benem, non fraintendete) su SportBeat...

2:02 PM  
Blogger Kerzhakov 91 said...

PS: non c'entra nulla, ma a te risulta che il Real Madrid - sempre lui, chissà come mai - sia interessato a Zhirkov? Il presidente del CSKA ha dichiarato oggi di avere rifiutato divere proposte fatte dalla Casablanca, anche se ha lasciato intendere che a giugno, se i Blancos continuassero ad insistere, non se la sentirebbe di negare questa grande opportunità al giocatore.

Mah. Se fosse vero io Zhirkov al Real non ce lo vedrei male, ma solo come terzino (ruolo in cui, in realtà, non ha quasi mai realmente giocato); comunque non capisco come mai siano alla ricerca di un laterale sinistro: con i vari Robben, Drenthe e Marcelo dovrebbero essere a posto...

2:29 PM  
Blogger valentino tola said...

@ Marco e Kerzhakov
Lusingato. Mi è piaciuta molto questa collaborazione, ringrazio Antonio e "Sportbeat".

2:30 PM  
Blogger Antonio Giusto said...

Innanzitutto ringrazio, poi rispondo a Kerzha: capisco cosa intendi, cioè che SportBeat, essendo nato da poco, può contare su pochi, pochissimi lettori. Fosse per me, mi piacerebbe collaborare oltre che con SportBeat e MondoBasket anche con siti che hanno, per il momento, maggiore visibilità. Peccato che le proposte non arrivino...

2:33 PM  
Blogger valentino tola said...

@ Kerzhakov
Zhirkov, per quel poco che conosco, è uno dei miei giocatori russi preferiti, assieme ad Akinfeev, Ignashevich ed Arshavin (e ovviamente anche Kerzhakov, non voglio mica orrere il rischio di offenderti ;)
Se ben ricordi ti chiesi proprio un parere su una sua definitiva riconversione a terzino sinistro, che mi sembra l' unico ruolo in cui potrebbe trovare spazio in una delle grandi d' Europa che praticano un calcio d' attacco.
Io al Madrid ce lo vedrei bene per le sue doti offensive (ma forse la squadra cui potrebbe servire di più è il Valencia, che come terzino ha solo un Moretti di attitudini quasi esclusivamente difensive), anche se i merengues sono già coperti nel ruolo con Torres, Marcelo e all' occorrenza Heinze (Drenthe no, da terzino vale la metà che da esterno di centrocampo, e difensivamente è abbastanza disastroso, un po' come Marcelo).

@ Antonio
Ti segnalo che Roberto Baggio di "Sevillismo y mas futbol" ha molto gentilmente citato il nostro lavoro con un post ad hoc sul suo blog.

4:10 PM  
Blogger Antonio Giusto said...

per Kerzha:
tornando al discorso delle collaborazioni, volevo chiederti se ad uno dei tanti siti con cui collabori (TMW e sopratutto l'ottimo RecontraGolazo) interessasse un collaboratore per ciò che riguarda il calcio italiano ed europeo (di calcio sudamericano ne seguo poco, purtroppo). Se sì, fammelo sapere via mail, per favore. ;)

per Vale:
1. Innanzitutto provvedo immediatamente a linkare il blog di Roberto, di cui mi aveva colpito qualche giorno fa il "disumano" post sulla Juve.
2. Concordo pienamente con te su Drenthe: la prima volta che lo vidi giocare ero convinto che fosse quantomeno un esterno di centrocampo, se non addirittura un trequartista (per i piedi che ha è normale pensarlo), figurati la mia sopresa quando lessi che il Real l'aveva preso per fare il terzino.

6:32 PM  

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