martedì, giugno 23, 2009

Bilancio Under 21.

Era attesa solo l’ufficializzazione, ma ieri sera l’Under 21 ha completato il suo capolavoro alla rovescia: López Caro, beato lui, non lo ritiene un fallimento, vede nemici attorno a sé (alle domande sul suo futuro, certo non particolarmente fantasiose o carine, risponde che qualuno probabilmente sarà contento per l’esito di questa spedizione…), sostiene che quando c’è l’impegno non c’è nulla da rimproverarsi, che la sua selezione in tutte e tre le gare ha imposto la propria idea di calcio offensivo (???) e che contro l’Inghilterra la partita è andata persa solo per dei dettagli (???/2).
Beh, io pensavo che non saper perdere fosse un’esclusiva di tecnici alla Capello o alla Lippi, bene o male carichi di trofei, ma a quanto pare anche uno trombato da Levante e Celta (dove guidava un’autentica fuoriserie, relativamente alla Segunda) mettendosi d’impegno può esibire una straordinaria faccia tosta.
Fallimento, non si scappa: stando alle voci che lo vogliono amicone di Fernando Hierro, Direttore Tecnico delle nazionali spagnole, López Caro non dovrebbe muoversi, ma certo è difficile pensare a possibili alternative davanti a un caso paradigmatico come questo di squadra allo sbando, abbandonata a sé stessa.
Anche ieri contro la Finlandia scelte discutibili, a partire dall’insistenza sull’unica punta e sul doppio centrocampista difensivo nonostante l’obiettivo minimo per passare il turno fosse un 4-0 (sperando in una contemporanea vittoria degli inglesi sulla Germania), poi, con l’ingresso della seconda punta solo al 68’ (Pereira, perché Bojan resta in panchina acciaccato), l’uscita del migliore in campo, ovvero Pedro León…

Vittoria meritata ma inutile contro la Finlandia, comunque frutto esclusivamente degli episodi e della qualità dei singoli, le uniche prerogative di una squadra che non è mai stata tale: perennemente incerta nel modulo e negli uomini, incapace di trovare una fluidità e una continuità di manovra che potesse scardinare le difese avversarie schierate (qui López Caro non ci risparmia un luogo comune tipico dell’ allenatore spagnolo che non sa perdere, ovvero il “loro facevano solo difesa e contropiede, brutti cattivi”…).
Personalmente rimane l’insoddisfazione per non aver mai visto nemmeno azzardare l’ipotesi di un 4-4-2 con un solo centrocampista difensivo, Granero in regia e Jurado falso esterno sinistro, la formazione che reputavo teoricamente più completa: mentre la forza della nazionale maggiore è che tutti parlano lo stesso linguaggio calcistico, in questa Under 21 non si è mai riuscito a risolvere il dualismo fra i portatori d’acqua come Raúl García, Javi Martínez e Mario Suárez e i vari trequartisti, non si è mai scelta con chiarezza un’idea di gioco da difendere fino in fondo. Emblematica la partita contro l’Inghilterra, con López Caro che fa il seguente ragionamento: “mi gioco le due punte, mi gioco pure Jurado dietro di loro, però guai se non imbottisco la mediana di muscolari”. Risultato: nessun filo logico, squadra incoerente, slegata, inguardabile e perdente. Novanta minuti che riassumono un intero torneo.

La figuraccia ha inevitabilmente inciso negativamente anche sulle quotazioni dei singoli, il cui rendimento di seguito analizziamo uno per uno (quelli che hanno giocato).

Che il portiere sia stato indiscutibilmente il migliore è indicativo della mediocrità dell’insieme, ma è anche una conferma della credibilità di Asenjo (3 presenze, 270 minuti) come futuro Casillas. Enorme personalità e sicurezza nei propri mezzi, decisivo in un paio di occasioni contro la Germania, splendido sul rigore di Milner, ha anche evidenziato una maggiore sobrietà nelle uscite rispetto al solito. Quasi fatta con l’Atlético Madrid, piazza insidiosa: non è ancora infallibile, per cui gli dovrà essere abbuonata anche qualche papera se non si vorrà comprometterne la crescita.
Anche i due terzini dell’Osasuna, Monreal (3 presenze, 270 min.) e Azpilicueta (2 presenze, 180 min.), si sono confermati: giocatori non entusiasmanti ma regolari, dinamici e disciplinati nel coprire e appoggiare la manovra con continuità. Problemi al centro: Torrejón (3 presenze, 270 min., 1 gol), unico centrale affidabile, non ha trovato un partner all’altezza fra il Chico (1 pres., 90 min.) impreciso e spesso fuori posizione dell’esordio contro la Germania, e il Javi García (2 pres., 180 min.) nel pallone visto contro gli inglesi, giocatore evidentemente disorientato e depresso dagli ultimi anni di prestiti, sballottamenti fra centrocampo e difesa e sottoconsiderazione estrema da parte del Real Madrid (che farebbe bene a liberarlo una volta per tutte).
Bocciato Sergio Sánchez (1 pres., 90 min.) da terzino destro contro la Germania (corsa, generosità, ma troppa poca tecnica per giocare in una squadra ambiziosa), sottoutilizzato Marcano (1 pres., 90 min.), che pure in linea teorica, stando al rendimento offerto nell’ultima stagione oltre che alle potenzialità, avrebbe dovuto essere il titolare a fianco di Torrejón.

Il centrocampo come detto è rimasto irrisolto, negli uomini, nella disposizione e anche nella filosofia di gioco di fondo. Punto fermo Raúl García (3 pres., 270 min.), il cui giudizio assume due facce: positivo sul piano del carisma e della presenza in mezzo al campo, negativo sul piano strettamente tecnico. Si fa sentire dal punto di vista fisico, ha senso tattico ma come all’Atlético ribadisce di non avere le qualità per dirigere la manovra, troppo orizzontale, con poca visione di gioco, ritmi sempre troppo blandi e anche qualche imprecisione di troppo.
Accanto a lui sarebbe stato meglio un regista (magari Granero arretrato) piuttosto che un altro centrocampista difensivo, che non ha aggiunto nulla e anzi ha di fatto compromesso l’agilità della transizione offensiva. Javi Martínez (2 pres., 159 min.) uno dei più deludenti di tutta la spedizione: spaesato contro la Germania (quello fatto di fraseggi stretti non è il suo calcio, c’è poco da fare, non ha i tempi, non ha l’attitudine e non ha il tocco), fuori ruolo con la Germania, costretto ad arrabattarsi sulla fascia destra, una delle scelte più “estrose” dell’Europeo di López Caro. Mario Suárez (2 pres., 170 min.) ha fatto il suo lavoro di cucitura in mezzo, ma non era certo il giocatore capace di dare alla manovra lo slancio che mancava, e in più gli rimane sul groppone la palla persa da cui nasce il primo gol inglese.
Non è stato proprio l’Europeo di Granero (2 pres., 170 min.), assente ingiustificato con la Germania, giustificato (problemi fisici) con gli inglesi, a sprazzi con la Finlandia: bilancio nettamente insufficiente per quello che doveva essere il punto di riferimento della trequarti. Nemmeno una gran vetrina in chiave-mercato: il Madrid non lo riacquisterà, ma forse un deprezzamento potrebbe anche fare comodo ai vari Villarreal e Valencia che hanno mire sul Pirata.
Jurado (3 pres., 201 min.) ha provato a dare qualche accelerazione sulla trequarti, ma ha visto i suoi sforzi compromessi un po’dalla mancanza di cattiveria nel concludere le azioni, un po’ dalla scarsa assistenza dei compagni. Non ha fugato del tutto i dubbi sulla sua personalità, ma appare certamente rilanciato dall'ultima eccellente stagione, che ne fa uno degli uomini mercato per la metà-classifica della Liga oltre che per l’Aston Villa, interessato da mesi (società seria, non certo un Newcastle, ma potrebbe rivelarsi un calcio poco adatto alle caratteristiche di Jurado).
La fascia destra non ha mai avuto un padrone: un altro mistero lo scarso utilizzo di Pedro León (3 pres., 81 min., 1 gol), giocatore importante come dimostrato anche contro la Finlandia, ancora di più in un contesto in cui il gioco di squadra inesistente aumenta l’importanza dei suoi pericolosissimi calci piazzati liftati, mentre Sisi (2 pres., 91 min.) ha inciso pochissimo, inesistente contro la Germania e impreciso nonostante la buona partecipazione alla manovra contro la Finlandia, dove spostato a sinistra ha rilevato in corsa Jurado, azzoppato da un’entrataccia. Non si riprendono le quotazioni di Capel (3 pres., 40 min.), defilato (non a torto, aggiungo) nelle gerarchie di López Caro, nemmeno capace di dare la scossa col suo calcio anarchico nei pochi spiccioli concessigli.

Il simbolo della spedizione fallimentare è chiaramente Bojan (2 pres., 147 min.): un po’isolato come unica punta con la Germania, senza attenuanti nella disastrosa seconda gara con l’Inghilterra, giocata da seconda punta. Polveri bagnate, errori tecnici incomprensibili, e poi questo gap atletico nei confronti dei difensori avversari che comincia ad essere allarmante. Se Bojan il pallone lo ha toccato male, Adrián López (1 pres., 90 min.) invece non lo ha nemmeno annusato: gira a vuoto su tutto il fronte d’attacco contro l’Inghilterra, non fa reparto né da sfogo in profondità, mostra solo il suo peggior difetto, ovvero la tendenza ad estraniarsi del tutto dal gioco per lunghissimi tratti del match.
In questo quadro, ha finito con l’avere più minuti del dovuto un manzo di terza scelta come Xisco (3 pres., 119 min.): l’unico con quelle caratteristiche da centravanti di peso utili a semplificare la manovra, ma anche sin troppo modesto tecnicamente per risultare credibile. Frenetico ma confusionario come da copione Pereira (1 pres. 22 min.) nello spezzone con la Finlandia.

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venerdì, giugno 19, 2009

Un pasticcio indigeribile.

Perdere le partite non è un crimine, esistono anche gli avversari, ancora di più quando si chiamano Germania e Inghilterra, ma la faccia, quella no, non andrebbe mai persa. Sta per concretizzarsi uno spreco di talento che grida vendetta: una vittoria larga nell’ultima giornata contro la Finlandia e la contemporanea sconfitta della Germania contro l’Inghilterra (già qualificata) sono le uniche speranze che rimangono all’Under 21 di López Caro per poter accedere alle semifinali.
Pie illusioni se ci si attiene a quanto mostrato in queste prime due partite: una rosa ricchissima, potenzialmente adattabile a qualsiasi registro tattico, dalla quale però non si riesce a ricavare uno straccio di idea di gioco. Senza identità, senza punti di riferimento, preda dell’improvvisazione, ognuno si trova a fare la guerra per conto suo, e così basta un avversario che abbia un minimo di organizzazione e corsa per smontarti. Se poi ha certe individualità offensive come l’Inghilterra, ti mangia pure in testa.

López Caro prova a far tesoro della lezione della prima partita cercando nuove soluzioni tattiche. Condivisibile la scelta delle due punte: contro la Germania la squadra faticava a distendersi e l’azione ristagnava visibilmente a centrocampo, quindi Adrián López centravanti dovrebbe teoricamente rendere più agili le transizioni offensive e permettere a Bojan di giocare più libero e comodo, aggirando così il suo gap atletico nei confronti dei difensori avversari (il blaugrana si trova più a suo agio se per guadagnarsi l’occasione non deve cercare il corpo a corpo con questi ma piuttosto arrivare in area a sorpresa partendo qualche metro dietro).
Con Javi García (centrale al posto del deludente Chico dell’esordio) e Azpilicueta come novità difensive, il centrocampo viene pesantemente ristrutturato: quattro uomini senza esterni di ruolo, disegno flessibile, a metà strada fra la linea retta e il rombo, con Mario Suárez scelto a sorpresa davanti alla difesa, affiancato a destra da Javi Martínez e a sinistra da Raúl García, e Jurado totalmente libero come trequartista.
I conti non tornano: dopo i primi minuti, effimeri, di buona mobilità del centrocampo, ci si accorge che manca del tutto una continuità di gioco accettabile. Troppi mediani forse: diamo per buona la versione che vuole Granero acciaccato (dobbiamo farlo, è l’unica spiegazione accettabile), ma rinunciare in blocco anche a Sisi e Pedro León (inspiegabile la sottoutilizzazione estrema del giocatore del Valladolid) lascia perplessi, tanto più se ci si ritrova con Javi Martínez largo a destra, volenteroso ma del tutto fuori ruolo.
In una partita dal ritmo alto, vivace perché l’Inghilterra è meno tattica e gioca più a viso aperto rispetto alla Germania, abbondano stranamente gli errori di misura. L’Inghilterra, poco creativa nel mezzo, cerca prevalentemente le sovrapposizioni e i cross dalle fasce, mentre la Spagna non trova mai la fluidità coi suoi fraseggi interni, non riesce mai a controllare i tempi del gioco e non sfrutta il campo in tutta la sua ampiezza. Bojan non ne azzecca una (errori nel palleggio davvero inspiegabili), Adrián è un fantasma, Jurado è l’unico a salvarsi ma predica nel deserto.
Primo tempo di mediocre livello tecnico, le occasioni nascono da errori marchiani, come il retropassaggio quasi-autogol di Onuoha e l’impappinamento di Javi García dal quale scaturisce un rigore per l’Inghilterra: Asenjo però si conferma una delle poche note liete di questa spedizione, un vero fuoriclasse in prospettiva, e neutralizza con una prodezza la conclusione dello stesso Milner.
Come contro la Germania, la ripresa accelera la degenerazione. Una situazione che forse ha anche delle spiegazioni di carattere atletico, fatto sta che la Spagna si sfilaccia ulteriormente e gioca sempre più sparpagliata per il campo, sempre più legata ad estemporanee iniziative individuali. Esce pure ingloriosamente Bojan, entra Capel ma il cambio non produce nulla, l’Inghilterra ha preso nettamente il sopravvento.
Con la Spagna ridotta agli uno contro uno, a venire fuori è la debordante superiorità atletica degli inglesi, nella corsa e nei contrasti: se Javi Martínez nella Liga è un giocatore dominante e qui perde moltissimi duelli, immaginatevi un po’gli altri… Più raccolta, più dinamica, l’Inghilterra arriva prima sul pallone con facilità irrisoria (da segnalare i partitoni della diga Muamba a centrocampo e di un Micah Richards semplicemente fuori categoria a questi livelli, tenuti in conto anche certi interventi un po’ingenui), finisce con l’impadronirsi del centrocampo e macinare palloni su palloni.
Per completare l’opera, ai britannici manca solo la stilettata finale, e qui Pearce ha l’intelligenza di giocarsi Walcott fresco, arma di distruzione di massa con gli spagnoli disuniti e con la lingua fuori. Va detto però che per portarsi in vantaggio i Leoni hanno bisogno del buon cuore di Mario Suárez, sciagurato nel retropassaggio che apre a Fraizer Campbell (subentrato a fine primo tempo all’infortunato Agbonlahor) la strada del vantaggio. Poi basta a Walcott un colpetto sull’acceleratore (Azpilicueta è sì veloce, ma valutato col metro degli umani) per servire dal fondo il 2-0 dell’eccellente Milner.

0. España: Asenjo; Azpilicueta Javi García, Torrejón, Monreal; Javi Martínez (Xisco, min. 69), Mario Suárez (Pedro León, min. 80), Raúl García, Jurado; Bojan (Capel, min. 57), Adrián López.
2. Inglaterra: Hart; Cranie, Richards, Onuoha, Gibbs; Milner, Cattermole, Muamba, Noble (Gardner, min. 84), Johnson (Walcott, min. 62); Agbonlahor (Campbell, min. 39).

Goles: 0-1, min. 67, Campbell; 0-2, min. 73, Milner
Árbitro: Bjorn Kuipers (Holanda). Amonestó con tarjeta amarilla, por Inglaterra, a Richards y Milner
Incidencias: Partido disputado en el estadio Gamla Ullevi (Gotemburgo) ante 16.123 espectadores

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martedì, giugno 16, 2009

Under 21, partenza falsa.

No, non ci siamo, decisamente. Statica, sterile, sonnolenta, irritante, soprattutto nel secondo tempo l’Under 21 ha tremendamente deluso, accumulando meriti più che sufficienti per una sconfitta di fronte a una Germania dalle idee più chiare.
Eccetto due situazioni da calcio d’angolo nel primo tempo (Chico indeciso a tu per tu con Neuer; traversa di Torrejón di testa), in tutti i 90 minuti la Spagna è stata incapace di concludere con pericolosità dentro l’area tedesca, non ha mai trovato né le accelerazioni né la profondità negli ultimi metri. La partenza è discreta, per lo meno come autorevolezza, ma col passare dei minuti emergono i limiti della proposta. La Germania gioca una partita molto prudente e attenta: 4-4-2, ripiega nella propria metacampo, stringe verso il centro coi due centrocampisti esterni per scongiurare l’inferiorità numerica nei confronti dei palleggiatori spagnoli, tiene la linea di difesa bassa in modo da togliere la profondità a Bojan ed evidenziare la mancanza di peso dell’attacco spagnolo.
Bojan conferma di soffrire da unica punta il corpo a corpo coi difensori avversari, ma svaria in maniera intelligente su tutto il fronte, cercando di creare confusione nel sistema difensivo tedesco ed aprire la strada agli inserimenti dei compagni dal centrocampo; il problema però è che i centrocampisti spagnoli accompagnano poco, il doble pivote Raúl García-Javi Martínez è troppo piatto e orizzontale, uno dei due è di troppo (Javi Martínez, assolutamente fuori partita), e così tutto o quasi è affidato agli spunti dei trequartisti in spazi molto stretti e con gli avversari sempre in superiorità numerica: un Sisi che sulla destra si spegne dopo pochi minuti, un Granero sottotono e un Jurado volenteroso ma poco incisivo nel finalizzare le proprie azioni. Gli unici sprazzi vengono quasi esclusivamente da palle perse nella propria metacampo dalla Germania o da palle inattive (i due episodi già citati), non certo da quelle azioni manovrate convincenti che nelle intenzioni dovrebbero essere il tratto distintivo di questa selezione.

Nella ripresa le cose peggiorano, perché la Spagna perde anche quel controllo territoriale e del possesso-palla che serviva per tenere lontano l’avversario dalla propria area, e la Germania si fa più spavalda. Alza di qualche metro il baricentro la squadra di Hrubesch, e attacca con più uomini, anche se continua a dipendere enormemente dalle illuminazioni di Özil per portare su il pallone e creare pericoli.
Tanto straordinario nell’inventare sulla trequarti, il turco si scioglie però davanti ad Asenjo, divorando un paio di occasioni belle succose (Asenjo però conferma una grande personalità nell’uno contro uno con l’attaccante avversario), propiziate anche da una linea difensiva spagnola tutt’altro che impeccabile nel muoversi in blocco (pessimo Chico). A questo proposito lasciano perplessi le scelte di López Caro, che tiene in panchina giocatori che il loro posto se lo sarebbero ampiamente meritato col rendimento offerto nella Liga, come Marcano o come Azpilicueta, inspiegabilmente trascurato a vantaggio di un Sergio Sánchez che sì si sovrappone spesso, ma che ha troppa poca tecnica per costituire una valida alternativa per il gioco offensivo.
La Germania legittima un possibile vantaggio, la Spagna risponde invece con un totale immobilismo. Si vede che il 4-2-3-1 non funziona, ma dalla panchina non si fa nulla per smuoverlo: nelle solite antipatiche ipotesi a posteriori, si poteva togliere Javi Martínez e aggiungere accanto a Bojan un altro attaccante che potesse aumentare la pressione sulla difesa tedesca, allungarla e allargarla con movimenti tipo quelli di Villa e Torres nella nazionale maggiore, e da lì guadagnare anche maggiore respiro per la manovra del centrocampo, magari con Granero abbassato in cabina di regia, vista la superfluità del Javi Martínez di stasera (ma lo stesso sarebbe valso con Javi García al posto del basco).
Invece López Caro non osa, si limita a cambi pedina per pedina anche abbastanza tardivi, sperando unicamente nei colpi delle individualità, soprattutto Diego Capel subentrato a Sisi. L’andaluso non ne azzecca una, Xisco ci mette più fisicità rispetto a Bojan ma è troppo grezzo. Fatti tutti i calcoli, è andata pure bene a questa pallida Under 21.

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lunedì, giugno 08, 2009

Confederations Cup e Under 21.

La stagione di club è appena finita, il mercato entra già a pieno regime, ma a rubare la scena in questo mese saranno, Florentino permettendo, le nazionali. Nazionale maggiore impegnata nella Confederations Cup sudafricana, più un’occasione per consolidare il prestigio internazionale recentemente acquisito dalla Selección che una vera prova generale del Mondiale (girone con Iraq, Sudafrica e Nuova Zelanda: si dovrebbe cominciare a fare sul serio a partire dall’incrocio in semifinale con una fra Brasile e Italia, prevedibilmente); Under 21 impegnata invece nell’Europeo di categoria in Svezia. Le ambizioni in entrambi i casi non vengono nascoste, vediamo ora le scelte dei due selezionatori.


CONVOCATI CONFEDERATIONS CUP


Portieri: Casillas (Real Madrid), Reina (Liverpool), Diego López (Villarreal).

Difensori: Sergio Ramos (Real Madrid), Arbeloa (Liverpool), Puyol (Barcelona), Marchena (Valencia), Albiol (Valencia), Piqué (Barcelona), Capdevila (Villarreal).

Centrocampisti: Busquets (Barcelona), Cesc (Arsenal), Xabi Alonso (Liverpool), Cazorla (Villarreal), Pablo Hernández (Valencia), Xavi (Barcelona), Mata (Valencia), Riera (Liverpool), Silva (Valencia).

Attaccanti: Villa (Valencia), Fernando Torres (Liverpool), Fernando Llorente (Athletic), Güiza (Fenerbahçe).

Del Bosque opta per la continuità, con qualche accento discutibile. Con Senna già indisponibile, altri giocatori arrivano in condizioni precarie: Cazorla tornato solo per giocare qualche spicciolo all’ultima di campionato a Maiorca, un’incognita totale la sua condizione; Piqué e Puyol acciaccati, Silva ancora da recuperare (a differenza di Cazorla non è nemmeno rientrato all’ultima giornata) poi il pesante forfait di Iniesta, sostituito da Pablo Hernández, l’unica novità.
Non è sbagliata in sé la convocazione del valenciano, molto brillante in questo finale di stagione, ma lascia perplessi il fatto che Iniesta non sia stato sostituito da un giocatore di caratteristiche simili, ovvero una mezzapunta più che un esterno di ruolo. Comprensibile che sia Granero che Jurado, tecnicamente i più tagliati per la sostituzione del manchego, siano stati lasciati all’Under 21, mentre il nome di Cani del Villarreal, in formissima nelle ultime partite, si poteva prendere pure in considerazione, lasciando magari a Pablo Hernández il posto di Riera.

Nessuna sorpresa era prevista per difesa e centrocampo (un piccolo appunto riguarda la mancata convocazione di Fernando Navarro nelle ultime gare, che non condivido).
La formazione titolare dovrebbe essere questa: Casillas in porta, difesa da destra a sinistra Sergio Ramos-Puyol-Piqué-Capdevila, a centrocampo Xabi Alonso vertice basso, Cesc e Xavi mezzeali, Silva trequartista (difficile anticipare quale sarà il disegno della squadra, se il canario partirà al centro o sulla fascia, e se sì da quale fascia), per una mediana senza esterni di ruolo, Villa e Torres davanti, incaricati anche di allargarsi sulle fasce per dare respiro alla manovra.
Le possibili alternative per il centrocampo vengono da Busquets, che potrebbe comporre un “doble pivote” più bloccato sulla stessa linea di Xabi Alonso (opzione valida a partita in corso per conservare il risultato), da Riera e Pablo Hernández per allargare il campo (più ala il valenciano, più portato al gioco interno invece il giocatore del Liverpool), con in più Mata che rappresenta quasi un attaccante aggiunto coi suoi tagli senza palla.
Notevole varietà di alternative anche in attacco: Llorente come centravanti di peso (ma con la possibilità di dialogare palla a terra: il basco è un “acquisto” importantissimo, arricchisce l’organico ma non altera il modello di gioco di fondo), Güiza (sempre snobbato, ma quasi sempre efficace) come animale da profondità, micidiale nei movimenti sul filo del fuorigioco e in campo aperto, ideale per matare le partite in contropiede.


UNDER 21

Portieri: Sergio Asenjo (Valladolid), Adán (Real Madrid), Roberto (Recreativo).

Difensori: Azpilicueta (Osasuna), Torrejón (Espanyol), Marcano (Racing Santander), Miguel Torres (Real Madrid), Sergio Sánchez (Espanyol), Chico (Almería), Monreal (Osasuna).

Centrocampisti: Javi García (Real Madrid), Raúl García (Atlético Madrid), Javi Martínez(Athletic Bilbao), Mario Suárez (Mallorca), Pedro León (Valladolid), Granero (Getafe), Jurado (Mallorca), Sisi (Recreativo Huelva), Capel (Sevilla).

Attaccanti: Bojan (Barcelona), Adrián López (Málaga), Jonathan Pereira (Racing), Xisco (Newcastle).

Dominatrice a livello europeo in tutte le altre categorie giovanili, la Spagna non accedeva alla fase finale dell’Euro Under 21 addirittura dal 2000 (l’ultima vittoria invece risale al 1998). Un buco difficilmente spiegabile che cercherà di colmare il gruppo scelto da López Caro. Un gruppo sulla carta molto completo e ricco di talento, poi sarà tutta da verificare sul campo l’amalgama, una verifica non facile dato che gli avversari del girone si chiamano Germania e Inghilterra (con la Finlandia ultima forza del girone).

In porta indiscutibile Asenjo, da tempo segnalato come predestinato erede di Casillas, titolare del Valladolid già a 18 anni. Le doti naturali sono eccellenti, grande potenza, esplosività e riflessi, fegato da vendere che qualche volta trascende in controproducenti eccessi di confidenza. Tecnicamente è ancora migliorabile, ma non c’è dubbio che rappresenti il futuro, come perennemente evidenziano i pettegolezzi di mercato che lo accostano ora all’Atlético ora al Barça.

La difesa presenta quella che con una notevole esagerazione Camacho ha definito addirittura la miglior coppia di terzini della Liga, Azpilicueta e Monreal. Azpilicueta a destra dovrebbe partire titolare, mentre a sinistra è più probabile che Monreal lasci il posto allo scafato Miguel Torres. Sergio Sánchez dovrebbe invece essere chiaramente la riserva di Azpilicueta. Azpilicueta che è l’elemento più intraprendente in un parco-terzini nel quale comunque le note dominanti sono la corsa e la regolarità più che la tecnica e la propensione offensiva.
Al centro Marcano è una novità assoluta, prima convocazione con l’Under 21, ma le sue qualità e l’ottima stagione disputata potrebbero garantirgli da subito una maglia titolare. Centrale o anche terzino sinistro, una delle rivelazioni della Liga 2008-2009 (anche se in calo nella seconda metà della stagione), cercato da Real Madrid e Villarreal, Marcano è un difensore in prospettiva piuttosto completo, che ha fisico, senso della posizione, gioco aereo e anche discreta agilità e rapidità a dispetto della stazza. Senza essere la sua specialità poi sa proporsi coi tempi giusti in sovrapposizione, mostrando un tocco di palla pulito.
L’altro posto nel mio pronostico vede favorito Torrejón su Chico: più esperto, più concreto e più continuo l’espanyolista rispetto al giocatore dell’Almería, più elegante ma anche tendenzialmente più morbido nella marcatura.

Nel 4-2-3-1 di López Caro, dovrebbero essere in tre a lottare per le due maglie del doble pivote. Javi García è una presenza fissa di tutte le nazionali giovanili, ma la frustrante esperienza nel suo club ne sta compromettendo le prospettive, in origine ottime. Gli altri concorrenti sono Raúl García e Javi Martínez: il primo parte con buone chances, visto anche il finale di stagione in crescendo nel proprio club. Dei tre centrocampisti centrali è quello più completo, può giocare mezzala con libertà d’inserirsi a sostegno dell’attacco ma anche restare bloccato davanti alla difesa, ha senso tattico, un buon destro, fisico e visione di gioco, anche se è un po’lento nell’esecuzione e carente di creatività.
Javi Martínez ha notoriamente doti ragguardevoli, soprattutto un atletismo senza confronti nel panorama spagnolo, ma il suo è uno stile di gioco che potrebbe anche stonare nel contesto di questa nazionale. Centrocampista da un’area all’altra, all’inglese, più a suo agio nel corre con la palla che nel farla correre, un po’carente sul piano della visione di gioco, potrebbe non rappresentare la pedina più adatta per il “fútbol de toque” che prevedibilmente dovrebbe caratterizzare questa nazionale. Mario Suárez, già campione d’Europa Under 19 nel 2006 in coppia con Javi García, dovrebbe partire più defilato nelle gerarchie di López Caro: discrete doti di regia, ma qualche limite di personalità.

Sulla trequarti la scelta è ricchissima. I due elementi cardine dovrebbero essere Granero e Jurado, quelli che più di tutti dovrebbero dare spessore qualitativo, personalità e idee al possesso-palla. Granero al centro, Jurado a sinistra: il primo come “calamita” per i palloni, punto di riferimento attorno al quale il resto della squadra possa salire in blocco; il secondo come socio prediletto del getafense e catalizzatore della manovra col suo passo rapido e leggero, ideale per verticalizzare a ridosso dell’area di rigore.
A completare il terzetto sulla destra Pedro León, eccellente tecnica, destro potente e tagliato (insidiosissimo sui cross e i calci piazzati), uno contro uno anche se non ha proprio il passo classico dell’uomo di fascia, soprattutto sui primi metri (in progressione invece recupera terreno). Molto più rapido sul breve è Sisi, il classico “puffo”, esterno di grande dinamismo e vivacità, rapido, tenace, abile anche nel dialogo sullo stretto. La vera riserva (almeno in partenza) di lusso è però Diego Capel: un po’decaduto negli ultimi mesi al Sevilla anche per la contemporanea esplosione dell’argentino Perotti, per l’andaluso comincia a profilarsi un bivio. Diventare giocatore vero, ora o mai più: non bastano lo spunto nel dribbling, la sfrontatezza e quel gioco naïf, quando ostinatamente continua a remare in direzione contraria rispetto ai propri compagni e compromette una volta sì e l’altra pure la fluidità di manovra. Urge un deciso salto di qualità, nel mentre comunque resta una carta importantissima a disposizione di López Caro per scompigliare certi match, magari a partita in corso (non è cosa da poco la sua capacità di forzare cartellini gialli come fossero noccioline).

L’attacco sarà Bojan, Bojan e ancora Bojan. Un appuntamento davvero importante nella maturazione del blaugrana questa manifestazione. Negli ultimi mesi si è notata una crescita da parte di Bojan nella partecipazione alla manovra, pare un giocatore più presente nel gioco, particolarmente abile nel ritagliarsi gli spazi fra i centrali avversari, talentuoso sottoporta e più a suo agio anche nel dialogo coi centrocampisti; tuttavia continuano a mancargli un po’di forza d’urto e di cattiveria (al tiro e nei duelli coi difensori) per incidere fino in fondo, soprattutto considerando che si trova a giocare da unica punta.
Bojan titolare indiscusso, ma non vanno snobbate le altre opzioni, a cominciare da Adrián López (5 gol nel Mondiale Under 20 del 2007): i 3 gol stagionali non hanno proprio rubato le copertine, ma la stagione in prestito al Málaga potrebbe aver rappresentato un trampolino importante per lui. Attaccante che tende un po’a estraniarsi per lunghi minuti, ha tuttavia fiuto, un repertorio relativamente completo e accelerazioni palla al piede interessantissime. La prossima stagione al Depor, chissà, lui e Lassad potrebbero sorprendere più d’uno.
Jonathan Pereira dato il 4-2-3-1 di base potrebbe entrare in ballo più come alternativa per la trequarti che per l’attacco. Seconda punta o ala destra, nanetto ipercinetico e incredibilmente rapido ma spesso anche piuttosto confusionario, crea scompiglio col costante movimento senza palla e il dribbling ma che con troppa frequenza si perde al momento del dunque, pagando qualche controllo sbagliato e l’eccessiva frenesia (gli manca quella “pausa” che rappresenta un concetto molto gettonato presso la critica e il pubblico spagnolo) oltre alla debolezza e la scarsa freddezza nelle conclusioni. Anche lui comunque può essere una buona carta a gara in corso, entra in partita con molta facilità.
Xisco, forse il meno dotato dei 23, dovrebbe partire ultima scelta: coinvolto nel naufragio del Newcastle (toh, eccolo là un altro pollo, come José Enrique), è un centravanti “stile-bisonte”, buone conclusioni d’istinto e di potenza, molto combattivo e a suo agio soprattutto nelle progressioni in campo aperto.

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