domenica, marzo 02, 2008

VENTISEIESIMA GIORNATA: Atlético Madrid-Barcelona 4-2: Ronaldinho (B); Agüero (A); Maxi Rodriguez (A); Forlan, rig. (A); Agüero (A); Eto’o. (B).

Dopo Real Madrid-Getafe parlavamo della bellezza del calcio con le sue svolte imprevedibili, e anche stavolta la Liga ci ha riservato eventi inaspettati. L’ Atlético arrivava a questa partita più o meno allo sbando, il Barça col morale in crescita, mentre sullo sfondo si affacciavano le difficoltà del Real Madrid e la crescita del Sevilla, avversario dell’ Atlético nella corsa alla Champions. Risultato: Barça affossato, Madrid che sbanca Huelva e torna a un rassicurante +5, Atlético che stacca il Sevilla a sua volta sconfitto a sorpresa a La Coruña.
Per il Barça, oltre che in classifica, è un nettissimo passo indietro sul piano del gioco: poca intensità, poco ritmo, e soprattutto un centrocampo quasi inesistente che ha aperto un’ autostrada ai solisti colchoneros, in particolare un immenso Agüero. L’ Atlético si rianima, ma sarà comunque difficilissimo mantenere il quarto posto a fine della stagione, le basi di questa squadra restano infatti fragilissime.

Rijkaard, che non dispone di Marquez e Touré, mette a riposo Deco e Messi, mentre Aguirre cerca di tamponare la continua emergenza del centrocampo (il vero disastro della pianificazione colchonera) facendo esordire il 17enne Ignacio “Nacho” Camacho, grande speranza, già Campione d’ Europa con l’ Under 17 spagnola a Maggio scorso.
L’ inizio testimonia con chiarezza quelle che sono le rispettive recenti tendenze: Atlético intimidito e balbettante, Barça fiduciosamente all’ attacco. I padroni di casa non riescono ad aggredire alto nemmeno un po’, e si rifugiano davanti ad Abbiati spinti più dalla paura che da un piano ben congegnato; i blaugrana monopolizzano il possesso-palla, su ritmi medio-bassi ma con la convinzione di poter trovare il gol da un momento all’ altro, convinzione suffragata da un Atlético contratto e in soggezione di fronte al proprio pubblico, stufo marcio di accumulare delusioni anno dopo anno.
Eto’o vede anullarsi un gol per fuorigioco, Edmilson prova dalla lunga distanza, ma il momento buono è il 29’, quando Ronaldinho torna a rivendicare la sua dimensione di fuoriclasse con un gol strepitoso, plastica rovesciata su cross dalla destra di Xavi.
Con le contemporanee notizie provenienti da Huelva, sembra la svolta definitiva nella stagione blaugrana, ma come spesso accade nel calcio, un episodio, improvviso e inatteso, si incarica di modificare drasticamente il corso degli eventi, quando otto minuti più tardi una deviazione di Puyol rende letale per Valdés un destro dalla distanza ciabattato senza troppe pretese da Agüero.
E’ un toccasana per l’ Atlético, che ora può vedere e colpire senza esitazioni quelle che sono le carenze del Barça: il centrocampo degli ospiti è infatti fragilissimo in fase di non possesso nelle due mezzeali Xavi e Iniesta (errore grave lasciare in panchina Deco), e un Edmilson fuori forma fa ampiamente rimpiangere la fisicità di Touré. Con questo filtro insufficiente è relativamente facile arrivare ai limiti dell’ area di Valdés, e l’ Atlético, con la convinzione fornitagli dal gol del pareggio, affonda i colpi con decisione. Agüero dalla destra converge verso il centro, il passaggio filtrante con l’ esterno destro è di classe sopraffina e smarca Maxi Rodriguez, inseritosi alle spalle di Gabi Milito, per un destro incrociato che lascia Valdés senza scampo.
Il secondo tempo cambia poco, l’ Atlético è anzi sempre più convinto ed incisivo nelle azioni di contropiede concessegli dalla morbida mediana blaugrana; Rijkaard vede poi che anche le azioni d’ attacco dei suoi si fanno sempre più fiacche, perciò decide di affidarsi alla bontà di Messi. Mossa presto vanificata dal 3-1 colchonero, su rigore per fallo di Puyol su Agüero trasformato da Forlan.
Rijkaard non demorde, e si gioca anche l’ incursore Gudjohnsen per Edmilson. Altra capocciata contro il muro, perché questa è solo la serata di Agüero , non ci sono altri invitati: una perla il secondo sigillo dell’ argentino, che con sempre più spazi sulla trequarti ridicolizza Puyol e Milito, converge verso il centro e, alzata la testa, la piazza a fil di rete sul palo lungo. Kun! Kun! Kun!
Non è finita però: due minuti ed Eto’o tiene viva la partita, ribattendo a rete al termine di un’ azione innescata da Iniesta, con la prima conclusione di Gudjohnsen respinta da Perea. Per un attimo sembra quasi possibile la rimonta, conoscendo l’ instabilità psicologica dell’ Atlético, ma a parte un’ azione pericolosa in area di Gudjohnsen e la grande carica agonistica di Eto’o, i padroni di casa riescono a portare a casa senza grossi patemi quest’ importantissima vittoria.

I MIGLIORI: Strepitoso Agüero: dopo un periodo di appannamento, con problemi fisici e qualche espulsione di troppo, tira fuori dalle secche l’ Atlético quando più ne ha bisogno. Favorito dalla scelleratezza del centrocampo blaugrana, ha sempre spazio per girarsi e partire in percussione, impossibile da controllare per Puyol e Milito. Il suo tocco di palla è poi la solita musica celestiale: l’ assist d’ esterno per il gol di Maxi, la palla in buca d’ angolo del 4-1, un classico del suo repertorio. E in mezzo c’è anche il rigore del 3-1 procurato con destrezza (che va sempre bene quando non degenera nella furbata antisportiva, Tallone d’ Achille del Kun quest’ ultimo).
Non è ancora soddisfacente la sua forma, gli manca lo spunto, nel secondo tempo poi sparisce, ma è bellissimo tornare a sbalordirsi per un capolavoro di Ronaldinho. Il brasiliano potrebbe diventare quasi la carta a sorpresa del finale di stagione blaugrana, se promettete di non mettervi a ridere. Esemplare l’ attitudine di Eto’o, una volta di più.
I PEGGIORI: Un disastro il centrocampo del Barça (non servono a risollevare la media di Iniesta e Xavi i due assist), tremendamente in affanno Puyol, spesso fuori posizione e scherzato da Agüero. Zambrotta fuori fase, arriva in ritardo e si fa saltare con una certa facilità (emblematico un tunnel di tacco rifilatogli da Simao nel primo tempo); ad Henry manca brillantezza, perde l’ attimo e non incide mai negli ultimi metri.
Anche nella vittoria, Pablo trasmette insicurezza. Camacho, il cui punto di forza dovrebbe essere proprio la personalità, al suo debutto assoluto rimane legato e ai margini della partita.

Atlético Madrid (4-4-2): Abbiati 6; Valera 6, Pablo 5,5, Perea 6, Antonio Lopez 6; Maxi Rodriguez 6,5 (dall’ 84’ Reyes s.v.), Camacho 5,5 (dal 68’ Cléber Santana s.v.), Raul Garcia 6, Simao 6,5; Forlan 6,5, Agüero 8 (dall’ 89’ Jurado s.v.).
In panchina: Falcon, Zé Castro, Luis Garcia, Mista.
Barcelona (4-3-3): Valdés 6; Zambrotta 5,5, Puyol 5, Milito 5,5, Abidal 6; Xavi 5, Edmilson 5 (dal 63’ Gudjohnsen 6), Iniesta 5; Eto’o 6,5, Ronaldinho 6,5, Henry 5,5 (dal 57’ Messi 6).
In panchina: Pinto, Thuram, Deco, Sylvinho, Giovani.

Gol: Ronaldinho 29’ (B); Agüero 37’ (A); Maxi Rodriguez 42’ (A); Forlan, rig. 61’ (A); Agüero 70’ (A); Eto’o 73’ (B).
Arbitro: Fernández Borbalán. Ammoniti: Antonio Lopez, Camacho e Agüero per l’ Atlético; Zambrotta, Puyol, Iniesta e Eto’o per il Barcelona.


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4 Comments:

Blogger Antonio Giusto said...

Ho visto la partita, davvero spettacolare. Il Barça, che era partito bene, secondo me l'ha persa dopo il primo (mezzo, a qualche riga più in basso la spiegazione) gol di Agüero: il Kun ha preso fiducia - come ha poi dimostrato nel prosieguo del match -, a differenza del Barça, demoralizzato dall'autogol (deviazioni del genere per me erano, sono e sempre saranno autogol) di Puyol, ieri davvero in giornata no. Dopo il gol di Maxi Rodriguez l'Atlético ha dilagato, cosa normale, visti i primi 25 minuti della ripresa del Barça. Dopo il 4-1 di Agüero a provare a riprire la partita c'ha provato solo Eto'o, il che è un po' poco per una squadra che deve cercare di vincere la Liga e che non ha certo bisogno di risparmiare le energie, visto che la qualificazione ai quarti di finale di Champions League è solo una formalità.

Un unico appunto su Ronaldinho: tu lo vedi, come tantissime altre persone, come un giocatore finito. Per me Ronaldinho continua ad essere uno dei giocatori più forti al mondo, come dimostrano le 21 reti segnate l'anno scorso e le 8 segnate quest'anno in appena 12 partite giocate. Insomma, la morale di queste poche righe è: se Ronaldinho vuole, e il Real collabora, il titolo ritorna in Catalogna.

10:22 AM  
Blogger valentino tola said...

No no no no, io non credo che Ronaldinho sia finito, lo vedo soltanto lontano dalla sua condizione atletica migliore, non escludo in nessun modo che possa riprendersi (ha anche 28 anni, mica 35, e segnali positivi nelle ultima partite se ne son visti). Anche fuori forma gli rimane una capacità di incidere in determinate giocate come quella di ieri o come i calci piazzati che sono alla portata di pochi. Questo perchè come tecnica e creatività non esistono giocatori superiori a lui nel panorama mondiale.

Per quanto riguarda la partita, credo fosse ampiamente alla portata di un Barça un po' più equilibrata: i blaugrana, mi ripeto, l' hanno persa a centrocampo. Xavi e Iniesta assieme come mezzeali fanno troppo poco filtro, l' Edmilson attuale è lontano dall' Edmilson migliore e a qualche pianeta di distanza da Yaya Touré. Si sapeva che l' Atlético gioca bene soltanto in contropiede, ma nonostante questo il Barça gli ha concesso tutte le facilitazioni e gli spazi possibili.

Comunque, vedo la Liga ancora apertissima: il Real Madrid penso perderà ancora 1-2 partite prima dello scontro diretto del Bernabeu.

11:48 AM  
Blogger ape said...

Avete ragione, il Barça ha buttato via una partita che era iniziata bene. Poi è arrivata la deviazione di Puyol e si è aperto un baratro. A centrocampo quelli dell'Atlético passeggiavano tranquillamento e poi il Kun era in serata.
Hai ragione, Valentino, a dire che tra Edmilson e Touré c'è una distanza abissale.Ieri sera sarebbe servito proprio quest'ultimo.

Peccato per il gol spettacolare di Ronaldinho. Per inciso, dal mio punto di vista il brasiliano non è finito, fuori forma si,decisamente, ma non finito.

2:34 PM  
Blogger valentino tola said...

Il mio centrocampo ideale prevede Touré, Deco e di volta in volta uno fra Xavi e Iniesta, non tutti e due assieme, la squadra ha dimostrato più volte di non riuscire a reggerli in fase di non possesso. Credo che questo sia l' assetto più equilibrato, le capacità di Deco in fase di non possesso sono necessarie (capacità che potrebbe surrogare anche un Touré avanzato a mezzala, con Edmilson davanti alla difesa, sempre che sia un Edmilson più presentabile di quello di ieri).
Non ho capito la scelta di lasciare fuori Deco, era sinceramente molto più necessario ieri che martedì contro il Celtic (contro i quali spero che venga preservato anche Messi).

2:46 PM  

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