mercoledì, dicembre 16, 2009

Zaragoza nel caos.


“Dopo la partita di domani mi cacceranno, lo so già”. Così, con la serenità di Marcelino di fronte all’inevitabile, cominciava la resa dei conti in casa Zaragoza, fissata per il match casalingo con l’Athletic Bilbao, puntualmente perso per 2-0. Resa dei conti alla quattordicesima giornata? Così funziona in Spagna, almeno in quelle realtà dove l’improvvisazione è l’unico valore irrinunciabile.

In realtà nessuno alla Romareda se l’è bevuta stavolta: eloquenti durante la partita i cori e gli striscioni, “Marcelino, ¡quédate!”, “¡Marcelino sí, directiva no!”, e via andando… Netta la presa di posizione contro una società che negli ultimi anni ha fatto sprofondare il Real Zaragoza in una crisi tecnica e finanziaria gravissima: critici verso la “taccagneria” della precedente gestione Solans, i tifosi aragonesi avevano accolto con iniziale entusiasmo la coppia formata dal patron AgapitoIglesias e dal presidente Eduardo Bandrés. Illusorio l’esordio con gli acquisti in grande stile (Aimar e D’Alessandro) e un piazzamento Uefa, disastroso il seguito: una retrocessione entrata nella storia come una delle più eclatanti per la sproporzione fra qualità dell’organico e risultato finale, e poi un buco nei conti aggravatosi esponenzialmente.
Se alla fine della gestione Solans il debito della società era di 63 milioni (di cui però 13 a corta scadenza), la cifra attuale è salita a 73 secondo le fonti societarie e a 124 (di cui 91 con scadenza nel 2010!) secondo altre fonti.

In tutto questo Marcelino era stato attratto nell’estate 2008 da progetti magniloquenti: non solo un ingaggio pesante, ma addirittura un progetto di Champions a lungo termine avevano convinto il tecnico asturiano a scendere ad allenare in Segunda proprio la stagione dopo la memorabile qualificazione UEFA ottenuta alla guida del Racing. Una stagione in chiaroscuro quella nella serie cadetta, perché la promozione era sentita come un atto dovuto e perché il suo Zaragoza in realtà comincia a convincere solo nel girone di ritorno.
Si avvia inoltre un distacco sempre più evidente con la dirigenza: si parte con la promessa prontamente tradita di mantenere Sergio García, Ricardo Oliveira e Diego Milito e si arriva alla recente divergenza sull’acquisto dell’attaccante, più che mai necessario dopo che l’infortunio fino a fine stagione occorso ad Uche aveva già alla seconda giornata ridotto ai minimi termini l’organico. Acquisto richiesto da Marcelino (che legava ad esso gran parte delle chances di salvezza del Zaragoza) ma continuamente rinviato dalla dirigenza, dirigenza che secondo quanto affermato da Marcelino subito dopo l’esonero aveva già messo una croce sull’allenatore quando questi non aveva compiuto una particolare scelta “consigliatagli” in estate (affermazione comunque da prendere con le molle perché soggettiva e perché Marcelino non chiarisce i contorni della vicenda, dicendo che vi sarebbero coinvolte persone terze di cui non desidera fare i nomi). A questo aggiungiamo il recente tentativo della dirigenza del Zaragoza di condizionare l’acquisto del famoso attaccante alla rinuncia da parte di Marcelino della parte rimanente del proprio contratto in caso di retrocessione: giochini e manovre che non hanno fatto altro che continuare a deviare i termini della questione, dal bene del Zaragoza (la necessità dell’attaccante) al tira-e-molla fra Marcelino e la società.


È proprio questo il punto: è chiaro che l’esonero di Marcelino non risponde a reali esigenze tecniche, ma ad esigenze quasi esclusivamente politiche, di rapporti di potere fra l’allenatore e il club. Esigenza teoricamente legittima, perché chi caccia i soldi è Agapito, ma nei fatti aliena dal buonsenso, perché non tiene in nessun conto quello che pensano tifosi e giocatori.
Intendiamoci, il Zaragoza attualmente non gioca bene e non rende, ma guardando un contesto e un orizzonte un po’più ampio le cose non sono affatto irrecuperabili: terzultimo posto sì, ma a solo un punto dalla salvezza, e basi per competere che ci sono e necessitano solamente di un lieve ritocco.
La Liga del Zaragoza era partita anche bene quanto a risultati e sensazioni, c’era una struttura tattica affidabile (il 4-4-2 corto e intenso nel pressing standardizzato da Marcelino nei suoi fortunatissimi precedenti a Huelva e Santander) oltre a buoni giocatori.
Certo, la ristrettezza della rosa non ha tardato a farsi sentire: detto di assenze lunghissime che si trascinavano dall’anno scorso nel reparto difensivo (Diogo solo sabato è tornato da un calvario di diciannove mesi; il canterano Goni invece solo poche giornate prima, il che ha costretto Marcelino a impostare per settimane una difesa con giocatori inizialmente scartati come Pavón, Pulido e Paredes, con un Ayala peraltro in declino come unica certezza), il colpo micidiale è stato l’infortunio di Ikechukwu Uchu, pupillo di Marcelino che lo lanciò in grande stile a Huelva.

L’infortunio del nigeriano ha gettato in una doppia emergenza l’attacco zaragocista. Da un lato per la scarsità di effettivi: con Ewerthon non molto apprezzato da Marcelino (che gli rimprovera una scarsissima partecipazione al di là della fase realizzativa) e con il canterano Álex Sánchez alle prime armi (ma già noto per essere il primo giocatore monco della Liga: è nato senza una mano, cosa che peraltro non gli ha mai creato alcun problema nel gioco), le chiavi son passate in esclusiva ad Arizmendi, del quale si può elogiare fino allo sfinimento il movimento senza palla e lo spirito di sacrificio, riservandosi al contempo di conservare in frigo una bella bottiglia di champagne per festeggiare ogni suo gol come meritano le ricorrenze speciali.Dall’altro lato l’infortunio ha costretto il Zaragoza a reinventare i propri movimenti offensivi: l’idea di Marcelino da Huelva in poi è sempre stata quella di un 4-4-2 senza nessuna punta centrale di riferimento, due attaccanti mobili (la giocata classica sia al Recreativo che al Racing: movimento a stringere verso il centro di un esterno di centrocampo+taglio dal centro verso l’esterno dell’attaccante) e azioni palla a terra ma rapide, subito verticali e in pochi tocchi, con una predilezione per la ripartenza (intesa nel suo significato di “contropiede corto”) rispetto al possesso-palla elaborato. Uche per caratteristiche era il giocatore chiave al fine di tradurre questa idea in realtà: con la perdita del nigeriano Arizmendi è diventato forzatamente l’unica punta, in un 4-2-3-1 che ha dovuto cercare altre vie per aprire le difese avversarie.

Inizialmente era andata anche bene con la conversione a trequartista del nuovo acquisto Aguilar, centrocampista centrale di ruolo: il colombiano ha un ottimo tempismo negli inserimenti, e buon colpo di testa. Il punto più alto è stato la convincente vittoria casalinga col Getafe, poi è iniziata la discesa. Il nuovo assetto, anche se forzato, aveva delle potenzialità interessanti data la nutrita batteria di mezzepunte ed esterni di cui gode la rosa zaragocista (il classico Jorge López, la promessa Ander Herrera, il cavallone Lafita e lo stesso Pennant, pur essendosi fin qui rivelato una sonora delusione), però alla lunga è venuta fuori tutta la mancanza di peso e di profondità. Con Lafita addirittura prima punta in alcune partite per l’assenza di Arizmendi, il Zaragoza ha finito col palleggiarsi addosso senza alcuno sbocco, pur occupando il campo con discreto ordine.
Con la serie negativa di risultati poi è venuta meno anche l’autostima, cresciuto il nervosismo e aumentati gli errori: dalla difesa (pur nel contesto di una discreta organizzazione tattica generale, mai convincente nelle sue interpretazioni particolari, addirittura tragicomica a Valencia) sino all’intera gestione delle partite. L’ultima con l’Athletic è la tipica prestazione della squadra in crisi: tanto impegno, tanto sangue agli occhi ma pochissima lucidità e compito facilitato a un Athletic venuto alla Romareda solo per difendersi e aspettare il momento in cui Muniain viene, vede e vince. Tutto questo però non giustifica una decisione precipitosa come l’esonero di Marcelino: sarebbero bastati due gol di stinco di un vecchio mestierante delle aree di rigore ingaggiato a gennaio per far girare di nuovo la ruota.

Intanto nuovo tecnico è provvisoriamente José Aurelio Gay, allenatore della squadra B e già giocatore del club negli anni ’90. Si è parlato di Schuster, il personaggio mediatico che piacerebbe ad Agapito (valla a capire la Romareda che lo contesta…), ma l’ingaggio è troppo alto; l’altra possibilità, la più probabile, è il ritorno di Víctor Muñoz, tecnico (e commentatore televisivo) di abbagliante grigiore.

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2 Comments:

Anonymous Edo14 said...

Buondì Vale, concordo sulla sfiga che ha bersagliato il saragozza di infortuni anche gravi, però non comprendo Arizmendi titolare ed Ewerthon in panchina. Capisco che il brasiliano sia poco propenso al sacrificio, ma se si doveva impostare forzatamente un 4-2-3-1 forse sarebbe stato meglio dirottare Arizmendi sull'esterno (o in panchina, dove c'è sempre posto per gli scarponi) e tenere come centravanti una punta che, aldilà di tutto, in area di rigore sa far male agli avversari. Discuto solo questo, per il resto la scollatura dirigenza-tecnico+pubblico+giocatori mi sembra evidente. Peccato che l'ottimo Marcelino sia stato esonerato, ma sono convinto che saprà rifarsi, specie se da questa esperienza imparerà a diffidare di certe piazze...

6:07 PM  
Blogger valentino tola said...

Hola Edo, e dire che io avevo messo su un piedistallo Marcelino proprio quando rifiutò il Betis di "Don Manué" per scegliere il Racing più povero ma molto più serio... che dire, sono esseri umani, guarda anche cosa ha combinato Hiddink con la Russia.

Sì, Ewerthon qualche dubbio lo ha fatto venire anche a me... non so, da quel poco che ho visto mi è sembrato un po'fiacco, certo la palla buona lui la mette dentro e Arizmendi no. Di più non so dire, si è visto giocare poco e Marcelino magari aveva delle informazioni e delle idee su Ewerthon che a noi non possono arrivare.
Una cosa è sicura: il Zaragoza ha bisogno di un attaccante come il pane a gennaio.

Comunque Edo, il rammarico in generale deriva dal fatto che quasi tutti i club con il potenziale per fare da outsider o da grandi aggiunte sono gestiti da dirigenti impresentabili. Oltre al Zaragoza il Betis, poi l'Atlético, la stessa Real Sociedad degli ultimi anni... è anche da qui che viene il calo della Liga di cui parliamo da tempo ormai.
Intanto ti potrà consolare che l'Athletic è una delle squadre dalle prospettive più rosee per il futuro (se dall'anno prossimo mettete un tecnico un po' più "da tikitaka" di Caparros date anche spettacolo secondo me).

PS: nel post dimenticavo di ricordare Braulio fra gli attaccanti in rosa. Anche lui rotto da tempo, of course.

6:51 PM  

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