sabato, novembre 24, 2007

Analisi Villarreal.

Post abnorme, tanti cari auguri...

Assieme al Sevilla, il Villarreal si è affermato negli ultimi anni come la nuova realtà del calcio spagnolo. Senza conquistare alcuno dei successi andalusi, ma se vogliamo suscitando anche maggior sensazione, dato che il Submarino Amarillo è l’ espressione di una piccola città (Vila-real, secondo la denominazione ufficiale in valenciano) di 51.000 abitanti, che prima della stagione ‘97-’98, mai si era sognata di poter vantare una squadra in Primera Division.
Invece, nel giro di pochi anni, un’ ascesa formidabile, costruita soprattutto sulla contrattazione di giocatori sudamericani (a parità di livello, mediamente più economici dei loro colleghi europei): semifinalista nella Uefa 2003-2004, terzo posto e qualificazione alla Champions League nella Liga 2004-2005, storica semifinalista nella Champions dell’ anno successivo, quinto posto nella scorsa Liga. Quest’ ultimo può sembrare un passo indietro, ma è in realtà un risultato straordinario se rapportato alle difficoltà affrontate dalla squadra, che in mezzo alla stagione ha dovuto affrontare una difficile transizione, col passaggio dall’ epoca-Riquelme a una nuova fase della storia del club, più matura ed ambiziosa.

Non più una squadra costruita sul talento di un singolo, ma un blocco compatto, con molta qualità ma distribuita fra molti elementi, senza primedonne e con una varietà di soluzioni maggiore rispetto all’ era della Riquelme-dipendenza. Anche la strategia di mercato ha fatto un salto di qualità, orientata ora su elementi di rinomata esperienza internazionale (è il caso di Pirès e, fregatura dell’ ultim’ ora a parte, era quello di Ayala) e sui giovani più promettenti del calcio internazionale, non più solo sudamericano (quindi Matias Fernandez ma anche Giuseppe Rossi e Mavuba).
L’ exploit del Villarreal in questa prima parte di stagione affonda pienamente le radici nell’ eccezionale cavalcata del girone di ritorno dello scorso anno: alla lunga è difficile, anzi impossibile, pensare ad una lotta alla pari con le potenze Real Madrid e Barça in chiave-campionato, ma molto più plausibile pensare ad un ritorno a fine stagione nell’ èlite della Champions. Le basi ci sono tutte, in termini di qualità, equilibri consolidati e sperimentati e pure consistenti margini di miglioramento.

In sella c’è sempre Manuel Pellegrini, l’ Ingegnere cileno, ciò che ci dice molto della serietà di questa società, che a Pellegrini ha confermato la fiducia e dato carta bianca nel momento più delicato, quello del conflitto con Riquelme e della ricostruzione della squadra su nuove basi. Nuove basi che hanno implicato il passaggio definitivo dal 4-3-1-2 (il modulo di Riquelme e per Riquelme) al 4-4-2 (modulo rifiutato da Riquelme), nel quale l’ utilizzo dei due centrocampisti centrali ha ridato equilibri fondamentali alla squadra. L’ alternativa principale è il 4-2-3-1 (con Pires alle spalle di un’ unica punta), modulo con un centrocampo ancora più folto, utilizzato nelle gare con Barça e Zaragoza.
Un 4-4-2 però molto sui generis quello del Villarreal, molto sudamericano: Pellegrini non ama dare punti di riferimento statici all’ avversario, non sono previsti né un ariete in attacco né esterni larghi a centrocampo. I centrocampisti esterni del Villarreal sono per lo più trequartisti adattati che tagliano verso il centro per creare scompiglio fra le linee e favorire la superiorità numerica e la ragnatela di passaggi tipica del centrocampo amarillo, lasciando preferibilmente la fascia alle sovrapposizioni dei terzini (discorso che vale soprattutto per Pirès con Capdevila sulla sinistra).
Nessun punto di riferimento: in fase di possesso, Pellegrini dalla trequarti in su lascia una certa libertà di espressione ai suoi giocatori, chiedendo costante mobilità e giocate possibilmente palla a terra e in uno-due tocchi, che facciano leva sull’ imprevedibilità dei talenti offensivi.
Il Villarreal è una squadra che ama possedere il pallone, disegnando trame fitte ed eleganti e gestendo i ritmi del gioco con grande calma e padronanza, con un buon gusto che cerca il più possibile di non scadere nel leziosismo (quando succede è per la presenza di troppi giocatori che per attitudine portano palla e non danno il cambio di ritmo negli ultimi metri, e anche per una mancanza di profondità sugli esterni che di tanto in tanto affiora).
Ma il fatto che il Villarreal ricerchi il predominio nel possesso-palla non significa che non abbia le idee chiare quando ad avere il pallone sono gli avversari. I gialli non esercitano un pressing alto, preferiscono ripiegare e fare densità dietro la linea della palla, anche per proteggere una difesa che presa in velocità va in sofferenza, a disagio nel gestire spazi troppo ampi: in questa fase il 4-4-2 così flessibile e disposto ad assecondare gli estri dei singoli in fase di possesso si ricompone in un assetto ordinato ed efficiente, con le due linee da 4 di centrocampo ravvicinate e attente a non lasciare spazi preziosi sulla trequarti. Il Villarreal ha incassato finora 18 reti, non poche: la difesa di Pellegrini tende ad accusare qualche sofferenza di troppo sulle azioni da calcio piazzato, e se costretta a scoprirsi per recuperare il risultato può imbarcare parecchio, data la scarsa rapidità dei suoi difensori, come dimostrano anche le goleade subite contro squadre dalle transizioni fulminanti come Real Madrid e Zaragoza.

Per approfondire le linee-guida del suo calcio, ci affidiamo alle dichiarazioni dello stesso Pellegrini, in un’ intervista pubblicata su “As” qualche settimana fa.
Il lavoro tattico si fa dalla metacampo in giù. Da lì in avanti pretendo che i giocatori abbiano libertà. Mi piace giocare con due centrocampisti centrali, uno con più tecnica dell’ altro, e occupare le fasce, però non con giocatori fissi. Ciò ci renderebbe più prevedibili. Utilizzo sempre due punte perché non credo nelle mezzepunte. Non so bene che cosa facciano. Le mezzepunte (si riferisce chiaramente al trequartista alle spalle di un’ unica punta, non a quello adattato a centrocampista esterno che schiera lui) solitamente sono attaccanti che non favoriscono il gioco di squadra e che hanno l’ egoismo proprio degli attaccanti. L’ idea finale è di avere la capacità di giocare molto tempo la palla nella metacampo avversaria.
L’ allenatore è il 95% di una squadra durante la settimana, però il giorno della partita il 95% lo mettono i giocatori. I meccanismi si acquisiscono con l’ allenamento. L’ allenamento orienta le intenzioni della squadra: noi facciamo esercizi nei quali non è permesso dare più di tre tocchi nella propria metacampo e non è permesso né dare il pallone al portiere né giocarlo all’ indietro. Questo serve ad acquisire velocità nelle transizioni. Le mie sessioni di allenamento son sempre col pallone. Solo una volta al mese ne facciamo a meno.”
Credo che difendere in otto limiti una squadra in attacco, però occhio, le partite si vincono anche così. Il primo “resultadista” sono io, che desidero vincere anche giocando male, però credo che giocando bene si ottengono risultati migliori. So anche per certo che chi tiene palla si stanca meno e so, poiché in carriera ho giocato difensore centrale, che la differenza la fa chi gioca davanti, che è l’ abilità tecnica a decidere le situazioni. E non accetto di fare un gol e smettere lì di giocare. Non andare in cerca del secondo gol è una mancanza di rispetto”.


---------------------------Diego Lopez ----------------------------------

Angel--------------Fuentes------------Cygan------------------Capdevila

-----------------------Senna----------Bruno-----------------------------
--------Cazorla----------------------------------------Pirès--------------

--------------------Guille Franco-------Rossi-----------------------------

Altri giocatori. Portieri: Viera. Difensori: Javi Venta, Josemi, Godin, Gonzalo Rodriguez. Centrocampisti: Josico, Mavuba, Cani, Matias Fernandez. Attaccanti: Tomasson, Nihat.


DIFESA
Diego Lopez ha operato il sorpasso nelle ultime tre partite, fra Uefa, Liga e Copa del Rey (qui però paperaccia contro il Las Palmas), sicuramente potenzialità più interessanti rispetto all’ uruguaiano Viera, che mai in questi anni ha dato l’ impressione di essere un portiere veramente all’ altezza, molto raramente sicuro al 100% nelle letture e negli interventi.
I due centrali non sono fenomeni, ma hanno caratteristiche complementari, amalgamatesi in maniera tutto sommato soddisfacente nel corso delle partite. Cygan non combina quei disastri che uno si potrebbe aspettare ricordandoselo in versione gunner (anzi, l’ anno passato ha pure giocate due-tre partite francamente ottime anche per il più acceso dei suoi detrattori), anche perché il centrocampo lo protegge bene, la linea di difesa non gioca alta e quindi gli spazi da coprire non sono mai eccessivamente ampi, cosa che permette di evidenziare la prestanza dello stopper francese in misura maggiore rispetto alla velocità da moviola e alle movenze pachidermiche. Cygan resta comunque il maggior punto debole del Villarreal, giacchè gli avversari sanno che mettendogli pressione possono forzarne l’ errore con relativa facilità.
Accanto a Cygan Fuentes è il centrale più reattivo, più agile e più rapido nelle chiusure laterali. L’ esperto argentino (31 anni e una lunga esperienza, fra le altre squadre l’ Atlas in Messico e un precedente europeo al Guingamp) ha saputo consolidarsi come elemento affidabile al centro della difesa, rattoppando una difesa continuamente menomata dai gravi infortuni occorsi in serie al fenomenale Gonzalo Rodriguez. Inoltre aggiunge qualche gol, che non guasta mai: 4 la scorsa stagione, 2 finora, pericoloso soprattutto quando va a staccare nell’ area avversaria sui calci piazzati.
Completa un parco-centrali ridotto un po’ all’ osso (non sarebbe male un intervento a Gennaio in tal senso) il 21enne nazionale uruguaiano Godin, finora poco impiegato (3 presenze ma già un gol, in casa dell’ Osasuna), centrale che difetta di velocità ma ha buon senso della posizione e ottime doti nel gioco aereo.
Con gli esterni di centrocampo portati ad accentrarsi, sono soprattutto i terzini ad essere incaricati di allargare la manovra: a sinistra Capdevila sembra rivitalizzato dal passaggio in amarillo, fino al punto di riconquistare la titolarità in nazionale. Pires (oppure Cani e Cazorla quando giocano questi a sinistra) gli lascia tutta la fascia, lui non è mai stato Roberto Carlos ma supporta l’ azione offensiva con costanza e buoni tempi d’ inserimento, mentre Angel sull’ altra fascia non dà grande profondità, ma offre diligenza tattica e apprezzabile continuità di rendimento. Javi Venta è il primo rincalzo (adattabile anche a sinistra, visto che Capdevila non ha sostituti di ruolo) dell’ ex Celta: con la grinta cerca di nascondere i molti limiti, prova ad offrire un po’ più di spinta rispetto al mediocre Josemi, ma non ha proprio la qualità per arrivare sul fondo.
E’ un reparto della rosa amarilla assolutamente migliorabile quello dei terzini, vista l’ importanza che possono rivestire nella fase offensiva di Pellegrini (e ne avranno sempre di più quanto più gli avversari del Villarreal giocheranno la carta dell’ ostruzionismo).

CENTROCAMPO
Un Senna in gran spolvero resta il fulcro della mediana. Sempre nel vivo del gioco, l’ ispano-brasiliano (riaccolto nel giro della nazionale) gestisce con grande perizia i ritmi della manovra, l’ immagine della saggezza. Emarginato Riquelme, ora toccano a lui i calci piazzati: traiettorie veloci e molto tagliate, che scendono all’ improvviso, pericolosissime perché basta solo una leggera deviazione (la doppietta di Guille Franco al Sevilla è nata così, ma anche il gol di Cygan al Levante: difatti le palle inattive sono un’ arma molto ben sfruttata da questo Villarreal). Accanto a Senna tre possibili opzioni: il geometrico Bruno, il tattico Josico, il rubapalloni Mavuba.
Bruno Soriano, 23enne prodotto della cantera, è stato lanciato con ottimi risultati in occasione della lezione di calcio al Barça, e da lì in poi ha guadagnato una meritata maglia da titolare. Non è un prodigio di dinamismo, ma nel mezzo sembra avere costantemente i riferimenti giusti. Compassato e razionale, il pallone non gli scotta mai fra i piedi, fa tutto col mancino, protegge bene palla e utilizza sempre il minimo indispensabile di tocchi per dare fluidità alla manovra col suo piede calibrato.
Josico ha cominciato il campionato da titolare (per l’ assenza di Bruno ha giocato anche l’ ultima col Sevilla, ma Keita con un’ entrata assassina lo ha costretto a stare fuori per le prossime cinque settimane), è un elemento di provata affidabilità per Pellegrini, esperto e tatticamente prezioso. Non si muove neanche con le cannonate dalla sua zona davanti alla difesa, non dà la palla a più di due metri, però apporta equilibrio e compattezza al centrocampo.
Rio Mavuba è un caso un po’ strano: uno degli acquisti estivi di maggior richiamo, talento da anni sulla bocca degli osservatori, sulle orme di Makelele, ebbene attualmente non sembra proprio entrare nei piani di Pellegrini, che finora lo ha utilizzato soltanto in casi di estrema necessità, come nell’ ultima col Sevilla quando Josico è uscito per infortunio o nella trasferta di Copa del Rey nelle Canarie, quando causa impegni con le nazionali Pellegrini aveva i giocatori contati. Tre presenze nella Liga, tutte da sostituto, per il misero totale di 84 minuti!
Il reparto mezzepunte-esterni è quello dove Pellegrini può veramente sbizzarrirsi. Pires il punto fermo: il francese non ha più lo spunto per andare sul fondo, che parta da sinistra o da destra comunque preferisce sempre accentrarsi. Il carisma e l’ esperienza la fanno da padrone, e sono altrettanto importanti l’ abilità nel difendere il pallone (molto difficile sottrargliela) e la capacità di trovare lo spazio giusto fra le linee per proporre la triangolazione o inserirsi a sorpresa, specialmente nelle occasioni in cui gioca in appoggio a una sola punta.
Con Pires gioca prevalentemente Santi Cazorla: il canterano è a mio avviso indispensabile come titolare, è infatti quello più in grado di imprimere il cambio di ritmo, col suo gioco elettrico e ricco di accelerazioni. Destro naturale ma di fatto praticamente ambidestro, avendo la possibilità di rientrare sui due piedi può giocare indifferentementea destra o a sinistra, anche se pure lui preferisce cercare il taglio verso il centro, situazione peraltro ampiamente sfruttata da Marcelino l’ anno scorso al Recreativo, dove Cazorla è esploso come elemento da tenere assolutamente d’ occhio anche in chiave-nazionale.
Cazorla indispensabile perché è mia opinione che aggiungere a Pires Cani appesantisca eccessivamente la manovra, mantenendola un po’ troppo sottoritmo. L’ ex gioiello della Romareda ha l’ eleganza di un principe palla al piede, ma ahinoi ha la tendenza connaturata a restare troppo ai margini della partita, a dare sempre meno di quanto in realtà richiederebbe il suo spessore tecnico. Comunque molto meglio farlo partire da sinistra piuttosto che da destra, dove ha un angolo più ridotto per la sua azione preferita, cioè accentrarsi per cercare l’ assist o il destro a girare.
Capitolo a parte Matias Fernandez: lo abbiamo detto in tutte le lingue possibili, deve giocare senza tanto storie, tanto più che lui ce la mette tutta per giustificare questa logica pretesa, con apparizioni finora sempre incisive a partita in corso o nelle rare chances avute da titolare. E va da sé che più gli avversari impareranno a conoscere e a difendersi da questo Villarreal, più diverrà necessario un apriscatole così geniale. Una sua qualità in particolare mi rapisce: la maniera unica con cui utilizza il corpo per nascondere le proprie intenzioni e sottrarsi alla marcatura. Movimenti d’ anca da ballerino, giochi di gambe che fanno venire il mal di testa solo a pensarci (specialità: il dribbling con finta di rabona)… e poi una capacità rara di inventare il passaggio smarcante (fuorviante il soprannome “Matigol”, “Matipase” andrebbe meglio).

ATTACCO
Un infortunio ci ha privato sul più bello del talento di Rossi (ancora poche settimane e lo riavremo), 7 gol e una pioggia di elogi per la sua classe da predestinato. Basta osservare il suo primo controllo (la vera arma in più dei fuoriclasse) per capire che è un giocatore speciale: Giuseppe si trova nella situazione tattica ideale per lui, qualche metro dietro la prima punta in una squadra che fa del gioco palla a terra la sua forza.
Comunque, una conferma che questo Villarreal gira anche a prescindere dalle circostanze avverse viene dal fatto che anche in assenza dell’ italo-americano la squadra di Pellegrini non abbia abbassato la sua media-gol: vanno in gol in tanti, in primis proprio i sostituti di Rossi.
Recuperato alla causa Nihat (4 gol), dopo due anni (l’ ultimo alla Real Sociedad e la scorsa stagione, la prima al Villarreal) di lunghi e gravi infortuni: il turco non ha certo le doti di palleggio di Rossi, ma è una seconda punta pungente, veloce e verticale, con rapidità d’ esecuzione, capace di trovare la rete con ottime soluzioni d’ istinto (ha un destro potente, pericoloso sui calci di punizione, calciati di collo pieno dalla lunga distanza). In certi momenti magari accusa qualche disagio di troppo in una squadra che predilige il palleggio stretto, lui che preferisce sicuramente esprimere la sua velocità in campo aperto. Poco consigliato contro squadre che difendono molto basse e non ti lasciano la profondità (ad esempio contro l’ Athletic Nihat giocò prima punta assieme a Rossi e nemmeno vide palla), meglio quando hai il contropiede a disposizione, magari fuori casa.
Con l’ impegno e la generosità si è conquistato il posto Guille Franco, nel momento migliore della sua avventura spagnola. La dedizione è proprio l’ ultima cosa che si può rimproverare al discusso argentino naturalizzato messicano: attaccante duttile, prima, seconda punta e alla bisogna pure centrocampista offensivo, partecipa molto alla manovra, è bravo a proteggere palla spalle alla porta e nel gioco di sponda, ma ha due enormi nei nell’ esasperante lentezza e nel rapporto difficile col gol (anche se ultimamente è in striscia positiva, doppietta a Sevilla e Las Palmas: il gioco aereo è la sua arma migliore). L’ industrioso Guillermo ha scavalcato il vecchio predone Tomasson, nemmeno lui primissima punta (ricordatevelo nella Danimarca 2002 in coppia con Sand, è quello il suo ruolo preferito: seconda punta dietro a un centravanti boa che gli apre gli spazi per inserirsi), elemento arcinoto: tecnicamente sufficiente, fisicamente tutt’ altro che preponderante, ma molto sveglio negli ultimi metri oltre che intelligente nel movimento senza palla.
Comunque, quella del centravanti è una posizione possibilmente migliorabile dal Villarreal nel prossimo mercato invernale.

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