venerdì, febbraio 02, 2007

Copa del Rey: Andata Quarti di finale.

Barcelona-Zaragoza 0-1: Diogo.

Getafe-Osasuna 3-0: Guiza; Alexis; Verpakovskis.

Sevilla-Betis 0-0

Deportivo-Valladolid 4-1: Manchev (V); Pablo Alvarez (D); Rubén Rivera (D); Verdù (D); Juanma (D).


Nessuna catastrofe, ma un Barça brutto e anche parecchio triste. Il secondo tempo blaugrana ha trasmesso addirittura una certa sensazione d’ impotenza, non proprio una cosa consueta per questa squadra.
Nei primi 45 minuti la buona tenuta tattica delle partite con Betis e Celta era rimasta intatta, la partita tendeva a farla il Barça e il Zaragoza era costretto ad agire solo di rimessa (mantenendo però tutta la sua proverbiale pericolosità, come testimoniano l’ occasione fallita da Oscar a tu per tu con Valdes e il palo di Sergio Garcia), ma una volta giunti sulla trequarti avversaria, il buio. Niente grimaldello, niente scintilla, niente scossa, chiamatela come volete. Solo tiri da fuori, Zaragoza tranquillissimo nelle sue posizioni, anzi gli ospiti danno quasi la sensazione di compiacersi di lasciar palleggiare il Barça solo nelle zone dove è innocuo. Emblematico in tal senso Ronaldinho, limitatosi a poche giocate calligrafiche per lo più all’ altezza del cerchio di centrocampo.
Nel secondo tempo il Barça vede arretrare inesorabilmente il proprio baricentro, costretto a disimpegni affannosi. Il Zaragoza alza il pressing e sempre più convintamente si impadronisce del gioco, trovando il meritatissimo e pesantissimo gol di Diogo, proprio colui che era appena rientrato dalla lunga squalifica.
L’ uruguaiano è un giocatore determinante per gli schemi offensivi di Victor Fernandez, al di là della diligenza con cui Chus Herrero può averlo sostituito in queste ultime partite. A centrocampo mi convince poco Piqué, il quale palesa lontano un miglio la poca familiarità col ruolo: i tempi di gioco del centrocampista non ce li ha proprio, non a caso infatti Victor Fernandez lo ha sostituito a partita in corso con Movilla, regista di ruolo.
Centrocampo dove avrà ancora più responsabilità D’Alessandro dopo l’ ennesimo stramaledetto infortunio occorso ad Aimar (la vera maledizione di questo eccezionale giocatore, altro che sopravvalutato come si sente dire in giro delle volte) nella partita di domenica col Depor: dopo il grande secondo tempo di domenica, sufficienza convinta al Camp Nou per il Cabezon, che ha fornito l’ assist del gol a Diogo con una delle sue grandi specialità, calcio d’ angolo dalla destra teso e tagliato sul primo palo (fotocopia dell’ azione che aveva portato al gol dell’ 1-0, sempre di Diogo, nella partita casalinga di Liga col Sevilla). Ora è tutto nelle sue mani, dovrà sfruttare al meglio il girone di ritorno (dopo un eccellente inizio, il suo rendimento si è progressivamente affievolito, sino a prestazioni francamente censurabili come quella del Bernabeu) se vorrà guadagnarsi la riconferma della società, che lo ha preso in prestito dal Wolsfburg, e allontanare un’ altra bocciatura che si rivelerebbe quasi irrimediabile (dove trova condizioni migliori di queste? Campionato adatto alle sue caratteristiche, tecnico offensivista...) per la sua già ammaccata carriera.
Nel Barça privo di bollicine, una delle pochissime note positive è un grande Zambrotta, alla sua migliore prestazione da quando è in maglia blaugrana. Schierato a sinistra (con Oleguer a destra), mostra la corsa dei giorni migliori e propone, finalmente, qualche sovrapposizione in più. Inspiegabile che nel secondo tempo Rijkaard lo abbia tolto per far spazio a Van Bronckhorst.

Derby di Siviglia. Cominciamo col lamentarci dello spettacolo, semplicemente inguardabile: ciò mi preoccupa, perché ultimamente in Spagna si vedono sempre meno belle partite e davvero si sta cominciando ad abusare del tatticismo. La colpa è in gran parte del Betis, che va al Sanchez Pizjuan con l’ unica intenzione di non far giocare il Sevilla e lasciare la porta a zero. Compito che, a parte il profondo disprezzo che provo per una proposta calcistica così povera (in una squadra che i buoni calciatori li ha eccome: due fra i migliori poi, Sobis e Rivera, partono dalla panchina), riesce in pieno a Luis Fernandez, che applica magistralmente l’ antidoto ormai classico al gioco del Sevilla, vale a dire il blocco delle fasce laterali, con conseguente embargo sui rifornimenti a Kanouté e Luis Fabiano.
Miguel Angel (ieri esterno destro di centrocampo: Fernandez lo vede come uomo di fascia, addirittura nelle sue prime partite sulla panchina del Betis lo ha schierato terzino destro, ruolo in cui Miguel Angel non giocava dai tempi della cantera del Barça) e il neo-acquisto sloveno Branko Ilic si occupano di Adriano (il meno peggio ieri degli esterni di Juande Ramos) e delle rarissime e comunque dimenticabili sovrapposizioni di Dragutinovic (in una situazione simile era decisamente meglio schierare il più offensivo Puerta come terzino sinistro), mentre sulla fascia opposta Fernando Vega e Fernando seguono come ombre Jesus Navas e Daniel Alves, con il costante aiuto delle chiusure di Juanito (sostituito nel secondo tempo, causa infortunio, da Arzu) sul centro-sinistra della difesa e di Assunçao in mediana, mai così implicato nei lavori di copertura il brasiliano.
Poulsen e Renato proseguono nel loro deplorevole momento di forma (e Martì per Renato poteva cambiare ben poco, così come Alfaro, subentrato a un Navas spentissimo, non ha migliorato le cose sulla fascia destra. Kerzhakov ci ha provato, ma oltre ai pochi palloni buoni è incappato sovente in respinte della difesa avversaria) e così l’ unica risorsa dei padroni di casa rimane il lancio verso Kanouté, qualche cross timido, qualche mezza palla che vaga nell’ area di Contreras: di fatto, nessun tiro in porta e primo calcio d’ angolo battuto già nel quarto d’ora finale della partita. E un solo calcio d’ angolo anche per il Betis, che in realtà non ci ha provato nemmeno, nonostante il talento e la freschezza di Capi. Dani e l’ altro nuovo acquisto, l’ argentino Caffa, più che gli attaccanti hanno fatto i primi difensori.
Al di là del risultato, che nell’ ambito del doppio confronto è più favorevole al Sevilla (due risultati su tre a disposizione per la gara di ritorno: vittoria e pareggio con gol, e lì il Betis dovrà per forza mettersi a giocare), la partita di ieri, così come la sconfitta col Mallorca, rimane un'altra chiara dimostrazione di come al Sevilla sia ora richiesto un ulteriore salto di qualità. Aumentano le esigenze e la difficoltà delle sfide: non si può più agire di sorpresa o al riparo dal peso del pronostico, gli avversari conoscono a memoria il tuo gioco e ti predispongono trappole in tutte le zone del campo. E non è che il Sevilla possieda ancora così tanta qualità (e la complementare mentalità vincente) da centrocampo in su da poter dire: va bene, soffriremo di più ma tutto dipende ancora da noi. E c’ è oltrettutto un calo fisiologico, peraltro ampiamente previsto, a contribuire al momento non eccezionale della squadra.

Negli altri due quarti, sonoramente smentiti i miei pronostici: il Getafe, non ancora sazio dopo il 2-0 di domenica in Liga, travolge 3-0 il povero Osasuna, mentre il Deportivo impone la legge della squadra di categoria superiore, 4-1 al Valladolid che così interrompe la sua serie di 21 partite senza perdere fra Segunda e Copa del Rey (dove nei due turni precedenti aveva eliminato Nàstic e Villarreal, due squadre di Primera, mica pizza e fichi).
Dopo il sorteggio avevo puntato sull’ Osasuna perché pensavo che nel confronto col Getafe, stante l’ ottima organizzazione di entrambe le squadre, potesse rivelarsi decisivo il maggior peso offensivo di cui sulla carta dispone Ziganda rispetto a quello a disposizione di Schuster (Milosevic, Webo, Soldado e anche Romeo sono onestissimi mestieranti, mentre l’ unico autentico bomber getafense resta Guiza, in attesa del pieno inserimento di Verpakovskis), la cui squadra spesso fatica a tradurre in moneta sonante il bel gioco e la buona predisposizione al dominio territoriale (ovviamente quando le circostanze lo consentono).
Non potevo calcolare allora che dal pareggio casalingo col Barça in poi il Geta sarebbe andato col pilota automatico, e segnando pure gol a grappoli. Re Mida Guiza, anche mercoledì in gol (ma la chiamata di Aragones per l’ amichevole di mercoledì prossimo con l’ Inghilterra non è arrivata), ma anche gli altri partecipano: Alexis, straripante nel gioco aereo, e Verpakovskis, al suo primo sigillo. Suonano i nomi di tanti squadre per quanto riguarda il futuro di Schuster: Real Madrid, Valencia, Bayern Monaco e pure Boca Juniors. Da parte mia gradirei vederlo sulla panchina del Real Madrid o meglio ancora del Valencia, che l’ enigmatico (e anche tanto antipatico) Quique Sanchez Flores sfrutta appena al 60% delle sue reali potenzialità.
Il Deportivo passa in svantaggio contro un Valladolid spavaldo, che domina il suo campionato e già comincia a sentirsi all’ altezza della massima serie. Gol di Manchev (attaccante bulgaro con un ottimo passato nel Lille in Francia e uno un po’ a luci ed ombre nel Levante, col quale retrocesse nella Liga 2004-2005), acquisto fiammante del mercato invernale. Nel secondo tempo il Deportivo reagisce in maniera certo inaspettata, viste le sue frugali abitudini realizzative: trascinato dall’ ingresso di Verdù (che va a momenti, e in quelli buoni è l’ unico centrocampista del Depor che riesce a vedere un po’ al di là del proprio naso), manda in gol prima l’ esterno destro Pablo Alvarez, acquisto estivo che non aveva ancora potuto debuttare per via di un grave infortunio, poi l’ attaccante della cantera Rubén Rivera, lo stesso Verdù e infine, in piano recupero, Juanma. Mendillibar, tecnico del Valladolid (che dopo lo sforunato passaggio all’ Athletic Bilbao dell’ inizio della scorsa stagione, si sta ricostruendo alla grande la reputazione), dovrà rimproverare i suoi per aver subito i gol del 3-1 e del 4-1, i gol di fatto ammazza-qualificazione, rispettivamente all’ 88’ e al 92’, quando magari si pensava di poter tenere in piedi il risultato, un 2-1che avrebbe lasciato aperte tutte le possibilità per la gara di ritorno.

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4 Comments:

Anonymous Mnauel said...

Guiza lo sto scoprendo quest'anno,è un peccato che abbia perso 2/3 anni ad ammuffire a Barcellona (dove era palesemente chiuso) ma pare che abbia trovato la sua dimensione ideale ora,un pò come Simao,che comunque è esploso solo l'anno scorso,cioè a 26 anni.
Guiza è già più precoce,anche se è meglio andarci cauti perchè fare bene una stagione è facile,è ripetersi poi...

VERPAKOVSKIS!!
Giocatore che adoro sin dagli europei di portogallo,è una scheggia,ottimo dribbling e senso del gol.
Purtroppo ha nel fisico il suo più grosso difetto,ma le qualità beh,non si discutono,se è riuscito a qualificare la Lettonia agli europei (la turchia l'ha battuta da solo praticamente,giusto Pahars aveva un senso li in mezzo...) e ad approdare finalmente nel calcio che conta,anche se è un vero peccato che sia arrivato abbastanza tardi,a dimostrazione che gli addetti ai lavori ne capiscono veramente poco. :)

Ora spererei che il Barcellona uscisse almeno da questa competizione,per la vittoria finale sono indeciso tra Siviglia (continuo a credere che sia cotto a puntino ormai,ma se riesce a gestire le poche energie rimaste ce la può fare...) e Saragozza.

Ciao,
Manuel.

5:35 PM  
Blogger valentino tola said...

Parlavi di Verdù all' inizio, vero? Anche a me piace, ha un bel tocco, ancora mi pare un po' acerbo purtroppo(e dovevano farlo uscire prima dalla prigione del Barça).

Guiza voglio vederlo ancora un po': per ora, ma è un giudizio che posso benissimo cambiare, non credo sia nè da nazionale nè tantomeno da grande squadra. Comunque, un buon attaccante, veloce e molto freddo.

Se ci fosse un fan club di Verpakovskis mi ci iscriverei volentieri. Anch'io come te ero rimasto folgorato da quei gol sensazionali con cui aveva qualificato la Lettonia agli Europei. Quando poi nella fase finale stava per fare gol alla Germania partendo da metacampo, è uno dei pochi momenti che mi hanno davvero emozionato di quel triste Europeo (con Bizzotto che si esaltava sempre di più : Verpakovskis, Verpakovskis!,Verpakovskis !!, Verpakoovskiss !!!).
Per forza di cose ne avevamo perso comunque le tracce, comunque la Dinamo Kiev è una squadra importante, fa quasi sempre la Champions.

Secondo me il Barça ce la fa al ritorno col Zaragoza, poi esce in semifinale col Sevilla (che comunque ora come ora andrebbe servito con le patate, hai ragione) il quale perderà la coppa contro il Getafe. Come vedi non ho nessun pudore con i pronostici...

5:57 PM  
Anonymous Manuel said...

Si,ho scritto un pò di fretta e non ho riletto,mi riferivo a Verdù comunque,e a tal proposito mi chiedo perchè giocatori come dos santos ad esempio non possano andarsene in prestito in squadre che almeno il campo glielo fanno vedere...

L'azione di verpakovskis con la germania la ricordo nitidamente,slalom in velocità con Metzelder,Hamann e Ramelow piantati,peccato che sia arrivato in porta con la lingua di fuori altrimenti avrebbe fatto il gol più spettacolare di un europeo tristissimo,la Dinamo non è credibile,per quanto continui ad aspettare freneticamente il botto del calcio anche nell'est europa,i talenti li hanno eh,però ce n'è sempre una e toppano.
Penso all'ucraino Gusev o al russo Ismailov,forti sono forti,senza dubbio,però le nazionali faticano a centrare i grandi appuntamenti e le squadre di club iniziano ad averli ora i mezzi per migliorare la propria qualità...

Io invece penso che il barca esca già col saragozza,anche se l'infortunio di aimar non ci voleva,maledizione...poi per la finale non mi sbilancio,io coi pronostici sono jellato,l'ultimo era "spagna campione del mondo 2006" (ammetto che ero accecato dal 4-0 ultraterreno contro l'ucraina...),felicissimo di averlo sbagliato eh,però ci ho perso dei soldi che aragones non penso verrà a restituirmi...:(

Ciao,
Manuel.

11:49 PM  
Blogger valentino tola said...

Caspita, Dos Santos lo avrei voluto vedere anch' io qualche minuto, cosa costava farlo giocare in Coppa del Re contro Badalona e Alaves. Io non l' ho ancora visto in una partita intera: molti lo dipingono come un fenomeno, ma ho letto anche qualche critica. Chi come Kubala dice che scimmiotta Ronaldinho, chi dice (come Marquinos di "Futbolitis", un blog straordinario, se capisci un po' lo spagnolo ti consiglio di visitarlo) che abbia una muscolatura già troppo sviluppata, per cui fa il fenomeno fra i pari età mentre avrebbe più difficolta coi "grandi".
Comunque, spero di vederlo prima o poi, diamine.

Certo che si sente la mancanza delle vecchie Stella Rossa e Steaua...
Per la nazionale russa, spero molto nel mago Hiddink. Ha anche materiale interessante, oltre ad Ismailov ci sono Kerzhakov e Arshavin, Zhirkov, Shishnik quel fenomeno di Akinfeev e uno che a me piace tantissimo, Ignashevich, un libero vecchio stampo.

Ah, il 4-0 all' Ucraina, che bolla di sapone!

12:39 AM  

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