domenica, dicembre 10, 2006

MONDIALE PER CLUB: Al Ahly-Auckland City 2-0: Flavio, Abou Tarika.

L' Al Ahly, pur con le rilevanti assenze dell'angolano Gilberto e soprattutto del velocissimo Barakat, non poteva proprio esimersi dal superare i semi-dilettanti neozelandesi dell'Auckland, andando così a comporre la prima delle semifinali di questo Mondiale per Club, dove gli egiziani sfideranno l'Internacional.
Ovviamente l'Al Ahly, data la differenza di valori (molti elementi fanno parte della nazionale vincitrice dell'ultima Coppa d'Africa), dispone per tutta la partita del possesso quasi esclusivo del pallone. Non ne fa un grande uso nel noioso primo tempo, in cui gli egiziani si incaponiscono nell'entrare centralmente e si affidano quasi esclusivamente agli scambi e agli incroci fra i componenti del tridente d'attacco formato da Abou Tarika sulla destra, Motaeb al centro e l'angolano Flavio a sinistra, sicuramente il punto di forza del 3-4-3 di Manuel José.
Abou Tarika è un trequartista con buon fiuto del gol, senza molta personalità e con ritmi inadatti al calcio europeo, ma con un ottimo piede destro, soprattutto sui calci piazzati, come dimostra la morbida traiettoria con cui sigla il 2-0; Motaeb non ha fatto una gran partita, ma è mobile, veloce e grintoso; Flavio dei tre è quello che mi è piaciuto di più, il più attivo e il più vivace, agile e sempre pronto a sveltire le offensive con movimenti brillanti, veli e finte di corpo, dimostrando oltre tutto una buona familiarità col gioco d'esterno e di punta (con una puntata dal limite dell'area segna l'1-0), risorsa sempre utile quando gli spazi si restringono.
Altri elementi interessanti sono il difensore centrale (agisce sul centro-destra della difesa a 3) Gomaa, 31enne prestante e carismatico, e il giovane centrocampista centrale Ashour, dalla non disprezzabile visione di gioco.
La partita vera è durata fino al gol di Flavio che all'inizio del secondo tempo ha sbloccato la situazione; dell'Auckland va apprezzata la discreta tenuta collettiva che, nonostante le ovvie, disarmanti carenze individuali tecniche e dinamiche (pancette e riflessi da bradipo si sprecavano), ha permesso ai neozelandesi una difesa tutto sommato ordinata e dignitosa. Il 34enne giapponese Iwomoto, ingaggiato per l'occasione dopo due anni di inattività, ha fatto intravedere, entrato in corso d'opera, qualità tecniche sicuramente superiori al resto dei suoi compagni.

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