domenica, marzo 22, 2009

VENTOTTESIMA GIORNATA: Sevilla-Valladolid 4-1: Kanouté (S); Goitom (V); Kanouté (S); Luis Fabiano (S); Kanouté (S).

Sempre più lanciato verso il proprio obiettivo, al Sevilla capita ora di accompagnare alla pura efficacia offensiva anche qualche timido momento di buon calcio. Da due-tre partite la squadra di Jiménez propone una manovra un po’più elaborata, partecipata e armoniosa, sperando che questo possa essere l’inizio di qualcosa di serio (posto che Jiménez debba per forza essere il “Wenger del Sevilla”, come proclamato dal presidente Del Nido).
Vittoria incontestabile contro un Valladolid che come sempre ha cercato di giocarsela: la competitività però è un’altra cosa. Modesta prestazione degli uomini di Mendillibar, leggerini oltre il tollerabile. Per come è strutturata, con difesa alta e tutto il resto, quella castigliana è una squadra che per rendere ha bisogno della massima intensità e concentrazione, altrimenti al primo spiffero imbarca di brutto, come successo ieri (e altre volte in una stagione pur ottima: non dimentichiamo che la salvezza certa è cosa praticamente fatta).

Jiménez, pienamente recuperato il duo Luis Fabiano-Kanouté, conferma la svolta delle ultime giornate, ovvero Romaric esterno sinistro (ruolo peraltro già ricoperto spessissimo nella propria nazionale dall’ivoriano) con Duscher e Renato centrali. Confermato Adriano terzino destro come nel finale di Málaga: soluzione non proprio ortodossa ma che alla fine risulta la meno improbabile nel surrogare Alves, più del centrale adattato Mosquera o del modesto Konko. Mendillibar invece rispetto all’ultima uscita col Getafe recupera Goitom e Luis Prieto, mentre Álvaro Rubio scavalca Vivar Dorado nella corsa per il posto accanto a Borja nel doble pivote.
Gioca bene nei primi minuti il Sevilla, gioca veloce e sorprende il sistema difensivo ospite: su una rimessa Luis Fabiano disattiva il pressing alto del Valladolid, così Romaric ha tempo e spazio sufficienti per pensare la miglior rifinitura; il resto lo fa il magistrale controllo a seguire di Kanouté, l’unico controllo possibile che permetta al maliano di sistemarsi il pallone dal sinistro al destro per la conclusione immediata, un diagonale fuori dalla portata di Villar.
Dopo i primi 10 minuti in cui il Sevilla riesce ad aggirare la difesa alta degli ospiti, la partita progressivamente si riequilibra. Il Valladolid prende le misure, accorcia le distanze fra i reparti, raddoppia sistematicamente con successo e trova anche l’episodio che gli frutta il pareggio: guarda caso il Sevilla prende gol su palla inattiva, una punizione dalla trequarti destra di Canobbio sulla quale la colpa non è certo di Palop che si trova Goitom abbandonato in area piccola ed esce come può, ma di chi lascia lo svedese liberissimo di colpire su una palla del genere. Misteri inspiegabili che, eccetto un’ illusoria interruzione nella prima fase di questa stagione, si ripetono da più di un anno.
La gara entra in una fase in cui non succede più nulla, le squadre si annullano in pochi metri di campo, il Valladolid afissia ma non riesce a elaborare trame decenti (eppure avrebbe la qualità sulla trequarti per ripartire in maniera meno approssimativa e più pericolosa), Jiménez inverte le posizioni di Renato e Romaric cercando di portare l’ivoriano più nel vivo del gioco, ma la situazione si sblocca soltanto agli sgoccioli della prima frazione, quando il Sevilla riesce a far circolare il pallone da un lato all’altro e trovare lo sbocco, da Romaric a Navas, cross del canterano e Kanouté che gira al volo in rete approfittando dell’inettitudine della difesa del Valladolid, che sul cross si abbassa eccessivamente nei pressi del portiere (le difese di PES fanno esattamente la stessa cosa) e lascia il maliano incustodito all’altezza del dischetto.
Il Sevilla chiude definitivamente i conti nella ripresa: subito dopo il cambio Perotti-Duscher (cambio in senso offensivo) Renato può verticalizzare “a palla scoperta”, il che rende un gioco da ragazzi bucare la difesa altissima del Valladolid e permettere a Luis Fabiano (partito a dire il vero in posizione sospetta di fuorigioco) di segnare uno dei suoi gol, tutto freddezza e qualità nell’uno contro uno col portiere.
Non c’è più storia, il Valladolid tira i remi in barca e gioca con un’intensità infima, il Sevilla ha il controllo del pallone, del tempo, di tutto, e si diverte pure: Perotti imita Michael Laudrup in un paio di azioni (occhio, il ragazzo ci sta prendendo gusto), il Sanchez Pizjuán saluta il ritorno di Arouna Koné, e Kanouté chiude con una meritatissima tripletta (ancora assai teneri i centrali del Valladolid), incornata su cross perfetto di Fernando Navarro dalla sinistra.

I MIGLIORI: Re Freddy Kanouté. Purtroppo devo ripetermi per l’ennesima volta: segna tre gol, ma l’importanza di questo straordinario giocatore va ben oltre il fatto “volgare” del gol. I calciatori bravi si dividono in due categorie: quelli che brillano di per sé e quelli che fanno giocare meglio i compagni. I primi possono esaltarti e possono monopolizzare tutte le copertine, i secondi vanno al di là di questi discorsi e sono più semplicemente un tesoro che devi tenerti stretto. Kanouté appartiene alla seconda categoria: sempre uno spettacolo osservare il controllo della situazione che ha sulla trequarti, come viene incontro, tiene palla, temporeggia, riparte, crea spazi e opzioni di passaggio prima inesistenti. Lui ha sempre avuto questo senso del gioco, e aggiungendovi il gol ha completato la trasformazione in campione vero.
Costante la crescita di Romaric: da giocatore timido ad inizio stagione a elemento con un peso sempre maggiore sulla manovra, finalmente comincia a valorizzare la visione di gioco e il sinistro da privilegiato che possiede. Entra nelle azioni dei primi due gol, forse partire da esterno sinistro gli ha dato anche un po’ più di libertà di movimento sulla trequarti, di certo arricchisce la manovra molto di più di quanto non faccia il solista Capel.
Dire che Fernando Navarro gioca bene è un’ovvietà: partita al solito precisissima, perfetto in difesa e pure utile in attacco, dove le sue sortite generalmente son poche ma non prive di proprietà tecnica (il cross per Kanouté in questa occasione, ma pensiamo anche all’azione e al cross sempre per il gol di Kanouté nel derby perso col Betis). Lui sarebbe anche meglio di Capdevila, ma le partite a carte che hanno cementato il gruppo nell’ultimo Europeo si giocavano nella stanza del giocatore del Villarreal…
I PEGGIORI: Male la linea difensiva del Valladolid, in blocco, e deludente anche la trequarti di Mendillibar, specie il da me attesissimo Pedro León, che vagabonda senza costrutto (in tutta la serata non ho capito quali fossero la sua posizione e i suoi compiti) e senza personalità.

Sevilla FC (4-4-2): Palop 6; Adriano 6(Crespo s.v., m.76), Squillaci 6, Dragutinovic 6, Fernando Navarro 7; Jesús Navas 6,5, Renato 6,5, Duscher 6(Perotti 6,5, m.56), Romaric 7; Kanouté 8, Luis Fabiano 6,5(Koné s.v., m.70).
Real Valladolid (4-2-3-1): Justo Villar 6; Pedro López 5,5, Luis Prieto 5, Iñaki Bea 5, Marcos 5,5(Óscar Sánchez s.v., m.82); Borja 5,5(Víctor s.v., m.66), Álvaro Rubio 5,5; Pedro León 4,5(Vivar Dorado s.v., m.66), Canobbio 6, Jonathan Sesma 5,5; Goitom 6.

Goles: 1-0, M.08: Kanouté. 1-1, M.22: Goitom. 2-1, M.43: Kanouté. 3-1, M.57: Luis Fabiano. 4-1, M.70: Kanouté.
Árbitro: Eduardo Jesús Iturralde González (Comité Vasco). Amonestó a los visitantes Goitom (m.25), Pedro León (m.64), Óscar Sánchez (m.88) y Iñaki Bea (m.93) y a los locales Luis Fabiano (m.39), Romaric (m.60) y Adriano (m.76).

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