lunedì, settembre 08, 2008

GUIDA ALLA LIGA 2008-2009

Qui di seguito la presentazione delle 20 squadre della nuova Liga. Un articolo preparato già da qualche settimana, ma che pubblico solo adesso una volta chiuso il mercato. Per la forma in cui è strutturato, è ovviamente lunghissimo, per cui mi scuso se può risultare scomodo da leggere.
Ho delineato le probabili formazioni titolari, e per ogni reparto ho anche scritto le possibili alternative, in rosso sotto la linea dei titolari (e se un giocatore può ricoprire più posizioni, il suo nome figura più di una volta). Naturalmente queste formazioni sono soltanto indicative, perchè i moduli e la scelta dei titolari può mutare durante l' anno.
Sotto lo schema dei titolari e delle principali riserve, gli "Altri giocatori", generalmente elementi con poche possibilità di giocare, giovani della cantera, infortunati di lunga durata o giocatori scartati che però non hanno trovato un' altra squadra durante il mercato estivo.


ALMERIA
(4-2-3-1): Gonzalo Arconada.

------------------------Diego Alves---------------------------
-------------------------(Esteban)----------------------------

Bruno-------------Pellerano------Chico------------------Mané
(Michel)--(Carlos García, Juanito)-(Acasiete)------(Guilherme)

-------------------Juanito------Julio Álvarez------------------
--------------(Soriano, Iriney)-----(Corona)-------------------
Juanma Ortiz--------------Corona-----------------------Piatti
(Nieto, José Ortiz)-(J. Álvarez, Piatti, José Ortiz)(Crusat, Nieto)

---------------------------Negredo----------------------------
-----------------(Solari, Natalio, Kalu Uche)-------------------

Varianti: 4-1-4-1, 4-4-2

Il modulo disegnato qua sopra non è dogma, infatti anche le alternative sperimentate in pretemporada (4-1-4-1 con Julio Álvarez e Corona mezzeali; 4-4-2 con Piatti o Natalio seconde punte) hanno la loro credibilità.
Rispetto all’ anno scorso, l’ unica perdita insostituibile è quella del fenomenale Felipe Melo, ma per il resto possiamo parlare di un Almeria che punta ad un ulteriore salto di qualità e non lo nasconde: investimenti relativamente pesanti e qualità sopra la media per una squadra di bassa classifica. Tasso tecnico e varietà di alternative in tutti i reparti sembrano l’ ideale per mettere in pratica un calcio propositivo e godibile: terzini molto propensi a spingere (Bruno e Mané; ma anche le riserve Michel e Guilherme non scherzano, giovani e brasiliani, quindi una garanzia in questo senso), spiccata qualità nel palleggio a metacampo (Corona e Julio Álvarez, verificando se giocano assieme e in che modo vengono impiegati), senza dimenticare la dose di sostanza che possono garantire i vari Juanito, Soriano e Iriney.
Anche sugli esterni il livello qualitativo è aumentato: il tornante Juanma Ortiz, giocatore troppo lineare, ha un nuovo concorrente in Nieto, che ha caratteristiche più da ala (mentre José Ortiz, bandiera di casa, è dei tre il più abile nel palleggio e nel gioco tra le linee, impiegabile anche come mezzapunta); a sinistra Piatti è la ciliegina della campagna acquisti, il cui possibile utilizzo da seconda punta ha il pregio di conservare intatta l’ importanza di Crusat, il più profondo di tutti i giocatori di fascia, uno dei più veloci della Liga, micidiale in campo aperto e portato continuamente ad attaccare lo spazio.
E pure negli altri reparti Arconada ha poco di cui lamentarsi: il mercato gli ha garantito un’ abbondante scelta di centrali e là davanti potrebbe aver anche limitato la Negredo-dipendenza della passata stagione, sempre che Esteban Solari si riveli un innesto positivo.

LA STELLA: Diego Alves: Esordisce al posto dell’ assente Cobeño lo scorso dicembre nella vittoria casalinga col Sevilla, e da lì non si smuove più, confermando tutte le ottime referenze sul suo conto e affermandosi come uno dei migliori portieri della Liga. Classe ’85, talento puro, riflessi e colpo di reni prodigiosi per parate determinanti e altamente spettacolari, non sempre la presa è impeccabile e lo stile inappuntabile.
OCCHIO A…: Pablo Piatti: La perla del mercato almeriense: 19 anni, il “solito” talento argentino che purtroppo non sfugge ai soliti paragoni (lui sarebbe uno dei nuovi Messi secondo la vulgata, e ricordiamo che Messi è vivo e vegeto e ha solo 21 anni…), e anche con i pro e i potenziali contro familiari a molti suoi connazionali: da una parte il controllo di palla, la rapidità e il dribbling, dall’altra il dato fisico (mingherlino, gli mancano la potenza e l’ allungo) che costituisce il maggior punto interrogativo per quanto riguarda la sua adattabilità al calcio europeo (la Liga è comunque il campionato più adatto per questo tipo di giocatori).


ATHLETIC BILBAO (4-4-2): Joaquín Caparros.

--------------------------Iraizoz----------------------------
-------------------(Armando, Lafuente)---------------------

Iraola---------Aitor Ocio------Amorebieta-------------Casas
(Murillo)--(Ustaritz, Murillo)-(Gurpegi)--(Koikili, Balenziaga)

Susaeta--------Gurpegi------Javi Martínez-------------Yeste
(David López)--(Iturraspe)---(Orbaiz)--(Gabilondo, Del Olmo)

-----------------Etxeberria-------Llorente-------------------
----------------(Iñigo Vélez)----(Ion Vélez)------------------

Variante: 4-2-3-1.

Altri giocatori. Centrocampisti: Muñoz (centrocampista centrale/mezzala), Garmendia (centrocampista centrale/trequartista).

Potrei tranquillamente limitarmi a rimandarvi all’ analisi che scrissi un paio di settimane fa, ma la cessione di Aduriz è intervenuta a rimescolare bruscamente le carte: operazione-shock, che cambia molti discorsi, relegando le prospettive dell’ Athletic da quelle di un campionato tranquillo (con vista Intertoto) a quelle di semplice salvezza, ancora una volta. La perdita di Aduriz, mal digerita anche all’ interno dello spogliatoio, affida tutta la responsabilità realizzativa al solo Llorente, talento forse in via di maturazione ma non ancora una certezza allo stato attuale.


ATLÉTICO MADRID (4-4-2): Javier Aguirre.

------------------------Leo Franco-----------------------------
-------------------------(Coupet)------------------------------

Perea------------Heitinga-------Ujfalusi-----------------Pernía
(Seitaridis)-------(Pablo)--------(Perea)-------(Antonio López)

Maxi Rodríguez-----Maniche------Raúl García-----------Simão
(Luis García)-(P. Assunção, Camacho)-(Banega)---(Luis García)

-------------------Agüero------Forlán------------------------
---------------------------(Sinama-Pongolle)-----------------

Variante: 4-3-1-2; 4-4-1-1.

Altri giocatori. Centrocampisti: Motta (centrocampista centrale/mezzala), Miguel De las Cuevas (mezzala/esterno/trequartista).

Difficile pronunciarsi: dopo due stagioni in cui Aguirre non è riuscito a dare uno straccio di gioco alla sua squadra, al terzo tentativo riusciremo a vedere finalmente un Atlético ben strutturato e con un’ identità chiara da affermare? Questa domanda è fondamentale, perché il quarto posto della passata stagione è stato abbastanza episodico, ottenuto in una Liga al ribasso nelle posizioni di vertice e in assenza di qualcosa di minimamente riconoscibile dal punto di vista collettivo che andasse oltre gli spunti di Agüero e Forlán. Non può certo pensare di mantenersi competitivo l’ Atlético continuando su questa strada, occorrono miglioramenti radicali.
Il primo punto riguarda i sincronismi fra i reparti: non hanno subito nemmeno troppi gol l’ anno scorso i colchoneros, ma hanno comunque colpito i buchi e gli squilibri del centrocampo e l’ evidente vulnerabilità difensiva.
Una fase di non possesso debole e poco coordinata, con l’ attacco che generalmente si astiene dal pressare (Agüero è espressamente sollevato dalla fase difensiva, deve restare lucido per piazzare lo spunto decisivo una volta recuperata palla), un centrocampo disordinato nei ripiegamenti dopo la perdita del pallone (condizionato anche dalla presenza di uomini portati ad aggiungersi ossessivamente in area di rigore come Maniche e Maxi Rodríguez), che ha spesso lasciato scoperti Raúl García e i 4 difensori, spaccando la squadra in due. Difesa piazzata male, maglie larghe al centro che agevolano le verticalizzazioni avversarie, vulnerabilità sui traversoni dalle fasce, debolezza sugli esterni, specie a sinistra. In fase di possesso, prevedibilità accentuata a difesa schierata, manovra lenta e orizzontale, evidenti le difficoltà nel far transitare il pallone dal centrocampo all’ attacco in assenza di spunti individuali. Il contropiede è l’ arma di maggior rilievo, e l’ Atlético lo cerca sempre dopo essere passato in vantaggio.
Il mercato ha portato comunque degli innesti che potrebbero agevolare la soluzione di questi problemi: Heitinga e Ujfalusi sembrano poter alzare il livello al centro della difesa, spostando Perea a destra; Assunção è un uomo ideale per garantire equilibrio nello spazio fra difesa e centrocampo tanto esposto la passata stagione (meglio però se accompagnato da Banega o Raúl García che dal caotico Maniche, più adatto a un centrocampo con tre centrali), mentre pur dovendo completare la propria maturazione Banega ha tutta la qualità per dare al gioco i tempi giusti e stabilire i collegamenti con l’ attacco.
Altre cose convincono meno: abbastanza sconcertante pensare di affrontare la stagione col solo Sinama-Pongolle, seconda punta prevalentemente di movimento e mai troppo prolifica, come unico ricambio per l’ attacco; resta un punto debole il lato sinistro della difesa, con un Pernía difensivamente disastroso (e nemmeno tanto incisivo offensivamente) e Antonio López da tempo in ribasso.

LA STELLA: Sergio Agüero: Tocco di palla da fantasista e fisico da seconda punta applicati negli ultimi metri di campo, dove questo giocatore giustifica appieno il paragone con Romário a suo tempo espresso da Menotti: più ci si avvicina alla porta, più la giocata geniale è in agguato, anche se il Kun sa svariare con profitto pure sulla trequarti e sugli esterni. È uno di quei rari giocatori la cui pericolosità sembra quasi inversamente proporzionale allo spazio e al tempo disponibile per eseguire la giocata: pochi sanno rubare il secondo come lui, e i suoi movimenti sul breve, favoriti dal baricentro basso e dallo squisito controllo di palla, mandano a vuoto la gran parte dei difensori. Difficilissimo togliergli la palla, nonostante il fisico sa proteggerla spalle alla porta ed ottenere nella peggiore delle ipotesi un fallo a favore; davanti al portiere è spettacolare per la freddezza, la varietà e la qualità delle soluzioni.
OCCHIO A…: Johnny Heitinga: Da lui, dall’ eventuale conferma della crescita attraversata nell’ ultimo anno, dipenderanno parecchie cose là dietro. Centrale (impiegabile anche davanti alla difesa o da terzino destro), giocatore fisico e di grossa personalità, aggressivo e veloce nei recuperi, forte nel gioco aereo (specialmente sui calci piazzati nell’ area avversaria), dotato di un calcio notevole a lunga gittata, non eccezionale il senso della posizione.


BARCELONA (4-3-3): Josep Guardiola.

--------------------------Valdés-----------------------------
---------------------(Pinto, Jorquera)------------------------

Daniel Alves-----Márquez--------Puyol----------------Abidal
(Cáceres, Puyol)----(Piqué)-(Cáceres, G. Milito)----(Sylvinho)

---------------------------Keita------------------------------
---------------(Yaya Touré, Márquez, Piqué)-----------------
-------------------Xavi-------------Iniesta-------------------
------------------(Hleb)-----(Keita, Gudjohnsen)-------------

Messi---------------------Eto’o------------------------Henry
(Hleb, Bojan)----------(Henry, Bojan)---------(Bojan, Iniesta)

Altri giocatori. Centrocampisti: Víctor Sánchez. Attaccanti: Pedro (ala).

La missione di Guardiola è restituire vita allo scheletro rimasto intatto del 4-3-3 (ma occhio alla variante 3-4-3 provata nel secondo tempo del Gamper: i giocatori adatti per questo tipo di modulo ci sono, penso su tutti ad Alves, Abidal, Puyol e Keita). Il successo o insuccesso di questo nuovo Barça dipenderanno dall’ eventuale presenza di due fattori completamente assenti nelle ultime due fallimentari stagioni: in fase di non possesso il pressing alto deve consentire di mantenere più tempo possibile la squadra nella metacampo avversaria (l’ unico equilibrio possibile per una squadra con così tanti giocatori di spiccate attitudini offensive), in quella di possesso il movimento senza palla deve invece offrire al portatore più di una opzione di passaggio, facilitare la creazione di spazi e il mantenimento di un ritmo alto nella circolazione del pallone.
In prospettiva il punto di forza maggiore di questa squadra rispetto alle concorrenti mi sembra risieda nell’ ampio ventaglio di fonti di gioco, a partire dalla difesa con l’ aggiunta di Márquez a Piqué e con l’ enciclopedico regista aggiunto Dani Alves: sulla carta sembra difficile togliare tutte le possibili linee di passaggio a questa squadra.
Una squadra con molto talento ma anche qualche potenziale squilibrio e punto da risolvere: il divario fra una fascia destra ad altissimo potenziale offensivo (ma Alves non ha sostituto di ruolo, e le sue traiettorie potrebbero confliggere con quelle di Messi, togliendo di fatto lo sbocco esterno alla manovra) e una sinistra dove vistosamente manca profondità (manca uno Giuly mancino); il centrocampo invece, potenziato in dinamismo e intensità dal necessario innesto di Keita, non vede ancora un chiaro padrone del ruolo di “pivote” davanti alla difesa, anche se l’ idea di Guardiola sembra proprio quella di prescindere da un riferimento statico nel ruolo, optando per continui cambi di posizione fra Keita, Iniesta e Xavi.

LA STELLA: Lionel Messi: Altri giocatori hanno un repertorio più completo (Cristiano Ronaldo), non concepisce il gioco senza palla, ma nessuno al mondo possiede la sua incisività palla al piede, la capacità di far fuori da solo una difesa schierata che lo può proiettare nella leggenda del calcio (sempre che gli infortuni, suo vero Tallone d’ Achille, gli concedano quella continuità d’ impiego che non è ancora riuscito a trovare). Un mistero e una magia che si rinnovano ad ogni partita: fa sempre la stessa giocata, eppure nove volte su dieci salta l’ avversario.
OCCHIO A…: Aleksandr Hleb: Può essere il jolly di Guardiola dalla trequarti in su, una risorsa preziosissima utilizzabile come mezzala, trequartista, esterno d’ attacco o addirittura falso centravanti. La costante mobilità, la capacità di palleggio in pochi tocchi con successivo smarcamento già affinata nell’ Arsenal possono convertirlo in un elemento importantissimo nel lavoro di creazione di spazi che cerca Guardiola.


BETIS (4-2-3-1): Paco Chaparro.

---------------------------Ricardo---------------------------
---------------------------(Casto)---------------------------

Nelson-------------Juanito---------Arzu-------------Monzón
(Ilic, Damiá)--------(Lima)--(Melli, Rivas)---(Fernando Vega)

-----------------Mehmet Aurelio---Emana-------------------
----------------(Arzu, Juande)--(Rivera, Capi)---------------
Sergio García--------------Edu----------------Mark González
(Juanma, Edu, Odonkor)-(Capi, Emana)-------------(Xisco)--

-------------------------Pavone------------------------------
---------------------(Edu, José Mari)-------------------------

Variante: 4-1-4-1, 4-4-2.

Altri giocatori. Difensori: Babic (terzino-esterno sinistro).

La formazione da me disegnata è da prendere con beneficio d’ inventario perché ancora non sono chiari il modulo, l’ undici titolare di Chaparro e la disposizione dei giocatori, anche per i tanti arrivi negli ultimi giorni di mercato (viziaccio di una società non molto dedita a programmare a tempo debito).
C’è curiosità per il primo vero progetto di Chaparro, finora più apprezzato come motivatore e tappabuchi: nella scorsa stagione il suo Betis ha mostrato le cose migliori andando in velocità nel gioco di rimessa (e le cose peggiori negli enormi scompensi fra difesa e centrocampo: spazi giganteschi fra le linee e buchi a non finire dietro), ma Chaparro è accreditato dalla stampa e dai suoi giocatori di un’ idea di gioco offensiva, che quest’ anno potremo verificare con più calma (anche se “calma” e “Betis” in realtà sono ossimori) e che sembra palese nelle scelte di mercato, soprattutto nel settore dei terzini: per tutta l’ estate Chaparro ha chiesto terzini di spiccate attitudini offensive, su entrambe le fasce: prima si è tentato coi due dell’ Almería, Bruno e Mané, poi col croato Pranjic, infine sono arrivati Nelson dal Benfica e Monzón, campione olimpico argentino dal Boca, due innesti molto interessanti.
A centrocampo Mehmet Aurelio dovrebbe rimanere stabile come riferimento davanti alla difesa, mentre accanto a lui una serie di giocatori possono agire come mezzeali o trequartisti (più fisico Emana, più geometrico Rivera, più fantasioso Capi); sulla destra Juanma, ove ripetesse l’ ultima eccellente stagione col Levante, dovrebbe alzare il livello rispetto al sopravvalutato Odonkor (il quale resterà comunque fuori i primi mesi), mentre a sinistra Mark González non è un giocatore che mi faccia impazzire (con gli spazi ristretti incide molto poco, non salta l’ uomo) però garantisce qualche gol (con Xisco forse più abile nell’ uno contro uno, ma comunque inferiore al Caffa ceduto in prestito al Zaragoza).
Davanti, da verificare se Sergio García, colpo dell’ ultim’ ora, si muoverà più da seconda punta o da esterno, intanto dal punto di vista realizzativo ci si gioca tutto sulla capacità di fare reparto del grezzo ma efficace ed incredibilmente generoso Pavone e sul fiuto e gli inserimenti di Edu.

LA STELLA: Edu: Una delle poche certezze di questi ultimi turbolenti anni in casa verdiblanca, questa potrebbe essere la sua ultima stagione al Betis (nella quale salterà il primo mese per infortunio), visto che per il rinnovo rimane grossa la distanza tra le parti. Centrocampista offensivo di 29 anni, può giocare in tutte le posizioni della trequarti e anche di punta: buona tecnica, si caratterizza soprattutto per il feeling con il gol. Sa arrivare in area con i tempi giusti e sorprendere, ha una conclusione potente e precisa col destro ed è molto pericoloso nel gioco aereo (l’ anno scorso ha segnato una serie di gol in fotocopia, tagliando dalla destra sul secondo palo sui cross dalla sinistra).
OCCHIO A…: Mehmet Aurelio: Giocatore-chiave nel nuovo progetto, quello su cui andranno costruiti i necessari equilibri e che dovrà riuscire là dove prima Vogel poi Somoza hanno miseramente fallito. Dovrebbe avere ben più qualità di questi: lo vedo un po’ come il Marcos Senna turco per il senso tattico, la serenità e la proprietà di palleggio da buon brasiliano.


DEPORTIVO (5-4-1): Miguel Angel Lotina.

-----------------------------Aranzubia-----------------------------
-----------------------------(Fabricio)------------------------------

--------------------Lopo----Pablo Amo--Zé Castro-----------------
Manuel Pablo---(Piscu)------------------(Colotto)------------Filipe
(Laure, Barragán)---------------------------------------(Guardado)

------------------------Sergio--------De Guzmán-------------------
----------------(Antonio Tomás)--(Juan Rodríguez)-----------------
---------------Valerón---------------------------Guardado---------
-----(Verdú, Pablo Álvarez)---------------------(Lafita)-------------

---------------------------------Mista-------------------------------
-------------------------(Riki, Omar Bravo)-------------------------

Variante: 4-2-3-1.

Altri giocatori. Portieri: Aouate, Munua. Difensori: Juanan (centrale). Centrocampisti: Cristian (esterno destro-sinistro). Attaccanti: Bodipo (centravanti).

Non sarà un Rinascimento, ma il Depor con l’ acqua alla gola di non troppi mesi fa sembra tornato una squadra normale che perlomeno può giocarsela con tutte in una partita secca. Merito dell’ormai celebre svolta tattica di Lotina, che ha trovato nel 5-4-1 la pietra filosofale. Un assetto dimostratosi molto razionale nella sua estrema elasticità: tre difensori centrali di stazza con spazi ridotti da gestire, due terzini incaricati di coprire tutta la fascia (con Filipe che grazie a ciò ha acquisito un enorme protagonismo, quasi una sorta di regista laterale) consentendo ai due teorici esterni dei centrocampo di muoversi e tagliare con molta libertà a ridosso delle punte, mossa questa che ha aggiunto imprevedibilità offensiva rispetto al 4-2-3-1 dello scorso girone d’ andata (questo per dire che la pericolosità non dipende dal numero di giocatori avanzati che possiedi nel tuo undici di partenza, ma da come vengono poi occupati gli spazi). Una caratteristica quest’ ultima che dovrebbe accentuarsi, visto che al posto dell’ esterno puro Wilhelmsson dovrebbe spettare a Valerón l’ incarico del tutto teorico di partire dalla fascia, destra o sinistra, in coppia con Lafita o Guardado. Comunque Lotina non accantona l’ opzione del 4-2-3-1 o delle due punte, e anzi, data anche la scelta in difesa momentaneamente scarsa (a causa della partenza di Coloccini, rimpiazzato dal connazionale Colotto solo l’ ultimo giorno di mercato, e dell’ infortunio a Pablo Amo per le prime giornate di campionato; anche a destra, l’ infortunio a Manuel Pablo per i primi due mesi di campionato e l’ assenza fino a dicembre di Barragán, hanno costretto Lotina ad arrangiarsi col canterano Laure), ha optato in queste prime uscite per la difesa a 4, con ottimi risultati.
Alcune perplessità: il centrocampo nella coppia di centrali è più quantità che qualità (anche se Sergio, persa l’ intensità degli anni migliori, sta dimostrando buoni tempi nella direzione della manovra), l’ attacco è abbastanza vario e completo nelle caratteristiche dei suoi effettivi (Riki una seconda punta che svaria, Bravo uno mobile e svelto negli ultimi metri, Mista un buon finalizzatore) ma ad oggi nessuno di questi sembra poter assicurare la doppia cifra: il recupero di Mista ai massimi livelli sarebbe la chiave di volta.

LA STELLA: Andrés Guardado: “Guardado deve giocare”: Lotina parte da questa ferrea premessa, sebbene nella scorsa stagione il Deportivo abbia trovato i suoi migliori equilibri (con la coppia Filipe-Lafita sul binario di sinistra) proprio in coincidenza col suo infortunio. Il talento messicano, mancino che unisce corsa e dinamismo a tecnica squisita, in particolare un sinistro di rara qualità, dovrebbe trovare spazio non solo sulla sinistra del centrocampo, ma all’ occorrenza anche sulla fascia opposta o da “carrilero” (come chiamano in Spagna questi esterni che coprono tutta la fascia) al posto di Filipe (col quale compone la coppia di fascia forse più dotata di tutta la Liga sul piano del palleggio), ruolo che del resto ha già coperto più volte in nazionale.
OCCHIO A…: Juan Carlos Valerón: Bellissimo vederlo tornare alla piena attività, spero di essere in buona compagnia nell’ augurarmi, che dopo due anni di calvario, possa essere lui la “sorpresa” di questa Liga 2008-2009. Due anni senza giocare e 32 primavere possono certamente far dubitare sulla sua reale consistenza, ma va detto che in questo giocatore l’ aspetto atletico conta poco, il suo calcio è sempre stato tecnica, stile e intelligenza allo stato puro. L’ assenza del cambio di ritmo, lo scarso feeling col gol (aspetto che, giocando dietro una sola punta, ha la sua importanza) e una certa tendenza a nascondersi in alcune gare decisive gli hanno forse impedito di consacrarsi fuoriclasse, ma la sua arte ce la teniamo stretta.


ESPANYOL (4-3-3): Bartolomé Márquez.

------------------------Kameni-------------------------
------------------(Cristian Álvarez)---------------------

Finnan------------Jarque------Pareja---------Béranger
(S. Sánchez, Chica)(S. Sánchez)-(Torrejón)-------(Chica)

------------------------Moisés-------------------------
------------------------(Sielva)------------------------
-------Román Martínez-------De la Peña--------------
--------(Ángel, Sielva)--------(Smiljanic)---------------

---Valdo--------------Tamudo-------------Luis García
(Rufete, Coro)-(José Callejón, Luis García)-(Nené, Coro)

Variante: 4-4-2.

Altri giocator
i. Portieri: Javi Ruiz. Centrocampisti: Julián (mezzala). Attaccanti: Jonathan Soriano (centravanti).

L’ allarme è rientrato negli ultimi giorni di mercato, perché bisogna dare atto alla società di essersi saputa muovere con efficacia per rimediare prontamente alle partenze di Zabaleta e Nené, ingaggiando due sostituti di spessore provato come Finnan e Nené. E il tecnico ha avuto anche il difensore centrale che chiedeva: con l’ infortunio che terrà fuori Torrejón all’ incirca per il prossimo mese e mezzo, Pareja non obbliga Márquez ad affidarsi agli insicuri Lacruz e Sergio Sánchez come partner dell’ eccellente Jarque. Difesa che sembra in generale ben coperta anche con l’ acquisto di Béranger, che pare elemento di notevole affidabilità su una fascia sinistra un po’ precaria negli ultimi anni.
La principale novità viene comunque dalla panchina: “Tintín” Márquez lavora su un cambio di modulo, dal 4-4-2 al 4-3-3, e un passaggio a una filosofia più propositiva e basata sul possesso-palla rispetto al gioco preferibilmente di rimessa da Valverde, con responsi finora alterni.
Due punti chiave: il terzetto di centrocampo, dove De la Peña giocherà più libero (ma potrebbe avere meno opzioni nel passaggio in profondità immediato rispetto al 4-4-2 di Valverde, che gli metteva davanti due punte e due larghi sulle fasce nei ribaltamenti), affiancato dall’ altro creatore di gioco, figura espressamente richiesta da Márquez e infine incarnata dall’ argentino Román Martínez, giocatore dal buon tocco (anche buon incursore e tiratore dalla seconda linea), tatticamente intelligente ed equilibrato nelle due fasi, capace di coprire un’ ampia fetta di campo ma anche piuttosto lento nell’ esecuzione.
L’ altro punto chiave saranno i movimenti del tridente, ancora da affinare secondo quanto visto nelle prime uscite: occorre evitare situazioni troppo prevedibili e garantire tagli e movimenti fra le linee che non riducano alla sola punta centrale, Tamudo, il numero di giocatori portati alla conclusione: in questo senso il duttile Luis García, destro naturale, dovrebbe essere portato spesso ad accentarsi (è anche Nené, sebbene sia mancino, è più un trequartista che si muove tra le linee, non certo un’ ala che cerca il fondo), mentre sull’ altra fascia Valdo e Rufete dovrebbero offrire ampiezza.

LA STELLA: Luis García: Attaccante versatile e dal repertorio relativamente completo, bravo sia nel muoversi nello spazio fra le linee come seconda punta che nell’ adattarsi a uomo d’ area (anche se la prima situazione è quella che preferisce), tatticamente intelligente e dotato di un eccellente calcio col destro, grande coordinazione sia da fermo che in corsa.
OCCHIO A…: Óscar Sielva: Fresco campione d’ Europa Under 17, Márquez sembra volergli dare già un certo spazio in prima squadra, principalmente come rincalzo di Moisés, probabilmente convinto anche lui dalla maturità di questo giocatore, inusuale per un diciassettenne. Centrocampista difensivo (davanti alla difesa o da interno) dinamico, tatticamente intelligente e dalla continuità d’ azione notevole, mi ricorda Zapater del Zaragoza.


GETAFE (4-4-2): Víctor Muñoz.

--------------------Abbondanzieri-----------------------
----------------------(Jacobo)---------------------------

Cortés---------Cata Díaz--------Mario--------------Licht
(Contra)--(Belenguer, Ibrahim)-(Rafa)--(Signorino, Rafa)

Guerrón--------Celestini------Granero-----------Gavilán
(Cotelo, Contra)-(Polanski)--(Casquero)----------(Adrián)

-----------------Soldado------Uche----------------------
-----------------(Kepa)----(Manu del Moral, Albín)------

Altri giocatori. Portieri: Gonzalo ,Ustari. Difensori: . Centrocampisti: Sousa (esterno/mezzala/trequartista).

Il cambio in panchina dovrebbe portare a un 4-4-2 più rigido e attento agli equilibri della fase di non possesso rispetto a quello di Laudrup, nel quale la partecipazione di molti uomini alla fase offensiva e il gran numero di tagli, scambi di posizione e inserimenti dal centrocampo tendeva a lasciare qualche spazio una volta persa palla. Con Víctor questo non si dovrebbe vedere: attacchi probabilmente con meno uomini, più schematici per preservare le due linee da quattro su cui si basa il calcio dell’ ex tecnico zaragocista, fatto di distanze corte, pressing, linea di difesa abbastanza avanzata e ricerca non sporadica del fuorigioco.
La squadra c’è tutta, il mercato l’ ha ulteriormente potenziata: abbondano le qualità di palleggio nel mezzo con Casquero, il nuovo acquisto tedesco Polanski e Granero, gli esterni Guerrón e Gavilán in linea teorica assicurano grande profondità, il Cata continuerà a troneggiare in una difesa che ha ampliato la scelta con Ibrahim e Rafa (ma Signorino sarà assente i primi mesi, tanto che Víctor sta provando ad adattare Rafa a sostituto di Licht). In attacco si attende l’ esplosione di Uche dopo l’ interlocutoria e spezzettata scorsa stagione, mentre Soldado (giocando con continuità la doppia cifra dovrebbe assicurarla) proverà a togliersi di dosso la ruggine dell’ ultimo anno madridista nel ruolo di ariete (con Kepa in secondo piano e con prospettive non molto migliori rispetto a quelle scarsissime garantitegli da Laudrup la stagione passata), con Albín e Manu del Moral a offrire l’ opzione del gioco tra le linee, seppure con caratteristiche diverse (movimento e sacrificio lo spagnolo, fantasia e mancino raffinato l’ uruguagio).
Un po’ di emergenza fra i pali: dopo il gravissimo infortunio di Ustari alle Olimpiadi (fuori per tutta la stagione, e per questo nemmeno tagliato dalla rosa dei 25), è stato acquistato Jacobo dal Valaldolid come vice di Abbondanzieri, peraltro catastrofico la scorsa stagione. Comunque una squadra che ha tutte le carte per finire nella metà destra della classifica.

LA STELLA: Esteban Granero: Il Madrid non ha creduto in lui, ma almeno continuerà ad avere la continuità d’ impiego della quale necessita, per lanciare magari l’ assalto alla Seleccion. Con Laudrup partiva da sinistra, a giudicare dalle amichevoli Víctor dovrebbe invece metterlo nel cuore del centrocampo. Trequartista-mezzala moderno il “Pirata”: controllo di palla squisito, sicurezza totale palla al piede intuizioni illuminanti in rifinitura, velenoso destro tagliato sui calci piazzati, ma anche corsa, resistenza e sacrificio nel corso dei 90 minuti.
OCCHIO A…: Joffre Guerrón: Una delle novità più stuzzicanti della nuova Liga, stella della LDU Quito campione del Sudamerica. Esterno destro dalle qualità atletiche disumane, agilità felina, esplosività e un allungo che brucia l’ erba e pianta in asso il marcatora, cerca sempre l’ uno contro uno, ama anche il numero un po’ fine a se stesso ma deve ancora completare la propria maturazione dal punto di vista mentale e tattico. Una potenziale perla.


MÁLAGA (4-2-3-1): Antonio Tapia.

---------------------Goitia-------------------------------
--------------------(Arnau)------------------------------

Jesús Gámez--Cuadrado---Weligton----------------Nacho
(Manolo Gaspar)(Hélder Rosario)-(Lolo)-(Rossato, Calleja)

------------------Lolo-----Miguel Ángel-------------------
----------------(Apoño)-(Pere Martí, Pablo Barros)--------
Cheli----------------Fernando--------------Duda----------
(J.J.Luque, Calleja)--(Duda)-(J.J. Luque, Eliseu, Nacho, Calleja)

-----------------------Baha--------------------------------
------------(Adrián López, A. Luque, Salva)----------------

Una delle maggiori indiziate per la retrocessione, ovvero quando già in estate si pianifica un fallimento. Non ha altra spiegazione se non un po’ di sano autolesionismo un mercato che consegna all’ allenatore una sovrabbondanza di esterni mancini spaventosa nelle dimensioni e nemmeno così esaltante quanto a qualità (a Calleja ed Eliseu si sono aggiunti Nacho, Luque e Duda: qualcuno per trovare spazio emigrerà così in altre posizioni, sulla fascia destra o retrocesso a terzino), mentre dall’ altra parte la fascia destra di ruolo la copre il solo Cheli (non Cristiano Ronaldo); un “doble pivote” a centrocampo nel quale la parola “creatività” è la grande estranea, fra giocatori bloccatissimi e monodimensionali (però Apoño è un uomo d’ ordine interessante, e il 20enne brasiliano Pablo de Barros, in prestito dal Zaragoza, potrebbe anche rivelarsi una sorpresa). Mentre rimangono enormi dubbi sulla competitività residua di giocatori ultra-arrugginiti come Miguel Ángel e Fernando, la miglior notizia, forse l’ unica certezza, risiede nell’ aver mantenuto intatta la buona linea difensiva della promozione (Jesús Gámez valore in ascesa). In attacco, punto interrogativo tutto legato alla resa di Adrián, unico vero acquisto stimolante e”di prospettiva” dell’ estate malaguista (Albert Luque deve essere prima di tutto restituito al calcio), perché Salva è un bucaniere agli sgoccioli e Nabil Baha è tutto da verificare nella massima categoria.
Dalla panchina, conoscendo le abitudini di Tapia, dovrebbero arrivare disposizioni per un 4-5-1 assai abbottonato e prudente.

LA STELLA: Duda: Tanto per sceglierne uno. Cavallo di ritorno dopo l’ esperienza sottotono al Sevilla (onestamente un palcoscenico non alla portata delle sue possibilità), il mancino portoghese dovrebbe alternarsi fra la fascia e il centro della trequarti. Carente di dribbling e di spunto in velocità, il suo vero punto di forza è un sinistro con pochi eguali nella Liga quanto a sensibilità (parlo sempre di Yeste e Arango, ma lui non è affatto da meno), capace di disegnare tanto sui calci piazzati quanto in movimento, traiettorie veloci e arcuate difficilissime da calcolare per le difese avversarie.
OCCHIO A…: Adrián López: Dopo il Mondiale Under 20 del 2007 sembrava lanciato, ma Lotina non lo ha visto molto al Depor, e dopo quello all’ Alavés della scorsa stagione, questo prestito è visto come un ulteriore gradino nella sua maturazione. È uno dei giovani (20 anni) attaccanti spagnoli più promettenti: veloce, verticale, ha un repertorio abbastanza completo sia di piede che di testa. Deve migliorare tatticamente, tende a estraniarsi un po’ dalla manovra.


MALLORCA (4-4-1-1): Gregorio Manzano.

---------------------------Moyá-----------------------------
---------------------------(Lux)-----------------------------

Josemi-------------Ramis------Nunes---------------Corrales
(Scaloni)----(David Navarro)-------------------------(Ayoze)

Varela--------------Martí------Mario Suárez---------Arango
(Juanmi Callejón)-(Cl. Santana)--(Jurado)------------(Castro)

---------------------------Trejo-----------------------------
---------------------(Arango, Jurado)------------------------
--------------------------Aduriz -----------------------------
--------------------(Webó, Al. Keita)-------------------------

Varianti: 4-2-3-1; 4-1-4-1.

Altri giocatori. Centrocampisti: Jordi López (centrocampista centrale).

Rosa messa letteralmente sottosopra, questo ha creato grossi malumori indirizzati dalla tifoseria contro il presidente Grande. Non è impossibile vedere un Mallorca ancora una volta sereno a metà classifica, però le incognite sono numerose, perché nella maggior parte dei casi si tratta di prestiti o acquisti a parametro zero di giocatori giovani (Juanmi Callejón), inesperti nel calcio di Primera (Keita) o da ricostruire (Jurado, Cléber Santana). Non è certo questo il caso di Aduriz, miglior sostituto di Güiza credo fosse difficile da trovare per quelle che sono le possibilità del Mallorca: 28 gol se li possono scordare i tifosi del Mallorca, ma le caratteristiche sono simili per quanto riguarda il gioco in profondità e il fiuto del gol. È l’ elemento indispensabile per completare un attacco altrimenti troppo leggerino fra punte generose e di grande movimento ma lontane dalla doppia cifra (Webó), talenti ancora in cerca di maturazione (Trejo: bel dribbling e belle partenze dalla trequarti, ma anche un po’ di fumo e una propensione realizzativa finora deboluccia) e novità esotiche tutte da verificare (Keita, prima punta guineana di 169 centimetri, ha nella velocità e nell’ aggressività il punto forte, ama giocare negli spazi).
Il vero punto cruciale però è il cuore del centrocampo dove Pereyra/Ibagaza/Basinas/Borja Valero garantivano equilibrio e creatività e ora, nel giro di pochi mesi, non ci sono più. Per quanto riguarda l’ equilibrio, Martí pensiamo possa essere una certezza (un po’ meno il Cléber Santana visto l’ anno scorso all’ Atlético), mentre per la creatività non sono in questione tanto la qualità tecnica di Mario Suárez e Jurado, quanto la loro personalità e capacità di assumere lo stesso peso che sulla manovra aveva Ibagaza e che stava assumendo Borja Valero prima della cessione al West Bromwich (forse la cessione più inopportuna dell’ estate maiorchina).
In difesa, fondamentale aver trattenuto il leader di reparto Nunes (così come Moyá fra i pali), il rendimento di Corrales e Ayoze non dovrebbe far rimpiangere troppo Fernando Navarro, e anche Josemi non dovrebbe far rimpiangere Héctor, nel senso che è scarso uguale.

LA STELLA: Juan Arango: Abbandonato dai suoi compagni di gioco prediletti sulla trequarti, Ibagaza e Jonás, dovrebbe aumentare esponenzialmente la sua importanza in questa stagione. Non è né un rifinitore né un esterno, si tratta piuttosto di un attaccante che parte da lontano e più che nell’ ultimo passaggio o nella creazione della superiorità numerica si esalta nella conclusione a rete, grazie soprattutto al suo eccezionale sinistro, ma facendosi valere anche nelle incursioni aeree. Tecnico ma non molto continuo.
ALL’ OCCHIO…: José Manuel Jurado: Ha solo ventidue anni, ma è all’ ultima chance per esplodere. Il tasso tecnico di questo giocatore non è affatto inferiore a quello dei talenti laureatisi campioni d’ Europa in Giugno, perciò deve chiedersi cos’è che non ha girato (io un’ idea ce l’ avrei: essere finito all’ Atlético invece che a un Getafe). Trequartista adattabile anche alle fasce (meglio a sinistra) e al doble pivote, calamita il pallone e ha un ottimo spunto sul breve, gioca a testa alta e vede con estrema facilità il passaggio filtrante. Non vorremmo che tutto questo andasse sprecato.


NUMANCIA (4-2-3-1): Sergio Kresic.

---------------------Juan Pablo---------------------------
-----------------------(Diego)-----------------------------

Juanra--------Palacios-------Boris------------------Cisma
(Felipe Guréndez)-(Pavón)(Jaio, Sergio Ortega)---(Bellvís)

-----------------Nagore-----Moreno----------------------
----------(Palacios, Felipe G.)-(Dimas)---------------------
Del Pino------------Alvaro Antón------------------Barkero
(A. Antón,Guayre,Mario)(Guayre, Mario, Platero)(Quero, Bellvís)

---------------------Gorka Brit----------------------------
-----------(Goiria, Toché, Platero, Guayre)-----------------

Variante: 4-1-4-1.

Il club più povero della Liga (con un bilancio inferiore anche a quello di parecchie squadre di Segunda e con ambizioni che la scorsa stagione si limitavano alla salvezza), si candida a squadra simpatia, ma va detto che di solito a far simpatia sono i più deboli…
Il punto di maggiore, enorme debolezza, che a questi livelli non può non costare caro, è l’ attacco: occorre ricordare che nella promozione i gol di Toché e Brit son stati la miseria di 11 sui 57 totali (in una squadra dove il contributo realizzativo maggiore lo hanno fornito i centrocampisti), mentre Platero è un’ incognita (30 gol l’ anno scorso col Racing B, ma in Tercera, la nostra Serie D) e Guayre, l’ acquisto estivo di maggior nome, al massimo una seconda punta, peraltro ancora alla ricerca di se stesso dopo due stagioni segnate dagli infortuni al Celta. Anche il 28enne Goiria, 14 gol l’ anno scorso nell’ Eibar, inedito nella massima categoria, non può essere una certezza in questo momento. Premesse che rischiano di condannare all’ impotenza anche la squadra più motivata e che ha meno da perdere al mondo.
Qualche cosa interessante la può offrire la trequarti, soprattutto se Guayre ingranerà e se Alvaro Antón farà fruttare il proprio talento in Primera (e incuriosisce anche Quero, minuscola ala di un metro e sessanta per cinquanta chili, il giocatore più basso della Liga, soluzione particolarmente utile a partita in corso per la freschezza e il dribbling). A centrocampo Nagore garantisce equilibrio mentre il mancino calibrato di Moreno (uno degli ottimi battitori di calci piazzati di questa squadra, assieme ad Alvaro Antón e Barkero) offre buona lucidità in regia.
La difesa resta quella della promozione (con Boris macchinoso picchiatore, Palacios centrocampista centrale adattato e Juanra terzino destro rapido e rognoso, buon elemento), ad eccezione della fascia sinistra, dove Cisma e Bellvís si contendono la successione di Béranger: il primo dovrebbe partire titolare, ma il secondo ha prospettive più interessanti, un laterale ventitreenne (utilizzabile anche da esterno a centrocampo) rapido e molto intraprendente in fase offensiva, importante questo in un calcio come quello spagnolo dove i terzini sinistri di stampo offensivo scarseggiano.

LA STELLA: Txomin Nagore: Lo scegliamo come leader della squadra e guida del centrocampo, 34enne centrocampista difensivo di personalità, spessore tattico e continuità d’ azione rilevanti, con un’ esperienza di tutto rispetto maturata negli anni fra Osasuna, Athletic, Numancia (nella prima esperienza in Primera del club, a fine ’90), Atlético Madrid, Mallorca, Celta e Levante.
OCCHIO A…: Alvaro Antón: A ventiquattro anni ha la prima chance seria in Primera questo talentuoso centrocampista offensivo di 24 anni. Molto dotato nel controllo di palla in corsa, il punto forte del suo repertorio è il piede destro, potente, millimetrico anche su distanze molto lunghe e carico di effetti velenosi. Prodotto della cantera del Valladolid (dal quale viene in prestito), non ha mai trovato tuttavia grande apprezzamento da parte di Mendillibar.


OSASUNA (4-2-3-1): José Angel Ziganda.

-----------------------Ricardo---------------------------
----------------------(Roberto)--------------------------

Azpilicueta------Rovérsio-----Miguel Flaño------Monreal
(Javier Flaño)--(Cruchaga)----(Josetxo)---(Tiago Gomes)

------------------Puñal-------Nekounam----------------
-------------(Sunny, Vadòzc)-(Héctor Font)--------------
Juanfran----------------Plasil-------------------Ezquerro
(Jokin, Plasil)---------(Shojaei)-----------(Delporte, Plasil)

-----------------------Kike Sola---------------------------
----------(Dady, Pandiani, Portillo, Ezquerro)--------------

Altri giocatori. Portieri: Roberto, Andrés Fernández. Centrocampisti: Margairaz (trequartista/mezzala).

Il mercato ha proposto nomi poco noti come Vadòzc, Tiago Gomes e Shojaei che potrebbero fruttare qualche interessante sorpresa pur senza intaccare una struttura di base già abbastanza solida e ben coperta in tutti i reparti, questo nonostante l’ Osasuna abbia inaspettatamente rischiato fino agli ultimi secondi della scorsa Liga.
In panchina rimane Ziganda e il suo 4-2-3-1 prudente (un po’ troppo a mio avviso), con l’ imperativo della densità a metacampo che sconsiglia l’ impiego di due punte pure e richiede due centrocampisti difensivi sempre molto bloccati nella loro zona (importantissimo aver ritrovato dopo un lungo infortunio un elemento dello spessore di Nekounam, oltre all’ innesto di un giovane di ottime prospettive come Sunny, mentre Héctor Font costituisce la variante più creativa all’ interno del doble pivote), a protezione di un pacchetto difensivo che si caratterizza per la presenza di centrali prestanti, a loro agio nel corpo a corpo, nel gioco aereo e nella difesa di spazi ridotti.
La scelta sulla trequarti è di tutto rispetto, con l’ eccellente Juanfran a sgusciare e cercare il fondo sulla destra, il dinamismo e la versatilità di Plasil e un ritorno di qualità come Ezquerro, i cui tagli dalla sinistra aggiungono un’ arma offensiva importante (Delporte è più un’ ala classica invece); senza dimenticare la mezzapunta iraniana Shojaei che ha fatto parlare ottimamente di sé in precampionato, e le cui possibilità incuriosiscono.
Anche l’ attacco offre tutte le varianti contemplabili: Sola dà profondità, Dady fa salire la squadra, Pandiani è un finalizzatore puro d’ area, mentre la promessa mancata Portillo può agire anche come seconda punta.

LA STELLA: Patxi Puñal: “Stella” non è proprio la definizione esatta, ma meritava una celebrazione. Classe ’75, da sempre un punto di riferimento inamovibile del centrocampo per la sua esemplare continuità di rendimento e la saggezza tattica. Idee sempre chiare, sa sempre dove farsi trovare, gioca in maniera semplice ma geometrica e garantisce equilibrio.
OCCHIO A…: Kike Sola: Ventidue anni, canterano che ha cominciato a farsi strada durante lo scorso campionato (ma solo tre gol), è un attaccante interessante. Compatto (1,84x84), potente, verticale, attacca lo spazio, incrocia bene il tiro e sa rendersi anche pericoloso nell’ uno contro uno da posizione defilata, grazie al baricentro basso e al buon spunto sul breve. Ha margini di miglioramento.


RACING SANTANDER (4-4-2): Juan Ramón Muñiz.

--------------------Toño----------------------------------
------------------(Coltorti)--------------------------------

Pinillos----------Garay----Marcano---Christian Fernández
(Valera)(Zé Antonio, Moratón)-(Oriol, César Navas)(Sepsi)

Munitis----------Colsa-----Luccin-----------------Serrano
(Ismodes, Gonçalves, Pereira)(Lacen,Canales)(Munitis, Pereira)

-------------------Pereira-----Tchité----------------------
------------------(Munitis)--(Juanjo, Gonçalves)-----------

Variante: 4-1-4-1.

Altri giocatori. Difensori: Luis Fernández (terzino sinistro). Centrocampisti: Edu Bedia (centrocampista centrale).

Con la partenza del mago Marcelino verso Zaragoza, la società ha optato per un profilo di tecnico simile, giovane e in ascesa. E in Juan Ramón Muñiz, protagonista la scorsa stagione della promozione del Málaga (dopo averlo preso in corsa nella stagione ancora precedente, in cattivissime acque, sportive ed economiche) non mutano nemmeno le basi tattiche, che prevedono di massima un 4-4-2 fatto di intensità e grande attenzione alle distanze fra i reparti.
L’ organico non è stato rivoluzionato, ma sì rimescolato: si può discutere poco sulla difesa, perché a parte Sergio Sánchez non ha perso nessuno rispetto alla scorsa stagione (nemmeno Garay) e la scelta è stata ulteriormente ampliata in tutti i settori; punti da verificare nel corso della stagione a centrocampo, in particolare la tenuta di Luccin (giocatore sempre deludente nelle esperienze successive al Celta, cioè Atlético e Zaragoza: una promessa mancata rispetto a ciò che si diceva a inizio carriera) il quale deve possibilmente mantenere il livello di quello che è stato uno dei punti di forza nella stagione passata, il doble pivote Colsa-Duscher, povero di creatività ma di grande quantità. Non deve fallire il francese, perché il suo ricambio prevede più che altro elementi di complemento (Lacen) o ancora presumibilmente acerbi (il promettentissimo regista Canales, fresco campione d’ Europa Under 17). La fascia destra invece attende una concreta definizione dopo la partenza dell’ ultimo giorno di Jorge López: il neo-acquisto portoghese Gonçalves, inizialmente descritto come una punta, è stato praticamente costretto a dire di essere un’ ala destra nel corso della presentazione, ma al di là di questo sembra più prevedibile un nuovo adattamento della seconda punta Munitis alla posizione lungamente ricoperta ai tempi del Deportivo (quello che del resto sembra il miglior modo di coesistenza con Pereira), in attesa che esploda magari il 19enne talento peruviano Ismodes, che finora ha un po’ faticato ad inserirsi.
L’ attacco incoraggia, soprattutto per la vivacità e la qualità del parco seconde punte Munitis-Pereira, affiancate da uno a scelta fra Tchité (punta rapida e brava a smarcarsi in profondità) e quel Juanjo (profilo più tipico da prima punta), 23enne prodotto della cantera che sembra essere maturato con l’ esperienza in prestito al Sevilla Atlético della passata stagione. Una salvezza relativamente non sofferta potrebbe essere alla portata, e in più c’è lo sfizio della prima storica partecipazione alla Uefa.

LA STELLA: Ezequiel Garay: Prenotato dal Real Madrid per la prossima stagione (per un attimo era sembrato che i merengues volessero anticipare il trasferimento già a quest’ estate), fresco campione olimpico. Centrale dall’ ottimo senso della posizione, prestante (1,89x83) e assai difficile da superare nel gioco aereo, ha personalità e sa impostare il gioco dalla difesa, dotato di un buon lancio col destro, rigorista della squadra.
OCCHIO A…: Jonathan Pereira: Può essere la grande rivelazione di questa Liga. Ventuno anni, rapidissimo, micidiale nel dribbling, scappa via da tutte le parti con quel suo metro e sessantasei e ha il pregio di saper usare entrambi i piedi per fintare e concludere (anche se è destro naturale), aumentando l’ imprevedibilità delle proprie azioni. Non sempre è presente nella partita, ma in qualunque momento può regalare la scossa. Da poco entrato a far parte dell’ Under 21.


REAL MADRID (4-3-3)

------------------------Casillas-------------------------------
--------------------(Dudek, Codina)--------------------------

Sergio Ramos-------Pepe----Cannavaro--------------Marcelo
(Salgado,Torres)(Metzelder,Torres)(Heinze,Ramos)(Heinze,Torres)

-------------------------Diarra-------------------------------
-------------------------(Gago)-------------------------------
------------------Guti-------Van der Vaart-------------------
----------(De la Red, Diarra)---(Sneijder)---------------------

---------Raúl---------------------------------------Robben---
-(Robben, Higuaín, Drenthe)-----------------------(Drenthe)--
---------------------Van Nistelrooy----------------------------
---------------------(Raúl, Saviola)----------------------------

Variante: 4-4-2.

Reduce da un mercato fallimentare, ha cambiato poco e tutto quel che ha cambiato è perso, non guadagnato. La questione-Robinho, il mancato arrivo di un esterno destro di ruolo e del vice/post-Van Nistelrooy di fatto consegnano a Schuster un organico con meno alternative rispetto a quelle che avrebbe desiderato.
Dal punto di vista del comportamento sul campo, conosciamo ormai questa squadra, nella sua “regolare” follia: incapace il più delle volte di imporre un gioco, ma capace come nessun’ altra nella Liga di sfruttare episodi slegati dal contesto generale della partita e di esaltarsi in impennate di orgoglio sostenute da un’ enorme esuberanza atletica, anche questa senza rivali nella Liga.
Il modulo di Schuster si è ormai stabilizzato in un 4-3-3 asimmetrico, con un uomo largo sulla sinistra del tridente, mentre a destra l’ ampiezza è tutta affidata alle sovrapposizione del prodigio atletico Sergio Ramos, con Raúl che rimane in pratica a fare la seconda punta, sfruttando le azioni a rimorchio dei movimenti di Van Nistelrooy (ma il capitano si sacrifica come pochi in copertura, anche se ciò non toglie un teorico vantaggioso due contro uno degli avversari sulla fascia del Madrid). Anche se depotenziata notevolmente dalla partenza di Robinho, rimane l’ alternativa di un 4-3-3 più classico, simmetrico, con Higuaín e Robben ai lati di Van Nistelrooy: questi due schierati larghi non solo coprirebbero meglio il campo nelle due fasi, ma rispetto alle caratteristiche di Raúl garantirebbero anche maggior velocità e profondità ai ribaltamenti in campo aperto, che sono la situazione preferita da questa squadra. Ma questa è un’ opzione che non dovrebbe essere eccessivamente presa in considerazione (ancora di più dopo la partenza di Robinho), stante l’ intoccabilità ormai piuttosto anacronistica di Raúl.
I ribaltamenti in campo aperto sono la situazione preferita perché a difesa schierata il Madrid troppo spesso manifesta difficoltà a controllare i ritmi e a dare fluidità: sembra quasi che questa squadra sappia giocare a una sola velocità, quella massima, manca in particolare qualcuno che detti i tempi e smisti palloni davanti alla difesa. Questi non può essere Diarra (per il resto eccellente nelle coperture difensive), che io vedrei meglio come interno destro (dove ha giocato ottimamente nel finale della scorsa stagione) e non a ricevere palla dai difensori per iniziare l’ azione: nel ruolo potrebbe essere utilizzato l’ ottimo De la Red, sempre che Gago, fino a qui molto deludente, torni quello del Boca.
Altro punto delicato è la sostituzione di Sneijder, assente per i primi tre mesi di campionato: nessuno pare in grado di surrogare il ritmo, il dinamismo e il peso sulla manovra dell’ olandese, che si offre, cerca costantemente la verticalizzazione e il collegamento con le punte, saltando agevolmente la seconda linea avversaria: non sono certo adatti al ruolo Van der Vaart, trequartista decisamente più vicino alla seconda punta che all’ organizzatore di gioco, né la Bella Addormentata Guti, le cui discontinue illuminazioni sulla trequarti consiglierebbero più che altro la panchina. Certo comunque che il Madrid deve accrescere parecchio il livello qualitativo della propria manovra, perché in Champions (il grande obiettivo della stagione) è ben più difficile giocarsi la carta della rimonta disperata.
In difesa sarà fondamentale la continuità della presenza di Pepe: con lui in campo la situazione del reparto cambia da così a così.

LA STELLA: Iker Casillas: Poco da aggiungere sulla sua santa figura, ulteriormente nobilitata nello spessore da un Europeo dove non solo si è dimostrato capace di interventi spettacolari e decisivi, ma ha anche trasmesso un’ immagine di sicurezza nell’ area piccola che è andata pure contro il proprio punto debole storico, ovvero le uscite alte.
OCCHIO A…: Arjen Robben: Occhio che se gioca una stagione intera spacca tutto. È questa l’ unica incognita, gli infortuni, non certo le sue arcinote qualità. Giocatore tremendamente verticale, imprendibile quando ha spazio pèer partire e cambiare direzione in corsa.


RECREATIVO HUELVA (4-4-2)

-------------------------Riesgo------------------------------
-------------------(Roberto Jiménez)------------------------

Iago Bouzón------Morris-----César Arzo-----------------Poli
(Oliveira)--(Beto, I. Bouzón)-(Lamas, Q. Álvarez )---(Casado)

Sisi----------Jesús Vázquez-Javi Fuego-----------------Aitor
(Camuñas)------(Barber)---(Zahinos)--(Akalé, Sisi, Camuñas)

--------------Adrián Colunga----Ruben---------------------
--(Javi Guerrero, Camuñas, Joselito)-(Ersen Martin)--------

Punto interrogativo su una squadra pesantemente rinnovata rispetto alla scorsa stagione: Zambrano si è guadagnato la riconferma dopo aver preso in corsa e salvato la squadra a metà della scorsa stagione, ma Cáceres, Carlos Martins e Sinama-Pongolle, giocatori-chiave nei tre reparti, non ci sono più e la colonna vertebrale è tutta da ricostruire.
La coppia di centrali in difesa tutto sommato dovrebbe essere ben congegnata, col senso della posizione del valido Arzo e la rapidità ed esperienza del sudafricano Morris (e si parla bene di Lamas); perplessità a centrocampo, dove l’ unico giocatore in grado potenzialmente di rimpiazzare la qualità di Martins, ovvero l’ argentino Nayar, è inesperto (20 anni, nessuna esperienza da titolare nella prima squadra del Boca) e comunque in attesa di un transfer che ancora non arriva per la querelle in corso fra Recre, Boca e AFA: occorrerebbe un altro innesto che possa da subito ripercorrere le orme di Carlos Martins e anche Viqueira; l’ attacco è teoricamente ben coperto (c’è la rapidità con Colunga, il centravanti fortissimo di testa coi due metri circa di Ersen Martin, la seconda punta con Javi Guerrero e poi Marco Ruben che è un elemento di buone prospettive), ma in realtà si trova in emergenza per quest’ inizio di stagione, ridotto ai soli Ruben e Colunga, perché Ersen Martin dovrebbe stare fuori due mesi e Javi Guerrero uno. Akalé, arrivo dell’ ultimo giorno, completa la scelta sugli esterni.

LA STELLA: Sisi: Sembrava fatta col Betis, invece di colpo il “puffo” ha cambiato rotta. Ventidue anni, non si tratta di un fuoriclasse, però è un giocatore rapido, tenace e di baricentro basso che sulla destra dà molta vivacità e si gioca con frequenza e fiducia l’ uno contro uno.
OCCHIO A…: Adrián Colunga: Ha impressionato favorevolmente nel precampionato, potrebbe essere una delle sorprese di questa stagione. L’ asturiano è una seconda punta di 23 anni, rivelatasi con che ha nella velocità il punto di forza


SEVILLA (4-4-2)

----------------------Palop-----------------------------
------------------(Javi Varas)---------------------------

Konko----------Squillaci-----David Prieto-------F. Navarro
(Mosquera)(Mosquera, Fazio)-(Dragutinovic, Escudé)(Drago)

Jesús Navas-----Maresca----Romaric------------Adriano
(Acosta, Adriano)(Fazio, Duscher)-(Renato)--------(Capel)

---------------Kanouté----Luis Fabiano-----------------
------------(Chevantón)--------------------------------

Varianti: 4-4-1-1; 4-1-4-1.

Altri giocatori. Atttaccanti: Koné.

Mi sbilancio: qui potrebbe scapparci una sorpresa tipo Deportivo 2000 o Valencia 2002. Lo stesso Sevilla che ha perso Alves, Keita e Poulsen è per me infatti il concorrente più credibile del duopolio merengue-blaugrana: non dispone dello stesso tasso tecnico globale, ma ha un organico più completo e più rodato del Barça e un’ organizzazione di gioco superiore a quella del Madrid. Insomma, può giocarsela.
Con una scelta ferma della società Jiménez è stato confermato, e può così pianificare il “suo” Sevilla. Vista nei tornei amichevoli di Mosca e Amsterdam una squadra dalle idee chiarissime: rispetto al suo predecessore Juande Ramos, Manolo sembra porre di più l’ accento sul possesso-palla, ed estremamente incoraggiante è stata la propensione della sua squadra a fare la partita fin dal primo minuto, installandosi nella metacampo avversaria ed evidenziando distanze ottimali in fase di non possesso, pressing alto sulla trequarti e raddoppi puntuali in ogni zona del campo. A questo si dovrà aggiungere l’ inconfondibile marchio di fabbrica delle ultime stagioni: velocità e gioco sulle fasce.
In rosa ci sono giocatori per ogni tipo di situazioni: un parco esterni di lusso, un centrocampo con geometrie (Maresca, ora in splendida forma, e Romaric), dinamismo e inserimenti senza palla (Renato, l’ uomo che può variare il modulo da 4-4-2 a 4-4-1-1), contenimento e agonismo (Fazio e Duscher); in attacco l’ uomo che fa reparto da solo (Kanouté), quello che non perdona (Luis Fabiano) e quello rapido e verticale (Chevantón, in forma nel precampionato, più considerato da Jiménez di quanto non facesse Juande), anche se l’ infortunio che terrà Koné fuori praticamente per tutta la stagione è una bruttissima tegola, proprio quando l’ ivoriano, maggior investimento nella storia del club, era chiamato all’ esplosione. Potrebbero all’ occorrenza adattarsi al ruolo di seconda punta sia Jesús Navas che il nuovo acquisto Acosta.
In difesa va premesso che non è in nessun modo possibile sostituire la funzione che svolgeva Alves, altri giocatori che organizzano la manovra di una squadra da quella posizione non ci sono (e non è colpa di Konko se ha le caratteristiche di un terzino “normale”, cioè che va in verticale e accompagna in sovrapposizione), ma la vita va avanti: Fernando Navarro, una sicurezza sul piano difensivo, sistema una posizione l’ anno scorso senza un padrone fisso, mentre Squillaci è il centrale di personalità abile nel gioco aereo che manca dall’ infortunio di capitan Javi Navarro (il cui ritorno all’ attività purtroppo è a rischio).

LA STELLA: Luis Fabiano: Lunatico quanto talentuoso, quella appena trascorsa è stata la stagione della sua vera esplosione, non solo sul piano realizzativo ma anche della partecipazione al gioco di squadra. Centravanti assai dotato sul piano del palleggio, abile sia a venire incontro per combinare e fare da sponda che nel cercare la profondità (anche se non ha uno spunto in velocità che lascia il segno), l’ ampio repertorio di conclusioni (di testa, di piede, di potenza, di fino…) lo rende un finalizzatore temibilissimo.
OCCHIO A…: Federico Fazio: Può diventare uno dei migliori centrocampisti difensivi al mondo. Acquistato come difensore centrale, la conversione è iniziata proprio con Jiménez al Sevilla Atlético, e dopo un alterno inizio di 2007-2008 da difensore, è proseguita nel convincente finale della scorsa stagione in cui Jiménez lo ha spesso utilizzato davanti alla difesa in un 4-1-4-1. Mia convinzione è che da “pivote” difensivo possa accusare meno quella macchinosità sullo stretto che talvolta evidenzia da difensore, esaltando invece tutta la propria intelligenza tattica. Grande stazza, arduo da superare nel gioco aereo, il suo senso della posizione può garantire sicurezza nel delicatissimo spazio fra difesa e centrocampo: per caratteristiche fisiche e tattiche può diventare una specie di Edmilson, anche se rispetto al brasiliano ha in meno i lanci di 40 metri e in più un gioco a uno-due tocchi che semplifica la manovra.


SPORTING GIJON (4-2-3-1): Manolo Preciado.

-------------------------Cuèllar-------------------------
------------------------(Sergio)-------------------------

Sastre--------Iván Hernández---Jorge------------Canella
(Cámara, Colin)-(Gerard, Colin)-(Neru)-(José Angel, Neru)

----------------Matabuena-----Míchel-------------------
----(Diego Camacho, Andreu)--(De Lucas)----------------
--Pedro---------------Kike Mateo------------Diego Castro
(Maldonado, Morán, Carmelo)(Carm., De Lucas)(Maldonado, Carm.)

-------------------------Barral---------------------------
---------------------(Bilic, Omar)-------------------------

Altri giocatori. Centrocampisti: Jorge Pina (esterno destro).

Per il ritorno in Primera di questa storica realtà del calcio spagnolo, la società ha optato per una conferma del blocco della scorsa stagione contornata da investimenti limitati, per fare un raffronto una scelta sicuramente più intelligente di quella del Málaga, perché se la qualità è per forza di cose ridotta e ci sarà inevitabilmente da soffrire per scampare il terzultimo posto (quello attorno al quale gravita questa squadra nel mio pronostico che vede Numancia e Málaga più a rischio di tutte), almeno c’è la certezza dei meccanismi consolidati sotto la guida di un tecnico eccellente e anche un po’ sottovalutato quale è Preciado. Lo Sporting gioca un 4-2-3-1 di ritmi alti, distanze molto ravvicinate e sincronismi oliati, pericoloso nei ribaltamenti rapidi, un assetto che a dispetto dello scarto qualitativo penso potrà “far giocare male” molti dei suoi avversari.
A parte l’ acquisto del mediocre jolly olandese Colin dal PSV, la difesa rimane immutata: due centrali piuttosto macchinosi (con Iván Hernández e Gerard in concorrenza per il posto acacnto a Jorge), l’ inamovibile Canella sulla sinistra e lo stagionato Sastre a destra. A centrocampo Matabuena e Míchel formano una società di successo: il primo inesauribile nel pressing (ma con piedi davvero ruvidi), il secondo più dotato nella costruzione del gioco e maggiormente portato alla conclusione da fuori. Sulla trequarti Maldonado si aggiunge a Diego Castro come opzione per creare la superiorità numerica, Carmelo è una mezzapunta priva dello spunto bruciante ma di buona tecnica e adattabile sia sulle fasce che al centro, mentre Kike Mateo si caratterizza come trequartista dinamico “alla Perrotta”, portato soprattutto all’ inserimento senza palla e con un ottimo feeling col gol (l’ anno scorso ben 12 centri).
Fondamentale per la competitività di questa squadra sarà infine l’ adattamento al calcio di Primera del proprio attacco, rimasto perfettamente immacolato rispetto alla scorsa stagione: in particolare del bomber Barral, molto in forma in pretemporada.

LA STELLA: Diego Castro: L’ elemento “desequilibrante”, come dicono in Spagna. Destro che parte da sinistra, vuole palla sul piede e gioca con frequenza l’ uno contro uno. Eccellente controllo di palla, rapido sul breve, dribbling stretto, può andare via in un fazzolettto, ha una qualità decisamente più da Primera che da Segunda, anche se a 26 anni questa è la sua prima esperienza nella massima categoria.
OCCHIO A…: Roberto Canella: Ha solo 20 anni (campione d’ Europa Under 19 nel 2006), ma già da un paio di stagioni è titolare indiscusso in virtù di una maturità tattica spiccata. È rapido, conosce i tempi e i movimenti del ruolo ed è relativamente completo nelle due fasi, diligente in quella difensiva ed efficace nelle sovrapposizioni in quella offensiva (buon cross e doti di palleggio più che sufficienti). Uno di quelli che potrebbero entrare in corsa per un posto in un’ eventuale Spagna del prossimo mondiale. Da tenere d’ occhio anche un altro prodotto di questo che è uno dei migliori vivai di Spagna (Luis Enrique e David Villa, tanto per fare due nomi), il centrocampista Míchel, già adocchiato dal Valencia.


VALENCIA (4-4-1-1): Unai Emery.

---------------------------Renan--------------------------
--------------------(Hildebrand, Guaita)-------------------

Miguel--------------Albiol------Alexis--------------Moretti
(Curro Torres)---(Helguera)-(Marchena)-------(Del Horno)

--Joaquín-----------Albelda-----Baraja---------------Mata-
(Pablo Hernández, Angulo)-(M. Fernandes, Edu)---(Vicente)

---------------------------Silva-----------------------------
---------------------(Mata, Angulo)-------------------------
---------------------------Villa------------------------------
-----------------------(Morientes)--------------------------

Altri giocatori. Centrocampisti: Maduro (centrocampista centrale), Hugo Viana (centrocampista centrale/mezzala). Attaccanti: Zigic (centravanti).

In crisi societaria, senza possibilità di interventi radicali sul mercato, Emery dovrà rivitalizzare e restituire al calcio di alto livello la rosa fallimentare dell’ anno passato. L’ unica speranza è che possano lasciarlo lavorare e le sue idee possano attecchire. Nel caso questo succeda, il Mestalla potrebbe anche tornare a divertirsi dopo anni di calcio speculativo nel migliore dei casi, inguardabile nel peggiore: il nuovo tecnico predica un calcio intenso e aggressivo, nel quale la cura della fase di non possesso è sempre mirata a costruire i migliori presupposti per una successiva azione d’ attacco, difendersi attaccando e mirando a un recupero del pallone più vicino possibile alla porta avversaria. Un calcio che spicca per la frequente ricerca della verticalizzazione e un’ ampia partecipazione alla fase offensiva, specie da parte dei terzini, incaricati di dare ampiezza negli attacchi a difesa avversaria schierata. Questo almeno è ciò che abbiamo visto nell’ Almería (e che si è cominciato a vedere nell’ andata di Supercoppa, tralasciando l’ harakiri del ritorno), dove Emery proponeva un 4-3-3/4-1-4-1 che per il momento non sembra rientrare nei piani di questo Valencia, essendo forse un modulo poco adatto alle caratteristiche di Silva.
Silva che con Mata e Villa costituisce un triangolo dalle cui combinazioni, geometrie, tagli e incroci proviene la miglior produzione offensiva valenciana, mentre ancora da verificare la tenuta della corsia destra fra l’ eterna promessa Joaquín (Pablo Hernández spinge alle sue spalle) e un Miguel tutto da ricostruire dopo un’ ultima stagione semplicemente vergognosa.
Ma l’ interrogativo più grande riguarda il settore centrale della mediana: l’ ennesima riproposizione di Albelda e Baraja, ormai lontani dagli splendori dell’ era-Benitez (soprattutto il secondo), non convince affatto in una squadra che nelle intenzioni dovrebbe fare delle transizioni rapide il suo maggior punto di forza: atleticamente i due non potrebbero più reggere un certo tipo di calcio per tutta una stagione, e se alla storica mediocrità dei piedi di Albelda aggiungiamo il ritmo inaccettabilmente basso del Baraja crepuscolare, anche la fluidità di manovra corre seri rischi. E in questo settore cruciale non sono chiare nemmeno le alternative: Edu dovrebbe aver perso il treno dopo i tanti infortuni, Fernandes è da rigenerare (ed educare), mentre la cessione di Banega, espressamente scartato da Emery, risulta francamente incomprensibile, trattandosi del centrocampista potenzialmente più abile nel dettare i tempi.
Infine, incertezze anche in difesa: rimane il panico e la mostruosa disorganizzazione sulle palle inattive alle quali Emery (maniaco di queste situazioni) deve mettere urgentemente mano, anche se Albiol-Alexis, più il Marchena uscito dall’ Europeo, è un capitale che genera fiducia. Non genera più nessuna fiducia invece Hildebrand, e c’è da sperare che Renan, unico vero acquisto dell’ estate, possa fare al caso.

LA STELLA: David Villa: L’ Europeo gli ha finalmente regalato la visibilità e il prestigio che merita. Il miglior attaccante spagnolo, rapidissimo e letale quando ha il minimo spazio, micidiale in profondità ma non solo questo, si tratta soprattutto di un attaccante che ha il pregio raro di sapersi creare da solo le proprie azioni da gol, e di saper costruire calcio di qualità anche per i compagni, segnalandosi nelle sue frequenti escursioni sulla fascia sinistra per l’ abilità sia nell’ uno contro che nelle combinazioni palla a terra.
OCCHIO A…: Manuel Fernandes: Ha un’ altra chance dopo l’ assaggio da incubo dell’ anno passato. Un investimento da far fruttare, trattandosi potenzialmente di uno dei centrocampisti più completi del calcio mondiale: grande corsa, dinamismo e resistenza, capace di coprire tantissimo campo ma anche assai dotato nel palleggio sullo stretto, con un destro secco ed insidioso nelle conclusioni dalla distanza (la traiettorie che si abbassano all’ improvviso, di difficile lettura per i portieri), ma ancora sprovvisto della necessaria saggezza tattica: non sempre copre al meglio la sua zona, lasciandosi trascinare dalla propria esuberanza atletica, e incomprensibili e rischiosissime sono certe sue eccessive confidenze palla al piede in zone del campo delicate. Personalmente lo vedo meglio da mezzala in un centrocampo a tre, coperto alle spalle e con relativa libertà di movimento, più che in un doble pivote. Per le sue caratteristiche può essere l’ elemento in grado di dare la svolta al centrocampo (soprattutto nel contesto di un calcio di transizioni rapide come quello prediletto da Emery), ma gli deve entrare nella testa.


VALLADOLID (4-2-3-1): José Mendillibar

-----------------------Asenjo----------------------------
-----------------------(Villar)----------------------------

Pedro López-García Calvo--Luis Prieto------------Marcos
(Javier Baraja)-(J. Baraja)(Nano, Iñaki Bea)-(Oscar Sánchez)

------------------Borja-------Álvaro Rubio---------------
-----------(Vivar Dorado)---(Medunjanin)---------------
Aguirre---------------Canobbio------------------Escudero
(Pedro León)-----(Víctor, Escudero)--------------(Sesma)

------------------------Goitom---------------------------
-------------------(Ogbeche, Kike)------------------------

Altri giocatori. Difensori: Cifu (terzino destro-sinistro), Alexis (centrale).

Molti punti interessanti ma anche un grosso dubbio. Al di là delle affermazioni eclatanti in precampionato (5-1 sul campo del Villarreal, 5-2 all’ Athletic) che lasciano il tempo che trovano, l’ idea forte e condivisibile è quella di alzare il tasso qualitativo del 4-2-3-1 di Mendillibar già rodatissimo nei meccanismi. L’ irrinunciabile elemento base che definisce la personalità e gli equilibri di questa squadra è il pressing, portato altissimo e con la massima intensità già sulla trequarti avversaria: ciò richiede sacrificio totale e primato indiscusso del collettivo sul singolo, perché il minimo calo di tensione o la mancanza di coordinazione fra i reparti può esporre la difesa schierata molto alta a letali situazioni “a palla scoperta” come quelle che hanno segnato la memorabile figuraccia del 7-0 incassato al Bernabeu la stagione passata.
L’ applicazione di questa ricetta ha già fruttato nella scorsa stagione numerose situazioni di dominio territoriale, ma in rapporto alle quali secondo la critica la ricaduta in termini di occasioni e gol è stata sin troppo scarsa, costringendo la squadra a soffrire più di quanto effettivamente meritasse per salvarsi: per limitare questa sterilità l’ obiettivo della società è stato quindi quello di aggiungere risorse preziose sulla trequarti, in termini di gioco tra le linee e ultimo passaggio (Canobbio, ma anche Pedro León) e nell’ uno contro uno (Escudero), aggiungendo a questo la qualità di Medunjanin in regia.
Molto apprezzabile tutto questo, però il grosso dubbio riguarda l’ attacco: fra Goitom e Ogbeche la doppia cifra rischia di essere un miraggio e un punto sul quale questo interessante progetto può rischiare di arenarsi. Lo svedese ha qualità fisiche e tecniche, ma per il momento ha dimostrato di non saperle mettere in pratica per affermarsi come punto di riferimento offensivo, sia dal punto di vista realizzativo che da quello dei meccanismi di gioco; il nigeriano ha solo la velocità e non è mai stato una prima punta. Le vie di salvezza potrebbero venire da un buon numero di gol dei centrocampisti e da un’ esplosione tutta da verificare del canterano Kike, promettente attaccante (utilizzabile sia di punta che sulla trequarti) in rampa di lancio.
In difesa da verificare la resa dell’ esperto di Luis Prieto (che deve ritrovare il suo miglior calcio) accanto al leader García Calvo (c’è comunque l’ alternativa dell’ ex bético Nano, che ha caratteristiche di marcatore più rapido rispetto a Luis Prieto), situazione intatta sulle fasce: Pedro López spinge e Marcos resta più bloccato. Villar, secondo portiere, sarà incaricato di rimediare in corsa a eventuali errori di gioventù del talento Asenjo, da molti designato come futuro Casillas.

LA STELLA: Damián Escudero: In prestito dal Villarreal (che, opinione personale, se lo poteva tranquillamente tenere), innesto pesante. Esterno sinistro o trequartista, tutto mancino, palla incollata al piede e grande rapidità di gambe, splendide giocate nello stretto, ha tutto per dare spettacolo e garantire un salto di qualità.
OCCHIO A…: Haris Medunjanin: Arrivato in prova durante il precampionato, ha impressionato tutti, in primis Mendillibar che ne ha chiesto a gran voce l’ acquisto. Ventitre anni, in Olanda si era un po’ perso, ma la qualità non sparisce di certo: mancino che può giocare in regia o avanzato sulla trequarti (ma Mendillibar ha precisato che non si tratta di una mezzapunta), eleganza, gran tocco e visione di gioco, difetta un po’ di ritmo nella sua azione e Mendillibar gli ha già chiesto maggiore intensità e applicazione difensiva.
Anche Pedro León merita uno sguardo: 21 anni e classe visibile. Elegante e con grande padronanza nel controllo di palla, è difficile togliergliela anche se difetta di rapidità nei primi metri. Per il passo e le intuizioni preferisco come trequartista centrale piuttosto che sulla destra, dove tuttavia ha giocato l’ intero anno della promozione col Murcia e dove dovrebbe trovare prevalentemente spazio quest’ anno, vista la fortissima concorrenza al centro. Il destro calibratissimo è il pezzo più pregiato del repertorio.


VILLARREAL (4-4-2)

---------------------Diego López--------------------------
-----------------------(Viera)-----------------------------

Ángel------Gonzalo Rodríguez--Godín-----------Capdevila
(Javi Venta)---(Fuentes)------(Cygan)------(Ángel, Bruno)

----------------Senna--------Edmilson---------------------
---------------------------(Eguren, Bruno)-----------------
---Cazorla----------------------------------------Pirés-----
----(Cani)-----------------------(Ibagaza, M. Fernández)---

-----------------Rossi-------G. Franco----------------------
--------------------------(Llorente, Nihat)------------------

Variante: 4-2-3-1.

Nelle intenzioni la stagione della conferma nell’ élite di un progetto che rimane inalterato nelle sue linee fondamentali: Pellegrini privilegia il futbol de toque, il palleggio fitto e insistito che coinvolge molti uomini, sia quale sia il modulo scelto, 4-4-2 o 4-2-3-1 (alternativa spesso praticata nel deludente precampionato, e che acquisisce credibilità con l’ acquisto di Ibagaza e l’ infortunio che terrà ancora fuori per tre mesi Nihat). Un calcio che si caratterizza per la presenza di esterni di centrocampo che in realtà sono trequartisti adattati, espressamente incaricati di lasciare la fascia ai terzini e aggiungersi fra le linee per cercare la triangolazione e la rifinitura, mentre in fase di non possesso la squadra di Pellegrini generalmente non pratica il pressing preferendo ripiegamenti e densità nella propria metacampo.
L’ organico è abbondante: a centrocampo il doble pivote, indispensabile per compensare in fase difensiva la mobilità dei quattro uomini offensivi e dei terzini, dispone di un’ ampia possibilità di scelta fra uomini maggiormente dediti alla costruzione del gioco (Senna, diverso nelle mansioni da quello della nazionale, e Bruno) e centrocampisti di posizione più strettamente difensivi (Eguren, Edmilson). Sulla trequarti poi la scelta a disposizione di Pellegrini è imbarazzante, e anche l’ attacco è ben compensato al suo interno fra seconde punte mobili e veloci (Rossi e Nihat), attaccanti bravi spalle alla porta (Guille Franco) e opportunisti d’ area (Joseba Llorente), senza dimenticare la stuzzicante novità di Altidore.
Però non mancano personalmente alcune non insignificanti perplessità: sulla trequarti son tutti eccellenti giocatori ma nessuno possiede un cambio di ritmo incisivo, e questo unito alla già altre volte sottolineata mancanza di profondità dei terzini (unica opportunità di gioco sugli esterni) profila una squadra tendenzialmente portata a giocare sempre alla stessa velocità e a palleggiarsi un po’ addosso, situazione che potrebbe costare pesanti fatiche contro avversari molto chiusi.

LA STELLA: Gonzalo Rodríguez: Vado controcorrente e non scelgo né Senna né Rossi, ma questo centrale che se non fosse stato per i gravissimi infortuni al ginocchio degli ultimi anni avrebbe avuto tutte le attenzioni che meritava. Uno dei migliori difensori puri del mondo, e per difensore puro intendo uno che marca stretto l' avversario, che raramente fallisce una chiusura, che sui palloni vaganti nell’ area è elastico e reattivo come una molla, che difficilmente sbaglia una partita. Imposta male il gioco dalla difesa, questo sì.
OCCHIO A…: Jozy Altidore: Ancora non si sa quale sarà il suo destino: sembrava dovesse essere ceduto in prestito, soluzione che potrebbe essere stata soltanto rinviata di qualche mese. È ovviamente acerbo visti i suoi 18 anni, ma ha grosse potenzialità atletiche e dimostra di sapersi muovere sul fronte offensivo.

Etichette:

5 Comments:

Blogger Edoardo Tinghi said...

Semplicemente perfetto per competenza e chiarezza! Come sempre del resto... Speriamo tu abbia ragione sul Mio Sevilla... Incrocio le dita. Saluti Edoardo

12:13 PM  
Blogger valentino tola said...

Ciao Edoardo, e molte grazie.
Dato il mio tifo blaugrana, spero ovviamente di non aver ragione :) Comunque, fa bene che ogni tanto non vincano le solite note, e direi che per il Sevilla sarebbe ora. Certo, Real Madrid e Barça hanno una qualità individuale che può smuovere le partite, ma globalmente, considerando tutti i fattori, non vedo perchè gli andalusi non possano competere alla pari. Comunque, alla pari di Real e Barça, l' esordio non è stato soddisfacente sul piano del gioco: rispetto a quanto visto a Santander, la fluidità di manovra deve crescere ancora parecchio.

7:12 PM  
Blogger Edoardo Tinghi said...

Scusa Vale una domanda. Conosci mica le modalità di ingresso nella scuola allenatori spagnola? Siccome sto per prendere il primo livello in Italia (Allenatore di base, ho giocato 10 anni in prima- seconda categoria) volevo sapere in soldoni se occorre aver giocato nei professionisti per accedere al nivel 2 e nivel 3 in Spagna. In Italia il criterio, come tutto del resto, è molto corporativistico-raccomandazionistico. Quindi o hai giocato in categorie professionistiche o sei out o conosci...........saluti

10:32 AM  
Blogger valentino tola said...

Mi spiace, non saprei aiutarti, so solo che ci sono distinti regolamenti a seconda della regione della Spagna.

7:56 PM  
Anonymous Manuel said...

Un ora di tempo e due decimi alla vista m'ha preso sto post,però complimenti,ottimo lavoro come sempre,valentino.

Vedo molto bene l'atletico madrid,personalmente,se risolverà i suoi problemi abituali potrà aprire un ciclo importante.
Una squadra con ottime individualità,anche se forse ha la coperta un pò corta,specie davanti.
Dietro mi auguro di non vedere più pablo.

Il siviglia devo ancora inquadrarlo bene,sulla carta vedo un indebolimento (i due centrali difensivi non mi convincono appieno),ha perso giocatori importanti e difficili da sostituire,questo però può rivelarsi una crescita sul piano collettivo,se la squadra manterrà la sua capacità di creare gioco e di fare la partita degli ultimi anni può fare bene,per ora la vedo come quarta forza,insieme al valencia.

Barca e real non mi sembrano,almeno in questo inizio di stagione,così irraggiungibili,possibile una sorpresa...chissà che...

Ciao


Manuel.

11:05 AM  

Posta un commento

Links to this post:

Crea un link

<< Home