venerdì, ottobre 26, 2007

La Grande Vigliaccata.

Da tempo si parlava dell' insistente interessamento del Tottenham per Juande Ramos, da tempo si vociferava dell' apprezzamento del tecnico sivigliano per l' offerta così come sempre più chiaro pareva il distacco fra Juande e la società, ma così no, così non si fa. Lasciare la squadra quando la stagione sta entrando nel vivo, rescindere unilateralmente il contratto che ti lega al Sevilla non appena la testa di Martin Jol rotola dalla ghigliottina (grazie, per inciso, a un Getafe autore di un' impresa storica) è da vigliacchi, da vere carogne.
Non ha nessuna importanza che l' operazione compiuta da Juande Ramos sia perfettamente legale e che i 7 milioni di euro a stagione offerti dal club londinese risultino ovviamente invitanti per tutti, qui si trattava soltanto di mantenere in piedi quel minimo di dignità che in questo pollaio che è il calcio contemporaneo a quanto pare va sempre meno di moda.
Liberissimo Juande Ramos di andare a cercare da un' altra parte un ingaggio più alto (quello che il Sevilla, data la sua rigorosa politica finanziaria, non era disposto ad offrirgli), liberissimo di cercare nuovi stimoli dopo aver espresso il massimo in questa sua meravigliosa esperienza sevillista, liberissimo di scegliere la sua strada... Ma a fine stagione, quando ognuno ha tempo di organizzarsi e assumersi in pieno le proprie responsabilità.

La forza del Sevilla è quella di non dipendere da nessuna individualità, tanto in campo quanto in panchina, ha dimostrato di saper crescere rinnovandosi costrantemente, passando da Reyes e Julio Baptista a Dani Alves e Kanouté, da Caparros allo stesso Juande Ramos. Ma quella in cui il vile e irresponsabile tecnico andaluso lascia il suo ormai ex club è una situazione inedita e difficilissima da gestire.
La soluzione di maggior buonsenso sarebbe ora quella di affidare la panchina a un tecnico della casa, che conosce i meccanismi e li possa stravolgere il meno possibile (si parla infatti di Manuel Jiménez, tecnico del Sevilla Atlético, la squadra B che sta facendo benissimo in Segunda), ma è chiaro che si perderebbero inevitabilmente carisma ed esperienza, e che questa rappresenta in ogni caso una svolta spiazzante, indesiderata da un club con ambizioni così alte.
Una svolta che tra l' altro reputo frettolosa anche dall' esclusivo punto di vista dell' interesse egoistico di Juande Ramos, che in questa stagione aveva la vetrina della Champions e che la prossima estate avrebbe potuto in ogni caso disporre della maggior libertà di manovra possibile, lasciandosi in maniera sicuramente più serena col Sevilla.

Si chiude nel peggiore dei modi una traiettoria eccezionale: arrivato al Sevilla nell' estate 2005 (tra molti sospetti, vista la sua precedente esperienza sulla panchina del Betis nel 2001-2002), l' irresistibile ascesa del Sevilla negli ultimi anni è indissolubilmente legata al suo nome.
Alcuni mesi di stenti veri e propri, nei bassifondi della classifica, con la panchina a rischio e con un' orribile eliminazione in Copa del Rey per mano del Cadiz, poi l' esplosione: nella seconda parte della stagione 2005-2006, il Sevilla parte, e praticamente non si ferma più. Juande mette in atto un' evoluzione più offensiva del Sevilla operaio di Caparros, nella Liga manca il quarto posto soltanto perchè gli scontri diretti favoriscono l' Osasuna, ma la conquista fondamentale è il primo trofeo internazionale nella storia del club, la Coppa Uefa ottenuta con un perentorio 4-0 sul Middlesbrough nella festosa serata di Eindhoven.
E' solo l' inizio, a fine Agosto un Barça giunto a Montecarlo rigonfio di eccessiva autostima viene letteralmente smontato dal Sevilla, che con una memorabile lezione di calcio si aggiudica la Supercoppa Europea, lanciando il primo serio avviso all' Europa che più conta. Ormai la squadra è grande, si comporta come tale e come tale viene considerata e temuta dagli avversari, che non riescono a tenerla a freno nella prima metà della Liga 2006-2007, nella quale il Sevilla si installa per lungo tempo in testa alla classifica.
La Liga alla fine la vincerà uno dei Real Madrid più sgangherati della storia, ma non c'è dubbio su quale sia stata la squadra della stagione, non solo in Spagna ma anche in Europa, dove il Sevilla al termine di un' estenuante cavalcata risulta l' unica squadra del continente arrivata a competere fino all' ultimo sui tre fronti. La Liga sfuma matematicamente solo all' ultima giornata, ma ecco la memorabile doppietta in Uefa (ben più sofferta la finale con l' Espanyol) e l' acuto nella Coppa del Re, al Bernabeu contro il Getafe, vittoria da squadra sempre più autorevole (spettacolo ridotto all' osso, ma un 1-0 gestito senza la minima preoccupazione per tutta la durata del match).
La stagione successiva, quella attualmente in corso, il Sevilla riprende il filo del discorso da dove lo aveva lasciato, apparentemente senza sussulti: impressionante affermazione sul Real Madrid in Supercoppa di Spagna, con tanto di 5-3 al Bernabeu, convincente vittoria sull' Aek nel preliminare di Champions.
Ma, inattesa e paralizzante, arriva la scomparsa di Antonio Puerta a segnare un intervallo più che mai tragico nella storia del Sevilla, un Sevilla che ora si trova a gestire il passaggio da outisder terribile a grande squadra a tutti gli effetti consolidata. Un passaggio che presenta inevitabilmente le proprie contraddizioni e difficoltà, come testimoniano la vicenda-Alves quest' estate e la più che mai inopportuna fuga di Juande Ramos ora.

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