martedì, luglio 20, 2010

Da Aragonés a Del Bosque.

Quattro anni, due trionfi ascrivibili a uno stesso ciclo, ma anche due allenatori diversi e due concezioni diverse in dettagli non irrilevanti, pur all’interno dello stesso stile di gioco.
Nel ripercorrere il cammino e l’evoluzione della Spagna verso la vittoria mondiale, dobbiamo cominciare dalla premessa, da quello che aveva lasciato Luis Aragonés. “El Sabio” consegnava una squadra arrivata progressivamente a giocare a memoria, praticamente perfetta nelle ultime due gare dell’Europeo, ma non fu certo il risultato di una pianificazione rigida, bensì di tentativi in successione che a partire dalla miglior combinazione delle caratteristiche dei singoli hanno affermato un’identità riconoscibile e un sistema di gioco equilibrato.
Messo da parte il fallimento del mondiale 2006, nel quale la Spagna cercò di proporre un 4-3-3 sicuramente più offensivo di quello attuale ma anche più fragile, Aragonés puntò tutto sull’amalgama fra talenti del centrocampo simili ma compatibili. Il successo nacque proprio da questo particolare: nel mentre che ogni giocatore con la propria qualità rafforzava il discorso di fondo (il possesso-palla) non limitava le soluzioni complessive della squadra, che riusciva a coprire bene tutto il campo e ad affrontare una gamma di situazioni di gioco differenti.
Personalmente credo sia proprio questo il modo migliore di costruire una squadra: di solito invece si tende a pensare al contrario, in termini di opposizioni rigide, per cui se voglio avere una squadra equilibrata da un lato devo avere un palleggiatore e dall’altro un rubapalloni, un terzino che spinge e uno che difende e basta (magari un centrale adattato… moda atroce…), un attaccante bravo di testa e uno piccolo, e così via… Il rischio in questo modo è avere una squadra dove globalmente non si fa bene né l’una né l’altra cosa. Meglio invece radunare più giocatori possibili adeguati a tradurre l’idea di fondo che deve ispirare la squadra (che può essere il possesso-palla come nel caso della Spagna ma anche un altro migliaio di stili di gioco diversi), e solo una volta stabilito questo terreno comune, accogliere possibili apporti alternativi (per cui ti può far sì comodo una torre alla Llorente, ma solo partendo dalla premessa che sappia interpretare il tikitaka).
Comunque Aragonés in Austria prima di approdare a questo esito dovette passare per gare indubbiamente poco brillanti come quelle del girone. La Spagna dell’Europeo partì con un 4-4-2 nel quale a centrocampo Senna e Xavi fungevano da centrali (ma in fase di possesso Xavi si staccava nettamente dal brasiliano), Villa e Torres erano le punte e, dettaglio da non trascurare, sugli esterni, Iniesta (destro) e Silva (mancino) partivano rispettivamente da destra e da sinistra.
Qualcosa è cominciato a cambiare a partire dal quarto con l’Italia, per completare la mutazione nella splendida semifinale con la Russia: Iniesta e Silva si erano già scambiati la fascia, mentre l’infortunio di Villa nel corso del primo tempo produsse l’entrata di Cesc Fabregas. Ecco la Spagna di Aragonés. Ecco il tourbillon in mezzo al campo.
La presenza di Iniesta e Silva sulla fascia inversa rispetto al piede preferito portò i due ad accentrarsi, come movimento naturale per andare alla rifinitura o più raramente al tiro. La presenza di Cesc offrì un punto d’appoggio in più alla manovra del centrocampo, e così la Spagna trovò il suo fattore principale di superiorità e anche di equilibrio. La progressiva sincronizzazione dei movimenti dei falsi esterni e delle mezzeali permise un costante dominio in mezzo senza che per questo l’azione si facesse troppo asfittica centralmente. Senna era l’unico a rimanere un po’ bloccato a protezione della difesa, mentre da Xavi in poi era una continua rotazione, finalizzata a un progressivo avanzamento nella metacampo avversaria. Il fatto che a Xavi si aggiungessero centralmente Iniesta e Silva (più Cesc), senza pestarsi i piedi, permetteva di avere quasi sempre assicurata la superiorità rispetto a schieramenti avversari non solo di due centrocampisti centrali ma anche di tre. E nonostante questo non sguarniva le fasce, perché attirando avversari al centro apriva spazi lateralmente alle sovrapposizioni di Ramos e Capdevila, fermo restando che sia Silva che Iniesta rimanevano capaci di offrire il riferimento largo al portatore di palla e propiziare situazioni di superiorità numerica contro i terzini avversari.
Insomma, tentativo per tentativo, quella Spagna arrivò a un’occupazione razionale degli spazi e a un dominio esemplare dei tempi di gioco, alternando magistralmente più registri nel corso delle due partite finali dell’Europeo (passando dall’attacco a difesa schierata al contropiede e mantenendo una notevole disciplina nei ripiegamenti difensivi).
Subentrato alla guida della nazionale, Vicente Del Bosque chiarì nella prima conferenza stampa i propri capisaldi: mantenere l’ossatura e la filosofia di gioco ereditata da Aragonés, ma aggiungendo qualche ritocco, poco ingombrante ma comunque personale. Il primo, dichiarato, quello di ampliare le alternative offensive chiamando esterni di ruolo e ali.
Proposito che ha trovato una realizzazione piuttosto limitata in questo biennio: Vicente se la tenta già nella prima gara di qualificazione, l’1-0 casalingo alla Bosnia, ma Diego Capel è un pesce fuor d’acqua, un sassolino nell’ingranaggio del tourbillon dei vari Xavi, Silva, Iniesta & C.. Del Bosque ci ha poi riprovato nella Confederations Cup dell’estate 2009, quando l’assenza di Iniesta consentì un inserimento di Albert Riera (comunque più portato di Capel a fornire appoggi anche in zone interne) nell’undici titolare. L’undici più “rivoluzionario” scelto dal CT spagnolo in questa competizione è quello contro l’Iraq: Mata e Cazorla esterni, un 4-4-2 classico, simmetrico. Il risultato è scialbo: 1-0 al minimo sindacale, linee di passaggio sin troppo leggibili per il catenaccio iracheno, qualche traversone scontato di troppo, rinuncia al rimescolamento di posizioni e alla superiorità fra mediana e trequarti.
Esiti deludenti, almeno sul piano del gioco, che verranno ripetuti nella finale terzo-quarto posto della Confederations, contro il Sudafrica. Anche qui 4-4-2 simmetrico, Cazorla e Riera sulle fasce, altra prestazione banale, al di là del contesto scarsamente competitivo che indubbiamente invitava a un certo rilassamento.
Tolti questi due tentativi poco fruttuosi, la Spagna della Confederations Cup generalmente si sistema con un 4-4-2 asimmetrico: Villa e Torres di punta, ma l’esterno a destra è più falso di Giuda, si chiama Cesc Fabregas (Silva in panchina invece, già si preannuncia l’ostracismo del mondiale) e aiuta costantemente Xavi e Xabi Alonso nel creare superiorità in mezzo. Ecco, Xavi e Xabi Alonso: Del Bosque parte con loro due centrali, sostanzialmente la formula già di Aragonés, con Xavi che si stacca in fase di possesso e il basco che invece rimane come riferimento più basso. Ma la finale terzo-quarto posto presenta una novità che sembra dettata da semplice turnover ma invece avrà importanti sviluppi futuri: Xavi riposa in panchina, al centro ci sono Xabi Alonso e Busquets. Nessuno li staccherà più.

Il 5-0 al Belgio, a settembre, e il 2-1 nell’amichevole con l’Argentina, nel novembre 2009, rappresentano le due partite più belle dell’era Del Bosque, e sono già delineate alcune delle soluzioni poi sposate al mondiale, dal trio Busquets-Xavi-Xabi Alonso in mediana (sia contro il Belgio che contro l’Argentina) a Villa largo a sinistra in un tridente contro i belgi (con l’Argentina invece sarà la punta centrale, dato il ritorno di Iniesta nell’undici e l’assenza dell’infortunato Torres). Soluzioni in comune con il mondiale, ma anche differenze sostanziali, su tutte la presenza di Silva come falso esterno destro, presenza coincisa non a caso con due partite così brillanti.
La formazione schierata nell’esordio mondiale contro la Svizzera è esattamente uguale a quella dell’amichevole con l’Argentina (Silva-Xavi-Busquets-Xavi-Iniesta), ma l’esito ben diverso ne determinerà il seppellimento. Ripensandoci a mente fredda, non era tutto da buttare in quella Spagna vista contro la Svizzera: a tratti aveva mostrato un controllo sicuramente superiore a quello delle gare successive del girone o del quarto col Paraguay. Molti appoggi, molta densità in mezzo, possibilità di avanzare in blocco, in maniera compatta. Il problema venne dalla mancanza di verticalità nei movimenti offensivi, dalla scarsità di opzioni per concludere nell’area avversaria e anche da una certa leziosità frutto forse della convinzione di aver la strada già spianata.
Contro l’Honduras Del Bosque cerca una scossa, cambia la formazione per non far sentire nessuno al sicuro e per dare un messaggio più offensivo. Un 4-3-3 dove Torres gioca dall’inizio, si vede per la prima volta nel mondiale Villa a sinistra, e dove spunta Navas, all’unica presenza da titolare. Ovviamente il problema non è l’Honduras, liquidato in un inizio convincente per ritmo e voglia, ma quello che si intravede oltre la partita contro l’Honduras, che si nota nel secondo tempo e si concretizza appieno nella partita col Cile, brutta, soffertissima (finchè sono 11 contro 11, gli uomini di Bielsa danno lezione di calcio) ma sbrigata grazie anche a una buona dose di fortuna. Contro il Cile non c’è più Navas, ma Iniesta che parte teoricamente da destra, però il problema rimane lo stesso: in seguito ai cambi di formazione, la Spagna sembra aver smarrito quella compattezza attorno al pallone che caratterizza le sue migliori prestazioni.
Villa risolve più individualmente che altro, in un contesto di squadra poco favorevole. Cominciano a emergere gli effetti indesiderati del centrocampo Busquets-Xabi Alonso-Xavi. Busquets e Xabi Alonso sono un punto fermo probabilmente perché Del Bosque non ritiene nessuno dei due individualmente capace di surrogare il lavoro del Senna dell’Europeo, e quindi si sente più comodo con due giocatori un po’ più bloccati a palla persa 8la differenza con Aragonés è che quest’ultimo affiancava Xabi Alonso a Senna in un doble pivote soltanto a vantaggio già acquisito, quando già si aprivano gli spazi per il contropiede).
Così facendo però la Spagna non sembra più equilibrata, sembra anzi perdere le distanze e le gemetrie consuete, e inoltre forza i suoi talenti del centrocampo in mansioni non del tutto congeniali: nessuno dei tre gioca male, però Xabi Alonso si trova spesso in una posizione di mezzala sinistra che lo costringe a ricevere in zone e situazioni non ideali, spalle alla porta o comunque oltre la linea della palla (quando invece la sua situazione prediletta è partire vertice basso per ricevere lo scarico delle mezzeali o degli esterni e rigiocare subito, magari con uno dei proverbiali suoi cambi di gioco); anche Xavi, in più di un’occasione relegato in un’equivoca posizione di trequartista, si trova costretto spalle alla porta, ma non solo, non è mai protagonista come vorrebbe, viene coinvolto troppo poco perché escluso dalle prime fasi della manovra, quelle in cui può toccare più palloni e dettare i tempi. Ci si deve accontentare di apparizioni più sporadiche, della capacità del catalano di trattenere palla senza farsela sottrarre, della sua capacità di palleggio nello stretto, ma mai del Xavi che ha pieno controllo del gioco.
Risulta troppo appesantito l’inizio della manovra, con due se non tre giocatori che proprio per indole vengono a prendere palla molto bassi, schiacciando troppo indietro la squadra. Non solo i palleggiatori in mediana, ma anche Piqué, forse il difensore centrale più dominante del calcio mondiale, risulta limitato: l’assembramento di centrocampisti subito davanti al blaugrana funziona di fatto come uno specie di tappo che impedisce a Piqué, talvolta in un certo imbarazzo al momento di valutare le opzioni di passaggio, di costituire un fattore determinante per la fase offensiva della propria squadra. L’”effetto Piquénbauer”, quello che permette a tutta la squadra di guadagnare metri nella metacampo avversaria quando a portare palla è il catalano, non si è mai visto in questo mondiale, e non è un caso che il mondiale di Piqué sia stato buono ma sensibilmente inferiore alle sue massime, enormi possibilità.
Nella squadra riveduta e corretta da Del Bosque dopo il tonfo con la Svizzera, i collegamenti fra il blocco arretrato esposto sopra e i due attaccanti+Iniesta sono irregolari, e senza punti d’appoggio facili la squadra fatica a distendersi. Affidandosi agli uno contro uno dalla metacampo in su (eccellente il mondiale di Ramos anche per questo motivo: ha dovuto sobbarcarsi tutta la fascia spesso senza contare sull’effetto sorpresa, dovendo portare palla in mancanza dei tempi e degli spazi per andare senza in sovrapposizione: compito alla portata di pochissimi terzini) e persino a qualche lancio lungo di troppo, tende a perdere palla prima che centrocampo e attacco possano avvicinarsi a dovere. In questo spazio, l’avversario può giocare palla più comodamente (come fatto ad esempio dal Cile, ma lo avrebbe potuto fare anche l’Honduras con un livello tecnico decente), trasformando quindi un problema di possesso-palla in un problema anche di equilibrio difensivo, anche se la Spagna comunque subisce sempre pochi tiri in porta, dato uno spessore intrinseco sempre superiore a quello avversario.
La separazione fra i due blocchi si attenua nella gara contro il Portogallo, dove Iniesta gioca stabilmente accentrato in una sorta di quadrilatero molto stretto con Xavi (l’altro vertice alto) e Xabi Alonso e Busquets (vertici bassi). La manovra tuttavia pecca ancora di agilità, e nel successivo quarto con il Paraguay arriva la prestazione forse peggiore di una Spagna sfilacciata e priva del controllo che desiderebbe.
Questo spinge Del Bosque a ricorrere per la semifinale con la Germania alla mossa più azzeccata del suo mondiale, il mattoncino personale di Don Vicente sulla vittoria finale: Pedro. Per accorciare un po’ la squadra, il CT rinuncia alle due punte, escludendo un Torres fuori forma per dare spazio al giocatore del Barça. La cosa sorprendente è che quest’ultimo, di ruolo un’ala, viene impiegato in realtà in una posizione ibrida sulla trequarti, sul centro-destra, mai coperta prima, che richiama più l’interpretazione di Silva che quella del Pedrito del Barça. Fatto sta che il blaugrana risulta determinante, fra le linee propizia una situazione di incertezza fra Khedira e Schweinsteiger e libera un po’ Xabi Alonso e Xavi per giocare di fronte. È la partita in cui la Spagna tiene meglio il campo, quella che giustifica la vittoria finale del torneo.
Arrivata al traguardo, la Spagna di Del Bosque propone un sistema di gioco che definirei “offensivo castrato”. Cioè, il principio di fondo rimane quello ereditato da Aragonés, avanzare col possesso-palla alla ricerca di spazi nella difesa avversaria schierata, ma diminuiscono le opzioni per rifinire e finalizzare dalla trequarti in su. La composizione del centrocampo titolare tende a diradare i giocatori che si muovono oltre la linea della palla, e ancora di più diminuiscono i giocatori portati ad attaccare l’area avversaria con gli inserimenti. La mossa-Pedrito poi, se da un lato è stata importante per recuperare densità sulla trequarti, ha costretto a rinunciare all’altra positiva intuizione di Del Bosque in questo mondiale, ovvero Villa a sinistra. Con Torres in panchina il Guaje è tornato a fare l’unica punta, al centro: lo può fare, lo ha fatto in tutti questi anni al Valencia cavandosela anche a difesa avversaria schierata, ma deve comunque avere garantita la possibilità di svariare verso le fasce o qualche metro fuori dall’area, deve poter ricevere e puntare fronte alla porta sapendo che c’è qualcuno subito pronto ad occupare gli spazi che “svuota” con questi movimenti. Ma non era il caso di questa nazionale, con tanti centrocampisti bravissimi ad elaborare ma come visto portati a stazionare bassi: Villa così si è trovato in più di un momento a lottare spalle alla porta, a fare quasi da boa, inevitabilmente soffrendo.
Scelte transitorie comunque, e pure vincenti: c’è da pensare che col ritorno in piena forma di Torres, con la provata flessibilità tattica di Del Bosque, e magari con qualche nuovo nome, vedremo un’altra versione ancora della Spagna, come se non bastassero le mille varianti che abbiamo già visto in questi quattro anni. I quattro anni che sconvolsero il calcio spagnolo.

Etichette: , ,

26 Comments:

Blogger valentino tola said...

Tutte cose già dette, però riunirle in un riepilogo mi sembrava doveroso.

Con questo chiudo sul mondiale e sulla stagione 2009-2010.
Dai prossimi giorni comincerò a preparare qualcosa sulla nuova stagione.

9:04 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

Una domanda a cui forse il nostro dotto conoscitore di cose spagnole (aka Valentino) potrà dare risposte: perchè a parte l'esperienza a Madrid (2000-2003 record di resistenza in età moderna nel Madrid), NESSUNO ha mai considerato Del Bosque (a parte una disastrosa parentesi in Turchia)? Credo che alla luce della valanga di titoli racimolati con un Madrid non certo galattico, avrebbe meritato più attenzione da parte dei grandi club europei. E invece se non fosse arrivata la chiamata della Nazionale sarebbe rimasto un disoccupato di lusso...

9:59 PM  
Blogger valentino tola said...

Non ha appeal mediatico, Hincha, si sa ;-)

Comunque, credo venga più considerato un gestore, uno cui affidare il Real madrid quando è in preda al caos (come successe nel '99-2000) o al quale far proseguire senza scossoni il lavoro di Araagonés. Credo venga visto più in questa maniera che come uno al quale affidare nuovi progetti partendo da zero.

11:14 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

Avercene di gestori così... Credo che se a Madrid avessero avuto il buon senso di non cacciarlo a quest'ora la bacheca blanca sarebbe ben più guarnita invece che trovarsi solo 2 Lighe in 8 anni... A ben vedere però tolto Capello, da Queiroz a Pellegrini non mi sembra che abbiano scelto gente con grande appeal mediatico tranne fare un salto di qualità (verso l'alto o il basso?) con Mou. Ad ogni modo credo ci siano in giro tecnici con forse più appeal ma decisamente molto ma molto più sopravvalutati che hanno guidato o guidano squadre di alto livello (se Klinsmann ha allenato il Bayern Agroppi può prendre il posto di Fergusson al Man UTD :))

8:52 AM  
Anonymous Anonimo said...

Complimenti sinceri per l'articolo Valentino. E' stato un piacere leggerlo e nel mentre ricordarmi le varie impressioni che in questi anni mi ero fatto sulla Spagna dopo ogni partita.

Io continuo a ritenere la Spagna delle ultime due partite dell'Europeo la nazionale perfetta. Racchiudeva tutti i massimi talenti di un movimento calcistico, portando la filosofia di gioco della squadra più forte e soprattutto era vincente. La nazionale perfetta.

Del Bosque aveva detto che non avrebbe cambiato la filosofia della nazionale, invece l'ha fatto, ha cambiato l'equilibrio perfetto che si era creato all'Europeo, esasperando una delle caratteristiche della Spagna (il possesso palla come forma di difesa perfetta) bloccando e non lasciando sviluppare le però le altre potenzialità della rosa, è arrivato quindi a vincere con, permettimi di utilizzare le tue parole "un sistema di gioco che definirei offensivo castrato”. Non aggiungerò nulla perché credo che la tua analisi sulla Spagna del Mondiale sposi il mio pensiero. Spero vivamente che già da settembre ritorni nell'11 Silva, giocatore che io reputo fondamentale al pari di Iniesta nel gioco della Spagna di Aragones e che Del Bosque ha deciso di non utilizzare. Sbagliando secondo me. Poi mi piacerebbe tanto che Fabregas abbia finalmente più minuti...magari finalmente da titolare...ma questo la sai già, l'avrò ripetuto dopo ogni partita della Spagna in questo Mondiale!

Buone vacanze a tutti e speriamo di iniziare con Cesc il prossimo Gamper al Camp Nou!

DVM

12:32 PM  
Blogger R-J said...

No doubt between Del Bosque and Aragonés. Del Bosque is politer, respect the journalist, do not show arrogance and besides world champion Saluti,
http://transfersaqueneutral.blogspot.com/
(a blog about Football and NBA transfers)

9:46 PM  
Blogger alenar said...

Complimenti, come al solito, per quest'analisi conclusiva: ben scritta, dettagliata, precisa ed ampiamente condivisibile. Un unico appunto: analizzando la fase finale di un mondiale secondo me non si può prescindere da una serie di valutazioni circostanziali che devono essere inserite nel contesto, integrandosi al discorso tecnico-tattico. In questo senso mi sento di apprezzare maggiormente il lavoro di Del Bosque, per quanto a distanza di un paio di settimane, a mente fredda, il trionfo spagnolo mi sembri più fortuito e rischioso di quanto non mi sia sembrato in corso d'opera. Partiamo da un assunto: dopo la vittoria dell'europeo, il passaggio di consegne in panchina non è stato affatto traumatico, anzi, la consapevolezza di poter raggiungere i massimi traguardi unita al talento maturo dei giocatori spagnoli si è sposata perfettamente con l'indole e la filosofia di don Vicente. Considero la Confederetions una semplice parentesi all'interno di un biennio di altissimo livello, con record di risultati e bel gioco per la nazionale, sull'onda dei titoli in serie conquistati col club azulgrana nella gestione Guardiola dal suo nucleo pricipale. In Sudafrica la Spagna arrivava da favorita con un carico di pressione enorme e inusuale. Una situazione non facile da gestire, alla quale va aggiunta la condizione deficitaria di Torres, cha ha tolto di fatto il principale terminale offensivo della squadra dai giochi, oltre agli infortuni di Iniesta e Fabregas, anch'essi in diversa misura da considerare precari. Non sono alibi: semplicemente delle considerazioni oggettive che a mio parere giustificano l'atteggiamento più che le singole scelte dell'allenatore durante la manifestazione. Abbiamo visto come tutte le altre nazionali che dovevano essere protagoniste si siano squagliate in misura diversa, con fuoriclasse tanto attesi che hanno floppato malamente, condizionati da forma precaria dovuta all'intensità della stagione europea. Comunque la si pensi, credo che chi guida una nazionale di vertice ad un mondiale non possa prescindere da una gestione di buon senso del materiale umano che si ritrova dopo 60 o 70 partite di campionati e coppe, con acciacchi assortiti. Non si può pretendere brillantezza e linearità di gioco quando si deve raschiare il fondo del barile delle energie psicofisiche di atleti logori. I campionati del mondo non sono le olimpiadi, dove la preparazione è mirata e specifica: i calciatori sono sempre più votati all'attività dei club, ben remunerata ed asfissiante, la vetrina della nazionale è una parentesi affascinante e coinvolgente che rischia però di diventare fuori contesto con calendari massacranti ed assurdi. Del Bosque è riuscito nell'impresa di vincere la coppa, riuscendo a far giocare al 70% del livello la sua squadra. Poco? Tanto? Q.B., come si dice nelle ricette. Certo, alcuni ingredienti sono stati quasi indigesti, finendo per far storcere il naso.

9:37 AM  
Blogger alenar said...

Nell'analisi specifica delle partite del mondiale, non si può prescindere dalla sconfitta iniziale con la Svizzera. Lì il disegno maturato nel biennio è stato subito cancellato. Il problema, oltre al risultato negativo, era a quel punto riuscire a restituire fiducia alla squadra, improvvisamente ritornata agli incubi del passato. Dalle dichiarazioni dei giocatori si poteva immaginare quale clima di fibrillazione si respirasse nel ritiro spagnolo dopo il match con gli svizzeri. Del Bosque ha cambiato parzialmente rotta, assestando la squadra sull'equilibrio "castrato" come tu hai ben sottolineato. La fortuna è stata di trovarsi comunque sulla strada un Honduras malleabile ed un Cile più fumo che arrosto (a me la nazionale di Bielsa ha lasciato l'amaro in bocca, ma questo è un altro tema), ritrovandosi a vincere il girone per grazia ricevuta dagli svizzeri. Arrivata alla fase ad eliminzaione diretta, si è rivista una Spagna più sicura, difficilmente battibile, eppure sempre sul filo del rasoio, limitata nella fase offensiva, capace di concedere occasioni importanti al Portogallo e soprattutto al Paraguay, vero momento basso del mondiale iberico. Nel derby con Cristiano Ronaldo è piaciuta la gestione del vantaggio, mentre contro la nazionale di Martino la sofferenza è stata davvero eccessiva. Come successe all'europeo, le cose migliori si sono viste nelle ultime due partite: con l'ottima Germania si è vista la prestazione migliore, in pieno controllo per tutti i 90 minuti contro la squadra che aveva seppellito Inghilterra e Argentina. Contro l'Olanda in finale, partita naturalmente dalle mille implicazioni emozionali, mi è piaciuto l'approccio e la ricerca continua del gioco, anche se non si possono dimenticare le due occasioni di Robben potenzialemnte devastanti ed il rocambolesco finale. In definitiva: una coppa vinta in maniera striminzita ed ugualmente meritata. Il tanto vituperato trivote per me è stata la chiave del successo, pur sconfessando i temi tattici giustamente da te elogiati. Xavi Alonso e Busquets hanno dato copertura e razionalità alla manovra, pur limitando la fase creativa ed aprendo crepe pericolose in certi momenti, vedi Robben. Le scelte più criticabili sono state quelle nel reparto offensivo: per tentare di recuperare Torres, Del Bosque ha continuamente variato l'assetto, dando l'impressione di navigare a vista. L'ostracismo a Fabregas, la parziale fiducia a Navas e Pedro dopo l'accantonamento di Silva mi hanno dato l'impressione di tentativi quasi a casaccio, compensati dal momento magico di Villa, che ha tolto le castagne dal fuoco fornendo oltre la metà dei pochi gol complessivi. I freddi numeri, una rete di media a partita, si sposano perfettamente con la tua tesi di una squadra monca e sterile, che ha basato la sua forza su un possesso palla prettamente difensivo (esemplare la mezzora finale col Portogallo, irretito sino alla resa.) Un'ultima parola sul futuro: credo che le sorti della Spagna non possano prescindere dall'inserimento in pianta stabile di Fabregas, l'unico talento ancora inespresso in maglia rossa in queste manifestazioni. Chissà che il suo eventuale passaggio al Barca non sia propedeutico...Sempre sul futuro, una promessa da parte mia: seguire con attenzione ed ammirazione il tuo lavoro, sul blog e su altre eventuali iniziative. Alenar

9:38 AM  
Blogger valentino tola said...

@ Hincha
Se fallisce anche Mou, propongo Boniek al Real Madrid! :D

@ DVM
Grazie come sempre.
Io penso che Del Bosque seguirà molto la corrente della prossima stagione, nel senso che se Cesc dovesse approdare al Barça e giocare titolare, lo diventerebbe quasi sicuramente anche in nazionale, spezzando il duo Xabi Alonso-Busquets (purtroppo temo che a cadere sarebbe Xabi nell'eventualità).

@ R-J
Yes, I agree, Del Bosque is a gentleman, but I prefer the Aragones' team. It was not only more spectacular, it was more balanced too.

@ alenar
Grazie di cuore anche a te.

Non si può non tenere conto quello che dici... la stanchezza, 60-70 partite in una stagione, poi avendo giocatori come quelli del Barça spremuti come limoni... però io ritengo che se la Spagna ha giocato al 70% (e ha vinto: il che, intendiamoci, resta prima di tutto un grande merito) non è stato solo per la forma imperfetta dei giocatori, ma anche per scelte che ho trovato (opinione opinabilissima) auto-limitanti, vedi i casi citati di Xavi, Xabi Alonso e Piqué.
Certo, poi la Spagna restava una squadra difficilissima da battere, perchè c'erano un mucchio di centrocampisti, difensori di talento e perchè una volta che passava in vantaggio teneva la palla e buonanotte.
Però credo si possa raggiungere un equilibrio ancora superiore: cioè, trovo un po' riduttivo pensare ad una squadra più equilibrata solo perchè un centrocampista in più resta bloccato. L'equilibrio dipende anche dalle distanze fra i giocatori in fase di possesso (se sono vicini nella zona della palla quando la giocano lo saranno anche quando la perdono e la devono recuperare), dalla zona dove perdi la palla... questa squadra per le qualità che ha, ha dimostrato ampiamente di poter raggiungere equilibri ancora più avanzati e... più equilibrati, in base alla gestione della palla.
Perciò la mossa di del Bosque l'ho trovata un po' una banalizzazione, effettuata in base a una concezione dell'equilibrio come ho detto riduttiva.
Vabbè, comunque alla fine ha avuto ragione, a un certo punto diventa anche stucchevole insistere.

"L'ostracismo a Fabregas, la parziale fiducia a Navas e Pedro dopo l'accantonamento di Silva mi hanno dato l'impressione di tentativi quasi a casaccio"

Questa tua frase mi ha fatto pensare a una cosa... dopo la partita con la Germania ho letto un'intervista di DelBosque nella quale diceva che sì, la mossa-Pedro è stata determinante per tenere basso Lahm... ma Pedro non ha mai giocato in funzione di Lahm in quella partita! Si è mosso tra le linee, più in funzione di Khedira e Schweinsteiger.
A proposito di scelte a casaccio, non è che quella che ho definito la mossa migliore del mondiale di del Bsoque è stata in realtà un'autogestione del giocatore del Barça?

8:36 PM  
Blogger valentino tola said...

@ Hincha
Se fallisce anche Mou, propongo Boniek al Real Madrid! :D

@ DVM
Grazie come sempre.
Io penso che Del Bosque seguirà molto la corrente della prossima stagione, nel senso che se Cesc dovesse approdare al Barça e giocare titolare, lo diventerebbe quasi sicuramente anche in nazionale, spezzando il duo Xabi Alonso-Busquets (purtroppo temo che a cadere sarebbe Xabi nell'eventualità).

@ R-J
Yes, I agree, Del Bosque is a gentleman, but I prefer the Aragones' team. It was not only more spectacular, it was more balanced too.

@ alenar
Grazie di cuore anche a te.

Non si può non tenere conto quello che dici... la stanchezza, 60-70 partite in una stagione, poi avendo giocatori come quelli del Barça spremuti come limoni... però io ritengo che se la Spagna ha giocato al 70% (e ha vinto: il che, intendiamoci, resta prima di tutto un grande merito) non è stato solo per la forma imperfetta dei giocatori, ma anche per scelte che ho trovato (opinione opinabilissima) auto-limitanti, vedi i casi citati di Xavi, Xabi Alonso e Piqué.
Certo, poi la Spagna restava una squadra difficilissima da battere, perchè c'erano un mucchio di centrocampisti, difensori di talento e perchè una volta che passava in vantaggio teneva la palla e buonanotte.
Però credo si possa raggiungere un equilibrio ancora superiore: cioè, trovo un po' riduttivo pensare ad una squadra più equilibrata solo perchè un centrocampista in più resta bloccato. L'equilibrio dipende anche dalle distanze fra i giocatori in fase di possesso (se sono vicini nella zona della palla quando la giocano lo saranno anche quando la perdono e la devono recuperare), dalla zona dove perdi la palla... questa squadra per le qualità che ha, ha dimostrato ampiamente di poter raggiungere equilibri ancora più avanzati e... più equilibrati, in base alla gestione della palla.
Perciò la mossa di del Bosque l'ho trovata un po' una banalizzazione, effettuata in base a una concezione dell'equilibrio come ho detto riduttiva.
Vabbè, comunque alla fine ha avuto ragione, a un certo punto diventa anche stucchevole insistere.

"L'ostracismo a Fabregas, la parziale fiducia a Navas e Pedro dopo l'accantonamento di Silva mi hanno dato l'impressione di tentativi quasi a casaccio"

Questa tua frase mi ha fatto pensare a una cosa... dopo la partita con la Germania ho letto un'intervista di DelBosque nella quale diceva che sì, la mossa-Pedro è stata determinante per tenere basso Lahm... ma Pedro non ha mai giocato in funzione di Lahm in quella partita! Si è mosso tra le linee, più in funzione di Khedira e Schweinsteiger.
A proposito di scelte a casaccio, non è che quella che ho definito la mossa migliore del mondiale di del Bsoque è stata in realtà un'autogestione del giocatore del Barça?

8:38 PM  
Anonymous Anonimo said...

Vale bellissimo articolo, grandi analisi come sempre..
apprezzo molto anche l'intervento di Alenar...

solo una cosa:
per esperienza personale raramente gli allenatori dicono in un' intervista il reale motivo di una scelta tattica..
e difficilmente un allenatore non studia e non fà applicare i propri movimenti tattici in una semifinale mondiale...
e poi ragazzi parliamo pur sempre di Del Bosque:
più di 400 presenze e 5 liga vinti da giocatore..
nonchè 2 champions 1 intercontinentale e 1 coppa del mondo da allenatore...
eh ehe he

Santeria

12:54 AM  
Blogger alenar said...

Mah, sull'utilizzo di Pedro nella partita con la Germania credo che la verità stia nel mezzo: non ha certo giocato largo, come avrebbe fatto con la maglia del Barca, piuttosto si è mosso su tagli interni seguendo alla sua maniera un pò anarchica il canovaccio di solito applicato da Silva ed Iniesta. L'appunto di Del Bosque può essere letto così: diamo preoccupazioni a Lahm, inserendo un giocatore rapido che non gli dà un vero punto di riferimento, così il terzino tedesco risulterà spaesato e passivo, bloccato in attesa degli inserimenti del terzino o del movimento dei centrocamopisti avanzati o dello stesso Villa che biene fuori e predilige proprio la zona di Lahm per rendersi pericoloso. Mossa a casaccio o grande intuizione? Forse semplicemente l'abilità di Del Bosque è stata nell'annusare l'aria che tirava in quel frangente. La squadra si sentiva "comoda" e sicura col trivote, certo rimane la curiosità di vedere come si sarebbe comportata nei momenti di difficoltà: probabilmente don Vicente si è sempre tenuto qualche carta da spendere in panchina per dare una chiave più offensiva alla manovra. Mi rimane un dubbio: giusto criticare Del Bosque nonostante la vittoria finale, però perchè tanti elogi per Dunga, al di là dell'eliminazione? Hai parlayo di un Brasile quadrato, solido, che si muoveva d squadra sino al tragicomico finale con l'Olanda, ma non ti sembra che le scelte cel Ct brasiliano iano state ancora più conservative di quello spagnolo? Poi va da sè che se uno ha Xavi Alonso e Bousquets in mediana e l'altro Gilberto Silva e Melo prima o poi i nodi arriveranno al pettine! Anche nella fase offensiva, pur castrando la squadra, Del Bosque ha provato molte varianti, cercando di gestire la presenza-assenza di Torres, mentre Dunga si è fossilizzato su un Kaka impresentabile e sulle lune di Robinho. Quando si è fatto male Elano (ottimo e duttile) ha snaturato Dani Alves in un ruolo penalizzante, d'altronde si era dimenticato a casa tutte le alternative di qualità che sarebbero servite in certi frangenti.

11:26 AM  
Anonymous Hincha Madridista said...

Se non altro il mondiale avrà ridato fiducia a due pedine fondamentali per il Madrid come Ramos e Casillas reduci da una stagione tribolata ma che al Mondiale hanno figurato più che degnamente. Peccato solo che Albiol (viceversa reduce da una buona stagione) sia chiuso dal duo Barca in mezzo alla difesa.
@ santeria: aggiungi pure al palmares di Vicente da allenatore 2 Liga, 1 Supercoppa Spagnola ed una Europea più un terzo posto in Confedations Cup, mica male...

3:28 PM  
Blogger Flavio said...

Ah! Se Messi avesse scelto la nazionale spagnola...anche per il prossimo mondiale dovrà fare i conti con la totale incompetenza dell'allenatore Maradona. Prevedo altra figuraccia.

11:43 AM  
Anonymous Anonimo said...

@Flavio...

pensi che Pelè nel 58' abbia dominato una manifestazione grazie alle intuizione di Feola?

o che Garrincha nel 62' abbia incantato grazie alle alchimie tattiche di Moreira?

o che Muller nel 74' segnava a raffica grazie ai movimenti studiati a tavolino da Schoen?

o ancora che Maradona nel 86' e nel 90' vinse 1 mondiale e mezzo da solo grazie alla sapiente regia di Biliardo (che tra l'altro è nello staff dell'Argentina odierna)?

o che Baggio portò da solo in finale l'Italia nel 94' grazie a Sacchi?

non mi dilungo troppo,
Maradona non sarà un mostro di tattica ma in 7 partite questa conta relativamente poco, e un grandissimo campione come Messi dovrebbe riuscire a imporsi in un Mondiale al di là del modulo, dei movimenti e degli allenatori...
se poi quando la posta in palio diventa importante il tuo rendimento scende ecco che certi paragoni frettolosi fanno ridere....

concludo:
tutti i più forti giocatori della Storia (tranne Di Stefano per ovvi motivi..) hanno imposto la loro grandezza nelle GRANDI PARTITE e nei MONDIALI in particolare, se Messi non ci riuscirà non potrà essere paragonato a loro e sarà solo colpa sua di certo non dell'allenatore...

un breve elenco dei più grandi giocatori della storia che hanno caratterizzato i Mondiali:

- Meazza 34-38
- Leonidas 38
- Ademir 50
- Schiaffino 50
- Puskas 54
- Pelè 58
- Garrincha 62
- Eusebio 66
- Beckenbauer 66
- Muller 74
- Cruyff 74
- Maradona 86
- Baggio 90 - 94
- Zidane 98
- Ronaldo 02
- Rivaldo 02
- Buffon 06

può bastare ???

Santeria

5:34 PM  
Anonymous Anonimo said...

@Santeria
è vero quello che dici, ma è anche vero che se un giocatore viene "viziato" fin dalla formazione in una squadra dai meccanismi perfetti e delineati, inquadrato in un certo ruolo e qui sviluppato. Poi non è sempre facile andare a prendersi la palla DIETRO IL CENTROCAMPO e da li pretendere che lui dribbli tutti e vada in porta. Appena ha avuto il pallone a 25 metri dalla porta ricordo azioni perfette, con un paio di pali o palla fuori di poco. Ha sbagliato lui sicuramente in quanto non ha mai segnato; ma perché nessuno, ripeto nessuno, è riuscito a dargliela a venticinque metri dalla porta? Colpa di Messi?

Adesso io non voglio difendere Messi, per me ha fatto un Mondiale sufficiente. Però sinceramente non è stato minimamente messo nelle condizioni di sviluppare il suo gioco. E' una sua debolezza? SI. Può migliorare in questo? FORSE. In linea teorica il "suo" Mondiale dovrebbe essere quello brasiliano, ovvero a 27 anni, quando avrà raggiunto la piena maturità tecnico-tattica. I giudizi si danno più avanti nella carriera rispetto ai 23 anni...e sinceramente i paragoni lasciano il tempo che trovano e io li prendo sempre come quello che sono.

DVM

10:59 PM  
Blogger valentino tola said...

@ Alenar
Sì, ma io non do un giudizio di valore sulla scelta di partenza di Dunga o di Del Bosque. Anche io per un semplice preferenza estetica soggettiva avrei preferito un Brasile più bailado, Dunga invece ha scelto un profilo più conservatore. Ora, reputo che in base a questa premessa il suo Brasile si sia mosso quasi alla perfezione (quel quasi passa per il rilassamento nella ripresa e i due episodi che l'hanno sbattuto fuori).
La premessa della Spagna invece era un po' diversa: basata su un gioco più d'iniziativa e sul possesso-palla (non che il Brasile non lo facesse, eh, ma non era una priorità come per la Spagna). Ora, se la premessa era questa, le scelte effettuate non sono state le più logiche, e l'esito sul piano del gioco non è stato il migliore possibile, almeno secondo me.

@ tutti gli altri
Noo, "Maradona contro Messi capitolo trecentocinquanta" no, per favore! :D

Vabbè, la mia idea è che la squadra messa in campo da Maradona fosse illogica, e che non mettesse Messi nelle migliori condizioni.
D'altro canto, qualcosina in più Messi poteva farla, proprio perchè si chiama Messi.

Però ragazzi, voglio chiarire una volta per tutte una cosa: non ne posso più di questo mito del mondiale... cioè uno gioca quattro anni di Champions mostruosi, poi fa un mese così così (neanche male, perchè le prime gare di Messi al mondiale son state ottime... se Sneijder ha fatto un gran mondiale secondo alcuni, allora Messi che ha fatto in quelle partite?), e allora non può entrare nel club dei Grandissimi (Gerd Muller... andiamo Santeria... Messi è GIA' qualche decina di volte più importante nella storia del calcio di Gerd Muller).

Vorrei ricordare che la Champions League, anche se si gioca ogni anno, ed è quindi una cosa a cui siamo più abituati, più banale, resta la competizione di più alto livello del calcio mondiale. E chi vi gioca spesso grandi partite (prima di possibili obiezioni, ricordo che Messi ha giocato molte altre grandi gare di Champions oltre a quelle due con l'Inter che ha toppato) è un grandissimo giocatore.

Il valore del mondiale è prima di tutto simbolico, ma tecnicamente è molto inferiore a una Champions.
Van Basten non ha nemmeno fatto un gol in un mondiale? Ma chissene!
Materazzi è stato pure decisivo in un mondiale, pensate un po'!

Messi è un regalo del Dio del Calcio, godiamocelo in santa pace.

11:44 PM  
Anonymous Anonimo said...

io penso che ci si possa godere Messi anche pensando a quello che sta facendo nella Storia del Calcio, perchè no?.
Oltretutto non solo nei media tradizionali ma anche in questo stesso , fantastico, blog abbiamo assistito a discussioni in cui il fenomeno argentino è stato paragonato agli altri grandi giocatori del passato.
Inoltre in quelle discussioni se ricordi sono stato comunque uno dei primi a dire che bisognava aspettare la fine della carriera o quasi (guarda Ronaldinho per un motivo e Ronaldo per tanti altri..) per poter dare un giudizio completo e definitivo.

Per il resto posso concordare con te e non voglio dilungarmi ulteriormente , solo un paio di punti veloci:
- d'accordo che la Champions è una grande competizione ed essere decisivi nelle partite più importanti è sicuramente significativo; anche se spero tu capisca l'importanza di un Mondiale giocato ogni 4 anni con la maglietta del tuo paese (ultimo, forse?, baluardo di un calcio più autentico rispetto al calcio-business dei club ).
Oltretutto se spesso, come giustificazione delle prove negative dei "grandi" attuali si sostiene come scusante le 50-60 partite l'anno, allora questo è il giusto prezzo da pagare per chi ogni anno ha la possibilità di giocare in Champions League concludendo la carriera con 10 stagioni e passa di Champions.
Pensa che differenza con i giocatori degli anni 50-60-70-80 e primi 90 che giocavano, se andava bene, 3-4-5 coppe campioni nel corso di tutta la carriera ( e parlo solo di quelli che avevano la fortuna di giocare con Bayern Monaco - Ajax - Liverpool - Real Madrid - Juventus per sempre...)

- Su chi preferiamo vedere giocare dal punto di vista estetico e su chi probabilmente sarà più forte a fine carriera fra Messi e Muller non ci sono dubbi o quasi, ma io paragonavo una prestazione Mondiale non i giocatori, ritorno inoltre al discorso che vanno paragonati cmq a fine carriera.
per il momento il cannoniere tedesco si limita a rispondere alle tue affermazioni con :
1 Coppa del Mondo
1 Campionato Europeo
1 Capocannoniere ai Mondiali
1 Capocannoniere agli Europei
3 Coppe dei Campioni
e con 69 goal in 77 presenze che lo fanno il miglior marcatore di sempre delle coppe europee

eh si penso proprio che :
"... Messi è GIA' qualche decina di volte più importante nella storia del calcio di Gerd Muller"

ciao con stima
Santeria

2:05 AM  
Blogger valentino tola said...

" d'accordo che la Champions è una grande competizione ed essere decisivi nelle partite più importanti è sicuramente significativo; anche se spero tu capisca l'importanza di un Mondiale giocato ogni 4 anni con la maglietta del tuo paese (ultimo, forse?, baluardo di un calcio più autentico rispetto al calcio-business dei club )."

La maglietta del tuo paese... calcio-business... d'accordissimo, ma non fai che confermare la mia tesi dell'importanza simbolica più che tecnica, si torna sempre lì.

Per quanto riguarda il palmares di Mueller, lascia il tempo che trova, non solo perchè credo che Messi ci si avvicinerà a fine carriera (intanto il blaugrana è stato capocannoniere nelle ultime due Champions, la competizione più difficile del calcio mondiale, lo ribadisco), ma perchè seriamente non si possono proprio paragonare l'influenza sul gioco, l'importanza dei due giocatori: è una questione di spessore tecnico, l' estetica è l'ultima cosa che conta in questo discorso.
Mueller era un semplice finalizzatore d'area di rigore: prolifico come nessuno, ma resta limitato a quello.
Ringrazio ancora il Dio di cui sopra (anzi, il socio del Barça che mi ha ceduto il posto) per avermi permesso di vedere dal vivo Messi per l'unica volta proprio in quella partita con l'Arsenal... ripeto, il confronto con Gerd Mueller e i suoi simili non sipone proprio, e non c'è bisogno di aspettare la fine della carriera in questo caso.

Comunque, se ricordi, anche io mi ero chiamato fuori da paragoni col passato, dissi di aspettare la fine della carriera per i bilanci: però bisognerebbe tenere fede a questa premessa... non è che a ogni partita o torneo sbagliato da Messi devono saltare fuori gli spiriti di Cruijff, Maradona, Pelé etc. a bacchettarlo... mi sembra incoerente e un po' stucchevole al momento.
Personalmente, non ho mai tirato fuori Maradona quando Messi vinceva le partite da solo e non lo tiro fuori adesso che gli va meno bene.

7:51 AM  
Blogger Flavio said...

Valentino mi dispiace ;) ma questa questione di Messi bisogna chiarirla ed io non ho tirato in ballo il paragone con Maradona (tutti i paragoni sono solo discussioni da bar perchè ogni giocatore è diverso dall'altro, inoltre non si possono paragonare situazioni ambientali diverse in epoche diverse...come si fa ad es. a paragonare Pelè degli anni 50-60 a Maradona degli anni 80-90?. Io ho voluto solo sottolineare il fatto secondo me indiscutibile che l'ignoranza, badate bene da allenatore, di Diego ha ridicolizzato il talento di quello che resta per me attualmente il miglior giocatore del mondo e, di conseguenza, questo rischio si protrarrà a quanto pare anche per il prossimo mondiale. Messi ha fatto bene, per quanto gli è stato possibile, anche nella partita contro la Germania ed è stato uno dei pochi a salvarsi insieme a Di Maria. Poi se volevamo da Messi di andarsi a prendere la palla davanti la difesa, dribblare tutti, e segnare o fare l'assist decisivo, allora bisogna accendere la playstation. Ma questo non è il calcio vero. Oltretutto ti ritrovavi di fronte la Germania, e non, con tutto il rispetto, lo Xerex. Dire poi che Messi non è un giocatore decisivo, solo perchè non ha brillato contro l'Inter o perchè non ha scartato tutti durante il mondiale, significa essere in malafede perchè i fatti parlano chiaro: cito per tutti i gol (e le prestazioni) di messi nella finale di champion's league e nella coppa intercontinentale. Detto questo, volevo fare una domanda a Valentino su un giocatore che mi ha davvero impressionato in questo mondiale, un giocatore secondo me "totale", e cioè T Muller: come lo vedresti in una squadra come il Barcellona? Saluti e come sempre complimenti a Vale,
Flavio

9:17 AM  
Blogger alenar said...

Discorso che si allarga e diventa molto interessante. Sulla valenza del mondiale, più simbolica che tecnica, abbiamo già detto e siamo d'accordo credo tutti. Negli ultimi vent'anni i calendari europei, con campionati a venti squadre, nuova formula champions etc., hanno ridotto l'attività delle nazionali ad appendice fastidiosa della stagione dei club, con l'eccezione prestigiosa ogni 4 anni della coppa del mondo. Non è solo un problema dei calciatori che giocano in Europa: si è molto discusso della mancata crescita delle nazionali africane, in pochi sottolineano l'assurdità di far disputare la coppa d'Africa nell'inverno precedente i campionati del mondo, col risultato di avere i principali giocatori africani che si sciroppano tre preparazioni diverse in dieci mesi! Detto questo, non sono d'accordo col discorso di fondo di Santeria: il suo elenco è affascinante e pieno di campioni, ma ce ne sono altrettanti che per diversi motivi non sono stati protagonisti ad un mondiale, cito solo Van Basten per esempio, e che sono di diritto nella storia del calcio mondiale. Ce ne sono altri che hanno costruito la loro fama sul momento magico vissuto in un'edizione della coppa: per esempio nel '90 io citerei Schillaci e non Baggio come protagonista. Più in generale, i fuoriclasse citati da Santeria facevano parte di squadre fortissime che nel loro complesso hanno segnato un'epoca, al di là del singolo campione più rappresentativo: l'Olanda degli anni 70 arrivò in finale con e senza Cruyff. L'unica eccezione è naturalmente il Maradona messicano, che fece vincere da solo una nazionale di modesti gregari. In tutti gli altri casi penso che chi ha vinto il mondiale disponesse di almeno 6 o 7 giocatori che sarebbero rientrati nella squadra ideale di quell'edizione del mondiale. Oggi il singolo campione, spremuto dall'attività di club, non può essere determinante in nazionale, vedi il Messi di quest'anno, al di là delle scelte sbagliate di Maradona. In molti casi la vetrina mondiale restituisce a certi campioni quanto non riescono ad ottenere con la maglia dei club per infortuni e congiunture varie: penso al Ronaldo post infortunio del 2002, a Baggio, a certi giocatori tedeschi che in nazionale si trasformano. Su Messi sposo in toto la tesi di Valentino, comprese le virgole: il paragone con Maradona nasce spontaneo, ma può essere fuorviante. Al di là del rendimento in nazionale, dove secondo me emerge il limite caratteriale di Messi, che non è ancora leader carismatico come fu il pibe de oro, comunque a 23 anni l'argentino è per distacco il giocatore più forte della sua generazione. Bisognerà aspettare l'evoluzione della sua carriera per inserirlo compiutamente nella storia del calcio, ma mi sento di affermare che difficilmente Messi si perderà per strada come altri giocatori. Per me è il simbolo non solo della bellezza del calcio ma anche di un professionismo che comporta giocare con impegno e intensità ogni partita di liga e di champions, regalando spettacolo e piacere ogni settimana ai suoi tifosi e a tutti gli amanti del bel calcio. E' una questione di rispetto: io preferisco questo tipo di giocatore ad altri campioni che in molte partite non di cartello scendono in campo in pantofole, limitandosi al minimo sindacale, salvo dare il meglio in quelle occasioni che servono per strappare buoni contratti e mantenere livelli di fama importanti.

12:31 PM  
Anonymous Anonimo said...

Vale mi spiace ma il paragone tecnico ed estetico è una cosa (infatti non l'ho fatto..) ma dire che Messi è GIA ADESSO una 10ina di volte più IMPORTANTE di Muller nella Storia del Calcio è assolutamente fuori dal mondo.

Santeria

Ps:
forse intendevi Thomas Muller ?
Anche se pure lui vanta 1 titolo di capocannoniere al Mondiale.....
ehe he ehe h

4:41 PM  
Anonymous Anonimo said...

... per gli esempi dei grandi campioni non hanno scritto la Storia del Calcio ci sarebbe anche Zico...
Anche se stava facendo un gran Mondiale prima del suicidio al Sarrià..

per Van Basten , tutto vero, solo 1 partecipazione però per lui in un Olanda al limite dell'Apartheid per le divisioni fra clan.
Ovviamente questo non cambia il mio pensiero sul numero 9 più forte di sempre.

Santeria

ps:
io AMO Messi e mi riempie di gioia vederlo giocare (bene).
non amo , invece, l'esaltazione del presente calcistico a discapito di chi ha scritto la Storia di questo sport.

4:46 PM  
Blogger valentino tola said...

"forse intendevi Thomas Muller ?
Anche se pure lui vanta 1 titolo di capocannoniere al Mondiale....."

Appunto. Questo non fa che ribadire quanto ho detto sulla mitizzazione del mondiale... Eccellente giocatore, mi piace, ma continua a valere la metà di Messi, mondiale o non mondiale.
Mi tengo i due titoli di capocannoniere nella Champions, e mi tengo anche le esibizioni che nella massima competizione per club ci hanno regalato partita dopo partita, puntualmente, giocatori come Rooney o Gerrard. Non ho bisogno di aspettare quattro anni per capire che sono giocatori formidabili. Che abbiano disputato un brutto mondiale non mi sconvolge sinceramente. Idem per Cristiano Ronaldo.

Per dire, Klose statisticamente risulta uno dei giocatori più significativi nella storia del mondiale. Se però da qui devo pensare che sia uno dei migliori calciatori della storia, allora chiudo bottega e vi saluto :D

7:05 PM  
Anonymous Anonimo said...

va bene Vale chiudiamo qua anche perchè penso che frà un pò parlerai dell'ennesima selezione giovanile che sta regalando emozioni....

però G.Muller non dimentica.. eh eh ehe

ciao
Santeria

9:19 PM  
Anonymous mister said...

Ho visto una parte della finale dell'Europeo Under 19:il numero 6 della Spagna ha un ottimo potenziale.

3:10 AM  

Posta un commento

Links to this post:

Crea un link

<< Home