domenica, ottobre 19, 2008

SETTIMA GIORNATA: Espanyol-Villarreal 0-0

Partita non spettacolare ma di buon livello: il pareggio è giusto e fotografa una gara nella quale le ottime difese hanno avuto la meglio.


Per Pellegrini il turnover è una regola inderogabile in questa stagione (e si vede per la prima volta Bruno dal primo minuto), per Márquez invece la cosa più logica è confermare l’ undici che al Bernabeu ha fornito finora la miglior prestazione della stagione dell’Espanyol.

Il copione tattico del primo tempo è chiaramente delineato nella sua prevedibilità: il pallone al Villarreal, l’ Espanyol in contropiede. I gialli costruiscono con relativa facilità la loro tradizionale ragnatela di passaggi (con quattro centrocampisti molto vicini nella zona centrale contro il “trivote” della mediana espanyolista, almeno uno rimane sempre libero di impostare, e inoltre i movimenti di Rossi fra le linee, tenendo in guardia Moisés Hurtado, lasciano in più di un’ occasione sia Senna che Bruno assai liberi di pensare la giocata), dominano il possesso-palla, ma, come spesso capita di sottolineare, difettano del cambio di marcia dalla trequarti in su che possa sbilanciare la gara tutta dalla loro parte, se si eccettuano le iniziative di Giuseppe Rossi, che animano tutte e tre le azioni pericolose del primo tempo: al 3’, un grossolano errore sottomisura di Llorente servito da un’ ottima fuga sul fondo proprio di Rossi; a metà primo tempo, un destro da fuori di Rossi al termine di una splendida percussione palla al piede; al 44’, un tentativo di eurogol al volo, sempre di destro e sempre di Rossi, su cross di Javi Venta dalla destra.

L’ Espanyol mantiene una buona coesione fra difesa e centrocampo, soffre relativamente perché stringe bene le maglie in difesa, anche se Márquez sgolandosi dalla panchina vorrebbe una linea difensiva più alta e meno metri da percorrere dopo il recupero del pallone, a partire dal quale i padroni di casa giocano esclusivamente di rimessa, affidandosi alle visioni di De la Peña, alla ricerca soprattutto dei ribaltamenti negli spazi alle spalle dei terzini del Villarreal, costretti nel sistema di Pellegrini ad accompagnare costantemente l’ azione offensiva per dare ampiezza. Ma anche qui il Villarreal non si fa trovare mai particolarmente scoperto, recupera le posizioni, scala e copre ogni buco con tempismo quasi sempre esemplare.

Un punto forte questo raramente sottolineato come merita, perché l’ indole tutt’ altro che difensivista del Villarreal spesso porta a dimenticare che si tratta di una delle squadre più affidabili e solide nella fase di non possesso di tutta la Liga (attualmente poi è la meno perforata in assoluto, con tre gol incassati), molto ordinata nei ripiegamenti e con una linea difensiva dal comportamento eccellente, attentissima sulle insidiosissime palle filtranti di De la Peña, perfetta nell’ uscire in blocco, nell’ accorciare e nel mantenere intatta la linea e le distanze tra giocatore e giocatore, il che consente a ogni giocatore di avere vicino un compagno pronto alla copertura nel caso si veda superato nell’ uno contro uno. Mi dilungo su questo punto, andando anche al di là della partita di ieri, perché rappresenta a mio avviso il fattore-chiave nell’elevata competitività del Villarreal, ciò che gli consente di capitalizzare al massimo ogni gol segnato e di vincere, come già capitato, anche quelle partite giocate male: un fattore che potrebbe fargli fare parecchia strada in Champions League.

Detto questo, non è che ieri il Villarreal non abbia avuto i suoi momenti di sofferenza, anzi: nel secondo tempo gli ospiti vacillano quando l’ Espanyol riesce ad alzare i ritmi e il baricentro, spezzando la continuità di manovra del Submarino e mettendo pressione nell’ area di Diego López, che fra il 66’ e il ’70 si erge a protagonista assoluto. Prima chiude lo specchio a Nené liberatosi in area piccola con un gioco di prestigio con la suola, poi soprattutto mette una pezza enorme sul rigore sanzionato per un fallo estremamente ingenuo (ne stiamo vedendo sin troppi negli ultimi tempi: quello di Heitinga nel derby di Madrid, quello di Ujfalusi in Barça-Atlético) di Capdevila su Luis García: Tamudo batte forte ma non troppo angolato, in ogni caso il colpo di reni di Diego López è notevole.

La partita è aperta e più movimentata, perché il Villarreal sebbene non abbia il controllo del possesso-palla che aveva nel primo tempo trova comunque spazi agendo di rimessa, in conseguenza di un certo visibile allungamento dell’ Espanyol. Gli ospiti attaccano soprattutto dalla destra, dove Javi Venta si sovrappone una volta sì e l’ altra pure, approfittando del noto menefreghismo nei ripiegamenti di Nené: l’ occasione più ghiotta viene da un gran bel triangolo, stretto e dentro l’ area avversaria, fra Pires e Guille Franco (subentrato a Rossi), col francese che (dopo lo splendido colpo di tacco di ritorno di Guille Franco, vero maestro delle sponde) si vede respingere da Kameni la conclusione finale. L’ ultimo quarto di gara propone un più marcato ritorno al possesso-palla del Villarreal, ma comunque nel contesto di una partita abbastanza placidamente avviata verso il pareggio a reti bianche.


I MIGLIORI: Si esaltano i difensori argentini: fra i padroni di casa Pareja, che ci ha messo giusto un paio di partite a far capire di essere stato un affarone, un centrale concentratissimo, di notevole tempismo e reattività; nel Villarreal, il solito fuoriclasse Gonzalo Rodríguez, che col compare Godín compone senza alcun dubbio la coppia di centrali migliore del campionato fin qui (secondo posto per Albiol-Alexis del Valencia).

Il pericolo offensivo del Villarreal nel primo tempo è solo e soltanto Giuseppe Rossi, l’ unico capace di dare le accelerazioni (assieme a Cazorla, ieri però partito dalla panchina) necessarie ad evitare una monotonia del possesso-palla amarillo sempre in agguato. Cala nel secondo tempo l’ italiano, ma io avrei tolto Llorente e non lui per far spazio a Guille Franco.

Bene anche Pires, la cui versione da finale di carriera ad esser sincero non adoro, ma che ieri ha proposto iniziative di indubbia classe sulla trequarti. Grandissima quantità da Javi Venta, che si sovrappone dal primo all’ ultimo minuto ma al quale purtroppo manca la qualità di tocco necessaria per incidere sul piano offensivo quanto meriterebbero gli sforzi compiuti (avesse uno o due terzini alla brasiliana, questo Villarreal sarebbe una squadra poderosa).

I PEGGIORI: Inguardabile Cani, sempre più promessa mancata, porta palla senza mai approdare a nulla di significativo. Delude dopo la buona prova del Bernabeu Román Martínez, corre molto a vuoto l’ argentino.


Espanyol (4-3-3): Kameni 6,5; S. Sánchez 6, Jarque 6,5, Pareva 7, Béranger 6 (88'); Román 5,5 (79'), Moisés 6, De la Peña 6,5; Luis García 5,5 (72'), Tamudo 5,5, Nené 6.

In panchina: Cristian, Lacruz (88'), Lola, Coro (72'), Rufete, Jonathan, Ángel (79')

Villarreal (4-4-2): Diego López 7; J. Venta 6,5, Ponzalo 7, Godín 6,5, Capdevila 5,5; Cani 5 (64'), Senna 6,5, Bruno 6, Pires 6,5; Rossi 6,5 (75'), Llorente 5,5 (79').

In panchina: Viera, Angel, Fuentes, Cazorla 6 (64'), Franco 6(75'), Altidore s.v. (79'), Cygan.


Árbitro: Fernández Borbalán, del colegio andaluz. Amonestó a Bruno (6'), Román (19'), Luis García (51'), Senna (70') y Moisés (78').

Incidencias: Estadi Olímpic. 16.350 espectadores. Fue la entrada más pobre en lo que va de temporada. Asistieron una cincuentena de aficionados del Villarreal. Antes del comienzo se guardó un minuto de silencio por el reciente fallecimiento de la madre de Grégory Beranger.

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2 Comments:

Blogger Kerzhakov 91 said...

Non ho visto la partita, ma concordo assolutamente con il tuo giudizio su Gonzalo Rodriguez, anche a me piace un sacco, lo ritengo uno dei più forti centrali difensivi che ci siano in circolazione, spero proprio che con il nuovo C.T. (che mi auguro non sia Maradona) ritorni a far parte della Seleccìon...
Ottimo anche Pareja, acquisto indovinato dell'Espanyol che non sta affatto pagando l'assenza di Torrejon.

12:18 AM  
Blogger valentino tola said...

è un giocatore poderoso Gonzalo, e pure sottovalutato a causa della squadra in cui gioca (che è una grande squadra, ma non avrà mai la visibilità di Barça e Madrid) e dei due gravissimi infortuni al ginocchio che lo avevano tenuto fuori per lunghissimo tempo (facendogli pensare anche a smettere in qualche momento). Parlando dell' Argentina, devo dire che non ho potuto non notare con orrore la sua assenza fra i convocati mentre al centro della difesa dell' Albiceleste giocavano Burdisso e Demichelis (nulla contro di loro, ma insomma, manco a paragonarli con Gonzalo!).

Torrejon chi?:) Mi sa che sarà difficile che riveda il campo vista l' autorevolezza di Pareja, la cui rapidità di inserimento è stata veramente entusiasmante.

7:38 PM  

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