domenica, dicembre 07, 2008

QUATTORDICESIMA GIORNATA: Barcelona-Valencia 4-0: Henry; Henry; Daniel Alves; Henry.

Si salvi chi può. La Liga implora il Real Madrid di tenerla in vita. C’è una reputazione da salvare, questi signori in maglia blaugrana la stanno girando in burla e così non va bene.

I segnali sono chiari sin dai primi istanti, quando Xavi ruba un pallone sulla trquarti, prende in controtempo Maduro (schierato difensore centrale: nemmeno sotto tortura Emery impiegherebbe Helguera), fugge e davanti a Renan coglie il palo. Il Barça la vuole chiudere subito, senza complimenti.
Da sottolineare la formazione scelta da Guardiola in assenza di Eto’o, una formazione che si distingue per l’assenza di una prima punta di ruolo. Va detto che Eto’o, già a rischio cessione in Estate, gioca più per le sue straordinarie qualità e il suo rendimento sempre inappuntabile più che per l’imprescindibilità delle proprie caratteristiche. Era così con Rijkaard, ma Guardiola ha una concezione differente del ruolo del centravanti nel suo tridente: adora il falso centravanti, una punta centrale che cioè gioca più in appoggio al centrocampo che come vertice più avanzato della squadra, che agevola la superiorità nel possesso-palla a centrocampo venendo incontro e che più che andare a presidiare l’area avversaria crea spazi per i compagni che vi si inseriscono a turno.
In assenza di Eto’o, prima di Bojan o dell’accentramento di Henry Guardiola ha sempre preferito una soluzione di questo tipo, già dalle amichevoli estive con Fiorentina e Chivas, giocate rispettivamente con Messi e Hleb centravanti, fino al recente 5-2 in Portogallo con lo Sporting, con Messi al centro dell’attacco. Anche in questa gara Messi parte punta centrale, posizione in cui sta dimostrando una familiarità e una funzionalità sempre più chiare.
Con Henry e Alves a dare costante ampiezza, Messi-Hleb-Xavi-Gudjohnsen fluttuano in una terra di nessuno che il Valencia non sa proprio come controllare, nell’indecisione che i movimenti offensivi blaugrana generano nel sistema difensivo valenciano. Movimenti magistrali, uno spettacolo vedere come situazioni studiate, valorizzate e impreziosite da una tecnica di altissimo livello smontino ogni possibile resistenza avversaria.
Un attaccante viene incontro, la difesa del Valencia pensa a seguirlo ed accorciare, ma ecco che Gudjohnsen o Xavi dettano il passaggio in profondità, e Henry altrettanto tagliando dalla sinistra: messa in mezzo, la difesa valenciana non sa se rinculare, ed esporsi quindi al gioco tra le linee di Messi, o se piuttosto cercare di accorciare, e quindi rischiare di regalare spazio sul filo del fuorigioco. Questa seconda ipotesi trova cattiva applicazione nell’occasione del vantaggio blaugrana, quando Touré, troppo libero di controllare e alzare la testa (i tre centrocampisti di Emery si trovano risucchiati da questi movimenti fra le linee del Barça, e così uno fra l’ivoriano e Márquez ha sempre l’opportunità di iniziare l’azione in libertà), serve Henry con un pallone lungo calibrato perfettamente nello spazio fra Miguel e Albiol, spazio nel quale s’invola il francese, finalmente freddo nell’uno contro uno col portiere avversario, risolto con un elegante pallonetto (anche se un po’sporcato da Renan).
Una meraviglia il Barça, Messi e Hleb si scambiano continuamente posizione fungendo da esca sulla trequarti, gli uomini di Guardiola provano gusto nell’applicare a memoria i movimenti illustrati precedentemente, questa sorta di programmata “logica del controtempo” (andate a rivedere anche il gol del 3-0 contro l’Almería, per sottolineare meglio cosa intendo dire) la giocata successiva che smentisce quella precedente, rendendo di fatto quasi impossibile per l’avversario coprire il campo e difendere sia in lunghezza che larghezza (anche le misure del Camp Nou aiutano).
Va poi evidenziata ancora una volta la “cattiveria” che caratterizza i blaugrana in questo nuovo corso: la finalizzazione non è una mera appendice del possesso-palla, ma qualcosa di cercato e perseguito tenacemente. Tanti uomini pronti a concludere e una capacità di ribaltare l’azione di una verticalità e una veemenza devastanti: lo ribadisce l’azione del gol raddoppio, un contropiede splendidamente lineare, da Márquez a Xavi, triangolazione con Alves, lancio del brasiliano, perfetto aggancio in corsa di Hleb che manda a vuoto Albiol, chiusura in rete di Henry.
Quello del Barça è calcio compiutamente totale però, perché al di là della bontà del gioco offensivo, la squadra si muove come un tutt’uno in entrambe le fasi, mostrando transizioni sempre più oliate. Questa non è solo la squadra dei 44 gol fatti in 14 partite, ma anche quella dei soli 9 gol subiti. Non a caso: se l’avversario supera la tua metacampo poche volte a partita (o addirittura quasi nessuna come nel caso del Valencia), difficile che ti faccia gol. Il pressing ultraoffensivo è costante, ma non è più animalesco bensì ragionato e meglio dosato, e in assenza di recupero alto del pallone, ha lasciato stupefatti la prontezza e la disponibilità nel rientrare dietro la linea della palla da parte di tutti e dieci i giocatori di movimento.
Dall’altra parte, senza togliere nemmeno per sogno alcun merito alla sublime recita blaugrana, un Valencia sinceramente deludente: Emery in settimana aveva cercato motivazioni forti, addirittura chiedendo ai suoi di contendere il possesso-palla all’avversario. Questa pareva chiaramente una missione impossibile, ma ha certo deluso la lampante mancanza di personalità e anche di reattività e concentrazione da parte degli ospiti. Poca aggressività sul portatore di palla avversario, incertezze nei movimenti della linea difensiva, nessuno ad accompagnare Villa nei timidi, troppo timidi, tentativi di contropiede, una copertura insufficientemente razionale dell’enorme rettangolo verde del Camp Nou.
In apertura di ripresa chiude la partita Alves: l’azione è contestata dal Valencia che chiede il fuorigioco di Hleb (ma non la tocca per ultimo Touré bensì Joaquín, quindi Hleb è in gioco), ma la rifinitura e la conclusione sono ancora una volta esteticamente ineccepibili: Xavi al millimetro sulla corsa di Alves (l’unico a non fermarsi nell’attimo di incertezza sulla posizione di Hleb), il brasiliano, partito di gran carriera dalla sua metacampo, brucia l’erba e incrocia sul secondo palo.
Il resto è la routine di molti secondi tempi del Barça ormai, oscillanti fra la gestione del possesso-palla e la conservazione del vantaggio e qualche accelerazione o numero per tenere viva l’attenzione degli spettatori. Hleb sfiora il quarto gol lanciato dal liscio di un Albiol in gravissime ambasce (ha sorpreso la sua serata particolarmente negativa), poi il quarto gol autentico arriva nel finale: tripletta di Henry che non deve far altro che depositare nella rete sguarnita quanto prodotto dall’ottimo spunto di Bojan (subentrato a Hleb) sull’out destro.

I MIGLIORI: Si arrossisce dall’abbondanza. Prima di tutti Alves, che tanto per usare un eufemismo ha giocato una partita mitologica. Deborda letteralmente il brasiliano, regista ala e trequartista contemporaneamente come ai tempi del Sevilla, anche se ben conscio della diversità del contesto tattico blaugrana e dei movimenti da compiere all’interno di questo, consapevolezza che rappresenta il fattore decisivo del livello di rendimento elevatissimo sul quale ormai da tempo si è stabilizzato. È questa intelligenza e capacità di adattamento la vera novità portata dall’Alves blaugrana, non certo il fatto che alla duecentesima corsa lungo la fascia sia ancora capace di fintare, scambiare stretto o lanciare un compagno con l’esterno.
Poi c’è Henry, giocatore che avendo perso i picchi di qualità della propria migliore epoca ha deciso di riciclarsi prevalentemente sul piano della quantità e dell’esperienza. Non ha più lo spunto che lascia sul posto l’avversario, ma offre comunque un riferimento prezioso alla manovra offensiva con i suoi movimenti e, nell’occasione, fa pesare anche una maggior lucidità davanti al portiere per una tripletta rinfrancante.
Banale parlare ancora una volta di Xavi, puro senso del gioco, sottolineiamo quindi la seconda (dopo Lisbona) grande prova in maglia blaugrana di Hleb, che compie alla perfezione la missione prefissa col suo ingaggio, quella cioè di mina vagante della trequarti, giocatore che toglie punti di riferimento agli avversari per moltiplicarli ai compagni. Márquez kaisereggia, Touré alza la voce.
Nel Valencia si salva il solo Manuel Fernandes: quello che può lo fa, aiutare in copertura (ma nel 2-0 è lui che deve chiudere su Henry, invece ripiega con molto ritardo), difendere palla dal pressing e rilanciare il gioco.
I PEGGIORI: La prossima prego…

Barcelona (4-3-3): Valdés s.v.; Alves 8,5, Márquez 7, Puyol 6,5, Abidal 6,5; Xavi 7,5(Keita s.v., min. 83), Touré 7,5, Gudjohnsen 6,5; Hleb 7(Bojan 6,5, min. 73), Messi 6,5(Pedro, min. 81), Henry 7,5.
In panchina: Jorquera, Sylvinho, Cáceres, Busquets.
Valencia (4-1-4-1): Renan 6,5; Miguel 5, Albiol 4,5, Maduro 5,5, Del Horno 5,5; Albelda 5,5; Joaquín 5(Vicente s.v., min. 80), Baraja 5(Michel s.v., min. 71) Fernandes 6,5, Mata 5,5(Pablo Hernández s.v., min. 80); Villa 5,5.
In panchina: Guaita, Jaume, Helguera, Morientes.

Goles: 1-0, min. 20: Henry. 2-0, min. 28: Henry. 3-0, min. 47: Alves. 4-0, min. 80: Henry.
Árbitro: Fernández Borbalán (comité andaluz). Amonestó con cartulina amarilla a Albiol (min. 6), Albelda (min. 38), Villa (min. 66), Miguel (min. 72) y Del Horno (min. 75).
Incidencias: Partido correspondiente a la 14ª jornada de Liga española de Primera división, disputado en el Camp Nou ante 82.889 espectadores.

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6 Comments:

Blogger madrid7 said...

complimenti, davvero devastanti!!!!

2:25 PM  
Anonymous Anonimo said...

Altra prova di forza del Barça che sicuramente stravincerà la Liga...

2:26 PM  
Blogger valentino tola said...

@ madrid7
Già è un piacere da spettatore, figurati se tifi pure per loro... comunque speriamo in un Clasico bello e combattuto, ovviamente col giusto risultato finale ;-)

@ http
Beh, ancora ci sono 24 partite... bisogna vedere se manterranno questo ritmo, a partire dalle prossime due sfide con Real Madrid e Villarreal, mica due squadre qualunque.

5:21 PM  
Anonymous Anonimo said...

Impressionanti,davvero.

Con quello che dicevamo ad inizio stagione mai avrei pensato ad un barca così efficace e bello.
Complimenti a guardiola,la squadra migliora di partita in partita e le lacune del precampionato e delle prime partite sono ormai un ricordo...
Quello che mi ha impressionato è il ritmo che hanno tenuto,questi possono vincere liga e champions e a valori tecnici non hanno rivali.

Sul valencia,beh,poco da dire.
E' stata la vittima sacrificale di giornata,prima era toccato al siviglia che di solito è la squadra che il barcellona soffre maggiormente,insomma,non vedo così male questa sconfitta,il risultato è pesante,ma l'avversario al momento è di un altro pianeta,il valencia la corsa deve farla sul trio atletico-siviglia-villareal.
Mi preoccupa di più la "situazione valencia" sinceramente:
Sento di critiche a emery,di crisi societaria e di giocatori scontenti...spero che non sia vero,sarebbe un peccato,segnali di ripresa ci sono,se l'obiettivo è qualificarsi alla prossima champions direi che la stagione è estremamente positiva,e in società si ricordassero,prima di fare caxxate,che l'anno scorso stavano per retrocedere.
Piuttosto non capisco se la crisi economica del valencia sia vera (se ne parlava anche questa estate,ricordi valentino?) o sia una delle solite cavolate amplificate dalla stampa sportiva.


Ciao


Manuel.

10:18 AM  
Blogger valentino tola said...

Ciao Manuel, bentornato.

Neanche io mi sarei aspettato tutte queste goleade, ovviamente, però devo dire che scorgevo segnali interessanti nel precampionato. Infatti, sebbene ad inizio stagione il nuovo Barça denotasse qualche problema di ordine, soprattutto in fase di non possesso, era incoraggiante il fatto che questa squadra quando peccava peccasse per eccesso di generosità, e non per apatia come negli ultimi due anni. Segnali indubbiamente positivi di un rinnovato entusiasmo. Il fatto che poi il Real Madrid abbia abdicato in queste settimane ha portato la squadra di Guardiola a lavorare con ancora maggiore serenità sulla via del perfezionamento del proprio sistema di gioco.
Quest'ultima partita è stata perfetta in entrambe le fasi, con un pressing coordinato in maniera eccellente e coperture puntuali, a differenza delle partite precedenti nelle quali qualche sbavatura nelle transizioni difensive si era vista, e gli avversari avevano avuto l'opportunità di 2-3 ribaltamenti buoni nella metacampo blaugrana (ad esempio il primo tempo di Siviglia, o la gara col Getafe).
Ora vediamo se il Barça confermerà la perfezione di questa partita col Valencia anche nelle prossime gare.
Già penso che in questo Clasico sarà determinante proprio l'organizzazione del Barça nella fase di non possesso: se, come contro il Valencia, il pressing scatterà coi tempi e le misure giuste e il Barça riuscirà a soffocare il Madrid nella sua metacampo senza possibilità di uscita, allora Guardiola avrà una buona percentuale del match nelle sue mani.
Il ritmo che sta tenendo il Barça è altissimo, e questo in una certa misura può essere preoccupante, perchè non puoi andare al massimo tutto l'anno. Va anche detto però che i blaugrana fanno tantissimo possesso-palla, e questo aiuta a dosare gli sforzi e preservare le energie.

La crisi economica del Valencia purtroppo è serissima, e non può che aggravarsi in coincidenza con la crisi economica mondiale. I sacrifici sono assolutamente da mettere in conto (Villa credo proprio che saluterà la compagnia la prossima estate).
Per quanto riguarda gli altri punti invece, non mi preoccuperei tanto: Emery dovrebbe avere in pugno la squadra. L'unico col quale si è scontrato pesantemente è stato Helguera, l'ultima volta avant'ieri (anche se As dice che pure un altro giocatore ha sostenuto le posizioni di Helguera nel caso specifico). Notizia di oggi è che Helguera ha rescisso il contratto col Valencia, e questo caro Manuel credo ti dovrebbe rassicurare su chi ha l'autorità nello spogliatoio del Valencia in questo momento.
Di critiche a Emery nell'ambiente in generale non ho letto, anzi credo che ci sia consapevolezza del buon lavoro che sta facendo, avendo restituito serenità e risollevato le sorti di una squadra in pesantissima crisi tecnica l'anno scorso, lavorando sullo stesso materiale e adattandosi alle ridotte possibilità economiche attuali del club.
Quello di Emery però è un lavoro che va visto decisamente a lungo termine. A parte alcuni sprazzi (tipo i primi 20 minuti meravigliosi col Betis), non abbiamo visto ancora il suo Valencia ideale, e penso che non lo vedremo spessisssimo in questa stagione.
Il suo lavoro si trova in una necessaria fase di transizione fra il Valencia vecchio e quello nuovo, considerando che restano ancora in piedi giocatori logori come Albelda e Baraja, non pienamente funzionali al modello di gioco che si vorrebbe impiantare.

2:23 PM  
Blogger valentino tola said...

Puntualizzo: "gli avversari avevano avuto l'opportunità di 2-3 ribaltamenti buoni nella metacampo blaugrana (ad esempio il primo tempo di Siviglia, o la gara col Getafe)."
Ribaltamenti spesso non sfruttati, nemmeno sul nascere.

2:25 PM  

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