lunedì, ottobre 27, 2008

OTTAVA GIORNATA: Villarreal-Atlético Madrid 4-4: Simão (A); Forlán (A); Senna (V); Llorente (V); Gonzalo Rodríguez (V); Rossi (V); Simão (A); Raúl Gar

Cose da Atlético, cose non da Villarreal, cose da matti. Appena finito di elogiare la serietà difensiva degli uomini di Pellegrini dopo il pareggio con l’Espanyol, nel giro di pochi giorni arrivano prima il primo tempo di vacanza con l’Aalborg e ora questo assuurdo, inconcepibile, imperdonabile spreco: due gol regalati negli ultimi minuti, proprio quando il più era fatto, la partita era stata rimontata in grande stile e l’Atlético perfetto del primo tempo si trovava già da lungo tempo ampiamente disarmato dall’inferiorità numerica. Per l’Atlético, un punto molto più importante per il morale che per la classifica.


Pellegrini presenta quello che nelle condizioni attuali è il miglior undici possibile (Llorente vede giustamente premiata la sua sana funzione di parassita del gol), Aguirre conferma il 4-1-4-1 del Liverpool, solo che a fare la mezzala con Maniche non c’è una punta adattata come Sinama-Pongolle ma un giocatore più che mai di ruolo come Banega. Spedito in tribuna in maniera sacrosanta l’inguardabile Luis García di questi tempi, bocciato anche il Camacho sbalestrato visto col Liverpool, a richiamare l’attenzione c’è la nuova panchina per Agüero: panchina sulla quale non è il caso di fare troppe polemiche, trovandosi il Kun in condizioni non ottimali per essere stato spremuto più di tutti in questo inizio di stagione, anche quando la forma non era quella perfetta.

Il modulo è lo stesso della partita col Liverpool, ma la resa è insospettabilmente differente. A questa considerazione va anzitutto premesso il prontissimo verificarsi della precondizione necessaria perché l’ Atlético possa esprimere qualcosa di decente, ovvero segnare prima dell’ avversario e possibilmente nei primi minuti, come già successo ad esempio con Málaga, PSV e Recreativo: Simão meglio non può fare, e al primo giro esatto di lancette scaglia un bolide impressionante sotto la traversa, al termine di un’azione splendida per rapidità di esecuzione. È la precondizione necessaria per un Atlético decente perché toglie da subito di dosso agli uomini di Aguirre il peso di dover fare la partita, peso che in due anni e passa hanno abbondantemente dimostrato di non saper portare sulle proprie spalle, avendo come unica arma credibile l’azione di rimessa negli spazi.

Allora se difesa e contropiede deve essere, che difesa e contropiede sia: i colchoneros, forti dell’immediato vantaggio, per una volta applicano con coerenza e attenzione massima la strategia scelta. Se contro il Liverpool il 4-1-4-1 era spesso lungo e, problema ricorrente, regalava ampi spazi fra le mezzeali e il centrocampista difensivo alle transizioni avversarie, stavolta l’Atlético evidenzia una sorprendente e gradita compattezza d’insieme che imbriglia per tutto il primo tempo il Villarreal in una situazione tattica spiacevolissima. Abituati a conquistare la superiorità a centrocampo grazie alla ragnatela costruita dal doble pivote e dal perenne accentramento dei due esterni, gli uomini di Pellegrini vedono ostruite le linee di passaggio e gli sbocchi della loro manovra con una sistematicità che raramente capita loro di trovarsi di fronte.

Non lascia nulla al caso un Atlético concentratissimo: Banega e Maniche cominciano accorciando e portando la pressione sull’inizio dell’azione di Senna e Bruno, impedendone il decollo, mentre all’interno della difesa a zona colchonera i due terzini finiscono col seguire quasi a uomo Pires e Cazorla, obbligandoli costantemente a ricevere palla spalle alla porta. Se non bastasse questo, l’ottimo Paulo Assunção presidia lo spazio fra le linee intralciando non solo le possibili diagonali dalle fasce di Cazorla e Pires, ma anche i movimenti classici di Rossi qualche metro dietro la prima punta. Perfino lo sbocco dei terzini, di per sé non molto profondo ma comunque importante per allargare il fronte del gioco e i sistemi difensivi avversari, viene tolto al Villarreal dai puntuali ripiegamenti di Maxi e soprattutto di Simão. Insomma, i padroni di casa hanno il monopolio del possesso-palla, la situazione per loro più desiderabile, ma succede che non sanno cosa farsene.

E non è questo l’unico fattore di scomodità: il Villarreal infatti è una squadra che, sebbene ami fare la partita ed elaborare gioco con molti uomini, in fase di non possesso tende ad evitare il baricentro alto, per non essere costretta a lasciare troppo spazio fra il portiere e difensori non velocissimi. Ma in questa occasione l’atteggiamento ultra-ostruzionistico dell’Atlético, che difende al limite della propria area, invita per forza di cose i padroni di casa a rovesciarsi nella metacampo avversaria, lasciando nella propria spazi assai pericolosi se esposti al noto assai veloce contropiede colchonero. Questa situazione indesiderata si materializza quando ancora Simão (Dio ti conservi e ti protegga, figliolo) trova lo spazio per affondare, saltando bellamente un Gonzalo non troppo rapido nello scalare né particolarmente deciso nel contrasto, fuggendo sulla sinistra e servendo infine un pallone rasoterra che, corretto da un maldestro intervento di Godín a centro area, Forlán scaraventa a rete con un robusto sinistro di prima intenzione.

Sarebbe il delitto perfetto se non ci si mettesse l’espulsione di Banega a scombinare ogni piano: il secondo giallo dell’argentino è per un’entrata non cattiva ma frutto di un’ingenuità tipica dei 20 anni. È chiaro che con l’uomo in meno l’Atlético non può più mantenere quell’equilibrio solido ma delicatissimo che aveva fruttato il doppio vantaggio, un sistema di gioco che ottimizzava al meglio la parità numerica controllando meticolosamente gli spazi e gli uomini avversari: ora il Villarreal ha sempre almeno uno sbocco a disposizione, situazione che presenterà il conto successivamente.

L’Atlético resiste fino a fine primo tempo, tremando solo su una girata repentina splendidamente sventata da Leo Franco, quello stesso Leo Franco che appena iniziata la ripresa tradirà i suoi regalando l’1-2 al Villarreal con una grossolana papera su tiro di Senna dalla lunga distanza.

Gli equilibri dell’Atlético, almeno quei pochi che riesce a costruire, sono delicati anche e soprattutto dal punto di vista psicologico: se per Valdano “el futbol es un estado de animo”, l’Atlético lo rende una roba per isterici, mandando all’aria nel giro di dieci minuti quanto costruito in tutto il primo tempo e cedendo placidamente al furente ritorno amarillo. In piena ansia, viene fuori la tradizionale incertezza difensiva, col canterano Domínguez, confermato dopo la già abbastanza tremebonda prova col Liverpool, che tiene in gioco prima Llorente e poi Pires nelle azioni rispettivamente del 2-2 e del 3-2, quest’ultimo siglato da Gonzalo servito proprio da Pires sugli sviluppi di un’azione da calcio d’angolo.

Il Villarreal che rimonta con l’orgoglio, aumenta ulteriormente il suo vantaggio col bel calcio: ora i padroni sfruttano con decisione la superiorità numerica, non fanno vedere più il pallone all’Atlético fino a quando non finisce in fondo alla porta, come nella splendida azione con cui Cazorla e Rossi fabbricano il 4-2 che a tutti pare definitivo.

C’è addirittura quasi il sospetto che Aguirre risparmi il Kun per non sprecarlo in una gara praticamente chiusa, ma la deconcentrazione del Villarreal spalanca scenari inaspettati: prima è Gonzalo, ancora una volta molle, a spalancare tutta la metacampo a un Simão sempre affilato come un pugnale, poi il subentrato Raúl García trova addirittura il pareggio sbucando su una punizione a spiovere dalla trequarti ovviamente di Simão. E dopo questo ci sarebbe perfino una quasi-occasione da gol per Forlán che è il colmo e quasi costringe il Villarreal a ringraziare per il fischio finale.


I MIGLIORI: In questo momento un fan di Simão come me può uscire di casa a testa alta, vista la straordinaria esibizione di qualità e quantità offerta dal portoghese, nettamente il colchonero più in forma. Non solo crea superiorità numerica e conquista il fondo con grande facilità, funzione nella quale non ha alcun surrogato nella rosa di Aguirre, ma vede anche la porta ed offre un contributo non facilmente percettibile ma straordinario in fase di non possesso, ripiegando costantemente in aiuto al terzino, cosa che nella Liga fra le ali di alto livello solo Jesús Navas ha nelle corde. Ottima anche la partita di sacrificio di Forlán.

Nel Villarreal confermano la loro indispensabilità Rossi e Cazorla, gli unici capaci di conferire elettricità negli ultimi metri al possesso-palla amarillo. Merita una menzione anche Joseba Llorente per come in generale si sta comportando in questa sua avventura ad alto livello: da vedere è una cosa orrenda, talmente sgraziato e modesto tecnicamente da sembrare in più di una occasione un intruso nel Villarreal dei palleggiatori, però andando al dunque la butta spesso dentro ed è la punta che dà più profondità e presenza in area avversaria dell’organico (e pressa anche sui difensori avversari, il che non fa male sebbene la fase di non possesso del Villarreal sia completamente diversa da quella cui era abituato al Valladolid).

I PEGGIORI: Avevamo parlato bene della fase difensiva del Villarreal e della sua coppia di centrali in particolare, le ultime due partite ci fanno abbassare la cresta notevolmente: Gonzalo segna il gol, va bene, ma non è questo il suo compito e non sono affatto nel suo stile rese come quelle nei confronti di Simão nelle azioni dello 0-2 e del 4-3 (sembra di vedere un Zé Castro…). Anche Godín sfarfalla ampiamente, nella stessa azione dello 0-2 e quando si fa sorprendere da Raúl García nel gol della beffa finale.

Tre giocatori impediscono la vittoria all’Atlético: Banega con la sua immaturità, Alvaro Domínguez per le distrazioni nell’applicazione del fuorigioco che provocano il 2-2 e il 3-2, Leo Franco per la papera che riapre la gara. Fa rabbia l’estremo argentino: questi alti e bassi all’interno della stessa partita, che in lui sono la norma, sono figli di una tecnica pessima che compensa negativamente i pur ragguardevoli riflessi.


Villarreal (4-4-2): D. López 6; J. Venta 5,5, Ponzalo 5, Godín 5, Capdevila 6; Cazorla 7 (70'), Senna 6,5, Bruno 6, Pires 6,5 (82'); Rossi 7, Llorente 6,5.

In panchina: Viera, Ángel, Edmilson, Fuentes, Matías F. s.v. (82'),Guille Franco, Cani s.v. (70').

Atlético de Madrid (4-1-4-1): Leo Franco 5; Seitaridis 6 (46'), Heitinga 6, Domínguez 5, Pernía 6; Assunçao 6,5 (60'); Maxi 6, Banega 5, Maniche 6 (76'), Simao 8,5; Forlán 7.

In panchina: Bernabé, Pablo, A. López 6 (46'), R. García 6,5 (60'), Miguel s.v. (76'), Sinama, Agüero.


Goles: 0-1 (1'): Simao. 0-2 (22'): Forlán. 1-2 (47'): Senna. 2-2 (52'): Llorente. 3-2 (58'): Gonzalo. 4-2 (67'): Rossi. 4-3 (83'): Simao. 4-4 (85'): Raúl García.

Árbitro: Undiano Mallenco, del Colegio Navarro. Expulsó por doble amarilla a Banega (19' y 37'). Amonestó a Simao (15'), Senna (28'), Maniche (43') y Gonzalo (91'+)

Incidencias: El Madrigal. 20.000 espectadores.

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1 Comments:

Blogger The Chosen One said...

Non c'entra con la partita di campionato, ma la sconfitta del Villareal contro il Poli Ejido in Coppa del Re è oltremodo umiliante per una squadra che sta facendo ottime cose anche in Champions.
Per fortuna è in buona compagnia visto che anche il Real ha appena perso 3-2 in casa del Real Union.

11:10 PM  

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