sabato, luglio 14, 2007

Bilancio finale Liga 2006-2007: le altre squadre/3 (ultima puntata)

Chiedo scusa per il mostruoso ritardo con cui pubblico questo post. La Liga 2006-2007 è indiscutibilmente finita: d'ora in poi giuro che parlerò soltanto della Liga prossima ventura.


Villarreal

La strepitosa rimonta nel girone di ritorno ha dato senso ed un ottimo sapore ad una stagione che a un certo punto sembrava di mera e faticosa transizione. Soddisfazione doppia per il quinto posto, date le trappole, della sorte e non, schivate per conquistarlo.
In estate, dopo la clamorosa eliminazione dall’ Intertoto con il Maribor, l’ infortunio serissimo ad un pilastro come Gonzalo Rodriguez (che, ahilui, ci è ricascato di recente e ne avrà anche per la prima parte della prossima stagione) e poi a due nuovi importante acquisti come Pirés e Nihat; successivamente, alla svolta fra 2006 e 2007, il divorzio da Padron Riquelme, cioè la fine di un’ epoca e l’ inizio di una nuova, non meno promettente, storia, quella che vede cioè il Villarreal forte candidato a contendere nel futuro prossimo il ruolo di principale outsider al Sevilla, come sta dimostrando la politica di mercato ambiziosa e al tempo stesso oculata del club, mirata ad ottenere il salto di qualità decisivo attraverso un’ azzeccata miscela di giovani molto quotati (in Gennaio Matias Fernandez, ora Martin Caceres, Diego Lopez e Rio Mavuba) ed elementi dall’ esperienza ed affidabilità già ampiamente certificate (Capdevila ma soprattutto Ayala).
Più vicino al fondo che alla vetta della classifica, il Villarreal post-Riquelme ha piano piano trovato (possiamo indicare come inizio della riscossa la vittoria casalinga sul Real Madrid) i suoi equilibri, abbandonando definitivamente il rombo a centrocampo, consolidando la coppia di centrocampo Senna-Josico e alternando il 4-2-3-1 al 4-4-2, ravvivato prima dall’ esplosione del canterano Marcos sulla sinistra, poi dal buon rientro di Pirés e soprattutto dall’ incredibile striscia realizzativa di Forlan che, una volta iniziato a segnare, non l’ ha più smessa, passando di doppietta in doppietta . Villarreal che, nonostante prediliga un calcio “di possesso”, per le sue caratteristiche strutturali si è trovato meglio ad agire di rimessa, perché Forlan non è un ariete ed ha caratteristiche da contropiedista, e perché sugli esterni mancano, in particolare sulla fascia destra, uomini in grado di allargare l’ azione ed arrivare sul fondo. Voto: 7.

Punti: 62 (quinto posto, Uefa). Vittorie: 18. Pareggi: 8. Sconfitte: 12.
Gol fatti: 48. Gol subiti: 44. Classifica marcatori: Forlan 19 gol; Tomasson 4; Cani 4; Fuentes 4.
Formazione tipo (4-4-2): Viera (Barbosa); Josemi (Javi Venta), Fuentes (Gonzalo Rodriguez), Cygan (Quique Alvarez), José Enrique; Cani (Matias Fernandez), Senna, Josico, Marcos (Pires); Guille Franco (Tomasson), Forlan. Allenatore: Manuel Pellegrini.

PROMOSSI: Forlan il grande protagonista della rimonta: 19 gol, 11 nelle ultime 10 giornate, dove sembrava una specie di Re Mida del pallone. Giusta la sua cessione davanti agli irripetibili 21 milioni dell’ Atlético orfano di Torres.
Due rivelazioni hanno rivitalizzato la smorta fascia sinistra del Submarino: José Enrique, che ha scalzato la bandiera Arruabarrena proponendosi attualmente come il miglior terzino sinistro spagnolo (gran velocità, spinta costante, discreta attenzione nei movimenti difensivi, non semplice da superare nell’ uno contro uno); Marcos, novità più intrigante della stagione, talento tutto rapidità e insolenza, sgusciante nel dribbling e con una predilezione per le vittime eccellenti, vedi Madrid e Barça bastonate al Madrigal.
Senna solito padrone dei ritmi a centrocampo: con Mavuba formerà una coppia da leccarsi i baffi, per quest’ anno si è accontentato di un Josico umile e prezioso. Cygan, soprattutto per chi come me se lo ricordava catastrofico all’ Arsenal, non è dispiaciuto.
Non ha più le accelerazioni dei bei tempi, ora fa più il vecchio saggio sulla trequarti, ma l’ antipasto di Pirés (11 partite, 3 gol) ha inciso in questa rinascita del Villarreal. L’ esperienza del francese può essere un elemento chiave nella crescita anche internazionale di questa squadra. I 4 gol in 11 partite di una vecchia volpe come Tomasson sono stati un altro prezioso mattone.
GIUDIZIO IN SOSPESO: Matias Fernandez è il “sospeso” per eccellenza. Propongo anzitutto di togliergli quel soprannome, “Matigol”, perché anche se suona bene il gol non è il suo mestiere principale. Il ragazzo è arrivato a stagione in corso, caricato di attese sia per il suo lampante talento che per la pesante responsabilità di sostituire Don Roman, e ha avuto le consuete difficoltà che hanno i sudamericani ingaggiati nel mercato invernale.
Forse inserito un po’ a tappe forzate da Pellegrini (e pure con qualche difficoltà di collocazione tattica: anche se con ampia libertà di movimento, partire dalla fascia destra non è certo il suo forte), ha mostrato di trovarsi meglio nella parte finale del campionato, quando entrando a partita in corso ha giocato più sciolto, con ottimi spezzoni soprattutto a Tarragona e a Pamplona. Questa Copa America col Cile è stata per lui quantomai triste (in condizioni atletiche impresentabili dopo più di un anno senza riposo, è stato accantonato dopo soli 45 minuti della prima sfida con l’ Ecuador), in ogni caso l’ anno prossimo, la stagione del dunque, potrà ripartire da zero, con le gambe e la mente fresche.
Cani, l’ acquisto di lusso dell’ estate, è stato, nonostante qualche leggero miglioramento nella seconda parte della stagione, una vera delusione. Spento, a volte ridotto a un insolito lavoro da gregario, il suo talento cristallino merita sicuramente un’ altra chance, anche se dovrà darsi una mossa per mantenere il posto da titolare, visto Mati Fernandez e visto anche il probabile rientro di Cazorla (comunque Cani lo vedo molto meglio a sinistra piuttosto che a destra dove ha quasi esclusivamente giocato quest’ anno).
BOCCIATI: Un acquisto sbagliato Somoza: al Velez mi aveva fatto una buona impressione, qui ha mostrato solo goffaggine e spaesamento. L’ ultima stagione al Villarreal di José Mari, ideale per il dimenticatoio. Josemi è un giocatore del quale ogni squadra che nutre ambizioni serie non può fare a meno di disfarsi. Bisogna essere chiari su Guille Franco: grande impegno, qualche buona giocata, ma è pur sempre un attaccante lentissimo e che la porta la vede col binocolo…
Mai convinto dai portieri del Villarreal: Barbosa talvolta spettacolare ma troppo discontinuo e “particolare” nel suo gioco; Viera non ha neanche questi guizzi, e talvolta si fatica a nascondere l’ imbarazzo (vedi il gollonzo preso a Huelva…)



Atlético Madrid

Settimo posto, altro fallimento per un ambiente sempre più impaziente ma che in realtà dovrebbe rendersi conto che la classifica ha solo rispecchiato il reale valore della rosa (almeno in questo ci avevo preso l’ estate scorsa), sebbene il modo in cui il posto Uefa (non quello Intertoto però) sia stato buttato via nelle ultime giornate è stato a dir poco vergognoso, passando dalla sconfitta senza opporre resistenza del Montjuic, all’ inqualificabile grandinata di gol subita dal Barça, per terminare con l’ inconcepibile 2-3 casalingo col Celta, la mazzata finale.
Ma molto più che il risultato l’ aspetto peggiore dell’ Atlético di quest’ anno è stato il gioco, miserabile oltre ogni immaginazione, il peggiore della Liga assieme a quello del Betis, della Real Sociedad, e, ci mancherebbe, dei cuginastri del Real.
Non credo che la causa sia stato questo difensivismo tanto rimproverato dalla stampa ad Aguirre (che secondo me ha sbracato con le scelte soprattutto in quelle partite in cui ha utilizzato il trivote o quando scelse un 4-3-1-2 piuttosto negligé proprio nell’ occasione meno indicata trasferta col Sevilla, che infatti nell’ occasione se lo mangiò a colazione sulle corsie esterne): il messicano non è mai stato un kamikaze del futbol offensivo, ma nemmeno un catenacciaro, e il suo Atlético di fatto, soprattutto in casa, ha avuto in svariate un netto predominio territoriale oltre al controllo indiscusso del possesso-palla. Il problema è stato che questo possesso-palla si è rivelato sempre, immancabilmente e senza eccezione alcuna, di bassissima qualità e di insostenibile prevedibilità. Non solo di una noia mortale, ma anche di un’ inefficacia suprema, con la sensazione ricorrente ad ogni partita che anche giocando tre giorni di seguito nulla potesse succedere.
Passaggi orizzontali ruminati senza criterio e cross innocui dalla trequarti, questo il risultato, a mio avviso ottenuto soprattutto per carenze qualitatitive a centrocampo e sulle fasce (hanno incisi anche i lunghi infortuni di Petrov e soprattutto Maxi Rodriguez, ricordiamolo) e un cattivo assortimento dei giocatori d’ attacco.
Troppi giocatori che portano palla a centrocampo, tutto il tempo concesso alla difesa avversaria per piazzarsi, impossibilità di verticalizzare sulla trequarti (non hanno fatto testo quei pochi spunti di un Jurado ancora acerbo) e di arrivare a fondo campo sugli esterni, incompatibilità fra Aguero e Torres, il primo passivo nel gioco senza palla, il secondo dispersivo come sempre e portato a girare a largo da un area di rigore nella quale è chiaramente mancato un punto di riferimento di peso (ma da questo orecchio la società non pare sentirci, visto che la partenza di Torres è stata rimpiazzata con un semi-doppione come Forlan). In tutto ciò, l’ Atlético si è trovato molto meglio in quelle partite in cui ha potuto rubare palla all’ avversario sulla sua trequarti ed infilarlo ripartendo in pochi tocchi, vedi ad esempio i due derby, le due gare migliori della stagione, meritevoli di sorte ben migliore, soprattutto la seconda.
Pur nello sconforto, non credo che quest’ anno di Aguirre sia passato invano, e bene ha fatto la società a riconfermarlo per l’ anno prossimo. Il suo 4-4-2 ha a tratti evidenziato, al di là di gravi carenze sulle azioni da calcio piazzato, basi riconoscibili ed apprezzabili in fase di non possesso (tra l’ altro i gol subiti, 39, non sono stati tanti, ancora di più se con un’ operazione mentale sottraiamo gli irripetibili 6 gol presi dal Barça), basi dalle quali partire per aggiungere invece quel cambio radicale in termini di imprevedibilità e varietà di soluzioni del quale necessita la fase offensiva (ad oggi, il mercato ha portato alla cessione di Torres e all’ arrivo di Forlan, Diego Costa, Luis Garcia, Cleber Santana, Raul Garcia ed Abbiati). Voto: 5,5.

Punti: 60 (settimo posto, Intertoto). Vittorie: 17. Pareggi: 9. Sconfitte: 12.
Gol fatti: 46. Gol subiti: 39. Class. Marcatori: Torres 14 gol; Aguero 6 gol; Maxi Rodriguez 6 gol.
Formazione tipo (4-4-2): Leo Franco; Seitaridis, Zé Castro (Pablo), Perea (Fabiano Eller), Antonio Lopez (Pernia); Galletti (Maxi Rodriguez), Luccin, Maniche, Jurado (Petrov); Aguero (Maxi Rodriguez), Fernando Torres. Allenatore: Javier Aguirre.

PROMOSSI: Nel bene e nel male, Fernando Torres. Anche chi ne discute accesamente la figura (come me, che lo ritengo, perdonatemi, ancora un po’ sopravvalutato) non può negare l’ evidenza numerica dell’ importanza di questo giocatore per i destini dell’ Atlético degli ultimi anni, in quest’ ultima stagione spesso trascinatore con il suo gioco non privo di confusione ma nelle serate sì incontenibile per gli avversari. La cessione al Liverpool fa bene sia alla società che a lui, che, in un contesto meno proibitivo rispetto a questo Patético Madrid, potrà chiarirci il suo reale valore.
E quant’ è importante anche Maxi Rodriguez! Il suo infortunio è stato, molto più di quello del fumoso ed irrisolto Petrov, una vera mazzata: non ha neanche lontanamente lo spunto dell’ uomo di fascia né la qualità del trequartista, ma sugli inserimenti a sorpresa ce ne sono pochi in giro col suo potenziale distruttivo: in sole 10 presenze, 6 gol!, e Aguirre non a a torto pare intenzionato a riproporlo anche l’ anno prossimo nel ruolo di questo finale di Liga, cioè guastatore dietro un’ unica punta. Anche Leo Franco fra i pochi positivi.
GIUDIZIO IN SOSPESO: Aguero, stagione di adattamento, sempre che gli venga concesso questo diritto, visto che si son già letti (per un 18enne, ricordiamolo!) paragoni con Salva, Nikolaidis e compagnia bella, ovvero tutti gli acquisti d’ insuccesso con cui l’ Atlético ha male accompagnato in attacco Fernando. Il Kun, azzardo, qualche colpo in più di questi qui ce l’ ha, per ora ha mostrato solo sprazzi limitandosi a soli 6 gol, l’ ultimo dei quali peraltro nel remoto 1-0 casalingo di Febbraio all’ Athletic. Speriamo che l’ arrivo di Forlan non gli tolga spazio e morale.
Altra talento da WWF che rischia di passare pericolosamente in secondo piano nel porto di mare colchonero è Jurado, ignorato ad inizio stagione da Aguirre, promosso poi soprattutto sulla sinistra del centrocampo (Aguirre lo ritiene ancora troppo debole atleticamente per giocare nel doble pivote), spunti molto discontinui anche se non certo privi di rilevanza (memorabile la prestazione nel derby di ritorno, quello del furto con destrezza Cassano-Higuain).
Buone prestazioni per Zé Castro, che da outsider è diventato titolare a stagione in corso, mostrando potenzialità da difensore completo, anche se ancora non sempre perfettamente concentrato oltrechè un po’ morbido nella marcatura dell’ avversario.
BOCCIATI: Pernia, giocatore che già al Mondiale aveva denunciato la classica sopravvalutazione da stagione magica, si è confermato un buco nell’ acqua come sospettavo: debole difensivamente, per nulla produttivo sia nella spinta che nel suo storico pezzo forte, cioè i calci piazzati.
Pessimi i portoghesi, segnalatisi oltrettutto per dichiarazioni antipatiche fuori dal campo: un vero disastro Costinha, fra i peggiori giocatori in assoluto della Liga 2006-2007; non all’ altezza delle aspettative Maniche, l’ incursore tanto richiesto da Aguirre l’ estate scorsa. E’ evidente che sia Pablo che Perea non sono più quelli che tanto avevano meravigliato nella stagione 2004-2005. Gabi una delusione totale: aveva quelle caratteristiche di creatore di gioco che tanto potevano servire all’ Atlético, ma le sue due stagioni colchonere sono naufragate in una disarmante mancanza di personalità. Vedremo cosa farà a Zaragoza, piazza buona per un rilancio. Ha giocato solo 7 partite, ma quello che ha combinato Pichu Cuéllar nello 0-6 col Barça è qualcosa di impensabile, a momenti si è sfiorata l’ arte…



Getafe

Non sbaglia un colpo il piccolo club di Madrid, che dimostra anno dopo anno (siamo al terzo, ormai è una realtà stabile della Primera, e non mancano le prospettive di crescita) di aver saputo impostare una linea assai funzionale alla valorizzazione di giocatori (Riki, Pernia, Gavilan e Alexis fra gli altri) e tecnici (Quique Sanchez Flores un paio di anni fa, Schuster adesso), perché in una società sana, con le idee chiare, è molto più agevole costruire e perfezionare meccanismi che permettano anche alle individualità di emergere (ecco, il problema classico di chi pesca in queste squadre è che può non tenere in debito conto la sopravvalutazione che il contesto può dare ai singoli, rischio che l’ Atlético ha sperimentato con Pernia e che il Madrid affronterà con Schuster).
Getafe costruito a partire dalla miglior difesa della Liga (assieme al Barça), grazie a una copertura foltissima del centrocampo (esterni pronti a stringere in un imbuto centrale gli avversari, falli tattici e grande difficoltà ad impostare la manovra per ogni avversario) e a un triangolo di grande resa composto da Belenguer e Alexis al centro della difesa e Abbondanzieri fra i pali.
Pericoloso (anche se si è trattato di una delle squadre più spuntate della Liga, più per carenze di uomini che di gioco) di rimessa con Guiza, il Getafe ha però dimostrato anche un’ apprezzabile capacità di variare registro tattico quando richiesto, portando all’ occorrenza un pressing alto più e gestendo senza nessun disagio il possesso-palla anche contro grandi squadre, con la sempre apprezzabile idea di cercare di buttare via il meno possibile il pallone (Schuster non è un tecnico offensivista come luogo comune madridista vorrebbe, però quest’ aspetto del suo calcio mi sembra innegabile, e con una rosa di valore superiore può venire fuori ancora meglio).
Proprio in queste circostanze il Geta ha sfoderato le partite più sorprendenti della stagione: grande vittoria caslinga col Real Madrid ad Ottobre, a Gennaio un 1-1 immeritato (nel senso che meritava di vincere) contro un Barça nel primo tempo sopraffatto addirittura sul piano del possesso-palla, semplici antipasti dei veri e propri show propostici in Copa del Rey, il fiore all’ occhiello della stagione getafense: ai quarti spazzato via un distratto Valencia con una prestazione esemplare per efficacia e padronanza del campo, nella semifinale di ritorno col Barça viene invece completata la più grande impresa della giovane storia del club, 4-0 che ribalta incredibilmente il 2-5 dell’ andata al Camp Nou, quello di “Messidona” tanto per interderci.
La finale col Sevilla però dimostra che oltre non si può proprio andare, stanti i palesi limiti dalla trequarti in su che impediscono di filtrare fra le maglie molto strette di un Sevilla dedito a gestire senza troppi sforzi il vantaggio guadagnato in apertura col gol di Kanouté su erroraccio di Pulido.
Partiti Schuster e Alexis, non finisce certo la festa, c’è una Uefa da giocare, con Miki Laudrup in panchina e gente nuova che ci sa fare come Mario, Daniel “el Cata” Diaz, Ikechukwu Uche e i giovani scuola-Valencia Pablo Hernandez e Pallardò. Voto: 8.

Punti: 52 (nono posto). Vittorie: 14. Pareggi: 10. Sconfitte: 14.
Gol fatti: 39. Gol subiti: 33 (miglior difesa assieme al Barça). Class. Marcatori: Guiza 11 gol; Manu del Moral 8; Casquero 5.
Formazione tipo (4-4-1-1): Abbondanzieri; Contra (David Cortés), Belenguer, Alexis, Paredes; Cotelo, Celestini, Casquero, Nacho; Manu del Moral; Guiza. Allenatore: Bernd Schuster.

PROMOSSI: Abbondanzieri, Premio Zamora. Stile non proprio irreprensibile, alcune papere (a Vila-Real, al Bernabeu e nella sconfitta di misura in casa del Depor) ma personalità e molte parate importanti oltre che spettacolari. Completano una grande difesa l’ esperto Belenguer, consacratosi come Piccolo Kaiser in questi suoi anni al Getafe, e la perla Alexis, strappato dal Valencia al Real Madrid, una delle rivelazioni della stagione, nonostante il suo calo nella seconda parte, proprio in coincidenza con tutte le voci di mercato, sia stato evidente a tutti, in primis nella prestazione miserabile al Camp Nou in Copa del Rey, un’ incredibile accozzaglia di errori dilettanteschi.
Casquero, eccezionale stagione: perno del centrocampo e motore di tutte le azioni, sempre stilisticamente accattivante, con un contributo tutt’ altro che disprezzabile in zona gol, 5 centri frutto di ottimi inserimenti e di un destro assai pericoloso nelle conclusioni da fuori (ma anche con l’ altro piede ha messo un paio di gol da favola).
Dani Guiza grande pirata del gol, micidiale nelle azioni in contropiede e nei tagli alle spalle dei difensori, sul filo del fuorigioco e con uno score quasi infallibile a tu per tu col portiere. Eroe di coppa, veri e propri show con Valencia e Barça. Grande sorpresa Paredes: terzino sinistro quasi completamente trascurato due stagioni fa, quest’ anno regolare e insostituibile, solido in fase difensiva e aggressivo nelle sovrapposizioni. Nuovo acquisto del Zaragoza.
GIUDIZIO IN SOSPESO: Albin, trequartista mancino uruguagio, è un giovane le cui qualità non passano inosservate: l’ anno prossimo potrebbe essere la sua stagione.
BOCCIATI: C’ era una certa attesa per Verpakovskis, attesa francamente delusa in una mezza stagione che non è valsa il riscatto del cartellino dalla Dinamo Kiyv.



Osasuna

Il prototipo della squadra di metà classifica. Sorniona, senza particolari picchi di fantasia o qualità ma anche senza grossi punti deboli, completa nei reparti e in grado di adattarsi ai diversi ritmi ed esigenze tattiche di un match. Probabilmente meno aggressivi nel pressing rispetto all’ era-Aguirre, più portati a ripiegare infoltendo il centrocampo (molto spesso Ziganda ha adottato un 4-1-4-1, facendo leva sulla polivalenza di Raul Garcia, utilizzabile sia nel doble pivote che da mezzala o centrocampista offensivo in appoggio a un’ unica punta) e rallentando il ritmo dell’ azione avversaria, anche se i navarri non hanno certo perso, soprattutto fra le mura amiche, la capacità di alzare il tasso di agonismo a centrocampo, cercando con insistenza e attraverso una manovra semplice e geometrica (con una sfumatura negativa direi schematica) lo sfondamento sulle fasce per poi far valere il loro validissimo arsenale aereo.
Stagione d’ inevitabile, e rischiosa, transizione, dopo i fasti del miracoloso quarto posto del 2005-2006. Un po’ traumatizzato dalla sfortunata eliminazione nel preliminare di Champions con l’ Amburgo, l’ Osasuna ha avuto una partenza difficile, ma ha saputo presto rimettersi in carreggiata e dare un accettabile significato alla sua stagione, soprattutto con l’ eccellente cavalcata in Coppa Uefa, che ha mietuto vittime illustri come Glagow Rangers e Bayer Leverkusen e si è infine arrestata, e a testa più che mai alta, nella semifinale con il Sevilla. Voto: 6,5.

Punti: 46 (quattordicesimo posto). Vittorie: 13. Pareggi: 7. Sconfitte: 18.
Gol fatti: 51. Gol subiti: 49. Class. Marcatori: Soldado 11 gol; Valdo 6; Raul Garcia 4; David Lopez 4.
Formazione tipo (4-2-3-1): Ricardo; Javier Flano, Cuéllar (Cruchaga), Josetxo (Miguel Flano), Corrales (Monreal); Punal, Nekounam (Raul Garcia); Juanfran, Raul Garcia, David Lopez; Soldado (Webo, Milosevic). Alleantore: “Kuko” Ziganda.

I MIGLIORI: Nekounam è giunta in Spagna in sordina, ma si è affermato unanimemente come uno dei nomi nuovi della Liga, giocatore di notevole equilibrio e saggezza tattica a centrocampo. Ha faticato tanto a carburare in avvio di stagione, ma Soldado infine è entrato come logico nella dinamica più naturale, quella cioè del gol. Si potrà discutere sulle caratteristiche tattico-estetiche del giocatore (come ho detto altre volte, non sono un fan di questo tipo di attaccanti esclusivamente finalizzatori, alla Trezeguet), ma non c’è dubbio che se gli fai arrivare i palloni lui li sa valorizzare eccome.
David Lopez, fresco acquisto dell’ Athletic Bilbao, è stato probabilmente il miglior giocatore della stagione osasunista: destro puro, Ziganda lo ha adattato con notevole successo a sinistra, mossa che ha convertito in mero accidente l’ assenza per infortunio di Delporte. Il piede destro di David Lopez se n’è beneficiato non solo per i noti cross ben tagliati, ma anche per le conclusioni a rete, che hanno trovato più specchio a disposizione. Anche Juanfran buon protagonista sulla destra coi suoi dribbling da anguilla: giocatore non sempre sufficientemente considerato.
GIUDIZIO IN SOSPESO: Una verifica importante, e delicatissima, attende Raul Garcia nel prossimo campionato all’ Atlético. Ha tutte le potenzialità per diventare quella mezzala in stile inglese, completa e forte negli inserimenti, aliena allo stereotipo del classico centrocampista spagnolo, ma è ancora un po’ indefinito in termini di personalità, continuità di rendimento e pure ruolo. La sua versatilità è certamente un valore importante, ma per consacrarsi deve trovare un profilo tecnico-tattico stabile: regista, mezzala o centrocampista offensivo? Per il momento è un po’ tutti e tre e nessuno dei tre.
Anche l’ Espanyol ha deciso di compiere un’ operazione verità su Valdo, talento tutto agilità e tecnica ancora poco espresso. Poche nuove da Héctor Font.


Athletic Bilbao

Anche quest’ anno sani e salvi, l’ indicibile è stato scongiurato. Resta però la sensazione, sempre più chiara e preoccupante, che l’ ambiente e il tifo dell’ Athletic stiano sempre più familiarizzando non solo con l’ insolente e ripetuta profanazione del loro feudo, ma anche con l’ idea solo fino a poco tempo fa assurda della Segunda.
La qualità non è certo ai massimi storici, la cantera vive un momento di stanca e sul mercato ristretto che l’ Athletic si è storicamente autoimposto la scelta non è attualmente né ampia né di livello soddisfacente, sebbene la retrocessione della Real Sociedad offra qualche margine in più di azione. A livello istituzionale la situazione si è definita nelle ultime ore con l’ elezione del nuovo presidente Garcia Macua, che porta con sé come prossimo allenatore Caparros, scelta più che mai incoraggiante.
Proprio dalle istituzioni partiremo per ripercorrere quest’ altra travagliata stagione bilbaina. Lamikiz ha fatto a tempo a combinare l’ ultimo dei suoi pasticci: divorzio burrascoso e prematuro, in pre-pretemporada, da Clemente, e ripetizione pari pari, anzi in maniera pure più decisa, dell’ errore compiuto con la scelta di Mendillibar nella Liga 2005-2006. Altro allenatore inesperto, Sarriugarte, altra partenza falsa, con balbettii sul modulo (il contortissimo 4-3-3 estivo viene subito abbandonato per tornare allo storico 4-2-3-1/4-4-2), prestazioni pessime e ritardo già pesante in fondo alla classifica. Lamikiz dà le tanto invocate dimissioni (lo sostituisce Ana Urkijo, prima “presidenta”, anche se solo traghettatrice, nella storia dei Leoni), e anche la soluzione ai drammatici problemi tecnici ricalca perfettamente le scelte del 2005-2006.
Allora un mostro sacro come Javi Clemente, quest’ anno il meno spigoloso ma ugualmente scafato e pragmatico Mané. Mané che ha come primo obiettivo quello di tappare le falle di una difesa disastrata, cercando di ovviare con il lavoro collettivo e la coesione fra i reparti alla drammatica scarponeria dei singoli. Per qualche partita la ricetta sembra funzionare, con la vittoria nel derby all’ Anoeta come punto più alto, ma poi la ricaduta è netta, in coincidenza soprattutto con le desolanti sconfitte casalinghe con Nàstic.
Athletic che si ritrova con un bilancio di gol subiti superiore a quello del solo Nàstic, e che a questo aggiunge un attacco dalle garanzie non proprio sconfinate (Aduriz intermittente, Llorente inesistente, Nonno Urzaiz ha pesato troppo più del dovuto) e soprattutto un centrocampo, teorico punto di forza della squadra, menomato dagli imprevisti, ovvero la squalifica per doping severa quanto discussa di Gurpegi e gli infortuni di Tiko e soprattutto Pablo Orbaiz, punto di riferimento tattico imprescindibile oltre che miglior elemento della rosa biancorossa. Centrocampo ridotto all’ insostituibilità del grezzo e pachidermico Murillo e a continui cambi di ruolo, con mal di testa annesso, per Javi Martinez ed Iraola.
Poco o nullo il gioco, l’ Athletic si è affidato al carattere, all’ orgoglio e all’ inesauribile supporto del suo pubblico, armi importanti, assieme alle scelte balorde di Quique Sanchez Flores sull’ altra panchina, nella vittoria probabilmente più importante della stagione, l’ 1-0 casalingo col Valencia, risolta dall’ insolita squisitezza di tacco del grigio Gabilondo.
Finale di campionato affannoso, anche se abbastanza contenuto nei suoi toni drammatici dalla fortunatamente scarsa reattività degli avversari diretti per la salvezza, su tutti il Celta. Voto: 5.

Punti: 40 (diciassettesimo posto). Vittorie: 10. Pareggi: 10. Sconfitte: 18.
Gol fatti: 44. Gol subiti: 59 (seconda peggior difesa della Liga). Class. Marcatori: Aduriz 9 gol; Urzaiz 8; Iraola 5.
Formazione tipo (4-2-3-1/4-4-2): Aranzubia (Lafuente); Exposito, Sarriegi, Amorebieta (Luis Prieto, Ustaritz), Casas (Javi Gonzalez, Exposito); Murillo; Javi Martinez (Iraola); Iraola (Javi Martinez, Etxeberria), Yeste, Gabilondo; Urzaiz (Aduriz). Allenatore: Mané.

PROMOSSI: Viva i vecchietti! Urzaiz, alla stagione d’ addio, ha sorpreso tanti con i suoi gol, preziosissimi (più di quelli pur numericamente superiori di Aduriz) per tenere in piedi la baracca, e col peso specifico che, in quanto torre dell’ attacco, ha avuto sul misero gioco della squadra. Etxeberria anagraficamente è ancora in regola, ma segnali di bollitura ne aveva dati, e così ci ha sorpreso non poco il suo eccellente, determinante, finale di stagione, come zanzara fastidiosissima sul centro-destra dell’ attacco, specialmente nell’ ultima di campionato col Levante.
Iraola è stato un po’ la stampella di questo malandato Athletic: anche schierato al centro del campo, ha fatto valere il suo ottimo trattamento del pallone e il vivo senso del gioco. Javi Martinez l’ emergente, per il momento son solo assaggi, ma per un diciottenne la personalità vista non è comune, e ci sono i margini per farne una specie di Vieira bianco, sempre che non ci si abbandoni a esperimenti bizzarri come quelli di Mané che in alcune occasioni lo ha ingabbiato sulla fascia destra (invertito proprio con Iraola) o gli ha fatto fare il quasi-centravanti.
GIUDIZIO IN SOSPESO: Capocannoniere della squadra, ma non è stata una stagione facile per Aduriz: grossi stenti nella prima parte della stagione, probabilmente la ri-affermazione di Urzaiz lo ha tagliato fuori dalle linee del gioco, ora rigorosamente per via aerea invece che di rimessa come gradisce l’ ottimo Aritz.
Solita pietra della discordia Yeste, mai troppo amato dal pubblico della Catedral per la sua vaga indolenza, sottotono ma anche col buon alibi della pubalgia. Altra stagione a vuoto per il trascurato Llorente: o si dà una mossa l’ anno prossimo, con l’ addio di Urzaiz, oppure sono guai seri, ancora di più per l’ Athletic che per lui.
BOCCIATI: Il sonno della difesa genera mostri. Sarriegi, uno dei più scarsi titolari di tutta la Liga, eppure inamovibile nel suo ruolo di principale gaffeur della difesa, un centrale al tempo stesso grezzo tecnicamente eppure morbidissimo sugli attaccanti avversari, combinazione davvero letale.
Chi non è morbido per niente è Amorebieta, centrale irritante per la brutalità e l’ inefficacia dei suoi interventi, andrebbe rimosso di peso sempre che Caparros, abituato a trattare coi trucidi (chi dimentica la coppia Javi Navarro-Pablo Alfaro al Sevilla? Le caviglie avversarie no di certo…), non ne faccia un difensore perlomeno decente. Almeno una consolazione la logica ce l’ ha fornita: con tutte le difficoltà che può aver avuto Aranzubia, non poteva proprio restare titolare il brocco Lafuente, memorabile in negativo nella sconfitta casalinga col Sevilla.


Mallorca

Vi rimando a quest’ analisi che ho effettuato prima dell’ ultima giornata col Real Madrid, che non ha spostato di una virgola la buona considerazione della stagione del club delle Baleari. Voto: 6,5.

Punti: 49 (undicesimo posto). Vittorie: 14. Pareggi: 7. Sconfitte: 17.
Gol fatti: 41. Gol subiti: 47. Class. Marcatori: Jankovic 9 gol; Arango 8; Victor 4; Nunes 4.
Formazione tipo (4-4-2/4-2-3-1): Moya (Prats); Héctor (Varela), Ballesteros, Nunes, Fernando Navarro; Varela (Jankovic, Jonas Gutiérrez), Guillermo Pereyra, Ibagaza, Jonas Gutiérrez; Arango, Victor (Maxi Lopez). Allenatore: Gregorio Manzano.

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2 Comments:

Anonymous Anonimo said...

il sonno della difesa genera mostri vince la palma d'oro per la miglior frase sulla Liga di quest'anno ;)
Sono d'accordo con la tua analisi sull'Athletic tranne che per Amorebieta: quando gioca accanto a un centrale discreto, che gli detta i tempi, non è poi così disastroso. E' violento e rozzo, ma può risultare efficace. Certo che se lo metti accanto a Sarriegi...

Valentino ti saluto, parto domani per le vacanze. Ci ribecchiamo ad agosto, ciao!

2:09 PM  
Blogger valentino tola said...

A presto Edo, ora vedo di sbrigarmela con questo dannato esame e poi potrò godere anch' io dei benefici della libertà.

2:52 PM  

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