giovedì, aprile 02, 2009

Colpaccio!

Un pallone spazzato alla meglio dal pessimo Marchena, Güiza caparbio lo insegue e ruba il tempo alla debolissima (e improvvisata: Hakan Balta di ruolo sarebbe terzino sinistro, ma gioca al centro per le assenze) coppia centrale turca, dal fondo alza la testa e vede Riera che solissimo accorre sul secondo palo; il mancino del Liverpool arriva all’appuntamento coi nervi saldissimi e il pallone, passato fra le gambe di Volkan, rotola in fondo al sacco.
Siamo in pieno recupero, l’Ali Sami Yen ammutolisce: per la Turchia, rimasta a 8 punti, è quasi la fine (la Bosnia seconda è ora a 12 punti), per la Spagna a 18 è praticamente il biglietto per il Sudafrica, con largo anticipo. Trentuno risultati utili consecutivi (eguagliato il record dell’era Clemente), undicesima vittoria consecutiva: da far girare la testa, e conoscendo quella spacconeria da sempre un po’insita nell’animo del calcio spagnolo, verrebbe quasi da preoccuparsi, visto che arrivati in vetta si può solo cominciare a scendere.
Intanto però la nota dominante è la personalità di questa nazionale: fa quasi sorridere pensare ora alle preoccupazioni che prima dell’Europeo circondavano una squadra che ancora non riusciva a trovare una propria identità. Ora abbiamo una nazionale che difende a gran voce un’idea di gioco precisa, ma che è completa, sa adattarsi alle situazioni e ha la sicurezza per venirne a capo, anche quando il gioco certo non esalta come in queste ultime due partite (apprezzabili solo iprimi 25 minuti di ieri).

Il copione della gara dell’Ali Sami Yen è per forza di cose diverso da quello del Bernabeu: qui il pubblico chiama a gran voce la Turchia ad una partita audace, a fare maggior leva sulla foga e sull’entusiasmo. Non che al Bernabeu non si sia vista una Turchia audace, tutt’altro, ma mentre lì la preoccupazione principale era comunque quella di mantenere l’ordine e ostruire le linee di passaggio spagnole, giocare in casa richiede altre priorità, da un punto di vista mentale prima ancora che tattico.
In questo quadro paradossalmente la Spagna può anche finire con l’avere più respiro e più spazi per proporre il suo calcio. Quello che si vede nei primi 25 minuti è in effetti una Spagna nettamente più autorevole e lucida dei padroni di casa. Stavolta è la Turchia che si vede pressata ad inizio azione, grazie all’ottimo lavoro di Torres e Xavi (schierato praticamente da trequartista) che accorciano sui difensori centrali avversari quando impostano.
Spagna ben messa in campo e che, dopo i primi cinque minuti di assestamento, passa a controllare il gioco. Rispetto a sabato scorso Del Bosque toglie Villa e aggiunge un centrocampista, Silva, schierato sulla destra a ripristinare un disegno più simmetrico. Mentre Riera (preferito sulla sinistra a Cazorla) ha una buona serata nell’uno contro uno col suo avversario Gokhan Gönul, Silva accentrandosi aiuta Senna-Xabi Alonso-Xavi a costruire quella famosa ragnatela nella quale tutti gli avversari dagli Europei son rimasti intrappolati (quello che poteva essere un punto debole, il possibile intasamento degli spazi al centro, alla fine è diventato uno straordinario punto di forza; gli esterni di ruolo che Del Bosque aveva proposto al momento della propria investitura valgono come possibile alternativa, come arma in più, certamente non devono stravolgere un modello di gioco così ricco). Il pallone è della Spagna, si gioca nelle zone di campo che vuole la Spagna, e i presupposti per il gol sembrano esserci tutti, tanto che vi si avvicinano prima Riera (sinistro al volo da fuori deviato in angolo da Volkan) e Torres poi (destro biascicato fra le braccia di Volkan, da posizione più che mai favorevole dentro l’area).
Ma il calcio non è un’equazione matematica: quindi al 25’ un cross dell’eccellente Arda Turan dalla sinistra, un taglio senza palla di Tuncay dalla destra (che spesso propone questo movimento, problematico per i difensori spagnoli), una lettura deficitaria della linea difensiva spagnola, un erroraccio di Marchena (non l’unico dell’incertissima serata del valenciano, sostituto dello squalificato Albiol), il controllo di Tuncay e la palla che scivola verso Sentürk che insacca a porta vuota, costruiscono l’imprevedibile.
Ci mette un po’a ricomporsi una Spagna che manca un po’ di accelerazione sulla trequarti (un sostituto di Iniesta non si inventa dall’oggi al domani) e che, a ripresa inoltrata, trascina pure un po’ stancamente il proprio gioco. Scema il movimento far centrocampo e trequarti, e le posizioni più rigide costringono anche a qualche lancio forzato e prevedibile. In più, le pochissime volte che si riesce a trovare la profondità, ci pensa la serata nera di Torres a rovinare tutto: il Niño è come al solito un drago nel gioco senza palla, imprendibile in velocità, ma manda tutto a monte non appena entra in contatto col pallone. È bizzarro pensare che con la per altri versi giustificatissima fama di fenomeno possano convivere simili carenze tecniche, ma tant’è, vedere per credere l’orripilante controllo lungo che vanifica l’invito in profondità con l’esterno liftato di Xavi, uno di quei palloni che sembrano avere gli occhi per fermarsi giusti giusti sui piedi dell’attaccante e la bocca per dire: “son tutto tuo, fa’ un po’ quello che ti pare, compañero”.
È una Spagna che giochicchia senza molto costrutto, ma ha ormai una fama che la precede, e che impone all’avversario, ancora di più se si trova in vantaggio, di difendere il vantaggio nella propria metacampo. Così può arrivare l’episodio, come era arrivato quello del gol di Piqué sabato scorso: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, un fallo di mano di Ibrahim Uzulmez su colpo di testa di Torres diretto in rete dopo l’uscita a vuoto di Volkan, offre a Xabi Alonso l’opportunità di trasformare con la propria glaciale eleganza dagli undici metri.
Senna esce per un acciacco, entra Cazorla e si passa al 4-2-3-1, poi entra anche il debuttante Busquets per Silva riportando Xavi (spento) sulla trequarti. Torres lascia il campo, troppo tardi per i miei gusti, al “turco” Güiza: il primo movimento del jerezano, su un lancio lungo di Capdevila, è quello giusto (il suo tipico movimento fra i due centrali), ma l’azione decisiva è quella già citata costruita nel recupero, a smuovere una partita altrimenti tranquillamente e giustamente destinata al pareggio.
Merita una menzione Güiza: quando si parla di lui in nazionale, si usano generalmente toni a metà fra l’intruso e la mascotte, ma sono descrizioni ingenerose. Dani quando chiamato in causa ha sempre fatto il suo (compresi due gol all’Europeo, non dimentichiamolo… un gol come quello alla Russia poi uno scarpone non lo fa), ha un tipo di gioco leggermente diverso da quello degli altri attaccanti e che può far sempre comodo a partita in corso, quando gli spazi aumentano.
Menzione per Güiza e menzione anche per Piqué, la cui crescita negli ultimi tempi è finalmente sensibile. Parlando del blaugrana si è sempre pensato più a quello che potrebbe essere che a quello che effettivamente è, ma ora realtà e aspirazioni cominciano ad avvicinarsi: il giocatore impreciso e poco deciso, dalla media di un errore grave a partita, della prima parte della stagione, sta lasciando il posto a un centrale autorevole e di spessore. La lentezza e la macchinosità non potranno mai andare via, Madre Natura ha deciso così, ma la stazza, il gioco aereo, il senso della posizione, la capacità di impostare e cambiare gioco con lanci verso le fasce, possono farne il leader difensivo della nazionale del futuro.

Turchia (4-4-2): Demirel; Gonul, Asik, Balta, Uzülmez; Tuncay, Mehmet Aurelio, Emre Belozoglu, Arda (Sahin, m. 87); Nihat (Karadeniz, m. 77) y Sentürk (Sabri, m. 80).
In panchina: Rüstü; Kas, Güngör y Gokhan Unal.
Spagna (4-2-3-1): Casillas; Sergio Ramos, Marchena, Piqué, Capdevila; Senna (Cazorla, m. 67), Xabi Alonso; Silva (Busquets, m. 73), Xavi, Riera; F. Torres (Güiza, m. 85).
In panchina: Reina; Arbeloa, Juanito y Llorente.

Goles: 1-0. M. 26. Senturk. 1-1. M. 62. Xabi Alonso, de penalti. 1-2. M. 90. Riera.
Árbitro: Michael Riley (Reino Unido). Amonestó a Uzulmez, Emre Asik, Xavi, Senturk, Sergio Ramos y Emre.
Ali Sami Yen: 23.000 espectadores. Se guardó un minuto de silencio por las víctimas de la avalancha en Costa de Marfil.

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5 Comments:

Anonymous Anonimo said...

valentino ciao
sono Santeria
sto preparando delle ricerche e te ne chiederò altre se avrai il tempo e la voglia di rispondermi:

Esterni sinistri capaci di fare tutta la fascia con il 3-5-2 (alla Maggio sulla destra, per capirci..) nella Liga?

io mi sono segnato:

. Filipe Deportivo - buon piede , lo conosco poco però
. Adriano Siviglia
. J.Angel
. Drenthe
. Jeffren

???

ciao grazie per la competenza

6:19 PM  
Blogger valentino tola said...

Ciao Santeria, bentornato. Vediamo se posso aiutarti :-)

Innanzitutto definiamo il tipo di giocatore che cerchiamo, e poi in base a questo, analizziamo squadra per squadra.
Il tipo di giocatore di cui parli in Spagna lo chiamano “carrilero”. Deve rispondere a tre requisiti essenziali:
1) atletico: deve essere in grado di fare da solo tutta la fascia per i 90 minuti.
2) Tecnico: dovendo fare da solo la fascia, naturalmente deve saper combinare qualcosa in più del sovrapporsi e buttare i cross senza pensarci come un anonimo terzino. Magari deve sapersi pure inserire in area avversaria e ricavare qualche gol di tanto in tanto (non a caso citi Maggio).
3) Tattico: può avere le caratteristiche fisiche e anche tecniche, ma se non ha la propensione adeguata non può fare quel ruolo. Deve essere più offensivo di un terzino, ma nemmeno essere inesistente dal punto di vista difensivo.

Almeria:
Ci sarebbe Bruno, il terzino destro. Ha faciltà di corsa impressionante, e anche propensione offensiva, ma poche doti di palleggio.

Athletic Bilbao:
Iraola naturalmente è più che capacitato. Poi a sinistra Balenziaga mi sembra decisamente tagliato per il ruolo: propensione chiaramente offensiva, grande corsa, ottimo cross, non eccezionale palleggiatore, difensivamente scarso. Ci potrebbe stare anche Gabilondo, ma forse non ha più tantissimo fiato.

Atlético Madrid
O terzini (a destra centrali adattati) o ali pure. Non c’è via di mezzo.

Barça
Daniel Alves naturalmente ci può stare, anche se rende al meglio se ha un partner di fascia con cui dialogare, lo sappiamo.

Betis
Nelson può farlo, ha tutti e tre i requisiti. Damiá è tagliatissimo, anche se non è un giocatore che mi esalti. A sinistra Mark González può essere adattato, con potenzialità interessanti: troppo lineare, poco estro e dribbling per incidere da ala secondo me. Però ha resistenza, grande velocità, ha il piede e ha una marcata propensione offensiva. Con un po’ di lavoro sulla fase difensiva, può diventare un esterno da 3-5-2/3-4-3 credibile. Anche Monzon, altro mancino, potrebbe starci, ma lo vorrei vedere di più.

Deportivo
Filipe come dici tu, e anche Guardado, che quel ruolo lo ha già ricoperto con la nazionale. Grande qualità.

Espanyol
Niente.

Getafe
Contra, ma qualche anno fa. Víctor Muñoz in qualche occasione ha provato Gavilán, un’ala, da terzino sinistro, ma siè trattato di pochi minuti (in situazioni di svantaggio o superiorità numerica). Mi sembra un giocatore abbastanza caratterizzato. Guerrón faceva un ruolo del genere nell’LDU, ma era un 3-4-3 molto flessibile, aveva sempre il centrale destro (Camposse non ricordo male) pronto a coprirlo scalando nella posizione di terzino. L’ecuadoriano ha doti tecniche e atletiche sovrabbondanti, però non difende (senza nemmeno bisogno di parlare della testa, che è il suo vero problema…).

Malaga
Ci sono degli esterni riconvertiti a terzini come Calleja, il titolare a sinistra, e Nacho, la sua riserva, ma nessuno secondo me ha i polmoni per fare la fascia da solo. Jesús Gámez a destra ci potrebbe stare.

Mallorca
Varela è IL PROTOTIPO di questo tipo di giocatore, anche se forse lui preferisce giocare come fa adesso (peraltro male, almeno in questa stagione finora), esterno di centrocampo protetto da un terzino.

Numancia
Il mancino Bellvís è interessante, anche se ora è finito in ombra (e in panchina) rispetto a inizio stagione. Ci starebbe tutto nel ruolo: non ha la classe di un’ala, però corre, è molto intraprendente, ha discrete doti di palleggio. È giovane e si può valorizzare (mi sembra sia di proprietà del Valencia).

Osasuna
Azpilicueta: ha iniziato come tornante, è retrocesso a terzino, Ha corsa e intraprendenza, ma gli manca un po’ di qualità nel palleggio. Meglio resti terzino, dove è un giocatore di sicuro rendimento.

Racing
Valera è un giocatore che non mi ha mai fatto impazzire, ma è tagliatissimo per il ruolo, uno dei più adatti in assoluto della Liga (assieme a Varela del Mallorca… il bisticcio fra i due cognomi non è voluto…). Anzi quello in realtà sarebbe IL SUO ruolo, ha cominciato così nel Murcia che giocava con la difesa a tre/cinque, solo che la tendenza spagnola a giocare quasi esclusivamente con la difesa a 4 lo ha costretto a trovare spazio esclusivamente come terzino o esterno alto (decisamente preferibile la prima opzione, ha troppa poca qualità).
Christian Fernández a sinistra può fare quel ruolo, soprattutto per la facilità di corsa (tecnicamente non è granchè, tatticamente ha le sue lacune).

Real Madrid
Drenthe e anche Marcelo (come giocava nel Fluminense del resto). Non vedo così improbabile nemmeno Sergio Ramos: può fare tutto, quello là.

Recreativo Huelva
Aitor, la brutta copia di Gabilondo…

Sevilla
Adriano, Konko (questo lo sai meglio di me sicuramente).

Sporting
“Cote”, l’hai già detto tu.

Valencia
Naturalmente ci può stare Miguel (magari non quello obeso e svogliato…), poi forse Angulo, anche se siamo agli sgoccioli della sua carriera. Ti parlerei di Del Horno, ma tu hai chiesto di giocatori di calcio, giusto?

Valladolid
Il mancino Oscar Sánchez forse, ma puoi anche dimenticartelo.

Villarreal
Ángel a destra.

5:01 PM  
Anonymous Anonimo said...

... sei un enciclopedia, cavolo!!

Grazie grazie grazie

mi interessavano solo quelli sinistri in verità ma così ho veramente il quadro completo...

non vedo grandi fenomeni comunque in giro, a sinistra intendo, mentre a destra qualche nome interssante c'è.. (Varela, Iraola.. etc..)

Guardado è troppo offensivo per il tipo di giocatore che cerco, però tecnicamente e come facilità di calcio...tanta roba..

mi intrigano
Filipe e J.Angel
o un eventuale rilancio di Drenthe...

va bene..
grazie mille e continua con questo splendido blog...

ciao

10:19 AM  
Blogger valentino tola said...

Ah, dimenticavo, fanno 10 euro :D

Sì, non c'è grandissima scelta. Comunque Guardado non lo vedo così squilibrato. In una prospettiva di mercato realistica (squadra di media classifica che non vuole spendere troppo) io tenterei Mark Gonzalez, ma ci vorrebbe un periodo di adattamento al ruolo, visto che non lo ha mai coperto e visto che mi sembra anche più offensivo di un Guardado.

5:40 PM  
Blogger valentino tola said...

Sugli altri: Drenthe potrebbe essere un'ottima idea, il periodaccio al Real Madrid potrebbe farlo arrivare scontato.

José Angel penso aumenterà parecchio il prezzo del cartellino al termine della prossima stagione.

Filipe è buonissimo, ma non credo vada via per un costo inferiore ai 10 milioni, e poi è un giocatore molto molto caratterizzato, nel senso che deve giocare in una squadra che giochi rasoterra e ami tenere il pallone per esprimere il suo calcio migliore. Gli manca un po' di profondità, non ha lo spunto esplosivo per arrivare sul fondo e non cerca nemmeno tanto l'esterno. Preferisce giocare più nelle zone interne, e si trova più a suo agio se ha un compagno di fascia, esterno o mezzapunta (Guardado, Lafita etc...) con cui dialogare nello stretto.
Se gli dai tutta la fascia e ti aspetti che allarghi sempre il campo e ti prenda il fondo come un Maicon mancino, stai fresco. Ha altre caratteristiche.

5:48 PM  

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