martedì, agosto 14, 2007

La nuova Liga/4: Espanyol/A testa alta.

L’ autostima storicamente non è certo sentimento di casa nell’ ambiente dell’ Espanyol. Dura guadagnarsi la pagnotta, temporada dopo temporada, all’ ombra di un così potente e ingombrante vicino. Ma, nonostante l’ amara delusione di Glasgow, la scorsa stagione è stata assolutamente significativa: se mai e poi mai l’ Espanyol arriverà ad essere la prima squadra di Barcellona, almeno per un po’ ha ottime probabilità di non esserne etichettata come quella “sfigata”. Superate le difficoltà d’ inizio 2006-2007 e trovato l’ assetto-tipo, il progetto di Ernesto Valverde è decollato e, ad oggi, le certezze superano di molto i dubbi (nonostante una pretemporada finora alterna). Certezze probabilmente non sufficienti per un posto Uefa, ma sicuramente per rendere un po’ più sfocato il ricordo del gol all’ ultimo minuto col quale Corominas, solo due stagioni fa, salvò l’ Espanyol dalla più clamorosa delle retrocessioni.
Le colonne della squadra ci sono tutte, il Triangle Magic è ancora lì, il lavoro sulla cantera non è mero slogan propagandistico (ben 11 giocatori del vivaio in prima squadra, peccato solo non aver trattenuto il neo-levantino Robusté), e con intelligenza la società ha soltanto limato alcune posizioni acquistando elementi peraltro interessanti come Clemente Rodriguez, Valdo, Smiljanic, Kiko Casilla e Lafuente (quest’ ultimo però non è molto interessante, anzi è piuttosto scarso), che hanno fatto fronte al sacrificio di Pandiani e Gorka Iraizoz e al taglio di rami secchi della rosa come Eduardo Costa e Ito. Ancora potrebbero esserci sviluppi per quanto riguarda l’ attaccante di riserva e un eventuale, si spera impraticabile, ritorno di Jonatas in Brasile.
La continuità di Valverde e di tutti i talenti è la migliore notizia: l’ eccellente tecnico basco continuerà col suo 4-4-1-1/4-4-2 corto e dagli automatismi oliati fra le linee di difesa e centrocampo. Pochi spazi per gli avversari e tanti raddoppi in fase di non possesso, manovra ariosa e grande profondità in quella di possesso. L’ anno scorso le cose migliori l’ Espanyol le ha fatte vedere (nel derby vinto 3-1 col Barça e nel memorabile 3-0 rifilato al Werder Brema in Uefa) agendo di rimessa sull’ asse De la Pena-Riera-Tamudo-Luis Garcia, ma ha anche le qualità per fare la partita e proporre continue sovrapposizioni sulle fasce, cosa che Valverde amava assai ai tempi del suo Athletic Bilbao, l’ ultimo decente che la storia ricordi.

Formazione tipo (4-4-1-1): Kameni; Zabaleta (Lacruz, Chica), Torrejon (Lacruz), Jarque, Clemente Rodriguez (David Garcia, Chica); Rufete (Valdo, Coro), Moisés Hurtado (Smiljanic), De la Pena (Jonatas), Riera (Moha, Coro); Luis Garcia (Jonatas, Valdo, Coro); Tamudo.


DIFESA

Kameni senza rivali: Gorka Iraizoz, col quale pare non corresse nemmeno buon sangue, è finito, era ora, all’ Athletic. A dire il vero preferivo il basco a questo camerunese dallo stile tutto suo, prodigioso sul piano dei riflessi e dell’ agilità, ma non poche volte dilettantesco nel gestire i palloni vaganti nella sua area. Suo secondo sarà il mediocre Lafuente, perlomeno un uomo di fiducia di Valverde (come Lacruz, altro ex-bilbaino), entrato nell’ operazione-Iraizoz. Il giovane Kiko Casilla, prelevato dalla cantera madridista, farà il terzo.
A destra è ormai terzino di ruolo Pablo Zabaleta, grinta e generosità nel più classico stile argentino, mentre la coppia centrale Torrejon-Jarque si è guadagnata la fiducia nell’ ottima scorsa stagione. Una coppia valida sul piano fisico, del piazzamento e del tempismo negli interventi, ma che può soffrire attacchi avversari molto rapidi. L’ alternativa Lacruz, utilizzabile anche come terzino destro, sopperisce con l’ esperienza a doti non certo memorabili.
Nel ruolo di centrale, Valverde può poi contare su altri due elementi della cantera: Sergio Sanchez (pure lui impiegabile anche da terzino destro), elemento promettente, veloce ed elegante, tornato dal prestito di sei mesi al Real Madrid Castilla; Serran, che ha assaggiato la prima squadra già nella scorsa stagione.
A sinistra, il nuovo Clemente Rodriguez: laterale di caratteristiche spiccatamente offensive, grande velocità e uno stile di gioco molto particolare, che lo porta non di rado a cercare lo scambio stretto sulla trequarti e l’ inserimento a sorpresa in area di rigore più ancora che la sovrapposizione. Può togliere punti di riferimento agli avversari così come può anche fare una certa confusione, quando porta troppo palla o dà poca ampiezza all’ azione. E’ destro di piede, preferisce giocare a sinistra, ma secondo me può dare più efficacia e profondità giocando a destra.
Comunque con lui Valverde aumenta le soluzioni offensive sugli esterni, una prerogativa importante del suo calcio, mentre sul piano difensivo l’ argentino ha non pochi aspetti rivedibili: è rapido e reattivo, bravo ad aggredire in anticipo e ribaltare subito l’ azione, ma per quanto riguarda il resto (movimenti difensivi, uno contro uno e gioco aereo) lascia decisamente a desiderare.
L’ acquisto di Clemente ridimensiona Chica, l’ anno scorso titolare d’ emergenza a sinistra (grande dedizione, ma pecche evidenti sul piano tecnico), ora tornato rincalzo per le due fasce, lui che tra l’ altro nasce terzino destro. David Garcia, ormai pezzo storico della rosa espanyolista, è l’ alternativa meno spumeggiante e più diligente a Clemente Rodriguez, anche se gli infortuni lo affliggono con eccessiva frequenza.


CENTROCAMPO

Moisés Hurtado, innesto decisivo per gli equilibri l’ anno scorso, la sobrietà fatta giocatore, ha ora un duro concorrente nel serbo Milan Smiljanic, classe ‘86 messosi in mostra nel recente Europeo Under 21, giocatore che al senso tattico aggiunge personalità, visione di gioco e fluide geometrie. Probabile la spunti il serbo, ha più talento dalla sua.
Chiunque giochi centrocampista difensivo, l’ importante è mettere nelle migliori condizioni possibili Sua Maestà Ivan De la Peña, la mente più brillante di tutta la Liga, lui è il mandante e Tamudo-Luis Garcia i sicari. Scontati nel corso della carriera i limiti di personalità, di dinamismo e le difficoltà di collocazione tattica (e anche nella finale di Uefa, va detto, è stato un chiaro protagonista mancato), all’ Espanyol ha trovato la dimensione ideale. Elemento da tener d’ occhio è anche il canterano Angel, già proposto da Valverde nel finale della scorsa stagione: un centrocampista centrale molto continuo, preciso e ordinato nella sua azione, utile in entrambe le fasi del gioco.
Rufete a destra, esperienza, spirito di sacrificio e continuità di rendimento, a sinistra immancabile conferma per Riera, finalmente valorizzato come merita il suo talento quasi da Seleccion. Grande eleganza e padronanza tecnica, facilità di corsa, dribbling, ma anche resistenza e buona propensione ad aiutare il terzino in fase di copertura. Sua riserva lo sperimentato Moha, classica riserva ideale, giocatore senza la qualità di Riera ma molto rapido e agile col suo baricentro bassissimo. Ferran Corominas detto Coro, un po’ il talismano di casa (autore non solo del gol-salvezza due anni fa, ma anche di reti pesantissime nella semifinale di Uefa col Werder) di ruolo è una seconda punta, ma può essere anche adattato sia a destra che a sinistra: anche lui un brevilineo, molto vivace, punta spesso l’ uomo e calcia a rete con facilità e pericolosità, un destro secco e angolato.
Infine, l’ enigma-Jonatas: nell’ ambiente dell’ Espanyol c’è grande ammirazione per le sue enormi qualità tecniche, e c’è anche tanta voglia di vederlo esplodere in grande stile, ma il carattere del giocatore è un bel freno. Non sai mai cosa aspettarti: una volta non si presenta in ritiro, un’ altra ancora se ne scappa in Brasile, prima preme per tornare al Flamengo, poi di colpo manifesta la sua voglia di rimanere e convincere Valverde. Ora, almeno per il momento, la situazione dovrebbe essersi stabilizzata, ma va anche detto che lo spazio fra i titolari per Jonatas è tutto da inventare: De la Peña è inamovibile, Luis Garcia idem, l’ unica soluzione sarebbe quella di passare a un 4-1-4-1 con Luis Garcia che parte esterno destro al posto di Rufete e con Jonatas e De la Peña mezzeali: idea indubbiamente affascinante, vediamo se Valverde condividerà.


ATTACCO

Prevalentemente esterno destro all’ Osasuna, Valdo quest’ anno potrebbe essere impiegato più frequentemente da seconda punta, ruolo che a mio avviso ne valorizza maggiormente le qualità. Veloce e dalla corsa molto elegante, dà sempre la sensazione di poter combinare qualcosa di meglio quando agisce in appoggio alla prima punta piuttosto che confinato largo sulla fascia. Agendo fra le linee risulta più imprevedibile, combina agilità da gazzella, tecnica di tutto rispetto e una notevole rapidità d’ esecuzione: manca però, difetti storici, di continuità e di un po’ di personalità, e non sempre all’ abilità nel crearsi le azioni fa corrispondere adeguata freddezza nel concluderle.
Titolari comunque, ci mancherebbe, restano Luis Garcia e Tamudo. Coppia celebre che si completa magnificamente: Luis Garcia completo nei fondamentali, insidioso e mobile fra le linee, ma anche letale quando va a concludere in prima persona; Tamudo bomber spietato (già massimo realizzatore nella storia del club) e bandiera inattaccabile anche dai tentativi del Villarreal, furbo come nessun altro nel cercarsi lo spazio, tagliando alle spalle dei centrali o allargandosi sulla fascia, una seccatura costante per ogni difesa.
La cessione di Pandiani vuol dire una certezza in meno, è innegabile, per questo non sarebbe da escludere l’ acquisto di un centravanti di riserva, nonostante società e staff tecnico manifestino a parole grande fiducia in Jonathan Soriano, 21enne prodotto di casa tornato alla base dopo anni di prestiti: punta di peso e doti tecniche molto migliorabili, ce la sta mettendo tutta in questo precampionato, 2 gol finora negli scampoli di amichevole.


PROSPETTIVE

Dal decimo al sesto posto.

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