domenica, ottobre 19, 2008

SETTIMA GIORNATA: Atlético Madrid-Real Madrid 1-2: Van Nistelrooy (R); Simão (A); Higuaín, rig. (R).

Di calcio se ne vede poco, in compenso ne succedono di tutti i colori. Un espulso per parte, una terna arbitrale da barzelletta (seriamente danneggiato il Real Madrid), nervi tesi e molto agonismo, il Real Madrid che prima grazia, poi si fa raggiungere da un Atlético solo orgoglio e zero gioco, infine la solita impresa merengue allo scadere, per tre punti pesantissimi. Inutile a questo punto dire che quella dell’ Atlético coinvolto nella lotta di vertice era solo una boutade di inizio stagione, cosa che si sospettava ampiamente.


Non potendo contare sui recuperi di Guti e Robben, Schuster presenta un undici che rispetto alla sfida con l’Espanyol si differenzia nelle presenze di Gago per Diarra, Sneijder per Van der Vaart e Marcelo per Heinze. Dall’ altra parte sorprende Aguirre con un 4-4-2 senza esterni di ruolo (tipo quello visto nella Spagna a partita in corso mercoledì), tendente al rombo in alcuni momenti, a seconda dei movimenti di Banega e Maniche, che si alternano fra le fasce e la trequarti.

Speculazioni tattiche che comunque saltano subito per aria davanti al tentativo dell’ Atlético di rinvigorire la propria leggenda nera, in un inizio di match che in maniera impressionante cerca di ricalcare quello tragicomico del Camp Nou. Vero che la ferocia con cui il Real Madrid aggredisce la partita è da applausi, vero anche che un tiro come quello dello 0-1 forse lo può pensare solo Van Nistelrooy, ma è anche vero che Leo Franco nell’ occasione è un pollo, e quando poi Raúl tenta la sorpresa su punizione proprio come Messi due settimane fa e quasi vi riesce (una dormita però è bastata a Leo Franco, che nel resto della partita si mostrerà reattivo in più di una occasione), allora le perplessità (o l’ ilarità, a seconda di come uno la prende) si fanno gigantesche.

La partita dei padroni di casa comincia solo dopo che Leo Franco devia sulla traversa una sassata di Sneijder che chiude tre minuti iniziali d’inferno per il Vicente Calderón: l’ Atlético comincia se non altro a capirci qualcosa e a pareggiare il ritmo degli avversari, ma questo non significa che di colpo si metta a giocare a calcio. Forse l’ intenzione alla base dell’ undici scelto da Aguirre era la ricerca di una piena superiorità in mediana, considerando che il Real Madrid sulle fasce attacca solo coi terzini e quindi non richiede una copertura costante di due uomini sugli esterni, e personalmente la soluzione dei tre centrocampisti centrali la proposi già la scorsa stagione come ideale limitazione agli scompensi che a palla persa può creare la propensione ultra-offensiva di Maniche, ma nell’ occasione privarsi di un punto di riferimento prezioso sull’ ala quale è Simão accresce enormemente la confusione. I colchoneros sono persino più involuti del solito, ruminano un calcio contorto e innaturale, tutto arruffato in zona centrale, con i giocatori costretti a inventarsi la vita portando palla e perdendosi puntualmente nell’ imbuto.

Solo l’ abilità individuale può far passare qualcosa in quest’imbuto, come nel caso del dribbling e conclusione di poco fuori di Agüero al limite dell’ area (e prima ancora era stato Pernía a scaldare i guanti di Iker), mentre il Real Madrid, levato il piede dall’ acceleratore dei primi minuti, si muove comunque secondo maggior logica, con buone distanze fra i reparti e azioni di rimessa lineari. Vengono anche beffati i merengues, quando un tizio che dice di essere un guardalinee (meglio per lui che non mi ricordi il suo nome) annulla il gol solare del 2-0 di Van Nistelrooy, clamorosamente in gioco al momento della conclusione iniziale di Cannavaro (sembra giusta invece la segnalazione che ferma Raúl lanciato a rete qualche minuto dopo).

Cresce il protagonismo della terna, fino a quando Clos Gómez non decide di diventare il mattatore e segnare gli sviluppi della partita: Perea, già ammonito, nella foga della corsa commette l’ ingenuità di dare una vistosa manata in faccia a Sneijder che l’ arbitro non può proprio ignorare, mentre dall’ altra parte Van Nistelrooy compie un’ entrata pericolosa, al limite ma non oltre a mio avviso, non tale da venire sanzionata col cartellino rosso diretto, almeno in un’ ottica astratta e non compensativa come quella che Clos Gómez pare aver fatto propria dopo il rosso a Perea.

Improvvisato un 4-3-2 da entrambe le parti, l’ intervallo consente di ridisegnare con più calma gli assetti delle due squadre: quello madridista rimane intatto, invece Aguirre rivoluziona il suo undici, correndo un rischio consapevole alla ricerca del pareggio: giustissimo inserire Simão per Pernía, il che comporta il passaggio a una difesa a 3 (sufficiente per un Madrid con due punte e senza più Van Nistelrooy) davanti alla quale Paulo Assunção si trova a svolgere un ruolo che ricorda quello interpretato al Porto ai tempi dell’ avveniristico 3-3-4 di Adriaanse: quarto difensore e primo centrocampista al tempo stesso.

Con la successiva uscita dell’ acciaccato Ujfalusi il brasiliano andrà direttamente a fare il difensore, mentre l’ ingresso al posto del ceco di Luis García sbilancia considerevolmente la squadra, riportando Banega in cabina di regia rispetto alla bizzarra posizione di esterno destro coperta ad inizio ripresa.

Tutti questi rimescolamenti come prevedibile rendono la partita molto scorrevole, con tentativi da una porta all’ altro (i novanta minuti se non altro si son fatti guardare per il ritmo e l’ agonismo): per l’ Atlético, appena rientrati dagli spogliatoi, il diagonale di Banega dalla destra di poco a lato, il ghiottissimo uno contro uno con Casillas sorprendemente sciupato da Agüero scappato sul filo del fuorigioco a Cannavaro, poi un tiro da fuori di Forlán insidioso perché rimbalza davanti a Iker; negli spazi che inevitabilmente l’ Atlético lascia nella propria metacampo però il Real Madrid potrebbe chiudere pure la partita, sulla doppia conclusione di Higuaín e Ramos sventata dai buoni riflessi di Leo Franco, e, più avanti nel match, sulla deviazione che smorza il sinistro a botta sicura del subentrato Van der Vaart.

Così gli ospiti finiscono col mordersi le mani quando Simão inventa il pareggio con una perfetta punizione a foglia morta che scavalca la barriera. Proprio all’ 89’, ma i 6 minuti di recupero (pienamente giustificati) tengono in vita la partita e favoriscono la consueta implacabile reazione del Real Madrid, con Drenthe, arma assai pericolosa a partita in corso quando le squadre sono lunghe e gli spazi si aprono (come già era stato sul campo del Betis due turni fa): con l’ Atlético che sull’ onda lunga del pareggio vuole giocarsi il tutto per tutto e concede il contropiede (anche qui esattamente come il Betis) l’ olandese forza un fallo da rigore assai ingenuo del connazionale Heitinga (in area è sempre meglio evitare l’ intervento finchè l’ avversario non si crea lo spazio per il tiro, quando cerca il fondo è sempre meglio temporeggiare e accompagnarlo, ma è anche vero che al 96’ di una partita così tirata non si può esigere la massima lucidità da Heitinga), e Higuaín, non proprio uno specialista, sentenzia dal dischetto.


I MIGLIORI: In una partita certo non di lampi abbaglianti, uno dei migliori è Marcelo, che soprattutto nel primo tempo, finchè i merengues giocano in 11, è lo sbocco migliore per la manovra madridista, avanzando costantemente, con buon tempismo ed eccellente proprietà di palleggio negli spazi che il 4-4-2 spurio di Aguirre gli concede. Ottimi e provvidenziali recuperi di Pepe, supplisce anche ad alcuni svarioni di Cannavaro. Ovvia nota di merito anche per Drenthe che si procura il rigore decisivo.

Nell’ Atlético, il meglio lo offrono la forza di volontà di Agüero, in certi momenti trascinatore anche se sciupa un’ occasionissima, e l’ ingresso di Simão, gran giocatore del quale a mio avviso l’ Atlético non può fare mai a meno, perché l’ unico esterno della rosa in grado di allargare il campo e conquistare il fondo.

I PEGGIORI: Errori decisivi per Leo Franco ed Heitinga, più confusione che altro da Maniche in quest’occasione. Più di una incertezza per Cannavaro.


Atlético (4-4-2): Leo Franco 5,5; Perea 5, Heitinga 5, Ujfalusi 6 (70'), Pernía 6 (46'); Maniche 5,5, Assunçao 6, R. García 5,5 (37'), Banega 6; Forlán 6, Agüero 6,5.

In panchina: Coupet, A. López 6 (37'), Camacho, Miguel, Simao 7 (46'), Luis García 5,5 (70'), Sinama.

Real Madrid (4-3-3): Casillas 6,5; Ramos 6,5, Pepe 7, Cannavaro 5,5, Marcelo 6,5; De la Red 6 (77'), Gago 6, Sneijder 6,5 (67'); Higuaín 6,5, V. Nistelrooy 6,5, Raúl 6 (84').

In panchina: Dudek, Salgado, Heinze, Javi García s.v. (77'), Drenthe 6,5 (84'), Van der Vaart s.v. (67'), Saviola.


Goles 0-1 (34''): Van Nistelrooy, con la derecha, desde 25 metros. 1-1 (89'): Simao, con la derecha, de falta directa. 1-2 (96'): Higuaín, de penalti.

Árbitro: Clos Gómez, Colegio Aragonés. Expulsó con roja directa a Perea (29') y Van Nistelrooy (38'). Amonestó a Perea (7'), Raúl Gª (36'), Assunçao (45'+), Heitinga (76'), Ramos (85'), Simao (89') y Javi Gª (92').

Incidencias: Calderón. Lleno. 55.000 espect.

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14 Comments:

Anonymous gandhi said...

In queste prime sette partite di campionato l'Atletico ha ottenuto un bilancio di tre vittorie e quattro sconfitte,tredici reti segnate e dodici reti (!) subite;numeri non così difficili da interpretare:questa squadra manca del tutto di equilibrio.Del resto si tratta di una cronica afflizione per Aguirre,sebbene il livello tecnico della rosa sia stato innalzato durante la campagna acquisti estiva.

Un'ultima annotazione:premesso che ritengo Coupet superiore a Leo Franco,quello del portiere è un ruolo che richiede una gerarchia definita,ed è necessario che un allenatore compia una scelta precisa nell'assegnazione della maglia da titolare.Credo che sostituire Coupet dopo appena cinque giornate abbia rappresentato un altro errore da parte del tecnico messicano.

4:06 PM  
Blogger superatleti said...

Tralascio, per bontà verso l'Atletico, quello che vorrei veramente dire a giocatori, allenatore e società. Solo una cosa: dopo il naufragio col Barça, il tam-tam dei tifosi sulla squadra furibonda in chiave-Real mi sembrava una stupidaggine... e tale si è rivelata. E qui sta il punto: quello dell'Atletico è ormai un ambiente provinciale. Ormai ci si accontenta di vincere finalmente un derby dopo quasi 10 anni di astinenza (ma chi siamo, la Lazio di metà anni '80?), di arrivare agli ottavi di Champions e magari, se proprio siamo bravi, di vincere la Coppa di Spagna. In tutto questo, non sembra esserci neppure la volontà di perseguire questi obiettivi minimi: dopo il 6-1, dopo i propositi battaglieri per il derby, si prende una rete passati 34 secondi?
Ma che tenuta mentale ha questa squadra? Lasciato perdere per un attimo l'aspetto tattico, questo mi sembra il grande problema di Aguirre a Madrid. Tre partite fondamentali, tre sconfitte senza neanche combattere (Siviglia e Real), se non addirittura tragicomiche (Barça)... Abbiamo vinto a Eindhoven? Capirai... Ora che l'entusiasmo è finito, sarà dura battere il PSV in casa, figurarsi gli altri...
L'Osasuna di Aguirre non aveva un bel gioco, ma aveva grinta, efficacia. Qui sembra tutto estemporaneo. E così succede che anche Ujfalusi e Heitinga perdano la trebisonda, che Assunçao non sembri affatto quello di Porto, che gente che sembrava fondamentale ora entri in campo così, come mossa della disperazione (Simao), che promesse come Garcia girino a vuoto in mezzo al campo...
Ora che l'entusiasmo è finito, si scopre che forse nella testa di Aguirre non solo non c'è un'idea di gioco, ma neppure un'idea di squadra... Questo è quello che mi preoccupa di più. L'anno scorso Quaresma o morte ed è arrivato Simao. Quest'anno stessa storia con Diego, ed è arrivato Banega. Se qualcuno potesse spiegarmi in quale schema potrebbero giocare con Aguero, Forlan, Maniche, Garcia e Assunçao, gli sarei davvero molto grato...
Lo dico chiaro: arrivare magari anche ai quarti di Champions, ma sesti in campionato, non mi soddisferebbe. E con me tutti i tifosi colchoneros. Non è così che si cresce. Non è così che si convincono i campioni che abbiamo a rimanere, nè se ne attirano altri

5:26 PM  
Blogger Vojvoda said...

Gara brutta e confusionaria,senza una minima di logica nella quale gli arbitri hanno pesantemente danneggiato il Real,mostrando le consuete lacune degli fischietti spagnoli(davvero un serio problema quello arbitrale in Spagna,come ti avevo già annunciato).
Tattica zero,occasioni a gogò,ma dettate non dallo spettacolo ma dalle nefandezze delle due squadre e dagli spazi immensi lasciati.
La difesa dell'Atletico fa davvero paura:Perea assolutamente inguardabile come al solito,Heitinga che pensa bene di fare un fallo chiarissimo sotto gli occhi dell'arbitro e per di più in area e al minuto 96°....
Ujfalusi abituato al lento torneo italiano e alla mancanza di tecnica di molti degli interpreti della serie A,va in crisi appena è puntato da gente del calibro di Sneijder,VDV,De La Red etc...dimostrandosi un acquisto errato.
Un vero disastro collettivo:solo le imprecisioni degli avanti merengue e le incomprensibili decisioni arbitrali hanno frenato il Real da una goleada.
L'Atletico una pena infinita,patisce da morire i derby al Calderon,squadra slegata e senza una traccia di gioco...Ma questo si sapeva già...
Comunque davvero un pessimo derby!
Ciao;-)

7:54 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

Ho potuto seguire solo il secondo tempo del derby, dove ho visto un Madrid in sofferenza proprio per l'ingresso di Simano che, come sottolineato da Valentino, era da schierare già dall'inizio se i "materassai" volevano metterci in crisi dall'inizio. Per i nostri altro rosso per van Gol (dopo quello col Valencia in Supercoppa), bene Marcelo e Pepe squadra più contentiva del solito con Gago e De La Red in simultanea e un Higuain prima sciupone (come a volte gli capita) ma poi giustiziere su rigore. Drenthe si conferma giocatore da battaglia, improponibile da far giocare per 90' causa perdurante anarchia tattica ma straordinariamente efficace quando resta da buttarsi in avanti e metterla sul piano fisico (senza dimenticare il suo tiro da lontano niente male). Don Bernardo incamera il 3° derby di fila vinto su 3 ma anche una bella iniziezione di fiducia per andare a togliere quel sortilegio che ci lega a Torino, sponda Juve. Spero in recupero di Robben per martedì, vista la resa di De La Red, Guti può rimettersi con calma. Scandalosa la terna, se non altro non diranno che abbiamo vinto grazie ai favori arbitrali.

9:02 PM  
Anonymous Anonimo said...

"Ujfalusi abituato al lento torneo italiano e alla mancanza di tecnica di molti degli interpreti della serie A"

abituato a giocare sotto un allenatore come Prandelli che i reparti li tiene molto vicini? Così non si becca ogni azione un uno contro uno, o i centrocampisti gli entrano da tutte le parti? Ma l'anno scorso aveva vicino fenomeni come Dainelli e Gamberini che gli hanno permesso di far parte della difesa meno battuta italiana..

cioè, adesso "gente" del calibro di Van Der Vaart e De la Red in italia non c'è???? Aquilani, De Rossi, Seedorf, Cambiasso e compagnia si sa che non sono al livello...

scusami ma sto attaccare continuo il campionato italiano mi sembra fuoriluogo... l'ufo elogiato fino a quando l'atletico vinceva, ora che perde acquisto errato!

2:47 PM  
Blogger valentino tola said...

@ gandhi
Certamente manca di equilibrio, però in quelle dodici reti subite non dimentichiamoci che ci sono le 6 del Camp Nou, che gonfiano il bilancio.

Son d' accordo sulla questione dei portieri, devi decidere un titolare, altrimenti nessuno dei due candidati guadagna in sicurezza: è in queste situazioni per me che è più facile che si verifichino delle papere. Coupet ha fatto la Liga, Leo Franco la Champions: devo dire che finora è stato meno peggio Leo Franco.

@ superatleti
Eh, hai toccato un sacco di punti, molti dei quali condivisibili.
Sulla pianificazione sono perfettamente d' accordo, l' Atlético è chiaramente una di quelle squadre che tende a fare le cose all' ultimo minuto, o a prendere giocatori per colmare i reparti senza guardare alle reali caratteristiche.

Per quanto riguuarda la mentalità, il discorso è molto articolato, nel senso che negli anni scorsi stampa e tifosi per un discorso di blaone esigevano dall' Atlético qualcosa che in realtà non era in grado di garantire, mentre quest' anno che la rosa c'è, inutile nasconderlo (seppure non costruita con la massima razionalità... continuo a sottolineare un punto che già segnalai in estate, ovvero la mediocrità di un parco-terzini cui non si sono sognati minimamente di mettere mano... poi ci si mette anche Aguirre che gioca con quattro centrocampisti centrali e lascia esclusivamente ai laterali difensivi il compito di dare ampiezza...), effettivamente i colchoneros stanno dando segnali sconcertanti dal punto di vista della tenuta mentale in questi big-match: l' inizio da barzelletta al Camp Nou, il tentativo quasi riuscito di replicarlo sabato, il rigore preso in contropiede all' ultimo minuto con un fallo stupidissimo quando il pareggio, per quanto visto durante i 90 minuti, era da considerare già una benedizione del cielo...
Sono critiche condivisibilissime queste, però il fattore di maggior peso a mio avviso a lungo termine è sempre inevitabilmente quello tecnico-tattico: da quando c'è Aguirre questa squadra non ha uno straccio di gioco, si limita ad attendere il contropiede, l' invenzione del Kun, i colpi di Forlan e qualche volta di Maxi e Simao. Se non sai attaccare una difesa schierata non potrai mai aspirare a vincere un campionato di 38 partite, abbiamo visto quanto abbia pesato quest' aspetto (più di quello mentale, che ha avuto invece una parte rilevante con Barça e Madrid) nella sconfitta casalinga col Sevilla.

@ Vojvoda
Condivido pienamente il giudizio sulla partita, io generalmente non amo queste partite piene di spazi occasioni per cui alcuni vanno pazzi, preferisco anche degli 0-0 ma di buon livello tattico e tecnico (tipo quello fra Espanyol e Villarreal). Specifico comunque che la responsabilità della bruttezza del match è esclusivamente dell' Atlético: finchè è stato in 11, il Real Madrid ha tenuto il campo molto bene (anche se gli rimprovero di aver tolto il piede dall' acceleratore, come glielo rimproverai contro il Betis) e avrebbe vinto in carrozza senza il rosso a RVN. Dopo l' espulsione il Real Madrid ha comunque difeso con un certo ordine per quanto poteva.

Non concordo col giudizio su Ujfalusi, veramente troppo drastico: a parte che mi è sembrato il meno peggio della difesa sabato, prima del Camp Nou aveva giocato ottime partite, e in ogni caso si trovato a muoversi nel caos tattico. Raramente per me il problema è di questo o quel giocatore, ma nel caso dell' Atlético è ancora più evidente che si tratta di un problema collettivo.

@ hincha
Proprio un errore non schierare Simao dall' inizio (anche se ho letto che era arrivato alla partita un po' acciaccato: ma se ha potuto giocare dopo poteva giocare anche prima, no?), l' Atlético non ha avuto punti di riferimento facili (l' uomo largo sulla fascia) per la circolazione di palla, e così abbiamo visto nel primo tempo tutte quelle palle perse in zona centrale centro in seguito ad azioni involute e contorte. Errore in considerazione del fatto che il punto meno coperto dello schieramento del Real Madrid sono tradizionalmente le fasce (non è difficile giocare un due contro uno con i terzini merengue, più difficile sorprendere il Madrid sugli esterni se Perea e Pernia devono ogni volta portare palla per "attaccare" dalle fasce).

D' accordissimo su Drenthe: è un giocatore istintivo, e quando ci sono gli spazi a partita in corso e molto o quasi tutto si gioca sugli uno contro uno, lui può diventare determinante, come sabato e come anche nell' altro ottimo spezzone col Betis (quando forzò l' espulsione di Sergio Garcia)
De la Red ha giocato una partita poco vistosa, ma come sottolinei, è stato attento in fase di contenimento.
Sarebbe fondamentale recuperare Robben per la Juve: c'è bisogno di uno come lui per aprire il campo, non credo proprio che sarà una gara come questo derby, da una porta all' altra. Non si apriranno gli spazi da soli, ma dovrà crearseli il Madrid, e Robben farebbe chiaramente al caso.

@ anonimo (cespo?)
Son d' accordo, come si può capire dalla mia risposta precedente.

7:29 PM  
Blogger Vojvoda said...

per anonimo:
1.firmati tranquillamente perchè io accetto la contrapposizione nelle discussioni e non sono un fautore dell'essere sempre d'accordo sulle questioni del calcio e della vita più in generale.
Anzi ti invito a visitare il mio blog e lasciare le impressioni che vuoi.Non verrai censurato...;-)
2.non si fa altro che risponedere agli attacchi che dalla stampa,dalla tv e dagli..."addetti ai lavori"italiani partono copiosamente contro tornei come Premier o Liga(per citare i due migliori)...
Diciamo che il mio è un sano intento provocatorio in risposta a sciocchezze che si sentono/leggono in giro da sempre,il tutto per ridimensionare un pò la boria di tutto il movimento italico e ricordando a tutti che l'età dell'oro,i famosi anni a cavallo tra fine '80 e metà '90 sono finiti.
3.L'idea dell'uno contro uno,che tu giustamente sottolinei nel caso della sciagurata tattica del pessimo Aguirre,ha l'altra faccia della medaglia nell'essere il termometro del valore di un calciatore,difensore nelle fattispecie più abituali .
Una volta senza protezioni di reparto,deve uscire per forza il talento tecnico-fisico-tattico e il bagaglio d'esperienza dell'atleta.
Significa che in un contesto di struttura difensiva articolata e godente delle massime sicurezze, sarebbe inattaccabile visto che riesce a far fronte all' esame dell'uno contro uno...
Per tornare alle boutade che spesso si leggono/sentono in Italia eccoti l'ultima in ordine di tempo che ho sentito e riguarda la "presunta" pochezza delle squadre spagnole della seconda metà della classifica in giù rispetto alle omologhe italiane.
Eccola:punteggi del genere(riferito alle scoppole subite dallo Sporting Gijon)in Italia non se ne vedono(infatti ieri l'Inter dopo 50° era sopra di 4 gol sulla Roma...squadra di Champions,non una neopromossa come gli asturiani,che per la cronaca in amichevole le hanno suonate al Milan,...Udinese Napoli 0-5,Roma-Catania 7-0 e mille altre....),il tutto per voler arrivare a dimostrare l'assioma che il nostro è il torneo più difficile!!!
Ciao;-)

8:41 PM  
Blogger superatleti said...

@ valentino
Guarda, se devo essere sincero non è che, dal dopo Antic, di gioco al Calderon se ne sia visto molto (fuori, neanche a parlarne...). E anche l'ultimo Raddy...BRRRR, lasciamo perdere...
Hai ragione, cmq, ora i giocatori ci sarebbero. Non tutti, ma comunque meglio di quanto sia stato per anni (per la cronaca, Ufo è stato un grande acquisto: vorrei vedere chiunque in mezzo alla difesa colchonera...).
Solo che vedo giocare l'Atleti e mi vengono in mente personaggi allucinanti come Rodax, Frascarelli, Kosecki etc... Alla fine il gioco è rimasto quello, raffazzonato, casuale, tipico di una squadra di nessun valore tecnico

9:50 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

Credo che i cugini biancorossi abbiano pagato i maneggi dei Gill, che però furono gli ultimi a portare nomi importanti e gioco all'Alteltico sotto Antic. Molina, Kiko, Caminero, Bejbl, Penev e gli altri di mettà anni '90 non erano fenomeni ma la giusta amalgana li portò a lottare per il vertice in Spagna. Poi dopo i Gill, l'oblio della B e tanti acquisti ma pochi di valore (Forlan, Aguero e poco altro). Si punta sui nomi e non sulla squadra (come fece da noi perez) e questi sono i risultati. Don Bernardo avrà costruito un Real non spettacolare ma efficace e con meno stelle che si specchiano senz avincere granchè.

11:05 PM  
Blogger Vojvoda said...

per Superatleti...
Con Antic il miglior Atleti degli ultimi 15 anni,di cui mi ricordo la straordinaria stagione di Pantic e Penev.Ricordo che le gare di quella felicissima stagione(95-96)erano trasmesse da tmc con il commento di Izzo e Castagner...;-)
Ora la squadra c'è eccome ma troppo disomogenea,in quanto alcuni reparti sono eccezionali(vedi l'attacco di Forlan,Aguero,Maxi Rodriguez,Simao,Luis Garcia e il sorprendente Sinama-Pongolle,il centrocampo, esclusi gli ottimi Paulo Assuncao e Banega,lascia a desiderare e la difesa fa acqua da tutte le parti,molto per i demeriti di Aguirre, ma anche per colpe strutturali(vedi gente come Perea,giocatore assolutamente inadatto a fare il titolare in una sqadra così importante).
Ujfalusi sta rendendo molto meno di quanto facesse in Italia.
Heitinga sembrava aver iniziato bene,ora è ridivenuto l'incognita come nell'ultimo periodo dell'Ajax...
Puntare su Franco al posto di Coupet non mi sembra il massimo della saggezza,ma questo(come tutti)è un parere personale...!
Ciao;-)

11:20 PM  
Blogger madrid7 said...

La partita secondo me possiamo dividerla in 2 parti.Nella prima il Real Mardid ha giocato ottimamente con una performance di alto livello per Marcelo e con un buo possesso a centrocampo.Nel secondo tempo invece ho visto solo una squadra che tentava di mantenere il risultato e sinceramente sarebbe stato giusto punirla con una vittoria buttata.
Così non è stato, per fortuna.
Ho letto la probabile formazione anti- Juve, ed ho visto HIguain ed HEinze terzino, se fà così mi comincio a preoccupare....

2:22 AM  
Anonymous cespo said...

scusate, si ero io l'anonimo, non mi son firmato non per volontarietà ma per dimenticanza (non credo di dovermi nascondere in un blog, poi sono stato sgammato subito..eheh super vale).

sulla stampa italiana non si può che stendere un velo pietoso, da sempre, mosca e biscardi in qualsiasi altra parte del mondo farebbero la fame, da noi son idoli.

Io credo che un difensore non sia solo 1 contro 1, sia posizione, sia il sapere quando alzare la difesa, fare fuorigioco, recuperare. Nesta in questi ultimi due anni ne è la prova, perchè (va bene infortuni) ma nel disastro del milan era sempre solo e sembrava un altro. cannavaro mondiale cannavaro real, non sono due persone diverse.. Non è il difensore scarso, ma l'allenatore una merda (oxfordismo)
Aguirre ha dimostrato questo.

4:44 PM  
Blogger Vojvoda said...

Questa favola degli allenatori/scienziati che nascono SOLO in Italia,tanto proporre formule ed alchimie tali da scombinare i valori delle forze in campo è una storia tritta e ritritta...che viene sempre tirata fuori come marchio di fabbrica come se il popolo italico di allenatori sia una sorta di casta di scienziati che possedono delle menti così sviluppate,mentre all'estero siano una sorta di uomini di Neanderthal.
Peccato però che,appena varcati i confini(cioè quando i "mostri della scienza" sono andati all'estero) molti di questi uomini dai mille neuroni vedano ridimensionate e di molto le loro presunte SUPERIORITA' tanto decantate in ogni dove,facendo passare per imbecilli tutti quelli nati oltre Trieste,Ventimiglia o Tarvisio.
In ogni caso la superiorità dei tecnici italiani si è palesata nel suo massimo splendore nel triplo confronto champions dello scorso anno contro le squadre inglesi.
6 partite giocate,5 sconfitte,un pareggio stile Medjugorie del Milan a Londra,almeno una quarantina di palle gol subite,8 gol patiti a zero e,ciliegina,dominati totalmente a livello di gioco...
E poi quel ruffiano di Mourinho,appena sbarcato a "Disneylandia"(serie A) dichiara che qui in Italia ha trovato una varietà di moduli di gioco e una versatilità tattica che in Inghilterra non conosceva...
MA MI FACCIA IL PIACERE...come diceva il buon Totò...!
Ciao;-)
Però su Aguirre sono daccordo...eheheh

1:15 AM  
Anonymous cespo said...

aspetta, io non ho detto che sono gli allenatori italiani, quelli bravi, dico che in italia che ne sono di bravi, molti. Don Rafa è il mio preferito, no mi sembra da Monza, ma per sua ammissione gli anni in italia gli sono serviti molto. Le squadre inglesi avevano come allenatori un francese (che secondo me è un ottimo talent scout, meno allenatore), uno spagnolo (contrario), uno scozzese (entrambi) e un portoghese (the special one). Ovvio che se hai i soldi ti compri il meglio della piazza e bona|! Non vale fare dream team contro italia, ovvio che c'è la sconfitta... ehehe

Almeno su Aguirre siamo d'accordo, speriamo in 3 banane dai reds e fuori dalle palle.. anno di transizione, poi torna juande ramos che apre un ciclo. O Marcelino, o Valverde. Qualcuno.

6:25 PM  

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