lunedì, settembre 29, 2008

QUINTA GIORNATA: Espanyol-Barcelona 1-2: Corominas (E); Henry (B); Messi, rig. (B).

Partità di straordinaria intensità, succede di tutto (anche un’ interruzione di nove minuti causata da un criminale lancio di bengala dal settore degli ultrà del Barça verso quello dei tifosi dell’ Espanyol), e in questo tutto si avvera il paradosso di un Barça che vince grazie a un regalo dell’ arbitro (Eto’o non simula e cade sullo slancio dell’ azione, ma Pareja prende la palla: non era rigore), peraltro non l’ unico errore del match, una partita che avrebbe meritato di stravincere sul mero piano del gioco. Trentadue tiri contro tre dell’ Espanyol, undici calci d’ angolo a zero, possesso palla manco a parlarne, e questo anche prima dell’ espulsione di Nené a fine primo tempo che ha ulteriormente ingigantito una situazione di dominio già evidente da inizio gara. Al di là della comprensibile ira dei padroni di casa per la decisione allo scadere di Medina Cantalejo, bisogna osservare che sette o addirittura nove punti sarebbero stati un’ autentica esagerazione in rapporto al pochissimo che l’ Espanyol ha espresso in termini di gioco in queste prime giornate.

Guardiola come al solito si sbizzarrisce col turnover, cambia la coppia di difensori centrali (Puyol-Piqué per Márquez-Cáceres), concede una chance ad Henry al posto di Eto’o, premia Gudjohnsen per il gol decisivo col Betis e reinserisce Busquets, mantenendo come costanti irrinunciabili Messi, Alves, Xavi e Iniesta. Proseguendo l’ assenza di De la Peña, Tintín Márquez opta per il 4-2-3-1.
Sin dal primo minuto è un monologo blaugrana, e una conferma dei costanti progressi nella qualità di manovra degli uomini di Guardiola, perennemente nella metacampo avversaria e abili a bilanciare in maniera equilibrata la loro manovra fra le due fasce e il centro (a differenza delle prime uscite stagionali, dove ci si muoveva solo sulla destra). Una manovra dinamica, fluida e sviluppata in pochi tocchi, grazie alle ottime opzioni di passaggio che offrono gli scambi di posizione fra centrocampo e attacco. In particolare Messi si muove frequentemente in zona centrale, fra le linee e a pochi metri da Henry, garantendo in questa zona una superiorità numerica che, con l’ ausilio di Xavi e Gudjohnsen, prende in mezzo il doble pivote espanyolista Moisés-Román Martínez. Proprio da una percussione centrale di Messi nasce la prima occasione blaugrana, una girata mancina improvvisa di Henry di poco a lato. E arriva anche una traversa sonante su un magistrale (collo-esterno che gira e si abbassa di colpo) destro dalla trequarti di Xavi, smarcato da un elegante colpo di tacco di Busquets (che continua a dimostrare buona padronanza e intelligenza tattica).
L’ ultima cosa che ci si aspetterebbe sarebbe un’ azione in attacco dell’ Espanyol, figuriamoci quindi un gol: casuale e beffardo, l’ unica maniera in cui onestamente avrebbero potuto trovarlo i padroni di casa. C’è l’ ormai ricorrente rilassatezza difensiva blaugrana ad aprire la strada, quando Piqué svirgola il rinvio e Valdés smanaccia pessimamente sui piedi dell’ accorrente Coro. Va detto che il gol può dirsi tranquillamente irregolare, per la gomitatina di Luis García che sbilancia il portiere blaugrana, ma anche così Valdés aveva comunque la possibilità di mettere la palla in angolo invece che offrire un assist all’ avversario.
La partita prosegue come se non fosse successo nulla, col Barça sempre all’ attacco con veemenza e lucidità e l’ Espanyol che si aggrappa a qualunque cosa per difendere il vantaggio, vedi il grande salvataggio sulla linea di Pareja su Henry a botta sicura. A cristallizzare questa situazione tattica e ad accentuare la sproporzione di forze provvede poi la seconda ammonizione per Nené, che salta col braccio largo su Busquets: personalmente considero sempre un po’ troppo severe queste sanzioni, perché non si vede cattiveria e perché comunque è difficile pensare a un giocatore che salti col braccio attaccato al corpo, ma va detto che son decisioni che nel regolamento ci stanno e che si ha modo di veder adottare con una certa frequenza.
Tintín nella ripresa cerca di far fronte all’ inferiorità numerica con l’ ingresso di Ángel per Tamudo, passando a un 4-4-1 che prevede lo spostamento di Coro a sinistra e l’ adattamento di Román Martínez sulla fascia destra. Guardiola risponde con buon senso più ancora che con coraggio: con Román esterno destro, Abidal, peso morto della squadra in fase offensiva, serve ancora meno, meglio quindi lasciare tutta la fascia sinistra a Iniesta e mettere ancora più pressione sulla difesa dell’ Espnayol aggiungendo Eto’o ad Henry al centro dell’ attacco. Arrivano altri assalti e altri salvataggi per il rotto della cuffia per l’ Espanyol, come un tiro di Henry dopo la trecentocinquantesima situazione di mischia nell’ area espanyolista, tiro che ancora non son riuscito a capire se sia finito sul palo o se abbia trovato qualche altra particolare scusa per non finire in rete.
Insiste Guardiola, e nei suoi cambi successivi il coraggio c’è tutto: Keita per Gudjohnsen era nell’ aria (il maliano permette anche di coprire all’ occorrenza la fascia sinistra allargandosi), ma Bojan per Busquets sorprende quanti come me si aspettavano più che altro l’ uscita di Henry. Ora capita di vedere fino a sei giocatori che occupano l’ area di rigore dell’ Espanyol, un Barça che in pratica gioca con due soli difensori, Alves che copre tutta la fascia destra quando Messi si aggiunge al centro, Xavi e Iniesta in cabina di regia, Keita che si alterna fra la mediana e un’ improvvisata posizione di terzino, Bojan, Henry ed Eto’o che si dividono fra l’ area di rigore e l’ ala sinistra.
Si può dire forse che quest’ intasamento negli ultimi metri in alcuni momenti tolga un po’ di chiarezza alla manovra blaugrana, ma insomma, si resta sempre lì, nell’ area dell’ Espanyol e a guardare meravigliati il tabellone del risultato: Kameni fa la paratona su Eto’o liberato da un ottimo velo di Xavi. A un certo punto però a spezzare il ritmo dell’ assedio non è un giocatore in maglia biancoblu, ma uno o più delinquenti che dal settore occupato dalla frangia estrema del tifo blaugrana, i “Boixos Nois”, lanciano dei bengala verso il settore adiacente occupato dai tifosi dell’ Espanyol. Poteva finire molto peggio, ci si limita alla reazione di alcuni tifosi dell’ Espanyol che addirittura sfondano le protezioni ed entrano a bordocampo per protesta. In tribuna d’ onore qualcuno accusa Laporta additandogli la responsabilità di tutto ciò, ma la risposta piccata del presidente blaugrana è da quel (non tanto) che sappiamo condivisibile, se è vero che questi si è adoperato sin dall’ inizio del suo mandato per estirpare questo cancro del barcelonismo, impedendo ai Boixos l’ accesso alle partite casalinghe e ricevendo anche minacce e un tentativo di aggressione nel suo primo anno di presidenza. Le responsabilità, con una considerazione di semplice buon senso, sarebbero semmai di chi ha permesso che venissero introdotti i bengala allo stadio.
Medina Cantalejo, nell’ unica decisione pienamente azzeccata della sua serata, decide di sospendere fino a quando la cosa non si calma, e dopo nove minuti si riprende esattamente da dove ci si era lasciati, e il Barça trova anche il giusto premio ai propri sforzi: per una volta la carambola fortunosa favorisce gli ospiti, perché sull’ esemplare lancio di Xavi Henry va via sul filo del fuorigioco a Jarque, non controlla benissimo ma trova il decisivo aiuto in un flipper fra la respinta in uscita di Kameni e il corpo di Jarque che non può smaterializzarsi e così dà modo a Titi di appoggiare comodamente nella porta sguarnita.
Fra gli ultimi minuti regolamentari e il recupero la partita si apre pure, perché l’ Espanyol comincia a giocarsi qualche contropiede con qualche uomo in più, per cui gli ultimissimi minuti sono estremamente emozionanti, ad alti ritmi da una porta all’ altra e con le squadre sbilanciate. L’ asso finisce col pescarlo il Barça, proprio a fil di sirena, su una percussione di Messi dalla quale scaturisce l’ episodio del rigore già vivisezionato in apertura di articolo. Al di là del decisivo aiuto arbitrale, si è trattato sicuramente di una prova di carattere del Barça, una reazione e una rimonta che sarebbe stato difficile vedere negli ultimi due anni di Rijkaard, a dimostrazione del fatto che questa squadra comincia ad avere un’ anima oltre che un gioco che migliora di partita in partita.

I MIGLIORI: Xavi il faro, Henry vivace e volenteroso, Iniesta continua il suo buon momento di forma. Nell’ Espanyol, è eccellente la prestazione di Pareja al centro della difesa, sempre concentrato e al posto giusto, preciso anche quando toglie palla a Eto’o lanciato a rete allo scadere, peccato che Medina Cantalejo non sia dello stesso avviso… Buona gara di Coro (e ovviamente anche di Kameni!), con la squadra in dieci cerca di far respirare la squadra provando a ribaltare il gioco con la sua velocità, impresa improba visto il quadro tattico ma comunque apprezzabile.
I PEGGIORI: Tamudo ancora all’ asciutto, al di là della difficoltà nel ricevere palloni è un brutto inizio di campionato per lui, nessun gol e neanche quella sensazione di pericolo che solitamente accompagna i suoi movimenti . Esce alla fine del primo tempo per le necessità dell’ inferiorità numerica. Al di là del fallo di Luis García, quella di Valdés è una papera, e va detto che nell’ ultimo anno il livello offerto dal portiere blaugrana è sensibilmente calato.

Espanyol (4-2-3-1): Kameni 7; S. Sánchez 6, Jarque 6, Pareja 7, Chica 6; Román 5,5, Moisés 5,5; Coro 6,5 (81'), L. García 6 (77'), Nené 5,5; Tamudo 5,5 (45').
In panchina: C. Álvarez, Lola, Ángel 5,5 (45'), Callejón s.v. (77'), Julián, Jonathan, Sielva s.v. (81'),
Barcelona (4-3-3): Valdés 5; Alves, Puyol 6, Piqué 6, Abidal 6 (53'); Xavi 7, Sergio Busquets 6,5 (65'), Gudjohnsen 6 (61'); Messi 6,5, Henry 6,5, Iniesta 6,5.
In panchina: Pinto, Márquez, Touré, Keita s.v. (61'), Bojan s.v. (65'), Pedro, Eto’o 6 (53')

Goles 1-0 (19'): Coro resuelve un barullo en el área de Valdés. 1-1 (76'): Henry a puerta vacía tras rechace de Jarque. 1-2 (95'): Messi, de penalti.
Árbitro: Medina Cantalejo, Colegio Andaluz. Expulsó por doble amonestación a Nené (13' y 45'). Amonestó a Busquets (6'), Valdés (20'), Román (54'), Chica (56') y Jarque (90').
Incidencias: Montjuïc. 31.650 espectadores. El encuentro fue suspendido ocho minutos por el lanzamiento de bengalas en la grada.

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10 Comments:

Anonymous Edo14 said...

oddio, Vale, che i Boixos Nois siano addirittura un cancro del barcelonismo mi sembra francamente esagerato. Sono una frangia indipendentista, di sinistra, e com'è logico che sia odiano i tifosi dell'Espanyol, i cui ultras sono nazionalisti spagnoli e palesemente di destra, nonché una delle tifoserie più sleali di Spagna. Non approvo il lancio di bengala verso il settore di casa, ma nemmeno sono per un calcio senza ultras, tutti seduti come a teatro, senza cori nè torce (che, se usate bene, sono uno spettacolo). I Boixos sono un grande gruppo e se Laporta li boicotta fa un errore grande come una casa.

1:49 PM  
Blogger valentino tola said...

Edo, io non voglio un calcio senza ultras. Sono assolutamente d' accordo sul fatto che senza di loro lo spettacolo perderebbe molto, su questo non ci piove. Sono loro a fare il tifo, sono loro a creare entusiasmo e sono loro a dare colore alle partite. Parla chi è consapevole di questo e vive anche una sorta di dualismo interiore, perchè a me al tempo stesso piace seguire con molta attenzione quello che succede in campo ma so bene che se tutti seguissero la partita come piace a me lo stadio diventerebbe un mortorio. Domenica scorsa sono andato per la prima volta in curva nord (il settore degli ultras) qui a Cagliari, e ti posso dire che sebbene della partita non sia riuscito a seguire nulla, perchè era impossibile, mi sono divertito veramente tanto a incitare la squadra, e questo ha rafforzato in me la convinzione che il tifo sia una componente essenziale del fascino del calcio (cosa sarebbero il Boca senza la Doce o il Liverpool senza la Kop?) Trovo che questo sia sano, persino gli insulti verso le squadre avversarie (penso che le persone intelligenti sappiano che questo fa parte del gioco, che allo stadio ci si lascia andare dal punto di vista verbale), penso che fermandoci a questo gli ultras siano una delle parti migliori del calcio. A parte un paio di malati di mente che ululavano verso Sissoko (fortunatamente isolati) io ho visto soltanto passione in questa mia esperienza.

Quello che non capisco e non capirò mai è quando dalle parole si passa a certi gesti, non capisco e non capirò mai la logica bellica applicata allo stadio, non capisco l' esigenza dello scontro che purtroppo affiora in alcune manifestazioni (ad esempio sul tuo blog hai pubblicato un' intervista interessante a un rappresentante della Herri Norte: alcune cose erano comprensibili, e io non sono contrario al fatto che una tifoseria organizzata abbia delle sue posizioni politiche, peraltro in piccola parte coincidenti con le mie, anche se il campo di calcio non è un' assemblea... quello che non mi va giù è che in quell' intervista parlasse di "scontri" con le altre tifoserie... Perchè? Non è stupido arrivare a questo? Come è possibile?).
Lanciare i bengala verso il settore avversario è passare dalle parole a fatti gravissimi, che in alcuni casi estremi possono avere conseguenze drammatiche. Chi si comporta così e chi li spalleggia stramerita la definizione di cancro a mio avviso. Si può avere un tifo passionale non accompagnato da violenza? Chiedo troppo?

In tutto questo conosco la fama degli ultras dell' Espanyol, non mi piacciono per nulla nè loro nè quelli del Betis nè quelli del Zaragoza, per fare alcuni esempi a loro affini. Mi fa anche un po' tristezza (fastidio no, fa parte del gioco, ripeto) il loro quasi anteporre l' odio per il Barça all' amore per la propria squadra (basta sentire i cori, "Puta Barça!" c'è sempre e capita anche che preceda "Espanyol oé oé!"), però in questa occasione è chiaramente solo e soltanto una parte ad essere passata dalle parole ai fatti in maniera così pesante.
Tifosi che si comportano come i Boixos sabato sera in uno stadio non li faccio entrare: fa bene Laporta.

3:05 PM  
Anonymous cespo said...

se posso intromettermi, il calcio è fatto di rivalità, di odi, di gemellaggi. Come ogni cosa. Una partita prende molto da tutto questo, il pathos della sfida: il derby rimane un derby, ma perchè ad esempio a londra un arsenal totthenam è sentitissimo, ma un chealsea west ham no? Perchè betis-sivilla, come genoa-samp, è una partita che anche senza aver nulla di così importante rimane un evento e non solo per le due città??? Perchè per il madrid andare a vincere a casa dell'athletic è un impresa, mentre magari a villareal son solo 3 punti?
Io dico che queste cose danno un sapore diverso alle sfide, ho visto ad esempio everton liverpool e si carpiva un'atmosfera incredibile.

Io per primo son contro ad ogni atto violento allo stadio, ma se la cura è vedere uno stadio inglese, no, lo dico chiaro e tondo...

p.s: il primo coro dello sporting è "puto oviedo y puta capital" in ogni partita. E lo si canta di gusto...

3:33 PM  
Blogger Kerzhakov 91 said...

Che bel derby, uno dei migliori che ricordi fra Espanyol e Barcelona!!!

Vittoria meritatissima dei blaugrana, mi hanno veramente impressionato, erano anni che non li vedevo giocare per tutti i 90' (anzi, 105'...) ad un ritmo così alto, credo che Guardiola stia imboccando la strada giusta, sabato sera non ho visto dopo tanto tempo una squadra senza sbocchi. Il rigore che ha deciso la partita chiaramente non c'era (anche se in diretta ero sicuro che fosse netto), però alla fine sarebbe stato uno scandalo se l'Espanyol avesse pareggiato una gara in cui ha fatto oltre 30 (!!!) tiri in meno degli avversari.

PS: due parole su Sergio Busquets?


Infine, ti volevo chiedere come vedi il Real per la da me attesissima sfida di domani (purtroppo non sono riuscito a vedere la sfida con il Betis, confido in qualche replica)...
A tal proposito, hai visto lo Zenit sabato contro la Loko? Abbiamo qualche speranza di non soccombere secondo te?

Io francamente sono preoccupatissimo, non possiamo fallire e di fronte avremo una squadra ben più navigata ed esperta, in grado di punirti al primo errore...
Hubocan e Puygrenier comunque di gran lunga i migliori contro la LOko, chissà che Advocaat non li provi anche domani...

3:35 PM  
Blogger valentino tola said...

"il calcio è fatto di rivalità, di odi, di gemellaggi. Come ogni cosa."

Appunto, si presume che, come ogni cosa tranne lo stato di guerra, non debba essere fatto di violenza. Il resto ci sta tutto e, come detto, rende più affascinante il gioco e lo "insaporisce".

3:36 PM  
Blogger valentino tola said...

comunque mi son divertito anch'io a cantare i cori contro la Juve, non credere... ;-)

3:40 PM  
Anonymous Edo14 said...

io sono un po' di parte, perchè per tanti anni sono stato in curva e, pur non amando glii scontri, ho capito frequentando quel mondo la logica che sta dietro l'essere ultras. Lo scontro fa parte di questa mentalità, lo scontro leale, senza lame, e non voglio certo disquisire qua se sia una cosa intelligente o meno; chi è stato in curva, pur non approvandolo, sa cosa significa scontrarsi con un altro gruppo, chi non c'è stato non può capirlo e spiegarlo non è facile, anzi credo sia impossibile. Spesso, comunque, gesti come quello di ieri sono frutto più di iniziative di cani sciolti che dei gruppi, perché all'interno di un gruppo ci sono gerarchie precise e nessuno può permettersi azioni di quel tipo senza pagarne le conseguenze. Tra l'altro un bengala non è una bomba carta, se vai a Napoli in trasferta te li tirano in continuazione e non mi pare che lì sospendano le partite.
Il discorso sulla violenza sarebbe lunghissimo e si entrerebbe in un ambito sociologico che lascio volentieri agli opinionisti da Controcampo o a quei giornalisti che discorrono amabilmente di curve senza esserci mai entrati in vita loro. Di sicuro preferisco chi la sfoga in una scazzottata con un gruppo rivale che accetta lo scontro leale a chi va in giro a menare la gente tranquilla nei locali, o peggio.

4:30 PM  
Anonymous Anonimo said...

giusto per mettere la mia: sono abbonato in Curva Nord (Lazio) dal 1992 e non ho mai sentito il bisogno, la necessità, dello scontro fisico con un tifoso avversario; e per esempio trovo dei perfetti imbecilli i tifosi (non solo laziali ovviamente) che assaltano i treni ecc ecc

markovic

5:09 PM  
Anonymous Edo14 said...

Markovic, esere abbonato in curva è una cosa, essere ultras è un'altra. Ognuno la pensi come vuole, ma questa distinzione mi sembra quasi banale. Anche a me non sono mai piaciuti gli scontri, ma questi fanno parte della mentalità ultras, che si può discutere o meno, ma così è.

8:35 PM  
Blogger valentino tola said...

@ Kerzhakov
Molto contento della prestazione del Barça, la migliore forse della stagione. Si vede una squadra che sta trovando partita dopo partita un gioco di ottimo livello, e che ha carattere, rompendo la nefasta dinamica di autocompiacimento degli ultimi due anni. Io ci aggiungerei che Guardiola sta dimostrando oltre che idee (lavora molto sulla tattica, e in maniera più dettagliata di quanto non facesse Rijkaard su situazioni come le palle inattive in attacco) notevole personalità: scelte coraggiose, non sempre condivisibili, ma sicuramente stimolanti per chi vede le partite del Barça e spesso anche per i giocatori, che è la cosa più importante.

Su Busquets stavo pensando di vedere ancora qualche partita per studiarmelo meglio e poi magari scrivere un articolo su di lui tipo quelli della serie "Protagonisti", comunque mi sta piacendo: ha 20 anni ma si sta muovendo con apprezzabile maturità. Nel Barça B ha fatto anche la mezzala destra (e anche in alcune amichevoli estive con la prima squadra), ora Guardiola lo sta utilizzando esclusivamente come pivote: mi sembra un giocatore intelligente dal punto di vista tattico e lucido al momento di scegliere la giocata. Sabato mi è piaciuto in fase di non possesso, è stato puntuale nell' accorciare in pressing, nel raddoppiare o nel ripiegare a protezione della difesa a seconda delle circostanze. In fase di possesso, devo dire che nelle prime amichevoli i suoi tempi di gioco non mi convincevano del tutto, mi sembrava un giocatore bravo ma un po' macchinoso nel liberarsi del pallone, un po' come era Edmilson. Rivedendolo meglio in queste gare di campionato, devo dire invece che pur difettando in agilità, pensa e gioca più rapido di Edmilson, raramente va oltre i due tocchi. Si vede che viene dalla scuola de La Masia, la cantera del Barça, perchè sa far correre il pallone, è preciso nei passaggi e in qualche occasione sa anche innescare in verticale l' uomo fra le linee. Non ha le sventagliate di 40 metri verso le fasce che aveva Edmilson o il suo allenatore quando giocava, ma mi sembra che la circolazione di palla sia un po' più essenziale e sciolta con lui piuttosto che con Touré, che di qualità tecnica ne ha ma è un po' più lento di pensiero e di esecuzione.

Come no se l' ho visto lo Zenit! è sempre un piacere, ha giocato una grande gara, soprattutto il primo tempo è stato magnifico, anche se la fase di non possesso della Loko ogni volta che la vedo mi sembra un po' troppo blanda.
Per domani direi che la gara è incertissima: sarebbero due squadre perfette, se il Real Madrid avesse il gioco dello Zenit e lo Zenit l' efficacia offensiva del Madrid. Io direi che il Madrid che vediamo di solito col 4-3-3 rischia tantissimo l' inferiorità numerica a centrocampo. Io correggerei questa situazione mettendo Van der Vaart al posto di Raul e piazzandolo tra le linee a disturbare Tymoschuk. Il Madrid deve cercare di fare possesso-palla e costringere lo Zenit a difendersi a mio avviso.
Non escludo che alla fine un pareggio possa finire con l' andare bene ad entrambe (lo Zenit si rifornirà di punti col BATE e poi si giocherà tutto con la Juve), ove la partita si mettesse in un certo modo.

11:13 PM  

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