lunedì, marzo 10, 2008

VENTISETTESIMA GIORNATA: Barcelona-Villarreal 1-2: Senna, rig. (V); Xavi (B); Tomasson (V).

Sconcertante Barça: nel giro di due partite chiude il portone che il Real Madrid gli aveva gentilmente spalancato, e questo proprio quando gli avversari della capitale parevano più in difficoltà. Anche quest’ anno pare che a vincere non sarà la squadra migliore, ma la meno peggiore, e non è un caso se in Champions poi ne rimane a malapena una di spagnola.
Al di là delle considerazioni sul gioco (mai troppo convincente ma comunque mai completamente inguardabile), delle volte lascia basiti l’ attitudine di questa squadra: ieri ha cominciato a giocare con la grinta giusta solo dal 67’, cioè dal momentaneo pareggio di Xavi, prima di allora, pur controllando il gioco, i minuti erano trascorsi con quella solita sensazione di apatia, quasi quella di una squadra che non sa dominare e “aggredire” con la mentalità giusta le varie fasi della partita, quale che sia il risultato: quando la situazione è di parità, se la prende con comodo, tanto nessuno le corre dietro; quando è in svantaggio, il gol al passivo sembra un macigno irremovibile; quando invece ha la (s)fortuna di passare in vantaggio, comincia a giochicchiare, indecisa se continuare ad attaccare, se coprirsi un po’ o se far girare palla per perdere tempo, col risultato che non fa nessuna delle tre cose e incassa rimonte tanto evitabili quanto stupide (vedi la vergognosa partita di Bilbao o la resa senza condizioni della settimana scorsa in casa dell’ Atlético). Solo in Champions i blaugrana sembrano trovare la tensione e la concentrazione giuste, ma forse è solo un’ illusione che svanirà al primo confronto con un’ inglese.
Oltre all’ aspetto piscologico, decisivo per una squadra che si vuole veramente “vincente”, c’è l’ evidenza tattica a deporre a sfavore di questo Barça: i blaugrana non si muovono come un blocco, non appena le individualità abdicano (per infortunio o per i cavolacci loro) escono alle luce le crepe e le carenze strutturali.
Il successo degli anni scorsi non era costruito solo sulla magia delle individualità, ma anche sull’ aggressività e la compattezza in fase di non possesso, con la squadra che pressava nella metacampo avversaria, chiudeva subito le linee di passaggio e recuperava prontamente il pallone, facilitando anche il gioco offensivo (uno dei fattori che hanno reso prevedibile il gioco offensivo del Barça quest’ anno è proprio questo: è chiaro che il Messi di turno può rendersi molto più pericoloso se, invece che partire dalla linea di metacampo con 8 avversari da dribblare, si trova direttamente al vertice dell’ area di rigore avversaria con l’ uno contro uno già servito: fase offensiva e fase difensiva sono interdipendenti, solo in certe schematizzazioni superficiali esistono un attacco e una difesa separati). Ora, e già da molto tempo, il Barça ha perso queste caratteristiche, e tende piuttosto a sfilacciarsi e sparpagliarsi per il campo: uno abbozza il pressing (solitamente Eto’o), gli altri non accompagnano perché magari hanno paura di creare una frattura con gli altri reparti oppure lo fanno troppo timidamente, mentre aumentano le difficoltà per la difesa e il centrocampista difensivo che si trovano a dover coprire spazi più ampi, e con gli avversari che arrivano come lanzichenecchi sulla trequarti.
Il Barça quest’ anno ha preso relativamente pochi gol ma, lo abbiamo detto, è sempre stato più un fatto di individualità che di organizzazione di gioco: smonta la linea Puyol-Marquez-Milito-Abidal, perdi Deco (doveva giocare, ma si è infortunato nel riscaldamento) a centrocampo, inserisci la vecchia gloria Thuram, e hai il quadro di ieri sera.
Una prima linea passiva, Iniesta e Xavi ottimi creatori di gioco ma soffici soffici in interdizione (non si poteva mettere Edmilson e magari avanzare Touré?), ed ecco che il Villarreal esce con tranquillità dalla metacampo, e a quel punto basta poco ai fini palleggiatori di Pellegrini, giusto far girare la palla in attesa del varco giusto per l’ ultimo passaggio. Aiutati anche dal fatto di aver trovato il gol nei momenti giusti, gli ospiti hanno giocato una gara attenta, matura, razionale, senza rinunciare al loro palleggio (anche se mettendo ovviamente da parte la pretesa del predominio nel possesso-palla, al Camp Nou non si può) e colpendo con freddezza.

Rijkaard cerca di ovviare all’ assenza di Messi con uno schieramento inedito: Ronaldinho parte da destra, ma in realtà va spesso da trequartista fra le linee, dietro la punta centrale Eto’o e con Henry che parte largo da sinistra. La prima mezzora è di controllo e pressione dei padroni di casa, ma una pressione placida che si tramuta in pochi pericoli per Diego Lopez (che interviene solo su un sinistro di Eto’o in fuga sul filo del fuorigioco ad inizio partita).
La situazione con Ronaldinho tra le linee potrebbe essere interessante se cercata con maggior decisione e chiarezza di idee: il Villarreal schiera un 4-4-1-1 che teoricamente nei due centrali di centrocampo e in Pires dovrebbe creare la parità numerica rispettivamente con Xavi-Iniesta e Touré. Ove Eto’o e Henry giocassero entrambi accentrati impegnando Gonzalo e Godin, Ronaldinho rimarrebbe però libero tra le linee, creando una potenziale superiorità numerica per il Barça (se infatti il Villarreal cerca di rimediare mettendo uno a uomo su Ronaldinho, automaticamente lascia più liberi Xavi e Iniesta).

----------Gonzalo---Godin---------
-----------HENRY---ETO’O-------

-----------RONALDINHO---------

----------Senna-----Eguren--------
----------XAVI-----INIESTA------

-----------------Pires--------------
---------------TOURE’-------------

Quella raffigurata nell’ orrendo grafico qui sopra è la situazione di potenziale vantaggio sulla trequarti per il Barça appena descritta: mi dilungo su di essa perché è una variante potenzialmente interessante al 4-3-3 arciconosciuto da tutti gli avversari, però va detto che ieri sera non ha inciso minimamente, anzi. Henry è restato largo a sinistra, per cui il mio disegno è rimasto solo sulla carta, si è avuta soltanto un’ azione più confusa e intasata in zona centrale, con poca profondità sulle fasce e Iniesta costretto a coprire più campo sulla destra in fase di non possesso lasciando più spazi al centro.
Il Villarreal soffre poco, copre bene nella sua metacampo, inizialmente un po’ troppo schiacciato dietro, poi si piazza meglio e ha anche modo di uscire in palleggio con la tranquillità e la precisione che gli sono proprie. Alla mezzora il colpaccio: Capedvila lancia lungo un calcio piazzato dalla sua trequarti, svetta Thuram ma sul rimbalzo arriva prima Cazorla che penetra nel vivo della trequarti blaugrana e serve Guille Franco, il messicano è sempre macchinoso ma fa tutto per bene, evita il rientro di Milito, scarta anche Touré e costringe Valdés al fallo: Senna trasforma il rigore.
La reazione del Barça, da qui sino a più o meno i venti minuti del secondo tempo, è impalpabile: qualcosa comincia a muoversi solo quando Bojan, perlomeno attivo e sveglio, sostituisce lo zombie Henry, e soprattutto quando i blaugrana cominciano a improvvisare sfacciatamente, con Iniesta che si sposta sulla sinistra a cercare la superiorità numerica in connessione con Ronaldinho: ottima la combinazione nello stretto fra i due, strepitosa la percussione di Andresin, bravo anche Xavi a inserirsi a rimorchio per il suo sesto gol nella Liga.
E’ questa la fase in cui il Barça sembra crederci di più, in cui perlomeno mette ritmo e generosità nelle sue azioni, ma il Villarreal è ancora una volta molto abile a colpire con freddezza gli squilibri blaugrana: su una rimessa laterale respinge la difesa blaugrana, ma la trequarti è libera e sul pallone arriva prima Eguren (entrato al posto di Pires per dare più sostanza al centrocampo nella fase di assedio blaugrana), dai e vai con Cazorla, perfetto passaggio di ritorno del piccoletto, difesa blaugrana che esce in ritardo, Eguren al centro per Tomasson libero di sentenziare e mettere il macigno sulla partita e forse sull’ intero campionato.
Ci si mette anche un po’ di sfortuna contro il Barça, perché la perfetta punizione di Ronaldinho all’ 88’ potrebbe riaprire uno spiraglio, ma trova l’ incrocio dei pali. Vittoria ospite comunque indiscutibile, se aggiungiamo il gol assurdamente annullato a Senna in pieno recupero.

I MIGLIORI: Determinante Cazorla sui due gol, fa male coi suoi tagli tra le linee e dà una palla stupenda sul gol di Tomasson. Senna detta i tempi, Eguren dà una convincente immagine di solidità, sempre ben posizionato l’ uruguaiano, gioca semplice. Nella fase di improvvisazione pura e semplice, Iniesta ribadisce di essere l’ unico, in assenza di Messi, capace di dare il cambio di marcia con le sue accelerazioni palla al piede. Grande quantità e corsa da Abidal e Zambrotta, un po’ meno qualità.
I PEGGIORI: Henry sembra sempre che arrivi con un attimo di ritardo sul pallone, Eto’o preoccupa un po’, non aveva mai attraversato fasi di appannamento finora, impreciso e a tratti pasticcione. Male un altro colosso come Yaya Touré, in difficoltà per lo squilibrio tattico generale ma anche lento e facile all’ errore di suo. Con Thuram la difesa perde aggressività e consistenza.

Barcelona (4-3-3): Valdés 6; Zambrotta 6,5, Thuram 5,5, Milito 6, Abidal 6,5; Iniesta 7, Touré 5,5 (85'), Xavi 6; Ronaldinho 6, Etoo 5,5, Henry 5 (65').
In panchina: Pinto, Sylvinho, Edmilson, Gudjohns., Giovani s.v. (85'), Bojan 6 (65').
Villarreal (4-4-1-1): D. López 6; J. Venta 6, Gonzalo 6, Godín 6, Capdevila 6; Cazorla 7, Senna 6,5, Eguren 6,5, Matias Fernandez 6 (86'); Pires 5,5 (76'), Franco 6,5 (64').
In panchina: Viera, Bruno s.v. (76'), Tomasson 6 (64'), Cygan, Nihat s.v. (86'), Rossi.

Goles: 0-1 (31'): Senna transforma un penalti de Valdés a Franco. 1-1 (67'): Xavi remata un pase de Iniesta. 1-2 (81'): Tomasson controla un centro de Eguren y marca.
Árbitro: Pérez Burrull (Cántabro). Amonestó a Cazorla (18'), Valdés (31'), Franco (45'), Etoo (71'), Capdevila (73'), Xavi (76'), Godín (76') y Zambrotta (86').
Incidencias: Camp Nou. 52.827 espectadores (peor entrada en esta Liga). Noche fresca y lluviosa. Terreno de juego blando.



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