lunedì, settembre 12, 2011

SECONDA GIORNATA

Tre punti buttati via e segnali un po’ preoccupanti per il Barça, rimontato sul campo della Real Sociedad. Rimontato dopo aver costruito un doppio vantaggio in poco più di dieci minuti. In quel frangente il timore era quello di un’altra goleada imbarazzante per la credibilità della Liga: Real Sociedad improponibile nel suo 4-1-4-1 (Mariga preferito ad Aranburu) con difesa altissima ma senza pressare chi faceva il passaggio. Xavi o chi per lui alzava la testa, imbucava e il gioco era fatto.

Talmente facile che il Barça ha finito per rilassarsi: i passaggi son diventati via via più fini a sé stessi, giusto per tenere palla, Fàbregas da falso centravanti ha finito con l’appiattirsi sempre più sul centrocampo, e gli assist alle spalle della difesa txuri-urdin sempre più scontati, con una circolazione troppo lenta e sempre meno movimenti che distraessero la difesa di casa.

Così la Real, tutto sommato sopravvissuta alla fine del primo tempo, ha finito col crederci, e registrando qualcosa dietro (bene il canterano Iñigo Martínez), con più aggressività sulle linee di passaggio blaugrana, è rientrata in partita. Prima grazie ad Agirretxe (confermato al centro del tridente, Vela invece in panchina per il ritorno di Griezmann), rivelazione di inizio stagione, e poi grazie a…Villa (subentrato all’infortunato Alexis Sánchez, otto settimane fuori), che con uno sconsiderato retropassaggio innesca l’azione del pareggio della Real, firmato Griezmann.

Guardiola butta dentro i big Iniesta e Messi, preservati dopo la sosta delle nazionali, ma è un Barça che fatica a ritrovare la cattiveria giusta dopo essere colpevolmente uscito dalla partita. Lezione di umiltà.

Real Madrid a due facce: bene a tratti in un primo tempo complessivamente di buon livello anche per la dignitosissima figura del Getafe; malissimo, ma paradossalmente più prolifico, nel secondo tempo.

Il primo tempo conferma l’idea di Mourinho in fase offensiva, la mancanza totale di punti di riferimento e il movimento costante. Tre le chiavi: Özil, Benzema, Coentrão. Il tedesco rispetto alle sue prime partite a Madrid è un giocatore che pesa sempre di più sull’elaborazione della manovra, non solo nella fase di accelerazione a partire dalla trequarti. Non si limita a dettare il passaggio verticale, ma sempre più spesso si avvicina a Xabi Alonso. Coordinato coi movimenti del tedesco, il lavoro di Coentrão, una scheggia impazzita. Davanti alla linea della palla, tagliando verso l’esterno o verso l’interno, inserendosi in area di rigore, il portoghese è sempre il terzo uomo, quello che genera la sorpresa, nella zona in cui il Madrid sta giocando la palla.

Dulcis in fundo, Karim Benzema, il principe degli attaccanti di manovra. La sua tendenza a uscire dall’area di rigore offre un punto d’appoggio sempre più prezioso alla manovra madridista (senza dimenticare che il francese non dimentica quando serve dare la profondità e schiaffarla dentro). In questo momento lui assieme a Özil, Coentrão, Xabi Alonso e Marcelo orienta e dà spessore al gioco madridista più di quanto non faccia Cristiano Ronaldo, che si limita ad aspettare lo spazio o il momento giusto per piazzare lo spunto.

Il Real Madrid potrebbe meritare di più per le occasioni, ma non si può dire che il Getafe rubi l’1-1 alla fine del primo tempo. Buona impressione dalla squadra di Luis García, che pure non poteva disporre di tre dei suoi migliori elementi (Diego Castro, Pedro León e Lopo). Sarabia promosso sulla sinistra, Torres centrale e Valera terzino destro, per il resto stessa formazione vista col Levante, un 4-5-1 molto raccolto nel retrocedere nella sua metacampo ma anche nell’uscirne in blocco, talvolta con disimpegni notevoli palla a terra sul pressing madridista. Sempre ben raccolta e quindi con un buon controllo delle transizioni fra le due fasi. Non sono un fan di Miku, ma il suo movimento ha creato più di un grattacapo alla coppia Pepe-Carvalho, non impeccabile.

Nella ripresa, un’altra partita. Il Madrid si allunga, un po’ per la stanchezza un po’perché comincia ad esagerare con le iniziative individuali palla al piede che tendono a spezzare in due la squadra (si segnala in negativo Cristiano Ronaldo), con i quattro giocatori offensivi che faticano a ripiegare. Con la squadra più lunga, anche Coentrão perde punti di riferimento, e in qualche momento della fase difensiva si vede che quello di centrale non è il suo ruolo.

Il paradosso però è che in queste fasi il Madrid può diventare ancora più pericoloso: invita l’avversario a giocarsela, e con quattro giocatori che non tornano in difesa, e possono ripartire in campo aperto, può segnare in qualsiasi momento. È quello che succede, tanto che giocando male arrivano tre gol nel secondo tempo. Cristiano Ronaldo fa un gol e un bell’assist, e lui sarà contento così anche se la sua non è stata una buona prestazione in realtà.

Deludente il big-match della giornata, Valencia-Atlético Madrid. Emery fa storcere un po’ il naso con la sua formazione: Albelda-Tino Costa nel doble pivote, poi Pablo-Jonas-Piatti dietro Soldado. Intensità altissima, grande velocità e costante intenzione di verticalizzare, ma poco cervello nel gestire le azioni offensive. Difetto non nuovo. Quel Canales in panchina non si capisce (Parejo invece non è stato nemmeno convocato nelle prime due partite, questo parla chiaro), ma in parte spiega perché soprattutto nel primo tempo la gara veda susseguirsi azioni da una metacampo all’altra senza troppo criterio.

L’Atlético però non ne approfitta, perché pur con i difetti esposti sopra, il Valencia è una squadra, mentre i colchoneros non ancora, nulla di strano. Manzano gioca con questa specie di tridente nel quale Reyes occupa una posizione abbastanza indefinita: non parte da destra per accentrarsi come con Quique, direi che parte già abbastanza accentrato, come trequartista. Al di là degli spunti individuali però pesa pochissimo sulla manovra. Le altre due punte, Falcao e Adrián, si dividono gli spazi in base alle loro preferenze, e cioè Falcao centravanti classico che si muove fra i centrali avversari, Adrián che svaria anche verso le fasce.

L’Atlético però copre male il campo in ampiezza, e non crea i presupposti perché i terzini possano inserirsi a sorpresa (Silvio comunque mi sembra ogni volta che lo vedo sempre più un acquisto azzeccato: uno di quei terzini che hanno il pregio di alzare la testa). Non avvolge l’avversario e non accorcia nella sua metacampo, e questo lo rende al momento più vulnerabile nei ripiegamenti, perché i 3 mediani non fanno in tempo a coprire le sovrapposizioni dei terzini avversari. L’azione del gol di Soldado su cross di Miguel (ma non lo avevano fatto fuori?) parla chiaro.

Mario Suárez è evidentemente di troppo (anche se Manzano nell’occasione ha fatto uscire Tiago), e la squadra ha risposto meglio con gli ingressi di Diego, Juanfran e Arda Turan. Solo sulla carta più sbilanciato, l’Atlético invece si è organizzato meglio in fase di possesso, con Diego a dirigere e i due subentrati, esterni di ruolo, a dare riferimenti più chiari, aprendo campo anche a Reyes, più presente nell’ultimo quarto della gara. Anche Emery però se l’è un po’ cercata, con cambi esclusivamente difensivi (Jordi Alba per Piatti, Topal, doppione di Albelda, al posto di Tino Costa nel doble pivote; Canales dentro solo per l’infortunio di Jonas, ma non riesce a entrare in partita) che hanno schiacciato troppo dietro la squadra nel finale.

Qualcuno comincia a borbottare invece sul fronte Athletic Bilbao. Un punto dopo due partite, comprensibile se si pensa che l’idea di gioco di Bielsa esige più tempo della media per mettere radici, incomprensibile per chi invece pretende tutto e subito. L’esito della stagione dell’Athletic dipende da quale delle due tendenze prevarrà…

Bielsa perde il confronto con l’allievo Pochettino (sua scoperta come giocatore ai tempi del Newell’s, ispiratore invece del Pochettino allenatore). Quanto a occasioni ci poteva stare anche un pari (Cristian Álvarez, portiere di casa, fra i migliori in campo), ma certo all’Athletic manca ancora tantissimo.

Pessimo il primo tempo, stramba la formazione scelta dal Loco: Ia predilezione del tecnico argentino per centrocampisti che giochino da terzini (in modo da esaltare la predisposizione offensiva delle proprie squadre) stavolta porta all’impiego di Iñigo Pérez (un centrocampista centrale, massimo esterno sinistro) da laterale difensivo, spostando invece De Marcos, il titolare del ruolo nelle gare precedenti, a centrocampo, come mezzala accanto a Ander Herrera. Il gol dell’Espanyol testimonia tutta la scomodità di Iñigo Pérez nel ruolo: sguardo rivolto verso la porta, senza accorgersi dell’uomo che arriva alle sue spalle, seguendo solo la palla e dimenticandosi del resto. Un gioco da ragazzi per una vecchia volpe come Sergio García tagliare e concludere in rete il cross dall’altra fascia. Bene l’attacco dell’Espanyol: sempre intelligenti i movimenti del centravanti Álvaro Vázquez, più in evidenza nell’aprire spazi ai compagni che nel concludere; brillante il canterano Thievy, che entra subito al posto dell’infortunato Albín e sulla sinistra mostra un bel cambio di passo e personalità.

Inizialmente la partita è una marmellata a centrocampo, coi tre centrali delle due squadre che si annullano a vicenda, e nessuno che crei superiorità smarcandosi tra le linee o portando palla dalla difesa. Poi l’Athletic degenera: i baschi ancora non si muovono come blocco coeso. Quando l’Espanyol inizia l’azione, il pressing è poco coordinato: magari uno esce ad inseguire l’avversario come un assatanato, ma gli altri non scalano per coprire tutte le linee di passaggio; poi la difesa accorcia male verso il centrocampo, lasciando più di un buco.

E anche la scarsa armonia in fase di possesso influisce negativamente sulla transizione difensiva: attacchi frettolosi, con pochi giocatori che portano palla o verticalizzano frettolosamente senza dare il tempo alla squadra per salire, e così una volta recuperato il possesso, l’Espanyol trova facilmente il giocatore libero cui passare la palla per ripartire.

Un po’ più ordinato l’Athletic della ripresa. Chi lo ordina è Muniain (bene anche Iturraspe, che la sua maglia da titolare se la sta meritando tutta): è lui a tenere palla e dare il tempo ai compagni per salire ed accorciare più agevolmente anche sulle respinte avversarie. Il talento di Muniain ispira alcune occasioni per l’Athletic, anche se il gol arriva dallo strapotere aereo di Llorente su un calcio d’angolo. Nel momento migliore però s’infortuna Ander Herrera, il socio migliore di Muniain, e l’Athletic non assimila il cambio (entra Toquero e si passa a un 4-2-3-1), perdendo quel controllo sulla gara che sembrava aver acquisito. Il resto lo fa ancora una volta la prontezza di riflessi di Sergio García, che sorprende la difesa basca su un calcio di punizione battuto rapido.

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14 Comments:

Blogger superatleti said...

Caro Valentino, mi fa piacere arrivare sul tuo blog e trovare un'analisi dell'Atleti che concordi con la mia! A mio giudizio ci sono margini di crescita, ma solo se i giocatori-chiave saliranno di tono e livello.
Aspetto qualche tua gradita osservazione ai commenti post-partita sul mio blog.
A presto!

Colchoneros Italia

6:47 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

Riporto quanto già commentato perchè è il topic più giusto per la seconda giornata:
Se Mou riuscirà a non farli entrare in competizione ma a gestirli al meglio si ritroverà in casa un killer d'area come Higuain e uno ottimo centravanti di manovra come Benzema, e soprattutto il recupero del francese (magari unito anche a quello di Kakà) potrebbe essere l'arma in più del Madrid che ha fatto un mercato ragionato puntando sulla squadra e non sui nomi. Credo che l'invenzione di Coentrao a fianco di Xabi sia anche figlia dei perenni disturbi fisici di Sahin. Intanto ieri altri 3 punti portati a casa e stranamente si è a +2, sensazione davvero strana...

9:49 PM  
Blogger Flavio said...

Sulla falsariga di Hincha anch'io copio il mio post.

Interessantissima seconda giornata, in controtendenza rispetto alla prima; vittoria non proprio agevole del Real che comunque mostra una solidità tecnica e mentale notevole, oltre ad una continuità di gioco che probabilmente manterrà fino alla fine (ribadisco il mio pronostico: Liga a Madrid). Benzema è il vero grande acquisto di quest'anno, è decisamente lui l'altro crack che tanto ossessionava l'ambiente madridista.

Suicidio Barça contro il Racing e tegola Alexis, praticamente fuori fino a Natale o giù di lì: forse un bagno di umiltà non guasta come giustamente sottolineato in conferenza post-partita da Guardiola.
Intanto si profila un caso Villa, sempre più avulso dal gioco, in netto calo nelle gerarchie del tecnico blaugrana e sempre meno apprezzato dai tifosi, specialmente dopo lo sciaguratissimo retropassaggio di ieri che ha consentito il pareggio dei baschi (sul primo gol invece dormitina di Valdes partito in netto ritardo).
L'infortunio di Sanchez potrebbe però regalare più tranquillità a David che a mio avviso sta soffrendo questa nuova situazione, ossia la panchina (e questo potrebbe costargli la cessione il prossimo anno). D'altra parte gli attaccanti disponibili ora sono solo tre, aspettando il rientro di Afellay che comunque attaccante non è...La rosa è corta e non sempre ti può andare bene come la scorsa stagione, caro Guardiola. Avere un Bojan (sbagliato cederlo alla Roma, non proprio l'ambiente ideale per stare tranquillo) o un altro giocatore al suo posto avrebbe fatto decisamente comodo.

P.S. Fabregas falso centravanti ci sta tutto, il problema si pone quando gli esterni e le mezzali non fanno bene il proprio lavoro costringendo Cesc, o Messi ad appiattirsi troppo a centrocampo, un pò come succedeva alla pulce nell'Argentina di Sudafrica 2010.
Per Hincha: definire Benzema un "ottimo centravanti di manovra" è in pò riduttivo. Benzema è un campione,un crack.

9:54 AM  
Anonymous saracarbonero said...

Finito di vedere Barcelona-Milan...in questo momento avete qualcosa che non va....

1:16 AM  
Blogger Flavio said...

Vale perchè non pubblichi più i miei post? forse non ti arrivano?

Sì, Sara, abbiamo dei problemi, e per la precisione due: 1) la concentrazione degli 11 che scendono in campo e
2) la mancanza di difensori centrali di ruolo, il gol di Pato ne è esempio lampante; posso anche essere d'accordo sul fatto che non si è voluto comprare nessuno perchè ci sono i canterani Bartra, Muniesa, Fontas, Sergi Gomez, ecc...ma allora falli giocare!!! Busquets-Mascherano centrali di difesa contro gente come Pato sono improponibili, vai al suicidio. Se poi ci metti il problema "fisiologico" sulle palle alte (vedi anche il primo gol contro la R. Sociedad), il quadro sulle difficoltà difensive del Barça è completo.

11:46 AM  
Blogger valentino tola said...

Flavio, non te l'ho detto prima, ma ho deciso di censurarti perchè sei troppo scomodo :P
No, è che mi ero dimenticato di pubblicarli, scusa...

Comunque sono d'accordo con te sulla partita di ieri. I due difensori non difensori sembravano in preda a ubriachezza molesta, sarebbe il caso di insistere su quelle soluzioni che hai già in casa (i canterani, ma anche Abidal centrale e Adriano terzino sarebbe stato qualcosa).

La mancanza di concentrazione e di cattiveria in tutti i 90 minuti poi mi pare evidente. Pur non giocando bene, quella di ieri era una gara che il Barça poteva vincere tranquillamente.

12:56 PM  
Blogger Flavio said...

Sulla concentrazione è anche comprensibile, la pancia è piena e gli stimoli calano.
Che la partita potevano vincerla tranquillamente è chiaro, la superiorità è stata netta e inequivocabile nonostante questo non è il vero Barça, il migliore.
Sui difensori siamo quasi alle comiche; è una colpa dell'allenatore, su questo non ci piove ferme restando le indubbie qualità e i tanti meriti di Guardiola.
Comunque alla fine non esageriamo, stiamo parlando di due pareggi...più che altro preoccupano gli infortuni muscolari.

1:31 PM  
Anonymous Hellas said...

Che partitaccia del Barcellona, e questo al di là della beffa finale. Ti tic ti toc ai due all’ora contro un Milan modestissimo. Un Barcellona all'80% questa sera ne segnava quattro.
I discorsi tecnico-tattici lasciamoli perdere, non è questa la partita. Il punto è una squadra ferma, immagino e spero per il fatto di essere ad inizio stagione. Anche se il timore che la preparazione estiva sia stata cannata c’è, non vedo casuali i lamenti di Guardiola per la tournè estiva in giro per il mondo sotto il sol leone. Vero che pure lo scorso anno il Barca era partito piano, però gli infortuni a ripetizione sono una spiacevole novità. Sperando si possa rimediare ad una preparazione fisica errata, perché non sempre è possibile.

2:08 PM  
Anonymous Anonimo said...

Comunque ieri il Barça non ha segnato due gol "giocando", ma in pratica solo grazie a due iniziative personali (pregevole quella di Messi, che però a parte quell'assist e la punizione per il resto mi è parso ancora leggermente "fuori fase", per quanto possa esserlo uno come lui). Io non ho visto la gara di sabato, ma a giudicare dalla prestazione di ieri direi che - contro un Milan appena sufficiente e difensivamente neanche troppo arcigno, oltre che molto fortunato - i blaugrana hanno sonnecchiato col pallone tra i piedi per più di un tempo, concedendosi veramente troppo alla melina: una roba che non fai neanche a fine stagione... Dà quasi ai nervi vedere la squadra campione d'Europa che dai 60' in poi fa mostra di accontentarsi del 2-1, invece di cercare il colpo del KO. Assurdo poi farsi uccellare così al 92', peraltro in occasione del terzo tiro in porta dei milanisti in tutta la partita (!). Sul gol di Pato molta responsabilità dei centrali, è vero, ma diamo anche merito al brasiliano di aver avviato e concluso un'azione degna del miglior Eto'o.
Tommaso.

2:43 PM  
Anonymous Anonimo said...

@ Hellas: credo che lo scorso anno l'Inter sia stata vittima di una preparazione sbagliata con Benitez, e tutti abbiamo visto com'è andata. Sportivamente auguro al Barça che non sia questo il caso, anche perché con una rosa così corta il "rischio" è di ritrovarsi a dover svezzare più canterani del previsto in una stagione piena di impegni e di incognite (prima fra tutte la permanenza di Guardiola...).
Tommaso.

2:46 PM  
Blogger Flavio said...

http://www.corrieredellosport.it/calcio/champions_league/2011/09/14-193415/Stampa+spagnola+attacca%3A+%C2%ABBar%C3%A7a%2C+quanti+errori%21%C2%BB

ROMA - "Il Barcellona ha un problema. E grave". Comincia così la disamina del quotidiano sportivo As sul 2-2 che ieri sera il Milan ha strappato in casa dei campioni d'Europa in carica. Il problema è la "scarsa concentrazione" che ha permesso ai rossoneri, sottolinea il giornale, "di andare a segno al primo ad all'ultimo minuto dell'incontro". "Come era già accaduto contro la Real Sociedad (in campionato, Barcellona rimontato dal 2-0 al 2-2, ndr) i giocatori di Guardiola sono ricaduti nell'errore di sottovalutare l'avversario - afferma As - dando per scontato quello che non è", per di più "contro avversari che invece non si danno mai per vinti".

LA CRITICA - Sulla stessa linea Marca, che accusa il Barcellona di gravi disattenzioni sulle azioni a palla ferma. E ricorda che anche contro la Real Sociedad "erano stati numerosi gli errori su corner e falli laterali". Una pecca inusuale per la squadra di Guardiola "che si è sempre distinta per la grande concentrazione nella fase difensiva". Il quotidiano sportivo catalano Mundo Deportivo lamenta l'assenza di un difensore centrale nel Barcellona, ma contesta anche l'angolo da cui è scaturito il 2-2 di Thiago Silva, sostenendo che l'ultimo tocco era stato di Nocerino.

2:47 PM  
Blogger Flavio said...

@ Tommaso: proprio perchè c'era Pato in campo non puoi giocare con Busi-Mascherano centrali. Pure le galline sanno che la dote migliore del brasiliano è la velocità. Se poi ti inventa un gol dal nulla c'è poco da dire, ma se lo metti nelle condizioni di poter far male, lui prima o poi ti farà male perchè quelle sono le sue caratteristiche. Ha ragione Vale: con Abidal centrale quel gol forse non lo prendevi. Meno grave il secondo gol perchè sappiamo tutti che sulle palle alte c'è un difetto strutturale dei blaugrana, anche per questo occorrerebbe avere qualche difensore bravo di testa, perchè togliendo Piquè-Puyol non ce ne sono altri.
Secondo me il Barça sta pagando anche l'utilizzo di Keita come pivote, ruolo che a mio modo di vedere non gli è molto congeniale.

A questo proposito avrei una domanda per Valentino: dato che Keita non è propriamente un pivote, e che Busquets invece lo è (mentre da centrale difensivo è davvero inguardabile), se proprio devi retrocedere un centrocampista in difesa, allora non è meglio farci giocare proprio Keita che almeno è molto più veloce e reattivo di Sergio?

3:39 PM  
Blogger valentino tola said...

No, basta esperimenti Flavio, sennò finisce che ci troviamo Cesc in difesa :D

Il problema di Mascherano e Busquets ieri non è stato la lentezza, è che non hanno saputo interpretare il ruolo. Leggere le situazioni, misurare gli interventi e capire quando è il momento di uscire in anticipo e quando invece attendere per eventualmente dare la copertura al compagno.
Se guardate il gol di Pato la loro condotta è assurda, e questo al di là di ogni merito del brasiliano: escono due alla volta, quello butta palla dentro e così facendo ne salta due in un colpo solo.
Tu devi uscire dalla difesa solo quando l'avversario non ti ha ancora preso il tempo, quando magari è spalle alla porta e deve girarsi. Poi i due centrali non devono mai uscire insieme, alla stessa altezza (a meno che non debbano fare il fuorigioco, chiaro), perchè così facendo un solo passaggio avversario elimina un intero reparto. Questo vale anche per i centrocampisti, per lo stesso motivo. Pressano in blocco e uno accompagna l'altro, ma mai sulla stessa linea. Uno dei due centrali deve avere sempre la possibilità di scalare nel caso l'altro venga superato.
Se guardate il Barça ieri non solo nel gol ma in un altro paio di azioni si fa bucare sempre nello stesso modo, da veri polli. Il problema della velocità viene dopo: se hai Abidal o Puyol che possono fare un recupero disperato e salvarti la baracca tanto meglio, ma ciò non toglie che prima ci sia stato un errore. Busquets e Mascherano hanno interpretato malissimo la transizione difensiva.
Busquets in particolare, mentre per quanto riguarda Mascherano il fatto che da centrocampista abbia un senso della posizione fenomenale (un radar praticamente) non toglie che certe letture e certi movimenti del grande difensore ad oggi proprio non li abbia.

Comunque, come è vero che siamo solo all'inizio della stagione e che in questa fase anche l'anno scorso il Barça giocava abbastanza male, è anche vero che fra due mesi magari uno fra Busquets e Mascherano giochi decentemente da difensore (Mascherano l'ha anche fatto la stagione). Non è nemmeno da escludere questa ipotesi, anche se io sono il primo a sostenere che Bartra o Fontas debbano entrare in maniera più continua nel turnover (pur non conoscendoli certo come Guardiola).

4:26 PM  
Blogger Flavio said...

Certo, Mascherano è il migliore dei centrocampisti trasformati in difensori.

Su Keita la mia era una domanda logica; mi chiedevo viste le sue caratteristiche se non era il caso di far giocare lui difensore e non Busquets, date anche le caratteristiche di quest'ultimo. Certo, la velocità non è tutto per un difensore ed è anche un'arma da usare in caso di emergenza, ma avere difensori centrali rapidi di gambe è pur sempre un vantaggio, anche soltanto per una più rapida ricomposizione dei movimenti difensivi in transazione. Nesta-Thiago Silva è una coppia quasi perfetta, anche se l'ex laziale ha evidenti limiti in fase d'impostazione; assolutamente completo invece in tutti i fondamentali il brasiliano.

I canterani non li mette in campo in queste sfide perchè troppo rischioso, per la squadra e per i ragazzi stessi, infatti Fontas ha giocato contro la Real Sociedad, ma nè contro il Real e neanche ieri sera: proprio per questo occorreva acquistare un altro centrale difensivo (ricordiamo che non c'è più neanche Milito), e ho paura che con gli infortuni di Alexis e Iniesta lo stesso problema si riproporrà anche per l'attacco, del resto qualcosa già l'abbiamo vista con Fabregas che ha giocato alla Messi. Io adoro Guardiola ma secondo me sta un pò esagerando: almeno un difensore e un altro attaccante, anche se non di nome, dovevano arrivare.

6:27 PM  

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